il 18 gennaio 2008 il Tribunale di Palermo ha pronunciato sentenza di condanna, per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio su indagini riguardanti affiliati mafiosi, nei confronti del Presidente della Regione Siciliana;
i fatti accertati con la sentenza sono di estrema gravità, per altro comprovati dalla dura condanna a cinque anni e dall'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nello specifico trattasi di una condanna ai sensi del primo e secondo comma dell'art. 378 del codice penale, e cioè per aver favorito anche dei soggetti già giudicati con sentenza definitiva per il reato di associazione mafiosa;
l'ordinamento vigente prevede, ai sensi dell'articolo 15, comma 4-bis , della legge 19 marzo 1990, n. 55, la sospensione di diritto da Consigliere regionale, anche in caso di condanna non definitiva, tra gli altri, per ipotesi di reati di favoreggiamento personale o reale, commesso in relazione ai delitti indicati nel comma 1, lett. a), dello stesso articolo 15. Reati sempre riconducibili ad associazione di tipo mafioso, come da art. 416-bis;
il Commissario di Stato ha inviato, il 22 gennaio 2008, il dispositivo della sentenza del Tribunale di Palermo al Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Percorso istituzionale che prevede, ai sensi dell'art. 15, comma 4-ter , della legge 55/1990, che proprio il Presidente del Consiglio, sentiti il Ministro dell'interno e per gli affari regionali, adotta il provvedimento che accerta la sospensione,
gli interroganti chiedono di sapere se non si ritenga necessario e urgente adottare concretamente provvedimento sospensivo dalla carica di Consigliere regionale, e pertanto di Governatore, per il presidente Salvatore Cuffaro. Urgenza e necessità dettate dalla delicatezza del ruolo istituzionale e rappresentativo da lui svolto, nonostante le gravità acclarate e la mancanza palese di requisiti essenziali per l'esercizio di ogni funzione pubblica.
(4-03352)