Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritto a parlare il senatore Rossi Fernando. Ne ha facoltà.
ROSSI Fernando (Misto-Mpc). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la mia è una fiducia non incondizionata; lo sarebbe maggiormente se le ultime parole del Presidente avessero trovato pratica attuazione nella politica di Governo. Non posso certo affermare di essere tra quelli che si attendevano granché da questo vostro Governo, ma adesso rischiamo di recidere anche l'ultimo filo di speranze.
Ancora una volta il primo tempo, quello dei sacrifici delle fasce sociali più basse, ce lo siamo visto. Le condizioni di vita della maggioranza degli italiani sono peggiorate, mentre le lobby finanziarie e parassitarie del denaro pubblico hanno prosperato.
Quando comincerà il secondo tempo, quello della correzione delle ingiustizie sociali e di una politica che guardi davvero al bene comune?
Con il Governo Prodi ci sono state deboli speranze, ma con Berlusconi produttore e regista di un nuovo film saranno solo primi tempi, e con produttori come De Benedetti, Tronchetti Provera, Caltagirone o con nuovi registi - si fanno i nomi di Marini, di Amato, di Veltroni - l'unica cosa che arriverebbero a darci sarebbero degli intervalli, più o meno lunghi.
L'Italia è la settima potenza economica del mondo (non ce l'ha fatta la Spagna).
GRAMAZIO (AN). Era.
ROSSI Fernando (Misto-Mpc). Ha le risorse per garantire una vita dignitosa ai suoi cittadini. (Il microfono si disattivaautomaticamente).
PRESIDENTE. Concluda, senatore Rossi. Oggi siamo rigidi nel rispetto dei tempi per la ragione che ho già detto.
ROSSI Fernando (Misto-Mpc). Bisogna liberarla dalla morsa in cui la tengono la criminalità organizzata e la grande speculazione finanziaria.
I nostri cittadini che guardano al futuro di questo Paese, le nostre forze più sane, gli imprenditori veri, i lavoratori, i detentori di quei saperi accumulatisi in secoli e secoli di cultura, arte e professioni, le nuove generazioni, escano dalle sacche di resistenza civile ed economica in cui sono oggi confinati, si riapproprino della politica...
PRESIDENTE. Senatore Rossi, deve concludere, altrimenti passiamo all'intervento del senatore Fisichella.
ROSSI Fernando (Misto-Mpc). ...impongano una democrazia partecipata, esigano su ogni scelta la risposta alla domanda: ma questo conviene al Paese? Cambino i partiti, le istituzioni, caccino i malfattori e gli arraffatori di denaro pubblico.
Io mi auguro che l'eutanasia del Governo Prodi non si consumi ma, se malauguratamente ciò avvenisse, spero che i modi con cui è stata consumata possano scuotere gli illusi e favorire una nuova coesione sociale che possa sviluppare la partecipazione alle scelte e avvicinare il tempo di uscita dalla crisi che, come ogni giorno vediamo, non è solo economica e non è certo colpa dei "bamboccioni".
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fisichella. Ne ha facoltà.
*FISICHELLA (Misto). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il 20 dicembre 2007, intervenendo in quest'Aula per dichiarazione di voto, ho ricordato che nel corso della presente legislatura a più riprese ho votato la fiducia al Governo presieduto dall'onorevole Prodi, talora per convinzione, talora per senso di responsabilità, anche allo scopo di consentire all'Esecutivo un arco di tempo capace di permettere e garantire un efficace dispiegarsi dell'azione di Governo.
Tuttavia, un insieme di situazioni e circostanze, che ora non ripeto, mi ha poi condotto a valutare criticamente i passaggi successivi della vita del Governo, fino a concludere che - testuale - "il rapporto di fiducia politico con il Governo in carica si è per me esaurito, senza possibilità di recupero", e senza peraltro in pari tempo escludere l'ipotesi che una eventuale crisi ministeriale si concludesse e si concluda con il conferimento al presidente Prodi dell'incarico di formare un nuovo Governo.
