FIRRARELLO (PdL). Onorevole Presidente del Senato, onorevole Presidente del Consiglio, in questi primi giorni di inizio legislatura, per merito vostro ma anche di tutte le forze politiche presenti in Parlamento si respira un'aria diversa rispetto a quanto avveniva negli anni precedenti.
Il dialogo è la via maestra per affrontare - e, possibilmente, risolvere - i tanti problemi spinosi che assillano gli Italiani. Sono convinto che lei, signor Presidente del Consiglio, troverà ogni giorno le motivazioni giuste per rassicurare i cittadini italiani rispetto alle loro molteplici aspettative.
In questo contesto di collaborazione e di attuazione del programma da lei presentato al corpo elettorale, vi è l'introduzione del federalismo fiscale. Penso sia arrivato il momento di ridisegnare una diversa organizzazione dello Stato, compito tutt'altro che facile: probabilmente l'unità d'Italia doveva nascere con questo spirito.
In questo contesto, penso che un primo, importante segnale possa essere la piena attuazione dello Statuto della Regione siciliana, di fatto in gran parte disatteso, da oltre 60 anni, a causa della poca attenzione dei precedenti Governi repubblicani, unitamente alla scarsa fermezza del ceto politico siciliano nel rivendicarne l'applicazione.
Il 28 dicembre 1944, con un decreto-legge, lo Stato istituì la Consulta regionale, composta da 36 siciliani illustri, la quale, assieme all'Alto commissario per la Sicilia, ebbe il compito di elaborare la bozza dello Statuto siciliano. La Consulta approvò il 13 maggio 1945 tale bozza, che diventò, senza subire alcuna modifica, lo Statuto siciliano, con regio decreto del 15 maggio 1946. Lo Statuto, quindi, fu scritto dai siciliani e costituì una sorta di Statuto albertino per l'isola, anche con il fine di contrastare le spinte secessionistiche che emergevano in Sicilia.
Quando fu istituita la Costituente, il 2 giugno 1946, si discusse molto se lo Statuto siciliano dovesse essere modificato. Dopo un ampio dibattito, che alla fine trovò concordi tutte le forze politiche più rappresentative, se ne stabilì l'approvazione senza modifiche, proprio con il preciso scopo di ribadire l'autonomia della Sicilia, con conseguente approvazione del testo originario (così come avvenne il 26 febbraio 1948). In tal modo, lo Statuto siciliano divenne parte integrante della Costituzione italiana.
Nei decenni successivi, è tuttavia iniziato il processo di svuotamento di questo riconoscimento formale, anche perché tale strumento autonomistico mal si conciliava con l'instaurarsi di uno Stato centralistico. Alcune norme dello Statuto siciliano, quindi, sono sostanzialmente rimaste lettera morta. Peraltro, la Commissione paritetica (secondo l'articolo 43 dello Statuto composta da quattro membri, indicati equamente dallo Stato e dalla Regione), che si sarebbe dovuta occupare del trasferimento del personale dallo Stato alla Regione e delle norme di attuazione dello Statuto, ha operato con ritmi farraginosi e lenti, tanto che si può affermare che oggi la Regione siciliana goda di minore autonomia rispetto alle altre Regioni a statuto speciale e anche nei confronti delle Regioni a statuto ordinario.
Lo Statuto prevede (agli articoli 36, 37 e 38) gli strumenti finanziari attraverso cui si dovrebbe finanziare l'autonomia siciliana, ma anche in questo caso vi è stata una forte divergenza tra le sue previsioni e la realtà. Se è vero, infatti, che alla Regione siciliana è attribuito il gettito dei tributi erariali (all'articolo 36), è anche vero che lo Stato, a partire dalla fine degli anni '90, ha riservato a se stesso le addizionali sui suddetti tributi.
Inoltre, è indubbio che l'entità del gettito sia ben diversa in alcune aree forti del Paese, data la diversa struttura produttiva di un'area marginale come la Sicilia. È bene ricordare che essa sconta, in primo luogo, la lontananza dai più significativi mercati europei: ad esempio, un prodotto dell'agricoltura siciliana per raggiungere i mercati internazionali presenta costi di trasporto che lo rendono meno competitivo.
In tal senso, è bene chiedersi se sia stata attuata una politica dei trasporti differenziata per coprire questo handicap naturale dell'isola, nonostante lo Statuto, all'articolo 22, lo preveda espressamente. Basta, ad esempio, verificare i collegamenti aerei verso aree forti del Paese e verso la Sicilia per rendersi conto che le differenze non sono state diminuite, ma, al contrario, incrementate.
Altra nota dolente è il trasporto ferroviario: certamente non è una novità che in Sicilia il doppio binario per gran parte del territorio costituisca un sogno!
PRESIDENTE. Collega, scusi, la invito a rispettare i tempi: lei ha già esaurito il suo, quindi la prego di concludere.
FIRRARELLO (PdL). Un minuto, la prego. Al fine di far sì che la tassazione sulle imprese industriali e commerciali che hanno impianti sull'Isola rimanesse in Sicilia, dove si produce il reddito, lo Statuto, all'articolo 37, prevede che un'imposta di reddito prodotto in Sicilia debba rimanere nella stessa. Tale norma, per lunghissimi anni è stata inapplicata, nonostante...
PRESIDENTE. Collega, mi scusi se insisto, ma il tempo a sua disposizione è esaurito. Grazie.
È iscritto a parlare il senatore Della Seta. Ne ha facoltà.