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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 282 del 27/02/2008


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente MARINI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).

Si dia lettura del processo verbale.

DE PETRIS, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 17 gennaio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Discussione del disegno di legge:

(2013) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,33)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2013, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ilrelatore, senatore Sinisi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

SINISI, relatore. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame, noto come decreto milleproroghe, si compone in realtà di tre parti diverse.

La prima parte riguarda effettivamente la proroga di numerosi termini previsti da disposizioni legislative, con riferimento altresì a diversi ambiti settoriali (difesa, turismo, lavoro, salute, giustizia, trasporti, agricoltura, sviluppo economico, ambiente e finanze). Si tratta di proroghe determinate dalla necessità di procedere ad un'adeguata e corretta attuazione di adempimenti di legge.

Una seconda parte del provvedimento concerne, invece, disposizioni di carattere finanziario che intervengono in diversi settori: si tratta, in particolare, dei settori dei tributi, della borsa, dell'accisa sul gas metano, dei servizi radiotelevisivi, del dissesto finanziario degli enti locali, dell'inadempimento di alcuni concessionari per la riscossione e del conto disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria della Banca d'Italia. Altri articoli concernono altresì il trattamento del Fondo TFR e alcune norme relative alla violazione dell'obbligo delle comunicazioni nei confronti dell'ISTAT.

La terza parte del provvedimento, infine, regola incentivi e contributi a favore di enti e soggetti diversi: si tratta di associazioni sportive dilettantistiche e di soggetti disabili per i quali, in particolare, si dispongono alcuni finanziamenti. Sono previsti anche contributi statali per il finanziamento di interventi in materia di tutela dell'ambiente e dei beni culturali.

Vi sono poi norme concernenti le sanzioni amministrative erogate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato e disposizioni riguardanti la partecipazione del nostro Paese alla ricostituzione delle risorse per i fondi delle banche internazionali. Viene inoltre autorizzata una spesa per la salvaguardia del patrimonio culturale ebraico in Italia.

Un'ulteriore parte del provvedimento riguarda poi tutte le modifiche sostanziali che la Camera ha ritenuto di dover introdurre. L'elenco è davvero cospicuo: vorrei solo citare i titoli delle modificazioni che la Camera ha ritenuto di dover apportare. Un primo intervento concerne le Forze di polizia e le Forze armate, con particolare riferimento al procedimento e alle opportunità concesse in materia di promozioni e alle norme riferite all'Agenzia Industrie Difesa. Ci sono poi norme che riguardano i servizi aggiuntivi nei settori dei beni culturali e del patrimonio e disposizioni in materia di adeguamento delle strutture turistico-ricettive alberghiere. Altre norme si riferiscono ai consiglieri di amministrazione delle fondazioni di diritto privato e all'Unione accademica nazionale.

Viene stabilita altresì una proroga per gli ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori licenziati della sanità privata e sono previsti termini per la regolarizzazione dei versamenti delle imposte per i residenti del Molise e della Provincia di Foggia, in relazione agli eventi sismici che hanno colpito quei territori.

Vi sono disposizioni che concernono gli enti musicali in difficoltà finanziaria ed è introdotto un termine differito per la stipula di accordi aziendali territoriali per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. È previsto, inoltre, un assegno vitalizio corrisposto a favore degli ex deportati nei campi di sterminio nazisti KZ.

Ci sono anche norme che concernono le Regioni che non hanno perseguito tempestivamente nell'anno 2007 gli obiettivi programmati di risanamento e di riequilibrio economico e finanziario. Sono stanziati 250 milioni di euro per il Policlinico Umberto I e sono previste tariffe massime per le prestazioni di assistenza termale.

Sono poi stabiliti termini per la predisposizione della rete nazionale delle banche dati per la conservazione dei cordoni ombelicali.

Viene stabilito che il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare è trasformato in Autorità nazionale per la sicurezza alimentare e si prevede, per l'esercizio finanziario 2008, un incremento di 14 milioni di euro del fondo transitorio per le Regioni con elevato disavanzo sanitario.

Nell'ambito delle iniziative volte alla tutela dei minori è autorizzata una spesa a sostegno dell'ente morale SOS-il Telefono Azzurro ONLUS.

Vi sono poi misure volte a garantire spese fisse e obbligatorie sostenute dalle università e dagli enti di ricerca. La dotazione finanziaria del fondo per il finanziamento ordinario delle università è incrementata di una somma pari a 16 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008.

Viene inoltre modificata la durata in carica dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari e si prevede una soluzione per i dirigenti dell'amministrazione giudiziaria risultati idonei nel concorso a 23 posti.

Viene stabilito che per le società con azioni quotate in mercati regolamentati, con partecipazione anche indiretta dello Stato di altre amministrazioni o enti pubblici, la responsabilità degli amministratori e dei dipendenti è regolata esclusivamente dalle norme di diritto civile e la competenza in materia di risoluzione delle relative controversie è del giudice ordinario.

In materia di incarichi giudiziari vi sono norme che concernono il corretto funzionamento degli uffici giudiziari in mancanza di titolare, con la prorogatioper sei mesi dei titolari in carica.

Si prevede una proroga al 15 dicembre 2008 concernente le disposizioni in materia di trasporto ferroviario di viaggiatori e merci su media e lunga percorrenza e vi sono norme in materia di indagini conoscitive così da poter provvedere alla liberalizzazione del mercato. Vi sono modifiche alla normativa in materia di tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire. Si prevede, inoltre, una quota finalizzata ai programmi costruttivi di edilizia agevolata e sovvenzionata nella misura di 60 milioni di euro e vi sono norme che concernono l'Autorità marittima della navigazione dello Stretto di Messina, gli interventi per la ricostruzione del Belice e le tecniche per le costruzioni.

E ancora, sugli ammortizzatori sociali, si prevede un finanziamento pari a 40 milioni di euro finalizzato al mantenimento degli investimenti nell'area di Malpensa.

Vi sono poi norme volte ad interventi in materia di disagio abitativo ed investimenti immobiliari effettuati dagli enti previdenziali. Si autorizza la spesa di 13 milioni di euro per l'anno 2008 per la riqualificazione della caserma Rossani e del quartiere Carrassi di Bari. Per il porto di Gioia Tauro viene istituito il commissario delegato alla gestione del piano di sviluppo.

In questo provvedimento, inoltre, sono contenute norme che regolano l'attività di autotrasporto e disposizioni concernenti il trattamento economico degli alti dirigenti dello Stato con contratti d'opera. Si proroga l'efficacia della graduatoria di un concorso pubblico per vigile del fuoco il cui termine viene differito di 12 mesi. Vi sono norme concernenti i concorsi pubblici dell'ispettorato del lavoro. La Presidenza del Consiglio viene abilitata a stabilire modalità di avvio di procedure per concorso pubblico e stabilizzazione di lavori flessibili. Questo termine viene prorogato al 30 giugno 2008. Vi sono poi una proroga dei termini per l'aggiornamento catastale e norme volte al finanziamento dell'Istituto superiore agroalimentare.

Vi sono norme in materia di: banche popolari, consorzi di bonifica, rete autostradale, rottamazione dei ciclomotori, istallazione di impianti all'interno degli edifici, smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania. E ancora, si prevede una proroga dei termini in materia di misure urgenti per contrastare il terrorismo internazionale, sulla pubblica amministrazione per l'accesso ai servizi in rete e limiti all'adesione dei Comuni a più forme associative comunali, norme in materia di autorizzazione integrata ambientale, di riscossione ed esenzione dal canone RAI per gli anziani, nonché per la definizione di somme concernenti, a seguito di eventi calamitosi, le Province di Catania, Ragusa e Siracusa. E ancora, disposizioni in materia di gasolio e GPL impiegati in zone climatiche svantaggiate, concessioni di deroghe per singoli canali o programmi riconducibili a responsabilità editoriale di emittenti televisive, norme sulle corse dei cavalli, riduzione del numero delle circoscrizioni per il decentramento comunale, l'attribuibilità del cinque per mille anche ad associazioni sportive e per il restauro del blocco n. 21 del campo di prigionia di Auschwitz.

Inoltre, sono previsti interventi per la tutela dell'ambiente, dei beni culturali, la sospensione dei termini tributari a favore di enti non commerciali che hanno una sede operativa in Molise, Sicilia e Puglia. Si prevedono una proroga per quanto riguarda i maggiori introiti a favore del bilancio della Regione Friuli-Venezia Giulia e norme concernenti le sanzioni amministrative irrogate dall'Autorità garante della concorrenza; e ancora, norme sulle istituzioni scolastiche che potranno riallocare le proprie risorse finanziarie.

Viene previsto un termine per i rimborsi elettorali della legislatura che va a terminare. Viene stanziata anche una piccola somma per il 60° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Ci sono poi norme che concernono la Croce Rossa, che viene equiparata ad organizzazioni di volontariato. C'è una proroga al 31 dicembre 2008 per l'esenzione delle imposte di registro ipotecarie e catastali per le istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza. Infine, sono previsti incentivi relativi al programma nazionale di razionalizzazione del comparto delle fonderie di ghisa e acciaio.

Dicevo che i settori di cui il provvedimento si occupa per le proroghe sono diversi. Alcune di queste concernono la difesa, altre i beni culturali ed il turismo, poi il lavoro e la previdenza, la salute, l'università, la giustizia, le infrastrutture, i trasporti, il personale delle pubbliche amministrazioni, l'agricoltura, lo sviluppo economico, l'ambiente e gli affari interni. Il provvedimento, come si vede, è dunque diventato di natura estremamente complessa. È stato esaminato dalla 1a Commissione, affari costituzionali, molto rapidamente ieri mattina, con una buona intesa fra i Gruppi parlamentari, che hanno deciso di rimettere all'esame dell'Aula gli emendamenti presentati.

In conclusione, voglio solo rassegnare all'Aula una evidente preoccupazione. Questo decreto-legge scade il 29 febbraio 2008. Oggi è il 27 febbraio 2008. La Camera credo debba essere convocata a domicilio. Noi siamo qui praticamente ad anticipare quella che potrà essere una riforma del Senato, che tutti quanti auspichiamo, e cioè che non ci sia un bicameralismo perfetto, perché potremo al massimo ratificare l'operato della Camera. Infatti, se dovessimo modificare il provvedimento, è di tutta evidenza che potremmo pregiudicare la vita del decreto stesso.

Quindi credo di dover invitare l'Aula ad un esercizio di doverosa moderazione nell'attività emendativa. Non mi sottrarrò comunque a valutare positivamente ogni proposta che verrà dai colleghi, molte delle quali assolutamente rilevanti.

Non posso dire che la Camera abbia fatto un buon lavoro, perché ci sono molte questioni che meriterebbero di essere risolte e altre che meriterebbero di essere espunte dal testo. Dobbiamo chiedere al Governo il massimo impegno possibile per cercare di dare un senso a questo nostro lavoro e rimediare a quelle piccole deficienze che hanno interessato l'iter legislativo alla Camera.

In questo senso chiedo la disponibilità dei colleghi a valutare con una certa comprensione l'esercizio rigoroso che dovrò svolgere nella funzione di relatore nel dare i miei pareri nei confronti degli emendamenti presentati. Quel che potrò fare è dare la mia assoluta disponibilità a valutare positivamente tutti gli ordini del giorno che vorranno essere presentati a seguito di trasformazione di emendamenti, chiedendo ovviamente al Governo analoga disponibilità nel farsi interprete delle esigenze formulate dai colleghi.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,48).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013 (ore 9,49)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Saro. Ne ha facoltà.

SARO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, egregi colleghi, intervengo nel dibattito generale su questo provvedimento che è diventato, lo ha detto anche il relatore, l'ultimo treno per Yuma, un treno sul quale tutti disperatamente cercano di salire per salvarsi.

È una norma che, obiettivamente, non ha nulla a che fare con gli obiettivi primari che un provvedimento legato alla proroga dei termini dovrebbe avere. Nel decreto-legge in esame le proroghe dei termini sono davvero poche, mentre molte sono le iniziative anche ad personam (una fra tutte, la riconferma dell'incarico al Presidente della CONSOB che, se fosse stata prevista in passato dai precedenti Governi, avrebbe innescato un'infinità di polemiche).

È un provvedimento nel quale si ripristinano vecchie leggi; non solo si prorogano scadenze di leggi attualmente in vigore, ma si ripristinano vecchie leggi e questo vizio, obiettivamente, non è sopportabile.

Su quest'ultimo treno per Yuma ha trovato posto, inoltre, una serie di norme difficilmente compatibili con i ragionamenti portati avanti in questi anni dallo stesso Governo di centro‑sinistra, basti solo pensare alla questione relativa ai concorsi nazionali universitari considerati di rango superiore rispetto a quelli locali. Ebbene, con questa norma questi ultimi vengono ripristinati dando nuovo fiato alle baronie locali, allo scambio di voti fra le varie università e docenti che il ministro Mussi aveva cercato invano di superare. Questo purtroppo è uno degli elementi più negativi contenuti nel provvedimento.

In esso sono riusciti a trovar spazio piccoli e marginali contributi, per esempio, per la ristrutturazione di caserme a Bari (come se le caserme dismesse o da ristrutturare fossero solo a Bari, mentre sappiamo che ce ne sono decine e centinaia in tutto il Paese).

Ma ho chiesto di intervenire soprattutto per una questione che riguarda la mia Regione. Il 13 e il 14 aprile, oltre alle elezioni politiche, avranno luogo anche le elezioni regionali: non si vota solo in Sicilia, ma anche in Friuli-Venezia Giulia. Ebbene, c'è una trepidante attesa da parte del presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, che auspica che questo provvedimento venga approvato. E qual è il motivo? Egli ha scommesso tutto su questo provvedimento e, in particolare, su un articolo (prima del coordinamento corrispondeva all'articolo 43-ter, ora non so quale sia l'esatta numerazione) che consente alla Regione di compartecipare al gettito dell'IRPEF derivante dai trattamenti pensionistici. Sarebbe questa una norma di attuazione dello statuto del Friuli-Venezia Giulia che, se attuato pienamente, comporterebbe un onere a carico dello Stato di ben 200 milioni di euro l'anno.

Ebbene, per venire incontro alle richieste del presidente Illy, nella finanziaria approvata nello scorso mese di dicembre sono stati concessi due piccoli tributi di 20 e 30 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 ed introdotto il principio, nel quadro dello spostamento dei termini, dello stanziamento di 30 milioni di euro anche per il 2010.

Ma il problema di fondo è un altro. Nel Friuli-Venezia Giulia si contrabbanda questo provvedimento come un provvedimento che dal 2011 in poi consentirà alla Regione di godere di 200 milioni di euro l'anno ininterrottamente che potranno aumentare in base al gettito fiscale sulle persone fisiche derivante dalle pensioni.

Ma ciò non è assolutamente vero. Mi dispiace che non sia presente il presidente della Commissione bilancio Morando che rappresenta un po' il cerbero dei conti, dal momento che di solito in quest'Aula ogni volta che si esamina una norma ambigua o priva di copertura prende la parola per sottolineare che non è possibile approvare norme di questo genere.

Credo, infatti, che il presidente Morando dovrebbe esaminare attentamente quella norma e confermare quanto sosteniamo e cioè che, sostanzialmente, non si può far credere al Friuli-Venezia Giulia che dal 2011 gli verranno concessi 200 milioni di euro l'anno perché per fare questo è necessario approvare una simile previsione in una delle prossime finanziarie, trovando la copertura finanziaria; probabilmente, sarà necessario verificare se lo Stato dispone di tali risorse e capire se, a fronte di queste risorse, ci saranno degli eventuali trasferimenti di nuove competenze.

Allora, capisco che l'ultimo treno per Yuma è un treno che dà anche tante illusioni, che deve creare tante illusioni al popolo, alla gente, perché consente di avere la speranza di salvarsi, di avere forse una prospettiva di ricchezza e di benessere. Però la gente non può essere imbrogliata, non le si può far credere che ciò che è in una legge corrisponde ad una cosa diversa rispetto a quella che viene venduta al popolo. Per questo mi auguro che il presidente, cerbero del controllo della spesa pubblica, Morando (così si atteggia e si è atteggiato in questi anni nell'immaginario collettivo), abbia il coraggio di ammettere che occorrerà in futuro una nuova norma e che questa non risolve assolutamente i patemi d'animo del presidente Illy.

Quest'ultimo ha dichiarato sui giornali locali che, se il Senato non approverà la norma con questi soldi, egli non si candiderà. È da un mese mezzo che fa questo ricatto pubblico. Ma è possibile una cosa del genere? Non si sono mai verificate nella storia d'Italia situazioni di questo genere, in cui un governatore o un presidente locale ricatti il Parlamento nazionale per poter dare il via libera alla propria candidatura.

La verità è che, se questa norma verrà approvata, essa non risolverà la questione come il presidente Illy sperava (cioè in base all'accordo che aveva stipulato con Prodi); egli non avrà i 200 milioni di euro l'anno e, se fosse coerente con le dichiarazioni che ha fatto, dovrebbe rinunciare alla candidatura. Ma siccome è uno abituato al bluff e a vendere solamente fumo, probabilmente prenderà atto di una norma che non dà risposta alle esigenze del Friuli-Venezia Giulia e si candiderà comunque.

Però, signor Presidente, questo decreto milleproroghe, con questa piccola questione che ho voluto sollevarle, è emblematico di uno strumento legislativo che forse andrebbe superato. Certo, siamo a fine legislatura e questo è l'ultimo treno che parte; quindi ognuno cerca di fare quello che può e di vendere il fumo che può. Però, onestamente, in questa nostra Italia non è più possibile continuare a creare illusioni oltre un certo livello all'opinione pubblica, perché immagino che così quest'ultima darà delle risposte assolutamente negative e di scarsa credibilità nei confronti della classe politica. (Applausi del senatore Fluttero).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Eufemi. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC). Onorevole Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, questo decreto-legge avrebbe dovuto rappresentare il corollario finale della manovra di bilancio, anticipata con il decreto fiscale. Una manovra di bilancio sbagliata nella sua impostazione di fondo, come dimostra l'andamento delle principali variabili economiche, sia quelle reali (minore crescita, maggiore inflazione, tanta smisurata pressione fiscale), che quelle di finanza pubblica, perché senza crescita non c'è risanamento.

Oggi il Governo, ormai defunto, si presenta con questo atto conclusivo che dimostra il fallimento delle politiche finora realizzate, insieme al fallimento del Governo, al fallimento della coalizione, al fallimento dell'Unione e di tutto ciò che voleva unire l'impossibile.

Si tratta di un decreto che non attiene solo a proporre in senso stretto, ma anche ad interventi legislativi che determinano un impatto sul quadro di finanza pubblica, con un peggioramento dei saldi e senza una reale valutazione degli effetti e dunque delle coperture. Tant'è che sono mancati i prospetti di copertura (credo siano stati presentati all'ultimo momento) e, soprattutto, le valutazioni della Ragioneria generale dello Stato.

La caduta del Governo ha impedito un ulteriore uso improprio delle risorse pubbliche. Mi riferisco al cosiddetto tesoretto, che potrà essere redistribuito solo dopo un accertamento serio delle maggiori entrate nel nuovo quadro di finanza pubblica, così come determinato dalle variabili esogene.

