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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 004 del 14/05/2008


D'ALI' (PdL). Signor Presidente, al termine di questo dibattito potrò dire di essere uno dei pochissimi privilegiati per avere potuto esprimere in quest'Aula, per la quarta volta dal 1994 ad oggi, la fiducia al Governo da lei presieduto, signor Presidente del Consiglio. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18)

(Segue D'ALI'). Le confermo la fiducia dal 1994, così come ella ha ricordato poco fa, non solamente con entusiasmo e carica, ma oggi ancor più con la solidale convinzione di un vastissimo consenso popolare che, soprattutto in queste elezioni, ha mostrato come il Sud Italia abbia decisamente affidato ancora una volta a lei le sorti del Paese e sottolineando, con una piccola punta di immodestia, il raggiungimento nella mia città del massimo dei consensi per il partito da lei rappresentato.

Mi permetterò di soffermarmi, nell'enorme vastità delle problematiche che ella ci ha illustrato e che con assoluta competenza ci ha detto come intende affrontare, su due punti: le riforme e la questione meridionale. Sulla questione delle riforme, su cui, durante la campagna elettorale si è anche in parte registrato l'invito - non dico demagogico, ma certamente deciso - alla riduzione dei costi della politica, credo che bisogna fare una riflessione molto serena e ampia. Abbiamo una legislatura davanti a noi e abbiamo il dovere di consegnare al nostro Paese una riforma copernicana, perché passare dal centralismo al federalismo non è certamente una questione che si può affrontare con superficialità. Abbiamo l'occasione di onorare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia proprio dando al nostro Paese un nuovo e completo assetto della sua architettura istituzionale. Infatti, i costi della politica non vanno ridotti solamente diminuendo il numero degli eletti o tagliando alcuni livelli di governo intermedi, ma vanno ridotti nell'ottica del nuovo federalismo anche attraverso un esame orizzontale dell'assetto istituzionale del nostro Paese.

In Italia, signor Presidente, vi sono 8.200 Comuni, dei quali 2.000 con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti e 6.000 con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Occorre avere il coraggio, seguendo l'esempio di altri Paesi come la Francia, di imporre un numero minimo di abitanti per Comune per poter ridurre veramente i costi istituzionali.

Occorre, a mio giudizio, anche esplorare un terreno certamente delicato e pericoloso quale il nuovo assetto istituzionale regionale. Nel momento in cui andremo a conferire nuovi e fondanti poteri legislativi alle Regioni, dovremo riflettere se l'assetto in venti Regioni non sia il frutto di un posizionamento dello Stato centrale sul territorio maturato in centocinquant'anni anni di storia unitaria centralista e se non debba essere rivisto. Esplorare il terreno della costituzione delle macroregioni non credo sia un esercizio accademico inutile nel corso di questa legislatura. Inoltre, le aree metropolitane debbono avere autonomia e dignità dello stesso livello delle Regioni se vogliono veramente entrare nel vivo dei problemi dei servizi che offrono ai cittadini che le abitano.

Quindi, spero che il Governo e il Parlamento vogliano anche immaginare un luogo di discussione. Ricordo, signor Presidente del Consiglio, quando nel 1996 durante la campagna elettorale delle regionali in Sicilia lanciò l'idea di un'Assemblea costituente. Certamente Governo e Parlamento troveranno nuovi momenti e nuovi argomenti di dibattito, ma l'assetto istituzionale del Paese va ripensato nella sua interezza, senza se e senza ma, nell'interesse della riduzione vera dei costi della politica, dell'interfaccia del cittadino con le istituzioni, della certezza che il cittadino deve avere nei suoi riferimenti istituzionali, della semplicità dei processi necessari per le sue esigenze e soprattutto della certezza dell'erogazione dei servizi.

Per quanto concerne la questione meridionale, credo che si debba porre maggiore attenzione all'esigenza che il nostro Paese trovi nel Mezzogiorno la leva e il fulcro della sua rinascita e della sua crescita. Credo che la centralità mediterranea, signor Presidente, sia uno degli obiettivi essenziali che dobbiamo porci per riaffermare la presenza italiana nel panorama mondiale, ma soprattutto nel Mediterraneo. Le infrastrutture che al Mezzogiorno occorrono sono quelle necessarie per affrontare la sfida della competitività mediterranea con altri Paesi dove sappiamo che, al di là di quelli che possono essere gli inciampi della storia più prossima, sicuramente si svolgerà... (Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Senatore D'Alì, il tempo a sua disposizione è esaurito.

 

D'ALI' (PdL). Ho terminato, signora Presidente, perché sono certo che il presidente Berlusconi abbia ben chiari non solo i concetti che ho espresso, ma soprattutto i modi per affrontare la soluzione. Pertanto, con convinzione e con entusiasmo, voteremo ancora la fiducia al suo Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Livi Bacci. Ne ha facoltà.