Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 026 del 24/06/2008


MAURO (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, innanzitutto voglio esprimere, a nome mio e di tutto il Gruppo Lega Nord Padania, la massima vicinanza ai familiari delle vittime, a tutte le famiglie colpite da lutti dovuti ad incidenti sul lavoro.

È diventata, infatti, ormai una tragica e insopportabile realtà l'avvicendarsi di notizie riguardanti lavoratori che perdono la vita o rimangono feriti gravemente mentre svolgono il loro lavoro. Ciò è l'inequivocabile riprova del fatto che il decreto legislativo n. 626 del 1994 (recentemente sostituito dal testo unico delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il decreto legislativo n. 81 del 2008, ed appena entrato in vigore), non viene mai applicato nella sua interezza. I rapporti dell'INAIL, riguardanti gli infortuni sul lavoro, indicano che ogni anno vi è almeno un milione di casi. Fra questi appare in incremento la percentuale delle donne, man mano che la loro presenza aumenta anche negli ambienti di lavoro in cui vi è un rischio più alto.

Il ripetersi di questi incidenti sta determinando una vera e propria emergenza sociale, una guerra silenziosa, non dichiarata, ma altrettanto orrenda, che richiama le istituzioni a intervenire per regolare, con maggiore e assiduo impegno, un mercato del lavoro non sempre rispettoso delle regole e spesso indifferente alla tutela fisica dei lavoratori. Occorrerebbe, quindi, essere più inflessibili applicando la normativa con rigore, perché già facendo questo (e sarebbe stato meglio se si fosse fatto già da tanto tempo) si sarebbero potuti evitare tanti incidenti e tante morti.

Un dato eclatante, che si rileva dall'esame della documentazione prodotta in seguito agli incidenti, è che spesso i lavoratori deceduti risultano assunti regolarmente e non si evidenziano sostanziali violazioni della normativa lavoristica o assicurativo-previdenziale. Ciò fa emergere uno degli elementi essenziali alla focalizzazione del problema, cioè la scarsa conoscenza che i lavoratori stessi hanno dei loro diritti e delle loro garanzie. Ci sono responsabilità ben chiare: da parte dei datori di lavoro, un'informazione frettolosa vista come un mero adempimento burocratico; da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), un mancato controllo sul rispetto delle condizioni di lavoro previste dalla normativa.

Tutto ciò potrebbe essere almeno in parte ovviato attraverso la pianificazione di corsi di formazione, supporto e informazione ai lavoratori. Non può essere, dunque, un fenomeno circoscrivibile soltanto al lavoro sommerso, ma collocabile nella sfera molto più ampia anche del lavoro regolare e che quindi è sottoposto al controllo delle autorità competenti.

Tuttavia, non si può prescindere dal fatto che il maggior numero di infortuni appare concentrato nell'economia sommersa, fuori da ogni regola, basata sull'utilizzo e lo sfruttamento della manodopera extracomunitaria irregolare, tanto che sarebbe opportuno fare coincidere le politiche di contrasto al lavoro cosiddetto in nero e all'immigrazione clandestina con quelle mirate a realizzare condizioni di maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro.

All'interno di questo quadro, già complesso, della condizione del lavoro in Italia, si aggiunge sfortunatamente anche il basso potere d'acquisto degli stipendi e dei salari della nostra gente che, nel momento economico attuale, non riesce ad arrivare con tranquillità alla fine del mese e che cerca di fare fronte alle cresciute difficoltà economiche ricorrendo al cosiddetto doppio lavoro.

Purtroppo, ogni volta che accadono tragici episodi tutti parlano di norme in materia di sicurezza da applicare in tempi rapidissimi, ma in questo Paese di parole se ne sono dette tante, soprattutto sull'onda emotiva delle tragedie come quelle a cui abbiamo assistito in tempi recenti. Nonostante i molti dibattiti, dunque, il problema è di difficile soluzione. Adesso, senza alcun ulteriore ritardo, ci deve essere un forte impegno di tutti a far rispettare le norme già esistenti, potenziando e coordinando le attività ispettive ed incrementando le necessarie risorse economiche.

È opportuno sottolineare come, per iniziativa delle Commissioni affari costituzionali, della Commissione giustizia e dell'Esecutivo, nell'ambito del decreto-legge sulla sicurezza, dal provvedimento relativo alla sospensione dei processi siano stati esclusi i procedimenti relativi ai reati commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; ciò al fine di assicurare rapidità nell'accertamento dei fatti e certezza nell'applicazione delle pene. Un segnale, questo, di come l'attuale maggioranza abbia un'intenzione specifica nella risoluzione definitiva di questo grave problema che, comunque, non ha e non può avere un colore politico.

Inoltre, credo che sia un'iniziativa apprezzabile quella di ricostituire nell'attuale legislatura la Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, ma ritengo anche che essa dovrebbe essere maggiormente operativa assumendo un ruolo più incentrato sul sostegno alla formazione. Gli adempimenti, le sanzioni e il potenziamento della struttura ispettiva previsti dalla nuova normativa potranno essere efficaci se supportati dall'impegno e dalla sensibilità dei soggetti destinatari di questi strumenti. Pertanto, appare chiaro che l'applicazione della disciplina regolatoria è subordinata anche all'acquisizione di specifici obiettivi di formazione e di informazione.

Soltanto applicando capillarmente una politica della prevenzione si potranno evitare altre morti, altre stragi, preservando così quei valori e quei princìpi per noi fondanti, tra cui quello della tutela del lavoratore e della qualità del lavoro stesso. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.