A mio avviso, dal 20 dicembre 2007 ad oggi il quadro politico, istituzionale e sociale della Nazione si è ulteriormente aggravato, l'immagine internazionale del Paese è a dir poco imbarazzante, e l'iniziativa del Governo non è riuscita a farvi fronte in maniera tale da attenuarne le gravi conseguenze per il Paese.
Non ho perciò elementi di giudizio che mi inducano a modificare le conclusioni della mia dichiarazione di voto del 20 dicembre 2007.
Tuttavia, capisco e condivido che, di fronte alle turbolenze nella maggioranza e anche per un'esigenza di correttezza formale, il presidente Prodi abbia inteso parlamentarizzare, come si suol dire, il percorso della crisi politica in atto. In questo quadro, ieri la Camera dei deputati ha in pari tempo concesso la fiducia all'Esecutivo e registrato la dissociazione di una formazione minore della coalizione di maggioranza.
A mio avviso, tutto ciò è sufficiente ai fini della parlamentarizzazione della crisi e per sottoporre al Capo dello Stato la valutazione formale delle conseguenze che vorrà trarne e delle iniziative che vorrà assumere. Se poi il Presidente del Consiglio volesse insistere per un voto di fiducia al Senato, come ci ha testé comunicato, e se tale fiducia non emergesse (ma questo nessuno di noi è in grado di indicarlo), allora, con ogni evidenza, verrebbe meno anzitutto proprio l'ipotesi di un nuovo mandato affidato all'onorevole Prodi, per non dire del resto.
Io credo che la prudenza politica e il bene della Nazione suggeriscano perciò di evitare in Senato la prova del voto. Continuo a crederlo, anche se il Presidente del Consiglio ha ritenuto il contrario. (Applausi del senatore Sanciu).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morselli. Ne ha facoltà.
MORSELLI (Misto-LD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei è riuscito a capovolgere il naturale corso delle cose. Solitamente il pienone c'è per la prima; oggi c'è per l'ultima recita che - mi consenta - è stata molto deludente e un po' patetica, ma molto liberatoria per il popolo lavoratore italiano. L'Italia è il Paese peggio governato d'Europa e non lo diciamo noi senatori de La Destra, ma lo dicono tutti i giornali stranieri; lo dice l'autorevole «Financial Times»; lo dice l'Eurispes. Crolla la fiducia della gente davanti a un devastante squallore politico. E lei plaude ai risultati del suo Governo.
Da maestro equilibrista, anche questa volta ha allestito una sorta di unità di crisi presidenziale per tentare di prolungare l'agonia del Governo; ma, nonostante possa contare su potenti medicine che per certi suoi alleati, molti di Palazzo e pochi di lotta, certo contano molto, questa volta non ce la farà: questa volta cadrà perché seppellito da una storiaccia di malaffare che ha destabilizzato i rapporti della casta.
Il 24 gennaio è destinato a diventare una sorta di festa nazionale: la festa dell'"Era ora!": finalmente, il Governo Prodi sbaracca e si toglie di torno. Gli italiani, con compostezza e tanta pazienza, hanno trascorso i peggiori diciotto mesi degli ultimi cinquant'anni. Siete riusciti perfino ad affamare gli italiani, molti dei quali non riescono più neanche a comprare un chilo di pane. Un addio, quindi, certo senza rimpianti, un addio aspettato da tanto tempo.
Vede, signor Presidente del Consiglio, si può cercare di stare attaccati alla sedia in tutti i modi e in tutte le maniere, però oggi per La Destra è un giorno di grande felicità. Oggi La Destra è molto contenta perché la prossima fiducia la darà al Governo di Silvio Berlusconi. (Applausi dai Gruppi Misto-LD e AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baccini. Ne ha facoltà.
BACCINI (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, voteremo contro la fiducia al suo Governo. E questo anche in coerenza con la nostra storia e con l'idea che abbiamo noi della politica.
In uno dei suoi discorsi più belli, a Milano, nel 1949, De Gasperi diede una magistrale definizione della politica, a cui oggi mi voglio richiamare: «Politica» - disse - «vuol dire realizzare».
