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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 004 del 14/05/2008


COMPAGNA (PdL). Signora Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, colleghi, per la quarta volta nell'arco di quattro distinte legislature si presenta a chiedere la fiducia del Senato un Governo presieduto da Silvio Berlusconi, il quale non può più ritenersi, come a qualcuno tendenziosamente parve, un ospite indesiderato, un personaggio di transizione nella storia della democrazia italiana. Non può proprio dirsi così da sinistra e ho l'impressione che il dibattito anche nell'altra Aula del Parlamento ci consenta di rilevare come, quanto e perché le cose siano cambiate.

Ci fu anche chi, signor Presidente, nell'ambito della stessa tradizione liberale e degasperiana quanto la sua, ahimè, come il sottoscritto, quando nel gennaio 1994 ascoltò qui in Senato il suo discorso di cosiddetta scesa in campo, pensò: le ragioni sono nobili, le intenzioni ancora più nobili, speriamo che non indebolisca la tradizione degasperiana, speriamo che non sia "laurismo" da presidente del Milan.

La vicenda ha dissipato tutte quelle incaute perplessità. Con il pieno rispetto per la figura lontana di Achille Lauro, con il pieno rispetto dei tifosi del Napoli e dei tifosi del Milan (ieri abbiamo avuto modo di registrare diversità di sentimenti sull'argomento), Berlusconi ha resuscitato la tradizione liberale e degasperiana che invece si era arresa senza combattere in quest'Aula tra il 1992 e il 1994 ad uno schieramento politico fatto da quelli che scesero in campo con lo slogan: per continuare l'opera dei giudici nel 1994 votate il progressista.

Quindi, se mi è consentito un altro volgare riferimento di biografia personale, nonostante quella battutaccia sul Napoli e sul Milan mi trovai fuori del Parlamento, ma contento che avesse prevalso il Polo della Libertà e del Buon Governo, rispetto allo schieramento che voleva continuare l'opera dei giudici (e uso quest'ultima parola senza neanche le virgolette).

Ecco perché i partiti, le coalizioni, i poli costituiti, presidiati e guidati da Silvio Berlusconi sono una realtà della nostra democrazia rappresentativa cui oggi va il rispetto dell'opposizione. Ecco perché sbaglieremmo noi di maggioranza a ritenere che questo clima sia dovuto. No, non è dovuto: la maggioranza ha i suoi diritti e in questa Aula spero che riusciremo a farli valere, ma fra essi non c'è quello di pretendere che l'opposizione si faccia in un modo invece di un altro. Ma, per venire al concreto, se nelle prossime settimane sul pacchetto sicurezza venisse chiesta ogni venti secondi la verifica del numero legale e l'Aula fosse trasformata in una facoltà universitaria interrogandosi su quanto della condizione di clandestinità rientri nelle competenze della procedura penale e quanto no, si commetterebbe un errore imperdonabile.

Visto che sono alla conclusione, proprio a questo proposito, signor Presidente del Consiglio, mi piacerebbe che l'applauso alle forze dell'ordine che lei ha chiesto ed ottenuto oggi pomeriggio in quest'Aula valga soprattutto per l'onore con il quale le stesse, ieri, fra Napoli e Salerno, fra Ponticelli e Pontecagnano, hanno difeso quelle tradizioni di umanità e di civiltà, anche nel caso della rivolta nazional-popolare contro le comunità dei rom. Onore alle forze dell'ordine e ci auguriamo, e siamo certi, che il suo Governo, al quale va certamente la mia fiducia, sia degno di questa tradizione negli impegni che lo attendono. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ignazio Marino. Ne ha facoltà.