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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 034 del 09/07/2008


Ricordo che nella seduta antimeridiana del 25 giugno il relatore ha svolto la relazione orale ed ha avuto inizio la discussione generale.

Sono iscritti a parlare ancora quattro colleghi, per un tempo complessivo di 25 minuti. La seduta dovrebbe concludersi alle ore 20,30. La proposta della Presidenza è di esaurire la discussione generale con questi interventi e rinviare a domani mattina le repliche e l'esame degli emendamenti. (Applausi dal Gruppo PdL).

Poichè non si fanno osservazioni, così rimane stabilito.

È iscritto a parlare il senatore Stradiotto. Ne ha facoltà.

STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nella trattazione di questo decreto-legge sento il dovere di sensibilizzare l'Assemblea su due punti centrali. Il primo riguarda l'eliminazione dell'automatismo nella fruizione del credito di imposta da parte delle aziende che investono nel Mezzogiorno. Il secondo punto riguarda la problematica della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare le disposizioni abrogative sulle modalità operative della responsabilità solidale.

Tornando al primo tema, cioè al credito d'imposta, ricordo che questo strumento di incentivazione fiscale fu introdotto nel 2000. Fu una grande innovazione nel sistema di incentivazione nel nostro Paese, perché introduceva meccanismi di trasparenza e automaticità, eliminava l'intermediazione politica e determinava un significativo abbattimento dei costi della burocrazia, risolvendo problemi che ancora oggi vengono segnalati come prioritari. Tutto ciò al fine di liberare quelle risorse e quelle energie presenti nel Paese da vincoli burocratici o da intermediazioni politiche che, molto spesso, rendono inefficaci gli investimenti, le politiche pubbliche e la spesa tesa a promuovere una crescita economica e un recupero di capacità competitiva. Le relazioni della Corte dei conti relative ai diversi strumenti di incentivazione mettono in evidenza giudizi che sostanziano tali valutazioni.

Ben diverso è il giudizio che la stessa Corte dei conti esprime sull'esperienza di altri strumenti di incentivazione, quali la legge n. 488 del 1992, segnalata per inefficacia della spesa e per una quantità patologica di truffe e di distorsioni nell'utilizzo delle risorse pubbliche.

Ebbene, nonostante tutto questo, oggi ci troviamo con questo provvedimento che di fatto tende a limitare e a riportare indietro lo spirito degli incentivi. Noi speriamo che il Governo non voglia tornare ai vecchi meccanismi, fonte di tante distorsioni e clientelismi, ma prosegua nelle innovazioni introdotte nella precedente legislatura come Industria 2015 e cerchi di potenziare il meccanismo del credito d'imposta.

Ad esempio, se invece di sprecare gli ormai famosi 300 milioni di euro per Alitalia (uso il termine "sprecare" perché sappiamo benissimo che quei soldi non saranno mai restituiti) ripeto, se invece di buttarli, quei 300 milioni fossero stati destinati a incrementare i fondi per il credito d'imposta a favore delle imprese che effettuano investimenti, di sicuro avremmo reso un servizio migliore alla collettività italiana.

Per quanto concerne la seconda questione da me sollevata, la sicurezza sul lavoro, rilevo che la maggioranza di Governo, con il pretesto di semplificare e togliere lacci e laccioli all'agire economico, va ad abrogare con questo decreto-legge una normativa relativa alla responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore. Mi riferisco all'articolo 3, comma 8, del provvedimento in esame. Noi avevamo chiesto che, in merito all'abrogazione delle norme contenute nel decreto-legge Bersani relative alla responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore, si potesse mantenere la normativa vigente. L'abrogazione di queste modalità operative della responsabilità solidale comporta, infatti, il venir meno della responsabilità in capo a tre soggetti: al subappaltatore toglie l'obbligo di comunicare all'appaltatore il codice fiscale dei soggetti impiegati nell'esecuzione dell'opera e di attestare il versamento delle ritenute fiscali relative ai propri dipendenti occupati nel cantiere; all'appaltatore toglie l'obbligo di comunicare al committente il codice fiscale dei lavoratori impiegati dal subappaltatore e della possibilità di essere esonerato dalla responsabilità solidale, attraverso l'acquisizione della documentazione attestante la regolarità fiscale del subappaltatore; al committente toglie il rischio di vedersi applicata la sanzione amministrativa da 5.000 a 200.000 euro, qualora proceda al pagamento del corrispettivo senza aver verificato il corretto assolvimento degli adempimenti previsti.