Da quindici anni l'Italia attraversa una fase definita di transizione. In quindici anni lo scenario mondiale è completamente mutato.
Le ragioni della concorrenza tra i Paesi e tra le imprese assegnano un ruolo decisivo alla ricerca, alle tecnologie, alla duttilità dei sistemi economici.
Fra i grandi Paesi che costituiscono il club degli Otto, l'Italia c'è, ma è l'unico che ha istituzioni instabili, Governi precari, regole della politica incerte. Signor Presidente del Consiglio, siamo da quindici anni incapaci di realizzare un cambiamento sempre annunciato e sempre in qualche modo sospeso.
Questo vuol dire che c'è un vuoto della politica, ormai troppo lungo e pericoloso, che finisce col prestare il fianco all'antipolitica e alla delegittimazione delle istituzioni: il solco tra esse e i cittadini si fa sempre più profondo. Un vuoto, signor Presidente del Consiglio, che sta suscitando un sentimento diffuso di crescente disistima verso i partiti, in cui si mescolano rassegnazione, vecchie subculture qualunquiste, nuove suggestioni populiste e asfittiche oligarchie.
Una classe politica che in quindici anni non è riuscita ad adottare una legge elettorale stabile e condivisa, e ha lasciato aperto il cantiere delle riforme istituzionali, rende nei fatti fragile la nostra Repubblica. Tutto è sempre in discussione: la giustizia, la scuola, la forma di Governo e il sistema previdenziale. Intanto, la stessa classe politica, che non riesce a costruire la nuova fase della Repubblica, alimenta tra i cittadini la confusione tra i diritti e i desideri, facendo crescere attese e delusioni.
Abbiamo tutti noi due possibilità: o continuare ad accusarci a vicenda, addebitandoci l'un l'altro le colpe (ma sarebbe un atto di incoscienza restare su questa strada), oppure scegliere la via che richiede alle forze della maggioranza e a quelle dell'opposizione un atto di realismo e perciò stesso di coraggio.
Quest'anno non può che iniziare da un esame crudo dei fatti, depurati dalle opposte propagande. Il debito pubblico è cresciuto negli ultimi quindici anni, nonostante le politiche di contenimento attuate a singhiozzo dalle diverse maggioranze che si sono succedute al Governo. La spesa pubblica allargata, comprensiva di tutto il denaro amministrato e speso negli enti locali e nelle aziende pubbliche autonome, è praticamente fuori controllo giacché gli strumenti di programmazione delle uscite sono diventati una sorta di omnibus sul quale salgono tutte le esigenze, anche le più contraddittorie, senza un preciso e rigoroso riferimento alle risorse disponibili.
Signor Presidente del Consiglio, lei è il primo a saperlo: un conto è vincere le elezioni, un conto è governare il nostro Paese. Proprio per questo, non dobbiamo e non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di eletti e di rappresentanti del popolo. Il Paese è stremato, piegato sotto il peso di congiunture economiche internazionali sfavorevoli e umiliato da paradossi nazionali che hanno minato gravemente la nostra credibilità, quali l'emergenza... (Brusìo).
PRESIDENTE. Presidente Baccini, un attimo solo. Considerato anche il rilievo della questione che stiamo discutendo, credo sarebbe opportuno un po' di silenzio. Senatore Lusi, sto facendo un richiamo perché si parli poco; lei si agita da un banco all'altro, la prego, e non mi rivolgo solo a lei.
LUSI (PD-Ulivo). Sto dicendo di stare zitti!
PRESIDENTE. Capisco che la conversazione può essere un'esigenza, ma in questo caso ci si accomodi fuori dell'Aula.
Prosegua pure, senatore Baccini.
BACCINI (UDC). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, dicevo che, non dobbiamo e non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di eletti e di rappresentanti del popolo.
Il Paese - come dicevo prima - è stremato, piegato sotto il peso di congiunture economiche internazionali sfavorevoli e umiliato da paradossi nazionali che hanno minato gravemente la nostra credibilità, quali l'emergenza dei rifiuti, con il conseguente danno economico e di immagine, e l'incredibile ed esecrabile censura al Papa.
