Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 10,48)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente del Senato, colleghi senatori, signori del Governo, signor Presidente del Consiglio, il discorso con il quale lei ci chiede la fiducia per il suo Governo segna una svolta nella vita politica e, insieme, fissa l'ambizione di una sfida: non soltanto quella di chiudere una transizione durata quattordici anni, ma quella, assai più ambiziosa, di lasciarsi finalmente alle spalle il Novecento.
È impossibile non riconnettere il discorso che abbiamo letto con la sua biografia politica. Esso, infatti, rimanda al 1994, quando la sua scelta di fondare Forza Italia inaugurò nel nostro Paese la stagione del bipolarismo, per quanto incerto. Lei allora scendeva in campo tra le macerie di un sistema politico minato nelle sue basi dalla fine della Guerra fredda e devastato dall'azione di alcuni magistrati troppo spesso indotti ad agire sulla base del giudizio e, ancora più, del pregiudizio politico.
Da allora il percorso democratico si è fatto più immediato; gli elettori bene o male - e più bene che male - hanno sempre avuto la possibilità di scegliere chi li dovesse governare: una grande novità rispetto al tempo in cui, invece, i Governi erano determinati dai partiti. Ma a fronte di tutto ciò i partiti stessi, che erano stati il fulcro della prima lunga stagione repubblicana, hanno trovato il modo e i tempi per rimontare la china, facendo valere - per dirla con le sue parole, signor Presidente - i diritti della loro visibilità e della loro vanità all'interno delle due coalizioni che, infine, si erano imposte.
È accaduto nel centrosinistra e, sebbene con maggior moderazione, anche nel centrodestra. Non saremmo buoni giudici di noi stessi se dimenticassimo oggi il freno che tale dinamica ha imposto all'azione riformatrice nel periodo 2001-2006 e gli sforzi di responsabilità che furono allora necessari per condurre in porto con un segno positivo quella stagione. Il fenomeno si è fatto addirittura devastante nel biennio appena concluso: non solo un'esperienza di Governo entrata in crisi, com'è nella fisiologia dei sistemi parlamentari, ma addirittura un accordo di schieramento è andato in frantumi.
Di fronte a questa realtà c'erano solo due strade possibili: o si tornava indietro, al tempo in cui gli elettori consegnavano la mediazione politica e i Governi direttamente nelle mani dei partiti oppure si trovava il coraggio di andare avanti, salvando quanto di buono con il 1994 si era conseguito, ma trovando anche la forza per edificare un'efficiente democrazia degli elettori. C'era, insomma, da separare il bambino dell'acqua sporca e, quindi, scegliere se salvare il primo o continuare a sguazzare nella seconda.
Verrà il tempo in cui l'ultimo periodo della scorsa legislatura sarà letto come il decisivo braccio di ferro tra queste due possibilità. Ciò accadrà quando verranno abbandonate le polemiche sterili e la ricerca del sistema elettorale "perfetto", che il voto del mese scorso ha dimostrato non esistere.
Sin da subito, però, noi vogliamo e dobbiamo rivendicare la parte che abbiamo avuto - e che lei, signor Presidente, ha avuto - nell'evoluzione della nostra realtà politica. Essa non è il frutto dell'azzardo, del caso e tanto meno della fortuna. Quando nel mese di gennaio lei decretò il superamento dell'esperienza di Forza Italia in favore di un nuovo grande partito di coalizione che, almeno nelle aspirazioni, vorrebbe essere di tutti i liberali e di tutti i moderati italiani; e quando subito dopo fu tenacemente ricercato il confronto e la collaborazione sulle regole, già allora si mise in moto il processo che ha portato a oggi.
Si invertì in quel momento la logica intrinseca del sistema. Si cessò di assecondare e privilegiare la rendita di posizione delle forze estreme - e non dimentichiamo che è esistito anche un "estremismo di centro" che ha operato in questi anni - a favore di una nuova logica per la quale al centro non vi sono i partiti ma gli elettori. In particolare gli elettori moderati, pragmatici, non pregiudizialmente schierati; quegli elettori che attribuendo il loro voto in base alla credibilità delle proposte, all'affidabilità delle classi dirigenti, alla forza dei leader carismatici, determinano l'esito della competizione elettorale.
Le opzioni di schieramento compiute al momento delle ultime elezioni si pongono in continuità con quelle scelte. Dagli amici dell'UDC, insomma, non ci hanno diviso i programmi e tanto meno i princìpi. Ci ha diviso, piuttosto, l'idea dello sviluppo del nostro sistema politico: rispetto allo spartiacque del 1994, noi vogliamo andare avanti salvando il bambino. Loro sarebbero voluti tornare indietro, continuando a restare ancorati ad antiche abitudini. (Applausi dal Gruppo PdL).
Ora è necessario che le premesse del risultato elettorale del 13 e 14 aprile siano condotte fino alle loro logiche conseguenze. Il suo discorso, signor Presidente del Consiglio, è impregnato di tale consapevolezza. E quanto lei ha detto sulla necessità di regole condivise - iniziando dai Regolamenti parlamentari, dall'apprezzamento per la costituzione del governo ombra, fino al proposito di rivedere la normativa per le elezioni europee - lo dimostra. È una sfida tutt'altro che agevole: in questo Senato, dai tempi della destra storica, e poi tante e tante volte, sono risuonate invano parole che indicavano la via di una democrazia decidente che guardasse al modello inglese.
In questo momento storico, però, non si tratta di rincorrere modelli astratti. Si tratta, piuttosto, di prendere atto di una evoluzione spontanea della società; che la presenza di molteplici, forti e radicate identità politiche, protagoniste dei primi quarant'anni della Repubblica, oggi non c'è più.
Ma nel suo discorso, signor Presidente, noi scorgiamo un'ambizione anche maggiore. L'ambizione di condurre l'Italia a guardare in faccia e ad affrontare senza timore le sfide del nuovo secolo. Chiedere in un'Aula parlamentare - come lei ha fatto - di non aver paura significa innanzi tutto questo. Una grande intelligenza italiana, quella di Guglielmo Ferrero, ci ha insegnato che la paura è stata la cifra essenziale di quel sentimento rivoluzionario che ha impregnato di sé il secolo delle tirannie. Del residuo di tale sentimento si è in fondo nutrita la propensione alla delegittimazione che si è proiettata ben oltre la fine ufficiale del secolo breve. Lei, signor Presidente, ne sa qualcosa.
Ora, costruire una democrazia nuova, una democrazia delle riforme, impone di liberarci da quei residui. Lo impone a tutti. Chi riuscirà a farlo, potrà apprezzare fino in fondo il passaggio consacrato alla crescita, che è il vero cuore pulsante del suo discorso.
Lei ha parlato di crescita evitando il termine più à la page - ma anche molto più ambiguo - di modernizzazione. La scelta semantica rimanda a qualcosa di meno definito e più pragmatico di ciò che il liberalismo degli anni Ottanta - quello della Thatcher e di Reagan - chiedeva con sfrontatezza e sana irriverenza. Nelle sue parole vi è la consapevolezza di un tempo differente, nel quale non è solo necessario rompere ma anche tenere, nel quale è necessario governare le grandi opportunità della globalizzazione che, se lasciate a se stesse, potrebbero invece produrre arretramento e declino.
In quelle parole vi è la consapevolezza che, per crescere veramente, è necessario saper guardare con fiducia verso il futuro, ma anche, e senza complessi, sapersi voltare indietro verso quella civiltà europea millenaria che il secolo delle rivoluzioni ha provato a distruggere e che, invece, è ricchezza dalla quale attingere, soprattutto nel momento presente, quando i contesti geopolitici ci impongono sfide fino a qualche anno fa impensabili.
Per questo noi non ci vergogniamo di indicare, come fonte d'ispirazione attiva, la tradizione cristiana con i suoi portati, a cominciare dalla famiglia. Per questo, pur consapevoli dell'importanza di regolamenti, leggi e persino costituzioni, siamo con lei, signor Presidente, quando rintraccia la prova della riuscita o meno del suo nuovo Governo nel tentativo di riportare la sfida politica, troppo a lungo fondata su una presunta diversità antropologica - dalla quale sono derivati lutti, discriminazioni, razzismi - alla consapevolezza che l'umanità è una, fatta di uomini buoni e cattivi e, nella maggior parte dei casi, buoni e cattivi allo stesso tempo.
Signor Presidente, lei da liberale autentico, sapendo che anche il successo del miglior progetto non sta solo su questa terra e tanto meno può ricondursi esclusivamente alle intenzioni, con Erasmo ha chiesto l'aiuto di Dio e subito dopo, più laicamente, con Machiavelli ha ricordato il nesso che esiste tra la virtù e la fortuna. Noi, infine, potremmo risponderle augurandole buon lavoro, o più prosaicamente, con affetto e familiarità, potremmo augurare a lei e ai suoi Ministri, che sono anche i nostri amici, in bocca al lupo.
Non sarebbe sufficiente. Da quanto lei ha detto si arguisce che sempre di più la classica distinzione tra i poteri fissata da Locke e Montesquieu appartiene a un altro tempo. Quanto sta accadendo in Italia dà sempre più ragione a Bagehot, grande studioso della costituzione inglese; per lui, in una democrazia efficiente la vera distinzione risiede nel binomio tra il Governo e la sua maggioranza da un lato e l'opposizione che legittimamente aspira a succederle dall'altro. Per questo, signor Presidente, la sua sfida è anche la nostra sfida e, almeno in parte, è la sfida dell'intero Parlamento in questa legislatura.
Il voto del 13 e 14 aprile ha segnato una nuova libertà e una nuova responsabilità per tutti. La stessa Presidenza della Repubblica, definita in un contesto istituzionale squilibrato, costretta fino a questo momento a far conto innanzitutto sulla saggezza personale del presidente Napolitano, si trova oggi in una posizione di maggior equilibrio istituzionale che si è riflettuta positivamente negli interventi che abbiamo udito in questi giorni.
Dal canto nostro, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, faremo tutto quello che è nelle nostre capacità e possibilità affinché la sua sfida sia vinta, perché così, ancora una volta, anche noi vinceremo con lei. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ricordo che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la replica del Presidente del Consiglio e le dichiarazioni di voto avranno luogo con trasmissione diretta televisiva.
Sospendo la seduta, che riprenderà con la replica del Presidente del Consiglio dei ministri, alle ore 11,30.
(La seduta, sospesa alle ore 10,50, è ripresa alle ore 11,32).
La seduta è ripresa.
Ha facoltà di intervenire in replica il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Berlusconi.
BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero associarmi anch'io all'augurio che il Presidente ha appena rivolto, a nome del Senato, ai soldati che sono stati colpiti questa mattina in Afghanistan. Vi porto la notizia che il sottufficiale Andrea Tomasello, che è sotto operazione, viene definitivamente confermato fuori pericolo. Credo che, nella notizia cattiva, si tratti di una notizia buona. (Generali applausi).
Signor Presidente, signori senatori, ieri ho assistito fin quasi alla fine al dibattito sulla fiducia. Questa mattina ho continuato a seguirlo dal mio ufficio attraverso la televisione e ho molto apprezzato, tra gli altri, l'intervento del presidente Marcello Pera, i suoi interrogativi sull'identità, sul relativismo e sulla democrazia e la sua accurata denuncia sul male morale che affligge l'Occidente e l'Italia e dal quale derivano tanti pericoli per la nostra vita pubblica e per le prospettive di ripresa del nostro Paese. Allo stesso modo, ho apprezzato anche il richiamo del senatore Pisanu alla sostanza e al metodo del dialogo e la sua analisi preoccupata e propositiva sui problemi e sul dramma del Mezzogiorno, convinto anch'io, come lui ha detto, che l'Italia sarà quello che il Sud sarà. Complimenti quindi al senatore Pera, al senatore Pisanu e ai tanti senatori che sono intervenuti in questo dibattito. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Debbo però confessare che la soddisfazione, il compiacimento e - lasciatemelo dire - la gioia più grande è stata quella di constatare che tutti - dico tutti - gli interventi dell'opposizione sono andati al contenuto, alla sostanza dei problemi. Nessuno, proprio nessuno, si è indirizzato con attacchi personalistici contro la maggioranza, i suoi esponenti e il suo leader. Questo dibattito mi ha fatto sentire come possibile la concretizzazione di un sogno a lungo inseguito: quello di una democrazia finalmente bipolare, con una destra definitivamente liberale, democratica, occidentale e una sinistra non più subalterna all'ideologia, all'estremismo, al giustizialismo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
A differenza del passato si è discusso di contenuti, di cose da fare, di cose da non fare, ci si è distinti, come è giusto, su progetti alternativi, ma senza contrapposizioni ideologiche o pregiudiziali personalistiche. Discutere sulle cose serve per mettere insieme idee e capacità e le critiche servono a riflettere e a migliorare le proprie scelte. Così funziona, così deve funzionare una democrazia davvero matura e compiuta.
Con una gioia e una soddisfazione che - io lo sento dentro - sono condivise da tutte le parti politiche, sia alla Camera che al Senato, possiamo finalmente dire che, anche grazie alla semplificazione del quadro politico decisa dagli elettori, si sta avviando un clima parlamentare nuovo, all'insegna del dialogo e del rispetto reciproco senza confusione di ruoli.
Come ho già detto - ieri mi sono soffermato su questo punto qui da voi - la situazione che ci troviamo ad affrontare è estremamente difficile. Per uscirne non possiamo perdere tempo in contrapposizioni sterili e pregiudiziali. Anche in questo modo la politica potrà tornare alla sua dimensione più alta e più nobile, quella di cambiare le cose, di saper migliorare le cose; quella di essere artefice del cambiamento che si impone. Così possiamo poi passare ai fatti. Possiamo metterci a lavorare sodo. Possiamo tirarci su le maniche.
Fra pochi giorni, nel primo Consiglio dei ministri operativo che terremo a Napoli, vareremo per decreto le prime misure annunciate in campagna elettorale, per far fronte a due grandi priorità: la sicurezza dei cittadini, soprattutto dei più deboli, e il sostegno alle famiglie penalizzate dal carovita nel loro potere d'acquisto. Attueremo questo primo sostegno con il rinforzo dei redditi dei lavoratori pronti ad impegnarsi di più per sostenere la produttività delle imprese e con l'abolizione dell'ICI sulla prima casa. Si tratta di una misura mirata non solo ad alleviare il carico fiscale, ma anche a riconoscere un principio sociale: la prima casa è normalmente il frutto dei risparmi di una vita, l'investimento che garantisce il futuro della famiglia, che è il nucleo fondante della nostra società. Avere un tetto ritengo sia uno dei diritti naturali ed è quindi giusto salvaguardarlo al massimo, anche dalle pretese del fisco.
Questi provvedimenti saranno l'inizio della nostra politica per la crescita a tutto campo. In proposito il senatore Morando, nel suo interessante intervento, ci ha fatto notare che alla Camera ho citato 14 volte la parola crescere. Forse è un termine che ho dentro dal momento che mi dicono che sono un nano. Quindi, è un qualcosa che ho nel cuore. (Ilarità. Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Al contrario, non ho mai pronunciato la parola cambiamento. Voglio rassicurare il senatore Morando. Nella realtà il cambiamento è per noi un vero e proprio sinonimo di quella che intendiamo come la nostra missione politica, e non da ora. Un nostro motto - l'avrà certamente sentito - quello più diffuso diceva: «La forza di un sogno: cambiare l'Italia». Condanno quindi il senatore Morando a risentire, a proposito della nostra voglia di cambiamento, quanto dissi in quest'Aula sette anni fa, nel giugno 2001, all'inizio dell'azione del nostro Governo di legislatura. Dissi allora: «Noi siamo qui con uno scopo preciso: vogliamo cambiare l'Italia».
Lo faremo pacificamente, nell'ordine, nel libero dibattito democratico, guardando ai valori fondamentali della persona scolpiti nella Costituzione della nostra Repubblica, nel rispetto intransigente dei diritti civili di ciascuno, ma lo faremo. Lo faremo nella legalità, in piena integrazione del sistema istituzionale vigente e nel rispetto di tutti i poteri costituzionali dello Stato. Ma lo faremo. Lo faremo nell'ottimismo che non c'è mai mancato, nello spirito di fiducia e di collaborazione con tutti coloro che mostrano buona volontà e anche in un clima sereno. Ma lo faremo perché il Paese che noi tutti amiamo ha il diritto di compiere e completare al meglio la lunga e difficile transizione che ha investito il suo sistema politico e istituzionale. Fine della condanna, senatore.
In quei nostri cinque anni di Governo, a causa dei dissensi con i nostri alleati - si tratta, d'altronde, della stessa ragione che mi ha portato ad impedire, nei due anni del vostro Governo, ciò che vi sembrava giusto fare - non siamo riusciti a fare tutti i cambiamenti che c'eravamo proposti. Ma il mio personale bilancio di quella esperienza è comunque positivo. Di cambiamenti ne abbiamo fatti tanti: 36 riforme strutturali, 12 codici su materie importanti hanno costituito l'inizio di un processo riformatore che dobbiamo ora riprendere. E vogliamo farlo questa volta quanto è più possibile, con una assunzione comune di responsabilità, a partire dalle grandi innovazioni della nostra architettura istituzionale.
Il senatore Morando nel suo intervento ha anche fatto un'altra osservazione interessante. Nel vigente Regolamento del Senato la parola opposizione non è neppure citata. Per questo ci ha sollecitato ad un lavoro bipartisan volto ad introdurre uno statuto dell'opposizione che riconosca anche il governo ombra come strumento della minoranza. Condivido in pieno la sua proposta, senatore. La consideriamo utile per il buon funzionamento delle istituzioni e, poiché mi considero tra gli artefici di questa nostra - spero - consolidata democrazia dell'alternanza, so molto bene che chi è oggi al Governo domani potrebbe ritrovarsi all'opposizione.
Questo statuto sarà tanto più efficace se provvederemo, quanto prima, anche alla riforma dei Regolamenti parlamentari, come premessa della più ampia riforma bipartisan dell'architettura istituzionale e delle leggi elettorali. A questo proposito, ieri alla Camera ho annunciato di aver già fissato per questa stessa settimana il primo appuntamento con il leader dell'opposizione, l'onorevole Veltroni, e vorrei che si stabilisse una pratica di incontri continuativi.
Il senatore Della Seta nel suo intervento ha posto l'accento sui problemi ambientali, che abbiamo ben presenti. L'Italia, con il suo straordinario patrimonio naturale-paesaggistico, ha grandi risorse, che sono da tutelare e anzi da valorizzare, ma siamo da sempre convinti che non ci sia contrapposizione tra sviluppo e salvaguardia ambientale ed è anche per questo che pensiamo che la politica dei no non sia quella giusta.
La tutela dell'ambiente richiede molta attenzione, più progresso, più scienza e più tecnologia e l'esperienza ci dice che chi si oppone all'innovazione finisce fatalmente con il provocare un danno non soltanto economico ma anche all'ambiente. A questo proposito sono tantissimi gli esempi: il fermo ai trafori alpini porta sempre più merci a passare sui TIR negli ormai congesti trafori esistenti, con una caduta verticale della sicurezza delle nostre strade e con un incremento dell'inquinamento dell'ambiente.
In tema di energia, per fare un esempio, nel nostro programma abbiamo indicato chiaramente le priorità, che sono gli incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all'uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili, dal solare al geotermico, dall'eolico alle biomasse e ai rifiuti urbani, pur sapendo tuttavia che nel mondo non possono che arrivare a produrre, come massimo, intorno al 5 per cento dell'energia necessaria. Abbiamo inoltre parlato anche del nucleare, oggi una scelta indispensabile, con tutte le cautele dovute, non soltanto per garantire l'energia necessaria al nostro futuro, ma anche per tutelare meglio l'ambiente in cui viviamo, e quello dell'ambiente è solo un esempio. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Avevo messo di fila tante risposte a tanti interventi, ma alla fine ho ritenuto che non fosse corretto chiedervi la pazienza di ascoltare tutte le risposte e quindi per me di rispondere a tutte le osservazioni che sono state utilmente avanzate in questo dibattito e di cui ho preso nota. Queste risposte sono già contenute nel programma presentato agli elettori, un programma che credo vi sia noto, per cui non ho voluto e non voglio annoiarvi con la riproposizione di tutti i suoi capitoli. Tengo però a ribadire che questo programma lo rispetteremo integralmente, così come si rispetta un contratto nella vita civile, perché questa è la nuova moralità della politica, che abbiamo voluto e alla quale ci sentiamo obbligati, vale a dire quella di mantenere gli impegni, tutti gli impegni, assunti con gli elettori. (Applausi dal Gruppo PdL).
Infine, so bene che il dialogo non può e non deve cancellare - ci mancherebbe altro - la diversità di vedute tra la maggioranza e l'opposizione. Auspico soltanto - voglio ripeterlo ancora una volta - che il dialogo e il confronto possano continuare a svolgersi, come in questi giorni, in un clima di serenità e di correttezza istituzionali, senza ambiguità, alla luce del sole, senza confusione di ruoli, senza sospetti e senza intrighi consociativi.
Signor Presidente, signori senatori, è con questo spirito, con questa speranza e con quell'ottimismo che, visto il difficile momento della crisi internazionale e nazionale in cui siamo e saremo chiamati ad operare, non sarebbe forsefuori luogo accostare a quella lungimirante e visionaria follia di cui Erasmo da Rotterdam ha tessuto l'elogio, con questa disposizione d'animo chiedo al Senato la fiducia per il Governo che ho l'onore di rappresentare. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Ringrazio il Presidente del Consiglio dei ministri.
Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla mozione di fiducia, presentata dai senatori Gasparri, Bricolo e Pistorio.
È iscritto a parlare il senatore Ciampi. Ne ha facoltà.
CIAMPI (Misto). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, svolgerò una breve dichiarazione. Ho letto, ho ascoltato con molta attenzione gli interventi svolti dal presidente del Consiglio dei ministri onorevole Silvio Berlusconi alla Camera e al Senato, ieri e oggi, e ne ho apprezzato i toni pacati, l'esplicito proposito di favorire un confronto costruttivo tra la maggioranza di Governo e l'opposizione, la volontà di dialogare al fine, innanzitutto, di raggiungere il più largo consenso possibile per l'approvazione delle indispensabili riforme istituzionali e, infine, la consapevolezza della gravità dei problemi da affrontare e da risolvere in materia economica, finanziaria e sociale.
Il mio augurio al Governo, che da oggi, una volta che avrà acquisito la fiducia anche del Senato, sarà in grado di operare nella pienezza della sua legittimità costituzionale, è quello che i provvedimenti che saranno adottati corrispondano ai propositi manifestati e ciò nell'interesse dell'intero popolo italiano.
Con questa mia dichiarazione di voto intendo rendere esplicita la mia posizione nei confronti del nuovo Esecutivo: mi riservo di valutare di volta in volta i provvedimenti che saranno adottati dal Governo e dal Parlamento.
Sulla mozione di fiducia, dichiaro lamia astensione e poiché il nostro Regolamento equipara nella sostanza gli astenuti ai contrari, essa si tradurrà nella non partecipazione al voto. (Applausi dal Gruppo PD e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto). Signor Presidente, colleghi del Senato, signor Presidente del Consiglio, le dichiarazioni da lei rese al Parlamento sono pienamente all'altezza dell'ampio mandato che le è stato conferito dagli elettori e che dà, a lei e al Governo da lei presieduto, una investitura politica che ha rari precedenti nella storia repubblicana e che è certamente unica in quel periodo tormentato che amiamo definire seconda Repubblica.
L'Italia attraversa un momento di particolare difficoltà dovuto senza ombra di dubbio non solo agli errori politici del precedente Esecutivo, ma anche ad una congiuntura economica internazionale di grave crisi.
Un consenso così forte attribuito alla nostra coalizione ci impegna in una politica seria e coraggiosa finalizzata, nel breve periodo, a dare risposte alle problematiche più urgenti e, nel lungo periodo, a dar vita a riforme importanti capaci di mettere in moto un cambiamento reale del Paese.
L'Italia del Sud, ed in particolare la Sicilia, che sconta in maniera esponenziale gli errori del precedente Governo, nonché le proprie carenze endogene e storico- culturali, le ha riservato un consenso senza precedenti. Quindi, Presidente, il suo, il nostro Governo porta su di sé un'enorme responsabilità: non può permettersi di deludere le aspettative dei cittadini del Sud, che pretendono interventi di straordinaria incisività per far ripartire lo sviluppo di quest'area del Paese.
In questi anni il Mezzogiorno è stato vittima di una politica disattenta sino alla scelleratezza. Soltanto a titolo esemplificativo è necessario evidenziare come non sono stati attuati gli obiettivi di destinazione al Mezzogiorno del 41 per cento delle risorse destinate alla legge obiettivo e come siano state destinate altrove parti importanti delle risorse del FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate), oltre ad un uso sostitutivo e non aggiuntivo delle risorse derivanti dai fondi strutturali europei, con una prassi più volte contestata dalla stessa Unione Europea.
La sua attività deve quindi anzitutto partire da un'attribuzione piena al Sud del Paese di tutti i fondi accantonati per interventi in conto capitale e ad oggi ancora inutilizzati. Noi eletti del Movimento per l'Autonomia saremo molto vigili perché questo obiettivo si realizzi in pieno insieme con tutti gli altri punti indicati nel capitolo 5 del programma della coalizione, che hanno motivato la nostra Alleanza per il Sud.
Il Mezzogiorno rappresenta, infatti, un'opportunità di sviluppo per l'intero Paese, perché possiede maggiori potenzialità di crescita produttiva, spazi fisici ed economici, risorse materiali ed immateriali per accrescere il livello di competitività nazionale. Perché il Mezzogiorno possa svolgere il proprio ruolo propulsore nei confronti dello sviluppo economico italiano è tuttavia necessario promuovere un radicale mutamento nelle politiche per il Sud, passando dal tradizionale approccio assistenzialista ad una nuova strategia di intervento fondata contemporaneamente sul riconoscimento di straordinari elementi di autonomia e sulla corrispondente attribuzione di grandi responsabilità.
Nel corso degli anni, infatti, le politiche per il Mezzogiorno hanno oscillato tra due paradigmi, uno compensativo, orientato cioè alla diminuzione più o meno graduale del gap, attraverso trasferimenti ai cittadini e incentivi alle imprese, e uno cosiddetto di crescita, fondato cioè su azioni strutturali per accrescere occupazione e produttività e, più in generale, per stimolare la competitività dei territori. Entrambi questi approcci, non del tutto fuori luogo, sono stati tuttavia inquadrati in una logica generale di intervento fondata sull'emergenza, ovvero su azioni e misure di sostegno al capitale ed al lavoro dipendente piuttosto che di aggressione ai fattori interni ed esterni che penalizzano il sistema economico meridionale.
Al contempo, l'evoluzione dei mercati tradizionali nell'economia globale della conoscenza impone definitivamente che lo sviluppo industriale e produttivo delle Regioni meridionali parta dal rafforzamento dei nodi strutturali che storicamente condizionano gran parte dei territori del Sud, analizzando ed esaltando l'insieme più ampio delle risorse e delle opportunità già presenti in ciascun contesto territoriale. Non si tratta quindi di preconfezionare ricette o modelli di sviluppo, ma di consegnare le corrette opportunità ai protagonisti dell'economia meridionale per individuare insieme le soluzioni ai loro problemi.
Per tradurre in concrete azioni tali obiettivi generali di intervento, è necessario promuovere un ripensamento complessivo del sistema Paese che, attraverso la chiave dell'autonomia dei territori, consenta di modernizzare sia il Settentrione che il Mezzogiorno, in un'ottica tuttavia di differenziazione delle rispettive prerogative e regole di funzionamento, al fine di valorizzare le specifiche potenzialità.
Un intervento strategico essenziale per il Sud, da attuare immediatamente, avviando le procedure anche presso l'Unione europea è certamente l'introduzione di una fiscalità compensativa per promuovere l'insediamento, lo sviluppo e l'aggregazione tra le imprese operanti nel Mezzogiorno, come già indicato da Confindustria; fiscalità compensativa e non di vantaggio, perché deve servire a colmare le condizioni di ritardo infrastrutturale e i gap ambientali che condizionano il sistema delle imprese nel Mezzogiorno per un tempo ragionevole, che consenta l'insediamento ed il consolidamento delle imprese e accompagni questa fase con la certezza che, anche per l'azione di questo Governo, i ritardi ambientali ed infrastrutturali saranno colmati in un congruo periodo.
Questione fortemente condizionante l'attività economica e civile delle nostre aree è certamente la presenza invasiva della grande criminalità organizzata. Ma finalmente l'attività di contrasto alle organizzazioni mafiose registra importanti successi non solo dal punto di vista prettamente giudiziario ma anche dal lato della rinascita civile e sociale; questo impegno deve proseguire senza tregua, fino alla definitiva eradicazione del fenomeno della criminalità organizzata, e si deve estendere a tutte le aree del Paese interessate a questi fenomeni, aumentando ulteriormente la forza dell'intervento repressivo per garantire questa rigenerazione della società meridionale.
Voglio aggiungere un altro suggerimento che dovrebbe rappresentare, secondo il nostro Movimento, un pilastro fondamentale per l'azione di Governo per il Sud. Il sistema delle autonomie locali va sostenuto in una interpretazione del federalismo volta da un lato a promuovere le potenzialità dei territori e dall'altro a realizzare quella perequazione delle risorse connaturata al principio solidaristico che informa tutto il nostro ordinamento. In questa prospettiva di riforma costituzionale in senso federalista assume particolare valore l'esperienza dello Statuto speciale siciliano, parte integrante del nostro ordinamento costituzionale ma troppo spesso violato dall'invasività del potere centrale e non sufficientemente difeso dall'azione dei rappresentanti politici del popolo siciliano.
Noi del Movimento per l'Autonomia, che abbiamo come ragione fondativa la piena attuazione della nostra Carta statutaria, sappiamo di poter contare appieno sulla sua lealtà per il mantenimento dell'impegno politico da lei assunto in questo senso.
Per tutte queste ragioni, votiamo con piena convinzione la fiducia al suo Governo, certi che il ponte che ci accingiamo a costruire sarà il simbolo non solo della riunificazione fisica, ma anche civile ed economica del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Cossiga. Ne ha facoltà.
COSSIGA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, è la prima volta che partecipo ad una seduta del Senato da lei presieduta e, pur non essendo dalla sua parte, avendo avuto per lei sempre stima, mi permetto di rinnovarle le mie congratulazioni e di farle i miei auguri.
Come è noto, io sono, forse a cagione dell'età, un po' logorroico. Siccome però mi considero un senatore uguale agli altri, quando eccederò il tempo che mi è assegnato lei mi toglierà la parola: vuol dire che il resto del mio intervento lo depositerò. Quando lei riterrà che io dica cose sconvenienti (e mi accade molto spesso), mi richiami pure e se vi sono gli estremi mi espella pure dall'Aula. Si ricordi che il primo consiglio che le ho dato, e che quando fui eletto senatore misi in pratica, è il seguente: mi raccomando, per affermare subito la sua autorità cacci fuori dall'Aula uno, specialmente se non ha nessuna colpa. Perché così io feci e mi andò benissimo.
