TREU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TREU (PD). Signor Presidente, il mio intervento sarà leggermente più lungo di quello del collega perché ritengo importante fare qualche sottolineatura.
Il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore dell'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro; non solo, vuole anche sostenerne il lavoro, perché non si tratta di una commissione notarile ed è anche molto diversa da quelle precedenti che lavoravano - per così dire - in una situazione di normativa incerta, per migliorarla, per costruire il futuro. Adesso la normativa è stata approvata con largo consenso e lo sottolineo perché ogni tanto qualcuno sembra dimenticarsene: quindi, è necessario che questa Commissione lavori nella direzione giusta.
Concordo con alcune affermazioni, ossia che deve svolgersi un lavoro di monitoraggio attento sui dati critici. Quella del monitoraggio a fini di miglioramento è una cultura poco diffusa nel nostro sistema; si dovrebbe fare per tutte le leggi difficili e quindi è bene che si faccia anche in questo caso. Però, attenzione, quando si fa un monitoraggio bisogna sapere cosa si va a guardare e non essere traviati da false rappresentazioni. Invece, da quello che ho sentito dal ministro Sacconi (mi dispiace che non ci sia, ma è presente il sottosegretario Viespoli che capisce bene tali questioni), alcune affermazioni mi sembrano preoccupanti.
Innanzitutto, verifichiamo quali sono i fatti critici. Si dice che c'è una larga parte di violazioni comportamentali; benissimo, andiamo a guardare quali sono i comportamenti che hanno creato problemi, andiamo a vedere meglio dove si concentrano gli infortuni, miglioriamo anche i dati (nel nostro Paese la cultura dei dati è ancora approssimativa), perché è importante sapere dove si concentrano; guardiamo anche quali sono i tipi di violazioni.
Si è parlato di violazioni formali e ignoranza: non ho pregiudizi in proposito, però non vorrei che ci fossero i pregiudizi secondo cui siamo di fronte ad una inefficacia della normativa per eccesso di formalismo. Secondo voi l'infortunio di Mineo, di cui da ultimo abbiamo parlato, era dovuto a violazioni di formalismi o non c'era una plateale e gravissima violazione di regole fondamentali? Oppure - sempre per rimanere sull'attualità - per quanto riguarda la norma che stabilisce la responsabilità del subappaltatore per la catena degli appalti, dove avvengono cose purtroppo gravissime e molto concentrate, come sanno bene i colleghi, è un formalismo imporre la responsabilità solidale? L'avete abolita ed è molto grave. È un formalismo il documento di valutazione del rischio? Possiamo certamente migliorarlo; anzi, se adesso la Commissione sarà attenta, raccoglierà delle informazioni per migliorarlo. Ma siccome tra l'altro c'è una sanzione nel caso in cui si ometta la valutazione del rischio in lavorazioni particolarmente pericolose, ed è l'unica sanzione un po' dura perché prevede l'arresto, è un formalismo non avere una valutazione del rischio, che è un caposaldo in tutto il mondo della prevenzione, a cui giustamente tutti teniamo, e dell'informazione? Tali aspetti devono essere controllati, altrimenti la Commissione sarebbe vana.
Una seconda questione, a mio avviso, è stata chiaramente indicata in modo preoccupante dal ministro Sacconi; noi siamo convinti che occorra migliorare l'informazione, infatti per la prima volta dopo tanti anni abbiamo previsto un po' di soldi per l'informazione scolastica e l'informazione professionale: pochi, mi auguro che ne metterete di più. Siccome in trent'anni nessuno ci aveva provato, abbiamo cominciato e aumentiamo; così come noi abbiamo rafforzato l'idea che si premiano i comportamenti virtuosi, quella specie di bonus-malus che abbiamo inserito nella legge di cui stiamo parlando e mi dicono - lo afferma anche il senatore De Luca - che lo hanno inserito in molte leggi regionali, tra cui quella della Campania; mi congratulo, in Campania evidentemente non ci sono solo i rifiuti!
