Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 027 del 25/06/2008


FONTANA (PD). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, il principio della trasparenza è indubbiamente uno dei principi fondamentali nell'azione amministrativa in quanto rappresenta il modo attraverso il quale si dovrebbe sostanziare la caratteristica pubblica e non discriminatoria dello Stato democratico e in quanto costituisce un mezzo per garantire e migliorare il rapporto tra l'amministrazione e i cittadini, le imprese e tutti i soggetti portatori di un interesse per la comunità.

Ed è proprio il concetto di trasparenza ad entrare nel titolo del disegno dì legge di conversione del decreto-legge n. 97 oggi all'esame in Aula, concetto che, tuttavia, rimane fermo soltanto al titolo e non contraddistingue di certo l'impianto normativo del testo. Pensiamo solo per un attimo alla palese e persino imbarazzante incoerenza che si manifesta immediatamente all'inizio del provvedimento, quel comma 1 dell'articolo 1 (oggi stralciato ma inserito comunque in altro decreto) con cui si è derogato al vincolo di legge che impone trasparenza e non discriminazione in materia di privatizzazione. Così come all'articolo 2, con cui si disciplinano le modalità procedurali per la fruizione del credito d'imposta riservato alle imprese che effettuano investimenti nelle aree svantaggiate si introduce un meccanismo di appesantimento degli adempimenti burocratici, complesso, macchinoso e di natura discrezionale. In sostanza, si viene a ripristinare la vecchia e fallimentare logica discrezionale, causa di tanta inefficienza e corruzione, e si reintroducono inutili oneri amministrativi rendendo di fatto inefficace il meccanismo; preoccupazioni emerse in parecchi interventi in Commissione, anche da parte dei colleghi di maggioranza, contenute anche nella relazione di questa mattina. Del resto, da più parti è stata evidenziata in questi giorni la corsa contro il tempo cui si stanno sottoponendo le imprese del Sud e le difficoltà che incontrano, con ingorghi, ritardi e persino rinunce. Altro che incentivi! Per ora, l'unica cosa certa è che si stanno disincentivando proprio quegli investimenti, magari anche già fatti, insieme ad altre misure, con il rischio di un duro colpo all'economia del Sud del Paese.

Un altro punto che voglio sottolineare riguarda il principio della responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore. Il provvedimento in discussione abroga le disposizioni in materia contenute nel decreto-legge n. 223 del 2006 (decreto Bersani) nonché il regolamento contenuto nel decreto ministeriale n. 74 del 2008; un vero e proprio colpo di spugna che cancella una serie di obblighi e procedure che sarebbero dovute entrare in vigore la scorsa settimana, finalizzate a rendere nel concreto effettiva la responsabilità solidale. In pratica, il principio di responsabilità solidale rimane (anche se solo nell'ambito dei lavori privati e non più di quelli pubblici), ma di fatto sono state abrogate tutte le disposizioni per poterla realmente esercitare, vanificando così la possibilità di raggiungere quegli obiettivi che la norma precedente si era posta, cioè il contrasto all'evasione ed elusione fiscale e contributiva, la lotta al lavoro nero e sommerso, l'eliminazione della distorsione della concorrenza, la tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

È sul tema della sicurezza sul lavoro che voglio chiudere il mio intervento, per evidenziare e denunciare il profondo sconcerto rispetto alle scelte che il Governo sta compiendo. Con l'articolo 4, comma 2, del provvedimento in esame si proroga l'efficacia di alcune norme del Testo unico sulla sicurezza, quella riguardante la comunicazione da parte dell'azienda, a fini statistici e informativi, dei dati relativi agli infortuni sul lavoro (proprio quel monitoraggio di cui ieri il ministro Sacconi ha elogiato le finalità) e quella relativa al divieto di effettuazione di una visita medica "preassuntiva".

Se a questo si aggiunge il fatto che la Commissione finanze ha approvato ieri a maggioranza un emendamento che proroga anche l'entrata in vigore delle disposizioni (sempre nel Testo unico) riguardanti la valutazione dei rischi e l'elaborazione del relativo documento; se a ciò si collegano le disposizioni cui facevo riferimento prima in merito alla responsabilità solidale in un settore fortemente a rischio come quello della catena degli appalti e subappalti; se si somma anche la deroga alle norme in materia di sicurezza sul lavoro prevista nel decreto rifiuti approvato ieri alla Camera; se, insomma, mettiamo in fila tutte queste cose, è evidente a tutti come il Governo stia procedendo: intervenendo su singoli punti ed aspetti, l'obiettivo è quello di smantellare pezzo per pezzo il quadro d'insieme che si è faticosamente costruito in questi anni, quel quadro che cerca di tenere insieme formazione, prevenzione, cultura della sicurezza e della legalità, controlli efficaci, risorse, ma anche sanzioni sicure laddove si accerti il mancato rispetto delle regole in materia. E sarebbe questo ad aver distolto l'attenzione dall'approccio sostanzialista così caro al Ministro?

Anch'io sono convinta, come ha detto ieri in modo così chiaro il collega Nerozzi, che non si devono più sopportare deroghe, che non si devono lanciare segnali contraddittori e che il susseguirsi di prese di posizione e di distinguo non danno certo un segno di forte unità, su un tema dove invece, al di là delle parole di contrizione, abbiamo veramente tutti il dovere di promuovere una nuova mentalità e una nuova cultura che rimettano davvero al centro della scena politica il lavoro come valore fondante della dignità di ogni uomo e donna. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.