COLOMBO (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli membri del Governo, il discorso con cui il Presidente del Consiglio ha inaugurato la stagione operativa del suo Governo, ha inteso spaziare sui grandi temi della vita italiana e sulle problematiche che incidono nelle aree di crisi, sugli equilibri mondiali.
La sua principale preoccupazione, tuttavia, mi è sembrata orientata a scandire gli auspici per un pieno dispiegamento di una democrazia compiuta, nel senso della piena e permanente valorizzazione del dialogo fra le grandi forze che agiscono nel Paese, alle quali si chiede lo sforzo di convergere sulle grandi irrisolte questioni di fondo che hanno finora impedito il funzionamento delle istituzioni.
La mia lunga esperienza nelle istituzioni della Repubblica suggerisce che quando un autentico e leale spirito repubblicano trova i modi per manifestarsi, ciò indubbiamente giova al Paese. Ma su due punti, onorevole Presidente del Consiglio, mi consenta di tornare: innanzitutto, sul richiamo che lei ha rivolto al Nord, al suo grido di dolore e alla prospettiva dell'autogoverno federalista, pur dentro le coordinate di un federalismo fiscale solidale e, in pari tempo, sul richiamo al Sud, che lei considera una formidabile risorsa per lo sviluppo, purché sappia liberarsi dal peso delle cattive abitudini della criminalità organizzata.
Lei inserisce questi due riferimenti al Nord e al Sud nel paradigma della crescita, che diviene così l'imperativo dell'azione di Governo, chiamando a concorrervi due realtà che, per la diversa velocità con cui si esprimono, possono solo inegualmente giovare alla capacità competitiva dell'economia italiana. Ciò mi consente di osservare che vi è una pagina bianca alla quale sarebbe urgente porre mano, la pagina della coesione sociale in un Paese ad economia dualistica, che vive un clima nel quale circolano diffuse riserve in ordine alla più corretta declinazione del federalismo fiscale e che soffre l'emergere di diffusi egoismi territoriali ed evidenti incrinature del tessuto etico-civile. So di toccare uno dei nervi scoperti del dibattito politico; tuttavia è sull'assoluta chiarezza intorno al valore unificante ed equitativo del processo federativo che può fondarsi una prospettiva di crescita finalmente umana nel nostro Paese.
Il secondo argomento che mi preme toccare, non fosse altro perché esso ha segnato gran parte della mia vita dal '46 ad oggi, è l'Europa. Lei sottolinea l'importanza del ruolo dell'Italia in Europa, ma manca qualsiasi riferimento ad un rinnovato impegno europeista e cioè alla scelta di contribuire efficacemente nel processo di globalizzazione - argomento che è stato in primo piano in questi giorni - al consolidamento del ruolo dell'Europa come soggetto globale in grado di operare nell'ambito delle storiche alleanze per la costruzione di stabili prospettive di pace. L'europeismo appare così collocato sullo sfondo, una petizione debole, temo o mi sembra, subordinata ad una opzione multilaterale del nostro Paese. E una simile opzione talvolta non potrebbe non apparire tanto generosa quanto velleitaria.
Concludendo, mi riferisco al richiamo finale che ella ha voluto rivolgere agli illustri Padri costituenti, che sapevano temperare le asprezze della guerrafredda con quel reciproco riconoscimento di valore senza il quale - sono le sue parole - «non esiste una vera classe dirigente».
Ricordo quei tempi di forti contrapposizioni, di passioni vere, di pensieri mai banali, maturati in un tempo segnato da divisioni ideologiche e da antagonismi continentali, ma ricordo anche che le contese erano aspre ma leali. Si aveva la forza, definite le rispettive posizioni, di guardarsi negli occhi sapendo che l'unità del Paese, il valore della Repubblica, il primato della libertà e della democrazia erano il fondamento di una legittima quanto necessaria azione e, al tempo stesso, la garanzia che l'ordinamento e la vita civile non sarebbero mai stati posti in discussione.
Con questo spirito di attesa vigilante e critica, signor Presidente, le auguro buon lavoro, in un tempo difficile, nell'interesse degli italiani. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.