DE GREGORIO (Misto-Inm). Presidente, onorevoli colleghi, il voto di fiducia a cui siamo chiamati è l'atto finale di un calvario che il Paese ha subito attonito, impotente, sconcertato.
La vostra politica appare ormai interessata soltanto alla conservazione dei suoi privilegi e dei suoi equilibri di potere, una sorta di accanimento terapeutico per un Esecutivo che non è condiviso neppure da coloro che ne avevano sottoscritto il programma originario.
Fuori da quest'Aula, Presidente, attendono la fine del Governo ed il rilancio del Paese in direzione moderata e liberista gli uomini e le donne che a questo rilancio, a questo scatto d'orgoglio credono ancora. E non importa se non arrivano a fine mese, coltivano ancora la speranza di un domani meno incerto, meno insicuro per le famiglie, per la libera intrapresa, per gli artigiani e i piccoli commercianti, per il pubblico impiego e per le professioni.
Lasci, presidente Prodi, che il Paese continui a sperare. Non attenda l'inevitabile... (Il microfono viene disattivato automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore De Gregorio, il tempo a sua disposizione è esaurito. Concluda con una frase.
DE GREGORIO (Misto-Inm). Non attenda l'inevitabile censura di quest'Aula, che la rimanderà a casa fra gli applausi degli italiani. Il suo Governo appare come il peggiore della storia repubblicana.
Italiani nel mondo voterà "no" sulla questione di fiducia, per ritornare alle urne e dare nuovamente la parola agli elettori. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e AN. Commenti dai banchi della maggioranza).