MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, questa mattina, nel concludere la sua replica, il relatore ha affermato la volontà comune, di tutto il Parlamento unitamente al Governo, di chiudere questa pagina umiliante della stagione dell'emergenza rifiuti a Napoli e, più vastamente, in Campania. È effettivamente un'emergenza che si trascina da troppo tempo: per un Paese civile 14 anni di emergenza sono in tutta evidenza troppi, soprattutto quando poi scoppia, quando deflagra nella maniera oggettivamente vergognosa in cui è deflagrata. (Brusìo).
Posso anche riprendere tra un po'. (Brusìo). Le repliche hanno senso se qualcuno le ascolta, altrimenti posso anche concludere e tornare a sedermi in modo che possiate cominciare a votare, tanto per essere chiari.
Come dicevo, è una emergenza che in tutta evidenza si è trascinata da troppo tempo, che è deflagrata nella maniera scandalosa e nelle dimensioni che sono sotto gli occhi di tutti, che purtroppo è diventata argomento di dibattito o piuttosto di ironia internazionale, ed è quindi in tutta evidenza una pagina da chiudere e da chiudere bene.
Devo esprimere prima di tutto apprezzamento per il dibattito che si è svolto in Senato, avendo peraltro avuto modo di seguire anche quello svoltosi in precedenza nell'altra Camera e avendo rilevato comunque, da parte di tutti i protagonisti di tale dibattito, la proposizione di considerazioni intelligenti, nell'ambito di un esame qualificato. Sono state portate argomentazioni, notazioni, emendamenti, soprattutto dall'altro ramo del Parlamento, che hanno contribuito a definire un testo che ora è comunque molto diverso da quello originario. (Brusìo).
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Menia. Vorrei pregare i colleghi di fare un po' di silenzio e in particolare il ministro La Russa di disturbare meno. (Ilarità).
MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Si tratta di mettere a regime tutti i buoni propositi e far sì che da questo atto normativo, sicuramente straordinario, si possa portare a regime una gestione che poi diventerà ordinaria. Una gestione con cui, a Napoli e in tutto il territorio della Campania, si possa comunque fuoriuscire da un'emergenza di legalità: è un'emergenza in cui dobbiamo riassegnare a tutto quel territorio e alle popolazioni che lo abitano anche il gusto del bello, della tutela dell'ambiente, il gusto di riaffermare che esistono regole, che esiste la legalità; il gusto e il dovere per una popolazione che, tra l'altro, ha illustrato l'Italia proprio per la sua capacità, per quanto ha saputo dare in termini di inventiva e di cultura.
Ebbene, dobbiamo riproporre quell'immagine che di Napoli aveva il mondo e non quella che, purtroppo, passa attraverso le vicende dell'emergenza rifiuti.
Di cosa stiamo parlando? Intanto di numeri oggettivamente difficili da gestire. Ogni giorno la Campania produce 7.000 tonnellate di rifiuti, la sola città di Napoli più di 2.000 e fino ad oggi, sostanzialmente, l'unico modo attraverso cui avveniva lo smaltimento era lo stoccaggio nelle cosiddette ecoballe. Il territorio è disseminato di 5 milioni di ecoballe che si stima potranno essere tolte di mezzo nell'arco di 15 anni, il che è spaventoso anche solo sotto il profilo numerico. In gran parte ci si serviva (le stesse amministrazioni si sono servite) di discariche che alla prova dei fatti erano abusive.
C'è un evidente controllo della problematica inerente i rifiuti da parte delle organizzazioni criminali che insistono in quell'area. Non esistono allo stato i termovalorizzatori in una Regione che, comunque, di media raggiunge il 10 per cento di raccolta differenziata; purtroppo anche questo è un record negativo. Abbiamo il dovere di riportare il Paese alla legalità, ma anche all'omogeneità, atteso che, purtroppo, anche sotto questo profilo esistono velocità diversificate: mentre nel Nord del Paese la raccolta differenziata si assesta attorno al 40 per cento, al Sud siamo al 10 per cento e la Campania è sostanzialmente in questa media, anche se esistono Comuni virtuosi, è giusto riconoscerlo. Tuttavia, lo smaltimento avveniva prevalentemente in discarica e, per i paradossi delle vicende italiche, abbiamo visto cortei guidati magari da pubblici amministratori, sindaci tanto di destra quanto di sinistra, ex ministri che protestavano contro i termovalorizzatori, con il risultato di avere i rifiuti in mezzo alla strada come accade attualmente.