È evidente che un tale intervento non può essere adottato da un Governo inesistente, e questo lo dico perché ancora ieri il sottosegretario Grandi chiedeva un intervento in questo senso.

Il Governo guidato da Prodi, nonostante due anni di crescita soddisfacente, ha condotto l'Italia al declino allontanandola colpevolmente dall'Europa. Infatti, per il 2008 è accreditata di una crescita dello 0,7 per cento, un tasso di inflazione al 2,9 per cento, un rapporto deficit-PIL del 2,7 per cento e una pressione fiscale record del 44 per cento. Prodi, in sostanza, ha dilapidato due anni di crescita al 2 per cento e, soprattutto, un extragettito di 40 miliardi di euro, malamente sperperati sull'altare di controriforme delle pensioni e del lavoro. Basta ricordare quanto aveva ricevuto dal precedente Governo.

A fronte di tale disastro, si approva, o si cerca di approvare, questo decreto-legge, che distribuisce prebende a destra e a manca, senza alcuna logica che non sia quella di tappare un po' di buchi laddove è necessario creare consenso clientelare, in vista della campagna elettorale imminente.

Altro, presidente Morando, che «sportello Pomicino»: questo è ben altro! Basta leggere «Il Sole 24 ORE» di oggi, che parla di un peggioramento di 1 miliardo di euro. Per rendersi conto dell'impatto delle misure, basterebbe leggere le sempre attente analisi del Servizio bilancio del Senato, che al provvedimento dedica un corposo dossier di analisi di tutte le singole disposizioni. È inutile che questi uffici producano documenti, se poi non vengono letti e, soprattutto, non vengono utilizzati in senso positivo.

D'altronde, il semplice fatto che non sia stata prodotta una relazione tecnica da parte del Governo, pur se dimissionario, la dice lunga sugli imbarazzati silenzi ai quali stanno costringendo sempre più spesso la Ragioneria generale dello Stato.

Per commentare solo alcune delle misure contenute in questo guazzabuglio di norme, si pensi al condono mascherato a favore dei concessionari e agli sconti ai Comuni protagonisti del disastro rifiuti in Campania. Invece di andare incontro al cittadino contribuente, vessato dalla cosiddetta multa pazza, si sceglie la strada opposta, ossia premiare i danni e gli errori prodotti dal sistema.

Sono stati criticati i condoni del centro-destra: allora come si valuta la sanatoria della posizione dei concessionari, che hanno omesso di osservare l'obbligo di indicare il responsabile del procedimento delle cartelle esattoriali relative ai ruoli consegnati prima del giugno 2008? Si tratta di una sanatoria retroattiva camuffata da deroga. L'obbligo di indicare il responsabile del procedimento nelle cartelle è un adempimento tassativo, previsto dall'articolo 7 della legge n. 212 del 2000, lo statuto del contribuente, in assenza del quale la Corte costituzionale - si veda l'ordinanza n. 377 del 2007 - si determina la nullità dell'atto. A che servono allora tutte le parole che abbiamo spesso in favore dello statuto del contribuente, se ancora una volta esse vengono disattese?

E cosa dire, ancora, dell'intervento a favore della casta delle società a controllo pubblico? In base a quali criteri è stata formata quella soglia del 50 per cento? L'ho detto ieri in Commissione al senatore Villone.

Quanto alle aziende municipalizzate, nonostante per settimane le cronache abbiano stigmatizzato la scelta di sottrarre le società a controllo pubblico dal giudizio contabile della Corte dei conti, la norma è stata inserita in questo provvedimento. Ma era proprio necessario farlo in questo provvedimento o non era il caso di studiare attentamente il problema che certamente si pone sul doppio controllo, quello del codice civile e quello della Corte dei conti, per taluni tipi di società e per valutare attentamente quale dev'essere il limite da considerare?

Allora, anche in questo senso, si è fatto scempio di una valutazione della Corte costituzionale.

Ma il tempo è tiranno e mi limiterò ad altre, poche, considerazioni. Vediamo, per esempio, con soddisfazione che è stata affrontata la questione della rottamazione delle auto. La soddisfazione è doppia se penso ai veti opposti dai Verdi (ricordiamo quanto diceva il senatore Ripamonti in Aula ed in Commissione in opposizione a tale misura). Se guardiamo a ridurre concretamente le emissioni di CO2 nella prospettiva del 2012, rinnovando un vetusto parco-auto, è una misura necessaria. Non si fanno regali: si guarda ad adeguare l'impresa agli obiettivi fissati dall'Unione Europea.

Su nostra iniziativa è stata introdotta alla Camera una norma che consente la proroga vera dei termini per le dimissioni di quote di capitale eccedenti le soglie previste per le fondazioni bancarie al fine di favorirne il rientro e determinare le condizioni senza penalizzazioni.

Non posso però, signor Presidente, non soffermarmi su un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: sulla vicenda dell'Ordine mauriziano. Un altro pasticcio si profila all'orizzonte: si passa da pasticcio a pasticcio. È il de profundis per l'Ordine mauriziano. Mi domando dove sono quelle forze che nella scorsa legislatura avevano posto questo problema ed, invece, oggi lo hanno dimenticato. Noi, al contrario, abbiamo assunto sempre posizioni limpide. Sapevamo che ci si sarebbe avviati verso un pasticcio legislativo fin dal decreto Pisanu, che abbiamo combattuto nella scorsa legislatura perché ha violentato una norma costituzionale. Credo che a questo punto la cosa migliore sia di cancellare la norma prevista dalla Costituzione. Vi sono responsabilità enormi da parte del commissario straordinario che ha gestito male l'intera vicenda, ma poiché le responsabilità sono anche politiche, esse non possono essere dissociate da chi ha determinato queste scelte. Allora, nonostante l'offerta di strumenti normativi efficaci, come abbiamo proposto nella scorsa legislatura, non si è levata alcuna voce. Il senatore Pisanu - mi dispiace che non sia presente - prenda atto della situazione e abbia il coraggio di fare autocritica e proponga di cancellare quella norma transitoria.

In ambito fiscale abbiamo proposto, onorevole Lettieri, una proroga al 31 luglio 2008 per la consegna del modello 770 semplificato, in quanto vengono richiesti sempre maggiori adempimenti, sempre maggiori informazioni a carico dei soggetti come, per esempio, i codici fiscali dei familiari, le indicazioni dei dati per la verifica dell'erogazione del bonus degli incapienti e altro. Aumenta una burocrazia amministrativa che richiede un maggiore termine a disposizione.

E ancora, sulla vicenda sfratti, secondo un'indagine commissionata dal Ministero delle infrastrutture sono solo sei i Comuni nei quali la legge n. 9 del 2007 ha prodotto più di 30 sfratti bloccati. Ma questa maggioranza si è piegata al veto di Rifondazione Comunista e, quindi, ha imposto sulla questione degli sfratti una soluzione anche dove non ve n'era bisogno.

Altre questioni riguardano gli investimenti dell'INAIL, ma su questo ho presentato degli emendamenti.

Non aggiungo altro, signor Presidente, se non la preoccupazione per un provvedimento che dilata ulteriormente la spesa e non determina le condizioni per il risanamento, nel silenzio di tanti rigoristi che in Aula si sono levati o si levano a giorni alterni e dovrebbero fare un pochino di autocritica nel momento in cui predispongono i programmi elettorali. (Applausi dei senatori Vegas e Ferrara. Congratulazioni).

Saluto ad una scolaresca di Roma

PRESIDENTE. Assiste ai nostri lavori una rappresentanza di studenti e di insegnanti del liceo ginnasio «Eugenio Montale» di Roma. Rivolgo a nome dell'Assemblea un saluto ai ragazzi e agli insegnanti. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013 (ore 10,09)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Albonetti. Ne ha facoltà.

*ALBONETTI (RC-SE). Signor Presidente, la conversione in legge del decreto 31 dicembre 2007, n. 248, il cosiddetto milleproroghe, è l'ultimo atto di una legislatura breve e combattuta, intensa e controversa; è il fotogramma finale che documenta un Paese che ha disperato bisogno di una trasformazione radicale, di interventi meditati e strutturali, ma che invece continua ad essere oggetto di semplici ritocchi, rinvii più o meno virtuosi, interventi di piccolo cabotaggio, il tutto con rigore bipartisan, l'unica forma di rigore cui sembra attenersi la politica italiana.

Infatti, non c'è rigore finanziario in questo provvedimento, come ha dovuto riconoscere lo stesso Governo in Commissione bilancio quando sono stati discussi gli effetti sui saldi di finanza pubblica, e non c'è rigore politico, laddove non si porta a compimento quanto previsto dalla finanziaria all'articolo 1, comma 4, e cioè che tutto l'eventuale extragettito sia destinato a favore del lavoro dipendente. Su quest'ultimo aspetto insiste un emendamento unitario della Sinistra Arcobaleno, che sottoponiamo all'attenzione di tutta l'Aula mediante il quale, da subito, sarà possibile verificare se è vero che tra nuovi e vecchi partiti i fatti hanno preso il posto delle promesse.

Non c'è poi un rigore etico, come si può constatare leggendo con attenzione i numerosi, troppi, articoli che riguardano interventi microsettoriali e/o microterritoriali. Del resto, il nomignolo "milleproroghe", da solo, allude ad una politica stagnante e incerta, fatta appunto di piccole cose, rinvii, accordi al ribasso, scambi su mercati minori.

Ma, tant'è, criticata l'impostazione di fondo che nella prossima legislatura ci impegniamo a superare, possiamo indicare per titoli i provvedimenti che hanno un nostro consenso specifico in attesa di più coraggiose scelte strutturali. Penso anzitutto alle misure a favore del lavoro (articoli 6, 6-bis, 24-quater, quest'ultimo che proroga l'efficacia della graduatoria in concorsi pubblici per gli ispettori del lavoro). In secondo luogo, si possono ricordare le misure a favore di categorie deboli e che hanno contratto forti debiti di riconoscenza nei confronti dello Stato o aspettative di risarcimento (articoli 7-bis, 34-bis, 46 e 50). Infine, l'aumento di 16 milioni del fondo per il finanziamento ordinario delle università (articolo 13-bis) e gli interventi in materia di disagio abitativo (articolo 22-ter). Questi sono i cardini attorno ai quali ruota il nostro consenso al disegno di legge.

Sappiamo che molti cittadini italiani vogliono vedere e toccare ciò che la politica promette. Bene, l'articolo 22-ter riproduce quasi integralmente il disegno di legge dell'Atto Senato n. 1867 e sospende fino al 15 ottobre 2008 l'esecuzione dei provvedimenti di sfratto nei confronti di conduttori particolarmente disagiati, in attesa dell'attuazione del programma casa, conformemente alla legge n. 9 del 2007. La concreta difesa del diritto alla casa ha per la Sinistra Arcobaleno sufficiente cogenza per confermare, con un ultimo voto positivo, il vincolo sociale con tanti italiani. (Applausi dal Gruppo RC-SE, IU-Verdi-Com e SDSE . Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Polledri. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, al di là della simpatia con il collega Lettieri, cui mi lega un'amicizia dalla scorsa legislatura, posso parlare, sicuramente a nome dei padani, di Governo uscente, finalmente uscente; sono finiti due anni che andranno ricordati. Signor Presidente, agli italiani e ai padani bisogna parlare chiaro: questo è l'ultimo provvedimento del Governo Prodi, ma non che Prodi sia sparito. Lo dico perché mi sembra che in qualche modo il PD, il nuovo, Veltroni, che forse è da quarant'anni che calca le scene nazionali, se ne vergogni.

Si vergogna di voi, probabilmente, di quello che avete fatto in questi due anni e non credo sia giusto. Lo dico perché agli avversari la Lega Nord riconosce la compattezza: in questi due anni avete fatto i salti mortali, siamo convinti che abbiate squassato il Paese, però, disciplinati, avete fatto il vostro dovere. Tuttavia, oggi arriva il nuovo, arriva Veltroni che cerca di far dimenticare gli ultimi provvedimenti del Governo Prodi, di cui lui era vice Presidente del Consiglio due legislature fa.

Dobbiamo quindi ricordare ai padani e agli italiani questo disegno di legge con cui cercherete di fare la campagna elettorale. Il nuovo sostiene che non bisogna pensare al Governo, ma al Paese: bene, allora cominciamo a vedere.

Il provvedimento contiene altri interventi a favore di soggetti privati residenti o aventi domicilio nei territori di Campobasso e Foggia colpiti dal sisma del 2002; inoltre, non si pagano tasse ancora per il terremoto. Già, non si pagano le tasse, se ne paga solamente una parte, nessuno le paga e con chi ve la prendete? Con i poveri artigiani e non con tutti gli evasori della Sicilia orientale, cui dite: non avete pagato? Lo farete domani.

Non prestate attenzione a cosa succede al Policlinico Umberto I, dove i pazienti, poveri loro, sono quasi abbandonati a loro stessi. Ad ogni finanziaria ci tocca pagare, ma sostenete che è l'ultima volta e che da domani non si pagherà più; però si danno ancora risorse al Policlinico Umberto I.

C'è poi un'emergenza nuova, un'emergenza che il Paese non ha mai affrontato: il terremoto del Belice. Finalmente ce ne ricordiamo: il compagno Veltroni finalmente ha dato qualcosa di nuovo al Paese, vale a dire qualche centinaio di miliardi di vecchie lire per il terremoto del Belice. Questo è il nuovo che avanza.

Sono previste misure per la Fondazione Ordine mauriziano e poi un grande intervento per la ricerca: in questo settore non cerchiamo di pagare meglio i ricercatori che ci sono, non cerchiamo di dar loro un minimo di struttura, ma ne assumiamo degli altri, quindi ci sono enti di ricerca che possono assumere fino all'80 per cento delle dotazioni che hanno a disposizione. Mi chiedo però cosa faranno, visto che non ci sono i fondi per predisporre un laboratorio, forse compereranno le matite e le tempereranno. Si sa, siamo in campagna elettorale e siete passati all'imbarco.

Questo provvedimento è tutto così: per il Comune di Bari è previsto un intervento per la riqualificazione della caserma Rossani e del quartiere Carrassi; si prorogano le Authority e i grandi stipendi; si proroga ancora una bella trasformazione fondiaria di un bell'ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria, il famoso EIPLI che tanto porterà alle popolazioni della Puglia, della Lucania e dell'Irpinia; avanti dunque con il carrozzone dello Stato.

Abbiamo anche fatto qualche favore a Confindustria, su cui peraltro siamo anche favorevoli, come la misura che consente di dare il gas ad un prezzo minore. Questo però a casa mia si chiama favore e allora ci credo che qualche grande industriale si candidi al Nord; in questo caso parliamo di qualche centinaio di milioni di euro.

Signor Presidente, come abbiamo visto durante l'esame in Commissione bilancio, questo provvedimento in gran parte non è coperto. Purtroppo, lascerete al prossimo Governo - e mi auguro per gli italiani e per i padani che non sia più il vostro - l'ennesimo buco e l'ennesima difficoltà. Dovreste veramente andare a vedere la gente, la classe media, non i poveri, che fatica ad arrivare alla fine del mese.

Grazie a voi, mentre prima forse non arrivava alla quarta settimana, adesso probabilmente non arriva neanche alla terza e i «tesoretti» sono partiti.

Allora, signor Presidente, abbiamo proposto emendamenti migliorativi.

Vorrei ricordare l'ultima iniziativa del grande ministro Bersani che mi onora di essere mio concittadino e che ha portato la sede dell'Authority alimentare europea a Parma: non si è ancora radicata e con un nuovo accordo l'hanno spacchettata in due e trasferita per una parte a Foggia. Non me ne vogliano gli amici di Foggia: ma perché a Foggia e non da un'altra parte? La sede internazionale era a Parma e il Ministro piacentino - che poi mandate in giro a parlare per il Nord - la spacchetta e istituisce una seconda sede da un'altra parte con doppie assunzioni, doppie scrivanie, doppie auto blu: tutto doppio.

Signor Presidente, questo è l'ennesimo regalo dell'Italia dei furbetti e degli amichetti. È un sipario che vogliamo chiudere per non riaprire mai più.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valentino. Ne ha facoltà.

Ricordo all'Aula che i tempi della discussione generale sono contingentati.

VALENTINO (AN). Signor Presidente, sarò telegrafico, perché la vicenda della quale mi occuperò è un segmento apparentemente minimale in questo contesto così complesso e farraginoso che è il decreto milleproroghe: si tratta della proroga della nomina del Commissario straordinario del Governo per lo sviluppo del porto e della pertinente area di Gioia Tauro. È una nomina che non aveva ragion d'essere già in principio perché a Gioia Tauro c'è un presidente del porto e c'era il prefetto di Reggio Calabria, un brillantissimo funzionario che all'epoca hanno ritenuto non sufficientemente adeguato, salvo poi cooptarlo nel Partito Democratico come capolista in Calabria (ma questa è un'altra storia).

Ciò che veramente mi preme rassegnare all'Assemblea è la ragione sconcertante in forza della quale, con tre mesi di anticipo, si intende rinnovare una nomina che costa 600 milioni di euro l'anno e che dev'essere prorogata fino al 2009 a un personaggio assolutamente inutile, attesi gli assetti del porto di Gioia Tauro. Mi chiedo perché.

È una vicenda come tante altre che si colgono leggendo questo documento e colpisce una realtà sulla quale la Calabria ha molto sperato e che avrebbe dovuto essere il volano di questa nuova economia alla quale la Calabria guardava con interesse, mente invece diventa l'ulteriore speculazione.

È una nomina inutile segnata anche da alcune anomalie, signor Presidente, che è bene ricordare. Nel documento di sintesi che questo signore ha proposto all'Autorità portuale si è costituito un plagio. Questo signore percepisce tutti questi denari e beneficia di una serie di provvidenze e non è in grado di redigere un documento organico nel quale possa trasfondere il proprio pensiero e dare degli impulsi all'attività del porto, fino al punto che, copiando quello che è accaduto a Taranto e a Brindisi, nell'ansia di copia ha anche omesso i nomi delle due città, di talché questo documento è divenuto una sorta di grottesco papello che non servirà a nulla ma è utile soltanto a questo signore, ai suoi amici e agli amici degli amici. Ebbene, un simile personaggio vuole essere prorogato. Mi auguro che l'Assemblea abbia un rigurgito di dignità e questo punto lo bocci clamorosamente. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.

*VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, credo che il provvedimento milleproroghe su un tema molto importante per il futuro del nostro Paese e cioè l'università e la ricerca sia la testimonianza del fallimento della politica universitaria di questo Governo. Si tratta di un fallimento che è evidenziato anche da un'altra considerazione che svolgevamo proprio ieri in Commissione.

Questo Governo ancora oggi non ha approvato il piano nazionale per la ricerca, dunque non esiste un Piano che definisca le linee strategiche per la ricerca. Credo che questa sia proprio la testimonianza plastica dell'assenza di una politica in questo settore.

