Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013 (ore 10,09)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Albonetti. Ne ha facoltà.
*ALBONETTI (RC-SE). Signor Presidente, la conversione in legge del decreto 31 dicembre 2007, n. 248, il cosiddetto milleproroghe, è l'ultimo atto di una legislatura breve e combattuta, intensa e controversa; è il fotogramma finale che documenta un Paese che ha disperato bisogno di una trasformazione radicale, di interventi meditati e strutturali, ma che invece continua ad essere oggetto di semplici ritocchi, rinvii più o meno virtuosi, interventi di piccolo cabotaggio, il tutto con rigore bipartisan, l'unica forma di rigore cui sembra attenersi la politica italiana.
Infatti, non c'è rigore finanziario in questo provvedimento, come ha dovuto riconoscere lo stesso Governo in Commissione bilancio quando sono stati discussi gli effetti sui saldi di finanza pubblica, e non c'è rigore politico, laddove non si porta a compimento quanto previsto dalla finanziaria all'articolo 1, comma 4, e cioè che tutto l'eventuale extragettito sia destinato a favore del lavoro dipendente. Su quest'ultimo aspetto insiste un emendamento unitario della Sinistra Arcobaleno, che sottoponiamo all'attenzione di tutta l'Aula mediante il quale, da subito, sarà possibile verificare se è vero che tra nuovi e vecchi partiti i fatti hanno preso il posto delle promesse.
Non c'è poi un rigore etico, come si può constatare leggendo con attenzione i numerosi, troppi, articoli che riguardano interventi microsettoriali e/o microterritoriali. Del resto, il nomignolo "milleproroghe", da solo, allude ad una politica stagnante e incerta, fatta appunto di piccole cose, rinvii, accordi al ribasso, scambi su mercati minori.
Ma, tant'è, criticata l'impostazione di fondo che nella prossima legislatura ci impegniamo a superare, possiamo indicare per titoli i provvedimenti che hanno un nostro consenso specifico in attesa di più coraggiose scelte strutturali. Penso anzitutto alle misure a favore del lavoro (articoli 6, 6-bis, 24-quater, quest'ultimo che proroga l'efficacia della graduatoria in concorsi pubblici per gli ispettori del lavoro). In secondo luogo, si possono ricordare le misure a favore di categorie deboli e che hanno contratto forti debiti di riconoscenza nei confronti dello Stato o aspettative di risarcimento (articoli 7-bis, 34-bis, 46 e 50). Infine, l'aumento di 16 milioni del fondo per il finanziamento ordinario delle università (articolo 13-bis) e gli interventi in materia di disagio abitativo (articolo 22-ter). Questi sono i cardini attorno ai quali ruota il nostro consenso al disegno di legge.
Sappiamo che molti cittadini italiani vogliono vedere e toccare ciò che la politica promette. Bene, l'articolo 22-ter riproduce quasi integralmente il disegno di legge dell'Atto Senato n. 1867 e sospende fino al 15 ottobre 2008 l'esecuzione dei provvedimenti di sfratto nei confronti di conduttori particolarmente disagiati, in attesa dell'attuazione del programma casa, conformemente alla legge n. 9 del 2007. La concreta difesa del diritto alla casa ha per la Sinistra Arcobaleno sufficiente cogenza per confermare, con un ultimo voto positivo, il vincolo sociale con tanti italiani. (Applausi dal Gruppo RC-SE, IU-Verdi-Com e SDSE . Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Polledri. Ne ha facoltà.
POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, al di là della simpatia con il collega Lettieri, cui mi lega un'amicizia dalla scorsa legislatura, posso parlare, sicuramente a nome dei padani, di Governo uscente, finalmente uscente; sono finiti due anni che andranno ricordati. Signor Presidente, agli italiani e ai padani bisogna parlare chiaro: questo è l'ultimo provvedimento del Governo Prodi, ma non che Prodi sia sparito. Lo dico perché mi sembra che in qualche modo il PD, il nuovo, Veltroni, che forse è da quarant'anni che calca le scene nazionali, se ne vergogni.
Si vergogna di voi, probabilmente, di quello che avete fatto in questi due anni e non credo sia giusto. Lo dico perché agli avversari la Lega Nord riconosce la compattezza: in questi due anni avete fatto i salti mortali, siamo convinti che abbiate squassato il Paese, però, disciplinati, avete fatto il vostro dovere. Tuttavia, oggi arriva il nuovo, arriva Veltroni che cerca di far dimenticare gli ultimi provvedimenti del Governo Prodi, di cui lui era vice Presidente del Consiglio due legislature fa.
Dobbiamo quindi ricordare ai padani e agli italiani questo disegno di legge con cui cercherete di fare la campagna elettorale. Il nuovo sostiene che non bisogna pensare al Governo, ma al Paese: bene, allora cominciamo a vedere.
Il provvedimento contiene altri interventi a favore di soggetti privati residenti o aventi domicilio nei territori di Campobasso e Foggia colpiti dal sisma del 2002; inoltre, non si pagano tasse ancora per il terremoto. Già, non si pagano le tasse, se ne paga solamente una parte, nessuno le paga e con chi ve la prendete? Con i poveri artigiani e non con tutti gli evasori della Sicilia orientale, cui dite: non avete pagato? Lo farete domani.
Non prestate attenzione a cosa succede al Policlinico Umberto I, dove i pazienti, poveri loro, sono quasi abbandonati a loro stessi. Ad ogni finanziaria ci tocca pagare, ma sostenete che è l'ultima volta e che da domani non si pagherà più; però si danno ancora risorse al Policlinico Umberto I.
C'è poi un'emergenza nuova, un'emergenza che il Paese non ha mai affrontato: il terremoto del Belice. Finalmente ce ne ricordiamo: il compagno Veltroni finalmente ha dato qualcosa di nuovo al Paese, vale a dire qualche centinaio di miliardi di vecchie lire per il terremoto del Belice. Questo è il nuovo che avanza.
Sono previste misure per la Fondazione Ordine mauriziano e poi un grande intervento per la ricerca: in questo settore non cerchiamo di pagare meglio i ricercatori che ci sono, non cerchiamo di dar loro un minimo di struttura, ma ne assumiamo degli altri, quindi ci sono enti di ricerca che possono assumere fino all'80 per cento delle dotazioni che hanno a disposizione. Mi chiedo però cosa faranno, visto che non ci sono i fondi per predisporre un laboratorio, forse compereranno le matite e le tempereranno. Si sa, siamo in campagna elettorale e siete passati all'imbarco.
Questo provvedimento è tutto così: per il Comune di Bari è previsto un intervento per la riqualificazione della caserma Rossani e del quartiere Carrassi; si prorogano le Authority e i grandi stipendi; si proroga ancora una bella trasformazione fondiaria di un bell'ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria, il famoso EIPLI che tanto porterà alle popolazioni della Puglia, della Lucania e dell'Irpinia; avanti dunque con il carrozzone dello Stato.