Tra il bene comune e la durata di un Governo come il suo, paralizzato dai veti incrociati, avremmo preferito che lei oggi, signor Presidente del Consiglio, fosse salito al Quirinale e avesse fatto proprio il mirabile appello del Presidente della Repubblica in occasione dell'anniversario dei sessant'anni della Costituzione italiana: c'è bisogno di un nuovo patriottismo, che superi l'interesse di parte e consenta di approdare alla tanto agognata meta delle riforme.
Avremmo auspicato che lei, conscio dell'impossibilità di produrre fatti per questo nostro Paese, facesse il bel gesto di farsi spontaneamente da parte, per favorire la nascita di un Governo istituzionale in grado di promuovere quelle riforme,
il più possibile condivise, di cui l'Italia ha assoluto bisogno. Così non è stato.
Ora è comunque arrivato il tempo dei fatti. Non ci preoccupa certo l'andare al voto. Ci preoccupa riportare in mare aperto la nave Italia e farla uscire definitivamente dalle secche in cui è stata condotta.
Per questo, mi auguro, ci auguriamo che, ottenuta la sfiducia, si apra la fase delle consultazioni, per dare vita ad un Governo istituzionale di altissimo profilo che abbia un mandato specifico, fra cui il portare a termine la riforma della legge elettorale, riconsegnando il potere di scelta ai cittadini che devono scegliersi il personale politico che li andrà a rappresentare, se vogliamo provare a colmare quel solco tra loro e le istituzioni; un piano per l'edilizia popolare che favorisca le giovani coppie alla prima casa. Un Governo che abbia la forza, il coraggio e la capacità di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni di intenti alle azioni concrete.
Non basta, infatti, schierarsi con i proclami a favore della famiglia per sostenerla: occorre mettere in pratica quelle politiche che la favoriscono. Non è sufficiente dirsi contrari agli sprechi, se poi non si ha la forza di promuovere un'indagine sui costi della politica e della democrazia. Signor Presidente del Consiglio, è meglio non agitare il federalismo fiscale se poi non si è in grado di riformare il Titolo V della Costituzione. Non ha senso parlare di decentramento e di lotta al centralismo e alla sclerotizzazione burocratica, se poi non si ha il coraggio di contenere e indirizzare le risorse affidando le competenze agli enti locali senza duplicare costi e ruoli.
La sfida che abbiamo di fronte è immane, ma in palio c'è il futuro del nostro Paese. O sapremo coglierla, avventurandoci nel sostegno a questo Governo istituzionale, oppure l'alternativa è che ciascuno resti nel suo recinto o nella sua palude. Infatti, è davvero arduo negare i limiti e le contraddizioni dell'attuale bipolarismo. Sono ancora tra coloro che lavorano per schieramenti che si formano non in modo aprioristico e a tavolino, avendo come fine le elezioni, ma sulla base dei loro contenuti ideali e programmatici.
Torno volentieri a ripetere le parole di De Gasperi, a cui mi sono fin qui ispirato e a cui intendo ispirarmi ancora per il futuro: «Politica è realizzare». Nessuno ora, se abbiamo a cuore l'interesse generale del Paese e il bene comune, può permettersi l'inerzia dell'attesa. (Applausi dal Gruppo UDC e dei senatori Asciutti, Mantica, Santini e Vegas. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gramazio. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (AN). Signor Presidente, credo siamo arrivati alla conclusione, alla stazione finale di un Governo e di una maggioranza e, quando penso alla stazione finale, non posso non pensare ai cittadini italiani che si sono visti aumentare in modo pazzesco il prezzo del biglietto ferroviario. Tutto ciò, davanti ad un Governo che è rimasto silenzioso di fronte a questi continui aumenti e che oggi si presenta qui a dichiarare, tramite il Presidente del Consiglio, che non vuole avere un vuoto di governo. Ma, più che un vuoto di governo, questo è un Governo vuoto e senza una maggioranza, che viene qui in Senato a tentare una prova di forza, allo scopo di incidere - mettendoli in soggezione con tutto il suo schieramento - su quanti, all'interno di quest'Aula, hanno intenzione di esprimere voto contrario. Ieri, il più grande giornale italiano, il «Corriere della Sera», nel suo articolo di fondo, in nove colonne, parlava del tentativo, da parte di questo Governo, di acquisire altri senatori, per mantenere in piedi una determinata maggioranza.
