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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 005 del 15/05/2008


PROCACCI (PD). Signora Presidente, onorevoli membri del Governo, onorevoli senatori, è difficile per un esponente della minoranza porgere auguri sinceri ad un nuovo Governo: intimamente si spera che esso, ben presto, compia passi sbagliati ed esca dalla cosiddetta luna di miele con il Paese. Voglio provare a sottrarmi a questo pur comprensibile sentimento ed augurare davvero buon lavoro, perché penso che un parlamentare degno del suo ruolo debba sempre mettere al primo posto l'interesse del Paese e poi quello della propria parte. Se noi dell'opposizione saremo autentici in questo sentire saremo ancora più autentici ed efficaci nel ruolo dell'opposizione, che il Paese ci ha attribuito, e saremo più credibili quando dovessimo opporci con determinazione alle scelte del Governo.

Del discorso del Presidente del Consiglio ho apprezzato il tono pacato e dialogante ed ho anche apprezzato il riconoscimento del ruolo dell'opposizione e dello strumento che il Partito Democratico si è dato, il Governo di minoranza (a me non piace chiamarlo Governo ombra, ma la sostanza è la stessa), che mira ad un'ulteriore semplificazione della vita politica e parlamentare. Colgo l'occasione per dire al collega dell'Italia dei Valori che attaccare il Partito Democratico per questa scelta è estremamente singolare; si dimentica che si è fatto parte della stessa coalizione, cosa che ha consentito all'Italia dei Valori di essere presente in questa Aula, e che si era addirittura detto al Paese che si sarebbe fatto un unico Gruppo parlamentare. Non biasimo nessuno, ma la memoria non può essere smarrita con tanta celerità.

Si deve anche riconoscere che questo clima si sta sviluppando nel solco di un nuovo corso che il Partito Democratico ed il suo leader Walter Veltroni hanno avuto il merito di inaugurare nella vita politica italiana. Si deve altresì riconoscere però che nei precedenti due anni l'opposizione guidata dall'onorevole Berlusconi si è espressa in modo diametralmente opposto a quanto da lui stesso invocato sul ruolo della minoranza.

Non ho invece apprezzato alcuni silenzi nel discorso del Presidente del Consiglio, il silenzio su una piaga terribile del nostro tempo quale la disoccupazione, in particolar modo quella giovanile. Il Governo pone tra le priorità la detassazione degli straordinari, e fa bene, ma la crescita del Paese non può avvenire soltanto attraverso incentivi a chi già lavora. Occorre un progetto complessivo di crescita, che punti, sia pure nella necessaria flessibilità, ad allargare il più possibile il numero degli occupati nel Paese, non solo perché il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione (Calamandrei ci ricordava che non l'avremo realizzato fin quando avremo disoccupati) ma perché rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo e la sicurezza del Paese.

Non ho compreso, inoltre, il silenzio sulla scuola e sulla formazione, che sono il vero volano di ogni crescita e sviluppo di una comunità civile.

Non ho poi apprezzato, nella relazione del Presidente del Consiglio, l'assoluto silenzio su come si intendano perseguire gli obiettivi enunciati (che è poi la sostanza della politica), e ciò non mette il Parlamento nelle condizioni di poter esprimere un giudizio compiuto.

Il Governo fa riferimento esplicito al programma presentato agli elettori, e lo può fare, perché la sua maggioranza coincide con la coalizione che si è presentata agli elettori. Dunque, si deve ritenere quel programma come di fatto allegato alla relazione del Presidente del Consiglio. Ma anche in quel testo, che ho qui con me, si possono leggere essenzialmente obiettivi più che scelte concrete per perseguirli e raggiungerli. Solo la parte che riguarda il federalismo fiscale, esplicitamente citato dal presidente Berlusconi nella sua relazione, trova nel programma un indiretto approfondimento, attraverso il chiaro riferimento al disegno di legge che la Regione Lombardia ha presentato al Parlamento e che è oggettivamente collegato con la delibera dello stesso organo avente per oggetto l'attuazione dall'articolo 116 della Costituzione.

Personalmente, non sono tra coloro che ritengono il federalismo fiscale una sciagura per il Mezzogiorno. Resto altresì convinto che l'autonomia fiscale sia un bene, non solo perché prevista dall'articolo 119 della Costituzione, ma perché gli amministratori locali normalmente sono più attenti e responsabili quando spendono risorse proprie rispetto a quando impegnano fondi dello Stato ed anche perché (ed è un bene per la democrazia) i cittadini riescono più agevolmente a controllare il rapporto tra spese ed entrate e conoscono più facilmente come vengono spesi i soldi dei contribuenti. Ritengo, dunque, che il puntare sulla responsabilità della classe dirigente e delle comunità locali sia una scelta giusta. Ma attenti a non chiedere agli amministratori del Sud di raggiungere traguardi impossibili.

In questa circostanza non è possibile né opportuno entrare troppo nel merito, ma quando leggo nella proposta di legge del Consiglio regionale lombardo, alla lettera f) dell'articolo 3 (cito testualmente), che «la ripartizione delle quote del Fondo riduce di non oltre il 50 per cento le differenze di capacità fiscale per abitante», mi preoccupo, perché ho l'impressione che si vogliano abbandonare a se stesse le Regioni più fragili. Perché il 50 per cento? Da dove viene fuori questo vincolo? Non possiamo accettare lo schema: prima i soldi, poi le funzioni.

Le norme previste in quel disegno di legge impongono alle Regioni di coprire la spesa corrente per almeno il 45 per cento con tributi propri, cosa che vedrebbe aumentare enormemente il divario tra le Regioni del Sud e quelle del Nord. Dunque, sì al federalismo fiscale...

 

PRESIDENTE. Senatore Procacci, la prego di concludere.

 

PROCACCI (PD). Ma la proposta della Lombardia e quindi del Popolo della Libertà è destinata a suscitare il rifiuto delle Regioni meridionali.

Questo è un piccolo saggio del modo in cui, per quanto mi riguarda, vogliamo impostare la nostra opposizione: fortemente dialogante, ma intransigente nei contenuti. Questo lo stile e la fermezza dolce con cui ci accingiamo ad affrontare, dal ruolo dell'opposizione, i lavori che il Governo porterà in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tofani. Ne ha facoltà.