Abbiamo anche fatto qualche favore a Confindustria, su cui peraltro siamo anche favorevoli, come la misura che consente di dare il gas ad un prezzo minore. Questo però a casa mia si chiama favore e allora ci credo che qualche grande industriale si candidi al Nord; in questo caso parliamo di qualche centinaio di milioni di euro.
Signor Presidente, come abbiamo visto durante l'esame in Commissione bilancio, questo provvedimento in gran parte non è coperto. Purtroppo, lascerete al prossimo Governo - e mi auguro per gli italiani e per i padani che non sia più il vostro - l'ennesimo buco e l'ennesima difficoltà. Dovreste veramente andare a vedere la gente, la classe media, non i poveri, che fatica ad arrivare alla fine del mese.
Grazie a voi, mentre prima forse non arrivava alla quarta settimana, adesso probabilmente non arriva neanche alla terza e i «tesoretti» sono partiti.
Allora, signor Presidente, abbiamo proposto emendamenti migliorativi.
Vorrei ricordare l'ultima iniziativa del grande ministro Bersani che mi onora di essere mio concittadino e che ha portato la sede dell'Authority alimentare europea a Parma: non si è ancora radicata e con un nuovo accordo l'hanno spacchettata in due e trasferita per una parte a Foggia. Non me ne vogliano gli amici di Foggia: ma perché a Foggia e non da un'altra parte? La sede internazionale era a Parma e il Ministro piacentino - che poi mandate in giro a parlare per il Nord - la spacchetta e istituisce una seconda sede da un'altra parte con doppie assunzioni, doppie scrivanie, doppie auto blu: tutto doppio.
Signor Presidente, questo è l'ennesimo regalo dell'Italia dei furbetti e degli amichetti. È un sipario che vogliamo chiudere per non riaprire mai più.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valentino. Ne ha facoltà.
Ricordo all'Aula che i tempi della discussione generale sono contingentati.
VALENTINO (AN). Signor Presidente, sarò telegrafico, perché la vicenda della quale mi occuperò è un segmento apparentemente minimale in questo contesto così complesso e farraginoso che è il decreto milleproroghe: si tratta della proroga della nomina del Commissario straordinario del Governo per lo sviluppo del porto e della pertinente area di Gioia Tauro. È una nomina che non aveva ragion d'essere già in principio perché a Gioia Tauro c'è un presidente del porto e c'era il prefetto di Reggio Calabria, un brillantissimo funzionario che all'epoca hanno ritenuto non sufficientemente adeguato, salvo poi cooptarlo nel Partito Democratico come capolista in Calabria (ma questa è un'altra storia).
Ciò che veramente mi preme rassegnare all'Assemblea è la ragione sconcertante in forza della quale, con tre mesi di anticipo, si intende rinnovare una nomina che costa 600 milioni di euro l'anno e che dev'essere prorogata fino al 2009 a un personaggio assolutamente inutile, attesi gli assetti del porto di Gioia Tauro. Mi chiedo perché.
È una vicenda come tante altre che si colgono leggendo questo documento e colpisce una realtà sulla quale la Calabria ha molto sperato e che avrebbe dovuto essere il volano di questa nuova economia alla quale la Calabria guardava con interesse, mente invece diventa l'ulteriore speculazione.
È una nomina inutile segnata anche da alcune anomalie, signor Presidente, che è bene ricordare. Nel documento di sintesi che questo signore ha proposto all'Autorità portuale si è costituito un plagio. Questo signore percepisce tutti questi denari e beneficia di una serie di provvidenze e non è in grado di redigere un documento organico nel quale possa trasfondere il proprio pensiero e dare degli impulsi all'attività del porto, fino al punto che, copiando quello che è accaduto a Taranto e a Brindisi, nell'ansia di copia ha anche omesso i nomi delle due città, di talché questo documento è divenuto una sorta di grottesco papello che non servirà a nulla ma è utile soltanto a questo signore, ai suoi amici e agli amici degli amici. Ebbene, un simile personaggio vuole essere prorogato. Mi auguro che l'Assemblea abbia un rigurgito di dignità e questo punto lo bocci clamorosamente. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.
*VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, credo che il provvedimento milleproroghe su un tema molto importante per il futuro del nostro Paese e cioè l'università e la ricerca sia la testimonianza del fallimento della politica universitaria di questo Governo. Si tratta di un fallimento che è evidenziato anche da un'altra considerazione che svolgevamo proprio ieri in Commissione.
Questo Governo ancora oggi non ha approvato il piano nazionale per la ricerca, dunque non esiste un Piano che definisca le linee strategiche per la ricerca. Credo che questa sia proprio la testimonianza plastica dell'assenza di una politica in questo settore.
In pratica siamo ritornati al 1998: la tanto contestata legge Berlinguer sui concorsi universitari, che era stata accusata da tutte le parti politiche, dalla destra, dal centro e dalla sinistra, di avere indebolito fortemente la qualità del reclutamento, è tornata perché questo Governo, in due anni, non solo non ha saputo applicare la legge Moratti, nonostante l'opposizione si fosse dichiarata disponibile, eventualmente, a prendere in considerazione i punti che potevano essere migliorati, ma non ha neppure proposto un disegno alternativo credibile. La maggioranza e il Governo hanno speso molto tempo concentrandosi sul regolamento relativo al reclutamento dei ricercatori. A questo proposito ho portato avanti una sorta di ostruzionismo su quel regolamento, prendendo a suo tempo la parola in aperture delle sedute di Commissione per denunciare la palese illegittimità di siffatto provvedimento e puntualmente, la Corte dei conti, recependo tutte le indicazioni che noi avevamo denunciato, lo ha dichiarato assolutamente illegittimo.
In questo contesto devo dire che amareggia vedere come norme di dieci anni fa, che erano state superate nella passata legislatura con il ritorno ad una più seria forma di reclutamento nazionale, tornino in auge, e per pochi mesi tra l'altro. Non è così che si può sviluppare il sistema della ricerca in Italia e neanche con l'attuale proposta di Veltroni, la creazione di 100 campus, che è francamente demagogica e non affronta i nodi cruciali del sistema universitario italiano.
Voglio ricordare piuttosto che noi avevamo presentato un emendamento molto puntuale alla legge finanziaria, il 52.2, assolutamente coperto, che consentiva di destinare il 30 per cento delle risorse a quelle università che avessero raggiunto risultati significativi in tema di ricerca e di didattica. Quell'emendamento venne bocciato.
Inoltre voglio aggiungere che questa maggioranza e questo Governo hanno fatto partire i programmi di ricerca di interesse nazionale, i famosi PRIN, soltanto ad ottobre, facendo dunque perdere un anno, non finanziandola, alla ricerca italiana. Voglio denunciare anche i gravi ritardi che si sono avuti, per esempio, nella costituzione dell'agenzia nazionale di valutazione che, fra l'altro, recentemente è stata anche privata di risorse. Senza contare quel vero e proprio insulto all'università italiana che è stato il famigerato emendamento governativo che in sede di Finanziaria ha sottratto ulteriori 92 milioni di euro al FFO per destinarli ai camionisti.