In pratica siamo ritornati al 1998: la tanto contestata legge Berlinguer sui concorsi universitari, che era stata accusata da tutte le parti politiche, dalla destra, dal centro e dalla sinistra, di avere indebolito fortemente la qualità del reclutamento, è tornata perché questo Governo, in due anni, non solo non ha saputo applicare la legge Moratti, nonostante l'opposizione si fosse dichiarata disponibile, eventualmente, a prendere in considerazione i punti che potevano essere migliorati, ma non ha neppure proposto un disegno alternativo credibile. La maggioranza e il Governo hanno speso molto tempo concentrandosi sul regolamento relativo al reclutamento dei ricercatori. A questo proposito ho portato avanti una sorta di ostruzionismo su quel regolamento, prendendo a suo tempo la parola in aperture delle sedute di Commissione per denunciare la palese illegittimità di siffatto provvedimento e puntualmente, la Corte dei conti, recependo tutte le indicazioni che noi avevamo denunciato, lo ha dichiarato assolutamente illegittimo.

In questo contesto devo dire che amareggia vedere come norme di dieci anni fa, che erano state superate nella passata legislatura con il ritorno ad una più seria forma di reclutamento nazionale, tornino in auge, e per pochi mesi tra l'altro. Non è così che si può sviluppare il sistema della ricerca in Italia e neanche con l'attuale proposta di Veltroni, la creazione di 100 campus, che è francamente demagogica e non affronta i nodi cruciali del sistema universitario italiano.

Voglio ricordare piuttosto che noi avevamo presentato un emendamento molto puntuale alla legge finanziaria, il 52.2, assolutamente coperto, che consentiva di destinare il 30 per cento delle risorse a quelle università che avessero raggiunto risultati significativi in tema di ricerca e di didattica. Quell'emendamento venne bocciato.

Inoltre voglio aggiungere che questa maggioranza e questo Governo hanno fatto partire i programmi di ricerca di interesse nazionale, i famosi PRIN, soltanto ad ottobre, facendo dunque perdere un anno, non finanziandola, alla ricerca italiana. Voglio denunciare anche i gravi ritardi che si sono avuti, per esempio, nella costituzione dell'agenzia nazionale di valutazione che, fra l'altro, recentemente è stata anche privata di risorse. Senza contare quel vero e proprio insulto all'università italiana che è stato il famigerato emendamento governativo che in sede di Finanziaria ha sottratto ulteriori 92 milioni di euro al FFO per destinarli ai camionisti.

Tutto questo non sta a testimoniare, però, il fallimento di un Ministro, perché sarebbe troppo facile prendersela con Mussi. Infatti vi è una componente dell'attuale Partito democratico al Governo che ha una responsabilità fondamentale per aver voluto a tutti i costi un Regolamento, quello sui ricercatori, che ha impantanato la politica governativa sull'università, impedendo una riflessione seria, serena, anche nel dialogo con l'opposizione per una riforma forte del sistema universitario.

Ho apprezzato l'ordine del giorno che il relatore Ranieri ha presentato ieri in Commissione e che abbiamo approvato all'unanimità. È tuttavia una rara avis in un contesto di assoluto grigiore e disinteresse nei confronti dell'università italiana. Questo provvedimento milleproroghe è l'atto finale di un fallimento che puntualmente noi in questi anni abbiamo denunciato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ronchi. Ne ha facoltà.

RONCHI (PD-Ulivo). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intendo sollevare una questione in materia di gestione dei rifiuti, problema affrontato da questo decreto. Accogliendo l'invito del relatore Sinisi a non formulare emendamenti, dati i tempi a disposizione, penso però che tale questione possa essere risolta fornendo un'interpretazione autentica della norma, eventualmente pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale un errata corrige.

Il problema è il seguente. Nel decreto legislativo n. 4 (il cosiddetto correttivo del codice ambientale), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio scorso, recependo il parere della competente Commissione del Senato, il Governo ha introdotto, all'articolo 2, il comma 8-bis che così recita: «Il comma 3 dell'articolo 107 è sostituito dal seguente: "non è ammesso, senza idoneo trattamento e senza specifica autorizzazione dell'autorità competente, lo smaltimento dei rifiuti, anche se trattati, in fognatura"». Fin qui va tutto bene. Poi, però, per evidente errore materiale del Governo, cioè per un mancato coordinamento, non sono state eliminate dal testo del citato decreto legislativo, specificatamente dal comma 19 dell'articolo 2, le parole: «Il comma 3 dell'articolo 107 è così sostituito», mantenendo cioè il testo precedente («Non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura»).

A conferma che trattasi di errore di mancato coordinamento, nella nota 2 all'articolo 2, pubblicata a pagina 55 della stessa Gazzetta Ufficiale (dove è ripubblicato l'intero articolo modificato, cioè il 107 del decreto legislativo n. 152 del 2006, relativo a scarichi in rete fognaria), risulta il seguente testo del comma 3: «Non è ammesso senza idoneo trattamento e senza specifica autorizzazione dell'autorità competente lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura». Quindi, correttamente, si ignora il mantenimento del testo del citato comma 19 dell'articolo 2.

Tale erroneo mancato coordinamento sta ingenerando dubbi interpretativi con conseguenze rilevanti, non tanto sui rifiuti triturati in fognatura, ma su altri rifiuti (per esempio quelli liquidi) che, anche se pretrattati e specificatamente autorizzati, non potrebbero - e, a mio parere, non dovrebbero - essere sversati in fognatura.

Chiedo al Governo la cortese attenzione intanto per confermare in questa Aula tale interpretazione, che io ritengo corretta ed evidente, e poi per apportare rapidamente, pubblicandolo in Gazzetta Ufficiale, un errata corrige che elimini dal citato comma 19 dell'articolo 2 le parole da me appena riportate. Ringrazio per l'attenzione prestata a quella che è, sì, una piccola questione, ma ha una serie di implicazioni rilevanti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vegas. Ne ha facoltà.

VEGAS (FI). Signor Presidente, questo decreto-legge assomiglia molto al cestino della carta straccia che alla fine della legislatura, anziché essere buttato, è stato ripescato e rischia di diventare legge. Tale eventualità, a mio avviso, sarebbe alquanto pericolosa, anche perché sotto il profilo finanziario, questione della quale desidererei occuparmi in questa sede, il provvedimento è sostanzialmente scoperto, tant'è vero che ieri la Commissione bilancio ha espresso parere contrario rispetto alla copertura, anche se poi i giochi di maggioranza hanno imposto che fosse un semplice parere contrario senza riferimento all'articolo 81 della Costituzione. Però, gli stessi argomenti addotti in Commissione bilancio fanno ritenere che si tratti di una vera e propria foglia di fico.

In sostanza, tale decreto spende per il 2007 circa 4,7 miliardi di euro e per il 2008 un miliardo. Il totale è di circa 5 miliardi di euro, pari a circa 10.000 miliardi delle vecchie lire, come regali pre-elettorali. Francamente, mi sembra troppo! Peraltro, se consideriamo solo il 2008, non tanto per il saldo netto ma per il fabbisogno e, più ancora, per l'indebitamento, la spesa non coperta ammonta a circa un miliardo di euro, pari a 2.000 miliardi delle vecchie lire. La spesa non è coperta perché non è pensabile che la copertura si rifaccia all'andamento della situazione macroeconomica, dato che essa non è brillante come in precedenza, che l'economia ristagna, che l'euro si apprezza di valore e che il petrolio cresce di prezzo. Quindi, i dati del 2008 non sono allo stato attuale particolarmente confortevoli.

Una serie di misure contenute nel decreto, inoltre, aggraveranno sicuramente la spesa, perché molte coperture sono state realizzate cancellando o sospendendo spese che, prima o poi, saranno obbligatorie. Si tratta di coperture valide forse sulla carta, ma fittizie nella realtà, mentre altre sono chiaramente sottostimate.

Faccio riferimento, per esempio, alla «Visco Sud» quotata 90,5 milioni di euro; tutti sappiamo che, in realtà, si tratta di un meccanismo che accelererà la spesa, o quanto meno le minori entrate, in modo molto più cospicuo.

Per altre spese è previsto un finanziamento attraverso rinvii di coperture di oneri che sarebbero dovuti andare in economia il 31 dicembre scorso; anche in tal caso, dunque, si tratta di spese sostanzialmente non coperte.

Vi è poi tutta la vicenda dei concessionari e l'abolizione dell'obbligo di versamento di 4,6 miliardi per il 2008, coperto con l'obbligatorietà del trasferimento del TFR da parte dell'INPS per una cifra equivalente nel 2007; ciò si traduce in un buco nel 2007 per quanto riguarda l'indebitamento, buco che in ogni caso bisognerà poi coprire, considerato che i TFR un giorno o l'altro dovranno essere versati dall'INPS.

In sostanza, sotto il profilo finanziario il provvedimento in esame è assolutamente scoperto, mentre la congerie di norme è tale e tanta che francamente, se non altro da un punto di vista estetico, imporrebbe un giudizio alquanto critico prima di presentarsi agli elettori. Si parla tanto di costi della politica: questo è un costo che si poteva sinceramente evitare.

Signor Presidente, concludo ricordando che sul provvedimento si è diffusa una sorta di leggenda metropolitana, secondo la quale anche l'opposizione sarebbe stata d'accordo. In realtà alla Camera l'opposizione si è astenuta, dissociandosi quindi dal provvedimento, e un atteggiamento sicuramente non favorevole, anzi penso fortemente critico, verrà espresso in questo ramo del Parlamento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranieri. Ne ha facoltà.

*RANIERI (PD-Ulivo). Signor Presidente, il senatore Valditara ha parlato a lungo dei limiti dell'azione del Governo in materia di ricerca e università. Non ho tempo e modo di controbattere a tali affermazioni nei tre minuti a mia disposizione, ma vorrei concentrarmi su un punto che il collega Valditara ha toccato solo alla fine del suo discorso. Mi riferisco all'azione condotta alla Camera - ahimé! - in maniera bipartisan con l'unanimità e l'accordo di tutte le forze politiche, che ritengo molto negativa per l'università: si tratta, in particolare, della norma che reintroduce la doppia idoneità nei concorsi universitari, una norma assolutamente irresponsabile che credo faccia fare un passo indietro alla discussione e all'iniziativa riformatrice sull'università.

Esiste un'ormai ampia letteratura formatasi nelle Aule parlamentari, nonché numerosissimi articoli di stampa che attribuiscono al meccanismo della doppia e tripla idoneità una delle ragioni fondamentali delle politiche di scambio nella selezione dei docenti universitari effettuata dalle università italiane. Tutti i rettori delle più importanti università italiane hanno affermato che tale meccanismo mette in discussione la capacità delle università di programmare i propri organici e i propri conti economici. È indubbio, infine, che creare a fine legislatura un esercito di idonei rallenta il processo di riforma dell'università e ne rende più difficile il ringiovanimento. Tutto questo, dunque, è contrario a quanto in quest'Aula tutti abbiamo sostenuto dall'inizio della legislatura.

Prendendo atto dell'impossibilità concreta di modificare il decreto milleproroghe, assumerò le conseguenti iniziative per limitarne i danni, presentando un ordine del giorno, insieme a gran parte dei senatori della 7a Commissione permanente, in cui, come ricordato anche dal senatore Valditara, è stato votato all'unanimità un parere negativo su questo provvedimento.

In conclusione, mi limito a segnalare un aspetto. Tutti parlano di bipolarismo mite e personalmente sono da sempre un sostenitore di un bipolarismo che non eviti il confronto di merito, scevro da pregiudiziali, da parte dei diversi schieramenti.

Permettetemi però di dire che quanto accaduto alla Camera e in 7a Commissione, dove all'unanimità ci siamo pronunciati contro, in nome della serietà della politica universitaria, ci mostra che il bipolarismo mite può essere di due generi. Un genere che tende a fare accordi comunque, al ribasso, tanto per accontentare tutti e scambiarsi favori, facendo diventare così l'università il terreno di un inaccettabile gioco di scambio, oppure un bipolarismo mite, che affronta il merito dei problemi e fa accordi unicamente in funzione del rinnovamento, dell'innovazione e del miglioramento del nostro sistema universitario e di ricerca.

Nella nostra 7a Commissione abbiamo sempre puntato ad attenerci a questa idea del bipolarismo.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

SINISI, relatore. Signor Presidente, in sede di replica intendo soltanto accogliere la precisazione fatta dal senatore Ronchi. In effetti si è creato un disordine normativo nel momento in cui una norma abrogativa è stata ritenuta, inopportunamente e incautamente, in vita nel testo che era stato presentato. Tuttavia la nota di ripubblicazione della legge in questione, riguardante la possibilità di ammissione in fognatura di taluni rifiuti triturati, credo faccia giustizia della buona interpretazione fornita dal senatore Ronchi. Pertanto, la norma stessa deve essere interpretata certamente in questa direzione. Lo stato della discussione di questo decreto-legge non consente di intervenire qui con una precisazione in tal senso, ma credo che l'interpretazione della volontà del legislatore ed anche la chiarezza della norma dovrebbero suggerire l'assoluta bontà del senso che le è stato dato in questa sede dal senatore Ronchi. Di conseguenza, invito l'Assemblea a prendere atto di queste considerazioni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, è noto agli onorevoli senatori che è prassi necessitata l'emanazione di un decreto di fine anno. Per dare continuità all'amministrazione i Governi pro tempore (non solo questo, ma anche quelli che lo hanno preceduto) da tempo adottano lo strumento della decretazione di fine anno.

Il testo originale era più limitato e più organico rispetto a quello uscito dalla Camera. Rispettosamente nei confronti del Parlamento, nel caso specifico dell'altra Camera, il Governo ha accolto molti emendamenti sui quali, oggettivamente, sussistevano elementi di criticità e di perplessità. Ora non c'è più tempo per consentire al Senato di espungere e modificare le norme che non sono del tutto organiche. Comprendo, quindi, le critiche che sono venute e faccio appello non al bipolarismo mite, ma al bipolarismo intelligente, al senso di responsabilità, alla comprensione e al senso del dovere, che devono indurre il Senato ad approvare questo provvedimento - ripeto - al fine di assicurare continuità all'amministrazione.

Ciò non significa che nel provvedimento siano contenute soltanto importanti norme riguardanti le proroghe; vi sono disposizioni che incideranno notevolmente sullo sviluppo del Paese. Penso alla "Visco Sud", ai provvedimenti relativi alla rottamazione, che possono contribuire al rilancio della nostra attività imprenditoriale. Penso alle norme relative ai rifiuti, con il dramma che sta vivendo la Regione Campania, agli interventi previsti per gli ammortizzatori sociali nell'area di Malpensa, con il problema dell'assegnazione degli slot legata alla vicenda Alitalia e ai finanziamenti previsti per le opere pubbliche in quell'area.

Certo, nel provvedimento vi sono norme che interessano il coordinamento, le specificazioni e le correzioni di altre disposizioni approvate in maniera non organica in sede di manovra finanziaria.

Penso ancora a norme che andavano inserite per consentire, per esempio, l'accatastamento degli immobili rurali, come chiesto da moltissimi Comuni, o a provvedimenti aventi un forte impatto sociale, quale la proroga degli sfratti, che è stata necessitata a seguito di un disagio abitativo in molte aree, soprattutto metropolitane.

Vi sono interventi finalizzati, ripeto, allo sviluppo. Ho parlato della «Visco Sud», ma vi sono anche quelli relativi agli investimenti degli enti previdenziali per costruire, per esempio, la cittadella della polizia in Campania. Vi sono poi norme di maggior dettaglio per le costruzioni. Insomma, una serie di norme che hanno certamente un aspetto positivo, insieme ad altre che, oggettivamente, suscitano perplessità.

Sento il dovere di fare appello al Senato perché consenta l'approvazione definitiva di questo provvedimento.

Il dibattito, cui ho prestato doverosamente attenzione, è stato ricco e alcune critiche sono - ripeto - comprensibili e non del tutto infondate, ma ricordo che alla Camera - questa è la verità, senatore Vegas - il Governo non ha presentato alcun emendamento. Tutte le modifiche sono di origine parlamentare e, se mi si consente, per amor di verità, molte, molte proposte sono state volute da tutti i Gruppi dell'opposizione. Gli atti parlamentari in proposito parlano chiaro. Certo, c'è anche la libertà suprema del Senato, questo deve essere chiaro, ma l'aspetto politico non può essere sottovalutato né ignorato.

Circa il parere negativo espresso dalla Commissione bilancio, mi corre l'obbligo di ribadire in questa sede che il provvedimento, in termini di saldo netto, non costa, o meglio, esso va tutto sulla riduzione di autorizzazione di spesa o sul ricorso al fondo speciale, cioè alle Tabelle A e B della legge finanziaria. Anzi, c'è un lieve saldo attivo: 43,8 milioni per il 2008; 67,9 per il 2009; 161,9 per il 2010.

Qualche problema potrebbe esserci per l'indebitamento relativo al solo 2008, ma anche su questo punto devo precisare che, per qualche spesa, nel caso dei 500 milioni previsti a carico degli enti previdenziali, la stima è stata prudenziale, in quanto realisticamente tale spesa si dovrebbe spalmare sul triennio e non tutta sulla annualità 2008. Certe preoccupazioni possono pertanto essere fugate.

Relativamente ai 4,6 miliardi di euro del mancato acconto dovuto dai concessionari della riscossione e, in particolare, alle preoccupazioni per la sua mancata copertura in termini di fabbisogno e indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, faccio notare che tale cifra è riassorbita nel miglior andamento dei saldi di finanza pubblica. È vero che il provvedimento non poggia, così come è stato evidenziato correttamente nella Commissione bilancio, la propria valutazione su una revisione formale delle previsioni di finanza pubblica, ma occorre tener conto che il Ministero dell'economia e delle finanze svolge una continua e costante azione di monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica, che consente di verificare in qualsiasi momento il reale andamento dei conti.

Sottolineo poi che la cifra di 4,6 miliardi è pari a circa lo 0,3 del PIL. Vi è quindi la possibilità di chiudere il consuntivo 2007 con un livello di indebitamento migliore di quello a suo tempo programmato (2,4 per cento), attestandosi complessivamente intorno al 2-2,1 per cento. Quindi, nonostante l'effetto negativo della disposizione di cui sta discutendo, il conseguimento dell'obiettivo, in termini di indebitamento netto, ci sarà.

In questo senso il maggiore fabbisogno di cassa può ritenersi compensato.

Naturalmente, questo allo stato degli atti. Per il futuro gli scenari sull'andamento dell'economia mondiale, dell'Eurozona e - se volete - del nostro Paese in particolare non sono confortanti; basti considerare l'aumento quotidiano del prezzo del petrolio, del grano, il rapporto dell'euro con il dollaro e con altre monete. Sono tutti elementi che suscitano preoccupazione.

Ciò nonostante, dobbiamo avere fiducia nella capacità del sistema Paese, del nostro mondo imprenditoriale e, mi sia consentito, anche nella bontà delle decisioni che spetteranno al nuovo Parlamento e al nuovo Governo.

Nel ringraziarvi rinnovo l'appello a ritirare tutti gli emendamenti; eventualmente quelli verso i quali il Governo ha mostrato attenzione potranno essere trasformati in ordini del giorno, che valuterò positivamente.

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che sono dichiarati inammissibili gli emendamenti che non riguardano proroga di termini o che tendono ad introdurre materie nuove rispetto al testo del decreto-legge come trasmesso dalla Camera dei deputati.

Sono altresì inammissibili proposte emendative che modificano in modo frammentario o parziale atti di rango normativo non primario.

Ricordo che il vaglio di ammissibilità della Presidenza riguardo agli emendamenti presentati sarà particolarmente rigoroso, tenuto conto dello svolgimento dei lavori parlamentari in regime di prorogatio e della particolare posizione costituzionale di fronte alle Camere di un Governo dimissionario.

