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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 043 del 21/07/2008


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il 16 luglio 2008, gli organi di stampa hanno riportato che il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, come responsabile del Dipartimento antidroga, ha intenzione di introdurre dal 2009 un test antidroga e alcol per ottenere la patente o il patentino. Sempre secondo quanto riportato dalla stampa, il Sottosegretario avrebbe annunciato una sperimentazione preliminare in quattro città campione già dal mese di settembre 2008;

secondo il sottosegretario Giovanardi, tale provvedimento anticipa una normativa europea che prevede entro il 2011 l'introduzione obbligatoria di questo test fra i Paesi membri;

il test sarà parte complementare della visita di idoneità medica, già prevista per il rilascio delle patenti, e nel caso i minorenni risultino positivi alle sostanze stupefacenti verrà reso obbligatorio avvisare le famiglie;

per il Sottosegretario non si tratterebbe di "un messaggio di repressione, ma di prevenzione. Si tratta di un contributo per risolvere il grave problema delle stragi del sabato sera ed è un'iniziativa che tutela soprattutto i giovani puntando a evitare il dramma degli incidenti stradali";

considerato che:

i dati riferiti dall'Osservatorio nazionale fumo, alcol e droga, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità, l'Istituto superiore di sanità e il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e prevenzione della salute, rivelano che in Italia l'alcol è causa del 30-50 per cento degli incidenti stradali e la prima causa di morte per i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Il test proposto dal sottosegretario Giovanardi risulterebbe del tutto inutile ai fini della sicurezza stradale, in quanto difficilmente il candidato si presenterebbe al test medico sotto l'effetto di alcol. Con l'esame del sangue, inoltre le tracce di alcol spariscono in poche ore;

tali test non distinguono fra consumatori occasionali e consumatori abituali o dipendenti da sostanze psicotrope. Con l'esame del sangue, tracce di cannabis possono essere individuate fino a trenta giorni dopo l'ultima assunzione. Con l'esame del pelo, potrebbe risultare positivo chi ha consumato cannabis anche una sola volta fino a tre mesi prima. In altre parole, potrebbe essere negata la patente a chi ha consumato cannabis anche una sola volta nei tre mesi precedenti al test, mentre il candidato alcol-dipendente potrebbe conseguire la patente astenendosi dal bere alcolici nelle ore immediatamente precedenti all'esame;

la legislazione, europea ed italiana, sancisce il divieto di rilascio della patente di guida a chi è dipendente o fa uso continuato ed abituale di sostanze psicotrope, e non certo al consumatore occasionale (direttiva 2006/126/CE, Codice della strada). Non si può quindi, allo stato attuale, impedire al consumatore occasionale di alcol o cannabis di ottenere la patente. Per farlo è necessario modificare l'articolo 119 del Codice della strada ed il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada);

non risulta alcuna direttiva europea che imporrebbe un tale controllo di idoneità alla guida per i neopatentati entro il 2011 anche per i consumatori di alcol o di sostanze psicotrope non dipendenti o non abituali. L'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc) ha già chiesto in merito delucidazioni alla Presidenza del Consiglio, che però non ha fornito alcuna spiegazione;

la comunità scientifica internazionale ha individuato da tempo i controlli stradali quale principale strumento per la lotta alla guida sotto l'effetto di sostanze psicotrope. A tale conclusione è giunta anche la Commissione europea che, nella sua Raccomandazione del 6 aprile 2004, chiede agli Stati membri: «di garantire che l'applicazione su soggetti scelti casualmente dell'esame dell'aria espirata con apparecchi di rilevazione dell'alcolemia costituisca lo strumento principale di controllo della guida in stato di ebbrezza e che tale strumento sia utilizzato in modo efficace; a tal fine, di assicurare in ogni caso che l'esame dell'aria espirata su soggetti scelti a caso sia effettuato periodicamente nei luoghi e nelle fasce orarie in cui si registrano regolarmente infrazioni, con conseguente rischio di incidenti, e che gli agenti che eseguono tali controlli si servano degli strumenti di analisi dell'aria espirata ogniqualvolta vi sia il sospetto di guida in stato di ebbrezza»;