Tutto questo non sta a testimoniare, però, il fallimento di un Ministro, perché sarebbe troppo facile prendersela con Mussi. Infatti vi è una componente dell'attuale Partito democratico al Governo che ha una responsabilità fondamentale per aver voluto a tutti i costi un Regolamento, quello sui ricercatori, che ha impantanato la politica governativa sull'università, impedendo una riflessione seria, serena, anche nel dialogo con l'opposizione per una riforma forte del sistema universitario.
Ho apprezzato l'ordine del giorno che il relatore Ranieri ha presentato ieri in Commissione e che abbiamo approvato all'unanimità. È tuttavia una rara avis in un contesto di assoluto grigiore e disinteresse nei confronti dell'università italiana. Questo provvedimento milleproroghe è l'atto finale di un fallimento che puntualmente noi in questi anni abbiamo denunciato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ronchi. Ne ha facoltà.
RONCHI (PD-Ulivo). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intendo sollevare una questione in materia di gestione dei rifiuti, problema affrontato da questo decreto. Accogliendo l'invito del relatore Sinisi a non formulare emendamenti, dati i tempi a disposizione, penso però che tale questione possa essere risolta fornendo un'interpretazione autentica della norma, eventualmente pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale un errata corrige.
Il problema è il seguente. Nel decreto legislativo n. 4 (il cosiddetto correttivo del codice ambientale), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio scorso, recependo il parere della competente Commissione del Senato, il Governo ha introdotto, all'articolo 2, il comma 8-bis che così recita: «Il comma 3 dell'articolo 107 è sostituito dal seguente: "non è ammesso, senza idoneo trattamento e senza specifica autorizzazione dell'autorità competente, lo smaltimento dei rifiuti, anche se trattati, in fognatura"». Fin qui va tutto bene. Poi, però, per evidente errore materiale del Governo, cioè per un mancato coordinamento, non sono state eliminate dal testo del citato decreto legislativo, specificatamente dal comma 19 dell'articolo 2, le parole: «Il comma 3 dell'articolo 107 è così sostituito», mantenendo cioè il testo precedente («Non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura»).
A conferma che trattasi di errore di mancato coordinamento, nella nota 2 all'articolo 2, pubblicata a pagina 55 della stessa Gazzetta Ufficiale (dove è ripubblicato l'intero articolo modificato, cioè il 107 del decreto legislativo n. 152 del 2006, relativo a scarichi in rete fognaria), risulta il seguente testo del comma 3: «Non è ammesso senza idoneo trattamento e senza specifica autorizzazione dell'autorità competente lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura». Quindi, correttamente, si ignora il mantenimento del testo del citato comma 19 dell'articolo 2.
Tale erroneo mancato coordinamento sta ingenerando dubbi interpretativi con conseguenze rilevanti, non tanto sui rifiuti triturati in fognatura, ma su altri rifiuti (per esempio quelli liquidi) che, anche se pretrattati e specificatamente autorizzati, non potrebbero - e, a mio parere, non dovrebbero - essere sversati in fognatura.
Chiedo al Governo la cortese attenzione intanto per confermare in questa Aula tale interpretazione, che io ritengo corretta ed evidente, e poi per apportare rapidamente, pubblicandolo in Gazzetta Ufficiale, un errata corrige che elimini dal citato comma 19 dell'articolo 2 le parole da me appena riportate. Ringrazio per l'attenzione prestata a quella che è, sì, una piccola questione, ma ha una serie di implicazioni rilevanti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vegas. Ne ha facoltà.
VEGAS (FI). Signor Presidente, questo decreto-legge assomiglia molto al cestino della carta straccia che alla fine della legislatura, anziché essere buttato, è stato ripescato e rischia di diventare legge. Tale eventualità, a mio avviso, sarebbe alquanto pericolosa, anche perché sotto il profilo finanziario, questione della quale desidererei occuparmi in questa sede, il provvedimento è sostanzialmente scoperto, tant'è vero che ieri la Commissione bilancio ha espresso parere contrario rispetto alla copertura, anche se poi i giochi di maggioranza hanno imposto che fosse un semplice parere contrario senza riferimento all'articolo 81 della Costituzione. Però, gli stessi argomenti addotti in Commissione bilancio fanno ritenere che si tratti di una vera e propria foglia di fico.
In sostanza, tale decreto spende per il 2007 circa 4,7 miliardi di euro e per il 2008 un miliardo. Il totale è di circa 5 miliardi di euro, pari a circa 10.000 miliardi delle vecchie lire, come regali pre-elettorali. Francamente, mi sembra troppo! Peraltro, se consideriamo solo il 2008, non tanto per il saldo netto ma per il fabbisogno e, più ancora, per l'indebitamento, la spesa non coperta ammonta a circa un miliardo di euro, pari a 2.000 miliardi delle vecchie lire. La spesa non è coperta perché non è pensabile che la copertura si rifaccia all'andamento della situazione macroeconomica, dato che essa non è brillante come in precedenza, che l'economia ristagna, che l'euro si apprezza di valore e che il petrolio cresce di prezzo. Quindi, i dati del 2008 non sono allo stato attuale particolarmente confortevoli.
Una serie di misure contenute nel decreto, inoltre, aggraveranno sicuramente la spesa, perché molte coperture sono state realizzate cancellando o sospendendo spese che, prima o poi, saranno obbligatorie. Si tratta di coperture valide forse sulla carta, ma fittizie nella realtà, mentre altre sono chiaramente sottostimate.
Faccio riferimento, per esempio, alla «Visco Sud» quotata 90,5 milioni di euro; tutti sappiamo che, in realtà, si tratta di un meccanismo che accelererà la spesa, o quanto meno le minori entrate, in modo molto più cospicuo.
Per altre spese è previsto un finanziamento attraverso rinvii di coperture di oneri che sarebbero dovuti andare in economia il 31 dicembre scorso; anche in tal caso, dunque, si tratta di spese sostanzialmente non coperte.
Vi è poi tutta la vicenda dei concessionari e l'abolizione dell'obbligo di versamento di 4,6 miliardi per il 2008, coperto con l'obbligatorietà del trasferimento del TFR da parte dell'INPS per una cifra equivalente nel 2007; ciò si traduce in un buco nel 2007 per quanto riguarda l'indebitamento, buco che in ogni caso bisognerà poi coprire, considerato che i TFR un giorno o l'altro dovranno essere versati dall'INPS.
In sostanza, sotto il profilo finanziario il provvedimento in esame è assolutamente scoperto, mentre la congerie di norme è tale e tanta che francamente, se non altro da un punto di vista estetico, imporrebbe un giudizio alquanto critico prima di presentarsi agli elettori. Si parla tanto di costi della politica: questo è un costo che si poteva sinceramente evitare.
Signor Presidente, concludo ricordando che sul provvedimento si è diffusa una sorta di leggenda metropolitana, secondo la quale anche l'opposizione sarebbe stata d'accordo. In realtà alla Camera l'opposizione si è astenuta, dissociandosi quindi dal provvedimento, e un atteggiamento sicuramente non favorevole, anzi penso fortemente critico, verrà espresso in questo ramo del Parlamento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranieri. Ne ha facoltà.