Risultano pertanto inammissibili i seguenti emendamenti: 6.101, 6.102, 6.103, 6.104, 6-bis.100 (seconda parte), 6-quater.0.101, 7-bis.0.100, 7-bis.0.102, 7-bis.0.103, 13-bis.0.100, 14.100, 14-bis.0.100, 16-ter.0.100, 28-bis.0.500, 34-bis.101, 36-bis.0.100, 37.100, 46.100, 46.101, 46.102, 46.103, 46-bis.0.100.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno G.100, G7.1 e G13-bis.100, ove la frase «impegna il Governo» venga modificata con l'altra «invita il Governo» gli stessi, sentito anche il rappresentante del Governo e con questa chiara modifica la cui ragione mi pare di tutta evidenza, sono dichiarati ammissibili.

Invito il senatore segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

MALAN, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario.

La Commissione osserva inoltre l'opportunità che nella valutazione della copertura delle singole leggi di spesa sia assicurata la compensazione anche degli effetti in termini di fabbisogno e di indebitamento netto della P.A., in quanto si può ritenere che l'attuale sistema di regole (anche conformemente a quanto indicato nella Direttiva del Presidente del Consiglio del 6 giugno 2006) non consenta di prescindere dalla valutazione e dalla compensazione di tali effetti.

In relazione all'articolo 29, recante incentivi alla rottamazione, la Commissione osserva che la metodologia di stima degli effetti indotti positivi si pone in linea con gli orientamenti prevalentemente emersi in occasione della quantificazione degli effetti di analoghi provvedimenti di agevolazione.

Presidenza del vice presidente CAPRILI (ore 10,53)

(Segue MALAN, segretario). L'utilizzo a fini di copertura delle maggiori entrate derivanti da norme agevolative (cd. effetti indotti) dovrebbe, peraltro, essere limitata alla sede della manovra annuale di finanza pubblica, nella quale le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica sottostanti al quadro programmatico inglobano gli effetti complessivi associati all'azione del Governo, laddove in sede di stima delle singole misure sussiste il rischio di non tener conto di tutti i complessi canali di retroazione che interessano il sistema economico, determinando la duplicazione di effetti finanziari positivi ovvero trascurando effetti di sostituzione di segno opposto.

In relazione all'articolo 36, recante soppressione dell'obbligo del versamento dell'acconto dovuto dai concessionari della riscossione, la Commissione osserva che la mancata copertura degli effetti finanziari per l'anno 2007 (in termini di fabbisogno e indebitamento netto) in quanto ritenuti riassorbiti nell'andamento di finanza pubblica più favorevole rispetto alle previsioni iniziali e quindi coerente con gli obiettivi programmatici di cui al Patto di stabilità e crescita, essendo avulsa da un contesto di revisione formale e complessiva del quadro macroeconomico e di finanza pubblica, non sembra in grado di fornire una garanzia della tutela degli obiettivi programmatici di finanza pubblica».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario sulla proposta 36-bis.0.100, nonché parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 3.101, 3.102, 6.100, 6.102, 6.103, 6.104, 6.105, 6-quater.0.101, 6-quater.0.100, 7-bis.0.100, 7-bis.0.103, 11-bis.0.100, 13-bis.0.102, 13-bis.0.103, 14-bis.0.100, 17.0.100, 21-quater.100, 22-quater.100, 29-ter.0.100, 34-bis.101, 38-bis.0.100, 46.100, 46.101, 46.102, 46.103 e 47-quinquies.0.100.

Esprime infine parere non ostativo sulla proposta 24-sexies.0.101 nel presupposto che i contratti di lavori flessibili vengano stipulati nell'ambito delle risorse assegnate e parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti».

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, ho ascoltato gli speech che sono stati letti dalla Presidenza, per quanto riguarda le inammissibilità, e dal segretario addetto alla Presidenza, il collega senatore Malan, per quanto riguarda i pareri della Commissione bilancio.

Signor Presidente, mi consenta di svolgere due considerazioni. In primo luogo, per quanto riguarda il parere della Commissione bilancio, laddove si stabilisce quali siano gli emendamenti per i quali viene espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sarebbe preferibile che venisse specificato, così come fa la Presidenza, anche il titolare o il primo presentatore dell'emendamento, in modo che si riesca, pur nel vortice di una seduta che deve essere rapida e probabilmente non esaustiva (se non per alcuni), a comprendere quello di cui stiamo parlando.

Sulle questioni sollevate, signor Presidente, voglio che resti a verbale che prendo atto di come ci sia stata, oltre alla modifica della legge elettorale (e sappiamo tutti come), anche la modifica di quello che era uno dei cardini del nostro ordinamento: il sistema bicamerale perfetto. Perché?

Perché, signor Presidente, nel momento in cui si consente alla Camera di stravolgere un decreto-legge nel quale è stato infilato di tutto, un decreto‑legge che da "milleproroghe" diventa "millemarchette", senza confini e senza decenza alcuna, ci si viene a dire che, con dei limiti di tempo che lei conosce, signor Presidente, e con dei limiti oggettivi che tutti vedono, gli emendamenti per quanto riguarda i senatori sono sottoposti al limite... Al limite di cosa? Della pertinenza rispetto ad un decreto che non èomnibus, è molto più. È molto più.

Allora, scusatemi, c'è una prerogativa che va tutelata o difesa. O qualcuno ha il coraggio di dire che è preferibile che nessuno parli e che quindi gli emendamenti presentati decadano (un poco perché vengono dichiarati inammissibili dalla Presidenza, un poco perché c'è la contrarietà della Commissione bilancio), oppure non ci si venga a dire che, in queste condizioni, i limiti entro i quali vanno presentati gli emendamenti sono quelli che riguardano soltanto la proroga di termini o che introducono materie nuove.

Presidente, mi affido alla sua saggezza, non ho bisogno di insistere su questo punto. Questo decreto-legge millemarchette è una vergogna! Se tutti i colleghi presenti in Aula lo avessero letto e fossero capaci di comprendere di che cosa si tratta, ci sarebbe da vergognarsi. (Applausi dai Gruppi FI e AN). Mi dispiace che per il Governo l'amico Lettieri cerchi di ammantarlo con un velo dicendo che si tiene conto di tutte le esigenze. Si tratta di un provvedimento del quale tutti, non maggioranza e opposizione ma tutti, ci dovremmo vergognare.

Desidero che le mie dichiarazioni restino a verbale, così come desidero che resti a verbale che la Commissione bilancio del Senato esprime un parere contrario a un provvedimento come quello in discussione, ma non contrario ai sensi dell'articolo 81. Come al solito, c'è un atteggiamento un po' pilatesco: ci sono delle perplessità, però poi alla fine si va avanti e si continua a fare uno sfacelo di quello che sta accadendo.

Presidente, la questione è ancora più grave, per una motivazione molto semplice. Nel momento in cui era in discussione un altro decreto-legge molto delicato, quello sull'election day, che in qualche modo toccava i diritti e le prerogative pretese e presunte dei partiti, qualcuno, da un Colle molto alto, ha preteso di intervenire perché si ristabilisse una correttezza e un rispetto costituzionale. In quel caso erano lesi gli interessi e i diritti dei partiti, ammesso che fossero lesi (su questo punto ho un concetto molto diverso: o la deroga valeva per tutti o non aveva diritto di cittadinanza e non doveva valere per nessuno).

Detto questo, c'è stato un intervento al quale tutti ci siamo inchinati e adesso che invece è in discussione un decreto millemarchette, che tocca la finanza pubblica, la spesa e la gente, quali interventi registriamo? Chi controfirmerà un provvedimento del genere, dove solo per decenza la Commissione bilancio dichiara la sua contrarietà?

Sapete che cosa contiene il provvedimento in esame? Io illustrerò tutti i miei emendamenti e chiederò che vengano sottoposti al voto elettronico, perché spero che ci sia la consapevolezza di quanti preferiscono sfuggire o sottrarsi alle responsabilità, a cominciare dal relatore. Tuttavia, Presidente, c'è un problema complessivo di agibilità democratica. Non possiamo pretendere che ci sia il rispetto delle norme e degli interessi, che hanno comunque un'interfaccia nella Costituzione in alcuni momenti, e poi essere quantomeno sciatti, se non corresponsabili di atteggiamenti come questi, che veramente ci mettono in condizione di doverci vergognare di quello che stiamo facendo.

Illustrerò gli emendamenti nel merito; invito i colleghi a leggere solo i titoli delle norme che sono state introdotte alla Camera e a valutare se sia comprensibile ed accettabile che dallo scranno più alto del Senato ci venga la seguente indicazione: non potete che presentare alcuni emendamenti.

Usciamo allora dalla farsa, anche perché siamo alla fine di una recita che probabilmente non ha soddisfatto nessuno, né quelli che vivono qui dentro, né quelli che vivono fuori. Cerchiamo di essere una volta tanto autorevoli, responsabili e corretti rispetto alle cose che facciamo.

PRESIDENTE. Ovviamente la Presidenza, per quello che mi riguarda, garantirà l'agibilità democratica che è necessaria per ogni singolo provvedimento portato in discussione in quest'Aula.

Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

SINISI, relatore. Presidente, vorrei soltanto annunciare che esprimerò parere favorevole su tutti gli ordini del giorno. Invitando i colleghi a ritirare i loro emendamenti, annuncio sin d'ora che darò parere favorevole agli ordini del giorno, derivanti dalla loro trasformazione.

Soltanto per chiarezza aggiungo che stiamo esaminando un provvedimento che è stato adottato alla Camera nelle sue modifiche nell'intesa dei Gruppi parlamentari. Non credo che il Governo abbia alcun motivo di essere in causa in questa vicenda, perché le modifiche sono state interamente parlamentari.

Dubito che alla Camera contino rapporti di forza diversi da quelli del Senato, perché si tratta di modifiche che sono state sostanzialmente accettate da tutti. Aggiungo che stiamo trattando questo provvedimento a Camere sciolte e con il Governo in carica solo per gli atti di ordinaria amministrazione.

È di solare evidenza che, laddove vi fossero delle modifiche, la conseguenza non sarebbe l'approvazione della modifica, ma la decadenza dell'intero provvedimento, mentre ci sono molte misure che meritano di essere accolte. Voglio ricordare soltanto la questione dei rifiuti solidi urbani a Napoli e la tragica emergenza che va affrontata insieme a tante altre iniziative che servono a questo Paese affinché possa affrontare i disagi che certamente ci saranno per la mancanza delle istituzioni nella loro piena funzionalità nei prossimi due mesi fino alla costituzione del nuovo Parlamento e del nuovo Governo. In tal senso penso che l'adozione di questo provvedimento non sia né una rinuncia né un rifiuto né una fuga dalle proprie responsabilità ma che rappresenti un atto di piena responsabilità. Per questi motivi, non mi tratterrò più a lungo sui singoli temi.

Esprimo, nella modificazione formulata e che ne ha consentito l'ammissibilità, il parere favorevole sull'ordine del giorno G100.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore. Mi si consenta, però, una brevissima considerazione sull'ordine del giorno G100, presentato dal senatore Salvi e da altri senatori. L'argomento in questione è oggetto di dibattito, di valutazione ed è all'ordine del giorno il problema della detassazione dei salari e degli stipendi. Vi è un problema di giustizia sociale che il Governo Prodi aveva già affrontato, avviando incontri con le forze sociali ed impegnandosi con serietà, dopo la trimestrale di cassa, a valutare le reali disponibilità per procedere in quella direzione. Perciò esprimo parere favorevole all'ordine del giorno che ritengo si faccia carico di sollevare una questione di enorme attualità. Come ha fatto il relatore, esprimo anch'io parere favorevole su tutti gli altri ordini del giorno, così come modificati su indicazione della Presidenza.

SALVI (SDSE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVI (SDSE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero di grande rilievo che il Governo abbia accolto l'ordine del giorno G100. Mi auguro, però, che alle parole seguano i fatti. Nel dibattito alla Camera dei deputati il Partito Democratico ha aperto una polemica con il Popolo della Libertà perché il Partito Democratico ritiene che un provvedimento, come quello da noi chiesto - almeno così ha fatto alla Camera - possa essere approvato solo con l'intesa dell'opposizione, prefigurando così quello che già si intravede all'orizzonte, dopo le prossime elezioni.

Non c'è alcun motivo al mondo di avere l'avallo dell'altra parte dello schieramento politico per attuare una norma già prevista dalla legge finanziaria, votata dal Parlamento, l'articolo 1, comma 4, che prevede che le maggiori entrate tributarie del 2008 sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti e indica anche specificamente la via per realizzare questo obiettivo.

Quindi confidiamo sulla serietà di questo impegno, con cui si chiede al Governo Prodi di emanare tale iniziativa, come può fare anche in questa fase, dinanzi ad una vera e propria emergenza sociale, come quella della perdita del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti, dei ceti popolari e della povera gente, che l'ISTAT ha quantificato nel 4,8 per cento, giustamente indicando l'indice del costo della vita per i prodotti che abitualmente i cittadini consumano tutti i giorni. Per le persone normali e innanzitutto per chi sta peggio, è una vera e propria emergenza sociale. Si tratta di dare attuazione ad una norma, votata dal Parlamento.

I sindacati e le forze sociali chiedono con grande determinazione che a questo si provveda. Se la dichiarazione è seria, come non ho ragione di dubitare, chiediamo che, al prossimo Consiglio dei ministri, il Governo emani un decreto-legge con il quale predisporre una prima detrazione, come chiede il nostro ordine del giorno, per i redditi da lavoro dipendente più bassi, salvo stabilire con provvedimenti successivi, e dopo l'approvazione dell'assestamento di bilancio, lo stanziamento definitivo per tale detrazione.

È una proposta seria che rientra perfettamente nei binari istituzionali e nelle compatibilità di bilancio. Nel momento in cui tutti promettono mari e monti a destra ed a manca, ci aspettiamo dal nostro Governo, come suo ultimo atto, una misura indispensabile di risarcimento sociale. (Applausi dai Gruppi SDSE e RC-SE).

ZUCCHERINI (RC-SE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZUCCHERINI (RC-SE). Signor Presidente, sul «Corriere della Sera» di oggi c'è una strana notizia: la Ford mette all'asta i suoi lavoratori, con una ristrutturazione nel settore automobilistico che inizia con qualche anno di ritardo. Ma quei lavoratori operai della Ford guadagnano 80.000 dollari l'anno; un lavoratore operaio nel nostro Paese guadagna 20.000 euro l'anno. Questa è la condizione del lavoro salariato nel nostro Paese.

Ho chiesto di intervenire perché non resti sotto silenzio il fatto che la Presidenza abbia deciso di non considerare ammissibile un ordine del giorno che chiedeva che fosse rispettata la legge finanziaria. È inammissibile che il Senato non possa discutere del lavoro e della sua condizione. È inammissibile che il Senato non possa discutere del valore del lavoro in questo Paese, con le condizioni che prima ricordava il senatore Salvi. Credo che il Governo faccia bene a prendere atto del comma 4 dell'articolo 1 della legge finanziaria e ad attuarlo, sanando così una questione drammaticamente aperta nel nostro Paese che riguarda la condizione del lavoro, del salario e della tutela della sicurezza.

Aggiungo, concludendo, che sono state approvate alcune norme che riguardavano la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Credo che nel tempo che resta al Senato le Commissioni debbano lavorare per dare certezza affinché quella legge, che segna un punto di avanzamento e di civiltà sulla questione della sicurezza del lavoro, diventi operativa. (Applausi dai Gruppi RC-SE e SDSE).

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, vorrei chiedere di aggiungere la firma all'ordine del giorno G100 illustrato dal collega Salvi, che è ampiamente condivisibile. Ha ragione il collega Boccia: le cose sporche sono negli emendamenti, le questioni che invece hanno una loro dignità sociale, una loro capacità di rappresentare un momento di sofferenza autentica, sono negli ordini del giorno. Siamo arrivati purtroppo a questo punto.

L'ordine del giorno affronta un'emergenza reale e pretende un intervento cogente, immediato, come, d'altra parte, già previsto nella finanziaria. Certo, riteniamo che l'intervento in questa materia sia, di solito, abbastanza complicato. Sia se si utilizza la leva fiscale, sia se si utilizza la leva retributiva per cercare di operare un recupero del potere di acquisto dei salari, resta in ogni caso il problema che quando non si interviene sul controllo delle dinamiche dei prezzi, alla fine, tutto può rimanere abbastanza inefficace. Il principio è però assolutamente condivisibile ed è una battaglia che mi onoro di fare insieme gli amici della Sinistra Democratica. Sottoscrivo pertanto l'ordine del giorno G100.

Nel dichiarare il voto favorevole, consentitemi di fare un commento sulle ultime considerazioni che ha svolto il relatore, in particolare quando ha detto che questo è un provvedimento importante perché interviene sulla questione dei rifiuti. Mi rendo conto che i rifiuti in Campania sono serviti a fare in modo che qualcuno accumulasse tanta ricchezza; sono riusciti a nascondere tanti disagi. Anche il Governo e il relatore utilizzano i rifiuti per nascondere tante marchette che sotto quei rifiuti sono depositate.

Mi sembra un atteggiamento molto discutibile di chi, invece, avrebbe potuto coltivare per strade separate la possibilità di approvare provvedimenti che non operassero un effetto di trascinamento rispetto a norme che nessuno in questo consesso conosce, ma che domani riverbereranno effetti negativi sulla nostra società. Coprire con i rifiuti altra mondezza non è da lei, senatore Sinisi, ma, ahimè, siamo abituati a tutto.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G100 (testo 2).

SALVI (SDSE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVI (SDSE). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Salvi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G100 (testo 2), presentato dal senatore Salvi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G101 è stato ritirato.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.1 e G1.2 non saranno posti in votazione.

Passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 2 del decreto-legge, che si intende illustrato. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.1 non sarà posto ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

SAPORITO (AN). Signor Presidente, l'emendamento 3.101 fa riferimento alla nota vicenda di cui il Senato e la Camera si sono occupati molte volte, vale a dire alla revisione dei canoni demaniali per le spiagge.

L'errore di fondo che ha commesso il Governo (come già fece il Governo Berlusconi) è di considerare gli esercenti di questa attività di spiaggia tutti uguali, pertanto, quanto a tassazione, Ladispoli è nelle stesse condizioni di Iesolo. Poiché l'Esecutivo ha capito gli errori della passata e della presente legislatura spostando ancora il termine di pagamento di tali aumenti, insieme con i colleghi propongo un ulteriore differimento e la regolazione della situazione intermedia mediante un aumento del livello di pagamento non nella misura del 300, del 400 o del 500 per cento, ma del 200 per cento, nell'attesa che si definiscano su nuove basi i criteri per il pagamento dei canoni demaniali.

Come dicevo, infatti, l'Italia è molto grande e ci sono condizioni differenti, quindi i piccoli Paesi che hanno spiagge non devono pagare le stesse quote che si versano a Venezia o a Iesolo. Spero che ciò venga compreso e che si abbia comunque un'attenzione da parte del Governo; resto pronto ad ascoltare il suo parere ed eventualmente a trovare la forma perché lo spirito dell'emendamento venga accolto.

