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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 026 del 24/06/2008


Ripresa della discussione del Documento XXII, n. 6 (ore 18,35)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Amoruso. Ne ha facoltà.

AMORUSO (PdL). Signor Presidente, intervengo essenzialmente per sottolineare alcuni dati importanti relativi al drammatico fenomeno delle morti bianche.

La relazione che ha svolto il senatore Castro nel presentare la proposta di istituire una Commissione di inchiesta parlamentare è stata esemplare ed è certamente esaustiva delle questioni che con questa Commissione si intendono affrontare. Ma non dobbiamo dimenticare che questo fenomeno si presenta con dimensioni inaudite, riguardando oltre 900.000 persone. Ciò è certamente sconvolgente, anche se dai dati forniti dall'INAIL emerge che negli ultimi anni si è registrata una lenta riduzione del numero degli infortuni e degli infortuni mortali. In effetti, si registra una lenta diminuzione, ma certamente non è né sufficiente né utile per poter dire oggi che tale problema in Italia è secondario. Anzi, resta un problema importantissimo a cui anche nella precedente legislatura forse non si è saputo dare una risposta oggettivamente soddisfacente.

È stata approvata la legge n. 123 del 2007 negli ultimi giorni di legislatura, ben otto mesi dopo la delega che era stata data al Governo. Quindi, se si trattava di un provvedimento necessario ed urgente, non si capisce per quale motivo si è dovuto aspettare otto mesi, che sono stati il termine per cui si è provveduto al varo di quella legge perché c'è stato un fatto drammatico, ossia l'incidente di Molfetta con la morte di numerosi lavoratori, che ha determinato la necessità di provvedere anche a Camere sciolte ad approvare un provvedimento che potesse dare maggiori garanzie ai lavoratori.

Come sottolineato dal Ministro nel suo intervento odierno, bisogna andare oltre quella legge; essa puntava essenzialmente ad un piano sanzionatorio verso le aziende pensando che solo attraverso l'inasprimento delle sanzioni si potesse affrontare il problema delle morti bianche. Si è invece dimenticato un aspetto fondamentale importante, quello dell'informazione e della formazione sia dei lavoratori sul posto di lavoro che degli stessi datori di lavoro. Il dramma di Molfetta, che ha determinato l'approvazione di quella legge, ci ha dimostrato come si muore per mancanza di conoscenza e di esperienza e muoiono non soltanto i lavoratori, ma anche i datori di lavoro: in quel caso, infatti, c'è stata una sorta di catena umana in cui uno ha cercato di salvare l'altro non sapendo a cosa andava incontro, e sono morti tutti quanti, compreso il titolare dell'azienda.

Quindi, è necessario puntare ad una formazione forte che - come ha detto il Ministro - vada oltre la legge n. 123, verso una forma di monitoraggio concreto, guardando quali sono le aziende, le loro dimensioni, di quale natura merceologica si parla. Ecco allora una politica attenta che deve utilizzare le risorse necessarie.

È vero, com'è stato detto quest'oggi, che l'INAIL ha oltre 12 miliardi di euro di attivo patrimoniale depositato nella Tesoreria dello Stato in maniera infruttifera, ma - dopo alcuni incidenti come quello di Molfetta, ma anche prima - in un documento ufficiale del CIV dell'INAIL, il Consiglio di indirizzo e vigilanza, formato dai rappresentanti delle parti sociali, si invitava l'allora Governo Prodi ad attivarsi per poter spendere una parte di quelle risorse per la sicurezza sul lavoro. Non è stato fatto; non è stato fatto per otto mesi perché non si era presa in considerazione la delega e, dopo l'approvazione della legge, nella stessa non è stato inserito, nonostante che in quell'occasione l'abbiamo sollecitato e indicato e nonostante che l'atteggiamento dell'opposizione in quell'occasione sia stato discreto e attento, perché non volevamo impedire l'approvazione della legge stessa.

Accanto alla necessità di procedere su questo percorso, è anche importante intervenire sui controlli; lo ha ricordato il relatore. Oggi forse abbiamo troppi enti preposti ai controlli, dodici, dal Ministero alle ASL, che devono provvedere agli stessi; ma abbiamo una realtà che accomuna tutti questi controlli, ossia che essi sono inefficienti e insufficienti perché ci sono stati casi, come nella scorsa legislatura, di denunzie da parte di uffici dell'ispettorato del lavoro, i cui dipendenti non potevano uscire a svolgere le loro mansioni ed erano costretti a rimanere in ufficio a leggere il giornale perché non c'erano i soldi neanche per comprare la benzina delle macchine per poter andare a fare i controlli. Ed il dato statistico in base al quale risulta che nelle aziende viene effettuata in media un'ispezione ogni 12 anni, la dice lunga su questo tipo di carenze. Interveniamo allora su questo.