*RANIERI (PD-Ulivo). Signor Presidente, il senatore Valditara ha parlato a lungo dei limiti dell'azione del Governo in materia di ricerca e università. Non ho tempo e modo di controbattere a tali affermazioni nei tre minuti a mia disposizione, ma vorrei concentrarmi su un punto che il collega Valditara ha toccato solo alla fine del suo discorso. Mi riferisco all'azione condotta alla Camera - ahimé! - in maniera bipartisan con l'unanimità e l'accordo di tutte le forze politiche, che ritengo molto negativa per l'università: si tratta, in particolare, della norma che reintroduce la doppia idoneità nei concorsi universitari, una norma assolutamente irresponsabile che credo faccia fare un passo indietro alla discussione e all'iniziativa riformatrice sull'università.
Esiste un'ormai ampia letteratura formatasi nelle Aule parlamentari, nonché numerosissimi articoli di stampa che attribuiscono al meccanismo della doppia e tripla idoneità una delle ragioni fondamentali delle politiche di scambio nella selezione dei docenti universitari effettuata dalle università italiane. Tutti i rettori delle più importanti università italiane hanno affermato che tale meccanismo mette in discussione la capacità delle università di programmare i propri organici e i propri conti economici. È indubbio, infine, che creare a fine legislatura un esercito di idonei rallenta il processo di riforma dell'università e ne rende più difficile il ringiovanimento. Tutto questo, dunque, è contrario a quanto in quest'Aula tutti abbiamo sostenuto dall'inizio della legislatura.
Prendendo atto dell'impossibilità concreta di modificare il decreto milleproroghe, assumerò le conseguenti iniziative per limitarne i danni, presentando un ordine del giorno, insieme a gran parte dei senatori della 7a Commissione permanente, in cui, come ricordato anche dal senatore Valditara, è stato votato all'unanimità un parere negativo su questo provvedimento.
In conclusione, mi limito a segnalare un aspetto. Tutti parlano di bipolarismo mite e personalmente sono da sempre un sostenitore di un bipolarismo che non eviti il confronto di merito, scevro da pregiudiziali, da parte dei diversi schieramenti.
Permettetemi però di dire che quanto accaduto alla Camera e in 7a Commissione, dove all'unanimità ci siamo pronunciati contro, in nome della serietà della politica universitaria, ci mostra che il bipolarismo mite può essere di due generi. Un genere che tende a fare accordi comunque, al ribasso, tanto per accontentare tutti e scambiarsi favori, facendo diventare così l'università il terreno di un inaccettabile gioco di scambio, oppure un bipolarismo mite, che affronta il merito dei problemi e fa accordi unicamente in funzione del rinnovamento, dell'innovazione e del miglioramento del nostro sistema universitario e di ricerca.
Nella nostra 7a Commissione abbiamo sempre puntato ad attenerci a questa idea del bipolarismo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
SINISI, relatore. Signor Presidente, in sede di replica intendo soltanto accogliere la precisazione fatta dal senatore Ronchi. In effetti si è creato un disordine normativo nel momento in cui una norma abrogativa è stata ritenuta, inopportunamente e incautamente, in vita nel testo che era stato presentato. Tuttavia la nota di ripubblicazione della legge in questione, riguardante la possibilità di ammissione in fognatura di taluni rifiuti triturati, credo faccia giustizia della buona interpretazione fornita dal senatore Ronchi. Pertanto, la norma stessa deve essere interpretata certamente in questa direzione. Lo stato della discussione di questo decreto-legge non consente di intervenire qui con una precisazione in tal senso, ma credo che l'interpretazione della volontà del legislatore ed anche la chiarezza della norma dovrebbero suggerire l'assoluta bontà del senso che le è stato dato in questa sede dal senatore Ronchi. Di conseguenza, invito l'Assemblea a prendere atto di queste considerazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, è noto agli onorevoli senatori che è prassi necessitata l'emanazione di un decreto di fine anno. Per dare continuità all'amministrazione i Governi pro tempore (non solo questo, ma anche quelli che lo hanno preceduto) da tempo adottano lo strumento della decretazione di fine anno.
Il testo originale era più limitato e più organico rispetto a quello uscito dalla Camera. Rispettosamente nei confronti del Parlamento, nel caso specifico dell'altra Camera, il Governo ha accolto molti emendamenti sui quali, oggettivamente, sussistevano elementi di criticità e di perplessità. Ora non c'è più tempo per consentire al Senato di espungere e modificare le norme che non sono del tutto organiche. Comprendo, quindi, le critiche che sono venute e faccio appello non al bipolarismo mite, ma al bipolarismo intelligente, al senso di responsabilità, alla comprensione e al senso del dovere, che devono indurre il Senato ad approvare questo provvedimento - ripeto - al fine di assicurare continuità all'amministrazione.
Ciò non significa che nel provvedimento siano contenute soltanto importanti norme riguardanti le proroghe; vi sono disposizioni che incideranno notevolmente sullo sviluppo del Paese. Penso alla "Visco Sud", ai provvedimenti relativi alla rottamazione, che possono contribuire al rilancio della nostra attività imprenditoriale. Penso alle norme relative ai rifiuti, con il dramma che sta vivendo la Regione Campania, agli interventi previsti per gli ammortizzatori sociali nell'area di Malpensa, con il problema dell'assegnazione degli slot legata alla vicenda Alitalia e ai finanziamenti previsti per le opere pubbliche in quell'area.
Certo, nel provvedimento vi sono norme che interessano il coordinamento, le specificazioni e le correzioni di altre disposizioni approvate in maniera non organica in sede di manovra finanziaria.
Penso ancora a norme che andavano inserite per consentire, per esempio, l'accatastamento degli immobili rurali, come chiesto da moltissimi Comuni, o a provvedimenti aventi un forte impatto sociale, quale la proroga degli sfratti, che è stata necessitata a seguito di un disagio abitativo in molte aree, soprattutto metropolitane.
Vi sono interventi finalizzati, ripeto, allo sviluppo. Ho parlato della «Visco Sud», ma vi sono anche quelli relativi agli investimenti degli enti previdenziali per costruire, per esempio, la cittadella della polizia in Campania. Vi sono poi norme di maggior dettaglio per le costruzioni. Insomma, una serie di norme che hanno certamente un aspetto positivo, insieme ad altre che, oggettivamente, suscitano perplessità.
Sento il dovere di fare appello al Senato perché consenta l'approvazione definitiva di questo provvedimento.
Il dibattito, cui ho prestato doverosamente attenzione, è stato ricco e alcune critiche sono - ripeto - comprensibili e non del tutto infondate, ma ricordo che alla Camera - questa è la verità, senatore Vegas - il Governo non ha presentato alcun emendamento. Tutte le modifiche sono di origine parlamentare e, se mi si consente, per amor di verità, molte, molte proposte sono state volute da tutti i Gruppi dell'opposizione. Gli atti parlamentari in proposito parlano chiaro. Certo, c'è anche la libertà suprema del Senato, questo deve essere chiaro, ma l'aspetto politico non può essere sottovalutato né ignorato.
