Discussione del disegno di legge:
(903) Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato (Approvato dalla Camera dei deputati)
VIZZINI, relatore.. Integra la relazione scritta. In tutte le democrazie pluraliste si pone l'esigenza di trovare un bilanciamento tra il principio di legalità, che postula l'eguale sottoposizione di tutti i cittadini alla legge, e il principio di legittimità, per cui occorre mettere al riparo i rappresentanti della sovranità popolare da possibili incursioni o azioni avventate del potere giudiziario, che potrebbero impedire la concreta attuazione dell'indirizzo politico. Il provvedimento in esame intende dunque tutelare il sereno svolgimento delle funzioni che fanno capo alle più alte cariche dello Stato attraverso una soluzione normativa equilibrata, che non istituisce nuove forme di immunità, ma dispone la semplice sospensione dei processi penali per i reati extrafunzionali, fino alla cessazione della carica o della funzione. Il provvedimento crea dunque un regime differenziato e specifico, bilanciato da garanzie e contrappesi, per le alte cariche dello Stato, che hanno una comune fonte di investitura nella volontà popolare e comuni funzioni di rappresentanza e indirizzo politico. In tal modo si intende tener conto dei rilievi espressi dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 24 del 2004, che tra l'altro ha riconosciuto al legislatore la possibilità di regolare tale istanza con legge ordinaria. Ciò appare, infine, coerente con quanto disposto in numerosi altri ordinamenti europei, in cui vengono stabilite guarentigie in capo alle più alte cariche dello Stato o ai parlamentari. (Applausi dal Gruppo PdL).
BERSELLI, relatore. Il disegno di legge in esame tutela la continuità e la regolarità nell'esercizio delle più alte funzioni pubbliche individuando, nel pieno rispetto del principio di eguaglianza (che consente di prevedere un regime differenziato anche riguardo all'esercizio della giurisdizione), una serie di meccanismi correttivi coerenti con le indicazioni fornite dalla Corte costituzionale. Il comma 3 dell'articolo 1, ad esempio, consente al giudice, qualora ne ricorrano i presupposti, di acquisire le prove non rinviabili, con esplicito riferimento alle ipotesi di incidente probatorio e di atti urgenti. Il comma 4 prevede che, in caso di sospensione del processo, si sospenda anche il corso della prescrizione dei reati in esso contestati. Il comma 6 prevede inoltre la possibilità di trasferire l'azione in sede civile, in deroga a quanto previsto dal codice di procedura penale, al fine di evitare che la posizione della parte civile subisca gli effetti della sospensione del processo penale. Il provvedimento in esame dunque, oggetto di un ampio dibattito nelle Commissioni riunite, corrisponde all'interesse generale, consentendo ai rappresentanti della sovranità popolare di svolgere serenamente il loro compito, mettendoli al riparo dalle possibili interferenze della parte più politicizzata della magistratura, attraverso un complesso normativo equilibrato e rispettoso dei principi costituzionali. (Applausi dal Gruppo PdL).
CECCANTI, relatore di minoranza. Nel tentativo di ricercare un equilibrio tra i principi costituzionali della sovranità popolare e dell'uguaglianza, il disegno di legge in esame offre una soluzione estremista e monista, che assolutizza il primato del potere politico legittimato dalla volontà popolare e trascura limiti e contrappesi. Nell'illustrare la questione pregiudiziale QP2, fa notare inoltre che il disegno di legge propone eccezioni ad alcuni fondamentali principi costituzionali e interviene in materia di equilibrio tra i più alti poteri dello Stato attraverso un disegno di legge ordinario e non, come sarebbe costituzionalmente corretto, attraverso una norma di rango costituzionale. Come già rilevato dalla Corte costituzionale nel 2004, inoltre, è criticabile il fatto che con un unico provvedimento si pongano le medesime guarentigie per quattro diverse figure istituzionali, che hanno ruoli, funzioni e titoli di legittimazione differenti. Il provvedimento prevede un meccanismo automatico, che sospende qualsiasi processo senza consentire alcun vaglio della situazione concreta, come avveniva invece per l'immunità parlamentare. Come notato dalla Corte, infine, non è corretto assegnare una guarentigia al vertice di un organo collegiale senza prevederla anche ai componenti dell'organo stesso; ciò vale in particolare per il Governo, per cui il principio di collegialità è chiaramente sancito in Costituzione (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti. Congratulazioni).
LI GOTTI, relatore di minoranza. Il disegno di legge in esame rappresenta un'evidente forzatura costituzionale e procedurale e contrasta con i rilievi formulati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 24 del 2004 in merito ad una analoga normativa di sospensione dei processi. In tale pronuncia, infatti, la Consulta ha dichiarato che tale normativa introduceva un regime differenziato riguardo all'esercizio della giurisdizione, il quale può essere giustificato solo dalla prevalenza di un interesse apprezzabile (quale quello della serenità dello svolgimento delle attività connesse alle alte cariche dello Stato), che deve tuttavia essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto. La normativa in esame, che si intende peraltro introdurre con legge ordinaria e non già con procedimento di revisione costituzionale, si pone invece palesemente in contrasto con il principio supremo di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, di cui all'articolo 3 della Carta costituzionale. La pronuncia della Corte è inoltre violata nella parte in cui il provvedimento accomuna in un'unica disciplina cariche diverse per fonti di investitura e per natura delle funzioni e laddove distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dagli altri componenti degli organi da loro presieduti. È infine da rigettarsi la tesi secondo cui la maggioranza si accingerebbe ad approvare una norma incostituzionale confidando nel fatto che i giudici di Milano mai solleverebbero eccezione di costituzionalità, dal momento che ciò comporterebbe il decorso dei termini e, quindi, la prescrizione del processo che coinvolge il Presidente del Consiglio; se così fosse, infatti, si tratterebbe di un modo di legiferare offensivo per il Parlamento e per l'intero Paese. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. Passa all'esame delle questioni pregiudiziali QP1 e QP2, illustrate dai relatori di minoranza.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Preannuncia il voto di astensione del Gruppo sulle questioni pregiudiziali presentate, in quanto il provvedimento è da ritenersi, fino a prova contraria, rispettoso del dettato costituzionale. Il disegno di legge, la cui presentazione alle Camere è stata autorizzata dal Capo dello Stato che lo ha ritenuto esecutivo della sentenza n. 24 del 2004 della Corte costituzionale, recepisce infatti i rilievi operati dal Giudice delle leggi in merito alla durata della sospensione dei processi, alla rinunciabilità della prerogativa, alla tutela della parte civile, all'individuazione delle cariche coinvolte e all'assunzione delle prove processuali non rinviabili. Il provvedimento, inoltre, appare rispondente alla pronuncia costituzionale nella parte in cui questa statuisce che la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato è funzionale a garantire la serenità dell'esercizio di funzioni con rilievo costituzionale, a condizione che ciò avvenga entro circostanziati e determinati limiti e nel rispetto dei princìpi fondamentali dell'ordinamento. Ciò malgrado, sono presenti elementi fonte di preoccupazione e perplessità, quali, in particolare, la disparità di trattamento che si verrebbe a creare tra chi presiede l'organo collegiale e gli altri membri, nonché l'applicabilità della sospensione dei processi anche per i reati più gravi ed odiosi, per i quali è previsto l'arresto in flagranza. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut e della senatrice Carlino. Congratulazioni).