Il decreto-legge al nostro esame, come è noto, stabilisce misure urgenti che assumono anche il connotato politico della capacità e della volontà di scegliere di intervenire immediatamente in ordine a tali problematiche. Ad esempio, si stabilisce che, a regime, la Campania ha bisogno di mettere in funzione quattro termovalorizzatori per essere autosufficiente.
Per quanto riguarda quello di Acerra, che era completato per il 90 per cento, grazie all'attività del sottosegretario Bertolaso nel gennaio 2009 saremo in condizione di attivare la prima linea; verosimilmente due mesi dopo attiveremo la seconda e dopo ulteriori due o tre mesi anche la terza linea. Il decreto-legge prevede, altresì, che nell'arco di un mese dalla sua emanazione dovrà essere trovata un'intesa tra il Comune di Napoli e il Sottosegretario sulla localizzazione di un termovalorizzatore anche all'interno del suddetto Comune ed è stato stabilito che ciò avvenga ad Agnano. Vi sono poi gli impianti di Santa Maria La Fossa e di Salerno. Pertanto, quando questo provvedimento sarà a regime, ci sarà l'autosufficienza per quanto riguarda la gestione ordinaria, ma ripeto che solo per eliminare i 5 milioni di ecoballe stoccate nel territorio avremo bisogno di 15 anni.
Il Governo ha assunto le sue responsabilità dando evidentemente messaggi politici. In primo luogo ci ha messo la faccia: il Presidente del Consiglio ci ha messo ripetutamente la faccia, e non per fare le vacanze a Napoli, dove va più o meno ogni settimana. Anche plasticamente, sotto il profilo non solo figurativo ma istituzionale, si è creato uno step di maggiore altezza quando dalla gestione commissariale, rivelatasi fallimentare, il Governo ha assunto la vicenda napoletana come questione nazionale prioritaria ed ha deciso di nominare un Sottosegretario (non era mai successo e mi auguro che non accadrà mai più) nella persona del dottor Bertolaso, delegato all'emergenza rifiuti in Campania. Questa scelta è stata unanimemente condivisa.
Peraltro, ho trovato interessante uno spunto che questa mattina veniva dai banchi dell'opposizione, in cui qualcuno ha fatto il mea culpa, ricordando che il dottor Bertolaso fu nominato anche durante il governo Prodi, ma non venne messo nelle condizioni di agire.
Quindi, ripeto, il Governo ha assunto in proprio questa responsabilità; ha ritenuto di farlo considerando questa un'emergenza nazionale e in conseguenza dell'unicità di tale emergenza ha stabilito una serie di norme e di princìpi. Il decreto individua soluzioni straordinarie, ma vuole indicare un sistema che funzionerà anche nell'ordinario.
Per quanto attiene alla raccolta differenziata, sapete che già da ora e per gli anni successivi è normata una graduazione di livelli percentuali da raggiungere e da mettere a regime, accanto ai quali sono previsti vincoli e sanzioni nei confronti dei Comuni che dovessero eventualmente non adempiere.
Si individuano i siti di stoccaggio, le discariche e i termovalorizzatori e si prevedono poi, come è giusto e doveroso, le opere di bonifica del territorio. Inoltre, si stabilisce che il Ministero dell'ambiente, d'intesa con quello dell'istruzione, dovrà assumersi l'impegno di trasmettere un messaggio che favorisca l'educazione ambientale in ambito scolastico, considerato che, soprattutto rispetto alle giovani generazioni, si avverte la necessità di una riorganizzazione e di un riallineamento verso una giusta attenzione alla tutela del bene pubblico e dell'ambiente, sia in termini di territorio che di acque.