Circa il parere negativo espresso dalla Commissione bilancio, mi corre l'obbligo di ribadire in questa sede che il provvedimento, in termini di saldo netto, non costa, o meglio, esso va tutto sulla riduzione di autorizzazione di spesa o sul ricorso al fondo speciale, cioè alle Tabelle A e B della legge finanziaria. Anzi, c'è un lieve saldo attivo: 43,8 milioni per il 2008; 67,9 per il 2009; 161,9 per il 2010.
Qualche problema potrebbe esserci per l'indebitamento relativo al solo 2008, ma anche su questo punto devo precisare che, per qualche spesa, nel caso dei 500 milioni previsti a carico degli enti previdenziali, la stima è stata prudenziale, in quanto realisticamente tale spesa si dovrebbe spalmare sul triennio e non tutta sulla annualità 2008. Certe preoccupazioni possono pertanto essere fugate.
Relativamente ai 4,6 miliardi di euro del mancato acconto dovuto dai concessionari della riscossione e, in particolare, alle preoccupazioni per la sua mancata copertura in termini di fabbisogno e indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, faccio notare che tale cifra è riassorbita nel miglior andamento dei saldi di finanza pubblica. È vero che il provvedimento non poggia, così come è stato evidenziato correttamente nella Commissione bilancio, la propria valutazione su una revisione formale delle previsioni di finanza pubblica, ma occorre tener conto che il Ministero dell'economia e delle finanze svolge una continua e costante azione di monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica, che consente di verificare in qualsiasi momento il reale andamento dei conti.
Sottolineo poi che la cifra di 4,6 miliardi è pari a circa lo 0,3 del PIL. Vi è quindi la possibilità di chiudere il consuntivo 2007 con un livello di indebitamento migliore di quello a suo tempo programmato (2,4 per cento), attestandosi complessivamente intorno al 2-2,1 per cento. Quindi, nonostante l'effetto negativo della disposizione di cui sta discutendo, il conseguimento dell'obiettivo, in termini di indebitamento netto, ci sarà.
In questo senso il maggiore fabbisogno di cassa può ritenersi compensato.
Naturalmente, questo allo stato degli atti. Per il futuro gli scenari sull'andamento dell'economia mondiale, dell'Eurozona e - se volete - del nostro Paese in particolare non sono confortanti; basti considerare l'aumento quotidiano del prezzo del petrolio, del grano, il rapporto dell'euro con il dollaro e con altre monete. Sono tutti elementi che suscitano preoccupazione.
Ciò nonostante, dobbiamo avere fiducia nella capacità del sistema Paese, del nostro mondo imprenditoriale e, mi sia consentito, anche nella bontà delle decisioni che spetteranno al nuovo Parlamento e al nuovo Governo.
Nel ringraziarvi rinnovo l'appello a ritirare tutti gli emendamenti; eventualmente quelli verso i quali il Governo ha mostrato attenzione potranno essere trasformati in ordini del giorno, che valuterò positivamente.
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che sono dichiarati inammissibili gli emendamenti che non riguardano proroga di termini o che tendono ad introdurre materie nuove rispetto al testo del decreto-legge come trasmesso dalla Camera dei deputati.
Sono altresì inammissibili proposte emendative che modificano in modo frammentario o parziale atti di rango normativo non primario.
Ricordo che il vaglio di ammissibilità della Presidenza riguardo agli emendamenti presentati sarà particolarmente rigoroso, tenuto conto dello svolgimento dei lavori parlamentari in regime di prorogatio e della particolare posizione costituzionale di fronte alle Camere di un Governo dimissionario.
Risultano pertanto inammissibili i seguenti emendamenti: 6.101, 6.102, 6.103, 6.104, 6-bis.100 (seconda parte), 6-quater.0.101, 7-bis.0.100, 7-bis.0.102, 7-bis.0.103, 13-bis.0.100, 14.100, 14-bis.0.100, 16-ter.0.100, 28-bis.0.500, 34-bis.101, 36-bis.0.100, 37.100, 46.100, 46.101, 46.102, 46.103, 46-bis.0.100.
Per quanto riguarda gli ordini del giorno G.100, G7.1 e G13-bis.100, ove la frase «impegna il Governo» venga modificata con l'altra «invita il Governo» gli stessi, sentito anche il rappresentante del Governo e con questa chiara modifica la cui ragione mi pare di tutta evidenza, sono dichiarati ammissibili.
Invito il senatore segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
MALAN, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario.
La Commissione osserva inoltre l'opportunità che nella valutazione della copertura delle singole leggi di spesa sia assicurata la compensazione anche degli effetti in termini di fabbisogno e di indebitamento netto della P.A., in quanto si può ritenere che l'attuale sistema di regole (anche conformemente a quanto indicato nella Direttiva del Presidente del Consiglio del 6 giugno 2006) non consenta di prescindere dalla valutazione e dalla compensazione di tali effetti.
In relazione all'articolo 29, recante incentivi alla rottamazione, la Commissione osserva che la metodologia di stima degli effetti indotti positivi si pone in linea con gli orientamenti prevalentemente emersi in occasione della quantificazione degli effetti di analoghi provvedimenti di agevolazione.
Presidenza del vice presidente CAPRILI (ore 10,53)
(Segue MALAN, segretario). L'utilizzo a fini di copertura delle maggiori entrate derivanti da norme agevolative (cd. effetti indotti) dovrebbe, peraltro, essere limitata alla sede della manovra annuale di finanza pubblica, nella quale le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica sottostanti al quadro programmatico inglobano gli effetti complessivi associati all'azione del Governo, laddove in sede di stima delle singole misure sussiste il rischio di non tener conto di tutti i complessi canali di retroazione che interessano il sistema economico, determinando la duplicazione di effetti finanziari positivi ovvero trascurando effetti di sostituzione di segno opposto.
In relazione all'articolo 36, recante soppressione dell'obbligo del versamento dell'acconto dovuto dai concessionari della riscossione, la Commissione osserva che la mancata copertura degli effetti finanziari per l'anno 2007 (in termini di fabbisogno e indebitamento netto) in quanto ritenuti riassorbiti nell'andamento di finanza pubblica più favorevole rispetto alle previsioni iniziali e quindi coerente con gli obiettivi programmatici di cui al Patto di stabilità e crescita, essendo avulsa da un contesto di revisione formale e complessiva del quadro macroeconomico e di finanza pubblica, non sembra in grado di fornire una garanzia della tutela degli obiettivi programmatici di finanza pubblica».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario sulla proposta 36-bis.0.100, nonché parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 3.101, 3.102, 6.100, 6.102, 6.103, 6.104, 6.105, 6-quater.0.101, 6-quater.0.100, 7-bis.0.100, 7-bis.0.103, 11-bis.0.100, 13-bis.0.102, 13-bis.0.103, 14-bis.0.100, 17.0.100, 21-quater.100, 22-quater.100, 29-ter.0.100, 34-bis.101, 38-bis.0.100, 46.100, 46.101, 46.102, 46.103 e 47-quinquies.0.100.
Esprime infine parere non ostativo sulla proposta 24-sexies.0.101 nel presupposto che i contratti di lavori flessibili vengano stipulati nell'ambito delle risorse assegnate e parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti».
MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, ho ascoltato gli speech che sono stati letti dalla Presidenza, per quanto riguarda le inammissibilità, e dal segretario addetto alla Presidenza, il collega senatore Malan, per quanto riguarda i pareri della Commissione bilancio.
Signor Presidente, mi consenta di svolgere due considerazioni. In primo luogo, per quanto riguarda il parere della Commissione bilancio, laddove si stabilisce quali siano gli emendamenti per i quali viene espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sarebbe preferibile che venisse specificato, così come fa la Presidenza, anche il titolare o il primo presentatore dell'emendamento, in modo che si riesca, pur nel vortice di una seduta che deve essere rapida e probabilmente non esaustiva (se non per alcuni), a comprendere quello di cui stiamo parlando.
Sulle questioni sollevate, signor Presidente, voglio che resti a verbale che prendo atto di come ci sia stata, oltre alla modifica della legge elettorale (e sappiamo tutti come), anche la modifica di quello che era uno dei cardini del nostro ordinamento: il sistema bicamerale perfetto. Perché?
Perché, signor Presidente, nel momento in cui si consente alla Camera di stravolgere un decreto-legge nel quale è stato infilato di tutto, un decreto‑legge che da "milleproroghe" diventa "millemarchette", senza confini e senza decenza alcuna, ci si viene a dire che, con dei limiti di tempo che lei conosce, signor Presidente, e con dei limiti oggettivi che tutti vedono, gli emendamenti per quanto riguarda i senatori sono sottoposti al limite... Al limite di cosa? Della pertinenza rispetto ad un decreto che non èomnibus, è molto più. È molto più.
Allora, scusatemi, c'è una prerogativa che va tutelata o difesa. O qualcuno ha il coraggio di dire che è preferibile che nessuno parli e che quindi gli emendamenti presentati decadano (un poco perché vengono dichiarati inammissibili dalla Presidenza, un poco perché c'è la contrarietà della Commissione bilancio), oppure non ci si venga a dire che, in queste condizioni, i limiti entro i quali vanno presentati gli emendamenti sono quelli che riguardano soltanto la proroga di termini o che introducono materie nuove.
Presidente, mi affido alla sua saggezza, non ho bisogno di insistere su questo punto. Questo decreto-legge millemarchette è una vergogna! Se tutti i colleghi presenti in Aula lo avessero letto e fossero capaci di comprendere di che cosa si tratta, ci sarebbe da vergognarsi. (Applausi dai Gruppi FI e AN). Mi dispiace che per il Governo l'amico Lettieri cerchi di ammantarlo con un velo dicendo che si tiene conto di tutte le esigenze. Si tratta di un provvedimento del quale tutti, non maggioranza e opposizione ma tutti, ci dovremmo vergognare.
Desidero che le mie dichiarazioni restino a verbale, così come desidero che resti a verbale che la Commissione bilancio del Senato esprime un parere contrario a un provvedimento come quello in discussione, ma non contrario ai sensi dell'articolo 81. Come al solito, c'è un atteggiamento un po' pilatesco: ci sono delle perplessità, però poi alla fine si va avanti e si continua a fare uno sfacelo di quello che sta accadendo.
Presidente, la questione è ancora più grave, per una motivazione molto semplice. Nel momento in cui era in discussione un altro decreto-legge molto delicato, quello sull'election day, che in qualche modo toccava i diritti e le prerogative pretese e presunte dei partiti, qualcuno, da un Colle molto alto, ha preteso di intervenire perché si ristabilisse una correttezza e un rispetto costituzionale. In quel caso erano lesi gli interessi e i diritti dei partiti, ammesso che fossero lesi (su questo punto ho un concetto molto diverso: o la deroga valeva per tutti o non aveva diritto di cittadinanza e non doveva valere per nessuno).
Detto questo, c'è stato un intervento al quale tutti ci siamo inchinati e adesso che invece è in discussione un decreto millemarchette, che tocca la finanza pubblica, la spesa e la gente, quali interventi registriamo? Chi controfirmerà un provvedimento del genere, dove solo per decenza la Commissione bilancio dichiara la sua contrarietà?
Sapete che cosa contiene il provvedimento in esame? Io illustrerò tutti i miei emendamenti e chiederò che vengano sottoposti al voto elettronico, perché spero che ci sia la consapevolezza di quanti preferiscono sfuggire o sottrarsi alle responsabilità, a cominciare dal relatore. Tuttavia, Presidente, c'è un problema complessivo di agibilità democratica. Non possiamo pretendere che ci sia il rispetto delle norme e degli interessi, che hanno comunque un'interfaccia nella Costituzione in alcuni momenti, e poi essere quantomeno sciatti, se non corresponsabili di atteggiamenti come questi, che veramente ci mettono in condizione di doverci vergognare di quello che stiamo facendo.
Illustrerò gli emendamenti nel merito; invito i colleghi a leggere solo i titoli delle norme che sono state introdotte alla Camera e a valutare se sia comprensibile ed accettabile che dallo scranno più alto del Senato ci venga la seguente indicazione: non potete che presentare alcuni emendamenti.
Usciamo allora dalla farsa, anche perché siamo alla fine di una recita che probabilmente non ha soddisfatto nessuno, né quelli che vivono qui dentro, né quelli che vivono fuori. Cerchiamo di essere una volta tanto autorevoli, responsabili e corretti rispetto alle cose che facciamo.
PRESIDENTE. Ovviamente la Presidenza, per quello che mi riguarda, garantirà l'agibilità democratica che è necessaria per ogni singolo provvedimento portato in discussione in quest'Aula.
Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
SINISI, relatore. Presidente, vorrei soltanto annunciare che esprimerò parere favorevole su tutti gli ordini del giorno. Invitando i colleghi a ritirare i loro emendamenti, annuncio sin d'ora che darò parere favorevole agli ordini del giorno, derivanti dalla loro trasformazione.
Soltanto per chiarezza aggiungo che stiamo esaminando un provvedimento che è stato adottato alla Camera nelle sue modifiche nell'intesa dei Gruppi parlamentari. Non credo che il Governo abbia alcun motivo di essere in causa in questa vicenda, perché le modifiche sono state interamente parlamentari.
Dubito che alla Camera contino rapporti di forza diversi da quelli del Senato, perché si tratta di modifiche che sono state sostanzialmente accettate da tutti. Aggiungo che stiamo trattando questo provvedimento a Camere sciolte e con il Governo in carica solo per gli atti di ordinaria amministrazione.
È di solare evidenza che, laddove vi fossero delle modifiche, la conseguenza non sarebbe l'approvazione della modifica, ma la decadenza dell'intero provvedimento, mentre ci sono molte misure che meritano di essere accolte. Voglio ricordare soltanto la questione dei rifiuti solidi urbani a Napoli e la tragica emergenza che va affrontata insieme a tante altre iniziative che servono a questo Paese affinché possa affrontare i disagi che certamente ci saranno per la mancanza delle istituzioni nella loro piena funzionalità nei prossimi due mesi fino alla costituzione del nuovo Parlamento e del nuovo Governo. In tal senso penso che l'adozione di questo provvedimento non sia né una rinuncia né un rifiuto né una fuga dalle proprie responsabilità ma che rappresenti un atto di piena responsabilità. Per questi motivi, non mi tratterrò più a lungo sui singoli temi.