MAZZATORTA (LNP). L'opposizione sta tentando di caricare un provvedimento ragionevole di significati politici ed emotivi del tutto incomprensibili e illogici, con un'evidente forzatura del dettato costituzionale e delle pronunce della Corte costituzionale. L'ordinamento italiano contempera inoltre già da tempo il principio dell'improcedibilità dell'azione penale nei confronti del Presidente della Repubblica per reati extrafunzionali, come testimoniato dalla vicenda dei fondi neri del SISDE, in occasione della quale la Procura di Roma emanò un comunicato nel quale dichiarava di non poter procedere nei confronti dell'allora Presidente della Repubblica in ragione del dettato costituzionale. Tale principio è inoltre considerato prassi consolidata dalla più autorevole ed accreditata dottrina costituzionalistica e lo stesso Giuliano Amato si è pronunciato in tal senso, apportando numerose e valide argomentazioni. Appare pertanto eccessivo e del tutto ingiustificato bollare come eversivo un provvedimento che si limita a tradurre in legge ordinaria una prassi consolidata, estendendola alle più alte cariche dello Stato. Per tali ragioni, il voto del Gruppo LNP sulle questioni pregiudiziali presentate dall'opposizione sarà convintamene negativo. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
BOSCETTO (PdL). Quando una norma viene dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, è prassi costante che il Parlamento intervenga sulla disciplina della materia in oggetto andando incontro ai rilievi formulati dalla Consulta, anche in assenza di indicazioni esplicite da parte di quest'ultima. È esattamente quanto è accaduto con il disegno di legge in esame, che ha accolto le osservazioni critiche contenute nella sentenza n. 24 del 2004 della Corte costituzionale, con cui era stata dichiarata illegittima la precedente normativa in materia di sospensione dei processi per le massime cariche dello Stato. Non hanno pertanto fondamento le questioni pregiudiziali poste dall'opposizione, neanche in riferimento alla presunta necessità di disciplinare la materia con legge costituzionale, in quanto è perfettamente normale che un valore costituzionalmente rilevante venga tutelato con legge ordinaria, così come accade con la norma che prevede l'immunità per i membri del CSM per le opinioni espresse nell'esercizio delle loro funzioni o con l'articolo 205 del codice di procedura penale, che disciplina l'assunzione della testimonianza delle massime cariche dello Stato. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
Con votazione, seguita da controprova chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dai senatori Belisario ed altri (QPI) e Finocchiaro ed altri (QP2).
PERTOLDI (PD). Avverte che per errore non è stato registrato il suo voto a favore delle questioni pregiudiziali.
PRESIDENTE. Propone di fissare la conclusione della seduta per le ore 21,30, dopo l'intervento del senatore Tonini.
INCOSTANTE (PD). Ricorda che prima di tale orario risultano convocate alcune Commissioni.
PRESIDENTE. Si provvederà ad una riconvocazione di tali Commissioni.
Dichiara aperta la discussione generale.
SOLIANI (PD). Con il disegno di legge in esame il Presidente del Consiglio intende sottrarsi alla legge e allo stesso principio di uguaglianza di fronte alla legge, sancito dall'articolo 3 della Costituzione, contribuendo di fatto ad allontanare se stesso e la classe politica dalla comunità dei cittadini e concorrendo a trasformare la democrazia in oligarchia. Il presidente Berlusconi dovrebbe ricordare che la vittoria alle elezioni politiche gli conferisce la responsabilità di governare nell'interesse generale del Paese, non una sorta di salvacondotto per tutelare gli interessi suoi personali e di pochi altri, con grave danno della sua credibilità a livello internazionale. Il Partito Democratico pertanto si opporrà a tale provvedimento, con l'intento di difendere i valori dello Stato di diritto e dell'unità nazionale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
Presidenza del vice presidente NANIA
FAZZONE (PdL). Una rapida soluzione dei drammatici problemi che affliggono il mondo della giustizia è di fondamentale importanza per garantire il corretto funzionamento di tutto il sistema democratico, nell'ambito di un giusto equilibrio tra i diversi poteri che lo compongono. Il disegno di legge in esame intende fornire una prima risposta, seppur incompleta, ad uno di questi problemi, costituito dal frequente sconfinamento della magistratura nel campo di azione della politica, con l'intento di sostituirsi ad essa. Con tale provvedimento si contribuisce infatti a ricostituire parte di quella separazione tra i poteri che è la principale garanzia della loro autonomia ed indipendenza, affinché chi è stato eletto dai cittadini possa governare serenamente, senza il timore di ricatti, e chi riveste la funzione giurisdizionale possa svolgere in modo efficace il compito che gli viene attribuito dall'ordinamento, cioè la prevenzione e la repressione dell'illegalità. (Applausi dal Gruppo PdL).
