CUTRUFO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, è la prima volta nella storia della nostra Repubblica che ci troviamo dinanzi ad una tale situazione politica. A memoria di storico, infatti, non si ricorda un simile rifiuto, da parte della prima carica istituzionale del nostro Paese, di prendere atto dello stato dei fatti. Siamo giunti ad una palese balcanizzazione della maggioranza, di un Primo Ministro che si ritrova a dover riversare su tutti i senatori a vita la responsabilità presente e futura di un Governo che raccoglie solo il 18 per cento del favore dell'opinione pubblica del suo Paese.
Solo ieri eravamo nell'Aula della Camera per ricordare la nostra Carta costituzionale, simbolo dell'Italia unita e della nostra Repubblica, e renderle omaggio con una solenne cerimonia. Oggi invece siamo qui, di fronte ai soliti problemi, che ciclicamente da ormai quindici anni si ripetono per i Governi italiani.
Condivido il pensiero del Capo dello Stato sul valore essenziale dei princìpi costituzionali alla base delle nostre istituzioni, ma siamo tutti consapevoli che il secolo in cui viviamo richiede una liberazione dai retaggi e dalle necessità del passato, affinché si possa finalmente realizzare il sospirato obiettivo di uno Stato funzionale, snello, dai giusti costi, improntato all'agire e non solamente al discutere.
Signor Primo Ministro, non nascondo la mia stima verso la sua persona, tuttavia sono costretto a non poter dare analogo giudizio sull'operato del suo Governo, sin dall'inizio reso inaffidabile da una maggioranza eterogenea, che oggi qui ha finito essa stessa per abbandonarla. Tuttavia, non voglio utilizzare questo tempo in mere ed ulteriori critiche o attacchi scontati; sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. È ora di essere propositivi, di utilizzare queste Aule per mettere in tavola proposte costruttive e superare in modo definitivo e strutturale la grave impasse in cui si trova oggi il nostro Paese.
Sono qui oggi per proporre una soluzione concreta e già collaudata, che, nel bene e nel male, ha condotto l'Italia tra i Paesi più progrediti e civili del mondo. Io stesso mi sto facendo infatti promotore di una nuova linea riformatrice, che deve necessariamente passare attraverso il voto, con il quale gli italiani potranno darsi un nuovo Governo. Sarà un Governo fondato questa volta su una maggioranza stabile ed omogenea, che, come ha garantito lo stesso Berlusconi, terrà presenti le ragioni di tutti gli italiani, anche di quelli rappresentati da forze politiche alternative alla nostra.
A tal proposito, credo si dovrebbe partire dalla definitiva constatazione della cronica difficoltà del Parlamento nel mettere in campo una completa riforma strutturale della nostra Costituzione, soprattutto in quelle parti che dettano le linee essenziali dell'ordinamento dello Stato, della nostra forma di Governo e del rapporto tra i poteri dello stesso.
Noi della Democrazia Cristiana per le Autonomie proponiamo che la nuova maggioranza che uscirà dalle prossime necessarie elezioni promulghi, come suo primo atto, una legge che ponga in essere una procedura affinché il popolo italiano possa eleggere, con un sistema proporzionale puro, i componenti di una nuova, moderna, contemporanea Costituente. Niente più patti di Lorenzago o della crostata, ma solo un legittimo luogo di consulto e dibattito che rappresenti tutte le sensibilità culturali, politiche ed imprenditoriali del Paese, partendo dai Grillo e passando per i Montezemolo, per arrivare ai Panebianco ed ai De Rita, in una dialettica tra laici e cattolici, tra autonomisti e statalisti, uniti da uno sforzo comune ma temporalmente delimitato, per dotare il Paese di un nuovo ed attuale documento costituzionale.
Fondamentali dovranno quindi essere le scelte del nuovo Parlamento... (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Cutrufo, lei ha una voce potente, ma non è giusto che sia costretto ad alzarla. Prego i senatori in Aula di non riunirsi in capannelli in cui si discute liberamente.
CUTRUFO (DCA-PRI-MPA). La ringrazio, signor Presidente. Fondamentali dovranno essere quindi le scelte del nuovo Parlamento che avremo da qui a pochi mesi, affinché si possa finalmente traghettare in Europa una nuova e moderna Italia, la quale non rinnega le sue origini radicate nell'attuale vecchia Costituzione, ma che produce oramai da tempo frutti nel ritmo della nuova società contemporanea.