Mi scuso con il Presidente del Consiglio dei ministri se non ero presente al suo discorso e anche alla sua replica, ma gli armamentari che ho indosso ne indicano il motivo.
Appartengo ad un'altra stagione della storia politica del nostro Paese, avendo militato nella Democrazia Cristiana dal 1944 ed essendo membro del Parlamento nazionale, ahimè, dal 26 maggio 1958 (presto saranno ben cinquanta anni; credo di essere battuto solo dal maestro Andreotti e dai colleghi Emilio Colombo e Scalfaro)...
IZZO (PdL). Auguri di lunga vita! (Applausi dal Gruppo PdL).
COSSIGA (UDC-SVP-Aut). ...salvo il non certo fausto e per me tormentato intervallo della mia presenza al Palazzo del Quirinale. Tra poco sarà pubblicato un libro che contiene tutti gli articoli di insulti e tutti gli attacchi che mi sono stati fatti da una certa stampa italiana durante i sette anni.
A lungo ho occupato, con una certa dignità - lo spero - posizioni di responsabilità istituzionale anche in momenti drammatici e per me assai dolorosi. Io uomo della gloriosa Prima Repubblica dei grandi partiti di massa: dal Partito Comunista cui - lo riconosco nel fermo dissenso dalla sua per me affascinante ideologia e della sua politica - tanto deve l'Italia per il contributo che ha dato non solo per la liberazione della nostra Patria dal fascismo e dalla crudele occupazione della Germania nazista, ma anche per l'edificazione in pace della sua Repubblica democratica, alla gloriosa Democrazia Cristiana, ai partiti che si richiamavano a grandi tradizioni e culture ideali e anche a coloro che provenienti da altre sponde, contro i cui ideali io sono stato educato nella mia famiglia di rigide tradizioni antifasciste e repubblicane, debbo dare atto di avere con onestà cercato e alla fine essere riusciti a ricollocarsi con dignità nel quadro dello Stato democratico. Debbo quindi confessare che non riesco più a orientarmi in questo panorama politico.
Lei sa, signor Presidente, che sono legato a lei da una reciproca amicizia che risale soltanto al 1974. Ho votato per i suoi Governi una sola volta per salvare le istituzioni che erano state stremate dallo tsunami provocato da un gruppo di avventurosi magistrati i cui cosiddetti ideali, purtroppo, vedo rappresentati anche in questo Parlamento da un gruppo che più che Italia dei Valori dovrebbe essere chiamato Italia dei Disvalori. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Ben altra cosa il glorioso Partito Comunista Italiano, o il glorioso Partito Socialista rispetto a questi senatori e deputati da accatto che sono, essi sì, i veri eredi della reazione, dell'inquisizione e del codice di Alfredo Rocco. (Applausi dal Gruppo PdL).
Io non ho mai votato per lei. Anche nelle ultime elezioni - è noto - ho votato, come molto spesso mi è accaduto, prima per l'Ulivo, poi per l'Unione poi, nelle ultime elezioni, per il Partito Democratico anche se, detto onestamente, non ho ben capito ancora cosa sia il Partito Democratico e non mi sarà chiaro finché non avrà il coraggio di essere fedele alla sua vera ispirazione aderendo con coraggio al Partito Socialista Europeo e all'Internazionale socialista.
Ho ascoltato in televisione - purtroppo, me ne scuso, le mie condizioni di salute non mi hanno concesso di più - quello che lei ha detto. Le sono grato per la sua volontà (analoga a quella dell'amico onorevole Veltroni) di porre termine alla reciproca delegittimazione che ha contrassegnato gli ultimi anni della Repubblica, ma non so se i Flores, i Fazio e quell'autentico (il termine è di uno dei più prestigiosi leader dei Democratici di Sinistra) "mascalzone" di Travaglio ve lo permetteranno. Il termine non è mio. Il termine "quell'autentico mascalzone" non è mio(Applausi dal Gruppo PdL),è di uno dei più autorevoli leader dei Democratici di Sinistra, già giovane leader del Partito Comunista Italiano.
Ritengo però che in democrazia e nel Parlamento sia essenziale la dialettica tra maggioranza e opposizione e che la ricerca delle larghe convergenze o, peggio, dell'unanimismo porti spesso all'immobilismo perché io non conosco come legittime altre maggioranze nella nostra democrazia che non quelle previste dalla Costituzione. La nostra è una democrazia di numeri e sono legittime le leggi, anche quelle costituzionali - a dire il vero non mi sono scandalizzato che le abbiate fatte voi, come non mi sono scandalizzato che le abbia fatte il centro‑sinistra - approvate contro di voi o che voi avete approvato contro di loro purché secondo le maggioranze previste dalla Costituzione.
Io voterò per lei e per il suo Governo. È la seconda volta che succede; voterò in questo senso almeno per questa volta perché sul nostro Paese, sull'Europa e sul mondo incombono problemi gravissimi come la fame, il terrorismo islamico fondamentalista e la crescente povertà della nostra gente. Non credo, quindi, che possiamo permetterci il lusso di aspettare altri e migliori governi.
Voglio chiarire che io voterò per lei e per tutto il suo Governo, tra i cui membri ho molti amici anche personali, che non sto a nominare perché l'inclusione di alcuni e la non inclusione di altri per dimenticanza - dopo tutto compirò fra poco 80 anni - sarebbe ingiusta. Voglio che lei, signor Presidente, sappia peraltro che, non essendo istituzionalmente possibile votare un intero governo e non votare un membro dello stesso Governo, non intendo concedere la mia fiducia né politica né morale nei confronti del suo Ministro dell'interno, che forse per far dimenticare di aver appartenuto (quando io combattevo il terrorismo di sinistra) ad un'area di movimentismo non lontana dalla lotta armata, fa oggi il reazionario e dice cose intollerabili per me (cristiano, antirazzista e democratico) nei confronti dell'immigrazione e dell'accoglienza.
Mi auguro soltanto che lei non gli dia retta, anche perché le cose che ha dichiarato sono impossibili da attuare e oggi stesso ho presentato un disegno di legge in materia. (Applausi dal Gruppo PdL, del senatore Galperti e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Senatore Cossiga, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.
È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, com'è noto, l'UDC non voterà la fiducia al suo Governo.
Anche noi, come lei, abbiamo rispetto degli elettori e, in particolare, dei due milioni e passa di italiani che ci hanno votato. La nostra lealtà verso il corpo elettorale sta proprio nel rappresentare tutti gli italiani e le italiane che ci hanno votato sostenendo l'idea che senza valori non ci può essere buona politica e che, pertanto, le istituzioni devono occuparsi della tutela del diritto alla vita, della libertà religiosa, della nostra identità cristiana, della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, della libertà di educazione, della valorizzazione delle comunità intermedie tra Stato e cittadino, composte non solo dal sistema delle autonomie locali, ma anche dal cosiddetto privato sociale, spina dorsale e morale della nostra Nazione.
I temi cosiddetti eticamente sensibili sono stati esclusi dalla campagna elettorale, per non imbarazzare una certa cultura laicista che attraversa ormai gli schieramenti politici con pericolosa disinvoltura. L'UDC li ha messi al centro della sua campagna elettorale e per questi valori ha con coerenza pagato il costo della solitudine elettorale. Siamo orgogliosi di averlo fatto, lo rifaremmo e siamo qui, signor Presidente, a esercitare con le nostre iniziative politiche e parlamentari il mandato conferito dagli elettori.
A costo di stupirla, le dirò che sono pronto a sottoscrivere la gran parte delle sue dichiarazioni programmatiche. Credo, inoltre, che la stessa cosa possano fare non solo gli italiani che l'hanno votata, ma anche coloro i quali non l'hanno votata. Non credo che vi sia alcun uomo di buon senso che si possa dire contrario ad un dialogo concreto e trasparente tra maggioranza ed opposizioni.
Uso il plurale, signor Presidente, non solo per un atto di riguardo nei confronti del Gruppo parlamentare che ho l'onore di presiedere, ma anche e soprattutto per rispetto degli altri Gruppi parlamentari, di maggioranza, come la Lega Nord, e di opposizione, come l'Italia dei Valori, di cui non condividiamo nulla.
Con buona pace degli iscritti al club della semplificazione, infatti, la teoria, da lei abilmente inventata, della coabitazione tra una maggioranza di Governo ed una maggioranza di opposizione si scontra - ahinoi! - col risultato elettorale, che merita un'attenta lettura. Queste elezioni hanno consumato infatti un ulteriore passaggio nella difficile fase di transizione politica che attraversa il nostro Paese. Capisco il fascino del bipartitismo di stampo anglosassone, che pare aver contagiato, con il governo ombra, anche il Partito Democratico, ma le elezioni hanno dimostrato che le vere riforme le fanno la politica e il corpo elettorale e che le alchimie istituzionali, il più delle volte, rischiano di essere solo delle camicie di forza strumentalmente preordinate ad acquisire posizioni di monopolio o di vantaggio in danno del libero confronto democratico. Una cosa è la semplificazione operata dagli elettori, una cosa è la costruzione di partiti omogenei che si sostituiscano agli attuali cartelli elettorali, ancorché semplificati. Questa nuova fase politica è tutta da costruire, se vogliamo realmente assecondare - e noi vogliamo farlo - la domanda di chiarezza che viene dai cittadini italiani.
Signor Presidente, come si può non concordare con lei sulla necessità di passare dal pessimismo paralizzante all'ottimismo vitale e come non apprezzare l'omaggio ai nostri militari impegnati nelle missioni di pace, a cominciare da quelli in Afghanistan, alle forze dell'ordine e a quei magistrati che compiono in silenzio il loro dovere? Tutto giusto. Anche se abbiamo avuto l'impressione di leggere, nelle dichiarazioni programmatiche, una sorta di sunto del suo programma elettorale: dichiarazioni tanto sintetiche quanto generiche e quindi, per definizione, condivisibili.
Signor Presidente, noi non vogliamo polemizzare con lei e se siamo stati noi la causa dei suoi fallimenti passati, oggi gli italiani le hanno consegnato una vittoria chiara e netta. Il Gabinetto da lei presieduto è composto a sua immagine e somiglianza. Si tratta di un vero e proprio Governo del Primo Ministro (anche qui, senza la necessità di una riforma costituzionale) e pertanto il potere assoluto che le è stato conferito la sottrae ad ogni condizionamento da parte del cosiddetto teatrino della politica. Ci aspettiamo che lei affronti e risolva oggi, uomo solo al comando, tutti i problemi che ha il Paese: le liberalizzazioni, il nucleare, l'Alitalia, i rifiuti campani, il risanamento dei conti pubblici e la riduzione della pressione fiscale. Non può deludere gli italiani. E per questo la nostra sarà un'opposizione tesa a ricordarle le promesse fatte in campagna elettorale.