CAROFIGLIO (PD). Per merito dei provvedimenti adottati dal Governo Berlusconi si tornano ad apprezzare alcuni valori che altrimenti si rischierebbe di dare per scontati, quali la tolleranza, la solidarietà, la giustizia sociale, la libertà di stampa e, soprattutto, l'uguaglianza. Quest'ultimo principio viene ora messo in discussione da un disegno di legge che contribuisce alla creazione di una sorta di codice del privilegio, le cui origini sono lontane nel tempo e vanno ricercate tra le norme approvate nel corso della XIV legislatura. Viene così a determinarsi un diritto diseguale e privo di certezza delle regole, in quanto queste vengono disinvoltamente modificate andando ad incidere su procedimenti penali in corso. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
COMPAGNA (PdL). Il provvedimento in esame intende consentire alle massime cariche dello Stato di poter assolvere con tranquillità alle proprie funzioni; con esso si delinea una futura vita democratica più nitida e meno segnata dai ricatti. La misura in esso contenuta può tranquillamente essere adottata con legge ordinaria, mentre il percorso riformatore così iniziato dovrà essere successivamente completato da una legge costituzionale. In numerosi interventi dell'opposizione sono emerse preoccupazioni in riferimento al rispetto del principio di uguaglianza, sancito dall'articolo 3 della Costituzione: stupisce che non venga per nulla avvertita l'esigenza di un esercizio libero e non ricattabile della funzione di Governo. La storia più o meno recente della Repubblica dimostra che non è priva di fondamento l'esigenza di tutelare le massime cariche dello Stato da azioni avventate della magistratura, laddove tale eventualità venne ritenuta estremamente improbabile al momento di redigere la Costituzione del 1948. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
CARLINO (IdV). Il lodo Alfano è un provvedimento grave e irragionevole, che viola la Costituzione e risponde esclusivamente dall'esigenza di salvaguardare il Presidente del Consiglio. Non si tratta, infatti, di mettere al riparo le alte cariche dello Stato da possibili incursioni della magistratura, bensì di regalare al Premier l'immunità dai processi in spregio del principio di eguaglianza. L'aspetto più sconcertante della vicenda risiede nell'uso distorto delle istituzioni, con un Parlamento privato della sua autonomia e asservito agli interessi di una sola persona. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
BONINO (PD). In tutti i Paesi democratici il Capo dell'Esecutivo risponde delle sue azioni in sede civile e penale. Il provvedimento che prevede l'immunità per le più alte cariche dello Stato è dunque ingiustificato - ovvero è motivato dal contrasto personale tra il Presidente del Consiglio e la magistratura -, aggrava la situazione della giustizia, nuoce allo Stato di diritto e alla stessa maggioranza. La componente radicale del PD, che non è sospettabile di giustizialismo e di antiberlusconismo, avrebbe voluto discutere delle vere emergenze che caratterizzano la giustizia italiana, tra le quali si annoverano la riforma del procedimento civile, del sistema penitenziario, dell'obbligatorietà dell'azione penale e della responsabilità dei magistrati. Il Paese vive quotidianamente come un grave problema la lentezza della giustizia e non l'immunità di alcune cariche istituzionali. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
VALDITARA (PdL). Il provvedimento è comprensibile alla luce della storia recente, che è stata segnata dalla debolezza della classe politica e dal protagonismo di una corrente della magistratura che ha teorizzato e praticato l'uso alternativo della giurisdizione per veicolare una nuova visione della società. Una parte della magistratura, infatti, si è arrogata una libertà di interpretazione della legge, eversiva del disegno costituzionale, per ridefinire il rapporto con il legislatore e con il potere politico. E' importante, quindi, approvare provvedimenti che sottraggano i destini della Repubblica alle decisioni dei pubblici ministeri e riaffermare il principio della sovranità popolare, espressa nella elezione di un libero Parlamento e nel primato della legge. (Applausi dal Gruppo PdL).