Esprimo, nella modificazione formulata e che ne ha consentito l'ammissibilità, il parere favorevole sull'ordine del giorno G100.
LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore. Mi si consenta, però, una brevissima considerazione sull'ordine del giorno G100, presentato dal senatore Salvi e da altri senatori. L'argomento in questione è oggetto di dibattito, di valutazione ed è all'ordine del giorno il problema della detassazione dei salari e degli stipendi. Vi è un problema di giustizia sociale che il Governo Prodi aveva già affrontato, avviando incontri con le forze sociali ed impegnandosi con serietà, dopo la trimestrale di cassa, a valutare le reali disponibilità per procedere in quella direzione. Perciò esprimo parere favorevole all'ordine del giorno che ritengo si faccia carico di sollevare una questione di enorme attualità. Come ha fatto il relatore, esprimo anch'io parere favorevole su tutti gli altri ordini del giorno, così come modificati su indicazione della Presidenza.
SALVI (SDSE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (SDSE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero di grande rilievo che il Governo abbia accolto l'ordine del giorno G100. Mi auguro, però, che alle parole seguano i fatti. Nel dibattito alla Camera dei deputati il Partito Democratico ha aperto una polemica con il Popolo della Libertà perché il Partito Democratico ritiene che un provvedimento, come quello da noi chiesto - almeno così ha fatto alla Camera - possa essere approvato solo con l'intesa dell'opposizione, prefigurando così quello che già si intravede all'orizzonte, dopo le prossime elezioni.
Non c'è alcun motivo al mondo di avere l'avallo dell'altra parte dello schieramento politico per attuare una norma già prevista dalla legge finanziaria, votata dal Parlamento, l'articolo 1, comma 4, che prevede che le maggiori entrate tributarie del 2008 sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti e indica anche specificamente la via per realizzare questo obiettivo.
Quindi confidiamo sulla serietà di questo impegno, con cui si chiede al Governo Prodi di emanare tale iniziativa, come può fare anche in questa fase, dinanzi ad una vera e propria emergenza sociale, come quella della perdita del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti, dei ceti popolari e della povera gente, che l'ISTAT ha quantificato nel 4,8 per cento, giustamente indicando l'indice del costo della vita per i prodotti che abitualmente i cittadini consumano tutti i giorni. Per le persone normali e innanzitutto per chi sta peggio, è una vera e propria emergenza sociale. Si tratta di dare attuazione ad una norma, votata dal Parlamento.
I sindacati e le forze sociali chiedono con grande determinazione che a questo si provveda. Se la dichiarazione è seria, come non ho ragione di dubitare, chiediamo che, al prossimo Consiglio dei ministri, il Governo emani un decreto-legge con il quale predisporre una prima detrazione, come chiede il nostro ordine del giorno, per i redditi da lavoro dipendente più bassi, salvo stabilire con provvedimenti successivi, e dopo l'approvazione dell'assestamento di bilancio, lo stanziamento definitivo per tale detrazione.
È una proposta seria che rientra perfettamente nei binari istituzionali e nelle compatibilità di bilancio. Nel momento in cui tutti promettono mari e monti a destra ed a manca, ci aspettiamo dal nostro Governo, come suo ultimo atto, una misura indispensabile di risarcimento sociale. (Applausi dai Gruppi SDSE e RC-SE).
ZUCCHERINI (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZUCCHERINI (RC-SE). Signor Presidente, sul «Corriere della Sera» di oggi c'è una strana notizia: la Ford mette all'asta i suoi lavoratori, con una ristrutturazione nel settore automobilistico che inizia con qualche anno di ritardo. Ma quei lavoratori operai della Ford guadagnano 80.000 dollari l'anno; un lavoratore operaio nel nostro Paese guadagna 20.000 euro l'anno. Questa è la condizione del lavoro salariato nel nostro Paese.
Ho chiesto di intervenire perché non resti sotto silenzio il fatto che la Presidenza abbia deciso di non considerare ammissibile un ordine del giorno che chiedeva che fosse rispettata la legge finanziaria. È inammissibile che il Senato non possa discutere del lavoro e della sua condizione. È inammissibile che il Senato non possa discutere del valore del lavoro in questo Paese, con le condizioni che prima ricordava il senatore Salvi. Credo che il Governo faccia bene a prendere atto del comma 4 dell'articolo 1 della legge finanziaria e ad attuarlo, sanando così una questione drammaticamente aperta nel nostro Paese che riguarda la condizione del lavoro, del salario e della tutela della sicurezza.
Aggiungo, concludendo, che sono state approvate alcune norme che riguardavano la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Credo che nel tempo che resta al Senato le Commissioni debbano lavorare per dare certezza affinché quella legge, che segna un punto di avanzamento e di civiltà sulla questione della sicurezza del lavoro, diventi operativa. (Applausi dai Gruppi RC-SE e SDSE).
MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, vorrei chiedere di aggiungere la firma all'ordine del giorno G100 illustrato dal collega Salvi, che è ampiamente condivisibile. Ha ragione il collega Boccia: le cose sporche sono negli emendamenti, le questioni che invece hanno una loro dignità sociale, una loro capacità di rappresentare un momento di sofferenza autentica, sono negli ordini del giorno. Siamo arrivati purtroppo a questo punto.
L'ordine del giorno affronta un'emergenza reale e pretende un intervento cogente, immediato, come, d'altra parte, già previsto nella finanziaria. Certo, riteniamo che l'intervento in questa materia sia, di solito, abbastanza complicato. Sia se si utilizza la leva fiscale, sia se si utilizza la leva retributiva per cercare di operare un recupero del potere di acquisto dei salari, resta in ogni caso il problema che quando non si interviene sul controllo delle dinamiche dei prezzi, alla fine, tutto può rimanere abbastanza inefficace. Il principio è però assolutamente condivisibile ed è una battaglia che mi onoro di fare insieme gli amici della Sinistra Democratica. Sottoscrivo pertanto l'ordine del giorno G100.
Nel dichiarare il voto favorevole, consentitemi di fare un commento sulle ultime considerazioni che ha svolto il relatore, in particolare quando ha detto che questo è un provvedimento importante perché interviene sulla questione dei rifiuti. Mi rendo conto che i rifiuti in Campania sono serviti a fare in modo che qualcuno accumulasse tanta ricchezza; sono riusciti a nascondere tanti disagi. Anche il Governo e il relatore utilizzano i rifiuti per nascondere tante marchette che sotto quei rifiuti sono depositate.
Mi sembra un atteggiamento molto discutibile di chi, invece, avrebbe potuto coltivare per strade separate la possibilità di approvare provvedimenti che non operassero un effetto di trascinamento rispetto a norme che nessuno in questo consesso conosce, ma che domani riverbereranno effetti negativi sulla nostra società. Coprire con i rifiuti altra mondezza non è da lei, senatore Sinisi, ma, ahimè, siamo abituati a tutto.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G100 (testo 2).