Di fatto, togliendo questi adempimenti si incentivano quelle aziende che utilizzano lavoro irregolare o subappalti irregolari che sono le tipologie di imprese nelle quali si assiste alla maggiore incidenza di infortuni sul lavoro.

Concludo, signor Presidente. Mi permetto di far presente al rappresentante del Governo che vi è una grande contraddizione rispetto alle dichiarazioni fatte dall'attuale maggioranza nel corso della campagna elettorale su questi temi. Non è questo il metodo per rilanciare l'economia e lo sviluppo del nostro Paese, tanto meno il metodo per risolvere la piaga delle morti sul luogo di lavoro. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Musi. Ne ha facoltà.

MUSI (PD). Signor Presidente, colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, si è riaperto questa sera un dibattito su un decreto che ha visto svolgersi una discussione a tappe, che rafforza il convincimento che mi sono fatto di un provvedimento che si può lasciare decadere senza alcun problema per i cittadini ed anzi con vantaggi in termini di serietà e credibilità per gli imprenditori. L'unico tema legato ai primi sette commi dell'articolo 3, che prevedono differimento dei termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi e nuove regole per i rimborsi, potrebbe ritrovare una sua corretta collocazione nel decreto fiscale in discussione alla Camera, utilizzando quel maxiemendamento di origine governativa già preannunciato in quell'Aula.

I restanti contenuti, utilizzando un sostantivo richiamato ieri dal sottosegretario Giorgetti, evidenziano incongruenze tra la maggioranza e il Governo e nello stesso Governo.

L'articolo 1, presentato e poi soppresso, tuttavia pone all'attenzione una riflessione sul modo di legiferare apertosi con questa legislatura e il quesito sul come evitare che su uno stesso tema si intervenga con più provvedimenti, impedendo una valutazione unitaria e complessiva su ogni argomento e operando una scelta legislativa che fa perdere qualcosa anche in termini di trasparenza e comprensibilità dei contenuti legislativi.

Ciò non vale solo per l'Alitalia: rimanendo solo a questo provvedimento vale per i meccanismi agevolativi a favore delle imprese che investono nelle aree svantaggiate, vale per i diritti e la sicurezza del e nel lavoro, vale per il salvataggio incomprensibile di un solo ente inutile.

Ma vediamole nel merito queste incongruenze. Il relatore Costa, nel richiamare le disposizioni in materia di fruizione del credito d'imposta per gli investimenti effettuati da imprese operanti nel Mezzogiorno, ha espresso compiacimento per la decisione del Governo di aver reso finalmente operativo uno strumento di incentivazione molto apprezzato dalle imprese e che fino ad ora era rimasto lettera morta per ritardi inspiegabili nella procedura di autorizzazione da parte dell'Unione europea. Una valutazione condivisibile in presenza di un provvedimento solo attuativo, ma che nella volontà del Governo introduce novità procedurali, provocando nuovi e ulteriori ritardi alle imprese per un nuovo parere che andrà richiesto all'Unione europea, come lo stesso Servizio competente del Senato ha evidenziato. E per di più non è in grado di offrire certezze alle imprese sulla reale volontà del Governo di incentivare il nuovo spirito imprenditoriale nelle aree svantaggiate del Paese.

