CASTRO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche per dare semplicità ed efficacia ai lavori dell'Aula, credo si debbano distinguere due questioni diverse, afferenti a piani diversi.
Mi sembra siano emerse due complessive filosofie di intervento sulla materia degli infortuni sul lavoro, che evidentemente non possono trovare in questa specifica sede il momento più opportuno per confrontarsi nel tentativo di trovare una sintesi che consenta di addivenire ad un risultato significativo in termini di riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.
Credo piuttosto che al dibattito parlamentare, al medesimo Governo e alle medesime parti sociali sia indispensabile la qualità dell'apporto che potrebbe venire dai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cosiddette morti bianche nella costituzione di un patrimonio informativo e valutativo condiviso. In questa fase mi limiterei a concentrare la nostra attenzione in questa direzione.
In particolare, a quanti hanno sollevato osservazioni sull'alimentazione finanziaria dell'attività della Commissione, credo di non poter ribadire altrimenti se non la necessità che un provvedimento normativo ne modifichi la fonte di finanziamento, soprattutto se si vuole attribuire tale alimentazione alla sanzione a carico delle imprese che abbiano violato le norme antinfortunistiche. Si potrebbe così pensare, ma evidentemente solo de iure condendo, alla destinazione di una percentuale, che potrebbe essere dell'1 per cento, di quei fondi che l'INAIL recupera esercitando l'azione di regresso (si tratta di una dimensione annuale stimabile mediamente in 300 milioni di euro) nei confronti di quelle che chiamiamo, con una qualche densità simbolica, le "imprese fellone", per alimentare le attività di riparazione sotto forma di prevenzione. Credo che un provvedimento di questo tipo potrebbe essere messo in cantiere.
Quanto invece alla destinazione immediata di fondi INAIL, già il senatore Amoruso aveva fatto perspicue osservazioni sul punto. Credo vada tecnicamente distinta la quota dell'avanzo di gestione che l'INAIL accantona ogni anno per destinarla alla costituzione delle riserve tecniche (ed è qui la dimensione più cospicua di quei famosi 12 miliardi oggetto già di attente valutazioni) dai fondi immediatamente spendibili per attività di prevenzione, che sono di un ammontare assolutamente più modesto e che io stimerei tra i 20 e i 30 milioni di euro l'anno. Sotto questo profilo è già nell'autonomia organizzativa dell'istituto la disponibilità della destinazione di queste somme.
Approfitto della presenza del sottosegretario Viespoli per avere conferma di quelle che credo siano le intenzioni sue e del Governo, cioè di accelerare fortemente la concreta messa a disposizione di certe somme per attività di prevenzione concordate o concertate tra le parti sociali che l'INAIL, nell'esercizio della propria istituzionale e fisiologica autonomia, può fare.
Sotto questo profilo, quindi, credo che vengano confermate nitidamente l'urgenza e la necessità dell'attivazione della Commissione di inchiesta. Credo che la mappatura delle sue attività disegnata dai lavori delle precedenti Commissioni e ribadita dalle osservazioni presentate qui in Aula confermi l'ampiezza del lavoro, ma anche la possibilità che quel medesimo lavoro sia canalizzato e veicolato, secondo quella strategia di concentrazione, focalizzazione, intensificazione delle azioni di programmazione, prevenzione e repressione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, condiviso desiderio e condivisa valutazione dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.