Questo Governo cade proprio sulla giustizia, quando uno dei temi fondamentali della sua presenza in campagna elettorale era il rinnovamento di questa, nel tentativo di realizzare - come recitavano gli slogan dell'Ulivo - una giustizia giusta. Il Ministro della giustizia cade e con lui questa maggioranza: fino a pochi minuti fa, si ripeteva che, probabilmente, il Presidente del Consiglio e il Governo non sarebbero venuti nell'Aula del Senato, perché sapevano di poter prendere qui - finalmente - non quella spallata, ma quel voto negativo che ci aspettiamo e sicuramente vi sarà.
Questo è un Governo che vuole essere snellito, diceva il Presidente del Consiglio: un prossimo Governo snellito? Ma se questo è il Governo dei 101 parlamentari nominati ad essere Ministri, Vice ministri e Sottosegretari, il più prolifico che questa democrazia dal 1947 abbia avuto!
Ma davanti ai problemi della sicurezza e della legalità, questo è anche il Governo - unico nella storia - che consiglia (per poi smentire) al Sommo Pontefice di non recarsi all'Università di Roma; è il Governo che non ha nemmeno il senso di responsabilità per chiedere scusa alla massima autorità, il Vescovo di Roma. Questo è il Governo che permette a pochi professori, in una grande università come «La Sapienza», e ad alcune decine di extraparlamentari e di elementi di sinistra (che, a mio avviso, dovrebbero essere iscritti e protetti dal WWF, come razza in via di estinzione) di vietare al Sommo Pontefice di entrare in quella Università.
Questo è il Governo, cari colleghi, che tenta di vivere - come farà anche questa sera - grazie al voto dei senatori a vita. Nessuno vuole togliere responsabilità ai senatori a vita, ma è lo stesso Presidente della Repubblica che ripetutamente ha detto che essi non possono far parte di una precisa maggioranza né essere determinanti per essa. Ci dispiace che invece ciò accada. Come ci dispiacciono le dichiarazioni del presidente Andreotti, che ha avuto, da parte nostra, tutta la stima e, addirittura, il nostro voto per essere Presidente del Senato e oggi corre qui a scondinzolare attorno a questo Governo, non si sa per quale motivo, dal momento che dichiara che questo potrà essere sicuramente meglio del prossimo Governo: forse Andreotti, nella palla di vetro, sogna chissà quale tipo di Governo o di responsabilità.
Ecco perché, a nome di Alleanza Nazionale (come potranno confermare i colleghi che seguiranno dopo il mio intervento), ripeto ancora una volta: a casa questo Governo e questa maggioranza. Si torni al voto, per dare agli italiani la possibilità di esprimere liberamente, in una democrazia, il proprio impegno e la propria volontà. A casa il Governo per elezioni subito! (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Ruggeri).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cusumano. Ne ha facoltà.
CUSUMANO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, cari colleghi, ho provato in questi giorni virulenti della vicenda istituzionale e politica del nostro Paese ad orientarmi verso soluzioni ed iniziative di responsabilità, di equilibrio, di coerenza insieme, sapendo perfettamente che il percorso era segnato, in ragione della mia appartenenza politica, da una traumatica vicenda giudiziaria, da controverse prese di posizione dentro la maggioranza di centro-sinistra sul destino della coalizione stessa, sul percorso riformatore, elettorale ed istituzionale, tutto orientato a comprimere, giustamente, la frammentazione, il proliferare di partiti e di Gruppi parlamentari, senza però le necessarie e chiare tutele di coalizione e di alleanze politiche, funzionali a rinnovare un clima positivo di solidarietà operativa, di rilancio dell'azione di Governo, di complessiva ripartenza rispetto ad un quadro sfilacciato ed appesantito vistosamente dalle permanenti e intense iniziative dell'opposizione, prima fra tutte di Forza Italia e del suo leader. Attenti: Forza Italia ha fatto il suo mestiere con determinazione e con convinzione.