Non dimentichiamo inoltre - lo sottolineiamo al Governo - che è in atto lo scorrimento di una graduatoria per l'assunzione di ispettori del lavoro l'utilizzo della quale è previsto fino al 2010 dal decreto milleproroghe e dalla quale è possibile attingere ancora 300 unità. Già questo sarebbe un segnale importante e positivo nei confronti di una realtà come quella delle morti bianche che noi vogliamo realmente combattere - come hanno detto il relatore, il Ministro ed il Governo in generale - per cercare di fare in modo che la diminuzione del numero degli infortuni non si limiti a poche migliaia di casi all'anno ma sia veramente consistente.

Non bisogna dimenticare che i controlli sono necessari perché una delle cause importanti che determina gli incidenti sul lavoro, specialmente in determinati settori come quelli dell'edilizia e dell'agricoltura, è rappresentata proprio dal lavoro sommerso. Bisogna intervenire anche su questo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un'alta percentuale di incidenti viene dichiarata nel primo giorno di lavoro. Questo la dice lunga ed è lo specchio di una realtà di lavoro sommerso che non ha e non dà tutele e che bisogna eliminare attraverso un'efficiente azione di controllo.

Pertanto, attraverso un'attività di formazione e di informazione e mediante un maggiore controllo penso che sarà realmente possibile diminuire sempre più il numero degli incidenti sul lavoro in Italia. (Applausi dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Roilo. Ne ha facoltà.

ROILO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette morti bianche, risponde innanzitutto alla necessità di proseguire l'attività della Commissione monocamerale svolta sia nella XIV che nella XV legislatura. Si è trattato di un'attività estesa ed approfondita, come si evince dalla lettura delle relazioni finali, ma non completa in quanto i tempi a disposizione delle Commissioni, per ragioni diverse e per motivi non dipendenti dalle medesime, non hanno consentito di concludere il lavoro.

Inoltre, il susseguirsi dei gravissimi incidenti mortali e l'elevato numero di infortuni e di malattie professionali ripropongono la necessità di un forte impegno delle istituzioni oltre che di quello delle forze politiche e sociali sul tema della sicurezza sul lavoro, fenomeno - come è stato ricordato a più riprese anche in questa discussione - che continua ad interessare sia il Sud che il Nord del Paese. Infatti, i recenti e gravissimi incidenti mortali verificatisi a Mineo e a Molfetta, così come quelli avvenuti nei giorni scorsi nel cantiere edile di Settimo Milanese e, ancora prima, alla ThyssenKrupp di Torino, dimostrano, e lo fanno drammaticamente, quali sono le condizioni di lavoro in cui sono costretti ad operare in Italia tantissimi lavoratori. Sono condizioni di rischio permanente presente soprattutto nei settori della produzione agricola, delle costruzioni e dei trasporti.

D'altro canto, se confrontiamo i dati relativi al 2006, al 2007 ed ai primi sei mesi del 2008 (rispettivamente circa 1.300, più di 1.200 e quasi 500 infortuni mortali) con quelli del 2001 (circa 1.400 incidenti mortali) possiamo constatare che il fenomeno degli infortuni sul lavoro in Italia non solo non tende ad un suo esaurimento o ad una sua riduzione e contenimento significativi ma, al contrario, tende a stabilizzarsi a livelli quantitativi assolutamente inaccettabili.

Ecco, quindi, la necessità di reiterare la Commissione nella presente legislatura, una necessità che riguarda l'attività di completamento del lavoro svolto nelle precedenti legislature e, inoltre, di monitoraggio costante e puntuale della dimensione, delle caratteristiche del fenomeno e, infine, di accertamento delle cause di tanti, tantissimi infortuni sul lavoro.

A questo ultimo riguardo, sulle cause di tanti e tantissimi infortuni sul lavoro, voglio solamente sottolineare che, se da un lato è vero che nel nostro Paese manca un'adeguata cultura della sicurezza e spesso, appunto, la consapevolezza dei rischi lavorativi presenti soprattutto in alcune attività produttive, è altrettanto vero, d'altro canto, che sovente gli incidenti sul lavoro compresi quelli mortali derivano innanzitutto da inosservanze delle più elementari norme di sicurezza che le imprese devono attuare e che devono costantemente verificare nella loro attuazione.