L'articolo 2 del provvedimento muta sostanzialmente le regole che avevano ottenuto il via libera da Bruxelles. Trasforma una procedura di comunicazione degli investimenti effettuati da meramente informativa, seppure obbligatoria, in obbligatoria ma vincolata ad una volata elettronica per la fruizione del beneficio. Un'olimpiade del mouse, come l'ha definita il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza. Un'olimpiade che si differenzia dai giochi decoubertiniani non solo per il ridotto sforzo fisico, ma soprattutto per l'imperscrutabilità della dinamica con cui vengono stilate le classifiche.

Chi prima arriva più in alto posiziona la propria prenotazione di bonus per gli investimenti effettuati nel periodo partito dal 1º gennaio 2007. Ma prima di chi? E soprattutto prima come? Continua il colonnello della Guardia di finanza: è come nel menu del ristorante, potrebbero esserci più primi. Quali? Il primo che stabilisce la connessione? Il primo che conclude il trasferimento del file? Quale che sia il criterio, è avvantaggiato chi è garantito da un collegamento ad Internet privilegiato, come nel caso degli abbonati ai servizi ADSL: più larga è la banda, maggiore è la velocità per raggiungere lo sportello virtuale.

Conclude il colonnello: l'alluvionistica esperienza delle domande per badanti and company probabilmente non è stata sufficiente per individuare meccanismi più umani per affrontare periodici adempimenti on line.

La burocrazia è pervasa della sindrome della slot machine, cui solo i più fortunati possono sopravvivere e sperare in un jackpot informatico. Intanto chi non ha Internet si domanda se per la prossima prenotazione potrà contare su un gratta e vinci. A tali considerazioni non si sottrae lo stesso relatore di maggioranza, che con correttezza intellettuale afferma: «È indubbio che il carattere automatico dell'incentivo, soprattutto dal punto di vista delle imprese, svanisce: non c'è certezza nell'attribuzione dell'incentivo».

A proposito di incongruenze, sottosegretario Giorgetti, la risoluzione di maggioranza sul DPEF, approvata proprio oggi e accolta dal Governo, al punto 15) recita: «destinare adeguate risorse alla promozione dello sviluppo delle Regioni meridionali ed insulari prevedendo strumenti il più possibile automatici». Perché allora cambiare? E con l'incognita del nuovo parere di Bruxelles? Lasciate che le norme esplichino i loro effetti. Siano gli imprenditori a verificare gli andamenti ed a proporre eventuali correzioni che si potranno apportare in corso d'opera, ma per migliorarne l'applicabilità e non per vanificarne gli effetti come, purtroppo, è già accaduto nel 2002,quando si attuarono gli stessi cambiamenti con ricadute negative per le imprese, ma soprattutto per le aree che ne avrebbero dovuto trarre vantaggi per l'occupazione, i redditi e anche i profitti.

Lasciate perdere il tema della capienza degli stanziamenti. Un'economia che non cresce, un Mezzogiorno sempre più povero, investimenti sempre più frenati non meritano una risposta di capienza, ma una piena disponibilità a sostenere un salto in avanti complessivo del nostro sistema economico. Altrove si cerchi di risparmiare: è quella la vera sfida che un Governo deve saper chiedere al Parlamento e a un confronto corretto con l'opposizione.

Più investimenti, più sviluppo, ma anche più sicurezza del e nel lavoro, per noi temi inscindibili, ma che nel testo del decreto-legge troviamo invece antagonisti. Come interpretare altrimenti l'abrogazione delle procedure, delle sanzioni, delle autotutele per l'appaltatore relative alla responsabilità solidale? Una filiera che distribuisce e commercializza insicurezza, come risulta da un'indagine condotta dal CNEL: appalti al massimo ribasso, commesse frazionate, microimprese ad hoc, contratti atipici. Conoscere questa filiera in tutti i suoi passaggi è la vera chiave per arginare un fenomeno che ha la sua punta d'iceberg nelle morti sul lavoro.