Tutto ciò va bene, ma attenzione, non elimina i problemi oggettivi. Per esempio, il senatore Castro afferma che la gravità degli infortuni si concentra su un 7 per cento; non so se questi dati siano giusti, ma immagino che lo siano; ci credo. Ma solo quelli sono ignoranti? L'ignoranza diffusa è un discorso generico; può essere un alibi. In quel caso, però, non c'è solo ignoranza (perché magari c'è anche questa) ma ci sono condizioni oggettive particolarmente rischiose. Non è che si può giocare sull'informazione, sulla formazione, sulla prevenzione (pure giusta) per evitare di affrontare i problemi duri.
Allo stesso modo si parla delle sanzioni, di cui abbiamo discusso moltissimo durante i mesi di elaborazione della legge. Noi siamo stati molto equilibrati: abbiamo aggiornato le sanzioni pecuniarie, anche se qualcuno ci ha accusati di essere stati un po' troppo morbidi, ed una sanzione unica di tipo detentivo è prevista per un caso particolarmente grave. Mi limito a tale rilievo, non vorrei usare l'argomento che invece usate voi molto spesso, e cioè che le sanzioni hanno un effetto deterrente, anche quando sono duramente sbandierate, se si tratta di immigrazione ma in materia di sicurezza sul lavoro tale effetto non lo avrebbero e, quindi, lasciamole pure da parte. Non uso questo argomento perché ritengo che le sanzioni vadano usate con equilibrio e mi sembra che l'abbiamo fatto.
Vorrei fare un'ultima osservazione. Sto parlando di questioni di fondo su cui la Commissione deve riflettere, altrimenti non lavorerà bene, come noi pensiamo che debba fare. Si è detto che in materia di sicurezza dobbiamo procedere per obiettivi. Ma stiamo scherzando? Il management by objectives funziona quando si devono raggiungere obiettivi di produzione; se si raggiungono è bene, se non si raggiungono poco male. Oppure si fa ricorso a questo tipo di approccio quando si devono affrontare dati quantitativamente apprezzabili. Quando c'è di mezzo la pelle delle persone lavoriamo per obiettivi? No. Da che mondo è mondo, in questa materia ci saranno pure obiettivi di miglioramento, ma c'è uno zoccolo duro (leggasi hard, e non soft) che non è derogabile.
Si è parlato di enti bilaterali. Io sono un bilateralista, ma se non stiamo attenti rischiamo di fare del male al bilateralismo. Le parti, infatti, possono suggerire delle buone pratiche, migliorative, ma non possono essere chiamate a collaborare con il rischio non dico di cogestire gli infortuni, ma di abbattere delle tutele fondamentali. Il diritto pubblico, in questo caso, le istituzioni non possono sottrarsi al compito di controllare queste situazioni. A parte il fatto che sulla faccenda specifica il consenso auspicato anche da me, oltre che dal ministro Sacconi, su questi aspetti duri manca del tutto. Abbiamo visto, infatti, l'esito di quel confronto tra le parti sulla definizione delle tutele fondamentali e delle sanzioni.
Ho richiamato alcune questioni di fondo. Innanzitutto, quali sono veramente i fatti incriminati (formalismo o non formalismo); cosa è possibile fare con la formazione e con la prevenzione e cosa va fatto, invece, con le regole dure e con le sanzioni, se necessario, come extrema ratio; infine, considero ottimo il miglioramento attraverso gli enti bilaterali ma questo non è un alibi per abbattere le tutele fondamentali.
Auguro quindi buon lavoro alla Commissione. Noi faremo la nostra parte, come abbiamo fatto anche in passato. Abbiamo anche elaborato delle proposte per migliorare alcuni aspetti, ad esempio in materia di coordinamento e di rafforzamento dei controlli. La Commissione di inchiesta ci potrà quindi fornire elementi concreti per introdurre miglioramenti, ma non per smantellare le tutele. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Peterlini e De Feo).