AMORUSO (PdL). Signor Presidente, intervengo essenzialmente per sottolineare alcuni dati importanti relativi al drammatico fenomeno delle morti bianche.
La relazione che ha svolto il senatore Castro nel presentare la proposta di istituire una Commissione di inchiesta parlamentare è stata esemplare ed è certamente esaustiva delle questioni che con questa Commissione si intendono affrontare. Ma non dobbiamo dimenticare che questo fenomeno si presenta con dimensioni inaudite, riguardando oltre 900.000 persone. Ciò è certamente sconvolgente, anche se dai dati forniti dall'INAIL emerge che negli ultimi anni si è registrata una lenta riduzione del numero degli infortuni e degli infortuni mortali. In effetti, si registra una lenta diminuzione, ma certamente non è né sufficiente né utile per poter dire oggi che tale problema in Italia è secondario. Anzi, resta un problema importantissimo a cui anche nella precedente legislatura forse non si è saputo dare una risposta oggettivamente soddisfacente.
È stata approvata la legge n. 123 del 2007 negli ultimi giorni di legislatura, ben otto mesi dopo la delega che era stata data al Governo. Quindi, se si trattava di un provvedimento necessario ed urgente, non si capisce per quale motivo si è dovuto aspettare otto mesi, che sono stati il termine per cui si è provveduto al varo di quella legge perché c'è stato un fatto drammatico, ossia l'incidente di Molfetta con la morte di numerosi lavoratori, che ha determinato la necessità di provvedere anche a Camere sciolte ad approvare un provvedimento che potesse dare maggiori garanzie ai lavoratori.
Come sottolineato dal Ministro nel suo intervento odierno, bisogna andare oltre quella legge; essa puntava essenzialmente ad un piano sanzionatorio verso le aziende pensando che solo attraverso l'inasprimento delle sanzioni si potesse affrontare il problema delle morti bianche. Si è invece dimenticato un aspetto fondamentale importante, quello dell'informazione e della formazione sia dei lavoratori sul posto di lavoro che degli stessi datori di lavoro. Il dramma di Molfetta, che ha determinato l'approvazione di quella legge, ci ha dimostrato come si muore per mancanza di conoscenza e di esperienza e muoiono non soltanto i lavoratori, ma anche i datori di lavoro: in quel caso, infatti, c'è stata una sorta di catena umana in cui uno ha cercato di salvare l'altro non sapendo a cosa andava incontro, e sono morti tutti quanti, compreso il titolare dell'azienda.
Quindi, è necessario puntare ad una formazione forte che - come ha detto il Ministro - vada oltre la legge n. 123, verso una forma di monitoraggio concreto, guardando quali sono le aziende, le loro dimensioni, di quale natura merceologica si parla. Ecco allora una politica attenta che deve utilizzare le risorse necessarie.
È vero, com'è stato detto quest'oggi, che l'INAIL ha oltre 12 miliardi di euro di attivo patrimoniale depositato nella Tesoreria dello Stato in maniera infruttifera, ma - dopo alcuni incidenti come quello di Molfetta, ma anche prima - in un documento ufficiale del CIV dell'INAIL, il Consiglio di indirizzo e vigilanza, formato dai rappresentanti delle parti sociali, si invitava l'allora Governo Prodi ad attivarsi per poter spendere una parte di quelle risorse per la sicurezza sul lavoro. Non è stato fatto; non è stato fatto per otto mesi perché non si era presa in considerazione la delega e, dopo l'approvazione della legge, nella stessa non è stato inserito, nonostante che in quell'occasione l'abbiamo sollecitato e indicato e nonostante che l'atteggiamento dell'opposizione in quell'occasione sia stato discreto e attento, perché non volevamo impedire l'approvazione della legge stessa.
Accanto alla necessità di procedere su questo percorso, è anche importante intervenire sui controlli; lo ha ricordato il relatore. Oggi forse abbiamo troppi enti preposti ai controlli, dodici, dal Ministero alle ASL, che devono provvedere agli stessi; ma abbiamo una realtà che accomuna tutti questi controlli, ossia che essi sono inefficienti e insufficienti perché ci sono stati casi, come nella scorsa legislatura, di denunzie da parte di uffici dell'ispettorato del lavoro, i cui dipendenti non potevano uscire a svolgere le loro mansioni ed erano costretti a rimanere in ufficio a leggere il giornale perché non c'erano i soldi neanche per comprare la benzina delle macchine per poter andare a fare i controlli. Ed il dato statistico in base al quale risulta che nelle aziende viene effettuata in media un'ispezione ogni 12 anni, la dice lunga su questo tipo di carenze. Interveniamo allora su questo.
Non dimentichiamo inoltre - lo sottolineiamo al Governo - che è in atto lo scorrimento di una graduatoria per l'assunzione di ispettori del lavoro l'utilizzo della quale è previsto fino al 2010 dal decreto milleproroghe e dalla quale è possibile attingere ancora 300 unità. Già questo sarebbe un segnale importante e positivo nei confronti di una realtà come quella delle morti bianche che noi vogliamo realmente combattere - come hanno detto il relatore, il Ministro ed il Governo in generale - per cercare di fare in modo che la diminuzione del numero degli infortuni non si limiti a poche migliaia di casi all'anno ma sia veramente consistente.
Non bisogna dimenticare che i controlli sono necessari perché una delle cause importanti che determina gli incidenti sul lavoro, specialmente in determinati settori come quelli dell'edilizia e dell'agricoltura, è rappresentata proprio dal lavoro sommerso. Bisogna intervenire anche su questo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un'alta percentuale di incidenti viene dichiarata nel primo giorno di lavoro. Questo la dice lunga ed è lo specchio di una realtà di lavoro sommerso che non ha e non dà tutele e che bisogna eliminare attraverso un'efficiente azione di controllo.
Pertanto, attraverso un'attività di formazione e di informazione e mediante un maggiore controllo penso che sarà realmente possibile diminuire sempre più il numero degli incidenti sul lavoro in Italia. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Roilo. Ne ha facoltà.