È evidente che l'assunzione di responsabilità porta anche a fare scelte rispetto alle quali, a vario titolo, soprattutto dall'opposizione,sono pervenuti degli appunti. Un argomento che è stato ripreso in diversi interventi è quello che attiene, per esempio, all'istituzione della cosiddetta superprocura di Napoli. Partendo dall'assunto che esiste un'unica emergenza e che si è di fronte ad un fenomeno straordinario ed unico, si è ritenuto di attribuire alla procura di Napoli - solo per questo si è fatta anche sotto questo profilo la scelta dell'unicità - la competenza per ciò che attiene ai reati ambientali, ma con ciò non si è assolutamente voluta costituire una magistratura speciale, ciò che sarebbe impedito dalla Costituzione. In ogni caso, in questo senso parole chiare si possono leggere in antiche pronunce della Corte costituzionale e, più di recente, su tale vicenda il CSM ha avuto modo di pronunciarsi.
Si prevede, come dicevo, l'iter accelerato per l'apertura delle discariche e degli impianti e l'inserimento delle Forze armate in tutti i sistemi operativi, che siano relativi a discariche, ad impianti di termovalorizzazione o comunque di trattamento dei rifiuti. Anche tale aspetto èstato a vario titolo criticato, ma si è dimostrato comunque un fatto assolutamente risolutivo. Come sapete, le aree sono state definite "aree di interesse strategico nazionale" e l'assunzione in capo agli elementi delle Forze armate della qualifica di agenti di pubblica sicurezza da un lato e dall'altro l'avere il Genio militare assunto la conduzione di quegli impianti fanno sì che venga garantita una risposta funzionale ed immediata alle necessità individuate dal commissario.
Sono state poi criticate e messe sotto la lente di ingrandimento le deroghe che in diversi articoli del testo del decreto-legge al nostro esame vanno ad incidere da un lato sulla stessa questione dei rifiuti e dall'altro sulla gestione in merito alla tutela della salute, alla tutela ambientale e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono evidentemente tutte deroghe che derivano dalla necessità di fare fronte ad aspetti di urgenza e di emergenza, sempre nell'ottica della salvaguardia dei principi generali garantiti dall'ordinamento. Anche da questo punto di vista vi è stato un proficuo lavoro di collaborazione del Governo con Bruxelles e le istituzioni europee, che hanno chiesto una serie di chiarimenti che riteniamo di aver dato. Di fatto, il testo attualmente in votazione è il risultato di una serie di emendamenti provenienti o quanto meno suggeriti dall'Unione europea.
Tutto ciò detto, ed in conclusione, ritengo di dover tornare al punto dal quale ero partito. Trovo una sostanziale concordanza, anche in quest'Aula (a parte i punti particolari, alcuni dei quali ho ritenuto di esaminare, pur sommariamente, adesso), rispetto al dovere di far fronte alla presente emergenza. È questo il motivo per il quale il Governo tiene ad una rapida approvazione del decreto in esame.
Qualcuno oggi diceva che vi è in ipotesi la possibilità di una terza lettura e di un ulteriore passaggio alla Camera. Visto l'intasamento istituzionale dell'esame di alcuni decreti-legge presso l'altro ramo del Parlamento, ritengo che questo sarebbe un fatto estremamente pericoloso, tanto per parlare chiaro, perché non potremmo certo trovarci nella condizione di vedere il decreto in esame non convertito entro il 22 luglio, secondo i termini costituzionali. Questo è il motivo per cui, in conclusione, rivolgo il mio invito al Senato, affinché il testo venga approvato così come è.
Passando ora, com'è giusto e doveroso, all'esame degli emendamenti, mi sentirei di rivolgere un invito ai presentatori di molti dei suddetti emendamenti a ritirarli laddove non li ritengano di fondamentale importanza. Il Governo tiene ad una conversione del decreto nella forma e nel testo approvati dalla Camera, lo ribadisco, allo scopo di dare un elemento di chiarezza e di certezza assolute. È bene quindi far sì che, in questa seduta o nella prossima, il decreto venga convertito, diventando ufficialmente legge, senza rischiare di andare ad una pericolosa terza lettura, con la quale si rischierebbe di sforare i tempi. (Applausi dal Gruppo PdL).