Ho provato a determinare approfondimenti, chiarimenti, a darmi e a cercare risposte di efficace e ineccepibile valenza politica senza il tarlo corrosivo delle giustificate emotività ed ho registrato, verificato la nettezza, senza se e senza ma, di una scelta di campo che contraddice dieci anni di impegno politico coerente con un forte accento cristiano-democratico, dentro una coalizione con la propensione a rafforzare l'area di centro del centro-sinistra, un'area aperta ad altre personalità, ad altri segmenti della rete associativa cattolico-democratica.
Questo cammino è stato drammaticamente interrotto da una scelta alta di responsabilità politica e istituzionale del Ministro guardasigilli per l'affiorare di ambiguità, di dichiarazioni distoniche, per molti versi ingenerose, con venature giustizialiste, sul versante di una vicenda giudiziaria costruita sul nulla e certamente determinata da gravi fragilità professionali e da qualche gioco pesante dentro lo stesso palazzo di giustizia casertano.
Tutto ciò non può, non deve far venir meno il rispetto di tutti noi per il lavoro, l'azione della magistratura al servizio delle istituzioni e per l'affermazione della legalità nel nostro Paese. In un quadro politico e sociale corroso da mille insidie di ogni tipo, da un laicismo senza freni, dal venir meno, giorno per giorno, della fiducia verso il Parlamento, verso le classi dirigenti di questo Paese, verso i partiti, vanno tutelate alcune certezze, alcuni presidi costituzionali, per evitare scorciatoie affrettate, per evitare un crescente, emotivo desiderio di autoritarismi di ogni tipo, di derive populiste senza regole e senza freni, tutte giocate su un clima di antipolitica che non ha precedenti nella storia del nostro Paese.
È una ragione di più, cari colleghi, per avviare nel Paese una fase nuova, un nuovo inizio, con partiti aperti, con partiti attrezzati al tempo di una politica nei territori e dentro non con un leader ma con tanti leader, con un circuito di idee forte, con un confronto democratico, se volete aspro ed impietoso, ma ricco di passioni, di idee, di progetti, di esperienze.
È una ragione di più per portare nel Paese un messaggio di confronto civile anche tra di noi, di responsabilità nelle azioni e nei comportamenti, di difesa della propria coerenza. Lo dico a tutti i partiti, ai leader di tutti i partiti, perché tornino a svolgere con equilibrio e con nettezza la loro azione delicata di rilegittimazione della politica, delle istituzioni e dei partiti.
E la politica si rilegittima anche in passaggi delicati e difficili come questo odierno di voto di fiducia al Governo presieduto da Romano Prodi. Si rilegittima con un confronto serio e sereno, con un rispetto reciproco, con il dovere di una missione verso il Paese segnata da scelte disinteressate, senza convenienze, senza la ricerca di reti protettive sul futuro politico che in un momento come questo non sarebbe difficile trovare. Vale per tutti, per ciascuno di noi, cari colleghi, sentendo il confronto tra di noi, un confronto tra amici ed avversari che si rispettano, che tutelano le loro relazioni interpersonali, al riparo dalle dispute politiche, soprattutto quando sono giocate sul versante del futuro del Paese e della etica della responsabilità.