Per questo le diciamo, pacatamente e serenamente, che non è sufficiente l'elenco dei buoni propositi a fare rialzare l'Italia. Bisogna dire e fare di più. Nelle sue dichiarazioni mancano alcune voci importanti ed alcune priorità. Ad esempio, il taglio della spesa pubblica. Senza una indicazione precisa di misure funzionali a bloccare la crescita delle spesi correnti dello Stato, diventa impossibile o comunque incerto promuovere il lavoro e la famiglia con la fiscalità generale, oppure abolire l'ICI senza costringere i Comuni ad aumentare il gettito della fiscalità locale.
Signor Presidente, la nostra opposizione sarà una opposizione repubblicana. Una opposizione senza sentimenti e senza risentimenti, tesa solo alla tutela dell'interesse generale del Paese, alla valutazione del merito dei singoli provvedimenti, al voto favorevole o contrario senza pregiudiziali o riserve mentali. A tale riguardo, la vorrei mettere in guardia su due questioni fondamentali e di particolare attualità: la sicurezza e il federalismo fiscale. Sulla sicurezza condivido quanto detto dal collega senatore Giuseppe Pisanu: prudenza e concretezza sono le cose di cui c'è bisogno in questa materia.
Gli strumenti di contrasto all'immigrazione clandestina e al traffico di migranti ci sono e sono forniti della legge Bossi-Fini integrata dalla normativa comunitaria e dalle convenzioni internazionali. Bisogna dare attuazione e migliorare tale normativa, inasprendo le pene per chi sfrutta illegalmente il lavoro degli immigrati e per chi organizza e favorisce la tratta di migranti, favorendo invece l'immigrazione regolare e di qualità. Bisogna dare più risorse alle forze di polizia; bisogna unificare gli strumenti di contrasto, ad esempio istituendo un'unica procura nazionale antimafia ed antiterrorismo, con compiti di coordinamento e di contrasto anche alla immigrazione clandestina.
Occorre introdurre la banca dati del DNA e dare attuazione piena alla disciplina europea che contiene in sé elementi rigorosissimi per i neocomunitari, senza estenuanti ed inutili trattative comunitarie o, peggio ancora, la singolare sospensione degli Accordi di Schengen. In questa materia, signor Presidente, è bene evitare gli annunci ed i supercommissari e lavorare alacremente e silenziosamente per garantire strumenti e risorse adeguate e razionali per il contrasto ad ogni forma di criminalità. Sarebbe bene, signor Presidente, occuparsi anche dei nostri connazionali residenti all'estero: capiremmo di più anche di immigrazione.
La seconda questione riguarda il federalismo fiscale. Ho letto con piacere che è suo intendimento rivisitare il Titolo V della Costituzione. Se fosse così, le diciamo che siamo d'accordo con lei. In questi anni abbiamo assistito, più che alla contrazione della sfera pubblica e al decentramento di poteri e funzioni dallo Stato centrale alle Regioni, all'espansione della pubblica amministrazione centrale e locale, con conseguente proliferazione dei costi. Se si vuole fare una legge buona e giusta sul federalismo fiscale è necessario riscrivere prima il sistema delle funzioni legislative ed amministrative dello Stato e delle Regioni, salvaguardando il sistema delle autonomie speciali, come i colleghi del mio Gruppo hanno in precedenza evidenziato. Anche in questo caso gli annunci ed i manifesti ideologici sono sconsigliati perché rischiano di spaccare il Paese.
Signor Presidente, il suo desiderio di una opposizione dialogante, morbida, rassicurante, anche sotto forma di governo ombra, è comprensibile ma non condivisibile. Come lei non ha potuto forgiare tutti i suoi alleati a sua immagine e somiglianza nella passata legislatura, così oggi non può pensare di forgiare le opposizioni riducendole ad una sola, quella che le si contrappone nell'ombra di un governo che esprime la parte più rilevante dei suoi avversari politici. Prendiamo quindi atto con favore della sua disponibilità alla collaborazione istituzionale e aspettiamo di vederla all'opera, soprattutto per toccare con mano risultati concreti per il bene del Paese.
Signor Presidente del Consiglio, concordo con l'onorevole Casini quando dice che non di soli diritti vive l'uomo. Eppure l'Italia di oggi è un Paese nel quale ognuno sa di poter rivendicare un diritto ma pochi sanno di dover rispettare un dovere. Una democrazia è sana, invece, solo se vive un grande equilibrio tra diritti e doveri. Tra i nostri doveri di oggi c'è quello di essere avversari leali, responsabili, ma fermi e critici, comunque mai nemici, perché anche noi - come lei - amiamo questo Paese e lo vogliamo migliore. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Belisario. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente del Senato, onorevole Presidente del Consiglio, senatrici e senatori, su un dato concordiamo in modo inequivocabile: le elezioni del 13 e 14 aprile hanno consegnato un quadro parlamentare che i cittadini hanno inteso semplificare riducendo della metà i Gruppi politici presenti in Parlamento. La maggioranza relativa degli italiani si è riconosciuta nella coalizione da lei guidata e nel suo progetto, signor Presidente del Consiglio, di «sistema Italia», dandole la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.
L'Italia dei Valori non può che rispettare la volontà popolare; non parla di brogli, evocati, invece a sproposito da chi oggi tende il ramoscello d'ulivo dopo due anni di mirata demonizzazione dell'avversario politico; né ci nascondiamo dietro ad alchimie politiciste. L'Italia dei Valori, alla luce dei risultati, ha ricevuto il mandato di fare opposizione e la farà con determinazione, perché ha una diversa visione di come si amministra una democrazia moderna. Non soffriamo di nostalgie. Non guardiamo al passato, né tampoco agli inizi degli anni '90 per intenderci, un periodo, peraltro, signor Presidente, che lei ha cavalcato e che le ha consentito di occupare spazi importanti ed insperati dello scenario politico. Il mio partito in quegli anni non c'era, ma è nato perché frutto della passione civile che da allora in avanti ha coinvolto tanti cittadini onesti che nel nostro partito si sono riconosciuti in modo sempre maggiore, dandogli un successo elettorale assoluto, perché essere paladini della legalità è un concetto che non è astratto e che interessa ancora i nostri connazionali.
Respingo con fermezza al mittente le affermazioni del presidente emerito, senatore Cossiga (Applausi dal Gruppo IdV) e gli ricordo che egli ha scritto persino la prefazione al commentario della Costituzione italiana di Antonio di Pietro.
COSSIGA (UDC-SVP-Aut). Colpe nella vita le abbiamo tutti e questa è una mia colpa.
BELISARIO (IdV). E nella nostre fila non ci sono parlamentari d'accatto perché dicendo questo, signor Presidente emerito, lei offende gli elettori che hanno dato il consenso al nostro partito (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti del senatore Cossiga). Ed è per questi cittadini che l'Italia dei Valori farà opposizione. Un'opposizione né consociativa né pregiudiziale, bensì un'opposizione parlamentare, così come ci hanno insegnato i Padri costituenti presenti ancora in quest'Aula, nonostante la più brutta legge elettorale che la sua maggioranza ci ha lasciato in eredità e che il centrosinistra non ha voluto e saputo cambiare. La nostra è una democrazia parlamentare e non una «telecrazia salottiera». Mi piace citare le parole di un liberale vicino a lei, onorevole Berlusconi. Antonio Martino ha dichiarato che un Paese è democratico non se ha un governo, perché quello lo hanno anche le dittature, ma se vi è un'opposizione. E quanto più vigorosa e credibile è quest'ultima, tanto più democratico è il Paese.
Sempre su questo tema e dopo quanto accaduto ieri alla Camera dei deputati nel corso dell'intervento del Presidente del mio partito, mi permetto di precisare al Presidente del Senato, con il rispetto che porto per la carica che ricopre ma con la fermezza che sento doverosa, che i diritti dell'opposizione sono scolpiti in leggi e Regolamenti e non sono nella disponibilità dei Presidenti delle Assemblee legislative. Persino l'ostruzionismo parlamentare, su cui egli recentemente in un'intervista ha espresso disapprovazione, è un diritto primario dell'opposizione che valuta se, come e quando esercitarlo; è evidente, solo e sempre in presenza di valutazioni politiche. È un diritto assoluto, come recita Roberto Zaccaria, che lo definisce estremo e non rimesso a valutazioni discrezionali o a puntuali concessioni di alcuno, tanto meno di chi deve esserne il legittimo garante. È un principio di libertà, sacrosanto e intangibile. Don Sturzo affermava che la libertà è come l'aria. Si vive nell'aria: se l'aria è viziata si soffre, se è insufficiente si soffoca, se manca si muore. Per questo non accetteremo mai la compressione del diritto di rappresentare tesi diverse e contrastanti con quelle della maggioranza. E lo faremo a costo di sembrare gli unici a fare un'opposizione visibile, che terrà sempre conto di quanto il Paese reale ci chiede e di cui l'Italia dei Valori si farà interprete senza tentennamenti, ammiccamenti o blandizie.
Senatrici e senatori, le istituzioni democratiche del nostro Paese sono nate e si sono rafforzate per la presenza di due blocchi contrapposti, che facevano capo alla Democrazia cristiana e al Partito comunista. Queste due grandi forze politiche anche quando nell'interesse dell'Italia hanno collaborato - penso alla lotta al terrorismo - lo hanno fatto mantenendo piena la loro identità e le loro differenze, senza arrecare sbandamento nei loro elettorati di riferimento, favorendo così la crescita complessiva, sociale, economica e culturale del nostro Paese.
Signor Presidente del Consiglio, abbiamo compreso che le piace un'opposizione in stile anglosassone, a partire dal governo ombra. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che questo possa essere un punto finale, un approdo e non un punto di partenza, perché dobbiamo portare la nostra democrazia a quei livelli: penso all'informazione, alla giustizia, al conflitto di interessi, al sistema di produttività.
Le sue dichiarazioni programmatiche le abbiamo ascoltate ed abbiamo ascoltato anche le sue precisazioni prima dell'avvio del dibattito in quest'Aula. Dopo una campagna elettorale che anche ella ha condotto con toni aspri, affermando persino, unitamente a chi oggi è Ministro del suo Governo, che provava orrore verso chi si contrapponeva con durezza alle sue diverse argomentazioni, oggi chiede unilateralmente di avere fiducia nelle sue promesse e nei suoi toni morbidi. Signor Presidente del Consiglio, non ci ha convinti. Avremmo preferito che avesse parlato chiaro per avviare un confronto e verificare se le sue buone intenzioni sono o meno effimere.
