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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 280 del 24/01/2008


MATTEOLI (AN). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, in questo momento delicato e forse drammatico per il Paese potremmo, presidente Prodi, infierire sui suoi comportamenti non sempre trasparenti che stanno caratterizzando la convulsa crisi del suo Governo: mi riferisco alle voci più o meno accreditate, ma purtroppo credibili, sulla campagna acquisti in corso per convincere qualche senatore dissidente. Ma non vogliamo farlo per evitare di aggiungere veleni che non servono al Paese.

Desidero fare solamente alcune osservazioni esclusivamente politiche. Lei, signor Presidente, sta commettendo un errore di valutazione, con ogni probabilità finalizzato a risolvere dal suo punto di vista beghe - uso ovviamente un eufemismo - all'interno del nuovo Partito democratico. Quanto è accaduto non è un incidente di percorso. La sua ex maggioranza si è sfaldata per incapacità di fronteggiare i problemi dell'Italia e di dare risposte alla gente che le si è rivoltata contro.

Dopo le dissociazioni politiche chiare, espresse da alcuni senatori in Aula anche durante la finanziaria, è arrivato il vero fatto nuovo: l'uscita dalla maggioranza di un partito, non solo per i suoi numeri al Senato, ma per farle vincere le elezioni e acquisire il premio di maggioranza alla Camera: l'Udeur ha ottenuto nell'ultima consultazione elettorale 533.000 voti che l'hanno fatta vincere sia alla Camera che al Senato.

È cambiato il quadro politico: non è più un problema di uno, due o tre senatori. Inoltre, chi parla non ha mai partecipato alla polemica sui diritti dei senatori nominati o eletti. Desidero però ricordarle, presidente Prodi, che il Capo dello Stato, dopo il voto negativo sulla politica estera nel febbraio 2007, la rinviò alle Camere avvertendo in modo chiaro che quando il Governo chiede la fiducia deve avere il voto della maggioranza politica che è diversa da quella costituzionale.

La sua ostinazione ha fatto sì che lei si collochi contro il Paese, contro i numeri, contro una parte della sua maggioranza e persino contro le valutazioni del Capo dello Stato: c'è un accenno anche nei suoi interventi, sia in quello ad inizio di seduta, sia nella replica. Ci piacciono i combattenti, ci sono simpatici, ma ci piacciono meno coloro che per salvare se stessi rischiano di portare tutto il suo battaglione alla disfatta. Il battaglione in questo caso è il Paese. (Applausi dal Gruppo AN).

Poi c'è un'altra considerazione che reputo ancora più importante: ma può davvero ritenere lei che se, malauguratamente, per un voto riuscisse a scamparla potrebbe seriamente e soprattutto efficacemente continuare a governare? Ha sentito gli interventi dei colleghi Angius e Salvi? Le hanno rinnovato la fiducia, ma con critiche pesantissime, a volte superiori anche a quelle contenute in alcuni interventi dei colleghi della coalizione di centro‑destra. Lei pensa che potrebbe farlo in una situazione politica e parlamentare ancora più debole? È del tutto evidente che il suo progetto è sbagliato, irrazionale e dannoso per i cittadini.

Inoltre, nel suo intervento di oggi ha fatto intendere di essere e sentirsi insostituibile e di esserlo, evidentemente, nei confronti della sua ex maggioranza. Lei tenta di sopravvivere anche alla sua ex maggioranza.

E voglio seguire il suo ragionamento; lei ha detto di voler restare in carica per tre motivi. Il primo: per fare le riforme. Ma le pare possibile dirlo, dopo venti mesi di disastri perpetrati proprio sul fronte delle riforme, visto che ha abolito anche quelle che erano state fatte nelle precedenti legislature, ivi compresa quella costituzionale, che ora voi riproponete nella sua sostanza? Chi può credere che deve restare in campo ancora per fare le riforme?

Il secondo punto per il quale lei chiede ancora la fiducia: per governare la politica estera alla luce dei fatti di Gaza. Questo passaggio del suo intervento è semplicemente inquietante; ho troppo rispetto per il suo ruolo ma, mi creda, sfiora il ridicolo. È possibile che non si renda conto di aver fatto perdere credibilità al Paese? E non si preoccupa dell'immagine che, per colpa del suo Governo, ha oggi l'Italia nel mondo? Il Santo Padre che non può andare in un'università, la Campania, la sicurezza: l'Italia ha oggi un'immagine deleteria, grazie al suo Governo. Il terzo motivo per cui ha chiesto la fiducia è la grave situazione economica che attraversa il Paese. Non è un uomo fortunato lei, presidente Prodi, perché nello stesso momento in cui parlava è uscita un'agenzia di stampa secondo cui il commissario europeo Almunia dà un giudizio certamente non incoraggiante sui conti italiani.

Ma non si è reso conto che non c'è una categoria produttiva che approvi le scelte del suo Governo in economia? Ma non si è accorto che, nonostante la forte presenza della sinistra nel suo Governo, il mondo del lavoro dipendente è disperato e che il numero degli scioperi è in forte aumento? No, grazie, presidente Prodi, su questi tre punti ha già dato, non se ne occupi più. Lasci che se ne occupino altri, perché ha già fatto troppi danni al Paese. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

Già, dimenticavo che una volta lei è apparso in televisione dicendo: Tutti gli italiani sono scontenti? Bene, bene, bene! Non la seguiamo su questo sentiero. Si governa per risolvere i problemi dei cittadini e non per divertirsi alle loro spalle. Bene, bene, bene? Quando si disapprova tutto di un Governo ciò è poco simpatico e il popolo italiano certamente non lo può apprezzare. Crediamo invece che l'Italia abbia bisogno, mai come ora, di un Governo forte, scelto dai cittadini, che assuma decisioni anche difficili, per tentare di salvarla dal declino in cui le sue scelte e la sua negativa pervicacia rischiano di cacciarla.

Eviti al Paese di subire altri ritardi che sono indecorosi per la sua immagine all'estero e che, creda, non serviranno a nessuno, nemmeno a lei che in questi mesi ha dato l'impressione di muoversi basandosi solo sulla perversa filosofia del "dopo di me, il diluvio". Non è mai così, presidente Prodi; dopo di lei non c'è il diluvio, ma c'è un Paese che ha voglia di riprendere il cammino. E se applicasse questa filosofia anche solo nei confronti di un nostro avversario, quale è l'onorevole Veltroni, non sarebbe meno grave, perché comunque danneggerebbe il Paese.

Esca di scena, eviti di essere ricordato come uno dei tanti politici che di fronte alla salvaguardia della poltrona è disposto a tutto. Ha già dato, purtroppo sbagliando. C'è bisogno di rinnovare, c'è bisogno di un Governo che sia apprezzato almeno dalla maggioranza dei cittadini. Lei aveva ottenuto una maggioranza risicata: in questi quasi due anni di Governo ha consumato la sua maggioranza e il Paese non vuole più il presidente Prodi.

Non è tanto un problema di numeri e un voto in più o in meno non cambia il quadro politico. È il Governo Prodi che gli italiani non vogliono più. Lasci da parte, si torni a votare e i cittadini, gli elettori, avranno la possibilità di scegliere e di dare al Paese un Governo forte, che riacquisti e riconquisti quell'immagine che l'Italia, grazie a lei e al suo Governo, ha perso in questi 18 mesi di Governo Prodi. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e DCA-PRI-MPA. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Schifani. Ne ha facoltà.