Infine, penso che l'attività della Commissione può essere davvero utile anche per il suo ruolo di ispezione e per suggerire gli strumenti per combattere e limitare questo fenomeno. Nel suo ruolo di ispezione la Commissione può essere sicuramente uno strumento importante per accertare soprattutto le condizioni in cui possono avvenire incidenti drammatici come quello accaduto alla ThyssenKrupp di Torino.

Per quanto riguarda gli strumenti, voglio solamente ricordare il ruolo positivo della Commissione nella precedente legislatura nella definizione della legge n. 123 del 2007, oggi diventata testo unico.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo davvero - io ne sono fermamente convinto - di fronte ad una proposta non formale, non burocratica, non routinaria, ma che impegna il Parlamento affinché anche da parte delle istituzioni e dello Stato non venga meno l'attenzione per combattere questa piaga sociale. (Applausi dal Gruppo PD).

 

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,50)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morra. Ne ha facoltà.

MORRA (PdL). Signor Presidente, vorrei ricordare a me stesso e all'Aula che stiamo discutendo di un fenomeno che conta un milione di infortuni sul lavoro per anno, di cui 1.300 mortali. Si tratta di una media di quattro infortuni mortali al giorno. Questi sono i dati che ci rassegna l'INAIL, che non fanno riferimento a un anno particolarmente critico sotto il profilo degli infortuni sul lavori, ma che riflettono una media spalmata su un numero di anni significativi. Sempre l'INAIL, relativamente al periodo 2000-2006, parla di 1.376 infortuni mortali. I dati sopra citati - vorrei ricordarlo agli onorevoli colleghi - non tengono conto degli infortuni sul lavoro relativi al lavoro sommerso, così come non tengono conto delle morti per malattie professionali. Ancora l'INAIL, nel periodo 2001-2006, ha riconosciuto circa 850 morti per malattie professionali, ossia per malattie contratte nei luoghi di lavoro. È, tra l'altro, un numero sottostimato, stante le difficoltà che si registrano ancora oggi nell'ottenere il riconoscimento delle malattie professionali.

Così come nei numeri forniti dall'INAIL - che, vorrei ricordarlo, è un istituto assicurativo - non rientrano gli infortuni relativi ai lavoratori autonomi e precari, per i quali non vige ancora l'obbligo di assicurazione infortunistica: non rientrano né gli incidenti sul lavoro, fatti passare per incidenti stradali, e neppure gli infortuni domestici. Di fronte ad un fenomeno così drammaticamente presente ed esteso, diciamo «sì» ad una Commissione parlamentare d'inchiesta che indaghi sui tanti perché e lo faccia con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.

La Commissione di inchiesta di cui si chiede l'istituzione e per cui è necessaria l'approvazione dell'Aula si pone in continuità con il lavoro svolto da analoghe Commissioni nella XIV legislatura, nonché con il lavoro svolto nella XV legislatura dalla precedente Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro che, tra l'altro, non è stato portato a compimento per la fine anticipata dalla legislatura. Pur tralasciando questo aspetto di continuità, nell'attuale fase storica la istituenda Commissione può assolvere ad un compito estremamente importante: il 9 aprile 2008, infatti, è stato approvato il decreto legislativo n. 81 che, in materia di sicurezza e infortuni sul lavoro, assume la veste di testo unico e chiude un lavoro lungo e complesso che ha visto impegnati Governi di varie legislature e di diverso colore politico, ma necessita di una puntuale verifica sul campo che può essere effettuata anche con il contributo della istituenda Commissione di inchiesta.

Sono verifiche necessarie che riguardano numerosi profili del decreto legislativo e testo unico a partire dal capitolo della formazione e informazione. Occorre verificare se le innovazioni introdotte colgono l'obiettivo primario di potenziare il controllo sociale e sviluppare e radicare la cultura della prevenzione.

Occorre verificare se il nuovo ruolo attribuito alle parti sociali dal succitato decreto legislativo centri l'obiettivo di superare la fase conflittuale tra le parti per far emergere una partecipazione condivisa, premessa e garanzia di una maggiore sicurezza sui luoghi del lavoro. Ad una verifica di efficacia e di efficienza deve essere sottoposto il nuovo impianto sanzionatorio previsto nel decreto legislativo n. 81 che, a parere del mondo delle imprese e a parere nostro, è sbilanciato a favore di un'impostazione inutilmente repressiva che enfatizza gli illeciti penali rispetto a quelli amministrativi e rispetto ai profili promozionali e prevenzionistici.