PEDICA (IdV). Mentre il Paese attraversa una pesante crisi economica, il Governo considera prioritario approvare l'ennesima legge ad personam per il Presidente del Consiglio, tanto da piegare a tale scopo anche l'agenda dei lavori parlamentari. Il lodo Alfano giunge dopo una serie di provvedimenti - le rogatorie internazionali, la depenalizzazione del falso in bilancio, la legge Cirami sul legittimo sospetto, il condono fiscale, la legge Gasparri ed il decreto salva-Retequattro - che hanno avuto come unico scopo quello di bloccare i processi e favorire gli interessi dell'onorevole Berlusconi. Colpisce l'accondiscendenza di forze politiche come la Lega Nord e Alleanza Nazionale che inneggiarono all'operazione Mani pulite e all'abolizione dell'immunità parlamentare. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
NEGRI (PD). Il provvedimento non attiene al delicato rapporto tra legittimità e legalità, ma dipende dalle vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio. L'opposizione rivendica a sé il merito di avere impedito il varo di una norma per la sospensione indiscriminata dei processi,inopinatamente inserito nel decreto sicurezza, ma il lodo Alfano presenta comunque profili sconcertanti, apprestando una tutela per i reati extrafunzionali maggiore che per i reati commessi nell'esercizio delle funzioni. Ignorando la giustizia per i cittadini la politica non dà una buona prova di sé: il provvedimento non aprirà la strada alla riforma della giustizia, bensì alla revisione dell'immunità parlamentare. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
SARO (PdL). Il lodo Alfano rappresenta l'ultimo atto di uno scontro tra politica e magistratura iniziato con l'operazione Mani pulite, che spazzò via un intero sistema politico ma risparmiò gli eredi del PCI e della sinistra democristiana, poi confluiti nell'Ulivo. Dopo quegli eventi, per molti anni l'azione giudiziaria è stata utilizzata per delegittimare l'onorevole Berlusconi e per tentare di rovesciare il risultato di elezioni democratiche. Il lodo Alfano rappresenta, dunque, un atto di legittima difesa che contribuisce a stabilizzare il quadro politico. Spiace che il Partito Democratico si sia lasciato condizionare da un gruppo di pubblici ministeri e abbia rinunciato ad assumere una posizione riformista e garantista. La proposta di legiferare attraverso norme di rango costituzionale non è accettabile per l'intento dilatorio, ma è comunque auspicabile che possa aprirsi una nuova fase di riforma della giustizia. (Applausi dal Gruppo PdL).
BUGNANO (IdV). La finalità della legge è chiaramente rivelata dalla norma che, in contrasto con i principi costituzionali di eguaglianza e di ragionevolezza, sospende i processi nei confronti di quattro alte cariche dello Stato anche per fatti antecedenti l'assunzione della carica. Si potrebbe verificare la situazione di un Presidente del Consiglio che non può essere processato per uno dei tanti reati che nulla hanno a che fare con le funzioni da lui svolte, ma che tuttavia si caratterizzano per la loro gravità, come i maltrattamenti alla famiglia o la violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Ciò produrrebbe una sostanziale disparità di trattamento non solo tra cittadini colpevoli dello stesso reato, ma anche tra le vittime, che si vedrebbero tutelate diversamente a seconda del ruolo istituzionale rivestito dal reo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
GALPERTI (PD). Il disegno di legge, che dispone in favore delle più alte cariche dello Stato la sospensione automatica dei processi riguardanti tutti i reati comuni senza distinzione, non conosce paragoni in nessun altro ordinamento costituzionale ed è stato presentato all'esame delle Camere con una rapidità inusitata. Esso è coerente con una visione neoassolutistica della politica, che il centrodestra ha proposto anche nella riforma costituzionale recentemente bocciata dal referendum, che disegnava un modello istituzionale autorevolmente definito come premierato assoluto. La maggioranza sta dunque operando una forzatura costituzionale e istituzionale che risulta incomprensibile agli occhi dell'opinione pubblica, che certo non avverte l'esigenza di ulteriori privilegi e nuovi meccanismi in difesa dell'impunità della classe politica. (Applausi dai Gruppi PD e del senatore Pardi).
MUGNAI (PdL). La sentenza della Corte costituzionale del 2004 ha stabilito l'apprezzabilità dell'interesse ad un sereno esercizio delle funzioni che fanno capo alle più alte cariche dello Stato e l'individuazione della sospensione dei processi come strumento idoneo al soddisfacimento di tale interesse. I toni enfatici con cui gli esponenti del centrosinistra avversano il provvedimento in esame, non trovano dunque alcuna giustificazione e palesano un atteggiamento giustizialista e giacobino. È invece proprio la storia giudiziaria di Silvio Berlusconi, coinvolto in un numero abnorme di procedimenti penali che non ha dato esito ad alcuna condanna, a gettare un legittimo dubbio sulla trasparenza e sulla genuinità delle intenzioni di chi ha esercitato l'azione penale nei suoi confronti e ad evidenziare la necessità di una norma che tuteli i legittimi rappresentanti della sovranità popolare. (Applausi dal Gruppo PdL).
