BONINO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, sono e siamo convinti da radicali, che oggi il Parlamento aggiunge un'aggravante importante e pesante a quella che è già un'anomalia totale del sistema giudiziario nel nostro Paese. Ho sentito in questa Aula esprimersi con paragoni illustri storici e giuristi, ma la cosa è più semplice e, mi pare, più drammatica. È semplicemente da ricordare che in nessun Paese dell'Unione europea ed in nessun Paese democratico, compresi gli Stati Uniti, il Capo dell'Esecutivo è immune, anzi, il Capo dell'Esecutivo in tutti i Paesi dell'Unione europea, così come negli Stati Uniti, risponde sempre in sede civile e penale delle proprie azioni.
È un'anomalia ed un'aggravante importante e pesante che si aggiunge ad una situazione della giustizia nel nostro Paese che certamente viene da lontano, ha responsabilità antiche, non di una parte sola, è arrivata ad un disequilibrio dei poteri notevole, richiede riforme di fondo, che lei, signor Ministro, ha annunciato e che noi attendiamo, devo dire, con grande interesse; anzi, faremo tutto quello che è in nostro potere per cercare finalmente che alcuni principi-tabù, finora, dall'obbligatorietà dell'azione penale alla separazione delle carriere, alla responsabilità civile dei magistrati, che pure sono stati approvati da grandi referendum e dall'opinione pubblica, ritrovino uno spazio di riflessione e di riforma in queste nostre istituzioni.
Nell'aggravante vi è un'ulteriore aggravante: perché si parla anche del Presidente del Senato e del Presidente della Camera? Di questo non si ha davvero nessun altro esempio. Certo esiste l'immunità per la Regina d'Inghilterra, per il Re di Spagna e per il Presidente della Repubblica francese, ma non esiste, ripeto, per nessun Capo dell'Esecutivo in nessun Paese democratico. Se questo non basta, credo ci sia da preoccuparsi.
Il problema, al di là di essere giuridico o costituzionale, non sfugge a nessuno, è un problema politico, nettamente politico, di questo nostro Paese in cui ci sono nove milioni di processi pendenti, cinque sul penale e quattro sul civile e dove il famoso principio di uguaglianza davanti alla legge non esiste da anni, da decenni. Credo che quello che stiamo affrontando in questo momento non sia il problema della giustizia per tutti ma un problema molto più limitato, cioè quello del rapporto tra magistratura e politica, nella fattispecie, tra il Presidente del Consiglio e la magistratura.
Questo dispiace a una liberale, a una radicale, dispiace a chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto e dispiace a noi in particolare che non abbiamo mai fatto né del giustizialismo, né dell'antiberlusconismo l'ispiratore di nessuna delle nostre politiche. Eppure questa è l'urgenza che si è infilata, di cui non si è fatto cenno in campagna elettorale. In campagna elettorale il grande problema era la sicurezza. Adesso, improvvisamente, entra nel decreto sicurezza un'emergenza conosciuta a pochi e nascosta ai più. In tal modo il decreto diventa confuso nel suo andamento: c'è chi vuole inserirvi norme sulla prostituzione o sul reato di immigrazione clandestina e poi, improvvisamente, appaiono emendamenti che hanno a che fare con altro.
Io credo che questo disegno di legge non porterà bene, non porterà bene perché non è giustificato. In un grande Paese democratico, con tutti i limiti della democrazia, come gli Stati Uniti d'America, un Presidente americano ha rischiato l'impeachment, ma è così che si affrontano i problemi. Il nostro Presidente del Consiglio dice che ogni sabato deve incontrare i suoi legali. Non succede a tutti, a me non succede. Forse c'è una certa differenza, ma vorrei dire che non me ne glorierei, perché mi sembra un'anomalia importante che non è stata risolta.
A noi, comunque, interessa usare tutte le occasioni non solo per denunciare ma anche per costruire. Ci faremo carico di questo per costruire nel nostro Paese, un poco per volta, magari un passo al giorno, una riforma che abbia senso per il sistema penitenziario e per la giustizia e che i cittadini aspettano, in particolare quella civile che è uno dei grandi drammi del nostro Paese che tiene lontani gli investitori e dunque blocca anche l'economia.
Onorevoli colleghi, quando avete votato l'altro emendamento bloccaprocessi ho voluto rimanere in Aula per guardare chi era presente: non credo che farà bene, non credo che farà bene neppure alla vostra maggioranza. Spesso, confondere i numeri con la ragione, la forza con il diritto non porta bene a chi ha la responsabilità di governare, in particolare un settore così imbrigliato.
Noi da Tortora in poi, dai referendum in poi, come quello sulla responsabilità civile del magistrato, poi vanificato, ci siamo occupati di tali questioni. Queste sono le emergenze del Paese, non lo è l'immunità parlamentare. Consentitemi di dirlo, colleghi, non perché io abbia vene giustizialiste, ma semplicemente perché non lo è. Ci avete crocifisso attribuendoci posizioni che non avevamo e non abbiamo; ciononostante ci sforzeremo perché più giustizia e più legalità possano finalmente esistere in questo Paese, perché senza legalità neppure il dato di sicurezza troverà alcuna soluzione durevole nel nostro Paese.
Non è con queste leggi che voi affermerete né la vostra autonomia, né la vostra indipendenza di giudizio; state affermando un'altra cosa, cioè la dipendenza da processi che, invece, bisognerebbe affrontare a testa alta, avendo tutti gli strumenti di difesa. (Applausi dai Gruppi PD e IDV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.