Ieri ha affermato che ha fiducia nei giudici. Quindi, non ritiene più, finalmente, che il problema dei problemi sia la separazione delle carriere per mettere la mordacchia all'ufficio del pubblico ministero. Se è venuto su quelle che da sempre sono le nostre posizioni, ci sentiamo rassicurati, perché anche lei comincia ad essere convinto che l'azione penale non possa essere controllata dal potere esecutivo senza che la Costituzione ne rimanga irrimediabilmente vulnerata. Il nocciolo dei problemi della giustizia è la riduzione dei tempi processuali attraverso la revisione dei codici, la semplificazione delle procedure, l'aumento delle risorse umane e finanziarie, la costruzione di nuovi istituti di pena. (Commenti del senatore Cossiga). Le modifiche dell'ordinamento giudiziario hanno sempre esternato volontà revansciste, ma non hanno mai evidenziato la determinazione di innovare.
Sulla comunicazione, al momento degradata a delega subministeriale, il suo silenzio ci preoccupa, perché nulla ci dice sulla regolamentazione, per noi inesistente, dei conflitti di interesse che certamente non riguardano solo la sua persona. In un Paese moderno si cerca invece di favorire la libera concorrenza obbedendo alla legislazione, alla giurisprudenza italiana ed europea. Ci deve dire se ritiene ancora giusto che con la depenalizzazione del falso in bilancio i bancarottieri di regime, con l'aiuto delle banche e dell'indulto (a cui ella ha concorso in modo determinante nella passata legislatura) abbiano potuto derubare centinaia di migliaia di risparmiatori senza finire in galera e senza neppure risarcire il danno arrecato. Sarebbe buona cosa se la maggioranza, e in genere tutta quest'Aula, approvasse in questa materia la proposta di legge che l'Italia dei Valori presenterà in uno con quella che impedisce ai condannati di sedere in Parlamento.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato; quindi, la invito a concludere, senatore Belisario.
BELISARIO (IdV). Dichiaro la non fiducia al Governo presieduto dal presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi, a nome del Gruppo che presiedo. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Bricolo. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, presidente Berlusconi, colleghi senatori, è con grande entusiasmo che noi parlamentari della Lega Nord ci apprestiamo ad iniziare questa nuova legislatura, un entusiasmo dovuto alla voglia di mettersi subito al lavoro per realizzare nel più breve tempo possibile quelle riforme che abbiamo presentato in campagna elettorale e così tanto attese dalla gente che vive sul nostro territorio; un entusiasmo dovuto anche al grande successo elettorale ottenuto dal nostro movimento. Voglio dunque innanzitutto ringraziare, anche a nome di tutti i senatori del mio Gruppo, i milioni di elettori che con il loro voto ci hanno dato fiducia e i tanti militanti della Lega Nord che da anni si battono sul territorio per portare avanti le nostre idee. (Applausi dal Gruppo LNP).
Voglio anche rivolgere un ringraziamento particolare all'uomo che dopo quattro anni è tornato a ricoprire il suo ruolo di Ministro delle riforme all'interno del Governo, il nostro segretario federale Umberto Bossi (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
Questo entusiasmo, però, non ci fa dimenticare anche la grande responsabilità che abbiamo nei confronti di quei cittadini che con il loro voto ci hanno dato fiducia. La gente ci chiede fatti e non più parole, subito nuove riforme. Ci chiede in tempi brevi di realizzare le proposte che abbiamo loro presentato in campagna elettorale. Tutti noi, senatori sia della maggioranza che dell'opposizione, ci siamo impegnati ad approvare riforme istituzionali per cambiare e rendere più moderno e più efficiente questo Paese. Abbiamo dunque un'occasione storica, non sprechiamola. Superare il bicameralismo perfetto, istituire il Senato federale, garantire la governabilità e l'azione di governo, trasferire competenze dallo Stato centrale alle Regioni e agli enti locali, ridurre il numero dei parlamentari: su questi temi possiamo e dobbiamo lavorare tutti assieme in Parlamento, maggioranza e opposizione. Bene ha fatto, presidente Berlusconi, a parlare di dialogo. È questa la strada da percorrere: un dialogo che non deve più portare, come sempre è avvenuto in passato, ad uno scontro muro contro muro, ma che deve essere costruttivo nell'interesse generale dei cittadini e del Paese. Su questo noi fin d'ora garantiamo la nostra massima disponibilità.
Detto questo, come Lega Nord Padania ci muoveremo in questa legislatura per realizzare al più presto il federalismo fiscale. La gente al Nord non è più disposta a pagare tutte le tasse allo Stato centrale e a vedere che questi soldi molto spesso vengono spesi da Roma male o addirittura sprecati da burocrati incapaci. Parte di questi soldi devono rimanere sul territorio per aiutare le famiglie, i lavoratori che non arrivano a fine mese con il loro stipendio, ma anche per razionalizzare e contenere la spesa pubblica. È solo grazie al federalismo che potremo cambiare questo Paese: un federalismo che non vuol dire dividere, ma far crescere un Paese che adesso è fermo, ingessato, ingolfato da una burocrazia che non ha eguali in Europa, senza prospettive di crescita e con un'impostazione centralista e assistenzialista penalizzante e a dir poco anacronistica.
Tutte le grandi democrazie occidentali che sono in questi anni cresciute sia dal punto di vista economico che sociale lo hanno fatto puntando tutto sul decentramento, sulla razionalizzazione dei servizi e sul federalismo. Penso agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, alla Germania, alla Spagna. La Spagna è un Paese che è uscito dal franchismo come uno dei più poveri ed arretrati d'Europa e che ora ci ha di gran lunga superato in termini di crescita economica, di incremento di prodotto interno lordo e di efficienza amministrativa. La Spagna è tornata ad essere un grande Paese quando ha deciso di abbracciare il federalismo: il Nord, più produttivo, si autogestisce e i Paesi baschi e la Catalogna hanno un loro Parlamento; questo non ha però penalizzato il Sud, che può ora vantare un comparto agricolo, turistico e anche industriale in continua crescita. Questa è la strada, l'unica strada che potrà far crescere e rendere più moderno ed efficiente tutto questo Paese, sia il Nord che il Sud.
Un altro tema estremamente importante è la lotta e il contrasto alla criminalità e all'immigrazione clandestina. Tanto per essere chiari: la gente ci ferma per strada e ci dice che sono già troppi gli extracomunitari presenti nel nostro Paese, sono troppi e in continuo aumento. Su questo bisogna intervenire subito con nuove leggi, responsabilizzando anche la magistratura nell'applicarle. In poche parole, la gente ci chiede di togliere dalle strade delle nostre città tutti quegli extracomunitari clandestini che vivono di spaccio di droga e di sfruttamento della prostituzione e che si sono specializzati nelle rapine e nei furti negli appartamenti. Espulsioni, dunque, certe per chi è entrato illegalmente e contrasto ai flussi di extracomunitari clandestini in entrata.
L'allargamento accelerato dei confini dell'Unione Europea e la mancanza assoluta negli ultimi anni di contrasto dei flussi hanno fatto sì che questo Paese diventasse nell'immaginario collettivo degli stranieri la meta più ambita da raggiungere: chi parte dall'altra sponda del Mediterraneo o dall'Europa centrale è convinto che da noi troverà assistenza immeditata, con un po' di pazienza una regolarizzazione, diritti, nessun dovere, nessun obbligo e, se commetterà qualche reato, troverà una giustizia clemente e superficiale. Questo deve finire.
Nessuno chiede rappresaglie contro i boat people, ma semplice buon senso suggerisce che non possiamo continuare ad essere l'unico Paese - perché lo siamo -che recupera le imbarcazioni dei clandestini anche molto lontano dalle nostre coste, in acque internazionali o praticamente di fronte all'altra sponda del Mediterraneo. I clandestini in attesa di partire sanno che le nostre navi recuperano tutti, sfamano tutti, curano tutti, soccorrono tutti. Per loro, questo è solo un grande incentivo a partire comunque. Altri Paesi del Mediterraneo, come la Spagna - sebbene governi Zapatero che è di centrosinistra - e Malta, da tempo non lo fanno più e di conseguenza il numero di clandestini che fa rotta verso le loro coste è sensibilmente diminuito. Vengono tutti da noi. È dunque importante il pacchetto sicurezza che ha presentato il nostro ministro Maroni, che sarà approvato nel prossimo Consiglio dei ministri e di questo siamo sicuramente felici.
Per parlare sempre dei problemi del Paese, è evidente a tutti la necessità di procedere in tempi ristrettissimi alla realizzazione di nuove infrastrutture. Il Nord, e non solo, ha fame di infrastrutture, necessarie non solo per la crescita economica del Paese ma anche per migliorare la qualità della vita della gente sul nostro territorio: milioni di cittadini sono costretti ogni giorno a subire code interminabili. Per quanto ci riguarda, diventa dunque prioritario e necessario realizzare - ne cito solo alcune come esempio - nuove grandi infrastrutture, quali la Pedemontana lombarda, quella veneta, i trafori del Brennero e del Frejus, l'alta velocità, l'alta capacità e sfruttare al meglio le vie fluviali. Costruire nuove grandi infrastrutture non vuol dire però dimenticarsi dell'ambiente; anzi, sulla tutela ambientale noi del Gruppo della Lega Nord Padania faremo sentire la nostra voce in questa Aula. Troppo cemento, troppe lottizzazioni sono state fatte negli ultimi decenni senza una reale programmazione in grado di tutelare le nostre città, le nostre valli, il nostro territorio. Per quanto ci riguarda, dobbiamo riuscire, compatibilmente con le esigenze di sviluppo territoriale, a lasciare ai nostri figli quelle bellezze architettoniche e paesaggistiche lasciateci dai nostri padri.
Nel concludere il mio intervento, per essere chiaro fino in fondo con chi ci ascolta in quest'Aula ed anche con chi ci ascolta di fuori di essa, voglio annunciare i provvedimenti che come Gruppo della Lega Nord Padania non voteremo mai in questa sede, quei provvedimenti ai quali non daremo mai il nostro appoggio. Dico ciò per evitare da subito incomprensioni o strumentalizzazioni. Noi non voteremo mai provvedimenti che mettono in discussione la famiglia tradizionale la quale, per noi, è composta da un uomo, una donna e dai propri figli. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
Noi non voteremo mai un nuovo indulto per i carcerati. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori De Eccher e Gamba). I delinquenti devono scontare la loro pena fino all'ultimo giorno. L'unico deterrente per chi vuole entrare nel mondo della criminalità è senz'altro la certezza della pena.
