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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 282 del 27/02/2008


MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, su questa comunicazione io le chiedo di poter tenere una discussione (così come prevede il Regolamento e così come è avvenuto in altri casi, per esempio quando ci fu il caso del senatore Bobba), proprio perché secondo me ciò è emblematico di un qualcosa che è stato consumato all'interno dell'Aula della Giunta, ma che in qualche modo dovrebbe interessare complessivamente tutta l'Assemblea.

Il problema non è quello di verificare il percorso utilizzato per la Regione Piemonte, che diventa simbolo. Il problema è verificare come l'istituto dell'autodichia venga utilizzato in questo caso specifico e poi, riverberando effetti sulle altre Regioni, complessivamente in tutta la materia delle convalide. Perché?

Come lei sa, signor Presidente - d'altra parte si ragionava della legge che porta il suo nome, la cosiddetta legge Calderoli - c'era il problema della valutazione della possibilità di attribuire seggi a quelle liste che avessero riportato meno del 3 per cento in Regioni dove non fosse stata raggiunta la soglia del 55 per cento. Su questa problematica, che è stata la prima e che ha contraddistinto la valutazione in Regione Piemonte, c'è stato un comitato inquirente, con un'attività istruttoria molto approfondita; la Giunta, in qualche modo, è riuscita ad avere l'avallo di una serie di pareri che sono serviti a determinare una linea guida.

Il problema qual è? Il problema, signor Presidente, è che, proprio per cercare di essere obiettivi (io ero il relatore per la Regione Piemonte) e al di là del fatto che nella fattispecie si ragionava dell'ipotesi che toccava il collega Turigliatto (ma questo fatto è occasionale, perché qualunque altro collega poteva essere interessato dalla vicenda), la Giunta e il relatore si sono posti il problema della possibilità di intervenire su una normativa che, quantomeno, si prestava a dubbi interpretativi che lasciavano prefigurare una prevedibile illegittimità costituzionale della norma, proprio nella misura in cui la normativa non prevedeva una soglia specifica né in basso (in una fattispecie, infatti, il 3 per cento non veniva menzionato) né in alto nell'attribuzione dei seggi.

Questa recriminazione, signor Presidente, è diventata più attuale dopo la pronuncia della Corte costituzionale in merito alla dichiarazione di ammissibilità delle consultazioni referendarie. La Corte costituzionale, nel dichiarare ammissibile il referendum che era stato proposto, ha espressamente detto in un inciso che ci sono forti dubbi (anche se questo riguardava il merito e non l'oggetto specifico dell'ammissibilità della proposta referendaria) proprio per il fatto che non è stata prevista una soglia come tetto per l'attribuzione dei seggi e quindi per fare in modo che scattasse il premio di maggioranza.

Su questo punto - lo dico perché resti agli atti - nella Giunta si è svolto un dibattito molto vivace, con un confronto che ha avuto toni anche molto aspri, ma comunque con un'attività di studio che è rintracciabile direttamente sul sito della Giunta, proprio perché, come le dicevo in apertura, c'è stato l'apporto di tantissimi professori, cattedratici e studiosi della scienza elettorale, che hanno contribuito a darci uno spaccato. Qual è lo spaccato? Purtroppo quella norma si presta a sensibili dubbi di legittimità costituzionale. Questo lavoro, signor Presidente, è stato svolto addirittura l'anno scorso, nel 2006 e agli inizi del 2007, ed è stato poi corroborato da quello che la Corte costituzionale ha detto.

Su questo punto, secondo me, sarebbe stato opportuno aprire una riflessione. Vedo tanti colleghi, ad esempio i senatori Boccia e Pastore, che con me si sono appassionati della vicenda.

Se questo non sarà, perché consideriamo l'Aula il terminale asettico di decisioni che poi alla fine, nella situazione in cui siamo, non interessano più nessuno, quantomeno avrò lasciato agli atti, per coloro i quali dovessero cercare di comprendere qual è l'attività che è stata svolta, un riferimento che, se poi proteso verso il lavoro della Giunta, vedrà la possibilità di un approfondimento che in questa materia effettivamente c'è stato.