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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 004 del 14/05/2008


VITALI (PD). Signor Presidente, il Presidente del Consiglio, nel suo discorso d'insediamento, parlando dell'obiettivo cruciale di far crescere il Paese, ha detto che occorre un federalismo fiscale solidale. Sappia il Presidente che sul federalismo fiscale solidale noi siamo d'accordo. Lo dice la Costituzione che, all'articolo 5, definisce la Repubblica una e indivisibile e, all'articolo 119, prevede che la legge dello Stato istituisca un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Viceversa, non so quanto siano effettivamente d'accordo sul concetto di federalismo solidale tutte le componenti della maggioranza di Governo. Il programma elettorale del Popolo della Libertà si richiama, infatti, alla proposta di legge approvata dal Consiglio regionale della Lombardia il 19 luglio 2007.

La Lega, nella risoluzione del cosiddetto Parlamento del Nord del 2 marzo 2008, sostiene «che il processo di disgregazione e dissoluzione dello Stato nazionale (...) procede a ritmi sempre più rapidi ed è ormai giunto al capolinea»; vede nel federalismo «il grimaldello per far saltare il sistema centralista» e propone la costituzione di tre euroregioni, corrispondenti al Nord, al Centro e al Sud, con «sovranità esclusiva in termini di potere legislativo, amministrativo, giudiziario» (sono sempre citazioni letterali). In queste proposte non mi pare ci sia alcuna traccia di federalismo fiscale solidale.

Il leader dell'altra componente della maggioranza, il nuovo Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, nel suo discorso di insediamento si è detto invece preoccupato di «uno spirito secessionistico, che di fatto già c'è» e ha dichiarato di voler difendere «le ragioni del Mezzogiorno» nei confronti «degli egoismi e dei meccanismi di un federalismo fiscale tout court».

Noi non ci limiteremo a denunciare le profonde contraddizioni che esistono nel Governo su questo tema cruciale. Avanzeremo presto una proposta di legge in materia di federalismo fiscale e ci impegneremo a confrontarla con quello che il Governo proporrà. Ma il presupposto di questa discussione deve essere assolutamente chiaro, perché per crescere l'Italia deve unirsi e non dividersi e i diritti sociali e civili, come prescrive la Costituzione, devono essere garantiti allo stesso modo in tutte le parti del Paese, siano esse Regioni forti o Regioni deboli. Per questo invito il Governo a valutare con più attenzione la proposta della Regione Lombardia, che presenta lacune e pericoli evidenti che invito l'Esecutivo a non sottovalutare.

Come il Governo sa, infatti, in base alla proposta lombarda, ogni Regione tratterrebbe presso di sé il gettito dell'80 per cento dell'IVA riscossa, di un'aliquota regionale uniforme dell'IRPEF al 15 per cento, il gettito delle accise, dell'imposta sui tabacchi e di quella sui giochi riferibili al suo territorio. La perequazione verrebbe effettuata dalle Regioni con capacità fiscale superiore alla media nei confronti delle altre, riducendo di non oltre il 50 per cento le differenze tra di esse.

«Il Sole-24 ORE» ha recentemente calcolato che con quella proposta solo la Lombardia, il Veneto, l'Emilia-Romagna, il Piemonte, la Campania e la Puglia (quindi sei Regioni su venti) riceverebbero più risorse rispetto ad oggi, mentre tutte le altre Regioni, che sono prevalentemente collocate al Centro e al Sud, ne riceverebbero di meno in misura anche molto significativa.

In alternativa noi suggeriamo al Governo di partire dal disegno di legge che il precedente Esecutivo ha presentato alle Camere nel settembre 2007, dopo un lungo confronto con Regioni ed enti locali. È stata la prima volta che un Governo ha approvato una proposta di attuazione del federalismo fiscale e di questo occorre dare atto al presidente Prodi e al ministro Padoa-Schioppa. Prendiamo atto con piacere, inoltre, che, dopo la sconfitta del tentativo di devolution al referendum del 2006, la nuova maggioranza si propone anch'essa di attuare il dettato costituzionale. La Conferenza delle Regioni aveva giudicato quel testo una buona base di discussione.

La nostra proposta partirà dal nostro programma elettorale. In esso abbiamo sostenuto che lo Stato centrale deve intervenire per perequare i territori con più basso reddito pro capite e quelli svantaggiati nella distribuzione delle risorse pubbliche.

Ma al Governo non deve sfuggire che c'è è un'altra contraddizione in materia di federalismo fiscale: abolire l'ICI sulle prime case vuol dire togliere 2 miliardi e mezzo di entrate autonome ai Comuni. Se non si vuole tornare, quindi, ad un sistema di finanza completamente derivata, occorrerà introdurre nuovi tributi autonomi per i Comuni e vere compartecipazioni dinamiche al gettito dei grandi tributi erariali.

Vi è poi un altro aspetto, che è di fondamentale importanza: federalismo fiscale e attuazione del Titolo V della Costituzione, per quanto riguarda le autonomie locali, debbono procedere di pari passo. Come ha detto il collega Enrico Morando, semplificando, ad esempio, le istituzioni sarebbe possibile ottenere grandi risparmi in termini di spesa pubblica e renderle più efficienti per i cittadini. Pensiamo cosa potrebbe significare in un Paese che ha 8.100 Comuni la creazione di unioni obbligatorie tra essi che nei territori montani assorbissero le funzioni delle Comunità montane e superassero tutti i livelli intermedi di governo; cosa potrebbe accadere se nelle aree metropolitane le Province fossero sostituite dalle Città metropolitane e se gli uffici territoriali di Governo unificassero tutti gli uffici periferici dello Stato, consentendo anche di produrre economie e un nuovo trasferimento di funzioni agli enti locali.

Come vedete, abbiamo proposte anche in questa materia cruciale per il vostro Governo. Le avanzeremo e saranno i fatti a dimostrare se davvero si sta aprendo una stagione nuova o se stiamo ascoltando solo buone intenzioni nel giorno di insediamento del IV Governo Berlusconi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scarpa Bonazza Buora. Ne ha facoltà.