Noi non voteremo mai a favore del voto agli extracomunitari. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore De Eccher). Il voto in questo Paese deve essere collegato - come del resto è - alla cittadinanza, all'effettiva integrazione. L'ultimo arrivato, che in molti casi non conosce nemmeno la nostra lingua, che non condivide i nostri valori, che non conosce o peggio ancora non accetta la nostra cultura, la nostra storia e le nostre tradizioni non può pensare di poter decidere del nostro futuro, del futuro di chi è nato, vive e vuole continuare a vivere in questo Paese. E bene ha fatto il presidente Berlusconi a ricordare, nel suo intervento alla Camera, il concetto di padroni a casa nostra. Noi vogliamo rimanere padroni a casa nostra. (Applausi dal Gruppo LNP).
Concludo, presidente Berlusconi, dicendo che noi voteremo convintamente la fiducia, consapevoli che questo sarà il Governo delle riforme, del cambiamento, del federalismo, del rilancio del Paese, un Governo che durerà tutta la legislatura e, dunque, lunga vita a questo Governo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, visto che ci stiamo inoltrando - e direi finalmente, pensando ai due anni precedenti e alla mia esperienza di Capogruppo di maggioranza - nell'era dialogante del bipolarismo italiano, mi sembra utile fissare innanzitutto quel perimetro di condivisione che è presupposto perché ogni dialogo possa esistere per davvero.
Lei ieri, qui in Senato, hatracciato nel suo intervento una fotografia dell'Italia cruda, realistica e condivisa. Ritardi, difficoltà, arretratezze e disuguaglianze. Io vorrei arricchire questo quadro, ma non per smentirlo e neanche per edulcorarlo, di un altro dato oggettivo, un dato incoraggiante per voi, per noi e per gli italiani. Chiunque - e tocca al Governo che lei presiede - si mettesse all'opera oggi per sovvenire a questo stato di difficoltà - chiamiamolo così - troverebbe ciòche il Governo Prodi ci ha lasciato: un deficit che nel 2006 era al 4,2 per cento e oggi è al 2,3 per cento, un avanzo primario al 3 per cento mentre nel 2006 era pari a zero, un debito pubblico decrescente, una procedura di infrazione comunitaria revocata. (Applausi dal Gruppo PD).
Inoltre, un sistema politico semplificato - direi un bipolarismo attuale - un'opposizione civile e aperta al dialogo e mi lasci dire un tratto - lei lo definirebbe una gentilezza, un garbo - nelle relazioni istituzionali e politiche che abbiamo praticato già in campagna elettorale, non solo perché siamo persone bene educate, ma proprio per una scelta politica, squisitamente politica. Lo abbiamo ritenuto il passo giusto, obbligato, per inoltrarci nel bipolarismo maturo; il ministro Bondi riconoscerà sicuramente la citazione, ma insomma la buona educazione ti può permettere di stare educatamente a tavola, ma se vuoi volare le ali o si hanno o non si hanno. Una scelta politica, dunque, analoga alla sua che apprezziamo, ma precedente e più costosa, presidente Berlusconi, visto che mentre l'onorevole Veltroni la faceva e la praticava piombavano le agenzie sui brogli elettorali e sulla parzialità del Capo dello Stato, il presidente Napolitano, cui va il rispetto e la riconoscenza del mio Gruppo per il lavoro compiuto in questi primi due anni di settennato e al quale tutti formuliamo i nostri auguri di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e dai banchi del Governo).
Tutto ciò premesso - lo ripeto - nell'apprezzamento per il modo e per i toni con cui lei si è rivolto all'opposizione, vorrei aggiungere che il dialogo vive di tesi, di antitesi e della loro possibile sintesi; e siccome l'oggetto del dialogo non è metafisico ma è rappresentato dall'Italia e dagli italiani e visto che sulla descrizione dei mali del Paese conveniamo, vorrei provare a sottoporle alcuni elementi di riflessione che valgano a mostrare l'esistenza di una tesi e di una antitesi su alcune questioni cruciali per l'Italia e per il suo bene, nella ricerca di una sintesi.
In primo luogo, lei ha fatto spesso riferimento alla necessità della crescita e ha citato alcune buone prassi che nascono - è bene aggiungerlo - dal genio privato di alcuni imprenditori italiani. Bene, ma non ritiene lei, come noi riteniamo, che per la crescita dell'Italia occorra intervenire sul mercato, liberandolo dai condizionamenti, dalle rendite parassitarie, da oligopoli, da rapporti privilegiati con le élite politiche e di governo e dalla presenza della mafia, che in tante parti del territorio italiano marginalizza le imprese sane? E non ritiene che bisogna stimolare la competizione piuttosto che alludere a politiche protezionistiche?
Glielo dico perché so bene quanto sia difficile e so bene quanto determinata sia la vostra scelta di imprimere una cifra di rassicurazione non solo ai vostri atteggiamenti ma anche alle vostre politiche. Noi temiamo che fuori da una forte impronta liberalizzatrice e fuori da una regolazione del mercato in grado di garantire per davvero pari opportunità a tutti i soggetti economici l'Italia sarà sconfitta, perché la sfida c'è, è in atto e non c'è verso di eluderla. Ecco, su questo punto già c'è una tesi ed un'antitesi. Riusciremo a portarla a sintesi nell'interesse dell'Italia? A questo si collegano due importanti questioni; voi avete la forza di governo e parlamentare per realizzare il cambiamento e credo ne abbiate anche la responsabilità, alla quale aggiungiamo la nostra. Su questo terreno vi sfidiamo sapendo che non è rassicurante, certo, ma sapendo anche che è sulle scelte difficili che si misurano le classi dirigenti. E noi ci saremo.
Ancora, lei ha posto la questione del federalismo fiscale solidale: è una formula troppo imprecisa. Noi le chiediamo, per approssimare un po' l'oggetto del dialogo, a quale modello di federalismo vuole fare riferimento, signor Presidente? Glielo chiedo perché ogni idea di federalismo fiscale evoca due enormi questioni: quella della solidarietà nazionale e della sussidiarietà, doveri inderogabili secondo la Costituzione, e quella della qualità della spesa pubblica regionale e anche della qualità dei diritti. Per intenderci, Presidente, a quale modello guarda lei? Guarda alla Lombardia o guarda alla Sicilia?
E ancora. Lei ci ha parlato di controllo dell'immigrazione per la relazione stretta che essa ha - lei ha detto - con le questioni della illegalità e della sicurezza. Le pongo una sola questione, una sola tra le mille, che per me è di fondo perché può segnare una differenza culturale vera tra di noi. So bene che nella versione politicamente colta che noi pratichiamo è chiara la differenza tra immigrazione comunitaria ed extracomunitaria, clandestina e non, traffico di esseri umani ridotti in schiavitù e immigrati regolarizzati e integrati, ma le viene mai il timore che in una versione non colta, alimentata dalla paura e sorretta da intimi, inesplorati e antichissimi timori e che non può per sua natura essere gestita con le armi della politica raziocinante tutto questo rischia di trasformarsi in una cieca forma di paura del diverso e scagliarsi senza distinguersi contro ciascun diverso? Il mito del vaso di Eolo, che Ulisse incautamente scoperchiò.
Glielo dico da donna del Sud, che conosce l'animo della sua gente, anche quell'umanesimo di razza contadina di cui parla Quasimodo e che non avrebbe mai voluto vedere le molotov e le spranghe contro un campo rom. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Sia chiarissimo, dentro e fuori quest'Aula: non dico che non occorra far niente (e quando arriverà il vostro decreto lo studieremo con attenzione e senza accanimenti), ma vorrei che quella preoccupazione fosse comune, perché riguarda l'anima dell'Italia e la sua sicurezza, certo, ma anche l'esigenza, moderna quanto è moderno il fenomeno migratorio, di tante realtà produttive del Nord e di tante famiglie che hanno bisogno di avere con loro quei diversi e che ce li hanno, anche clandestini.
Quello che voglio dirle, Presidente, è che noi siamo certo pronti a fare la nostra parte, ma senza ambiguità: lei lo ha detto, io lo ripeto. Per questo, per dare forza a questo modo inedito per l'Italia di stare sulla scena pubblica, abbiamo dato vita al governo ombra.
Lei ha insistito sul fatto che ora che sono cadute le pregiudiziali ideologiche è aperto il luogo del confronto. Forse potrei sorridere con garbo e ricordare che fino a qualche settimana fa ci appellava "comunisti" oscurando qualche decennio di storia politica, ma non è questo il punto, mi permetta la confidenza. Il punto è che se cadono le pregiudiziali e le barriere ideologiche, non cadono le differenze: lei lo ha detto e lo condivido.
Noi abbiamo una idea dell'Italia che dovrebbe farsi diversa dalla vostra, meno rassicurante, a mio giudizio più moderna, più utile. Lei oggi ha arricchito il lessico politico, che pure avete adoperato dalla campagna elettorale in poi, con la parola «cambiamento» e si è rifatto a sue dichiarazioni del passato, credo del 1994. Ma se dovessimo valutare come è cambiato lo scenario politico in questo ultimo decennio, forse la prima delle cose che osserveremmo è che oggi il Popolo della Libertà non ha la forza dell'innovazione. Non ha e non è la forza di innovazione che fu con lei nel 1994 Forza Italia. È una forza più conservatrice, tradizionale e, dunque, rassicurante: più soldi in busta paga, via gli immigrati, più sicurezza. Ma, mi lasci dire, nessuna domanda strutturale, nessuna risposta strutturale. Comunque vedremo. Niente è dato definitivamente.
Lei stesso ha colto positivamente molti degli interventi. Noi le offriamo un'opposizione laica e asciutta, Presidente, senza svolazzi, senza eccessi, ma - mi lasci adoperare una parola di origine araba - anche senza giulebbi, pur sempre un'opposizione.
Abbiamo un dovere di rappresentanza, abbiamo un dovere nei confronti della nostra identità, ma sappiamo che la nostra prima responsabilità è nei confronti del Paese.
