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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 004 del 14/05/2008


SOLIANI (PD). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, l'inizio della legislatura evoca l'essenza della democrazia. Oggi affermiamo cose che poi daremo per scontate nei mesi successivi, ma vivono stasera come devono vivere sempre.

Noi siamo qui in rappresentanza del popolo sovrano, che un mese fa ha compiuto la sua scelta per il Governo del Paese: una scelta chiara, senza incertezze, che ha semplificato la politica e il Parlamento ed ha stabilito ruoli e confini della maggioranza e dell'opposizione. La nostra sarà certamente un'opposizione responsabile, coerente ed aperta al confronto, perché questa è la democrazia, e sarà rigorosa.

In queste ore, i riferimenti insistiti alla novità del dialogo tra maggioranza ed opposizione sono anche la prova dell'anomalia di questi anni; sono la prova di buona volontà ma, non dimentichiamo, noi non siamo un Paese senza storia. Il dialogo è doveroso sempre, non secondo la convenienza del momento e non può abdicare alla verità delle cose.

Signor Presidente del Consiglio, il nostro Paese ha bisogno di una grande azione di Governo e di riforme istituzionali condivise. Sulle seconde vedremo, speriamo, vorremmo; per quanto riguarda la grande azione di Governo, francamente non la vedo all'orizzonte. È questa la sfida per voi oggi.

Sulla situazione dell'Italia il nostro Presidente del Consiglio non ci ha dato una chiave interpretativa perché questo infatti dovrebbe fare un Governo: non descrivere un Paese, ma interpretarlo se vuole guidarlo, tanto più che in realtà siamo una classe dirigente che governa il Paese da parecchi anni, alternandosi il centrodestra e il centrosinistra. Mi rivolgo direttamente al Presidente del Consiglio che ci ha ricordato anche oggi che è alla sua quarta esperienza di Governo e per questo non è estraneo alla situazione economica, sociale, culturale e politica dell'Italia. Ha anche guidato il Paese nel passato, ma il risultato - consenta a noi di dirlo - non è stato brillante.

Dal Governo Prodi ha ereditato i conti pubblici in ordine, un'Italia credibile in Europa e nel mondo, una lotta ben avviata all'evasione fiscale: virtù civili in un Paese moderno. Il Presidente del Consiglio non ne ha fatto cenno e questo non è un buon inizio. Per noi queste sono le cifre del buongoverno, di una visione democratica dell'economia, della società e dello Stato e alla base stessa della crescita.

Il Partito Democratico si è dato il compito grande e appassionante di cambiare l'Italia, sapendo che c'è un Italia che fa fatica a cambiare. Pensate anche voi di cambiare il Paese? Come pensate di farlo? Non ce lo avete ancora detto. Citerò un solo esempio: la crescita dell'Italia e il suo cambiamento si giocano essenzialmente sulla scuola, l'università e la ricerca. Lo sostengono tutti, ma il Governo non ci ha detto nulla al riguardo. Di certo non sembrano essere una priorità, dal momento che l'università e la ricerca sono letteralmente scomparse. Diteci se finiscono in modo molto veloce al mercato.

Il Presidente del Consiglio ha detto soltanto che vuole dare - cito testualmente - una frustata vitale alla ricerca e all'istruzione: diteci che cosa ciò significhi. C'è un non detto nella maggioranza di Governo che il Paese ha il diritto di conoscere e che ha a che fare con la scuola: è l'idea dell'unità del Paese, dei ragazzi del Nord e del Sud, degli edifici e delle risorse che hanno a disposizione; se si vuole assegnare alla scuola un ruolo nazionale di costruzione sociale e civile e come si intenda valorizzarne l'autonomia e la libertà.

É evidente a tutti un'emergenza educativa nazionale delle nuove generazioni. C'è un livello del sapere da innalzare per tutto il popolo italiano, dal Lombardo-Veneto al Mezzogiorno. Che si intende fare? Signor Presidente del Consiglio, vuole rafforzare o smantellare un sistema pubblico d'istruzione certamente composto di scuole statali e non statali che offra servizi di qualità a tutti? Anch'io domando - come altri miei colleghi - se si applichi anche qui il federalismo fiscale e solidale. C'è un problema internazionale per noi: la qualità dell'offerta formativa e i suoi risultati. Avete un'idea dell'importanza di questi temi, della necessità di dare fiducia alla scuola e alle famiglie nei confronti della scuola?

Ci preoccupa la debolezza della compagine governativa al riguardo. Mi domando: disattenzione o calcolato abbandono al privato dell'istruzione e della formazione del nostro Paese? Le domande non sono di poco conto, ma sono questioni di Governo, domande costituzionali sul diritto universale all'istruzione. Pensiamo che l'Italia e la scuola abbiano bisogno di una visione che non sia né individualistica, né aziendalistica, ma di comunità e di valori, di società e di cultura, di lavoro e di professionalità. I temi da affrontare sono il come stare insieme, pur essendo diversi, nel mondo di oggi e qual è il mondo in cui crescono i ragazzi, con quale cultura e alfabeti e con quali attitudini vogliamo che si formino.

Il Presidente del Consiglio dice che concerterà. Chiediamo davvero qui il dialogo con la scuola e con le sue espressioni. Viviamo in una società multiculturale. Vogliamo che sia aperta e inclusiva o chiusa e escludente? E qual è la società che ci rende più sicuri: quella che integra o quella che separa? La scuola da almeno trenta anni integra i ragazzi stranieri. Che intende fare il Governo?

Signor Presidente del Consiglio, viviamo in una società televisiva e consumistica che anche lei da imprenditore ha contribuito a costruire. Pensiamo ad una scuola che - come dice la Costituzione - liberi le persone da questi condizionamenti e dia a ciascuno l'opportunità di crescere liberi dentro e di giocarsi poi la vita secondo il merito. Noi pensiamo che la scuola e la cultura siano la più grande infrastruttura dell'Italia. Ho l'impressione che non la pensi così il Presidente del Consiglio.

Dico semplicemente che non basta un discorso, dopo anni che si è sulla scena pubblica di un Paese, per diventare, di colpo, uno statista. Né basta vincere le elezioni per avere automaticamente ragione nella vita del Paese. Io non le darò la fiducia, come ben si comprende, anche in rappresentanza di tanti elettori che hanno questi stessi miei pensieri, e non può dargliela il Partito Democratico, che ha una visione ed un progetto politico per l'Italia diversi da quelli della maggioranza e che ha raccolto attorno a sé tante energie vitali. Ma non preoccupatevi, non vi lasceremo soli. Ci confronteremo ogni giorno, qui e nel Paese, nell'interesse dell'Italia. Diremo dei "sì" e dei "no" e ne spiegheremo il perché.

Signor Presidente del Consiglio, il tema che oggi le è stato consegnato dal popolo italiano ha il seguente titolo: «Come governare l'Italia». Bene, questo tema è ancora tutto da svolgere. Adesso tocca a voi. Davvero, buon lavoro, nell'interesse dell'Italia. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Costa. Ne ha facoltà.