LIVI BACCI (PD). Signora Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio e Ministri del Governo, colleghe senatrici, colleghi senatori, il presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi, nel suo discorso programmatico ha usato toni di moderazione e di apertura all'opposizione che non posso non apprezzare: le parole hanno un valore di per sé, specie se pronunciate in un'Aula parlamentare. Esse avranno un peso tanto maggiore quanto più si concretizzeranno in comportamenti e fatti coerenti e non ho ragione di dubitare che questi non seguano. Debbo tuttavia esprimere il profondo disagio per le molte dichiarazioni che importanti esponenti del nuovo Governo hanno fatto, negli ultimi giorni, sul tema della sicurezza e su quello dell'immigrazione, che lei ha giustamente e prudentemente evitato di associare nel suo discorso.
La prima, e più devastante, è l'ipotesi di configurare come reato penale l'immigrazione irregolare sul nostro territorio: una brutalità giuridica che trova esempi solo in regimi di polizia, socialmente insostenibile, moralmente inaccettabile per un popolo come il nostro, che sull'emigrazione ha costruito buona parte del suo sviluppo; che costringerebbe rifugiati e richiedenti asilo a cadere dalla padella delle persecuzioni nel proprio Paese nella brace delle carceri di casa nostra; che intaserebbe le aule della giustizia; che, se applicata alla lettera, costringerebbe le forze dell'ordine all'arresto di centinaia di migliaia di bambinaie da processare per il reato di avere aiutato centinaia di migliaia di coppie ad organizzare la loro vita familiare e di lavoro; che obbligherebbe le carceri - già sovraffollate ad appena due anni di distanza dall'indulto - ad ospitare (mi si perdoni il termine) 100.000 stranieri e più all'anno, perché tanti sono gli irregolari intercettati, ogni anno, dalle forze dell'ordine.
Altre dichiarazioni irresponsabili hanno ipotizzato l'uscita dal Trattato di Schengen - una pietra miliare della costruzione europea - ed il ripristino dei controlli di frontiera nel relativo spazio. Sono state ventilate inoltre limitazioni alla libera circolazione dei cittadini comunitari sottoponendoli a test di reddito poco praticabili e dannosi (test arduo, per esempio, per qualsiasi studente italiano che voglia vivere per un po' in un altro Paese europeo). E poiché queste misure sono state invocate avendo nella mira i cittadini rumeni, che in almeno 800.000 vivono e lavorano in Italia e la cui devianza è in forte diminuzione (c'erano 10 detenuti rumeni ogni 1000 residenti della stessa nazionalità nel 1998-2001, appena 4 nel 2006-07), si sono già creati pericolosi allarmi, non solo in Romania, ma anche nelle comunità italiane che con la Romania hanno stretti rapporti. Occorre ricordare le decine di migliaia di imprenditori che operano in quel Paese e le centinaia di migliaia di datori di lavoro che in Italia occupano cittadini rumeni?
Non parlo infine dell'idea di radere sistematicamente al suolo le baraccopoli dei Rom e della loro deportazione nel Paese di origine: una truce soluzione, anche questa da Stato di polizia, che non contribuisce certo alla soluzione di quel problema - l'inserimento dei nomadi che preoccupa tutta l'Europa e che incoraggia criminali iniziative come i raid che hanno devastato baraccopoli nomadi a Napoli la scorsa notte.
Infine, per chiudere questa galleria di dichiarazioni provenienti, non da cittadini della strada in estemporanei sfoghi, ma da personaggi con responsabilità politiche e di governo, si è parlato di interventi e dirottamenti di navi sospette fuori dalle acque territoriali, una pratica condannata dal diritto internazionale da mezzo millennio. Confido che il nuovo Governo voglia riflettere a fondo su questi temi prima di prendere affrettate e inaccettabili decisioni; non mancano alle destre le esperienze e le conoscenze in materia.
Certamente l'Italia, come molti altri Paesi, ha il grave problema della gestione dei flussi migratori e della irregolarità e sarebbe opportuno che il Governo tenesse ben presenti i quattro punti seguenti.
Primo: nessuna crescita è praticabile, nei prossimi anni, senza consistenti flussi di immigrazione. La popolazione autoctona giovane, in età attiva diminuisce ogni anno di un quarto di milione: senza ulteriore immigrazione dalle dimensioni numeriche analoghe a quelle dell'ultimo decennio, ci sarebbe una contrazione dell'economia e un impoverimento del Paese. Il Governo lo sa bene, ma sarebbe atto responsabile se ne informasse autorevolmente l'opinione pubblica.
Secondo: la legge Bossi-Fini ha contribuito alla generazione di irregolarità, impedendo l'incontro diretto tra domanda e offerta di lavoro: questo divieto viene però aggirato dalla forza delle cose e dalle astuzie del mercato. Al termine del precedente Governo Berlusconi, il numero degli irregolari raggiunse il massimo di 750.000 unità (secondo le valutazione di un serio istituto di ricerca, l'ISMU). In ogni anno, tra il 2002 e il 2006, lo stock degli irregolari si era accresciuto di un numero ben superiore alle 100.000 unità. L'opera di contrasto era fallita.
Terzo: la combinazione tra accorciamento dei permessi di soggiorno voluti dalla legge Bossi-Fini, mobilità del mercato del lavoro, lungaggini burocratiche e inadeguatezza degli uffici ha innalzato il rischio, per il normale lavoratore straniero, di cadere in stato di irregolarità. Si è così messa in moto una perversa moltiplicazione di situazioni di irregolarità per persone che fanno parte della "buona" immigrazione, attiva e propensa ad integrarsi, con sofferenza di queste persone e danno al buon funzionamento del mercato del lavoro.
Quarto: senza lotta all'economia sommersa, che genera una quota di PIL - come lei, signor Presidente, ha prima ricordato - spropositata rispetto all'Europa, non si elimina una delle più potenti calamite dell'irregolarità. L'economia al nero genera, e si nutre, di lavoro nero, e il lavoro nero è potente attrattore di immigrazione irregolare.
Non chiediamo certo al nuovo Governo - che ha dichiarato di confermare la legge esistente - di sposare le tesi dell'opposizione, ma chiediamo al capo del Governo - e sarebbe bene che ciò avvenisse in sede di replica - di rassicurarci in merito alle dichiarazioni pericolose, antiliberali e antidemocratiche che alcuni esponenti del suo Esecutivo hanno avanzato e che vogliamo sperare di avere frainteso. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collino. Ne ha facoltà.