Io ci credo e credo di più al risplendere di una politica senza steccati di comoda convenienza, di una politica nella qualità dei territori, nelle istituzioni, ad un politica che non fa pensare e che non ci riporta alla dedica di Aldo Moro a Giuseppe Bettiol (grande penalista), scritta nel libro sulla storia della DC dal 1948 al 1968. Scriveva Aldo Moro: caro Bettiol, ti regalo la storia dei cannibali. La politica non può, non deve essere cannibalismo tra parti politiche contrapposte; deve poter essere luogo di confronto, di idee, di ascolto, non di calunnie vergognose, di mistificazioni ed insinuazioni. La politica deve essere rispetto reciproco, deve essere coerenza, deve essere apprezzamento per un supplemento di passione civile, di emozioni vere, di sofferenze interiori da rispettare, di tormenti da comprendere, di rigidità culturali da accettare.
Non scelgo percorsi comodi, garantiti da certezze percepite, fiutate. Scelgo il campo più difficile della coerenza, della coscienza, della responsabilità verso il Paese alla vigilia di appuntamenti delicati, di un quadro economico in evoluzione.
Io scelgo con serenità, respingendo il tentativo squallido di infrangere una seria ed ordinata azione politica, con calunniose e infamanti dichiarazioni fatte sul "Corriere della Sera" di oggi: una vera e propria intimidazione.
Sappia il Senato della Repubblica che io sono uscito a testa alta da una vicenda giudiziaria durata nove anni con l'assoluzione piena, richiesta anche in fase di conclusione del dibattimento dai pubblici ministeri. Mi sono difeso nel processo con serietà, sobrietà e silenzio assoluto, nel rispetto della magistratura e della sua azione.
Non inseguo truppe di dirigenti o di militanti, di amici o di simpatizzanti, e sono tanti, che ho curato in questi anni con dedizione e con passione. Li ho lasciati tutti liberi di decidere sul loro percorso politico, con assoluta autonomia, e mi hanno dato pieno e totale mandato a rappresentarli.
Io scelgo in solitudine, scelgo con la mia libertà, scelgo con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con l'esaltante prigionia delle mie idee, della mia probità, scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia a Romano Prodi e al suo Governo! (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, IU-Verdi-Com, RC-SE e SDSE. Molte congratulazioni). (Il senatore Barbato si scaglia contro il senatore Cusumano, ma viene bloccato dagli assistenti parlamentari e accompagnato fuori dall'Aula. Ripetuti, ingiuriosi, violenti epiteti del senatore Strano indirizzati al senatore Cusumano. Vivaci proteste dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Massidda. Ne ha facoltà.
MASSIDDA (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, mi conceda di parlare... (Brusìo). Non posso parlare con questo caos.(Il senatore Cusumano accusa un malore e si accascia sui banchi).
BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Chiamate un medico! (Vengono prestati i primi soccorsi al senatore Cusumano dai colleghi senatori).
PRESIDENTE. Per favore! Per favore... sedersi. Senatore Massidda, collabori!
MASSIDDA (DCA-PRI-MPA). Presidente, posso collaborare ma credo di aver diritto anch'io di parlare, come hanno fatto gli altri, in assoluto silenzio.
Signor Presidente, mi permetta di parlare dopo la sceneggiata napoletana...
PRESIDENTE. Colleghi, sospendo la seduta e dispongo l'immediato intervento dei sanitari del Senato. (Viene prestato soccorso al senatore Cusumano che viene portato in barella fuori dall'Aula. Generali commenti).
(La seduta, sospesa alle ore 15,58, è ripresa alle ore 16,04).
La seduta è ripresa. Prego i colleghi di riprendere posto.
GARRAFFA (PD-Ulivo). Signor Presidente, il senatore Barbato va espulso.
PRESIDENTE. Porterò la questione al Consiglio di Presidenza dopo aver ascoltato chi era vicino ai fatti.
Prego ora i colleghi, per la dignità del Senato, di avere comportamenti confacenti alle proprie responsabilità. Vi assicuro che non consentirò comportamenti... (Proteste dai banchi della maggioranza).
Il Presidente per decidere deve vedere, altrimenti sono costretto a portare la questione al Consiglio di Presidenza per un approfondimento. (Reiterate proteste dai banchi della maggioranza). Sarà il Consiglio di Presidenza a decidere.
Non consentirò ulteriori comportamenti assimilabili a quelli cui ho assistito.