LANNUTTI (IdV). L'azione del Governo è concentrata sulla difesa degli interessi particolari del Premier e non si occupa delle reali priorità del Paese, connesse alle difficoltà dell'economia, all'impoverimento dei percettori di reddito fisso, al calo dei consumi, all'aumento dell'inflazione e alle difficoltà di pagamento delle rate dei mutui a tasso variabile. Dunque il Governo, invece di operare per modernizzare la struttura economica del Paese, per restituire potere d'acquisto alle famiglie e per frenare il costo di gas e carburanti, si dedica a contrastare l'autonomia e il ruolo della magistratura, secondo una linea di azione che ricorda in maniera inquietante il Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
MARINO Mauro Maria (PD). Il disegno di legge in esame propone un sistema di guarentigie che non ha precedenti in nessun altro ordinamento costituzionale, dove non sono previste particolari immunità in favore del capo dell'Esecutivo, ed è assimilabile soltanto alla tutela del sovrano di alcuni Stati monarchici. E' inoltre criticabile l'automatica applicabilità della sospensione alla generalità dei reati, mentre la sua rinunciabilità è incoerente con la finalità dichiarata dell'istituto, che a detta dei suoi sostenitori ha lo scopo di tutelare un bene pubblico. La pretesa di sottrarre al controllo di legalità chi è investito della legittimazione popolare è un principio assai pericoloso, che cozza con il compito proprio della politica in un sistema democratico, che è al contrario quello di sottomettere il potere al diritto. Il fatto che, una volta approvato il provvedimento in esame, verrà modificata anche la cosiddetta norma blocca processi contenuta nel pacchetto sicurezza, chiarisce infine le vere finalità di queste norme e la spregiudicatezza dell'operato dell'Esecutivo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
GRANAIOLA (PD). La frenetica urgenza con cui la norma in esame è stata sottoposta alle Camere evidenzia il vero scopo del provvedimento, finalizzato alla salvaguardia della posizione processuale del Premier, per raggiungere la quale la maggioranza è disposta a mandare in frantumi il dialogo con l'opposizione. Se si fosse voluto davvero introdurre una norma finalizzata a garantire l'equilibrio tra i poteri dello Stato, lo si sarebbe dovuto fare attraverso una norma di rango costituzionale, nel quadro di una riforma ampia e condivisa. Paventare il rischio di un attacco della magistratura contro le alte cariche dello Stato serve solo a mascherare le reali intenzioni della maggioranza, che approverà un disegno di legge dannoso e sbagliato, che non guarda all'interesse generale del Paese e ne alimenta la sfiducia nei confronti della classe politica. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PARDI (IdV). Il provvedimento in esame, che rappresenta un diktat ipocrita imposto dall'Esecutivo a vantaggio di una sola persona, contrasta con il principio di uguaglianza dei cittadini e svilisce il principio costituzionale della collegialità del Governo, dal momento che determina una disparità di trattamento tra il Presidente del Consiglio e gli altri membri dell'organo. Esso, inoltre, introduce con mera legge ordinaria un istituto di garanzia che negli altri ordinamenti opera ad esclusivo vantaggio dei capi di Stato e non già dei capi di Governo. Alla radice del disegno di legge vi è un'anomalia istituzionale, rappresentata dalla salita al vertice delle istituzioni di una persona portatrice di interessi privati del tutto incompatibili con l'esercizio del potere pubblico. Il provvedimento non svelenirà il confronto politico, ma anzi lo intensificherà in quanto approvato con un arrogante atto d'imperio. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
TONINI (PD). Il provvedimento all'esame dell'Aula è sbagliato e non condivisibile in quanto mira ad introdurre nell'ordinamento un istituto a tutela delle alte cariche che è del tutto estraneo alla logica liberale di pesi e contrappesi che contraddistingue la Costituzione italiana. Una revisione del sistema delle immunità, il quale non rappresenta peraltro una priorità dinanzi alla grave crisi economica in cui versa il Paese, dovrebbe avvenire attraverso un percorso di revisione costituzionale, al di fuori della lotta politica immediata e in un più ampio contesto di riforma della giustizia che abbia come linea guida la tutela degli interessi dei cittadini. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione generale alla seduta antimeridiana di domani.