La DCA si farà promotrice di questa iniziativa nell'ambito della quale i senatori a vita non verranno più sfruttati come sostegno di Governi oramai morenti, ma al contrario potranno essere linfa vitale in questo processo di rinascita appena delineato che richiede nuove regole.
Auspichiamo una visuale di lungo raggio, in cui i valori e i sani princìpi del passato possano compenetrarsi in un'ottica futurista e lungimirante e in cui la forza di una moderna e preparata classe dirigente possa trovare terreno fertile per crescere e portare con sé l'intero Paese. Sarà necessario spaziare dalla ridefinizione dei rapporti tra i poteri dello Stato al sistema della giustizia, dalla diminuzione del numero dei parlamentari alla trasformazione di una delle due Camere, nonché dalla rideterminazione dei poteri del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica alla revisione della durata dei mandati delle cariche elettive. È una sfida ardua e molte sono le bandiere, gli interessi e le logiche grette da superare che hanno proliferato in decenni di buia storia della nostra Repubblica: di ciò siamo pienamente consapevoli e non ne sottovalutiamo la portata.
Tuttavia, siamo giunti oggi ad un punto di non ritorno: non è possibile procrastinare ulteriormente, come non possono le famiglie italiane continuare a sopportare passivamente il peso di uno Stato parassita, oppressore e inquisitore.
Per tali motivi, invitiamo il presidente Prodi a prendere atto definitivamente della conclusione della sua esperienza di Governo e il presidente Napolitano ad agevolare questo cammino di consapevolezza. Si consentirebbe così di riscattare a livello internazionale l'immagine di un Paese ripiegato su se stesso e sul proprio passato, privo attualmente di una classe dirigente capace di ipotizzare un futuro nell'interesse collettivo.
Mi rivolgo ora ai quarantenni e ai cinquantenni dirigenti di questo Paese e chiedo loro il riscatto da questa triste immagine, consapevole del necessario ausilio da parte dell'azione politica, che non si baserà solo su nuove elezioni, ma che dovrà essere in grado di porre in essere strategie e nuove regole di convivenza democratica, nel senso di una sempre maggiore semplificazione e di un federalismo necessario e solidale.
Se vogliamo fare in modo che alle parole seguano finalmente i fatti, è necessario prima di tutto che l'Italia si doti di una stabile maggioranza e di un Governo rappresentativo. Ma contemporaneamente invitiamo i migliori a partecipare alla nuova Costituente - come accadde nel lontano 1948 - per un nuovo, grande Paese europeo. Un nuovo spirito innovatore, un ritrovato entusiasmo per la cosa pubblica e per la sua gestione nell'interesse collettivo, una nuova unità - questo è possibile solo attraverso una convergenza tra società civile, culturale e politica - e un nuovo concetto di rappresentatività: ecco cosa vogliamo, cosa desideriamo e cosa ci prodigheremo a creare. Basta con il gioco dello scaricabarile, basta con il balletto delle responsabilità, basta con l'utilizzo dei media e della magistratura come arma di ricatto. Diciamo basta alle logiche distorte che ci hanno condotto sin qui.
Per questi e molti altri motivi, presidente Prodi, noi della Democrazia Cristiana per le autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia non possiamo accordare la fiducia a lei e all'operato del suo Governo. Ammiriamo la sua caparbietà e la volontà di una parlamentarizzazione della crisi; tuttavia, nel concreto e per il Paese, ha consentito solamente che si potesse mettere in scena una plateale morte del cigno: come il cigno, orgoglioso, sicuro dei propri mezzi e del proprio potere, ha provato strenuamente quanto inutilmente a dibattersi, ma le fauci della volpe che si nascondeva proprio tra le fila della sua maggioranza oggi hanno avuto la meglio.
Ponga quindi fine a questa agonia e lasci i cittadini italiani liberi di potersi finalmente vedere rappresentati. Lasci al popolo italiano il giudizio sul suo operato, su cui tanto confida, e poi cerchi di guardare insieme a noi, insieme a tutte le forze che esistono nel nostro Paese, più lontano. La preghiamo, presidente Prodi: più lontano. (Applausi dal Gruppo DCA-PRI-MPA).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Peterlini. Ne ha facoltà.