secondo il rapporto "Drinking and Driving" dell'Organizzazione mondiale della Sanità, l'Italia risulta ultimo Paese europeo nel periodo 2003-2006 per controlli stradali con solo il 3 per cento della popolazione sottoposta ai test alcolemici presso check-point della Polizia stradale almeno una volta e solo l'1 per cento sottoposto ai test più di una volta. In Francia, le percentuali sono rispettivamente del 17 per cento e 15 per cento; in Germania, 17 per cento e 7 per cento; in Olanda, 23 per cento e 14 per cento; in Finlandia, 26 per cento e 38 per cento. Secondo i dati del Ministero dell'interno, nel 2007 i controlli stradali con etilometro sono stati 800.000, rispetto ai 300.000 del 2006;

secondo quanto riporta il sito del Ministero dei trasporti, era intenzione del Governo precedente raggiungere quota 1,6 milioni di controlli con etilometro nel 2008. Ma i tagli agli stanziamenti destinati alle Forze dell'ordine, apportati dal decreto fiscale 2008, come denunciato da più rappresentanti delle stesse Forze dell'ordine, potrebbe seriamente mettere a rischio questo obiettivo, che porterebbe l'Italia più vicina ai livelli europei nella lotta contro la guida sotto l'effetto di alcol,

si chiede di sapere:

quale normativa europea o italiana autorizzi il sottosegretario Carlo Giovanardi ad imporre esami alcolemici e tossicologici quale presupposto per il conseguimento della patente di guida;

che cosa intenda fare il Governo per raggiungere la media europea per proporzione fra controlli stradali con etilometro ed altri esami tossicologici dei conducenti.

(4-00373)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che

come ne dà notizia la stampa del 17 luglio 2008, lo scorso 8 luglio all'ospedale Niguarda di Milano un medico anestesista si e' rifiutato di somministrare un antidolorifico ad una paziente durante un aborto terapeutico appellandosi al proprio diritto all'obiezione di coscienza;

secondo la relazione sull'attuazione della legge n. 194 del 1974 relativa all'anno 2007, presentata alle Camere nel mese di aprile 2008 dall'allora Ministro della salute Livia Turco, l'obiezione di coscienza è aumentata per i ginecologi dal 58,7 al 69,2 per cento; per gli anestesisti dal 45,7 al 50,4 per cento; per il personale non medico dal 38,6 al 42,6 per cento;

nel Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l'obiezione per i ginecologi passa dal 44,1 all' 83 per cento, in Sicilia dal 44,1 all'84,2 per cento;

se questi numeri già sembrano impressionanti, è probabile che siano ancora sottostimati;

il caso della Basilicata resta un giallo ancora irrisolto: nella relazione ministeriale del 2005 i ginecologi obiettori erano il 41,6 per cento, mentre solo un anno prima, nel 2004, la relazione riferiva di un 92,6 per cento. Nella relazione appena consegnata crescono di poco, arrivando al 44,9 per cento, dato da "isola felix", se comparato alle altre regioni limitrofe (Campania 82,8, Puglia 79,9, Calabria 73,5 per cento);

su questo i Radicali lucani hanno fatto un'inchiesta approfondita consegnata al ministro Turco per segnalare come nell'indagine condotta nel 2007 l'obiezione era del 93 per cento, mentre nell'anno in corso il numero di obiettori censiti è pari all'88,5 per cento,

si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda prendere per impedire la crescente violazione del diritto delle pazienti a fruire dei servizi previsti dalla legge n. 194 sull'interruzione di gravidanza.

(4-00374)

ASCIUTTI - Al Ministro dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

domenica 20 luglio 2008 è stato pubblicato sul quotidiano "Corriere della Sera" l'articolo a firma di Giulio Benedetti che reca, come titolo principale, «Rivolta contro gli esami in saldo. Con un quiz ne superi quindici», e come sottotitolo: «Ateneo di Lecce Strategia per ridurre i fuori corso. "Una regalia"»;