PRESIDENTE. Senatore Saporito, sia il relatore che il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario su tutti gli emendamenti e parere favorevole invece alla loro trasformazione in ordini del giorno. Nel caso lei voglia insistere per la votazione dell'emendamento 3.101, per la quale peraltro, essendo stato dichiarato improcedibile, occorre che la richiesta sia sostenuta da almeno 15 senatori, le ricordo che il parere del relatore e del Governo è contrario.

SAPORITO (AN). Signor Presidente, sono d'accordo a trasferire i contenuti dell'emendamento 3.101 in un ordine del giorno.

BACCINI (Misto-MCFP). Anch'io accolgo l'invito del relatore e del Governo a trasferire in ordine del giorno i contenuti dell'emendamento 3.102, identico all'emendamento 3.101.

MARINI Giulio (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI Giulio (FI). Chiedo di aggiungere la mia firma a tale ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.100 non verrà posto in votazione.

Ricordo che l'emendamento 3.100 è stato ritirato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.1 non verrà posto in votazione.

Poiché all'articolo 4 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 5 del decreto-legge che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dal senatore Davico.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

SAPORITO (AN). Signor Presidente, l'emendamento 6.100, sul quale il relatore, il Governo e la Commissione bilancio hanno espresso parere contrario, è stato dichiarato pur tuttavia ammissibile, mentre hanno eccepito l'inammissibilità per quanto riguarda l'emendamento 6.101.

La Commissione bilancio, prima di assumere certe decisioni, dovrebbe valutare meglio il contenuto delle proposte emendative perché non può dichiarare ammissibile l'emendamento 6.100 e inammissibile il successivo che rientra in una logica che adesso mi permetto di spiegare. L'oggetto delle proposte è il dramma dei pensionati delle Ferrovie dello Stato che, finalmente, nella passata legislatura, dopo tanti anni hanno ottenuto un fondo di circa 22 milioni di euro da distribuirsi nel triennio 2005-2007 secondo regole stabilite dal Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio cui fu affidato detto fondo.

Il Ministero della funzione pubblica in questi tre anni non è stato in grado di individuare i criteri di distribuzione perché non ha una struttura adeguata - come ci ha spiegato lo stesso Ministro quando ne abbiamo discusso in 1a Commissione - e la soluzione prospettata dallo stesso Ministro è probabilmente quella di trasferire il fondo di 22 milioni di euro all'INPS e il connesso incarico di distribuirlo secondo criteri che l'istituto di previdenza stabilirà.

Su questo punto siamo d'accordo: il nostro emendamento riguarda un altro aspetto. Forse la Commissione bilancio non ha capito che non proponiamo di aggiungere agli obblighi del triennio 2005-2007 anche quelli del triennio successivo, ma piuttosto di non far andare in perenzione questi fondi destinati ai pensionati ferroviari, trasferendo l'impegno del Governo a distribuire tali risorse negli anni 2008-2010. Questa è l'operazione che suggeriamo.

Mi rivolgo anche ai sindacalisti dell'opposizione e chiedo loro di darci una mano, perché non è possibile che un fondo previsto per il personale delle Ferrovie dello Stato in pensione che da anni aspetta un minimo di integrazione delle loro scarse risorse non meriti l'attenzione del Parlamento perché il Dipartimento della funzione pubblica e la Presidenza del Consiglio non sono in grado di individuare i criteri per distribuire le risorse. Trasferiamole dall'INPS, per carità di Dio, e accetto che siano distribuite nel triennio 2008-2010, ma possibilmente si eviti di ricorrere - perlomeno lo faccia il Governo - all'uso di tecniche dilatorie, com'è successo in questo caso, sostenendo che il Dipartimento della funzione pubblica non può esprimere questi criteri e non è in grado di stabilire come si debbano dividere questi fondi.

Questo è ridicolo per questo Senato, per tutto il Parlamento e direi anche per il Governo. Quindi io vi prego di accettare con spirito di attenzione il contenuto di questo emendamento e di aiutarci perché si risolva il problema nell'interesse dei ferrovieri italiani pensionati.

PRESIDENTE. Prima di andare oltre, ricordo che l'emendamento 6.100 del senatore Saporito è improcedibile a seguito del parere contrario dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

SAPORITO (AN). L'emendamento 6.100 è stato dichiarato ammissibile, mentre il 6.101 è inammissibile.

PRESIDENTE. Ha ragione senatore, mi scusi, sull'emendamento 6.100 c'è il parere contrario. Accetta di trasformarlo in ordine del giorno?

SAPORITO (AN). Lo trasformo in ordine del giorno, Presidente, però ho voluto lasciare agli atti di questa Camera che il problema in questione non può essere risolto se non assegnando all'INPS, che sa cosa fare, l'attuazione di questo importante provvedimento.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.100 non verrà posto in votazione.

Ricordo che gli emendamenti 6.101, 6.102, 6.103 e 6.104 sono inammissibili, mentre l'emendamento 6.105 si intende ritirato.

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 6-bis del decreto-legge.

Ricordo che la lettera b di tale emendamento è inammissibile. Vuole intervenire sulla restante parte, senatore Cicolani?

CICOLANI (FI). Non intendo illustrarlo, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6-bis.100.

CARRARA (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARRARA (FI). Signor Presidente, chiedo di verificare il numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11,27 è ripresa alle ore 11.50).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013 (ore 11,50)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo nuovamente alla votazione della prima parte dell'emendamento 6-bis.100.

Verifica del numero legale

CARRARA (FI). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 6-bis.100, presentato dal senatore Cicolani, fino alle parole "o prorogare".

Non è approvato.

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 6-ter, che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 6-ter.100, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6-quater del decreto-legge. L'emendamento 6-quater.0.100 si intende ritirato, mentre l'emendamento 6-quater.0.101 è inammissibile.

All'articolo 7 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G7.1 (testo 2) che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 7-bis del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Ricordo che gli emendamenti 7-bis.0.100, 7-bis.0.102 e 7-bis.0.103 sono inammissibili.

L'emendamento 7-bis.0.101 si intende ritirato.

Poiché agli articoli 8, 8-bis, 8-ter, 9, 10 e 11 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, e poiché l'emendamento riferito all'articolo 11-bis del decreto-legge si intende ritirato, passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 12 del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Metto ai voti l'emendamento 12.100, presentato dal senatore Asciutti e da altri senatori, identico all'emendamento 12.101, presentato dai senatori Bornacin e Saporito.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 12.102, presentato dai senatori Bornacin e Saporito.

Non è approvato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G12.100 non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 13 del decreto-legge, che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 13.100, presentato dal senatore Davico.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 13-bis del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G13-bis.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Ricordo che l'emendamento 13-bis.0.100 è inammissibile.

L'emendamento 13-bis.0.101 verrà posto in votazione all'articolo 24-quinquies.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 13-bis.0.102 e 13-bis.0.103 sono improcedibili.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 14 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

Ricordo che l'emendamento 14.100 è stato ritirato.

L'ordine del giorno G14.100, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, l'emendamento 14.101 interviene sull'articolo 14 che prevede la proroga delle funzioni dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari. La Camera dei deputati ha approvato un emendamento che riprende una delle due condizioni contenute nel parere espresso dalla Commissione giustizia. È opportuno però che venga recepita anche l'altra condizione indicata dalla citata Commissione.

Mi riferisco all'innalzamento ad undici anni, a partire dalla data di efficacia del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 previsto dall'articolo 245 del decreto stesso, recuperando una disposizione che si ricava direttamente dalle previsioni dell'ordinamento giudiziario. Quindi significa allineare con la normativa vigente una previsione che diversamente risulterebbe completamente sfasata. Non si comprenderebbe peraltro il motivo per cui si recepirebbe solo una parte del parere espresso dalla Commissione di merito, così come fatto dall'altro ramo del Parlamento, tralasciando l'altra.

Quanto da me proposto si colloca nell'ambito di un intervento sistematico necessario per rendere più plausibile tutta la normativa. È per questo che lo raccomando all'Aula dal momento che la magistratura ordinaria, come sappiamo, è composta da circa 9.000 unità, ma quella onoraria, che è quella che consente all'ordinamento giudiziario del nostro Paese di andare avanti, ha bisogno di riconoscimenti come questi, che non incidono assolutamente sulla spesa non determinando costi aggiuntivi e che riallineano ad una normativa peraltro già esistente anche le scadenze previste. Per queste ragioni, signor Presidente, raccomando all'Aula di approvare l'emendamento e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.101.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 14.101, presentato dal senatore Manzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G 14-bis.1 (testo 2) non verrà posto in votazione.

Ricordo che l'emendamento 14-bis.0.100 è inammissibile.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 15 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, l'emendamento 15.100, del quale chiedo la votazione elettronica, valuta una modifica che è stata introdotta all'articolo 15 concernente disposizioni in materia di arbitrati.

Sia il testo che la relazione illustrativa precisano che il differimento dell'applicabilità delle disposizioni recanti il divieto di arbitrato per i contratti pubblici si rende necessario per consentire l'attribuzione delle competenze alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale previste dall'articolo 1 del decreto legislativo n. 168 del 2003.

Eppure, signor Presidente, sia il servizio studi della Camera sia chiunque si apprestasse a leggere il provvedimento verificherebbe che non appare assolutamente chiara la portata normativa di tale ultimo riferimento proprio perché l'articolo 3, ai commi 19 e 22, della legge finanziaria non prevede la devoluzione alle sezioni specializzate. Cioè si opera un differimento per consentire una devoluzione che in effetti non è prevista chiaramente.

L'emendamento che ho presentato serve a fare chiarezza prevedendo specificamente che vi sia questa devoluzione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.100.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.100, presentato dal senatore Manzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. L'emendamento 15.0.100 si intende ritirato.

Poiché all'articolo 16 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16-bis del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

VILLONE (SDSE). Signor Presidente, accogliendo l'invito del relatore, ritiro l'emendamento 16-bis.100.

Voglio tuttavia brevemente lasciare a verbale la mia censura per una iniziativa improvvida che, nottetempo, ha introdotto in questo decreto una modifica sostanziale della responsabilità contabile degli amministratori delle società a partecipazione pubblica, con ciò provocando un effetto contrario a quello che noi oggi dobbiamo perseguire, ossia quello di un rafforzamento delle forme di responsabilità. Dobbiamo infatti tutelare meglio la corretta gestione del denaro pubblico. Questa è una norma adottata palesemente sulla spinta di lobby potenti, così come anche l'altra sulla proroga della durata delle Autorità.

Non sono queste le cose che si possono fare decentemente nottetempo in un provvedimento normativo di questo genere. Ripeto, ritiro l'emendamento per non mettere a rischio misure importanti, come la proroga degli sfratti, ma voglio lasciare a verbale dell'Aula la mia censura per tutto questo.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, voglio rifarmi alle cose che diceva poco fa il collega Villone.

Con l'introduzione dell'articolo 16-bis sostanzialmente si esclude la responsabilità erariale, quindi la verifica ed il controllo della Corte dei conti, per alcune società a partecipazione pubblica.

È una di quelle marchette nascoste in questo decreto, perché in qualche modo si rendono irresponsabili alcuni amministratori di società con prevalente interesse pubblico. È assurdo che una norma come questa passi sotto silenzio. Andremo tra poco tutti in campagna elettorale e tutti ragioneremo del rigore, della necessaria trasparenza che dovrà essere rivendicata in qualunque tipo di azione pubblica e poi consentiamo che passi un articolo come questo che introduce una irresponsabilità erariale, cioè sottrae alla verifica della Corte dei conti la gestione di alcune società.

Ve lo diceva il collega Villone, che si è dichiarato disponibile a ritirare l'emendamento. Io invece non ho la stessa disponibilità. Voglio sapere quanti e quali colleghi sono per concedere un regime di irresponsabilità a società a prevalente controllo pubblico quotate in borsa. Questo il senso dell'emendamento che mantengo e per il quale chiedo la votazione con sistema elettronico.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 16-bis. 101.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16-bis.101, presentato dal senatore Manzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 16-bis.102.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Manzione, le ricordo che sta per terminare il tempo a sua disposizione.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, visto che lei, anche in quest'ultima occasione, vuole limitare la possibilità di esprimersi all'unica voce che ha il coraggio di esporre le questioni sottese a questo provvedimento, e se ne assume le responsabilità, avendo altri emendamenti ancor più significativi di questo, perché riguardano vergogne ancor più ignobili, devo rinunciare a parlare ora.

Chiedo a qualche Gruppo, che invece ritiene di non utilizzare il proprio tempo, di consentirmi di esercitare una funzione libera e democratica in quest'Aula, che dà l'assenso su tutto e che ha consentito l'approvazione di una vergogna come quella di poco fa, e di permettere così che almeno qualcuno, rivendicando la responsabilità ed il coraggio, lasci agli atti quel che accade.

Sperando che qualche Gruppo mi consenta di parlare successivamente, rinuncio ad intervenire su questo emendamento. Chiedo comunque la votazione mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Se impiega un minuto per rinunciare a parlare il tempo poi termina comunque.

Invito, comunque, il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16-bis.102, presentato dal senatore Manzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16-ter del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). L'emendamento 16-ter.100 (testo 2) interviene sul problema legato alla proroga introdotta dal decreto-legge al nostro esame per quanto riguarda gli incarichi apicali in magistratura. In particolare, nella seconda parte recepisce un'indicazione che consentirebbe di rendere più accettabile il clima in magistratura poiché è evidente che coloro i quali hanno già compiuto gli otto anni e devono lasciare gli apici della magistratura o accettano di andare chissà dove e chissà come, oppure sono costretti a rimanere in soprannumero nell'ufficio nel quale attualmente risiedono ed è evidentemente assurdo che colui il quale ha rivestito l'incarico di procuratore capo, per esempio, accetti di rimanere nella stessa procura in una posizione di soprannumero e chiaramente sottoposta.

In questa logica in proposito ho tentato di proporre una soluzione ma, come ho già detto, non ho il tempo sufficiente per poterla rappresentare all'Aula. L'importante è che resti a verbale.

Mi piacerebbe che i tanti colleghi magistrati che si esprimono quotidianamente su problematiche che riguardano la giustizia valutassero concretamente la portata di questo emendamento che cerca, signor Presidente, di sventare le conseguenze già anticipate da alcune decisioni (mi riferisco, per esempio, al TAR del Piemonte che ha lasciato intendere come proprio perché ci sono stati già dei ricorsi occorre mettere in campo delle contromisure).

Questa è, appunto, una contromisura che restituisce dignità ai magistrati ed evita ulteriori conseguenze. Se qualcuno la vuole condividere o commentare ne sarei lieto visto che i limiti temporali a mia disposizione, purtroppo, non me lo consentono.

Su questo emendamento comunque, signor Presidente, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento. 16-ter.100 (testo 2)

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento16-ter.100 (testo 2), presentato dal senatore Manzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione). (Commenti da parte di alcuni senatori nei banchi della maggioranza).

Colleghi, i pianisti li vedo suonare da entrambe le parti dell'emiciclo. Evitiamo quindi questa bella musica, come dice il collega Gramazio, e procediamo.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16-ter.101, presentato dal senatore Palma.

Non è approvato.

Ricordo che l'emendamento 16-ter.0.100 è inammissibile.

Poiché all'articolo 17 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti aggiuntivi a tale articolo.

Gli emendamenti 17.0.100 e 17.0.101 sono stati ritirati e trasformati nell'ordine del giorno G17.0.500 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.

Poiché agli articoli 18, 18-bis, 18-ter non sono stati presentati emendamenti. All'articolo 19 del decreto-legge è stato presentato l'ordine del giorno G19.1 (testo 2) che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 19-bis del decreto-legge, che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 19-bis.100, presentato dal senatore Polledri.

Non è approvato.

Poiché agli articoli 20, 21, 21-bis e 21-ter del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 21-quater del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

PALMA (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (FI). Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire a proposito dell'articolo 16-ter. Ho presentato un emendamento al secondo comma di quell'articolo...

PRESIDENTE. La richiesta non mi è stata segnalata, senatore Palma.

PALMA (FI). Quando mi è stato chiesto se avevo intenzione di ritirare l'emendamento ho risposto che intendevo parlare per cui aspettavo che lei mi desse la parola.

PRESIDENTE. Mi scuso, senatore Palma. Gliela concedo ora.

Da parte dei funzionari non ho ricevuto alcuna segnalazione, ma sono disponibile, se intende ritirare l'emendamento, a darle questa possibilità e ad annullare la relativa votazione.

PALMA (FI). Grazie, signor Presidente.

Sull'emendamento 16-ter.101 da me presentato il relatore aveva formulato un invito al ritiro. È qui presente il Ministro della giustizia. Ebbene, signor Ministro, se lei all'esito del mio intervento formulerà un invito al ritiro dicendo evidentemente che quello che affermo non corrisponde al vero, io ritirerò l'emendamento. Siccome ho grande stima della sua persona e della sua capacità professionale mi presto a questa possibilità.

Con l'emendamento in questione chiedo di sopprimere il secondo comma dell'articolo 16-ter.

Io chiedo di sopprimere il secondo comma dell'articolo 16‑ter, il quale, con esclusivo riferimento agli uffici giudiziari di Bolzano, cancella una norma dell'ordinamento giudiziario (quello approvato da questa maggioranza), in base alla quale, nel cambio delle funzioni da requirente a giudicante e da giudicante a requirente, non si prevede il cambio di distretto per la Provincia di Bolzano, a differenza di quanto avviene per tutti gli uffici giudiziari d'Italia. Il che equivale a dire che nella Provincia di Bolzano i giudici possono passare da pubblico ministero a giudice e da giudice a pubblico ministero nello stesso identico ufficio giudiziario.

Primo punto, signor Ministro: a me pare che questa sia una intollerabile disparità di trattamento. Davvero non comprendo la ragione per la quale tutti i giudici d'Italia devono passare distretto se vogliono cambiare le funzioni, mentre invece solo ed esclusivamente i giudici degli uffici giudiziari di Bolzano possono passare dall'ufficio del pubblico ministero all'ufficio del giudice nello stesso identico circondario, senza neanche recarsi nel circondario di Trento, limitrofo, com'era previsto nell'ordinamento giudiziario.

Seconda cosa che mi permetto di dire, signor Ministro: con l'abrogazione di questa norma la questione dei passaggi di funzione da requirente a giudicante è completamente sprovvista di disciplina. È vero, infatti, che nel secondo comma dell'articolo 16-ter si fa riferimento all'articolo 2 della legge n. 150 del 2005, ma ella sa, signor Ministro, che quella norma è la legge delega dell'ordinamento giudiziario, una legge che è stata compiutamente esercitata, che si è caducata con l'esercizio delle deleghe e che, in ogni caso, non ha alcuna natura precettiva.

Allora, signor Ministro, in conclusione, le chiedo di volermi smentire su questo e, se lei lo farà, io ritiro l'emendamento: è vero o non è vero che, a seguito di questa norma, i magistrati degli uffici giudiziari di Bolzano avranno un trattamento completamente diverso dai magistrati di tutti gli uffici giudiziari d'Italia? È vero o non è vero che la norma che rimane, cioè quella della legge delega, non ha natura precettiva e che conseguentemente, in ragione dell'assenza della natura precettiva di quella norma, non vi è una disciplina che regolamenta il passaggio di funzioni da requirente a giudicante e da giudicante a requirente solo ed esclusivamente per i magistrati degli uffici giudiziari di Bolzano? Aspetto la sua parola per decidere.