Occorre sottoporre il decreto legislativo n. 81 del 2008 ad una verifica sul campo per ciò che attiene l'impianto del provvedimento con le nuove tipologie contrattuali atipiche, atteso l'elevato livello di criticità che tali lavori fanno registrare relativamente agli infortuni. Tali verifiche vanno eseguite anche sul nuovo impianto dell'attività di vigilanza disegnato dal decreto legislativo n. 81 su cui si appuntano le maggiori perplessità.

Si ritiene infatti che, relativamente a questo capitolo, il legislatore delegato abbia operato una scelta conservatrice, una scelta tanto più conservatrice se rapportata al criterio di delega, che indicava quale obiettivo del sistema di vigilanza la razionalizzazione e il coordinamento delle strutture centrali e delle strutture territoriali di vigilanza. Quel che ne viene fuori, invece, pur con qualche novità, è il permanere di un sistema duale, centrato su una distribuzione di competenza tra il sistema regionale delle ASL e il sistema nazionale della direzione provinciale del lavoro, che non eviterà - riteniamo - la criticità del passato in materia di vigilanza, costituita da sovrapposizione, duplicazione e da carenza di interventi. Si poteva, al fine di una piena razionalizzazione delle forze in campo, attribuire al sistema delle ASL tutto il residuo personale ispettivo della direzione provinciale del lavoro.

Anche per il contributo, e non solo per questo, che l'istituenda Commissione potrà fornire al legislatore per le integrazioni e le correzioni da apportare al decreto legislativo n. 81 del 2008, noi ne abbiamo riproposto l'istituzione e ne voteremo l'approvazione in Aula. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

CASTRO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche per dare semplicità ed efficacia ai lavori dell'Aula, credo si debbano distinguere due questioni diverse, afferenti a piani diversi.

Mi sembra siano emerse due complessive filosofie di intervento sulla materia degli infortuni sul lavoro, che evidentemente non possono trovare in questa specifica sede il momento più opportuno per confrontarsi nel tentativo di trovare una sintesi che consenta di addivenire ad un risultato significativo in termini di riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Credo piuttosto che al dibattito parlamentare, al medesimo Governo e alle medesime parti sociali sia indispensabile la qualità dell'apporto che potrebbe venire dai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cosiddette morti bianche nella costituzione di un patrimonio informativo e valutativo condiviso. In questa fase mi limiterei a concentrare la nostra attenzione in questa direzione.

In particolare, a quanti hanno sollevato osservazioni sull'alimentazione finanziaria dell'attività della Commissione, credo di non poter ribadire altrimenti se non la necessità che un provvedimento normativo ne modifichi la fonte di finanziamento, soprattutto se si vuole attribuire tale alimentazione alla sanzione a carico delle imprese che abbiano violato le norme antinfortunistiche. Si potrebbe così pensare, ma evidentemente solo de iure condendo, alla destinazione di una percentuale, che potrebbe essere dell'1 per cento, di quei fondi che l'INAIL recupera esercitando l'azione di regresso (si tratta di una dimensione annuale stimabile mediamente in 300 milioni di euro) nei confronti di quelle che chiamiamo, con una qualche densità simbolica, le "imprese fellone", per alimentare le attività di riparazione sotto forma di prevenzione. Credo che un provvedimento di questo tipo potrebbe essere messo in cantiere.

Quanto invece alla destinazione immediata di fondi INAIL, già il senatore Amoruso aveva fatto perspicue osservazioni sul punto. Credo vada tecnicamente distinta la quota dell'avanzo di gestione che l'INAIL accantona ogni anno per destinarla alla costituzione delle riserve tecniche (ed è qui la dimensione più cospicua di quei famosi 12 miliardi oggetto già di attente valutazioni) dai fondi immediatamente spendibili per attività di prevenzione, che sono di un ammontare assolutamente più modesto e che io stimerei tra i 20 e i 30 milioni di euro l'anno. Sotto questo profilo è già nell'autonomia organizzativa dell'istituto la disponibilità della destinazione di queste somme.

Approfitto della presenza del sottosegretario Viespoli per avere conferma di quelle che credo siano le intenzioni sue e del Governo, cioè di accelerare fortemente la concreta messa a disposizione di certe somme per attività di prevenzione concordate o concertate tra le parti sociali che l'INAIL, nell'esercizio della propria istituzionale e fisiologica autonomia, può fare.

