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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 004 del 14/05/2008


BORNACIN (PdL). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi senatori, ho avuto la fortuna nel 2001 di intervenire alla Camera dei deputati sulla fiducia al Governo Berlusconi. Nel 2005, signor Presidente del Consiglio, ebbi l'onore di fare nuovamente un discorso su un voto di fiducia al suo secondo Governo. Mi ricordo che fui l'ultimo ad intervenire e conclusi sostenendo che i nostri elettori erano più avanti di noi, ormai non distinguevano più tra Forza Italia e AN (dissi anche l'UDC, allora) e volevano essere una cosa sola.

Sono estremamente emozionato di essere il primo a svolgere in quest'Aula l'intervento per il Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo). Lo considero davvero un onore e un punto di arrivo. Ho apprezzato quanto ha affermato prima l'amico e collega Morando, con cui vi è vicinanza territoriale, poiché lui è di Novi Ligure ed io sono di Genova, quindi vicinanza tra la Liguria ed il Piemonte. Vorrei però sottolineare che se la nascita del PD ha dato davvero una spinta alla riforma del sistema politico italiano, molto di più l'ha data la nascita del Popolo della Libertà, perché i nostri valori e le nostre azioni sono comuni: sono anni che insieme abbiamo affrontato queste battaglie.

Ciò che apprezzo, signor Presidente, colleghi, è il clima, che è cambiato non soltanto in campagna elettorale (che ha avuto anche le sue cadute). Mi sono stupito il primo giorno in quest'Aula, in occasione dell'elezione del presidente Schifani, quando tutta l'Aula si è alzata ad applaudire. Quando, nell'intervento di insediamento, il presidente Schifani ha ricordato i caduti di Nasiriya ed i soldati italiani impegnati nelle missioni, tutta l'Aula ha applaudito.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 16,57)

 

(Segue BORNACIN). Ricordo i distinguo, i silenzi e qualcuno che rimaneva seduto nella scorsa legislatura. Credo che ci sia davvero un clima completamente diverso, un clima nel quale, pur rimanendo ognuno nei propri ruoli di maggioranza e opposizione, pur non rinunciando nessuno alle proprie tradizioni, alla propria storia, al proprio programma, ci si parla da avversari e non da nemici, ci si confronta sulle cose da fare e da dire per risolvere i problemi di questo Paese.

La riforma elettorale l'hanno davvero fatta gli elettori, facendo delle scelte precise: dando a noi, Popolo della Libertà, la maggioranza e mandando il Partito Democratico all'opposizione, in una logica di alternanza che deve essere la logica delle democrazie avanzate. Speravamo che questa logica dell'alternanza senza demonizzazione dell'avversario si realizzasse prima, nel 1996, invece alcuni pasdaran della rivoluzione hanno continuato nella politica intesa come insulto e come aggressione.

Il nuovo clima è stato sancito anche negli interventi dei senatori Morando e De Toni. Purtroppo, però, me lo consenta signor Presidente, devo dire che c'è sempre l'ultimo giapponese che pensa di continuare la guerra: mi riferisco all'intervento svolto questa mattina alla Camera (ma anche al Senato c'è il suo Gruppo) dall'onorevole Di Pietro, che sinceramente credo nessun italiano perbene abbia potuto apprezzare.

L'onorevole Di Pietro, rivolgendosi al Presidente del Consiglio, ha dichiarato testualmente: "Noi conosciamo la sua storia politica e conosciamo bene anche la sua storia personale". Onorevole Di Pietro, anche noi conosciamo la sua storia molto bene e purtroppo la conoscono anche tanti italiani perbene che hanno incrociato la loro storia con la sua, che sono stati rinviati a giudizio e sbattuti sui giornali, poi magari assolti e hanno pagato davvero sulla loro pelle. (Applausi del senatore Compagna).

Mi consenta di concludere, signor Presidente, dal momento che cinque minuti sono pochi e avrei tante cose da dire, riferendo che qualche giorno fa, camminando per la mia città un elettore mi ha fermato per dirmi che ci ha votati per la prima volta e ha chiesto di non deluderlo. Credo che questo sia il nostro e il suo impegno, quello di non deludere non solo chi ci ha votato perché credeva nel Popolo della Libertà, ma anche tutti coloro che ci hanno votato per la prima volta e credono che possiamo far risorgere e ripartire l'Italia. (Applausi dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bianco. Ne ha facoltà.