PRESIDENTE. Colleghi, io confermo la votazione: l'emendamento è stato bocciato. Senatore Palma, io le ho dato la parola per ritirarlo (e in quel caso avrei escluso la bocciatura del voto), ma non certo sulla base di una trattativa in Aula con il Governo. Quindi, l'emendamento si considera bocciato.

Invito nuovamente i presentatori dell'emendamento 21-quater.100 ad illustrarlo.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, sull'emendamento 21-quater.100...

PRESIDENTE. C'è il parere contrario della 5ª Commissione; vuole trasformarlo in un ordine del giorno, senatore Polledri?

POLLEDRI (LNP). Lo trasformiamo volentieri in un ordine giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G21-quater.100 non verrà posto in votazione.

DONATI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Vorrei soltanto spiegare - anch'io un po' tardivamente, e naturalmente me ne scuso - perché all'articolo 17 ho presentato due emendamenti, che il Governo mi ha chiesto di trasformare in ordini del giorno. Naturalmente l'ho fatto, perché il provvedimento è delicato e merita di essere approvato complessivamente, tuttavia vorrei segnalare la delicatezza della questione di cui stiamo parlando.

Se il Governo, dopo l'accoglimento degli ordini del giorno da noi presentati, non interverrà stanziando le risorse adeguate (lo dico a tutti i colleghi che il 1° aprile saranno sul territorio a fare campagna elettorale, naturalmente ciascuno per la propria parte politica), le tratte ferroviarie per i pendolari in Italia chiuderanno. Con la finanziaria 2008 abbiamo infatti assegnato risorse scarse per mantenere in esercizio l'attuale livello di servizio per le Regioni. Il Governo, all'epoca, non identificò le risorse, ma si impegnò a trovarle successivamente.

A mio giudizio il Governo doveva, come si era impegnato a fare, stanziarle appieno in questo provvedimento, perché con il livello di servizio e con il livello di congestione esistente nelle nostre città, non ci possiamo permettere di chiudere le tratte ferroviarie del trasporto regionale e metropolitano.

Purtroppo questo provvedimento, pur ampliato a dismisura, non contiene tali risorse. Pertanto, chiedo e prego il Governo nelle prossime settimane, nei prossimi giorni, nelle prossime ore di trovare la soluzione, altrimenti ci sarà giustamente - io naturalmente sarò al loro fianco avendo combattuto pienamente - la rivolta dei pendolari, che chiedono servizi migliori e di qualità e, come risposta, si vedranno chiudere gli attuali livelli di servizio.

Si tratta quindi di una questione delicatissima sulla quale chiedo da parte del mio Governo (per quanto esso abbia concluso la propria esperienza) la massima attenzione, per garantire ai cittadini e alle cittadine italiane un servizio di qualità mantenendo almeno l'attuale livello di treni pendolari.

SINISI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SINISI, relatore. Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione che fa riferimento all'ordine del giorno G21-quater.100, ma vale per tutti gli ordini del giorno. Come ha detto il presidente Marini all'inizio della seduta, gli ordini del giorno sono degli inviti al Governo, perché il Governo è in carica solo per gli atti di ordinaria amministrazione.

Siccome in alcuni testi si afferma "il Governo garantisce" e "il Governo si impegna", è chiaro che tutte queste evocazioni valgono come invito ed esortazione al Governo.

PRESIDENTE. Gli uffici li hanno predisposti sotto questa forma.

Poiché agli articoli 22 e 22-bis del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 22-ter del decreto-legge, che si intende illustrato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 22-ter.100.

EUFEMI (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, con tale emendamento richiamo una questione già affrontata in sede di discussione generale, ossia il problema degli sfratti. Secondo un'indagine commissionata dal Ministro delle infrastrutture, sono soltanto sei i Comuni (li ho indicati nell'emendamento, ossia Firenze, Milano, Napoli, Pisa, Roma e Torino) nei quali la legge n. 9 del 2007 ha prodotto più di trenta sfratti bloccati. È lì che esiste un problema abitativo che occorrerebbe risolvere. La vittoria di Rifondazione Comunista all'interno della coalizione ha imposto invece un blocco generalizzato anche dove questa emergenza abitativa non c'è.

Nella predisposizione di programmi che si sta operando, sia da parte di partiti del centro‑destra che del centro‑sinistra, viene posto il problema del mercato, della libera contrattazione, del rilancio delle politiche abitative, delle cedolari secche, delle imposte sostitutive: dopo però procediamo in questo senso, che è illogico e contro il buonsenso. Siamo favorevoli ad intervenire laddove c'è necessità e non dove non c'è alcuna necessità.

Per queste ragioni, signor Presidente, invito l'Assemblea a votare questo emendamento e chiedo il supporto della votazione elettronica.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Eufemi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 22-ter.100, presentato dal senatore Eufemi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 22-quater del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, sull'emendamento 22-quater.100 c'è il parere contrario della 5a Commissione, ma di questo non mi meraviglio perché ormai siamo abituati a tutto. Anche l'intero provvedimento ha il parere contrario della 5a Commissione, senza riferimenti all'articolo 81 della Costituzione: ciò rappresenta una forma edulcorata per proseguire l'iter di questo provvedimento. Poi però un titolo de «Il Sole 24 ORE» oggi parla di 1 miliardo di sfondamento del deficit dovuto rispetto all'intero provvedimento.

Signor Presidente, ho presentato anche un ordine del giorno in questo senso, per richiamare l'attenzione del Governo sul fatto che non si possono realizzare i piani secondo quanto viene indicato, cioè con tassi di rendimento del 3,1 per cento del capitale investito.

Allora, propongo e sollecito l'attenzione affinché siano portate a compimento le istruttorie, quanto meno quelle già avviate di particolare rilevanza sul piano sociale. È una mera indicazione per richiamare la contraddizione di questa norma soprattutto con riferimento ai fondi immobiliari che hanno necessità di intervenire e di realizzare introiti coerenti con l'investimento in termini di mercato.

Non insisto per la sua votazione.

PRESIDENTE.Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 22-quater.100 è improcedibile.

Inoltre, essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G22-quater.1 non verrà posto in votazione

Gli emendamenti 22-quater.0.101, 22-quater.0.100 e 22-septies.0.100 sono stati ritirati e trasformati nell'ordine del giorno G22-quater.100. Essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.

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Poiché all'articolo 22-quinquies del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 22-sexies del decreto-legge, che invito il presentatore ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, con l'articolo 22-sexies, si istituisce un commissario per il porto di Gioia Tauro e lo si paga 600.000 euro per l'anno 2008, 750.000 per l'anno 2009. Tutto il furore contro la casta e di moralizzazione è già finito, perché per gli amici degli amici i soldi si trovano.

La Lega è contraria.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 22-sexies.100.

VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTINO (AN). Signor Presidente, già in discussione generale avevamo manifestato la nostra contrarietà rispetto a questa ipotesi recata dall'articolo 22-sexies che definiamo veramente sconcertante ed offensiva. Naturalmente vogliamo ribadire anche in questa sede di dichiarazione di voto la nostra contrarietà più assoluta, invitando l'Assemblea ad una riflessione: è veramente sperpero di denaro pubblico quello che si sta realizzando in questo momento. Auspico pertanto un recupero di dignità da parte dell'Assemblea perché si possa evitare questo sconcio.

CARRARA (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARRARA (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 22-sexies. 100, presentato dal senatore Polledri.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Ricordo che all'articolo 22-septies è stato presentato l'emendamento 22- septies.0.100, ritirato e confluito nell'ordine del giorno G22-quater.100.

Ricordo che l'articolo 23 del decreto-legge è stato soppresso dalla Camera dei deputati.

Poiché all'articolo 24 del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, e poiché l'emendamento 24-bis.100riferito all'articolo 24-bis è stato ritirato, passiamo all'esame dell'ordine del giorno G24-bis. 1. Essendo stato accolto dal Governo, tale ordine del giorno non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 24-ter del decreto-legge, che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 24-ter.100, presentato dal senatore Eufemi.

Non è approvato.

Poiché all'articolo 24-quater del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 24-quinquies del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Prima di procedere alla votazione di tali emendamenti deve essere votato l'emendamento 13-bis.0.101, presentato dal senatore Saporito e da altri senatori.

Lo metto ai voti.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 24-quinquies.100, presentato dalla senatrice Pellegatta e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 24-quinquies.101, presentato dal senatore Bulgarelli e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 24-quinquies.102, presentato dal senatore Eufemi.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 24-quinquies.103, presentato dal senatore Pastore.

Non è approvato.

Gli emendamenti 24-sexies.0.100 e 24-sexies.0.101 si intendono ritirati.

Passiamo all'esame dell'articolo 25, su cui è stato presentato l'emendamento 25.100, che invito il presentatore ad illustrare.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, come i colleghi avranno verificato, poco fa mi sono rivolto all'Assemblea chiedendo che qualcuno mi desse la possibilità di continuare a parlare, visto che Unione Democratica per i consumatori all'interno del Gruppo Misto è l'unica componente che ha ultimato il tempo. Ringrazio i tanti amici e colleghi e i Capigruppo dei Gruppi del centro-sinistra per la grande disponibilità che non è arrivata. Ringrazio invece, senza ironia, il Gruppo di Forza Italia che mi ha messo a disposizione parte del suo tempo.

La democrazia è un esercizio difficile da mettere in pratica, perché non bisogna soltanto declamarlo appropriandosi di certe attribuzioni, ma bisogna essere capaci di praticarlo, a volte in silenzio, ed io ho l'obbligo di specificare che il silenzio in alcuni casi va rotto.

Signor Presidente, con questo emendamento sottopongo al Senato una serie di questioni significative. Mi rivolgo a tutti i colleghi della Commissione giustizia, a cominciare dal presidente Salvi e dai colleghi Caruso, Buccico, Di Lello Finuoli, Casson, Legnini e D'Ambrosio che vedo qui presenti. Quando abbiamo iniziato l'esame della finanziaria in Commissione giustizia su un punto siamo stati tutti d'accordo, maggioranza ed opposizione: eliminare una norma che vietava l'estensione del giudicato nella pubblica amministrazione. È stato votato all'unanimità dalla Commissione un documento pubblico; il Governo è andato avanti e non ha recepito nella prima lettura in Commissione della finanziaria l'emendamento da me presentato ed in Aula ha invitato i colleghi della Commissione giustizia a fare memoria di un percorso condiviso; alla fine il Senato, dopo una discussione ampia e attenta, ha cancellato quella norma.

Vi sembra mai possibile che, dopo un percorso democratico e partecipato iniziato in Commissione e che ha visto tutte le componenti della Commissione giustizia, e poi tutte le componenti dell'Aula, interessate ad un accordo unanime volto a stabilire che una norma come quella non può avere diritto di cittadinanza, adesso, con un decreto "marchetta" come questo, venga di nuovo cancellata quella volontà espressa in maniera consapevole dal Senato con una discussione vera? Ho pertanto ritenuto di dover presentare un emendamento soppressivo di una norma che suona come un cazzotto negli occhi che il Governo dà al Parlamento, nel momento in cui non recepisce un'indicazione ed una volontà precisa. Il Governo crede davvero che con i decreti‑legge può tentare di turlupinare la legittima volontà espressa dalle Aule parlamentari? È mai possibile non prendere atto di quanto liberamente il Parlamento ha deciso? (Applausi dal Gruppo FI).

È un affronto gravissimo (e mi dispiace che sia qui presente il sottosegretario Lettieri, che probabilmente non conosce la vicenda), perché poi è facile gestire annullando i risultati di un confronto democratico come quello che si è svolto.

Colleghi, vi chiedo di votare questo emendamento che di nuovo sopprime tale norma, in primo luogo perché nel ragionamento che abbiamo svolto in Commissione ci siamo resi conto di come nel comparto pubblico non rendere possibile l'estensione del giudicato significa, innanzi tutto, determinare un aggravio di spese. È infatti chiaro che, se un dipendente pubblico va davanti al TAR, chiede una decisione e questa diventa esecutiva, l'ente pubblico ha interesse ad applicarla a tutti coloro che si trovano nella stessa condizione, per evitare di affrontare altri cento giudizi. Quindi, c'è un risparmio evidente. C'è poi un atteggiamento illegittimo, perché così facendo, vietandosi all'amministrazione pubblica l'estensione del giudicato, in effetti si fa in modo che qualcuno possa essere favorito, magari mettendo in condizione l'ente pubblico di non costituirsi al momento opportuno in giudizio, sapendo che quel giudicato favorevole nei confronti di qualcuno non potrà essere esteso. È allora una questione di palmare evidenza.

In secondo luogo, e scusatemi, evitiamoci la schizofrenia di aver fatto una norma discutibile quanto vogliamo, condivisibile o no, sulla class action, che cerca di estendere gli effetti di un giudicato favorevole a tutti coloro che si trovano nella stessa situazione per poi invece impedire alla pubblica amministrazione di estendere in maniera precisa un giudicato favorevole.

Se c'è qualcuno che vuole convincermi del contrario sono pronto a condividere le sue tesi e a modificare la mia idea. Penso però che non si tratti di dire sì o no ad un emendamento presentato dal senatore Manzione, ma di dire sì o no ad un'Aula che rivendica la sua dignità, ad un Parlamento che, pur se alla fine di un percorso, ha il dovere di ritenersi unico interprete di quel potere legislativo (nella specie, quello del Senato) che solo eccezionalmente viene affidato al Governo e che, con un escamotage come quello contenuto nella finanziaria, non può essere limitato.

Signor Presidente, le preannunzio infine la mia volontà di richiedere la votazione a scrutinio simultaneo per l'emendamento 25.100.

SINISI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SINISI, relatore. Signor Presidente, il divieto di estensione del giudicato è un principio fondamentale della nostra conoscenza e dottrina giuridica. Ovviamente, come ho detto in precedenza, sono disponibile ad accogliere ordini del giorno che volgano nel senso di invitare il Governo ad attuare questo rimedio, che è semplicemente di prevenzione nei confronti di ulteriori liti, con la gradualità necessaria e con la prudenza che serve al buon andamento della pubblica amministrazione.

Se il collega Manzione ritirasse il suo emendamento e proponesse un ordine del giorno che volga in questa direzione non avrei nessuna difficoltà ad accoglierlo.

PRESIDENTE. Colleghi, vi devo comunicare una correzione. Prima, per errore, abbiamo votato gli emendamenti 24-quinquies.100 e 24-quinquies.101 che erano stati trasformati nell'ordine del giorno G24-quinquies.100 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione. Quindi, annullo le due precedenti votazioni.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, mantengo l'emendamento 25.100 e confermo la richiesta di votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 25.100, presentato dal senatore Manzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Poiché all'articolo 25-bis non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 26 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 26.100.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G26.1 non sarà posto ai voti.

Poiché agli articoli 26-bis e 27 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 28 del decreto-legge, che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 28.100, presentato dal senatore Polledri.

Non è approvato.

Ricordo che l'emendamento 28-bis.0.500 è stato trasformato nell'ordine del giorno G28.0.500, che invito la presentatrice ad illustrare.

BONFRISCO (FI). Signor Presidente, ruberò pochi minuti a questo dibattito perché è meglio discutere il meno possibile questo decreto‑legge, visto ciò che si trascina dietro, che noi non condividiamo affatto, ma anche per il tema che non ha bisogno di essere molto approfondito e che pongo attraverso un emendamento che so essere ai limiti dell'ammissibilità e che quindi volentieri, in omaggio al Regolamento, trasformo in ordine del giorno anche poco vincolante, visto che si tratta di un semplice invito al Governo.

È infatti evidente che sotto gli occhi impassibili di questo Governo sono emersi dati drammatici in ordine all'utilizzo di strumenti di finanza derivata, dei cosiddetti swap, largamente e massicciamente utilizzati e proposti dalle banche, soprattutto nelle aree più ricche del Paese, senza alcun controllo da parte di chicchessia.

Ciò avviene su due fronti entrambi delicati: quello degli enti locali, per quanto riguarda la ristrutturazione del loro debito, e quello delle imprese, per quanto riguarda la loro crescente difficoltà finanziaria, non solo in ordine a Basilea 2 (che sta per arrivare), ma soprattutto in ordine alle difficoltà del nostro sistema delle imprese, in particolare quelle piccole e medie, rispetto a un sistema del credito che continua a essere sordo alle reali esigenze di sviluppo economico dei nostri territori. Però, invece di aiutare e accompagnare questo sistema del credito verso le esigenze reali dei nostri cittadini e territori, lo copriamo colpevolmente quando talune banche del sistema italiano e moltissime del sistema internazionale utilizzano i nostri territori, le nostre imprese, il nostro risparmio come terreno di conquista e nient'altro.

Non vorrei dilungarmi ulteriormente, ma in sintesi quest'ordine del giorno prevede che il Governo superi quel limite e quella timidezza imperdonabile che si è dato in occasione dell'ultima finanziaria e affronti davvero, nonostante l'inizio di un percorso più trasparente che comunque il Governo in questa finanziaria ha reso possibile, il tema della gestione dei contratti inerenti strumenti finanziari strutturati, cosiddetti derivati, che hanno messo in ginocchio molte imprese e sotto giudizio i bilanci di molti enti locali.

Invitiamo il Governo ad affrontare questo tema con tempestività. Approfitto della presenza del sottosegretario Lettieri, che ne è stato un buon testimone, per ricordare l'iniziativa e l'ampio dibattito che si è svolto in questo ramo del Parlamento durante i lavori della finanziaria, ma ricordo anche il suo e il nostro fallimento allorquando persino il relatore della finanziaria, il senatore Legnini, che solitamente è il depositario di un'importante linea di condivisione tra Parlamento e Governo, ha dovuto piegare la testa di fronte ad un Governo cieco e sordo che, al dilagare di un fenomeno che ha messo in difficoltà tutti, ha preferito invocare semplicemente - e di ciò comunque gli diamo atto - un criterio di maggiore trasparenza.

Chiediamo qualcosa di più e ci auguriamo che anche questo tema nella presente campagna elettorale possa davvero aiutarci a trovare le utili condivisioni e concertazioni laddove servissero, ma non ci faccia dimenticare che, se siamo stati eletti in rappresentanza dei nostri cittadini e quindi anche dei nostri imprenditori e dei Comuni in cui viviamo e tentiamo di rappresentare la politica di questo Paese, non possiamo dimenticarci che non possiamo essere, questa volta con i risparmiatori ma anche con le banche: noi dobbiamo essere o a fianco dei risparmiatori o con le banche. E io invito tutti a sostenere i risparmiatori e i cittadini di questo Paese. (Applausi dai Gruppi FI e LNP).

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G28.0.500 non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 29 del decreto-legge che invito i presentatori ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, accolgo l'invito a trasformare l'emendamento 29.100 in ordine del giorno.

PRESIDENTE. L'emendamento 29.101 si intende illustrato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G29.100 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'emendamento 29.101, presentato dal senatore Peterlini e da altri senatori.

Non è approvato.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 29 del decreto-legge, che invito il presentatore ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 29.0.100.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G29.0.100 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.

Poiché all'articolo 29-bis non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 29-ter del decreto-legge che invito il presentatore ad illustrare.

