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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 280 del 24/01/2008


CUSUMANO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, cari colleghi, ho provato in questi giorni virulenti della vicenda istituzionale e politica del nostro Paese ad orientarmi verso soluzioni ed iniziative di responsabilità, di equilibrio, di coerenza insieme, sapendo perfettamente che il percorso era segnato, in ragione della mia appartenenza politica, da una traumatica vicenda giudiziaria, da controverse prese di posizione dentro la maggioranza di centro-sinistra sul destino della coalizione stessa, sul percorso riformatore, elettorale ed istituzionale, tutto orientato a comprimere, giustamente, la frammentazione, il proliferare di partiti e di Gruppi parlamentari, senza però le necessarie e chiare tutele di coalizione e di alleanze politiche, funzionali a rinnovare un clima positivo di solidarietà operativa, di rilancio dell'azione di Governo, di complessiva ripartenza rispetto ad un quadro sfilacciato ed appesantito vistosamente dalle permanenti e intense iniziative dell'opposizione, prima fra tutte di Forza Italia e del suo leader. Attenti: Forza Italia ha fatto il suo mestiere con determinazione e con convinzione.

Ho provato a determinare approfondimenti, chiarimenti, a darmi e a cercare risposte di efficace e ineccepibile valenza politica senza il tarlo corrosivo delle giustificate emotività ed ho registrato, verificato la nettezza, senza se e senza ma, di una scelta di campo che contraddice dieci anni di impegno politico coerente con un forte accento cristiano-democratico, dentro una coalizione con la propensione a rafforzare l'area di centro del centro-sinistra, un'area aperta ad altre personalità, ad altri segmenti della rete associativa cattolico-democratica.

Questo cammino è stato drammaticamente interrotto da una scelta alta di responsabilità politica e istituzionale del Ministro guardasigilli per l'affiorare di ambiguità, di dichiarazioni distoniche, per molti versi ingenerose, con venature giustizialiste, sul versante di una vicenda giudiziaria costruita sul nulla e certamente determinata da gravi fragilità professionali e da qualche gioco pesante dentro lo stesso palazzo di giustizia casertano.

Tutto ciò non può, non deve far venir meno il rispetto di tutti noi per il lavoro, l'azione della magistratura al servizio delle istituzioni e per l'affermazione della legalità nel nostro Paese. In un quadro politico e sociale corroso da mille insidie di ogni tipo, da un laicismo senza freni, dal venir meno, giorno per giorno, della fiducia verso il Parlamento, verso le classi dirigenti di questo Paese, verso i partiti, vanno tutelate alcune certezze, alcuni presidi costituzionali, per evitare scorciatoie affrettate, per evitare un crescente, emotivo desiderio di autoritarismi di ogni tipo, di derive populiste senza regole e senza freni, tutte giocate su un clima di antipolitica che non ha precedenti nella storia del nostro Paese.

È una ragione di più, cari colleghi, per avviare nel Paese una fase nuova, un nuovo inizio, con partiti aperti, con partiti attrezzati al tempo di una politica nei territori e dentro non con un leader ma con tanti leader, con un circuito di idee forte, con un confronto democratico, se volete aspro ed impietoso, ma ricco di passioni, di idee, di progetti, di esperienze.

È una ragione di più per portare nel Paese un messaggio di confronto civile anche tra di noi, di responsabilità nelle azioni e nei comportamenti, di difesa della propria coerenza. Lo dico a tutti i partiti, ai leader di tutti i partiti, perché tornino a svolgere con equilibrio e con nettezza la loro azione delicata di rilegittimazione della politica, delle istituzioni e dei partiti.

E la politica si rilegittima anche in passaggi delicati e difficili come questo odierno di voto di fiducia al Governo presieduto da Romano Prodi. Si rilegittima con un confronto serio e sereno, con un rispetto reciproco, con il dovere di una missione verso il Paese segnata da scelte disinteressate, senza convenienze, senza la ricerca di reti protettive sul futuro politico che in un momento come questo non sarebbe difficile trovare. Vale per tutti, per ciascuno di noi, cari colleghi, sentendo il confronto tra di noi, un confronto tra amici ed avversari che si rispettano, che tutelano le loro relazioni interpersonali, al riparo dalle dispute politiche, soprattutto quando sono giocate sul versante del futuro del Paese e della etica della responsabilità.

Io ci credo e credo di più al risplendere di una politica senza steccati di comoda convenienza, di una politica nella qualità dei territori, nelle istituzioni, ad un politica che non fa pensare e che non ci riporta alla dedica di Aldo Moro a Giuseppe Bettiol (grande penalista), scritta nel libro sulla storia della DC dal 1948 al 1968. Scriveva Aldo Moro: caro Bettiol, ti regalo la storia dei cannibali. La politica non può, non deve essere cannibalismo tra parti politiche contrapposte; deve poter essere luogo di confronto, di idee, di ascolto, non di calunnie vergognose, di mistificazioni ed insinuazioni. La politica deve essere rispetto reciproco, deve essere coerenza, deve essere apprezzamento per un supplemento di passione civile, di emozioni vere, di sofferenze interiori da rispettare, di tormenti da comprendere, di rigidità culturali da accettare.

Non scelgo percorsi comodi, garantiti da certezze percepite, fiutate. Scelgo il campo più difficile della coerenza, della coscienza, della responsabilità verso il Paese alla vigilia di appuntamenti delicati, di un quadro economico in evoluzione.

Io scelgo con serenità, respingendo il tentativo squallido di infrangere una seria ed ordinata azione politica, con calunniose e infamanti dichiarazioni fatte sul "Corriere della Sera" di oggi: una vera e propria intimidazione.

Sappia il Senato della Repubblica che io sono uscito a testa alta da una vicenda giudiziaria durata nove anni con l'assoluzione piena, richiesta anche in fase di conclusione del dibattimento dai pubblici ministeri. Mi sono difeso nel processo con serietà, sobrietà e silenzio assoluto, nel rispetto della magistratura e della sua azione.

Non inseguo truppe di dirigenti o di militanti, di amici o di simpatizzanti, e sono tanti, che ho curato in questi anni con dedizione e con passione. Li ho lasciati tutti liberi di decidere sul loro percorso politico, con assoluta autonomia, e mi hanno dato pieno e totale mandato a rappresentarli.

Io scelgo in solitudine, scelgo con la mia libertà, scelgo con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con l'esaltante prigionia delle mie idee, della mia probità, scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia a Romano Prodi e al suo Governo! (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, IU-Verdi-Com, RC-SE e SDSE. Molte congratulazioni). (Il senatore Barbato si scaglia contro il senatore Cusumano, ma viene bloccato dagli assistenti parlamentari e accompagnato fuori dall'Aula. Ripetuti, ingiuriosi, violenti epiteti del senatore Strano indirizzati al senatore Cusumano. Vivaci proteste dai banchi della maggioranza).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Massidda. Ne ha facoltà.