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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 282 del 27/02/2008


SARO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, egregi colleghi, intervengo nel dibattito generale su questo provvedimento che è diventato, lo ha detto anche il relatore, l'ultimo treno per Yuma, un treno sul quale tutti disperatamente cercano di salire per salvarsi.

È una norma che, obiettivamente, non ha nulla a che fare con gli obiettivi primari che un provvedimento legato alla proroga dei termini dovrebbe avere. Nel decreto-legge in esame le proroghe dei termini sono davvero poche, mentre molte sono le iniziative anche ad personam (una fra tutte, la riconferma dell'incarico al Presidente della CONSOB che, se fosse stata prevista in passato dai precedenti Governi, avrebbe innescato un'infinità di polemiche).

È un provvedimento nel quale si ripristinano vecchie leggi; non solo si prorogano scadenze di leggi attualmente in vigore, ma si ripristinano vecchie leggi e questo vizio, obiettivamente, non è sopportabile.

Su quest'ultimo treno per Yuma ha trovato posto, inoltre, una serie di norme difficilmente compatibili con i ragionamenti portati avanti in questi anni dallo stesso Governo di centro‑sinistra, basti solo pensare alla questione relativa ai concorsi nazionali universitari considerati di rango superiore rispetto a quelli locali. Ebbene, con questa norma questi ultimi vengono ripristinati dando nuovo fiato alle baronie locali, allo scambio di voti fra le varie università e docenti che il ministro Mussi aveva cercato invano di superare. Questo purtroppo è uno degli elementi più negativi contenuti nel provvedimento.

In esso sono riusciti a trovar spazio piccoli e marginali contributi, per esempio, per la ristrutturazione di caserme a Bari (come se le caserme dismesse o da ristrutturare fossero solo a Bari, mentre sappiamo che ce ne sono decine e centinaia in tutto il Paese).

Ma ho chiesto di intervenire soprattutto per una questione che riguarda la mia Regione. Il 13 e il 14 aprile, oltre alle elezioni politiche, avranno luogo anche le elezioni regionali: non si vota solo in Sicilia, ma anche in Friuli-Venezia Giulia. Ebbene, c'è una trepidante attesa da parte del presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, che auspica che questo provvedimento venga approvato. E qual è il motivo? Egli ha scommesso tutto su questo provvedimento e, in particolare, su un articolo (prima del coordinamento corrispondeva all'articolo 43-ter, ora non so quale sia l'esatta numerazione) che consente alla Regione di compartecipare al gettito dell'IRPEF derivante dai trattamenti pensionistici. Sarebbe questa una norma di attuazione dello statuto del Friuli-Venezia Giulia che, se attuato pienamente, comporterebbe un onere a carico dello Stato di ben 200 milioni di euro l'anno.

Ebbene, per venire incontro alle richieste del presidente Illy, nella finanziaria approvata nello scorso mese di dicembre sono stati concessi due piccoli tributi di 20 e 30 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 ed introdotto il principio, nel quadro dello spostamento dei termini, dello stanziamento di 30 milioni di euro anche per il 2010.

Ma il problema di fondo è un altro. Nel Friuli-Venezia Giulia si contrabbanda questo provvedimento come un provvedimento che dal 2011 in poi consentirà alla Regione di godere di 200 milioni di euro l'anno ininterrottamente che potranno aumentare in base al gettito fiscale sulle persone fisiche derivante dalle pensioni.

Ma ciò non è assolutamente vero. Mi dispiace che non sia presente il presidente della Commissione bilancio Morando che rappresenta un po' il cerbero dei conti, dal momento che di solito in quest'Aula ogni volta che si esamina una norma ambigua o priva di copertura prende la parola per sottolineare che non è possibile approvare norme di questo genere.

Credo, infatti, che il presidente Morando dovrebbe esaminare attentamente quella norma e confermare quanto sosteniamo e cioè che, sostanzialmente, non si può far credere al Friuli-Venezia Giulia che dal 2011 gli verranno concessi 200 milioni di euro l'anno perché per fare questo è necessario approvare una simile previsione in una delle prossime finanziarie, trovando la copertura finanziaria; probabilmente, sarà necessario verificare se lo Stato dispone di tali risorse e capire se, a fronte di queste risorse, ci saranno degli eventuali trasferimenti di nuove competenze.

Allora, capisco che l'ultimo treno per Yuma è un treno che dà anche tante illusioni, che deve creare tante illusioni al popolo, alla gente, perché consente di avere la speranza di salvarsi, di avere forse una prospettiva di ricchezza e di benessere. Però la gente non può essere imbrogliata, non le si può far credere che ciò che è in una legge corrisponde ad una cosa diversa rispetto a quella che viene venduta al popolo. Per questo mi auguro che il presidente, cerbero del controllo della spesa pubblica, Morando (così si atteggia e si è atteggiato in questi anni nell'immaginario collettivo), abbia il coraggio di ammettere che occorrerà in futuro una nuova norma e che questa non risolve assolutamente i patemi d'animo del presidente Illy.

Quest'ultimo ha dichiarato sui giornali locali che, se il Senato non approverà la norma con questi soldi, egli non si candiderà. È da un mese mezzo che fa questo ricatto pubblico. Ma è possibile una cosa del genere? Non si sono mai verificate nella storia d'Italia situazioni di questo genere, in cui un governatore o un presidente locale ricatti il Parlamento nazionale per poter dare il via libera alla propria candidatura.

La verità è che, se questa norma verrà approvata, essa non risolverà la questione come il presidente Illy sperava (cioè in base all'accordo che aveva stipulato con Prodi); egli non avrà i 200 milioni di euro l'anno e, se fosse coerente con le dichiarazioni che ha fatto, dovrebbe rinunciare alla candidatura. Ma siccome è uno abituato al bluff e a vendere solamente fumo, probabilmente prenderà atto di una norma che non dà risposta alle esigenze del Friuli-Venezia Giulia e si candiderà comunque.

Però, signor Presidente, questo decreto milleproroghe, con questa piccola questione che ho voluto sollevarle, è emblematico di uno strumento legislativo che forse andrebbe superato. Certo, siamo a fine legislatura e questo è l'ultimo treno che parte; quindi ognuno cerca di fare quello che può e di vendere il fumo che può. Però, onestamente, in questa nostra Italia non è più possibile continuare a creare illusioni oltre un certo livello all'opinione pubblica, perché immagino che così quest'ultima darà delle risposte assolutamente negative e di scarsa credibilità nei confronti della classe politica. (Applausi del senatore Fluttero).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Eufemi. Ne ha facoltà.