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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 005 del 15/05/2008


COSSIGA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, è la prima volta che partecipo ad una seduta del Senato da lei presieduta e, pur non essendo dalla sua parte, avendo avuto per lei sempre stima, mi permetto di rinnovarle le mie congratulazioni e di farle i miei auguri.

Come è noto, io sono, forse a cagione dell'età, un po' logorroico. Siccome però mi considero un senatore uguale agli altri, quando eccederò il tempo che mi è assegnato lei mi toglierà la parola: vuol dire che il resto del mio intervento lo depositerò. Quando lei riterrà che io dica cose sconvenienti (e mi accade molto spesso), mi richiami pure e se vi sono gli estremi mi espella pure dall'Aula. Si ricordi che il primo consiglio che le ho dato, e che quando fui eletto senatore misi in pratica, è il seguente: mi raccomando, per affermare subito la sua autorità cacci fuori dall'Aula uno, specialmente se non ha nessuna colpa. Perché così io feci e mi andò benissimo.

Mi scuso con il Presidente del Consiglio dei ministri se non ero presente al suo discorso e anche alla sua replica, ma gli armamentari che ho indosso ne indicano il motivo.

Appartengo ad un'altra stagione della storia politica del nostro Paese, avendo militato nella Democrazia Cristiana dal 1944 ed essendo membro del Parlamento nazionale, ahimè, dal 26 maggio 1958 (presto saranno ben cinquanta anni; credo di essere battuto solo dal maestro Andreotti e dai colleghi Emilio Colombo e Scalfaro)...

 

IZZO (PdL). Auguri di lunga vita! (Applausi dal Gruppo PdL).

 

COSSIGA (UDC-SVP-Aut). ...salvo il non certo fausto e per me tormentato intervallo della mia presenza al Palazzo del Quirinale. Tra poco sarà pubblicato un libro che contiene tutti gli articoli di insulti e tutti gli attacchi che mi sono stati fatti da una certa stampa italiana durante i sette anni.

A lungo ho occupato, con una certa dignità - lo spero - posizioni di responsabilità istituzionale anche in momenti drammatici e per me assai dolorosi. Io uomo della gloriosa Prima Repubblica dei grandi partiti di massa: dal Partito Comunista cui - lo riconosco nel fermo dissenso dalla sua per me affascinante ideologia e della sua politica - tanto deve l'Italia per il contributo che ha dato non solo per la liberazione della nostra Patria dal fascismo e dalla crudele occupazione della Germania nazista, ma anche per l'edificazione in pace della sua Repubblica democratica, alla gloriosa Democrazia Cristiana, ai partiti che si richiamavano a grandi tradizioni e culture ideali e anche a coloro che provenienti da altre sponde, contro i cui ideali io sono stato educato nella mia famiglia di rigide tradizioni antifasciste e repubblicane, debbo dare atto di avere con onestà cercato e alla fine essere riusciti a ricollocarsi con dignità nel quadro dello Stato democratico. Debbo quindi confessare che non riesco più a orientarmi in questo panorama politico.

Lei sa, signor Presidente, che sono legato a lei da una reciproca amicizia che risale soltanto al 1974. Ho votato per i suoi Governi una sola volta per salvare le istituzioni che erano state stremate dallo tsunami provocato da un gruppo di avventurosi magistrati i cui cosiddetti ideali, purtroppo, vedo rappresentati anche in questo Parlamento da un gruppo che più che Italia dei Valori dovrebbe essere chiamato Italia dei Disvalori. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Ben altra cosa il glorioso Partito Comunista Italiano, o il glorioso Partito Socialista rispetto a questi senatori e deputati da accatto che sono, essi sì, i veri eredi della reazione, dell'inquisizione e del codice di Alfredo Rocco. (Applausi dal Gruppo PdL).

Io non ho mai votato per lei. Anche nelle ultime elezioni - è noto - ho votato, come molto spesso mi è accaduto, prima per l'Ulivo, poi per l'Unione poi, nelle ultime elezioni, per il Partito Democratico anche se, detto onestamente, non ho ben capito ancora cosa sia il Partito Democratico e non mi sarà chiaro finché non avrà il coraggio di essere fedele alla sua vera ispirazione aderendo con coraggio al Partito Socialista Europeo e all'Internazionale socialista.

Ho ascoltato in televisione - purtroppo, me ne scuso, le mie condizioni di salute non mi hanno concesso di più - quello che lei ha detto. Le sono grato per la sua volontà (analoga a quella dell'amico onorevole Veltroni) di porre termine alla reciproca delegittimazione che ha contrassegnato gli ultimi anni della Repubblica, ma non so se i Flores, i Fazio e quell'autentico (il termine è di uno dei più prestigiosi leader dei Democratici di Sinistra) "mascalzone" di Travaglio ve lo permetteranno. Il termine non è mio. Il termine "quell'autentico mascalzone" non è mio(Applausi dal Gruppo PdL),è di uno dei più autorevoli leader dei Democratici di Sinistra, già giovane leader del Partito Comunista Italiano.

Ritengo però che in democrazia e nel Parlamento sia essenziale la dialettica tra maggioranza e opposizione e che la ricerca delle larghe convergenze o, peggio, dell'unanimismo porti spesso all'immobilismo perché io non conosco come legittime altre maggioranze nella nostra democrazia che non quelle previste dalla Costituzione. La nostra è una democrazia di numeri e sono legittime le leggi, anche quelle costituzionali - a dire il vero non mi sono scandalizzato che le abbiate fatte voi, come non mi sono scandalizzato che le abbia fatte il centro‑sinistra - approvate contro di voi o che voi avete approvato contro di loro purché secondo le maggioranze previste dalla Costituzione.

Io voterò per lei e per il suo Governo. È la seconda volta che succede; voterò in questo senso almeno per questa volta perché sul nostro Paese, sull'Europa e sul mondo incombono problemi gravissimi come la fame, il terrorismo islamico fondamentalista e la crescente povertà della nostra gente. Non credo, quindi, che possiamo permetterci il lusso di aspettare altri e migliori governi.

Voglio chiarire che io voterò per lei e per tutto il suo Governo, tra i cui membri ho molti amici anche personali, che non sto a nominare perché l'inclusione di alcuni e la non inclusione di altri per dimenticanza - dopo tutto compirò fra poco 80 anni - sarebbe ingiusta. Voglio che lei, signor Presidente, sappia peraltro che, non essendo istituzionalmente possibile votare un intero governo e non votare un membro dello stesso Governo, non intendo concedere la mia fiducia né politica né morale nei confronti del suo Ministro dell'interno, che forse per far dimenticare di aver appartenuto (quando io combattevo il terrorismo di sinistra) ad un'area di movimentismo non lontana dalla lotta armata, fa oggi il reazionario e dice cose intollerabili per me (cristiano, antirazzista e democratico) nei confronti dell'immigrazione e dell'accoglienza.

Mi auguro soltanto che lei non gli dia retta, anche perché le cose che ha dichiarato sono impossibili da attuare e oggi stesso ho presentato un disegno di legge in materia. (Applausi dal Gruppo PdL, del senatore Galperti e dai banchi del Governo).

 

PRESIDENTE. Senatore Cossiga, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.

È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.