C'è ancora dell'altro nel testo del decreto-legge al nostro esame, come la perla del salvataggio, unico tra gli enti inutili, della fondazione «Il Vittoriale degli italiani», senza nessuna spiegazione e trasparenza di criteri, che mi ha condotto alla conclusione che richiamavo all'inizio dell'intervento. Lasciate decadere questo decreto: ve ne saranno grati tutti i cittadini e gli imprenditori che vogliono vivere e competere con le proprie capacità, che vi chiedono semplicità ma anche trasparenza, tagli ma anche responsabilità nelle scelte, tutela degli interessi generali vera e non solo enunciata. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ubaldo. Ne ha facoltà.

D'UBALDO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, già altri colleghi hanno illustrato i punti sui quali si accentra la nostra critica al provvedimento. A me preme in particolare sottolineare ancora le perplessità proprio in ordine alla modifica dei meccanismi di concessione del credito d'imposta per gli investimenti promossi da imprese operanti nel Sud.

Con queste nuove procedure sostitutive degli automatismi accordati in precedenza si rischia - lo hanno rilevato in molti - di determinare un eccesso di burocratizzazione. Non mancano, inoltre, preoccupazioni nell'ambito della stessa maggioranza, specie se si osserva la riduzione delle risorse messe a disposizione. Il collega Costa ha riconosciuto con onestà che le nuove norme producono, o possono produrre, freni e incertezze per il mondo delle imprese. Oltre a marcare il distacco da un sano disegno meridionalista, si compromette l'espansione delle imprese produttrici di beni strumentali, che sono perlopiù radicate nel Centro-Nord e tuttavia sono interessate allo sviluppo della domanda nel Mezzogiorno.

Signor Presidente, questa legislatura è partita in maniera concitata e confusa. Ai primi accenni di dialogo hanno fatto seguito alcune iniziative, in particolare sulla sicurezza e la giustizia, che rendono più ardua la ricerca di sempre possibili convergenze parlamentari. La gestione del DPEF e l'anticipo della manovra finanziaria risentono a mio avviso della volontà del Governo di stringere comunque i tempi e liberarsi da ciò che appare come inutile fatica del confronto democratico.

Questa è l'ombra che avvolge il provvedimento omnibus all'esame di quest'Aula. Sta di fatto che anche i nostri spunti più oculati e rispettosi non valgono ad aprire un varco nella discussione. Ci troviamo di fronte ad una maggioranza che ha fretta di mettere un punto e dunque di esibire una propria condizione di compattezza. Diversa invece è la realtà, se misuriamo le opinioni che si fronteggiano nell'area di Governo. Mentre il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia si limitano a fiancheggiare le decisioni sui tassi adottate dalla Banca centrale europea, autorevoli esponenti della maggioranza vanno apertamente all'attacco di Trichet. È il caso del presidente Baldassarri, che qui in Aula, criticando il vertice della Banca centrale europea, non ha nemmeno perso l'occasione per mettere sotto accusa i parametri di Maastricht.

Sono linguaggi e discorsi che stridono con l'impegno europeistico, il risanamento finanziario, la battaglia antinflazionistica. Ecco, vogliamo precisarlo con chiarezza: non siamo in ansia per il rigore del Governo e la forza di spiazzamento della sua iniziativa, quasi che questa maggioranza fosse padrona in esclusiva delle attese e delle speranze del Paese. I segni sono altri e ci dicono semmai di quanta fragilità esista nell'azione dell' Esecutivo.

Questa, cari colleghi della maggioranza, non è la strada giusta e noi non smetteremo, volta a volta, di rilevarlo pubblicamente per il carico di responsabilità che ci compete. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leddi. Ne ha facoltà.

LEDDI (PD). Signor Presidente, richiamo l'attenzione del Governo e anche dell'Aula, se ce ne fosse una, su alcuni aspetti di questo decreto-legge che, come ha ricordato il collega Musi, quand'anche non venisse convertito in legge non inciderebbe negativamente sulla storia del Paese. Credo comunque che alcuni aspetti su cui valga la pena di richiamare l'attenzione siano quelli che fanno a parer mio di questo decreto-legge il repertorio di ciò che di norma un legislatore non dovrebbe fare.