D'ALÌ (FI). Signor Presidente, mi sorprende il fatto che la 5a Commissione abbia espresso parere contrario sull'emendamento 29-ter.0.100 dal momento che la proroga in esso prevista è indirizzata all'utilizzo di stanziamenti già esistenti e non di nuovi. Ritengo che sia un parere finalizzato ad evitare di sottolineare l'importanza di questo emendamento. Mi rivolgo soprattutto a coloro che negli anni - il Gruppo dei Verdi tra gli altri - si sono battuti per l'avvio di un programma serio di utilizzazione del bioetanolo nel nostro Paese: se non dovesse essere approvata questa proroga il programma subirebbe una battuta d'arresto difficilmente recuperabile e tutto il lavoro che è stato fatto negli anni passati a favore del comparto agricolo ma soprattutto dell'energia alternativa derivante, appunto, da sottoprodotti dell'agricoltura si vanificherebbe.

È una semplice proroga dell'utilizzo di fondi già esistenti. Quindi, prescindendo dal parere contrario della 5ª Commissione che - a mio giudizio - è finalizzato solamente a depotenziare la possibile approvazione di questo emendamento, chiedo a quindici colleghi di sostenere la mia richiesta e naturalmente di votarlo favorevolmente.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore D'Alì, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 29-ter.0.100, presentato dal senatore D'Alì.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Agli articoli 29-quater, 30 e 32 non sono stati presentati emendamenti, mentre l'articolo 31 è stato soppresso dalla Camera dei deputati. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 32-bis del decreto-legge, che si intende illustrato.

Metto ai voti l'emendamento 32-bis.100, presentato dal senatore Polledri.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 33 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, per quanto riguarda gli emendamenti presentati all'articolo 33, credo che il cattivo esempio della gestione dei rifiuti di Napoli sia sotto gli occhi di tutti. Si tratta di soldi, centinaia di milioni di euro, che non servono a risolvere il problema, ma a continuare le clientele: non ci sarà un chilo di rifiuti che andrà via dalle strade di Napoli, ma ci sarà qualche amico dei compagni che si arricchirà. Per questo chiediamo all'Aula la soppressione dell'articolo 33.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 33.100, presentato dal senatore Stefani e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 33.101, presentato dal senatore Stefani e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame dell'emendamento tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 33 del decreto-legge, che invito il presentatore ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, dato che l'emendamento 33.0.100 non è inerente al problema dei rifiuti di Napoli, vorrei trasformarlo in ordine del giorno.

SINISI, relatore. Ritengo che potrebbe essere accolto come invito al Governo.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Concordo con il relatore.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G33.0.100 non verrà posto in votazione.

Poiché agli articoli 33-bis e 34 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 34-bis del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Metto ai voti l'emendamento 34-bis.100, presentato dal senatore Mantovano.

Non è approvato.

Ricordo che l'emendamento 34-bis.101 è inammissibile.

Poiché all'articolo 34-ter non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 35 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 35.0.100 e lo trasformo in un ordine del giorno.

Inoltre, ritiro i successivi emendamenti 35.0.101 e 35.0.102.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G35.0.100 non verrà posto in votazione.

Poiché all'articolo 35-bis del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'ordine del giorno G36.100, che si intende illustrato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G36.100 non verrà posto in votazione.

Passiamo agli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 36-bis del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Metto ai voti l'emendamento 36-bis.100, presentato dal senatore Polledri.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 36-bis.101, presentato dal senatore Polledri.

Non è approvato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G36-bis.100 non verrà posto in votazione.

Ricordo che l'emendamento 36-bis.0.100 è inammissibile.

Ricordo altresì che l'emendamento 37.100, riferito all'articolo 37 del decreto-legge, è inammissibile.

Passiamo all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 37.

L'emendamento 37.0.100 si intende ritirato.

Invito il presentatore ad illustrare il successivo emendamento 37.0.101.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula su un argomento che ritengo importante. Questo è un decreto milleproroghe in cui si dovrebbe inserire una proroga autentica che sarebbe necessaria: mi riferisco al modello 770 semplificato. Dovrebbe essere prorogato il termine per consentire una serie di adempimenti che sono stati introdotti recentemente e che determinano anche modifiche ai software, da cui deriva la necessità, soprattutto per il mondo artigiano, di avere più tempo a disposizione. Il termine scadrà il 31 marzo. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Commissione finanze, sempre molto attenti a questi problemi, alla senatrice Thaler Ausserhofer e ai senatori Benvenuto e Barbolini. Vi è questa necessità: si tratta di intervenire rispetto ad un problema che sta emergendo soprattutto per questi soggetti.

Dunque, chiedo al Governo, ove non fosse possibile intervenire per via amministrativa, di intervenire per via legislativa. È vero che molte volte abbiamo dato all'Agenzia dalle entrate poteri forse superiori alla necessità, ma forse, in questo caso, sarebbe opportuno prevedere una qualche forma di soddisfazione.

Se il relatore e il rappresentante del Governo sono disponibili all'accoglimento, chiedo di trasformare l'emendamento 37.0.101 in ordine del giorno. Se invece questo non fosse possibile, insisto per la votazione. Per queste ragioni, Presidente, sollecito il Governo a dare una risposta.

PRESIDENTE. Senatore Sinisi, accoglie la richiesta del senatore Eufemi?

SINISI, relatore. Signor Presidente, confermando la mia disponibilità all'accoglimento di un ordine del giorno che contenga un invito al Governo, voglio solo far presente al senatore Eufemi che la proroga che lui richiede è compatibile con un nuovo Governo, che avrà la possibilità certamente di ascoltare, non solo con grande attenzione come stiamo facendo noi, ma anche con maggiore possibilità di manovra la sua richiesta.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, capisco che il relatore voglia delegare al futuro Governo. Il problema è che il termine scade a marzo, mentre il Governo si formerà successivamente.

Chiedo, pertanto, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 37.0.101.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 37.0.101.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Eufemi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 37.0.101, presentato dal senatore Eufemi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 37-bis, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

SINISI, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento e favorevole sull'ordine del giorno.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 37-bis.100 (già 37.0.100), presentato dal senatore Eufemi.

Non è approvato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G37-bis.1 non verrà posto in votazione.

Poiché all'articolo 37-ter non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 38, che invito il presentatore ad illustrare.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 38.100 e lo trasformo in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi su tale ordine del giorno.

SINISI, relatore. Esprimo parere favorevole.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G38.100 non verrà posto in votazione.

Poiché all'articolo 38-bis non sono stati presentati emendamenti e poiché l'emendamento 38-bis.0.100 si intende ritirato, passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 39, che si intendono illustrati.

Metto ai voti l'emendamento 39.100, presentato dai senatori Grillo e Baldini.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 39.101, presentato dai senatori Grillo e Baldini.

Non è approvato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G39.100 non verrà posto in votazione.

Poiché agli articoli 40, 40-bis, 41, 41-bis e 42 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'emendamento riferito all'articolo 42-bis del decreto-legge, che invito il presentatore ad illustrare.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, nell'approvare la finanziaria, noi abbiamo varato una norma contenuta nell'articolo 2, comma 29, che sostanzialmente riduceva il numero delle circoscrizioni di decentramento comunale attraverso la modifica dei parametri demografici. Con un emendamento introdotto alla Camera, invece, si è tentato di sterilizzare momentaneamente tale riforma e di sospendere l'efficacia della disposizione contenuta nella finanziaria. Non entro nel merito della valutazione fatta, ma pongo soltanto un problema tecnico.

La dizione utilizzata dall'emendamento approvato alla Camera è che le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 29, della legge n. 244 del 2007, relative alle circoscrizioni, si applicano a decorrere dalle elezioni successive alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Quindi, della data di pubblicazione del decreto. Proprio perché la Camera ha introdotto un testo che recita «a decorrere dalle elezioni», il procedimento elettorale preparatorio non avviene sotto l'egida della riforma. Conseguentemente, i prefetti sono obbligati a convocare i comizi elettorali circoscrizionali utilizzando la vecchia normativa, proprio perché la definizione utilizzata è impropria.

Questo emendamento serve a correggere - e non entro nel merito della disposizione - un'anomalia che creerà non pochi problemi. Infatti, la modifica introdotta dalla Camera, a parte la questione di merito, è tecnicamente scorretta.

Ecco perché dico al Governo e al relatore che in questo caso sarebbe teoricamente possibile valutare l'esistenza e la capacità di indirizzo che il Governo può utilizzare per evitare che una disposizione, avente un contenuto di modifica chiaro ma formulata male, crei non pochi imbarazzi.

Aspetto la replica del Governo e del relatore per decidere come atteggiarmi sulla richiesta di voto.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, ho invitato il senatore Manzione ed altri senatori che hanno presentato emendamenti a trasformarli in ordini del giorno proprio perché la valutazione del Governo in ordine a questi aspetti, d'intesa con la Conferenza unificata, cioè con i rappresentanti delle autonomie locali, porterà sicuramente ad una migliore applicazione della norma modificata dalla Camera dei deputati.

PRESIDENTE. Senatore Manzione, intende accogliere questo invito?

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, mi permetto di precisare al Governo che ci sono emendamenti che possono essere trasformati in ordini del giorno, perché stabiliscono un indirizzo che può essere significativo, ed altri no. Questo, ad esempio, può essere trasformato. Però l'atteggiamento un po' grossier utilizzato dal Governo e dal relatore è un'offesa per questa Assemblea, che ha la capacità di comprendere quali sono gli indirizzi che possono essere sposati dal Governo e quali, invece, proprio perché sovvertono un'indicazione normativa, sono gli emendamenti che non possono essere trasformati.

Per quello in esame, come ho detto, c'è la possibilità di coltivare questo spazio e quindi aderisco all'invito e lo trasformo in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G42-bis.100 non verrà posto in votazione.

Onorevoli colleghi, devo fare una precisazione: gli emendamenti 39.100 e 39.101, che sono stati poc'anzi votati, erano stati trasformati nell'ordine del giorno G39.101. Pertanto annullo le precedenti votazioni.

Essendo stato accolto dal Governo, tale ordine del giorno non verrà posto in votazione.

Poiché all'articolo 43 non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 44, che si intendono illustrati.

Metto ai voti l'emendamento 44.100, presentato dal senatore Polledri.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 44.101, presentato dal senatore Bonadonna.

Non è approvato.

All'articolo 44-bis non sono stati presentati emendamenti. L'emendamento 44-bis.0.100 è stato ritirato. All'articolo 45 non sono stati presentati emendamenti, mentre gli emendamenti 46.100, 46.101, 46.102 e 46.103 sono stati dichiarati inammissibili.

All'articolo 46-bis non sono stati presentati emendamenti, mentre l'emendamento 46-bis.0.100 è stato dichiarato inammissibile.

Poiché agli articoli 47, 47-bis e 47-ter non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 47-quater, che si intende illustrato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 47-quater.100.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, poiché intendo intervenire sul successivo emendamento, per ragioni di tempo raccomando semplicemente all'Aula di approvare questo emendamento, dal contenuto estremamente chiaro, e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Manzione, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 47-quater.100, presentato dal senatore Manzione.

Non è approvato.

All'articolo 47-quinquies non sono stati presentati emendamenti, mentre gli emendamenti 47-quinquies.0.100, 47-quinquies.0.101 47-quinquies.0.102, 47-quinquies.0.103 e 47-quinquies.0.104, tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 47-quinquies, sono stati ritirati.

Poiché agli articoli 48, 49 e 49-bis del decreto-legge non sono stati presentati emendamenti, passiamo all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 49-ter del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

IOVENE (SDSE). Signor Presidente, discutendo in merito all' emendamento 49-ter.100, volto a sopprimere l'articolo 49-ter, dal momento che alla Camera dei deputati è stata introdotta una norma che equipara la Croce rossa italiana, che è un ente di diritto pubblico, alle organizzazioni di volontariato, determinando un vulnus drammatico, avevo concordato, di fronte alla richiesta di ritiro da parte del relatore, la presentazione di un ordine del giorno che ora intendo proporre all'Aula.

Esso recita: «Il Senato, visto l'articolo 49-ter del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini, così come modificato dalla Camera dei deputati, che al fine della stabilizzazione dei precari della Croce rossa italiana le consente l'iscrizione ai registri previsti dalle leggi sul volontariato, sull'associazionismo di promozione sociale, sulla donazione del sangue e sull'immigrazione, equiparando la Croce rossa italiana che, unico caso al mondo, è nel nostro Paese ente di diritto pubblico, al volontariato e all'associazionismo, nonostante il parere negativo del Consiglio di Stato e quello espresso dalla Commissione sanità del Senato in occasione dell'esame del provvedimento, considerata questa equiparazione, seppur provvisoria, sbagliata e lesiva delle attività e delle prerogative del mondo associativo italiano ed in palese contraddizione con lo svilupparsi normativo e gli indirizzi di Governo degli ultimi decenni, rappresentando inoltre un pericoloso precedente, preso atto della grande preoccupazione e della ferma protesta manifestata da tutto il volontariato e l'associazionismo del nostro Paese, invita il Governo a risolvere la vicenda dei precari della Croce rossa italiana attraverso misure diverse e più consone, evitando lo scardinamento di tutta la normativa sul no profit consolidata dal 1991 in poi.».

L'ordine del giorno è firmato, oltre che dal sottoscritto, anche dalla senatrice Valpiana e dal senatore Silvestri.

EUFEMI (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUFEMI (UDC). Davvero non comprendo, signor Presidente, la disinvoltura con cui viene presentato un ordine del giorno senza averne, per così dire, traccia. Si tratta di una questione estremamente delicata.

È vero che il decreto-legge in esame, cosiddetto milleproroghe, si compone ormai di 105 articoli e 200 pagine di testo, però fare affermazioni, quali quelle che sono state fatte, che sconfessano il significato della norma che proviene dalla Camera dei deputati credo rappresenti un atto di disinvoltura estremamente grave.

Faccio tale affermazione perché la scelta operata dalla norma va nella direzione di riconoscere le associazioni di volontariato soprattutto nell'ambito dei comitati locali. È questo il significato: se non partecipano al registro del volontariato, i servizi locali non possono essere riconosciuti, quindi ne restano esclusi.

È questo l'aspetto che vogliamo sottolineare e lo dico rispondendo anche alle preoccupazioni precedentemente espresse dal senatore Bobba fuori da quest'Aula. Questo è il punto. Per poter essere annoverati fra tali servizi è necessario il riconoscimento.

Pertanto, signor Presidente, non condivido affatto l'idea di trasformare l'emendamento 49-ter.100 in un ordine del giorno. Prego, anzi, il Governo di non cadere nella grave contraddizione di aver accettato una norma alla Camera, disconosciuta poi attraverso un ordine del giorno accolto al Senato. Questa è la gravità dell'atto che si sta compiendo in questo momento.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G49-ter.100 e G49-ter.1, non verranno posti in votazione.

Colleghi, abbiamo così concluso l'esame degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge in esame. Considerando che abbiamo ancora a nostra disposizione poco più di 30 minuti e che restano dei tempi residui per le dichiarazioni di voto, propongo di esaminare alcuni dei restanti punti all'ordine del giorno, come le comunicazioni relative a convalide di senatori, la costituzione in giudizio e le ratifiche di accordi internazionali, rinviando le dichiarazioni di voto e il voto finale del disegno di legge n. 2013 all'odierna seduta pomeridiana.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Presidente, mi scusi, ma ho presentato un emendamento riferito all'articolo 51-bis, che non è stato menzionato. Si tratta dell'emendamento volto a sopprimere l'articolo, relativo ai rimborsi di spese elettorali.

PRESIDENTE. Non ci risulta, senatore Manzione.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). È stato depositato insieme agli altri. La prego di invitare gli Uffici a verificare, perché si tratta di un emendamento con il quale si intende sopprimere l'articolo 51‑bis ed era quello per il quale avevo mantenuto il tempo a disposizione, essendo il più significativo, secondo me, di un atteggiamento che andava sottolineato. Poiché ha una valenza politica significativa, signor Presidente...

PRESIDENTE. Effettueremo immediatamente una verifica.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Così come, signor Presidente, ho l'impressione che sugli atti della Giunta, sia quelli relativi alle convalide, sia quelli relativi ai conflitti di attribuzioni, sia necessario svolgere un dibattito compiuto e approfondito. Le convalide riguardano 20 Regioni.

Se lei immaginava vi fosse una disponibilità ad affrontare compiutamente tali questioni in breve termine, ho l'impressione che non sia così. Tuttavia, io rappresento la più piccola delle componenti; dunque, vorrei ascoltare anche esponenti di altri Gruppi.

Chiaramente la questione principale che le pongo è quella relativa all'emendamento riferito all'articolo 51-bis del decreto-legge.

La prego pertanto, signor Presidente, di voler lasciare aperta una parentesi in proposito, perché proprio in considerazione di quell'emendamento ho rinunciato ad intervenuti sugli altri.

PRESIDENTE. L'emendamento cui lei si riferisce, senatore Manzione, sarebbe comunque l'ultimo. Tuttavia, per quanto mi riguarda non ne ho traccia, quindi farò effettuare una verifica.

Senato, composizione (ore 12,58)

PRESIDENTE. Informo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, nella seduta del 21 gennaio 2008, ha verificato non essere contestabile la seguente elezione e, concorrendo nell'eletto le qualità richieste dalla legge, l'ha dichiarata valida:

per la Regione Piemonte: Turigliatto Franco.

Do atto alla Giunta di questa sua comunicazione e dichiaro convalidata tale elezione.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, su questa comunicazione io le chiedo di poter tenere una discussione (così come prevede il Regolamento e così come è avvenuto in altri casi, per esempio quando ci fu il caso del senatore Bobba), proprio perché secondo me ciò è emblematico di un qualcosa che è stato consumato all'interno dell'Aula della Giunta, ma che in qualche modo dovrebbe interessare complessivamente tutta l'Assemblea.

Il problema non è quello di verificare il percorso utilizzato per la Regione Piemonte, che diventa simbolo. Il problema è verificare come l'istituto dell'autodichia venga utilizzato in questo caso specifico e poi, riverberando effetti sulle altre Regioni, complessivamente in tutta la materia delle convalide. Perché?

Come lei sa, signor Presidente - d'altra parte si ragionava della legge che porta il suo nome, la cosiddetta legge Calderoli - c'era il problema della valutazione della possibilità di attribuire seggi a quelle liste che avessero riportato meno del 3 per cento in Regioni dove non fosse stata raggiunta la soglia del 55 per cento. Su questa problematica, che è stata la prima e che ha contraddistinto la valutazione in Regione Piemonte, c'è stato un comitato inquirente, con un'attività istruttoria molto approfondita; la Giunta, in qualche modo, è riuscita ad avere l'avallo di una serie di pareri che sono serviti a determinare una linea guida.

Il problema qual è? Il problema, signor Presidente, è che, proprio per cercare di essere obiettivi (io ero il relatore per la Regione Piemonte) e al di là del fatto che nella fattispecie si ragionava dell'ipotesi che toccava il collega Turigliatto (ma questo fatto è occasionale, perché qualunque altro collega poteva essere interessato dalla vicenda), la Giunta e il relatore si sono posti il problema della possibilità di intervenire su una normativa che, quantomeno, si prestava a dubbi interpretativi che lasciavano prefigurare una prevedibile illegittimità costituzionale della norma, proprio nella misura in cui la normativa non prevedeva una soglia specifica né in basso (in una fattispecie, infatti, il 3 per cento non veniva menzionato) né in alto nell'attribuzione dei seggi.

