MUSSO (PdL). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatrici e senatori, credo che una possibile interpretazione delle recenti elezioni sia che gli elettori ascoltano e premiano chi interpreta la politica partendo dai problemi del Paese, più che da una mera costruzione filosofica e ideale. Se quest'ultima può essere più facilmente ricondotta ai tradizionali riferimenti di destra o sinistra, la capacità di interpretare e governare i problemi appare assai meno come il frutto di una collocazione ideologica, il che tra l'altro può forse spiegare certi flussi di voti che hanno stupito i commentatori.
Così, la terapia giudicata vincente dagli elettori ha delineato problemi che quasi tutti avvertono, senza minimizzarli perché male si inserivano in una qualche visione del mondo, indicando strategie fino ad oggi eluse: restituire il territorio alla comunità, a partire dalla sicurezza e vivibilità dello spazio pubblico, fino alla capacità di pianificarlo e gestirlo con efficienza, con scelte e tempi certi per infrastrutture e investimenti; rimettere le imprese in condizione di creare ricchezza e occupazione, liberandole non solo e non tanto da eccessive tasse, quanto da procedure complesse e ambigue dai tempi imprevedibili; alleggerire un cuneo fiscale tra i più alti del mondo, aumentando così, a parità di costo del lavoro, il potere di acquisto dei lavoratori; e ancora, migliore antidoto contro precariato e licenziamenti (lo dico da docente sottratto all'insegnamento per l'altissimo onore di essere qui), restituire a scuola e università, massacrate da riforme buoniste ed egualitariste, la capacità di creare vera qualificazione culturale, professionale e scientifica, premiando il merito come criterio di ascesa sociale e reddituale; ricostruire, infine, un rapporto di fiducia del cittadino con l'amministrazione pubblica, a partire da un rapporto fiscale fatto di tasse e di servizi corrispondenti, inteso finalmente come un contratto, dove anche il soggetto pubblico ha precisi obblighi di prestazione.
Il Governo che oggi chiede la fiducia del Parlamento e la maggioranza che lo ha espresso hanno proposto terapie e strategie che gli elettori hanno giudicato più precise ed efficaci ed essi stessi sono stati giudicati più affidabili per perseguirle. Il risultato è un segno di modernità per il Paese: una coalizione ha vinto con un preciso programma di governo ed è attesa alla prova dei fatti, sulla quale sarà giudicata senza attenuanti, vista l'ampia maggioranza ottenuta e la giusta esasperazione dei cittadini verso la politica.
Personalmente, eletto in una delle liste che formano questa maggioranza, mi riconosco pienamente nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio, ma permettetemi di andare un poco oltre.
Poiché molti dei punti appena evocati dalle dichiarazioni programmatiche consegnateci ieri appaiono condivisi da gran parte degli elettori e da gran parte dei rappresentanti eletti in Parlamento, dobbiamo cogliere l'opportunità straordinaria di questa condivisione per realizzare imprese straordinarie. Intendiamoci, sarà già un'impresa straordinaria realizzare le grandi modernizzazioni di cui questo Paese ha disperato e urgente bisogno e per le quali non c'è più tempo da perdere: l'istruzione, la fiscalità, le infrastrutture, la legalità e la sicurezza, la riforma delle istituzioni e della macchina pubblica.
Ma vi è un'altra impresa, ancora più straordinaria. Siamo realisti, chiediamo l'impossibile, si sarebbe detto quarant'anni fa in un'altra grande capitale europea. La mia età mi colloca nella mediana statistica della popolazione italiana. E quella metà del Paese che ha meno della mia età non ha memoria, né esempio di una politica capace di interpretare e risolvere i suoi problemi, tanto meno di una politica capace di interpretare i suoi sogni. Da anni ormai ragazzi e ragazze delle nostre città, scuole e università non si aspettano risposte dalla politica. Le cercano (lo dico dopo 24 anni di lavoro con i ragazzi) quando va molto bene, negli altri giovani del mondo intero, nell'amicizia, nell'amore, nella musica, nella religione e, quando va molto male, le cercano nella droga, nella violenza, nei miti di un successo effimero e ignorante.
Ecco dunque l'impresa straordinaria: attraverso risposte moderne ai problemi del Paese offrire risposte alle speranze dei giovani sui temi dell'ambiente, dell'equità fra generazioni e fra continenti, del rapporto fra impegno, studio, merito, da un lato, e opportunità di lavoro, di famiglia e di felicità, dall'altro.
Auguri, signor Presidente del Consiglio, di realizzare, in questo Paese e per questo Paese, un'impresa davvero straordinaria. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.