tale nota, relegata nelle pagine di cronaca, recita in apertura: «Si possono superare due esami universitari rispondendo esattamente a otto quiz su venti. Per tre esami basta superarne dodici su trenta. Ti togli quattro esami con sedici risposte giuste su un totale di quaranta quiz. Poi c'è la maxiofferta, da non perdere. Cinquanta quiz, venti risposte corrette e ti porti a casa cinque esami (...) Tempo previsto: da un'ora e mezza a due ore per la maxiofferta. E tutto lo stesso giorno»;

considerato che:

alcuni professori della facoltà si sono ribellati ed hanno chiesto al Rettore dell'Università del Salento, Domenico Laforgia, di fermare tutto;

la facoltà ha scelto di abbassare il numero dei fuori corso (che sono più o meno la metà degli iscritti) ai parametri di qualità indicati dal Ministero, ed ottenere così gli incentivi;

non vi è un tetto di esami da effettuarsi attraverso il sistema dei quiz, per cui, paradossalmente, uno studente potrebbe quasi laurearsi in sei ore;

tale strategia prefigura una truffa allo Stato, dal momento che i fondi verrebbero stanziati sulla base di dati "drogati",

si chiede di conoscere quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda disporre nei confronti della Facoltà di Scienze sociali, politiche e del territorio dell'Ateneo di Lecce.

(4-00375)

RANDAZZO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

uno dei problemi ambientali delle isole Eolie, dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO e, a breve, Parco nazionale, è rappresentato dalla mancata depurazione dei reflui nelle isole di Lipari e Vulcano;

in particolare, solo nell'isola di Lipari esiste un semplice pre-trattamento, peraltro attualmente non funzionante, abilitato a depurare i reflui di una popolazione inferiore a 10.000 abitanti;

l'isola di Lipari, invece, così come certificato dall'ufficio del Commissario delegato per la Regione Siciliana, in riferimento alla nota del Dipartimento regionale programmazione prot. n. 3771 del 3 ottobre 2003, è una località che, pur essendo un agglomerato con popolazione residente inferiore a 15.000 abitanti, supera abbondantemente la soglia dei 10.000 per effetto della popolazione turistica fluttuante;

la suddetta certificazione fa seguito ad un accertamento condotto utilizzando i dati relativi alla produzione mensile di rifiuti per l'anno 2002, i dati contenuti nel Piano regionale di risanamento acque e i piani d'ambito approvati;

Lipari, essendo una località con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, anche se fluttuante, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 152 del 1999, modificato dal decreto legislativo n. 258 del 2000, e dalla circolare 19906 del 4 aprile 2002 della Regione Siciliana, avrebbe dovuto adeguare i suoi impianti entro il 31 dicembre 2004;

il mancato adeguamento degli impianti di depurazione sta compromettendo seriamente la salute della popolazione residente, l'ambiente e l'economia locale;

sebbene il Comune di Lipari si fosse mosso per tempo, ora si è avviato un contenzioso che potrebbe bloccare la situazione, con riflessi gravissimi per l'ambiente e l'economia locale;

infatti nell'aprile del 2000, l'allora Sindaco, dottor Michele Giacomantonio, preso atto del decreto con cui la Regione aveva disposto un finanziamento per la realizzazione di un depuratore nel comune di Lipari e del fatto che tale finanziamento era rimasto fino ad allora inutilizzato, e che comunque erano in corso trattative tra la Regione Siciliana e il Governo nazionale per un Accordo di programma quadro relativo al problema dell'acqua, pubblicava un bando di gara, aggiudicato a un raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato dalla Lotti S.p.A., per un progetto relativo al ciclo dell'acqua (produzione di acqua, ciclo fognario e depurazione delle acque reflue con riutilizzo a scopi non umani) per tutte le isole del comune;

il Sindaco dell'epoca, forte di tale documentazione, fece richiesta alla Regione ed al Ministero dell'ambiente per ottenere i finanziamenti;

il suo successore, attuale Sindaco di Lipari, dottor Mariano Bruno, insediatosi dal novembre 2001, nell'agosto 2002 è stato nominato Commissario di Governo e successivamente gli sono stati affidati ingenti risorse finanziarie per risolvere le criticità infrastrutturali; infatti, nel luglio 2004 veniva disposto un primo finanziamento al Comune di Lipari di 6 milioni di euro per il depuratore seguito da ulteriori stanziamenti che ammontano ad oltre 34 milioni di euro;

considerato che:

finalmente, dopo circa cinque anni dalla nomina, nel gennaio 2007 il Sindaco-Commissario comunicava al Ministero dell'ambiente che il Comune di Lipari era in possesso di un progetto preliminare per il ciclo dell'acqua redatto dall'associazione temporanea di imprese Lotti S.p.A. ed altri;

a fine aprile 2007, durante la passata campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione comunale, si è tenuta una conferenza di servizio al Ministero dove sono state chieste al raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato dalla Lotti S.p.A. alcune integrazioni, che sono state consegnate dai progettisti al Comune nei primi giorni di luglio;

inspiegabilmente, invece di trasmettere il progetto munito delle richieste integrazioni, il Sindaco di Lipari, nelle vesti di Commissario straordinario, ha dato un incarico alla Sogesid, senza espletare alcuna gara, in parziale sovrapposizione al contratto in corso tra il Comune di Lipari e il raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato dalla Lotti S.p.A.;

la Sogesid sta procedendo alla redazione del medesimo progetto e per cercare di differenziare la propria elaborazione da quella della Lotti, ha prima localizzato il depuratore in un'area già oggetto di localizzazione di insediamenti per gli artigiani di Lipari (creando in tal modo allarme sociale e rallentando ulteriormente la realizzazione del depuratore) e poi ha presentato un'ulteriore soluzione che comporta interferenze con il porto di Pignataro; in ogni caso il progetto della Sogesid supera l'attuale disponibilità finanziaria e pertanto fa correre il rischio di lasciare delle situazioni "incompiute";

infine, nonostante tra le priorità del decreto di nomina del Commissario dell'agosto 2002 vi fosse un preciso riferimento alla necessità di provvedere al rifornimento idrico delle contrade di Lipari (Pianoconte, Quattropani, Acquacalda), il progetto presentato dalla Sogesid non prevede nulla per tali interventi,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali urgenti provvedimenti si intendano adottare al fine di dotare l'isola di Lipari di un impianto di depurazione delle acque reflue adeguato alle esigenze del territorio nel rispetto delle norme nazionali ed europee vigenti;

se non si ritenga opportuno chiedere notizie sui controlli in corso di effettuazione da parte del Nucleo operativo ecologico (NOE), al fine di verificare i danni che fino ad oggi il mancato funzionamento del depuratore ha causato all'ambiente, in particolare al mare, e alla salute pubblica e, se rilevati, quali urgenti iniziative si intendano adottare per la loro eliminazione;

se, anche in considerazione dell'alta vocazione turistica dell'isola di Lipari, non si ritenga opportuno prevedere un costante monitoraggio ambientale dell'area;

se non si ritenga che la grave situazione determinatasi nell'isola di Lipari rappresenti un grave danno anche per l'intera economia del territorio, soprattutto in considerazione del fatto che la mancanza di un depuratore a norma non consente alle nuove attività ricettive, turistiche e residenziali, in corso di realizzazione, di allacciarsi alla rete fognaria;

quale sia il motivo per cui la Sogesid ha voluto inserirsi in un percorso già delineato ed avviato e quasi a conclusione, complicandone fortemente l'iter e innescando un contenzioso ingiustificato;

se, comunque, l'incarico alla Sogesid non sia in contrasto con le norme sugli appalti, e la convenzione sia illegittima sotto molteplici aspetti (il Testo unico degli appalti, il regolamento d'attuazione e l'Autorità di vigilanza prevedono che la figura del supporto al responsabile unico del procedimento sia incompatibile con quella di progettista e direttore dei lavori) e, in particolare, se sia vero che la Sogesid, che è una società pubblica, viene pagata come una società privata (in contrasto con lo spirito della legge n. 109 del 1994 che prevede la progettazione da parte dei soggetti pubblici non pagata a tariffa, bensì ex articolo 18, cioè con l'incentivo del 2 per cento che viene distribuito tra i componenti l'ufficio, e che non può superare l'importo dello stipendio) e pertanto non producendo alcun risparmio rispetto al mercato;