Questa recriminazione, signor Presidente, è diventata più attuale dopo la pronuncia della Corte costituzionale in merito alla dichiarazione di ammissibilità delle consultazioni referendarie. La Corte costituzionale, nel dichiarare ammissibile il referendum che era stato proposto, ha espressamente detto in un inciso che ci sono forti dubbi (anche se questo riguardava il merito e non l'oggetto specifico dell'ammissibilità della proposta referendaria) proprio per il fatto che non è stata prevista una soglia come tetto per l'attribuzione dei seggi e quindi per fare in modo che scattasse il premio di maggioranza.

Su questo punto - lo dico perché resti agli atti - nella Giunta si è svolto un dibattito molto vivace, con un confronto che ha avuto toni anche molto aspri, ma comunque con un'attività di studio che è rintracciabile direttamente sul sito della Giunta, proprio perché, come le dicevo in apertura, c'è stato l'apporto di tantissimi professori, cattedratici e studiosi della scienza elettorale, che hanno contribuito a darci uno spaccato. Qual è lo spaccato? Purtroppo quella norma si presta a sensibili dubbi di legittimità costituzionale. Questo lavoro, signor Presidente, è stato svolto addirittura l'anno scorso, nel 2006 e agli inizi del 2007, ed è stato poi corroborato da quello che la Corte costituzionale ha detto.

Su questo punto, secondo me, sarebbe stato opportuno aprire una riflessione. Vedo tanti colleghi, ad esempio i senatori Boccia e Pastore, che con me si sono appassionati della vicenda.

Se questo non sarà, perché consideriamo l'Aula il terminale asettico di decisioni che poi alla fine, nella situazione in cui siamo, non interessano più nessuno, quantomeno avrò lasciato agli atti, per coloro i quali dovessero cercare di comprendere qual è l'attività che è stata svolta, un riferimento che, se poi proteso verso il lavoro della Giunta, vedrà la possibilità di un approfondimento che in questa materia effettivamente c'è stato.

PRESIDENTE. Informo altresì che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, nella seduta del 26 febbraio 2008, ha verificato non essere contestabili le seguenti elezioni e, concorrendo negli eletti le qualità richieste dalla legge, le ha dichiarate valide:

Per la Regione Emilia-Romagna: Albonetti Martino, Balboni Alberto, Barbolini Giuliano, Berselli Filippo, Bettamio Giampaolo, Bianconi Laura, Cossutta Armando, Enriques Federico, Grassi Claudio, Libè Mauro, Lunardi Pietro, Manzella Andrea, Marcora Luca, Mercatali Vidmer, Morselli Stefano, Pera Marcello, Pignedoli Leana, Polledri Massimo, Soliani Albertina, Vitali Walter e Zavoli Sergio.

Per la Regione Liguria: Banti Egidio, Biondi Alfredo Paolo, Bornacin Giorgio, Gaggio Adelaide Cristina, Mazzarello Graziano Giorgio, Ranieri Andrea, Rossa Sabina e Saro Giuseppe Ferruccio.

Per la Regione Campania: Barbato Tommaso, Barbieri Roberto, Brutti Massimo, Carloni Annamaria, Coronella Gennaro, Cusumano Stefano, De Simone Andrea Carmine, De Gregorio Sergio, Follini Giuseppe, Girfatti Antonio Franco, Giuliano Pasquale, Iannuzzi Raffaele, Izzo Cosimo, Maccanico Antonio, Malvano Franco, Manzione Roberto, Novi Emiddio, Palumbo Aniello, Paravia Antonio, Pecoraro Scanio Marco, Pisanu Giuseppe, Polito Antonio, Pontone Francesco, Scalera Giuseppe, Stracquadanio Giorgio Clelio, Sodano Tommaso, Tecce Raffaele, Vano Olimpia, Viespoli Pasquale e Villone Massimo.

Per la Regione Lazio: Allegrini Laura, Augello Andrea, Baccini Mario, Barelli Paolo, Bonadonna Salvatore, Burani Procaccini Maria, Cicolani Angelo Maria, Cursi Cesare, De Petris Loredana, Fazzone Claudio, Fisichella Domenico, Forte Michele, Gagliardi Rina, Gasbarri Mario, Gramazio Domenico, Guzzanti Paolo, Larizza Pietro, Marini Giulio, Marino Ignazio Roberto, Mele Giorgio, Montino Esterino, Pasetto Giorgio, Pisa Silvana, Storace Francesco, Tofani Oreste, Ventucci Cosimo e Zanda Luigi Enrico.

Per la Regione Puglia: Azzollini Antonio, Barba Vincenzo, Caforio Giuseppe, Costa Rosario, Giorgio Giuseppe, Curto Euprepio, Cutrufo Mauro, Divella Francesco, Latorre Nicola, Lorusso Antonio, Mantovano Alfredo, Marconi Luca, Mongiello Colomba, Morra Carmelo, Nardini Maria Celeste, Nessa Pasquale, Piglionica Domenico, Procacci Giovanni, Ria Lorenzo Emilio, Ruggeri Salvatore, Salvi Cesare e Sinisi Giannicola.

Per la Regione Abruzzo: Angius Gavìno, De Angelis Marcello, Di LeIlo Finuoli Giuseppe, Legnini Giovanni, Marini Franco, Pastore Andrea, Piccone Filippo.

Per la Regione Basilicata: Adduce Salvatore, Boccia Antonio, Buccico Emilio Nicola, Di Siena Piero, Palermo Anna Maria, Taddei Vincenzo e Viceconte Guido.

Per la Regione Calabria: Bruno Francesco, Fuda Pietro, Gentile Antonio, Giannini Fosco, Iovene Antonio, Mastella Mario Clemente, Piattelli Giancarlo, Trematerra Gìno, Valentino Giuseppe e Villecco Rosa Maria.

Per la Regione Friuli-Venezia Giulia: Antonione Roberto, Bordon Willer, Brisca Menapace Lidia, Camber Giulio, Collino Giovanni, Gabana Albertino e Pegorer Carlo.

Per la Regione Lombardia: Baio Dossi Emanuela, Bassoli Fiorenza, Binetti Paola, Boccia Maria Luisa, Bodini Paolo, Bosone Daniele, Butti Alessio, Buttiglione Rocco, Cantoni Gianpiero Carlo, Capelli Giovanna, Carrara Valerio, Caruso Antonino, Castelli Roberto, Colli Ombretta, Colombo Marco Furio, Comincioli Romano, Confalonieri Giovanni, D'Ambrosio Gerardo, Danieli Franco, Dell'Utri Marcello, Del Pennino Antonio, Del Roio José Luiz, Fontana Carlo Ferruccio Antonio, Fruscio Dario, Galardi Guido, Galli Dario, Grillo Luigi Lorenzo, Leoni Giuseppe, Losurdo Stefano, Maffioli Graziano, Maninetti Luigi, Mantica Alfredo Luigi, Palma Nitto Francesco, Pellegatta Maria Agostina, Pianetta Enrico, Pirovano Ettore Pietro, Possa Guido, Ripamonti Natale, Roilo Giorgio, Rossi Paolo, Rotondi Gianfranco, Scotti Luigi, Silvestri Gianpaolo, Sterpa Egidio, Tomassini Antonio, Valditara Giuseppe e Zanone Valerio Riccardo.

Per la Regione Marche: Amati Silvana, Baldassarri Mario, Calvi Guido, Casoli Francesco, Ciccanti Amedeo, Emprin Gilardini Erminia, Magistrelli Marina e Rossi Fernando.

Per la Regione Molise: Di Bartolomeo Luigi e Massa Augusto.

Per la Regione Sardegna: Bulgarelli Mauro, Cabras Antonio, Delogu Mariano, Fantola Massimo, Ladu Salvatore, Massidda Piergiorgio, Martone Francesco, Nieddu Gianni e Sanciu Fedele.

Per la Regione Sicilia: Adragna Benedetto, Battaglia Antonio, Battaglia Giovanni, Bianco Vincenzo, Centaro Roberto, D'Alì Antonio, Fazio Bartolo, Ferrara Mario Francesco, Finocchiaro Anna Maria Paola Luigia, Firrarello Giuseppe, Garraffa Costantino, Giambrone Fabio, Liotta Santo, Mannino Calogero, Mauro Giovanni, Montalbano Accursio, Nania Domenico, Naro Giuseppe, Papania Antonino, Pionati Francesco, Pistorio Giovanni, Russo Spena Giovanni, Schifani Renato, Strano Antonino, Vizzini Carlo e Ziccone Guido.

Per la Regione Toscana: Allocca Salvatore, Amato Pietro Paolo, Baldini Massimo, Bellini Giovanni, Caprili Milziade Silvio, D'Amico Natale Maria Alfonso, Dini Lamberto, Filippi Marco, Franco Vittoria, Livi Bacci Massimo, Magnolfi Beatrice Maria, Matteoli Altero, Mugnai Franco, Palermi Manuela, Poli Nedo Lorenzo, Quagliariello Gaetano, Scarpetti Lido e Totano Achille.

Per la Regione Trentino-Alto Adige: Divina Sergio, Molinari Claudio, Peterlini Oskar, Pinzger Manfred, Santini Giacomo, Thaler Ausserhofer Helga e Tonini Giorgio.

Per la Regione Umbria: Asciutti Franco, Brutti Paolo, Ferrante Francesco, Formisano Aniello, Monacelli Sandra, Saporito Learco e Zuccherini Stefano.

Per la Regione Veneto: Alberti Casellati Maria Elisabetta, Bonfrisco Anna Cinzia, Casson Felice, De Poli Antonio, Donati Anna, D'Onofrio Francesco, Franco Paolo, Ghedini Niccolò, Giaretta Paolo, Lusi Luigi, Morando Enrico, Ramponi Luigi, Ronchi Edoardo, Rubinato Simonetta, Sacconi Maurizio, Saia Maurizio, Scarpa Bonazza Buora Paolo, Selva Gustavo, Serafini Anna Maria, Stefani Stefano, Stiffoni Piergiorgio, Treu Tiziano, Valpiana Tiziana e Zanettin Pierantonio.

Per la Regione Piemonte: Luigi Bobba.

Do atto alla Giunta di questa sua comunicazione e dichiaro convalidate tali elezioni.

Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei deputati in relazione ad un provvedimento del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Firenze e ad un provvedimento del Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina (ore 13,04)

Approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. Con ricorso del 2 luglio 2007, la Camera dei deputati ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Collegio per i reati ministeriali presso il tribunale di Firenze con riferimento al provvedimento in data 31 marzo-4 aprile 2005 con cui - stabilita, nell'ambito del procedimento penale a carico del senatore Altero Matteoli, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio pro tempore, il quale all'epoca ricopriva la carica di membro della Camera dei deputati, la propria incompetenza funzionale a giudicare di reati ritenuti non ministeriali - veniva disposta, in forza dell'articolo 2, comma 1, della legge n. 219 del 1989 (Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall'articolo 90 della Costituzione), la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica presso il tribunale competente senza l'autorizzazione della Camera dei deputati, nonché nei confronti del tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina, in relazione al provvedimento in data 4 dicembre 2006.

Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 8 del 14 gennaio 2008, depositata in cancelleria il successivo 18 gennaio e notificata anche al Senato l'11 febbraio 2008, stante l'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alla questione di principio da trattare.

Nella seduta del 26 febbraio 2008 la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha concluso, all'unanimità, nel senso che il Senato debba intervenire in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale nel conflitto citato.

Poiché sulle conclusioni della Giunta non vi sono senatori che intendono intervenire, metto ai voti le conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari relative all'intervento in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei deputati.

Sono approvate.

La Presidenza si intende pertanto autorizzata a dare mandato per la difesa del Senato a uno o più avvocati del libero Foro.

Ringrazio il collega senatore Boccia per il supporto all'attività della Presidenza.

Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Milano (ore 13,08)

Approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. Con ricorso dell'8 maggio 2007, il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Milano ha sollevato conflitto dì attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 30 gennaio 2007, ha dichiarato che i fatti oggetto del procedimento penale n. 48695/04 RGNR - n. 2764/0 6 GIP pendente nei confronti del senatore Raffaele Iannuzzi, concernevano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, in quanto tali insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (Doc. IV-ter, n. 2) .

Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 37 dell'11 febbraio 2008, depositata in cancelleria il successivo 21 febbraio.

Nella seduta del 26 febbraio 2008 la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha concluso, a maggioranza, nel senso che il Senato debba costituirsi in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel conflitto.

Poiché sulla conclusioni della Giunta nessun senatore intende intervenire, metto ai voti le conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari relative alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel conflitto di attribuzione sollevato dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Milano.

Sono approvate.

La Presidenza si intende pertanto autorizzata a dare mandato per la difesa del Senato a uno o più avvocati del libero Foro.

Approvazione del disegno di legge:

(1792) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Regno del Bahrain sulla promozione e la protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Manama il 29 ottobre 2006 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 13,09)

PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1792, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Mantica, ha chiesto l'autorizzazione ad allegare un testo scritto della relazione. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in titolo: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

Approvazione del disegno di legge:

(1793) Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro dell'Organizzazione mondiale della sanità - OMS - per la lotta al tabagismo, fatta a Ginevra il 21 maggio 2003 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 13,10)

PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1793, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Pianetta, ha chiesto l'autorizzazione ad allegare un testo scritto della relazione. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in titolo: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, con osservazioni nel presupposto che il rinvio alla tabella C si intenda riferito alla legge finanziaria per l'anno 2008».

Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1791) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di collaborazione culturale, scientifica, tecnologica e nel campo dell'istruzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Cipro, con Annesso, fatto a Nicosia il 6 giugno 2005, e Scambio di Note verbali fatto a Roma il 23 ottobre 2006 e il 3 novembre 2006 (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 13,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1791, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relazione è stata già stampata e distribuita.

Il relatore, senatore Mele, si rifà alla relazione scritta.

Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in titolo: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

Approvazione del disegno di legge:

(1934) Ratifica ed esecuzione del secondo Protocollo alla Convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari stabilito in base all'articolo K3 del Trattato sull'Unione Europea del 26 luglio 1995, fatto a Bruxelles il 19 giugno 1997 (Relazione orale) (ore 13,12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1934.

Il relatore, senatore Pianetta, ha chiesto l'autorizzazione ad allegare un testo scritto della relazione. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in titolo: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

Approvazione del disegno di legge:

(1927) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica francese relativo all'attuazione di una gestione unificata del tunnel di Tenda e alla costruzione di un nuovo tunnel, fatto a Parigi il 12 marzo 2007 (Relazione orale) (ore 13,13)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1927.

Il relatore, senatore Menardi, ha chiesto l'autorizzazione ad allegare un testo scritto della relazione. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in titolo: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

Dovremmo ora passare al disegno di legge n. 2012. Poiché la Commissione di merito non ha ancora concluso il suo esame, rinvio la discussione del disegno di legge in titolo alla seduta pomeridiana.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2013 (ore 13,14)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Signor Presidente, era stato presentato un emendamento soppressivo, molto semplice nella formulazione, dell'articolo 51-bis, per il quale io, come molti colleghi hanno potuto notare, avevo riservato l'ultima parte di tempo a disposizione. Nasce un disguido, sicuramente non riconducibile agli Uffici ma al fatto che questo provvedimento arriva all'ultimo momento.

Pregherei pertanto, trattandosi di un emendamento che non deve essere riprodotto perché semplicemente soppressivo dell'articolo 51-bis, di darmi la possibilità, nel momento in cui oggi pomeriggio passeremo alla votazione, di illustrarlo utilizzando il tempo residuo. Non chiederò neanche la votazione elettronica su tale emendamento, perché mi sembrerebbe ingiusto approfittare di un momento in cui molti colleghi potrebbero non essere presenti. Chiedo solo di poterlo illustrare e che sia sottoposto a votazione.

PRESIDENTE. Senatore Manzione, proceda pure nell'illustrazione dell'emendamento.

MANZIONE (Misto-UD-Consum). Se posso farlo ora, sarebbe meglio in quanto è preferibile in questo contesto. D'altra parte è sufficiente che sia presente il rappresentante del Governo. Il relatore, seppure assente, viene sostituito dal Presidente.

Signor Presidente, era importante lasciare agli atti questo emendamento soppressivo dell'articolo 51-bis perché serve a far comprendere come all'esterno l'attuale legislatura viene letta. Tutti i parlamentari, in particolar modo noi senatori, siamo rimasti perplessi rispetto ad alcune pubblicazioni; mi riferisco in particolare - ne cito una per tutte - al libro «La Casta» di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, perché lo ritenevamo ingiusto, nel senso che enfatizzava aspetti negativi non riproducendo la reale situazione. Quanto abbiamo dinanzi con questo articolato, così come introdotto, dà purtroppo ragione a quel tipo di interpretazione.

Con l'articolo 51-bis prevediamo la possibilità di riaprire il termine per ottenere i rimborsi elettorali per l'anno 2006, dando la possibilità, a chi è già decaduto, di ripresentare la domanda. L'anomalia, Presidente, non è soltanto nella violazione di un principio secco come quello della decadenza, e quindi nel fatto che venga varata una norma fotografia (perché si capisce che quando si fa una norma del genere è soltanto per avere l'appoggio e la benevolenza di qualcuno che ha un nome e un cognome, e già di per sé si tratta di un fatto gravissimo): la cosa più grave è che ipocritamente le Commissioni bilancio e lo stesso Governo, nella sua previsione, affermano che non ci saranno ulteriori oneri e tutto avverrà all'interno delle somme già stanziate.

Signor Presidente, facciamo i parlamentari da un po' di tempo: le risorse del 2006 come rimborsi elettorali sono già state elargite. O il provvedimento prevedeva un'ipotesi di restituzione da parte di coloro che avevano già incamerato le risorse, oppure dire che un Gruppo che non ha presentato la domanda tempestivamente viene riammesso per il 2006, tornando indietro di tre anni, significa creare il presupposto per poi elargire altri stanziamenti che determinano chiaramente la violazione di una norma già di per sé illegittima. Ecco perché hanno ragione quelli che definiscono questo consesso una casta, che, tutto sommato, riesce ad attingere dalle risorse pubbliche per autoalimentarsi in maniera illegittima.

Questo il senso dell'emendamento che volevo rappresentare. Questo il senso di un voto che volevo chiedere, proprio perché non mi riconosco in questo stereotipo e mi dispiace che il Governo e la mia maggioranza abbiano avallato simili scelte. Capisco che ci sono dinamiche elettorali irrefrenabili, ma capisco che non sempre c'è la disponibilità di un patrimonio (che in questo caso non è nostro personale, bensì collettivo). Atteggiamenti di questo tipo legittimano le risposte e le reprimende che vengono da giornalisti come Gian Antonio Stella. Purtroppo stiamo dimostrando di essere peggio di quella casta che è stata descritta.

Ecco perché, signor Presidente, le chiedo di sottoporre a votazione il mio emendamento soppressivo dell'articolo 51-bis.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

SINISI, relatore. Signor Presidente, confermo il mio parere contrario

LETTIERI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Anche il Governo esprime parere contrario.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 51-bis.100, presentato dal senatore Manzione.

Non è approvato.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni con richiesta di risposta scritta, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,17).