Mi riferisco in particolare ad alcuni aspetti che, richiamando l'attenzione del Governo, forse potrebbero in qualche modo essere emendati per essere poi assolutamente coerenti con i presupposti che lo stesso Governo, nel presentare il proprio programma, ha fissato.

Mi riferisco innanzitutto alla "Visco Sud" che, così come è trattata in questo decreto-legge, è l'esatta esemplificazione di come si possa essere, anche nel caso di provvedimenti di natura non stravolgente sotto il profilo istituzionale, esattamente incoerenti con i principi di semplificazione amministrativa che dovrebbero informare a tal punto l'azione di questo Governo da aver creato addirittura un Ministero ad hoc.

Abbiamo creato un Ministero ad hoc per la semplificazione amministrativa, ma si interviene modificando la "Visco Sud" con una modalità che io pregherei soltanto - ed evito ogni commento - di leggere nella sua lunghezza, andando ad esaminare i documenti conseguenti che l'Agenzia delle entrate ha già messo a disposizione, che rappresentano l'ampio formulario che le imprese devono compilare. Ora, pur volendo evitare qualsiasi commento, credo che neanche Newton riuscirebbe a trovare il nesso di causalità nel rapporto tra la complicanza introdotta e i benefici che dovrebbero derivare alle imprese.

Inoltre, un altro dei principi comunemente considerati da salvaguardare, non solo da parte di questa maggioranza ma anche della minoranza, era di non modificare in corso d'opera le norme relative, in particolare, alla gestione delle imprese. In effetti, se i singoli e le famiglie fanno dei programmi in relazione alle norme vigenti, ciò vale ancora di più per le imprese. Anche in questo caso si interviene invece a operazioni delle imprese in corso.

Credo che rispetto a tale questione qualche riflessione di coerenza possa essere fatta, ma - lo ripeto - nell'interesse delle aziende nei confronti delle quali ci si intende rivolgere.

Sempre in relazione al repertorio di ciò che non si dovrebbe fare in un atto legislativo, mi riferisco anche ad alcune questioni, come l'aver introdotto provvedimenti che effettivamente ci rientrano assai stirati. E penso al Vittoriale degli Italiani: in Commissione non ci è stato dato di capire perché mai, per quanto storicamente pregevole, sia entrato all'interno di questo provvedimento. Questo e non altro, perché fa parte appunto di un disordine legislativo che sicuramente non rientra nella logica di varare norme semplici, comprensibili e chiare.

Per quanto riguarda le disposizioni in materia fiscale, mi chiedo perché, senza aspettare di avere una rivoluzione in ordine alla delegificazione, non si sia iniziato già da qui ad introdurre modifiche che servono a far sì che non si debba ricorrere ad uno strumento pesante, quale è la legge, semplicemente per prorogare termini. Mi rendo conto che, essendo la fonte normativa, ad essa dobbiamo rivolgerci per poter prorogare alcuni termini; è anche evidente, però, che spostare di tre giorni alcune tipologie di dichiarazioni fiscali, senza alcuna incidenza sulle finanze dello Stato, può far sorgere al legislatore il dubbio se si debba pensare da subito a ricorrere a strumenti diversi, proprio per evitare un simile appesantimento.

Infine, molto è stato detto sulla responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore, ma vorrei trattarne soltanto un aspetto. Ritengo che la norma previgente fosse oggettivamente farraginosa e pesante, per cui è stata sostituita con una norma sicuramente più leggera, che però nell'applicazione pratica diventa estremamente pesante. Con essa, infatti, si è abrogato il richiamo al regolamento attuativo. Ora, sfido chiunque a provare ad applicare l'articolo vigente senza che si aprano contenziosi di ogni genere e specie. Il rimando al regolamento attuativo era logico: era un atto amministrativo che poi doveva spiegare alcuni presupposti che nel provvedimento in esame restano del tutto incerti.

Signor Presidente, concludo dicendo che, per una ragione di coerenza, ma soprattutto di praticità nell'uso delle norme, una riflessione su questi punti debba essere fatta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.