se, alla luce dei fatti esposti, non si ritenga opportuno procedere, oltre alla sostituzione già avvenuta del Sindaco di Lipari come Commissario per l'emergenza con il Prefetto di Messina, all'indicazione al Prefetto che il Commissario possa avvalersi delle attività di progettazione già esistenti e prodotte da altri enti, al fine di evitare duplicazioni di costi e agire tempestivamente (come nel caso analogo della città di Messina, ove il Prefetto ricopre il ruolo di Commissario per l'emergenza traffico, ex articolo 10, comma 1, dell'ordinanza n. 3369 del 2008, Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008), chiedendo al Comune di Lipari di trasmettere tempestivamente i progetti presentati dalla Lotti fin dal luglio 2007.

(4-00376)

PEDICA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

secondo le stime dei funzionari delle principali Questure i cittadini italiani che posseggono armi sono saliti a tredici milioni negli ultimi anni. Questo vuol dire che quasi un italiano su quattro ha in casa almeno una pistola. Il dilagante fenomeno di massa, che vede giorno dopo giorno aumentare il numero di italiani che silenziosamente si "armano", preoccupa non poco le Forze di polizia;

la questione cruciale è l'insufficienza dei controlli psico-fisici sulle persone che richiedono il porto d'armi. Infatti, oggi, per richiedere il rilascio della licenza ad usare un'arma basta una visita del medico di famiglia e un certificato dell'azienda sanitaria locale di appartenenza. In buona sostanza si tratta soltanto di una prassi basata su verifiche formali e non sostanziali;

quanto sopra affermato è avvalorato dall'esponenziale aumento della vendite delle armi anche in rete, attraverso Internet, e dalla sempre maggiore accessibilità ai maggiori poligoni di tiro privati, che da poco riguarda anche i minorenni i quali possono entrarvi accompagnati e sparare per fare pratica,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario un intervento repentino, al fine di imporre misure restrittive per il rilascio di licenze di porto d'armi. Si dovrebbe infatti, a giudizio dell'interrogante, affiancare ai semplici certificati dei corsi pubblici ed obbligatori per arginare il fiume di licenze che vengono rilasciate senza una ferrea regolamentazione;

se non ritengano altresì necessaria una riorganizzazione e modernizzazione degli archivi delle Questure, soprattutto al sud, dove non sono ancora "informatizzati". I dati sul porto d'armi vengono ancora raccolti manualmente e gli aggiornamenti cartacei, ad oggi, subiscono ritardi che vanno dai tre ai cinque anni.

(4-00377)

SIBILIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

l'art. 17 dell'ordinanza del Ministro dell'interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999 autorizzò i consorzi costituiti nei bacini, identificati con legge della Regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10, ad avvalersi di lavoratori con contratto a termine e a tempo parziale di durata massima di 12 mesi per l'attuazione degli interventi di propria competenza, con specifico riguardo al conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata;

il sub-commissario previsto dall'articolo 2, comma 1, della medesima ordinanza n. 2948 del 1999, con propri provvedimenti (ordinanze n. 1 del 1° giugno 1999, n. 9 del 23 giugno 2000 e n. 23 del 23 febbraio 2001), stabilisce quanto segue: a) il contingente dei lavoratori da assumere è determinato in 2.000 unità; b) il rapporto di lavoro viene prorogato di quattro mesi e l'orario di lavoro viene elevato a 30 ore settimanali; c) la conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato;

la spesa relativa fa carico alle risorse finanziarie nella disponibilità della gestione commissariale;

con ordinanze commissariali emanate nel periodo 2003-2004 viene fatto obbligo ai Comuni di affidare ai consorzi di bacino il servizio di raccolta differenziata stabilendo il costo del servizio in 13,51 euro per abitante su base annua;

con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3286 del 9 maggio 2003, art. 2, comma 5, viene stabilita una maggiorazione dello 0,015 per cento per chilogrammo di rifiuto conferito all'impianto di CDR da devolvere alla Regione Campania, il cui Presidente era stato nominato Commissario delegato "per lo sviluppo della raccolta differenziata";

con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3259 del 30 giugno 2006, art. 3, commi 1 e 2, viene stabilito quanto segue:

