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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 026 del 24/06/2008


NEROZZI (PD). Signor Presidente, la tragedia di Mineo è solo l'ultima delle tragedie del lavoro che hanno sconvolto il nostro Paese. Prima si è consumato il dramma di Molfetta, prima ancora quello alla Thyssen di Torino e poi quello di tanti e tanti lavoratrici e lavoratori che muoiono in silenzio. Molti di questi sono immigrati e tanti di questi sono stati assunti il giorno in cui muoiono.

Mi sembra, ministro Sacconi, che non stiamo migliorando. Non c'è una riduzione di questo fenomeno; c'è, invece, un suo aggravamento. E allora, se ad un dato così drammatico e sconvolgente non segue uno scatto politico adeguato da parte di chi ha o dovrebbe avere la responsabilità di porre un limite a questo stillicidio, le cose non miglioreranno. Anche i richiami del Capo dello Stato quotidiani fin dalla sua elezione ci invitano a fare in fretta, ma la sua comunicazione, signor Ministro, non va in questo senso.

Dalla tragedia di Mineo sono passati quindici giorni. Giuseppe Zaccaria, Giovanni Natale Sofia, Giuseppe Palermo, Salvatore Pulici, Salvatore Tumino, Salvatore Smecca, sposati e con figli, adesso sono dei numeri e non più delle persone. I primi quattro lavoratori erano pubblici dipendenti. Appartengono a quella stragrande maggioranza di lavoratori che fanno quotidianamente il proprio dovere e che vengono troppo spesso denigrati. Lo ricordi al ministro Brunetta.

Naturalmente, è compito dei magistrati, degli inquirenti accertare le cause e le dinamiche della tragedia, anche se già all'indomani del drammatico incidente era evidente la mancanza delle minime misure di sicurezza, in particolare quelle relative agli impianti di respirazione. Compito nostro, però, non meno decisivo, è quello di assumere le decisioni legislative capaci di mettere in campo una rete di garanzie e di tutela per far sì che in Italia non si muoia più.

Come il Governo sa bene, nel corso della scorsa legislatura il Governo Prodi e, in particolare, il ministro Damiano licenziarono il Testo unico sulla sicurezza del lavoro. Purtroppo, a seguito di tale approvazione vi fu un susseguirsi di prese di posizione e di distinguo che certo non diedero un segno di forte unità su questo soggetto. Il testo parlava di un problema che lei, come Sottosegretario al Ministero del lavoro, non risolse nelle passate legislature. Mi riferisco al fatto che il diritto alla salute delle persone è un diritto che vale per tutti; non vale solo nella grande impresa e vale in maniera diversa nella piccola e media impresa. Per questo fu creato un fondo per la piccola e media impresa e lei oggi, con le sue parole un po' bizantine, ritorna a mettere in discussione questo concetto.

Quando lei parla di rimettere in discussione i formalismi, faccio presente che chi è responsabile non è un formalismo. Avere un responsabile per il rischio è una cosa che accerta le responsabilità; non la si può diluire in una commissione mista di cui non si sa chi è responsabile e che funzioni ha.

Non è possibile non ricordare le critiche di parte confindustriali. Non erano le parti a non essere d'accordo, ma la Confindustria. Condivido in pieno l'idea degli enti bilaterali e mi affascina anche la codeterminazione. C'è una cosa però che mi fa spavento e mi fa inorridire: la codeterminazione e la cogestione sulle vittime e sui morti. Lei questo oggi ha proposto in quest'Aula e questo per me è inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD).

Non si devono sopportare più deroghe, non si devono lanciare segnali contraddittori; non si deve in qualche modo mettere in contraddizione la sicurezza sul lavoro e i livelli occupazionali. Mettere oggi in discussione le regole significa mandare messaggi contradditori. Ci sarà sempre un imprenditore che penserà: «Ma tanto poi la legge cambia». È questo l'atteggiamento che non possiamo tollerare. Anche sul tema della deregulation dobbiamo stare attenti perchè certe riforme rischiano di incidere anche sui livelli di sicurezza. Contratti fai da te, subappalti, minori garanzie sindacali, la ricerca del lavoro straordinario, la scarsa formazione professionale rappresentano scelte che vanno in questo senso.

Le norme, quindi, esistono, e per fortuna, ma vanno applicate fino in fondo; semmai, c'è da unificare le strutture dello Stato che si occupano di questo problema e sono troppo divise tra loro; l'unificazione di tutti i settori che intervengono su questo sistema sarebbe opportuna.

Per queste ragioni siamo fortemente insoddisfatti della sua comunicazione, signor Ministro.

Termino ringraziando il presidente Napolitano per i suoi continui appelli, anche subito dopo la tragedia di Mineo. A questi appelli, però, credo non si risponda con le proposte che lei ha fatto in questa sede. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stancanelli. Ne ha facoltà.