GALLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, a me preme mettere in evidenza un aspetto. Il decreto-legge, portando la data dell'8 aprile, cioè a soli cinque giorni dal voto, è inquadrato in una logica elettorale. Mi sembra doveroso metterlo in evidenza, perché i contributi alle aziende riguardano contratti di servizio per il trasporto regionale, che la Regione stipula direttamente con le aziende. Non è quindi lo Stato che deve erogare direttamente i contributi, tanto che vi sono state sentenze che hanno dichiarato incostituzionale questa procedura. Mi sembra pertanto che il comportamento dello Stato non sia equo nei confronti di aziende in regime di libera concorrenza e che a soffrire siano anche le ferrovie concesse, che per ottenere un adeguamento del contratto, un corrispettivo adeguato all'incremento dei costi, avanzano ripetutamente una richiesta alle Regioni che, a loro volta, rinviano a contributi statali da erogarsi e aspettano.
Questo saltare le procedure e avere atteggiamenti che non sono corretti mi sembra doveroso metterlo in evidenza, richiamando l'attenzione sul fatto che i contributi dovevano passare attraverso le Regioni e non arrivare direttamente all'azienda. Oltretutto, trattandosi di trasporto regionale non si capisce bene come possa configurarsi un contributo dato a Trenitalia senza specifiche direttive e settorializzazioni regionali: è generalizzato, quindi lo definirei proprio un contributo elettorale.
Tuttavia, per carità di patria e consapevoli anche del disagio e della necessità dei servizi, dobbiamo esprimere il nostro voto favorevole, con questo richiamando anche l'attenzione di chi ha proposto a suo tempo il decreto sul fatto che un conto è parlare di stato di disagio dell'utenza, un conto è parlare di vetustà dei mezzi e di un programma nuovo (che il Governo Berlusconi sicuramente affronterà) altro è un provvedimento su cui c'è molto da dire. In ogni caso il voto sarà favorevole per carità di patria. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Toni. Ne ha facoltà.