a) al fine di consentire l'ulteriore implementazione della raccolta differenziata è autorizzato a favore dei consorzi costituiti nei bacini identificati con legge della Regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10, un contributo massimo pari a 43.000.000 euro, utilizzando a tale scopo i lavoratori assegnati in virtù dell'ordinanza ministeriale sopra citata n. 2948 del 1999;

b) la copertura finanziaria è assicurata, oltre che dalla maggiorazione dello 0,015 per cento stabilita dall'art. 2, comma 5, dell'ordinanza n. 3286 del 2003, anche dall'applicazione di un'ulteriore maggiorazione pari a 0,018 euro per chilogrammo di rifiuto conferito a carico dei Comuni campani che alla data del 31 dicembre 2005 non hanno raggiunto una percentuale di raccolta differenziata pari ad almeno il 35 per cento su base annua;

al 29 febbraio 2008 risultano in servizio presso i 18 consorzi di bacino 2.086 lavoratori. Per il mese di febbraio il Commissario delegato ha trasferito ai consorzi, per fronteggiare la spesa dei lavoratori impegnati in attività di raccolta differenziata, la somma complessiva di 4.172.000 euro, pari a 54.236.000 euro per 13 mensilità;

a fronte di questo servizio i cittadini pagano: a) un importo pari a 41.062.000 euro, derivante dal prodotto tra 0,015 euro per chilogrammo di rifiuto conferito e la quantità totale di rifiuto conferito su base annua, ovvero 2.737.500.000 chili; b) un importo pari a 77.007.000 euro, derivante dal prodotto tra 13,51 euro per abitante e il numero degli abitanti complessivi (5.700.000);

a ciò va aggiunta la maggiorazione di 0,018 euro per chilogrammo prevista dall'art. 2, comma 5, dell'ordinanza n. 3286 del 2003;

l'obbligo dei Comuni di avvalersi in via esclusiva dei consorzi di bacino per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata è stato confermato dall'art. 4 del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 87 del 2007. Il predetto articolo fa salva l'utilizzazione, per tale servizio, dei lavoratori assegnati con l'ordinanza n. 948 del 1999,

l'interrogante chiede di conoscere:

se siano compatibili le maggiorazioni previste nelle ordinanze n. 3286 del 2003 e n. 3529 del 2006 con quelle previste nell'art. 11 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90;

quali siano i risultati conseguiti da consorzi di bacino nella raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, avendo essi usufruito di finanziamenti commissariali;

se non sia opportuno liberalizzare il servizio della raccolta differenziata restituendo ai Comuni la potestà di organizzare il servizio con costi inferiori e per una migliore proficuità della spesa;

se non sia opportuno intervenire per l'effettivo scioglimento dei consorzi di bacino in Campania, atteso che tale obiettivo doveva essere conseguito con effetto dal 29 aprile 2008, data di entrata in vigore della legge regionale 14 aprile 2008, n. 4, che ne prevede lo scioglimento, facendo risparmiare ai cittadini della Campania la partecipazione alla spesa di funzionamento di tali organismi, avendo la stessa legge regionale affidato alle Province tutte le funzioni amministrative concernenti la gestione integrata dei rifiuti.

(4-00378)

GRAMAZIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

i quotidiani romani riportano la protesta dei cittadini di via Ceneda nel quartiere Appio Latino a Roma, dove dovrebbe sorgere una piccola moschea;

Roma ha la moschea più grande d'Europa e quindi è inutile, secondo l'interrogante che si crei una seconda situazione analoga a quella di Via Jenner a Milano,

si chiede di conoscere:

quali iniziative intenda prendere il Governo, per tutelare i cittadini del quartiere Appio Latino, che non devono finire con l'essere considerati alla stregua di "stranieri in patria", atteso che la moschea creerebbe situazioni di invivibilità per problemi di traffico e di inagibilità dei locali, che sembrerebbero inidonei all'utilizzo come luogo di culto, con il rischio anche di infiltrazioni da parte di fondamentalisti islamici;

quali iniziative intenda prendere a garanzia dei cittadini di via Ceneda che si troverebbero ad affrontare una situazione di grave imbarazzo con la creazione, ai numeri civici 33 e 35, del Centro culturale romano.

(4-00379)