Sotto questo profilo, quindi, credo che vengano confermate nitidamente l'urgenza e la necessità dell'attivazione della Commissione di inchiesta. Credo che la mappatura delle sue attività disegnata dai lavori delle precedenti Commissioni e ribadita dalle osservazioni presentate qui in Aula confermi l'ampiezza del lavoro, ma anche la possibilità che quel medesimo lavoro sia canalizzato e veicolato, secondo quella strategia di concentrazione, focalizzazione, intensificazione delle azioni di programmazione, prevenzione e repressione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, condiviso desiderio e condivisa valutazione dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signor Presidente, più che replicare intendo fare brevissime considerazioni alla luce delle riflessioni che ho ascoltato sia durante il dibattito sia nella replica del relatore. In particolare, vorrei sottolineare un dato anche per raccogliere la comune sensibilità che tutti i Gruppi hanno espresso su una questione di tanta rilevanza, significato e importanza, cioè di come sia necessario affrontare soprattutto il nodo dell'informazione e della formazione.

A volte si rincorrono risorse, si ricercano supporti finanziari perché manca un dato che ancora non entra nel dibattito e nella riflessione tra le forze politiche. Lo dico telegraficamente: negli ultimi anni è accaduto che uno degli esercizi più importanti e significativi di bilateralità sia stata la costituzione dei cosiddetti fondi paritetici interprofessionali; è stato attribuito l'utilizzo dello 0,30 per cento del monte salario alle parti sociali attraverso la gestione bilaterale di una serie di fondi che hanno, quindi, la possibilità di esercitare una enorme leva finanziaria da finalizzare, per esempio, alla formazione per la sicurezza.

Il Governo in questi giorni, per dare corpo e significato al Patto per la salute e la sicurezza sul lavoro, sta costruendo le condizioni per recuperare coesione sociale e coesione istituzionale e per mettere insieme in maniera collaborativa e sinergica le risorse dei fondi, delle Regioni e quelle nazionali, ad iniziare dalle risorse previste dal decreto legislativo n. 81 del 2008, per cercare di costruire un pacchetto di iniziative comuni tali da dare il segno della concreta mobilitazione del sistema Paese rispetto alla concretezza di una risposta in tema di sicurezza, soprattutto sul versante - lo ribadisco - dell'informazione e della formazione.

È evidente che il Governo non può che valutare positivamente quello che sta accadendo in quest'Aula. È un elemento che dimostra la sensibilità e la tempestività del Parlamento, e in questo caso del Senato, nel dare un segnale della volontà di proseguire un lavoro positivamente avviato nelle precedenti legislature, in particolare nell'ultima, per continuare ad alimentare, attraverso la Commissione di inchiesta, un motore di attenzione costante sia sul piano dell'inchiesta sia sul piano del supporto all'iniziativa parlamentare e di Governo.

Un'ultima considerazione e valutazione, signor Presidente. Il clima in cui si svolge tale confronto a volte può essere caratterizzato, come è giusto che sia su temi di così rilevante significato ed importanza ed anche di forte componente emotiva (lo dico in senso positivo), dall'asprezza della contrapposizione. D'altra parte, è giusto che vi sia una dialettica anche forte su tale tema e non solo su di esso. Mi permetta però, Presidente, per la stima che ho nei confronti del senatore Nerozzi, di sottolineare un elemento che non entra nel dibattito e nelle valutazioni sulla Commissione, ma che attiene al linguaggio che in simili situazioni credo sia un aspetto significativo e importante.

Non posso credere che il senatore Nerozzi volesse davvero accusare il ministro Sacconi di codeterminazione nella morte, come lui stesso ha detto, e di cogestione delle vittime e dei morti. È evidente che non è così. È evidente che il senatore Nerozzi non poteva che riferirsi, come legittimamente deve fare, ad una critica delle scelte del Governo. Mi sono permesso, conoscendone la sensibilità seppure nella diversità, di sottolineare tale dato, che sicuramente non appartiene alla cultura della dialettica e dell'antagonismo, ma che sicuramente è stato un elemento di emotività che non può non essere evidenziato.

Mi sono permesso di sottolinearlo non per contestarlo o contrastarlo, ma per consentire che si recuperasse tra noi quel linguaggio tipico di un clima di confronto e di dibattito, anche aspro, e che tuttavia non può mai degenerare nella demonizzazione e nella contrapposizione, al di là delle posizioni che giustamente possono essere contestate e criticate.