Il mio Gruppo è composto da 118 senatori e senatrici, 118 dirigenti politici: un giacimento di competenze, di intelligenze, di lungimiranza, di passione civile e politica. I loro contributo non verrà meno: sta a lei considerarlo un valore per la ricerca delle soluzioni per il bene dell'Italia. Sta a noi assumercene per nostra parte responsabilità piena. (Vivi applausi dai Gruppi PD e IdV. Applausi dal Gruppo PdL. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
*GASPARRI (PdL). Onorevole Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, all'indomani delle elezioni Paolo Mieli sul «Corriere della Sera» ha scritto un editoriale dal titolo «La nuova partenza», che, con un efficace sintesi giornalistica, ha indicato un nuovo inizio per la politica e la società italiana. Il risultato elettorale è stato chiaro, come anche il Capo dello Stato ha osservato, ed è stato un risultato che ha espresso una profonda voglia di cambiamento. Siamo ad uno spartiacque storico.
Gli italiani hanno chiamato ad un grande compito il Popolo della Libertà ed il nuovo Governo, al quale oggi con convinzione e con grandi speranze esprimiamo la nostra fiducia. Il quadro politico si presenta più semplificato e questo potrà favorire l'azione del Governo, ma anche una corretta dialettica tra maggioranza e minoranze. Sarà possibile realizzare quel disegno di riforme del quale ha parlato nel suo intervento il Presidente del Consiglio. Il quale Presidente del Consiglio ha formato il Governo senza indugi, per la prima volta riuscendo ad annunciare la lista dei Ministri appena convocato dal Capo dello Stato. Un Governo, vogliamo ricordarlo, che ha sostanzialmente dimezzato il numero dei suoi membri, rispetto alle oltre 100 unità, tra Ministri e Sottosegretari, del precedente Esecutivo. Un Governo dove, accanto a consolidate ed apprezzate esperienze, vi sono presenze giovani e forti segnali di novità, che salutiamo con grande fiducia.
Gli italiani hanno condiviso, signor Presidente, le scelte che lei e tutti noi abbiamo proposto in materia di sicurezza, sviluppo ed efficienza dello Stato. Quei punti che lei, nel suo intervento alla Camera e negli interventi qui al Senato, ha con precisione richiamato, ricordando i primi passi dell'azione che ella guiderà per risolvere lo scandalo dei rifiuti, ridurre con immediatezza la tassazione sulla prima casa, sostenere il reddito di chi lavora, garantire più sicurezza e - sì, cari colleghi anche delle minoranze - più contrasto all'immigrazione clandestina, con un'azione di ampio respiro europeo, nel rispetto di ogni regola, della Costituzione e dell'Europa, ma anche con quella iniziativa che gli italiani richiedono e che gli amministratori locali, di ogni ordine e grado e di ogni colore, invocano con grande forza.
Signor Presidente del Consiglio, è oggi per me un grande onore parlare a nome del Popolo della Libertà, una nuova grande formazione politica che, insieme a lei, al presidente Fini e a tanti altri, abbiamo voluto con grande forza e nella quale le esperienze della destra e del centro, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dei Liberaldemocratici, degli Italiani nel mondo, di tanti Gruppi cattolici e socialisti e repubblicani e laici sono confluite, per creare una grande casa comune dei moderati che vogliono essere il polo della modernizzazione e dell'innovazione della nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo PdL).
Si tratta, signor Presidente, di storie diverse, di provenienze diverse, che ci uniscono però in un cammino che è stato lungo e che sarà ancora lungo e proficuo per costruire il futuro della nostra Italia. Ne siamo orgogliosi e saremo tutti insieme all'altezza di questa grande sfida a cui gli italiani ci hanno chiamato. È il più grande Gruppo parlamentare della storia del Senato, ma non lo sarà solo per i numeri, lo sarà anche per qualità, impegno ed assiduità. (Applausi dal Gruppo PdL).
L'Italia è entrata a passi spediti in una nuova fase della sua storia repubblicana: una stagione che ci avvicina alle grandi democrazie occidentali, dove la logica dell'alternanza consente a grandi forze popolari radicate di realizzare i propri programmi. Ciò ci aiuterà in una stagione di grandi riforme che dovranno rafforzare l'Esecutivo, ridurre il numero dei parlamentari, trasformare la macchina dello Stato per servire meglio i cittadini della Repubblica. Dobbiamo affrontare tutto ciò consapevoli della nostra storia e delle nostre tradizioni, orgogliosi della nostra identità culturale e delle nostre radici cristiane, che il presidente della Camera Fini ha richiamato nel suo discorso, ma convinti di un forte impegno per la legalità e per la lotta a tutte le mafie, richiamato con grande forza dal presidente Schifani nel suo discorso di insediamento. (Applausi dal Gruppo PdL). Un Presidente che voglio ringraziare per la coerenza e la forza con cui da sempre si batte contro ogni illegalità e per i valori della legalità: grazie, Presidente! (Applausi dal Gruppo PdL).
Si è giustamente biasimato un clima di eccessivo scontro tra le forze politiche negli anni passati; oggi qualcuno a volte sembra ironizzare (lo ha fatto anche il Presidente del Consiglio, con qualche espressione sdrammatizzante) sul clima positivo in cui si è avviata, pur nella diversità delle posizioni e dei ruoli, questa legislatura. Le grandi scelte, senza confusioni di ruoli, in tutte le democrazie mature, è bene che avvengano con il concorso di idee delle opposizioni perché le grandi riforme devono poggiare sulla più larga base possibile. Il confronto tra le diverse posizioni e la ricerca dove possibile di soluzioni condivise non sono una concessione della maggioranza, bensì un dovere della democrazia.
Tuttavia, abbiamo il diritto di dare seguito al mandato affidatoci dalla maggioranza degli elettori e di realizzare quel programma per le famiglie, la sicurezza, l'impresa, il lavoro, la riduzione delle tasse, il rafforzamento delle istituzioni, un federalismo rispettoso delle autonomie speciali e di quelle minoranze linguistiche che rappresentano una ricchezza per la Nazione: dunque, il programma con il quale ci siamo presentati agli italiani.
Il voto che i cittadini hanno espresso con convinzione indica una voglia di tornare a crescere, di essere una Nazione protagonista. Il centrodestra vuole adempiere prima di ogni altra cosa alla sua missione: dare fiducia al Paese, riportare l'Italia alla dimensione che ad essa compete.
Nei giorni scorsi, onorevoli colleghi, in occasione della cerimonia che si è svolta al Quirinale nel giorno del trentesimo anniversario dell'uccisione di Aldo Moro (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV e dai banchi del Governo), la cui scorta fu trucidata nei giorni precedenti a quell'omicidio, il presidente Napolitano ha pronunciato parole di condanna del terrorismo, di ogni terrorismo, che resteranno scolpite negli annali della Repubblica. Voglio anch'io a nome del nostro Gruppo ringraziare il presidente Napolitano per quelle parole e per la sua azione in questi due anni (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV, del senatore Pistorio e dai banchi del Governo), con la sincera gratitudine di chi ha avuto percorsi diversi da quelli del Presidente, che ha condannato tutte le ideologie, proprio tutte, che hanno alimentato follie terroristiche.
In tale occasione il Quirinale ha pubblicato un volume con le immagini e le biografie di tutte le vittime del terrorismo dal dopoguerra ad oggi. A me è capitato, nel corso della mia militanza politica, di conoscere alcune di quelle vittime che per me non sono solo delle foto su un libro: sono volti, storie, tragedie che abbiamo vissuto e patito. Ebbene, l'intervento del presidente Napolitano del 9 maggio ha dato un contributo eccezionale alla ricostruzione di una memoria condivisa e ha simbolicamente chiuso un periodo della nostra storia repubblicana.
Noi ci auguriamo che mai più la violenza ed il terrore si possano riappropriare delle nostro città e a tal fine vogliamo assicurare fin d'ora che il Gruppo del Popolo delle libertà assicurerà ogni sostegno morale e materiale alle nostre Forze dell'ordine e alle nostre Forze armate ovunque impegnate, in Italia e nel mondo (Applausi dal Gruppo PdL, del senatore Pistorio e dai banchi del Governo). Ad esse voglio esprimere anch'io, ovviamente, a nome del nostro Gruppo, una rafforzata solidarietà oggi che altri colpi sono stati loro inferti in Afghanistan.
Siamo, insomma, consapevoli del nostro ruolo, ma attenti alle ragioni degli altri, alle ragioni di chi non la pensa come noi in quest'Aula e fuori di qui sapendo che chi la pensa come noi e ci ha dato il suo voto ci giudicherà per quello che faremo ogni giorno. Nessuna vittoria e nessuna sconfitta sono eterne, dovremo conquistare la nostra vittoria con l'azione del Governo nel quale abbiamo totale fiducia e con il contributo che daranno le forze politiche e i Gruppi parlamentari: la difesa del diritto alla vita, la lotta alla droga, signor Presidente del Consiglio, in merito alla quale esortiamo il Governo per un impegno che sappiamo essere stato scandito nella composizione dell'Esecutivo, sono tra i tanti temi richiamati, insieme agli altri, dai colleghi che sono intervenuti nel dibattito per questa azione che sosterremo con grande passione.
Siamo consapevoli, signor Presidente del Consiglio, delle fatiche che dovrà affrontare con la squadra di Governo: saremo al suo fianco. Le voglio dire in conclusione, signor Presidente, che qui non ci sono più senatori di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, degli Italiani nel mondo, dei Liberaldemocratici, della DC per le autonomie, dei Socialisti, dei Repubblicani o di altri Gruppi: le votano con convinzione la fiducia i rappresentanti del Popolo della Libertà uniti e coesi come non mai in questa nuova fase di democrazia e di libertà. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Aggiungo infine che noi svolgeremo con passione il nostro ruolo assicurando il pieno sostegno al Governo al servizio della nostra amata Italia. (Vivi applausi dai Gruppi PdL e LNP e dei senatori Mauro Marino e Giai. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, vorrei ringraziare i colleghi che nella giornata di ieri e di oggi sono intervenuti nel dibattito sulla fiducia e anche i Capigruppo per le ultime dichiarazioni illustrate. Sono stati interventi composti e di contenuto politico contraddistinti da un tono misurato ma nello stesso tempo impegnato, secondo me, utile affinché in questa fase politica del Paese in Senato si possa realizzare un confronto diverso rispetto al passato e foriero di possibili scelte condivise.
Questo è il mio auspicio. Gli interventi di ieri e di oggi ci incoraggiano e ci rassicurano sulla possibilità che questo disegno possa davvero diventare realtà nell'interesse del nostro Paese.
Vi ringrazio di cuore.
Procediamo dunque alla votazione nominale con appello della mozione di fiducia al Governo, presentata dai senatori Gasparri, Bricolo e Pistorio.