SALVI (SDSE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (SDSE). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Salvi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G100 (testo 2), presentato dal senatore Salvi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013
PRESIDENTE. L'ordine del giorno G101 è stato ritirato.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.1 e G1.2 non saranno posti in votazione.
Passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 2 del decreto-legge, che si intende illustrato. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.1 non sarà posto ai voti.
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
SAPORITO (AN). Signor Presidente, l'emendamento 3.101 fa riferimento alla nota vicenda di cui il Senato e la Camera si sono occupati molte volte, vale a dire alla revisione dei canoni demaniali per le spiagge.
L'errore di fondo che ha commesso il Governo (come già fece il Governo Berlusconi) è di considerare gli esercenti di questa attività di spiaggia tutti uguali, pertanto, quanto a tassazione, Ladispoli è nelle stesse condizioni di Iesolo. Poiché l'Esecutivo ha capito gli errori della passata e della presente legislatura spostando ancora il termine di pagamento di tali aumenti, insieme con i colleghi propongo un ulteriore differimento e la regolazione della situazione intermedia mediante un aumento del livello di pagamento non nella misura del 300, del 400 o del 500 per cento, ma del 200 per cento, nell'attesa che si definiscano su nuove basi i criteri per il pagamento dei canoni demaniali.
Come dicevo, infatti, l'Italia è molto grande e ci sono condizioni differenti, quindi i piccoli Paesi che hanno spiagge non devono pagare le stesse quote che si versano a Venezia o a Iesolo. Spero che ciò venga compreso e che si abbia comunque un'attenzione da parte del Governo; resto pronto ad ascoltare il suo parere ed eventualmente a trovare la forma perché lo spirito dell'emendamento venga accolto.
PRESIDENTE. Senatore Saporito, sia il relatore che il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario su tutti gli emendamenti e parere favorevole invece alla loro trasformazione in ordini del giorno. Nel caso lei voglia insistere per la votazione dell'emendamento 3.101, per la quale peraltro, essendo stato dichiarato improcedibile, occorre che la richiesta sia sostenuta da almeno 15 senatori, le ricordo che il parere del relatore e del Governo è contrario.
SAPORITO (AN). Signor Presidente, sono d'accordo a trasferire i contenuti dell'emendamento 3.101 in un ordine del giorno.
BACCINI (Misto-MCFP). Anch'io accolgo l'invito del relatore e del Governo a trasferire in ordine del giorno i contenuti dell'emendamento 3.102, identico all'emendamento 3.101.
MARINI Giulio (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINI Giulio (FI). Chiedo di aggiungere la mia firma a tale ordine del giorno.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.100 non verrà posto in votazione.
Ricordo che l'emendamento 3.100 è stato ritirato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.1 non verrà posto in votazione.
Poiché all'articolo 4 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 5 del decreto-legge che si intende illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dal senatore Davico.
Non è approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
SAPORITO (AN). Signor Presidente, l'emendamento 6.100, sul quale il relatore, il Governo e la Commissione bilancio hanno espresso parere contrario, è stato dichiarato pur tuttavia ammissibile, mentre hanno eccepito l'inammissibilità per quanto riguarda l'emendamento 6.101.
La Commissione bilancio, prima di assumere certe decisioni, dovrebbe valutare meglio il contenuto delle proposte emendative perché non può dichiarare ammissibile l'emendamento 6.100 e inammissibile il successivo che rientra in una logica che adesso mi permetto di spiegare. L'oggetto delle proposte è il dramma dei pensionati delle Ferrovie dello Stato che, finalmente, nella passata legislatura, dopo tanti anni hanno ottenuto un fondo di circa 22 milioni di euro da distribuirsi nel triennio 2005-2007 secondo regole stabilite dal Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio cui fu affidato detto fondo.
Il Ministero della funzione pubblica in questi tre anni non è stato in grado di individuare i criteri di distribuzione perché non ha una struttura adeguata - come ci ha spiegato lo stesso Ministro quando ne abbiamo discusso in 1a Commissione - e la soluzione prospettata dallo stesso Ministro è probabilmente quella di trasferire il fondo di 22 milioni di euro all'INPS e il connesso incarico di distribuirlo secondo criteri che l'istituto di previdenza stabilirà.
Su questo punto siamo d'accordo: il nostro emendamento riguarda un altro aspetto. Forse la Commissione bilancio non ha capito che non proponiamo di aggiungere agli obblighi del triennio 2005-2007 anche quelli del triennio successivo, ma piuttosto di non far andare in perenzione questi fondi destinati ai pensionati ferroviari, trasferendo l'impegno del Governo a distribuire tali risorse negli anni 2008-2010. Questa è l'operazione che suggeriamo.
Mi rivolgo anche ai sindacalisti dell'opposizione e chiedo loro di darci una mano, perché non è possibile che un fondo previsto per il personale delle Ferrovie dello Stato in pensione che da anni aspetta un minimo di integrazione delle loro scarse risorse non meriti l'attenzione del Parlamento perché il Dipartimento della funzione pubblica e la Presidenza del Consiglio non sono in grado di individuare i criteri per distribuire le risorse. Trasferiamole dall'INPS, per carità di Dio, e accetto che siano distribuite nel triennio 2008-2010, ma possibilmente si eviti di ricorrere - perlomeno lo faccia il Governo - all'uso di tecniche dilatorie, com'è successo in questo caso, sostenendo che il Dipartimento della funzione pubblica non può esprimere questi criteri e non è in grado di stabilire come si debbano dividere questi fondi.
Questo è ridicolo per questo Senato, per tutto il Parlamento e direi anche per il Governo. Quindi io vi prego di accettare con spirito di attenzione il contenuto di questo emendamento e di aiutarci perché si risolva il problema nell'interesse dei ferrovieri italiani pensionati.
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, ricordo che l'emendamento 6.100 del senatore Saporito è improcedibile a seguito del parere contrario dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
SAPORITO (AN). L'emendamento 6.100 è stato dichiarato ammissibile, mentre il 6.101 è inammissibile.
PRESIDENTE. Ha ragione senatore, mi scusi, sull'emendamento 6.100 c'è il parere contrario. Accetta di trasformarlo in ordine del giorno?
SAPORITO (AN). Lo trasformo in ordine del giorno, Presidente, però ho voluto lasciare agli atti di questa Camera che il problema in questione non può essere risolto se non assegnando all'INPS, che sa cosa fare, l'attuazione di questo importante provvedimento.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.100 non verrà posto in votazione.
Ricordo che gli emendamenti 6.101, 6.102, 6.103 e 6.104 sono inammissibili, mentre l'emendamento 6.105 si intende ritirato.
Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 6-bis del decreto-legge.
Ricordo che la lettera b di tale emendamento è inammissibile. Vuole intervenire sulla restante parte, senatore Cicolani?
CICOLANI (FI). Non intendo illustrarlo, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6-bis.100.
CARRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (FI). Signor Presidente, chiedo di verificare il numero legale.