POSSA (PdL). Grazie, signora Presidente. Presidente Berlusconi, desidero innanzitutto unirmi al vivo, generale apprezzamento per le sue dichiarazioni programmatiche con la loro lucida analisi dei problemi prioritari del Paese, la chiara consapevolezza delle linee d'intervento, la volontà di assunzione delle pesanti responsabilità e decisioni che la difficile situazione richiede, il vigoroso ed equilibrato spirito ottimista, nonché l'appello alla volontà comune perché si proceda alle indilazionabili modifiche istituzionali.
Dedicherò questo breve intervento al settore dell'energia, un settore che, pur prestandosi poco, per sua natura, alla divulgazione mediatica, è di grande importanza nella vita di tutti noi. Anche qui, come in tanti altri settori, il Governo è chiamato ad operare in netta discontinuità con il recente passato.
Lo scorso Governo ha attuato una radicale ridefinizione della politica energetica del nostro Paese.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 20,02)
(Segue POSSA). La linea di pensiero a cui questa ridefinizione si è ispirata attribuisce il riscaldamento del clima della Terra osservato da qualche decennio alla immissione di anidride carbonica dovuta alla combustione di petrolio, carbone e gas naturale e prevede a medio e lungo termine catastrofiche conseguenze di questo riscaldamento antropogenico (siccità, uragani, inondazioni e sensibile aumento del livello del mare), considerando perciò assolutamente necessari drastici e rapidi interventi di riduzione del consumo di combustibili fossili e la loro sostituzione con fonti rinnovabili da incentivare senza preoccupazione di costo. Nonostante questa linea di pensiero sia attualmente prevalente nell'Unione Europea, va ribadito con forza che la scienza, quella vera, non ha ancora chiarito a sufficienza la dinamica fisica del clima terrestre. Rifugge perciò da affrettate attribuzioni di colpevolezza e non ritiene fondate le suddette previsioni di catastrofi climatiche.
Le azioni principali che sarebbe assai opportuno sviluppare con urgenza nel settore dell'energia sono in sintesi le seguenti. Va promossa a Bruxelles una decisa azione per ottenere una cospicua riduzione dei drastici obiettivi energetici vincolanti da conseguire entro l'anno 2020, approvati nel Consiglio europeo della primavera del 2007, e cioè gli obiettivi di una diminuzione del 20 per cento dei consumi energetici, di una diminuzione del 20 per cento dell'emissione di anidride carbonica (rispetto alla emissione del 1990) e di un aumento della percentuale di fonti rinnovabili nel mix energetico fino a raggiungere il valore del 20 per cento (17 per cento per l'Italia), obiettivi estremamente difficili da raggiungere se non addirittura impossibili. Al riguardo, va tenuta sempre ben presente l'esperienza molto negativa subita dall'Italia nella vicenda del Protocollo di Kyoto.
Va introdotta una modifica legislativa che porti ad una congrua riduzione a valori ragionevoli della fortissima incentivazione delle fonti rinnovabili decisa dalla legge finanziaria 2008 (con i commi da 143 a 157 dell'articolo 2), attualmente di gran lunga la massima in Europa; a legislazione vigente i costi di questa incentivazione (svariati miliardi di euro all'anno) saranno sostenuti dagli utenti della bolletta elettrica e determineranno un cospicuo incremento del già elevatissimo (in Italia) costo dell'energia elettrica, deprimendo notevolmente la competitività del Paese.
Va contestualmente ridotto, per via legislativa, l'enorme incremento annuale (0,75 per cento per anno) della quota obbligatoria di energia elettrica da fonti rinnovabili stabilito nell'ultima legge finanziaria (comma 146 dell'articolo 2).
Va eliminata la norma dirigistica di cui al comma 189 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2008, in base alla quale, a partire dal 1° gennaio 2009, tutti i regolamenti edilizi del nostro Paese dovranno prevedere per il rilascio del permesso di costruzione di nuovi edifici l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che garantiscano una produzione energetica non inferiore ad un kilowatt per ciascuna unità abitativa.
Sarebbe infine oltremodo opportuno che il nuovo Governo affrontasse con coraggio il complesso problema del ritorno nel nostro Paese alla produzione dì energia elettrica per via nucleare. Stiamo parlando non di una o due centrali nucleari, ma di un complesso di centrali per un totale di almeno 10.000 megawatt da installare per il 2030-2035. È paradossale che l'Italia, che deve ricorrere all'estero per oltre l'85 per cento del proprio fabbisogno energetico, continui a rinunciare all'utilizzazione di questa formidabile risorsa, al contrario di quanto fanno tutti gli altri maggiori Paesi europei.
Gli ostacoli da superare per consentire questo ritorno al nucleare sono rilevanti. Va prima di tutto disintossicata l'opinione pubblica, dopo vent'anni di propaganda antinucleare senza contraddittorio, chiarendo ai cittadini in termini semplici, ma seri, tutti i principali aspetti di questa tecnologia (sicurezza, economicità, sistemazione delle scorie radioattive, eccetera), e vanno sviluppate, al limite, reperite all'estero, lo sottolineo - le capacità di analisi tecnica e di sorveglianza indispensabili per garantire ai cittadini che i nuovi impianti nucleari installati nel nostro Paese abbiano un adeguato livello di sicurezza. L'azione del Governo in entrambe queste incombenze contribuirebbe a rendere l'opzione nucleare concretamente esercitabile da parte dei decisori ultimi, i produttori di energia elettrica.
Signor Presidente, come già questi pochi cenni fanno intuire, nel settore energetico c'è veramente tanto lavoro da fare per il bene del Paese. Anche in questa direzione, buon lavoro, quindi, presidente Berlusconi, a lei e al suo Governo. Il Senato non mancherà di offrire, con generosità, il proprio contributo. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà.