AMATO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la 'Madonna del Cardellino'di Raffaello, dipinto ad olio su tela realizzato nel 1506, è uno dei quadri identitari della Galleria degli Uffizi, dove è stato conservato dal 1666 fino al 1999, anno in cui è stato trasferito presso l'Opificio delle Pietre Dure, per uno speciale restauro;
a seguito della fine del restauro dell'opera prevista per la primavera di quest'anno, dopo quasi dieci anni di assenza dalla sala 26 degli Uffizi, il capolavoro di Raffaello sarà nuovamente esposto nel mese di settembre 2008 in occasione di una mostra al Quirinale organizzata dall'associazione 'Civita servizi srl' di Roma, per far ritorno finalmente agli Uffizi, non prima del mese di dicembre;
considerato che:
la scelta di prediligere Roma rispetto a Firenze quale luogo deputato per la prima dell'esposizione della rinnovata opera raffaelliana, frutto di un accordo fra la Soprintendenza speciale per il Polo Museale della città di Firenze e il Quirinale, non ha alcuna motivazione dal punto di vista filologico, data una specifica connotazione storico-culturale che la colloca da sempre a Firenze;
per la particolare fragilità dell'opera in questione, restaurata più volte nel corso dei secoli a seguito di numerosi danneggiamenti, il viaggio per altra destinazione all'infuori della sua sede naturale agli Uffizi, con le conseguenti vibrazioni cui sarebbe sottoposta, risulta potenzialmente dannoso per l'integrità del dipinto;
ricordato che:
il prestito della 'Madonna del Cardellino', ancorché estremamente rilevante dal punto di vista culturale, non è che l'ultimo episodio di un lunga serie di prestiti di straordinarie opere d'arte appartenenti alla Galleria degli Uffizi inviate secondo logiche promozionali verso altri musei in Italia e all'estero;
prestiti di opere d'arte, come quello, nel marzo del 2007, de 'l'Annunciazione' di Leonardo da Vinci in Giappone e l'imminente esposizione de 'La Venere di Urbino' di Tiziano, sempre a Tokyo, molto hanno fatto discutere la comunità scientifica che si è espressa contrariamente agli invii, sottolineando le ragioni della conservazione di un'opera d'arte rispetto a quelle della promozione;
la Galleria degli Uffizi, al pari di molti musei statali fiorentini, sempre più spesso vede sottratte opere fondamentali del proprio patrimonio esposto al pubblico, inviate all'estero in seguito ad accordi internazionali stipulati dalla Soprintendenza speciale per il Polo Museale della città di Firenze, che esulano sia da quanto affermato nel Codice dei beni culturali che da quanto espresso da quelle linee guida in merito al prestito di opere d'arte - prodotte dall'apposita Commissione di nomina ministeriale della quale è stata membro autorevole la stessa Soprintendente del Polo Museale della città di Firenze - arrecando danno economico e d'immagine alla Galleria stessa;
ricordato, infine, che a commento dell'ipotesi, recentemente avanzata dall'Assessore alla cultura della Regione Toscana, di trasferire il David di Michelangelo dall'attuale sede della Galleria dell'Accademia verso un teatro decentrato al fine di promuovere un'area periferica di Firenze, il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Marcucci si è espresso a sfavore, sottolineando il primario indirizzo del Ministero, il quale "deve far prevalere in primo luogo le ragioni della tutela, della salvaguardia e della sicurezza dell'opera d'arte",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo possa dire quali siano le ragioni di tipo storico, culturale e filologico tali da giustificare la decisione della Soprintendenza speciale per il Polo museale della città di Firenze di prestare la 'Madonna del Cardellino', esposta alla Galleria degli Uffizi, al Quirinale, per una mostra organizzata dalla società 'Civita servizi srl';
se possa dire quali sono le spese e quale soggetto si accollerà i costi complessivi legati a tale operazione che prevede, tra l'altro, un ingresso gratuito per i fruitori della mostra in questione;
se ritenga conforme alle norme vigenti ed ai precetti in merito al prestito di opere d'arte l'invio a Roma della 'Madonna del Cardellino' che ha la sua sede naturale presso la Galleria degli Uffizi;
se non ritenga che tale prestito costituisca un grave precedente che si contrappone all'idea di museo come luogo di acquisizione, tutela, conservazione ed esposizione di un patrimonio artistico, promuovendo, al contrario, un museo inteso come deposito di opere d'arte a disposizione di esigenze ben lontane da quelle della pubblica fruibilità dell'opera;
quali provvedimenti intenda adottare, in vista dell'imminente riforma del Codice dei beni culturali, al fine di proteggere il patrimonio artistico dello Stato italiano, rendendo più restrittive le norme relative al prestito delle opere considerate come identitarie di un museo;
se ritenga opportuno, nell'esclusivo interesse della salvaguardia dell'opera d'arte, ritirare il consenso all'invio della 'Venere di Urbino' di Tiziano custodita alla Galleria degli Uffizi, al Museo nazionale dell'arte occidentale di Tokyo, in programma per la primavera 2008.
(4-03344)
PISA - Ai Ministri della difesa e della giustizia - Premesso che:
la Procura della Repubblica di Piacenza ha avviato un'inchiesta nella primavera del 2006 concernente una serie di reati che sarebbero stati commessi all'interno dell'area ex Pertite (comprensorio del Polo mantenimento pesante Nord), quali pagamento, con fondi pubblici, per la gestione di rifiuti successivamente non smaltiti e appropriazione da parte di privati di materiale dell'Esercito. Nel corso dell'inchiesta è stato indagato, tra gli altri, il Generale dell'Esercito Giuliano Taddei, ex direttore del Polo mantenimento pesante Nord;
l'ex direttore del polo di mantenimento di Piacenza avrebbe, di concerto con le imprese operanti nell'area ex Pertite, commesso diversi reati in relazione allo smaltimento di rifiuti anche tossici;
le imprese indagate avrebbero ottenuto, con l'avallo dell'ex direttore, commesse del valore di centinaia di migliaia di euro dal Ministero della difesa per la realizzazione di interventi per lo smaltimento, successivamente mai realizzato, dei rifiuti;
a seguito dell'indagine, nel giugno 2006, l'ARPA di Piacenza ha compiuto accertamenti nell'area ex Pertite, e il risultato conferma l'esistenza di una discarica abusiva contenente rifiuti pericolosi, alcuni dei quali sotterrati fino a cinque metri di profondità;
è stata confermata la presenza, anche se in minime quantità, di materiale radioattivo,
si chiede di sapere quale sia lo stato di avanzamento dell'inchiesta presso i competenti Uffici giudiziari e se siano stati richiesti rinvii a giudizio per gli indagati.
(4-03345)
POLLEDRI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in località Castelsangiovanni (Piacenza) è prevista la costituzione di un distaccamento permanente dei Vigili del fuoco;
la caserma garantirebbe la copertura della zona occidentale della provincia di Piacenza in caso di incidente stradale lungo l'autostrada A21, di esondazione del fiume Po e qualora si verifichino delle emergenze di qualsiasi tipo nel territorio della Valtidone-Luretta, lontano dai distaccamenti dei Vigili del fuoco attualmente esistenti;
considerato che l'importanza del presidio è sottolineata dalle richieste pervenute dai Comuni dell'area, nonché dalla Regione Emilia-Romagna e dal Corpo regionale dei Vigili del fuoco che hanno chiesto l'inserimento del presidio nel piano coordinato dal Ministero dell'interno "Italia in 20'",
l'interrogante chiede di conoscere:
la tempistica per l'approvazione ed il finanziamento del piano "Italia in 20'";
se, tra i primi interventi previsti, vi sia la creazione di un distaccamento permanente dei Vigili del fuoco a Castelsangiovanni;
se siano previsti aumenti di organici presso i comandi già operativi di Piacenza e Bobbio e di quello volontario in via di costituzione a Ferriere, al fine di garantire la continuità dal servizio e la capillarità su tutto il territorio provinciale.
(4-03346)
TURIGLIATTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
da quasi tre anni un gruppo di ragazzi di Rho (Milano) e dei paesi limitrofi ha avviato presso il capannone dell'ex stabilimento Veronelli di via San Martino un centro sociale, svolgendo attività culturali e ricreative per i giovani e la cittadinanza; tale iniziativa si era resa necessaria dopo che la proprietà di un altro capannone industriale dismesso, la "Fornace" di Garbagnate, aveva ottenuto lo sgombero degli occupanti - gli stessi, che quel nome hanno infatti conservato - attraverso sentenza della magistratura;
in tutta evidenza le amministrazioni comunali interessate non hanno finora messo a disposizione dei giovani della zona nord ovest di Milano i richiesti spazi per attività di carattere sociale, spingendo quindi a iniziative di riutilizzo di capannoni dismessi da anni;
tale condizione era di fatto riconosciuta nella sentenza di sgombero della "Fornace", allorché si considerava che l'occupazione era dovuta "non per profitto patrimoniale" ma "per conseguire scopi di particolare valore morale e sociale" destinando "uno spazio considerato abbandonato alla collettività in modo da trasformarlo in risorsa per i cittadini, dove realizzare progetti creativi e culturali, tra cui dibattiti, spettacoli e concerti, nonché iniziative a tutela del territorio e dell'ambiente" (sentenza del tribunale di Milano, giudice Mariarosa Busacca, 2 ottobre 2007);
le sanzioni, peraltro solo pecuniarie, non venivano irrogate in riferimento ad analoga situazione definita dalla Corte di cassazione, sezione II, del 30 maggio 2000, n. 8107;
il Sindaco di Rho, Roberto Zucchetti, ha deciso lo sgombero dei locali utilizzati dal Centro sociale "Fornace" per realizzarvi un commissariato di Polizia, per il quale sarebbero stati stanziati 3 milioni di euro; una manifestazione di solidarietà con i giovani si è svolta a Rho sabato 19 gennaio 2008, denunciando - tra l'altro - l'utilizzo di quelle risorse per un posto di Polizia e non per l'attesa nuova sede del liceo classico Rebora,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare che tale decisione dell'amministrazione comunale di Rho provochi le inevitabili tensioni che uno sgombero forzato comporta;
se non intenda intervenire per garantire ai giovani del centro sociale "Fornace" di poter continuare nella loro attività culturale, che già significativo riconoscimento ha avuto da parte dell'autorità giudiziaria, ancorché questa abbia deciso per il rilascio dei locali precedentemente occupati a Garbagnate.
(4-03347)
VALPIANA, GAGGIO GIULIANI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la direttiva 2006/141/CE del 22 dicembre 2006 prevede una normativa organica in materia di disciplina degli alimenti per lattanti e di proseguimento che gli Stati membri erano tenuti a recepire entro il 31 dicembre 2007;
il recepimento della suddetta direttiva, compresa tra quelle per la cui implementazione la legge comunitaria 2006 ha conferito al Governo apposita delega, comporterà per l'Italia la revisione della disciplina vigente in materia, ed in particolare il decreto ministeriale 500/1994, dovendosi peraltro adeguare la legislazione interna al Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno emanato dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 1981 ed ai principi statuiti nelle successive pertinenti risoluzioni dell'Assemblea mondiale della sanità, tenendo in tale sede conto delle norme previste in materia dalla Convenzione sui diritti dei bambini e delle bambine dell'ONU, ratificata in Italia dalla legge 176/1991;
tra le altre disposizioni, la direttiva 2006/141/CE autorizza l'uso, da parte di produttori e distributori, dei cosiddetti health and nutrition claim, ovvero di "indicazioni nutrizionali e sulla salute", necessarie secondo le imprese per una corretta informazione sui prodotti venduti;
la realtà dimostra tuttavia non soltanto il carattere frequentemente non corretto di tali indicazioni, ma anche, nei casi in cui esse rispondano a requisiti di veridicità, la loro idoneità ad essere strumentalizzate a fini commerciali, in modo cioè da indurre i consumatori (nella specie, le neo-madri) all'uso di prodotti suscettibili di determinare effetti pregiudizievoli per una sana alimentazione del bambino;
in tal senso appare significativo che la ditta Milte Italia S.p.A. abbia ripetutamente commercializzato e pubblicizzato alcuni prodotti, quali Piùlatte e Bestbreast, della cui compatibilità con le norme suddette, nonché con il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, recepito dall'Italia con legge 6 aprile 1994, n. 500, che vieta di promuovere più o meno surrettiziamente alimenti per lattanti, è quantomeno lecito dubitare, in ragione dell'infondatezza scientifica delle proprietà attribuite a tali prodotti dalla medesima ditta (in particolare, sostenendo che l'assunzione di tali prodotti determini l'incremento del latte materno nella misura dell'85%,ed una sua maggiore completezza dal punto di vista nutrizionale);
considerato che:
la dubbia legittimità di tale forma pubblicitaria appare peraltro confermata dal fatto che da ultimo, il 3 luglio 2007, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato si è espressa in merito ai messaggi ingannevoli utilizzati nel promuovere Piùlatte e Bestbreast;
con provvedimento n. 17063 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deliberato che i messaggi pubblicitari relativi all'incremento di produzione di latte materno del +85%, e un latte materno più completo ed equilibrato in seguito all'assunzione di Bestbreast costituiscono una fattispecie di pubblicità ingannevole, vietandone l'ulteriore diffusione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della questione sopraesposta;
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere, al fine di evitare, anche pro futuro, la reiterazione di simili forme di pubblicità ingannevole, idonee come tali a esporre a grave pregiudizio il diritto alla salute e alla corretta informazione dei cittadini.
(4-03348)
CORONELLA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
l'interrogante, con atto di sindacato ispettivo 4-02212, pubblicato il 20 giugno 2007, chiedeva al Ministro dell'interno di disporre l'insediamento di una commissione d'accesso presso la Provincia di Caserta, ai sensi dell'art. 59 del decreto legislativo 267/2000, al fine di verificare l'attività di gestione;
la richiesta da parte dell'interrogante prendeva le mosse anche da un'indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva portato all'arresto dei Consiglieri della Provincia di Caserta, Bove Domenico e Caterino Giacomo, nonché del direttore generale della stessa, Acconcia Antony;
si riporta, qui di seguito, il testo integrale dell'interrogazione presentata:
«in data 6 giugno 2007, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di S. Maria Capua Vetere (Caserta), dr. Giuseppe Meccariello, emetteva ordinanza applicativa di misura cautelare nei confronti, tra gli altri, di Bove Domenico (Consigliere provinciale di Caserta e Presidente della Commissione che esamina i piani regolatori dei Comuni della provincia di Caserta), Caterino Giacomo (Consigliere provinciale di Caserta) e Acconcia Antony (Direttore generale della Provincia di Caserta);
con il provvedimento suddetto, regolarmente eseguito, agli indagati sono stati contestati reati di particolare gravità, tra i quali anche quello previsto e punito dall'art. 416 del codice penale. "per aver preso parte ad una associazione per delinquere, operante sulla città di Caserta e nella relativa provincia, finalizzata alla commissione di una serie determinata di delitti - in particolare contro la P.A. - e soprattutto, all'acquisizione del controllo delle attività economico imprenditoriali della provincia gestita dagli Enti pubblici in cui gli indagati prestano la loro attività";
nel capo di imputazione sono stati disegnati i ruoli rispettivamente svolti dai suddetti indagati: il Bove come "capo con ampi poteri di (…) raccordo con esponenti della P.A. (anche ai massimi livelli, comunali e provinciali) ed il mondo politico"; il Caterino come garante dell' "appoggio e copertura in sede di consiglio provinciale di Caserta"; l'Acconcia come uomo di "raccordo fra il sodalizio oggetto della (…) imputazione e l'Ente in cui riveste il primario ruolo il Direttore generale, incaricato di tenere i contatti e di dare pratica attuazione ai desideri degli associati";
a Bove, Caterino ed Acconcia, tra gli altri, sono stati altresì addebitati i reati di: turbata libertà degli incanti (con riferimento a due distinte gare di appalto aventi ad oggetto i cosiddetti poli scolastici di Aversa e di Capua), per avere presentato un'offerta a nome di una società di copertura (la C.l.e.) "riportante dati di ribasso predeterminati sulla base della conoscenza di dati relativi agli altri offerenti"; tentata truffa aggravata per ottenere un finanziamento comunitario; falso ideologico, con riferimento a due distinti atti (verbale della commissione permanente per i piani regolatori della Provincia di Caserta e parere relativo alle varianti del P.r.g. del Comune di Casagiove), necessari per l'approvazione delle varianti al piano regolatore del Comune di Casagiove;
dall'esame della motivazione del provvedimento custodiale (emesso per le turbative d'asta ed i falsi ideologici), che contiene ampi stralci delle trascrizioni delle telefonate intercorse tra gli indagati, emerge un quadro fosco ed inquietante dei fitti rapporti tenuti dagli stessi, che appaiono tutti tesi, nel loro contesto, a piegare, così come ha rilevato il magistrato, l'attività dell'ente Provincia ad interessi ed esigenze personali e di gruppo;
particolare allarme suscitano i contenuti di alcuni verbali di intercettazioni telefoniche, dai quali emerge il chiaro progetto degli indagati di occupare in maniera sistematica, programmata e strumentale i posti chiave della Provincia per assecondarli - per ricorrere ad una perifrasi eufemistica - a finalità confliggenti con quelle generali;
a quanto risulta dagli atti, in questo contesto, una posizione centrale e particolare assume la figura di Antony Acconcia (alter ego del Presidente della Provincia Alessandro De Franciscis e coordinatore di importanti e delicate funzioni che comportano anche la gestione di rilevanti risorse finanziarie), la cui "nomina" a Direttore generale (per quanto emerge dalla trascrizione delle telefonate del 17 giugno 2005 e 28 giugno 2005 tra Bove Domenico ed il coindagato Ambroselli Renzo) viene annunciata, forse per virtù divinatorie, con un paio di settimane di anticipo dallo stesso Bove, il quale, peraltro, nel profetizzarla felicemente, la individua come una tappa di "occupazione delle poltrone", programmando altresì di trasferirsi nell'ufficio di Acconcia, di "mettersi in quella stanza" e di avere "parte nella gestione", disegno, questo, accolto con entusiastico fervore dall'Ambroselli medesimo, che lo asseconda esprimendo il proposito di "collegarsi" stabilmente con l'Acconcia e scalpitando nell'attesa di ricevere da quest'ultimo adeguate istruzioni per un comune progetto di gestione personale delle attività della Provincia: "dobbiamo sempre andare a trovare Antonio (Acconcia), per capire che (…) dobbiamo fare da grandi";
per la verità, l'individuazione di Antony Acconcia come sicuro futuro Direttore generale della Provincia era stata oggetto di discussioni accese nell'opinione pubblica ed all'attenzione della stampa locale per le polemiche che erano state sollevate da parte di coloro i quali sostenevano che lo schema di avviso pubblico per la selezione del Direttore generale appariva "cucito addosso" all'annunziato vincitore, tanto che, si era ipotizzato, i requisiti della laurea, di precedenti specifiche esperienze e di una professionalità mirata erano stati "sviliti" perché non posseduti dallo stesso Acconcia;
sulla puntuale avvenuta scelta di Acconcia furono, poi, sollevate aspre polemiche specie da coloro (ben 22, rispetto ai 25 che avevano proposto la domanda per la selezione del Direttore generale) che lamentavano di avere sostenuto un colloquio dall'esito scontato e, evidentemente, celebrato ad pompam, solo per esigenze formali;
dalla menzionata ordinanza del Gip, in un quadro di sconcertanti violazioni, emerge, inoltre, un'ulteriore allarmante vicenda che, anche se non caratterizzata da un disvalore penale (tale conclusione del Gip non è però condivisa dal P.M. che, infatti, a Bove ed Acconcia contesta per tale fatto anche il reato di tentata concussione), va segnalata per la sua inquietante gravità, perché diretta ad alterare un assetto politico sancito da libere e democratiche elezioni: l'accordo e la strategia posti in essere da Bove ed Acconcia per "sottomettere" il Consigliere provinciale di minoranza Angelo Di Costanzo e "costringerlo" così ad un passaggio di campo a sostegno della maggioranza;
tale episodio, in una perversa e destabilizzante logica di gestione anche politica della Provincia, trova una sua corrispondenza nel controllo surrettizio del Consiglio provinciale che sarebbe stato svolto da parte dei suddetti indagati (controllo di cui si vanta il Bove sia nella telefonata delle ore 10.41 del 30 gennaio 2006 intercorsa con tale Mario Diana da Liberi, allorquando rimarca la non casualità di certe assenze nelle assemblee consiliari, sia quando, a quanto risulta dagli atti, in un'altra telefonata con Caterino, avvenuta alle ore 17.40 del 14 dicembre 2005, sottolinea la non presenza dei consiglieri in Consiglio provinciale: "quanti consiglieri ci stavano oggi a vedere questo consiglio? Nessuno. Cioè, comprendi il valore? Insomma, sono piccole cose che alla fine pesano. Pesano, eccome!") e si inquadra nel generale, perverso progetto di piegare ad interessi personali la gestione della cosa pubblica acquisendo, in maniera torbida ed inquietante, anche la "disponibilità" di alcuni Consiglieri provinciali in ordine a loro "programmate" assenze, al fine, evidentemente, di "spegnere" o, comunque, di manovrare ogni azione di contrasto e di controllo politico; (...)
tutti i fatti sopra descritti, peraltro, danno il puntuale riscontro giudiziario di insistenti e diffuse voci relative alla gestione non corretta dell'ente Provincia e sulla quale partiti, movimenti e associazioni, da tempo e più volte, hanno espresso, sollevando una vera e propria "questione morale", le loro riserve anche in apposite conferenze stampa;
dall'esame del provvedimento custodiale (a parte la vicenda relativa al piano regolatore di Casagiove, di sconcertante gravità e che, secondo il magistrato, rileva un'intesa in ordine a modifiche da apportare funzionali agli interessi degli indagati) emergono, pertanto, gravi, reiterate e persistenti violazioni di leggi che creano sconcerto ed inquietudine e che pongono l'esigenza di una verifica del complesso delle attività finora svolte dalla Provincia, anche con riferimento ad episodi e fatti che sarebbero oggetto di ulteriori procedimenti giudiziari in corso;
infine, va segnalato che, per quanto rivelato da autorevoli "voci di dentro", ad alcuni aggiudicatari di importanti gare di appalto non sarebbe stato richiesto, in violazione della relativa normativa, il certificato antimafia, nella consapevolezza dell'impossibilità da parte degli stessi di poterlo ottenere;
il vivo allarme per tutto quanto sopra rappresentato si è, per di più, ulteriormente aggravato a seguito di altri arresti di due dipendenti della Provincia avvenuti qualche giorno fa per fatti attinenti alle loro funzioni e che hanno esacerbato il sentimento di preoccupazione che vive tutta la popolazione casertana per il pericolo di una pervicace e costante strumentalizzazione dell'ente;»;
il 19 gennaio 2008, sul quotidiano "Corriere di Caserta", è stato pubblicato un articolo che riporta integralmente la denuncia presentata il 30 novembre 2007 alla Procura generale di Napoli dal Consigliere provinciale Giacomo Caterino, già destinatario di misure cautelari nel procedimento di cui sopra. In tale denuncia, il Caterino lamenta il fatto che solo contro di lui ed altri soggetti siano state richieste e disposte misure cautelari e non anche nei confronti del presidente De Franciscis e di altri soggetti politicamente a lui vicini. Aggiunge, inoltre, il Caterino, come si legge sempre nella sua denuncia pubblicata sul quotidiano suddetto, che "nel corso delle indagini sono emersi gravi indizi a carico del Presidente della Provincia che certamente comprovano un suo diretto coinvolgimento per l'approvazione irregolare del PRG del Comune di Casagiove. Infatti, tale approvazione è, così come risulta anche dalle dichiarazioni e dai documenti raccolti, gravemente viziata da irregolarità finalizzate all'inserimento di alcuni terreni nelle aree a destinazione d'uso edilizio che risultano di proprietà di soggetti a lui vicini. Ci si riferisce, in particolare, ai terreni di proprietà di Carlo Panella (padre dell'assessore provinciale Tiziana Panella a sua volta compagna del Direttore generale, Antony Acconcia, pure oggetto di misure cautelari) e di Vincenzo Natale (dirigente del Partito Democratico di De Franciscis). Infatti, nel corso delle indagini, sono state raccolte testimonianze (come quella dell'allora Assessore all'urbanistica, Maria Carmela Caiola) che attribuiscono a De Franciscis la diretta responsabilità, non solo politica, delle modifiche del PRG di Casagiove ... durante una cena (come riferito all'Autorità Giudiziaria dall'assessore Caiola) organizzata dal presidente, da Panella, da Acconcia e dal Natale";
alcuni giorni fa, sul quotidiano "Gazzetta di Caserta", è stata riportata l'integrale trascrizione dell'interrogatorio reso presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dall'assessore Ferdinando Bosco, già Assessore ai lavori pubblici. Nello stesso, tra l'altro, il Bosco ha dichiarato di aver subito pressioni, accompagnate da offese e minacce di ritorsione, dai Consiglieri provinciali Bove e Caterino affinché pilotasse le gare di appalto a favore dei loro amici. Il Bosco, inoltre, aggiugeva, di aver informato della cosa il Presidente della Provincia;
nell'ambito dell'inchiesta che ha visto in questi ultimi giorni coinvolti vari esponenti nazionali e regionali del partito UDEUR, la stampa locale e nazionale ha pubblicato la trascrizione di alcune intercettazioni telefoniche del Presidente della Provincia di Caserta, dott. De Franciscis, dalle quali è emerso un quadro a dir poco sconcertante del "sistema" di gestione e di potere esistente nell'ente Provincia;
in particolare appare davvero raccapricciante il contenuto della telefonata intercettata tra il presidente De Franciscis e il Direttore generale della Provincia, Antonio Acconcia, in ordine alla nomina del direttore generale dell'azienda ospedaliera di Caserta: "Antonio, naturalmente tu mi ricambi adesso il favore e mi copri senz'altro con la camorra di Casale";
i giornali locali di sabato 19 gennaio 2008, poi, hanno riportato alcune dichiarazioni del Consigliere regionale dell'UDEUR, on. Angelo Brancaccio, che ha accusato il Presidente della Provincia di Caserta, on. De Franciscis, di "aver pilotato" alcune gare d'appalto, come quella del "Global Service";
da tutto quanto sopra esposto e rappresentato, appare evidente un quadro di assoluta gravità, che desta vivo allarme e sconcerto nell'opinione pubblica,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se, in particolare, risulti ai Ministri in indirizzo che il Presidente della Provincia di Caserta, dott. Alessandro De Franciscis, sia stato iscritto nel registro degli indagati con riferimento alla vicenda che ha portato all'arresto dei consiglieri Bove e Caterino;
in caso negativo, quali siano le ragioni per cui la Procura abbia ritenuto di non iscriverlo;
se risponda a verità che il Procuratore della Repubblica si sia autoassegnato il suddetto procedimento;
se corrisponda a verità che tra il Presidente della Provincia di Caserta, dott. Alessandro De Franciscis e il Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dott. Mariano Maffei, intercorrono rapporti di parentela ovvero rapporti familiari o amicali che comportavano un'abituale frequentazione fra gli stessi;
quali siano i motivi per i quali, per ragioni deontologiche, di opportunità e trasparenza, il dott. Maffei non abbia ritenuto di affidare ad altri sostituti il procedimento di cui sopra;
se, in considerazione di tutti i fatti esposti e di quelli cui si è fatto riferimento nell'interrogazione più sopra richiamata, non si ritenga opportuno, se non necessario, l'insediamento presso l'ente Provincia di Caserta di una Commissione di accesso per verificare la corretta gestione dell'amministrazione e la eventuale infiltrazione camorristica all'interno della stessa.
(4-03349)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, del lavoro e della previdenza sociale e dell'economia e delle finanze - Premesso che il 18 gennaio 2008 si è riunito il Comitato INPS della Provincia di Lecce, il quale, tra gli altri argomenti, ha preso in esame lo stato della ristrutturazione dei crediti contributivi del settore agricolo ed all'unanimità ha adottato sull'argomento il seguente ordine del giorno:
«La ristrutturazione dei crediti contributivi del settore agricolo nella Provincia di Lecce è stata largamente accolta da numerosissime imprese agricole le quali, attraverso tale strumento, vogliono regolarizzare la loro posizione contributiva;
che la procedura di ristrutturazione si è rivelata alquanto complessa per il motivo che è necessario controllare e poi definire l'esatto importo del debito sulla scorta della documentazione presentata dall'interessato;
nonostante tutta la documentazione per l'aggiornamento sia stata regolarmente presentata alla Sede e protocollata nei termini previsti dalle Organizzazioni a ciò abilitate, ad oggi sul portale Agriban risultano ancora numerose pratiche non lavorate;
inoltre, numerosissime domande di ristrutturazione ancorché restituite come aggiornate, non sono state definite dall'Inps sulla base delle richieste di sgravio effettuate con i relativi riscontri documentali;
i processi di verifica dei detti crediti contributivi scadono in data odierna ed il termine ultimo per la conclusione dell'intera procedura è stato stabilito al 4 febbraio p.v.;
tutto ciò comporta il rischio che gli agricoltori (la maggior parte dei quali con posizioni numerarie di rilievo) possano non terminare con successo la relativa procedura di ristrutturazione in quanto parte degli importi assunti come dovuti dall'Ente in realtà non lo sono,
tutto ciò premesso, il Comitato Inps della Provincia di Lecce, all'unanimità chiede che le Autorità in indirizzo facciano quanto di loro competenza perché vengano attribuiti nuovi termini di scadenza all'intera procedura tali da consentire agli Uffici dell'Inps la corretta attuazione della procedura prevista»,
l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti urgenti si intendano adottare nell'ambito delle specifiche rispettive competenze per favorire una rapida risoluzione del problema.
(4-03350)
SARO, COLLINO, GABANA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
nel quadro delle iniziative assunte dalle organizzazioni di categoria dei metalmeccanici aderenti a CGIL, CISL e UIL al fine di ottenere il rinnovo del contratto si è tenuta, giovedì 17 gennaio 2008 all'uscita del casello autostradale del Lisert nel comune di Monfalcone (provincia di Gorizia), una manifestazione di protesta che ha rallentato il traffico in uscita ed in entrata al casello;
la manifestazione ha avuto un significato fortemente simbolico, avendo avuto una durata limitata ad un'ora, e non ha configurato un vero blocco autostradale, anche perché sono stati attivati subito percorsi alternativi;
quanto accaduto esprimeva lo stato di prostrazione di uno dei più importanti settori del mondo del lavoro: i metalmeccanici, che da mesi stavano negoziando senza alcun esito il rinnovo del contratto nazionale;
il contratto nazionale, anche a seguito di molte manifestazioni di protesta tenutesi sul territorio nazionale, è stato stipulato nella notte del 18 gennaio 2008;
per quanto risulta agli interroganti, la Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia, riunitasi il 18 gennaio 2008 su indicazione del presidente Illy, ha deciso di chiedere alla Friulia, azionista di maggioranza della Concessionaria autostradale Autovie Venete, se esistano gli estremi per denunciare alla magistratura i partecipanti all'azione di protesta;
vi è stata una reazione molto pesante da parte delle federazioni sindacali, in particolare da parte della CGIL che ha interrotto qualunque rapporto con la Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere per evitare che i lavoratori partecipanti alla manifestazione del Lisert vengano denunciati alla magistratura;
come valutino l'azione avviata dal Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Illy e se non considerino tale iniziativa in contrasto con le norme costituzionali che garantiscono il diritto allo sciopero.
(4-03351)
GIAMBRONE, FORMISANO, RAME, CAFORIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie locali - Premesso che:
il 18 gennaio 2008 il Tribunale di Palermo ha pronunciato sentenza di condanna, per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio su indagini riguardanti affiliati mafiosi, nei confronti del Presidente della Regione Siciliana;
i fatti accertati con la sentenza sono di estrema gravità, per altro comprovati dalla dura condanna a cinque anni e dall'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nello specifico trattasi di una condanna ai sensi del primo e secondo comma dell'art. 378 del codice penale, e cioè per aver favorito anche dei soggetti già giudicati con sentenza definitiva per il reato di associazione mafiosa;
l'ordinamento vigente prevede, ai sensi dell'articolo 15, comma 4-bis , della legge 19 marzo 1990, n. 55, la sospensione di diritto da Consigliere regionale, anche in caso di condanna non definitiva, tra gli altri, per ipotesi di reati di favoreggiamento personale o reale, commesso in relazione ai delitti indicati nel comma 1, lett. a), dello stesso articolo 15. Reati sempre riconducibili ad associazione di tipo mafioso, come da art. 416-bis;
il Commissario di Stato ha inviato, il 22 gennaio 2008, il dispositivo della sentenza del Tribunale di Palermo al Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Percorso istituzionale che prevede, ai sensi dell'art. 15, comma 4-ter , della legge 55/1990, che proprio il Presidente del Consiglio, sentiti il Ministro dell'interno e per gli affari regionali, adotta il provvedimento che accerta la sospensione,
gli interroganti chiedono di sapere se non si ritenga necessario e urgente adottare concretamente provvedimento sospensivo dalla carica di Consigliere regionale, e pertanto di Governatore, per il presidente Salvatore Cuffaro. Urgenza e necessità dettate dalla delicatezza del ruolo istituzionale e rappresentativo da lui svolto, nonostante le gravità acclarate e la mancanza palese di requisiti essenziali per l'esercizio di ogni funzione pubblica.
(4-03352)
FLUTTERO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
come segnalato dai principali quotidiani locali e denunciato dai lavoratori, la presentazione del Piano industriale dell'Olivetti di Ivrea, già da tempo acquisita da Telecom, continua ad essere rimandata a data da destinarsi da parte dei vertici aziendali;
la presentazione, dapprima prevista per il 30 novembre 2007, poi rimandata al 5 dicembre, a tutt'oggi non rientra tra le priorità della nuova dirigenza, causando inevitabilmente un clima di preoccupazione ed incertezza tra i 1.200 lavoratori attualmente impiegati;
sono sempre più frequenti le indiscrezioni che parlano di un futuro piano industriale più incline a ristrutturazioni aziendali e rallentamenti della produzione, se non addirittura a ipotesi di smantellamento e vendita, piuttosto che all'auspicato rilancio della produzione e all'incremento del personale;
nonostante le principali categorie sindacali abbiano richiesto e sollecitato la convocazione di un incontro, ad oggi nessuna risposta esauriente in merito è stata data, adducendo a giustificazione il cambio ai vertici di Telecom;
per la permanenza in Italia di una significativa presenza industriale nel settore delle tecnologie dell'ICT non può prescindere dal tentativo di non disperdere il know-how accumulato dalle maestranze provenienti dell'esperienza Olivetti e ancora presente in maniera significativa nella parte nord occidentale della Provincia di Torino (Canavese),
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire in maniera urgente e risolutiva per cercare aprire un confronto con i vertici della Telecom per definire un piano industriale che consenta al team ex Olivetti di tornare a svolgere un ruolo di eccellenza nel panorama industriale italiano, garantendo un futuro lavorativo al personale diretto ed al numeroso e qualificato indotto.
(4-03353)
MUGNAI, MATTEOLI - Al Ministro della difesa - Premesso che:
nei territorio di Grosseto è presente la base del 4° Stormo "Amedeo d'Aosta" dell'Aeronautica militare italiana e nel territorio di Pisa è presente la 46a Brigata Aerea "Ego laeve facio";
sempre nel territorio grossetano, è in essere da tempo la predisposizione per uno scalo aereo destinato al volo civile, uno dei cardini per lo sviluppo della Maremma;
nel territorio di Pisa, è già presente il polo aeroportuale "Galileo Galilei";
con un decreto del Ministro della difesa attualmente in registrazione, a seguito della ristrutturazione dell'Aeronautica militare italiana, individua gli aeroporti militari classificati come MOB (Main Operating Base);
nel suddetto decreto sono stati individuati anche gli aeroporti militari di Grosseto e Pisa, nei quali, come espresso nell'art. 2, comma 1, lettera b), del decreto, "l'apertura al traffico civile in atto non è ulteriormente espandibile";
tale formulazione, anche a detta degli operatori aeroportuali, pone dubbi interpretativi, in quanto potrebbe riferirsi non al traffico civile (nell'anno 2007, ad esempio, i transiti dell'aeroporto di Pisa sono stati meno di 2.500), bensì all'orario dei voli, vigendo ancora il nulla osta dello SMA ai voli sino alle 22.00;
considerato che:
la Provincia, il Comune e la Camera di commercio di Grosseto hanno predisposto un bando per l'incoming dello scalo, mettendo a disposizione dei fondi in favore del vettore che attiverà rotte verso Milano ed una delle città europee indicate nel bando, e a tale bando ha già risposto la Livingstone, vettore dei Viaggi del Ventaglio;
l'aeroporto di Pisa è già uno dei più importanti poli aeroportuali per tutto il territorio della Toscana, sia in termini di sviluppo del territorio che in termini occupazionali diretti e dell'indotto,
l'interrogante chiede di conoscere quale sia l'effettiva interpretazione dell'art. 2 del decreto sopra citato, considerando che le esigenze da salvaguardare sono due: la fondamentale importanza per la sicurezza della Nazione del 4° Stormo e della 46a Brigata Aerea dell'Aeronautica militare italiana e la parimenti fondamentale importanza che uno scalo civile avrebbe nello sviluppo del territorio della Maremma e che il polo aeroportuale "Galileo Galilei" già ricopre nel territorio toscano.
(4-03354)
FANTOLA, DELOGU - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:
la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), disimpegnava lo Stato dal concorso al sostegno a favore dell'insularità - da sempre uno dei pilastri delle intese patrizie intercorrenti tra Stato e Regione Sardegna - e scaricava, di fatto, sul bilancio regionale tutti i costi connessi alla continuità territoriale;
i collegamenti tra i porti sardi e quelli del continente venivano esclusi dalla rete delle "autostrade del mare", ovvero dalle rotte incentivabili attraverso la previsione di bonus sulle merci trasportate;
la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), tagliava i contributi alle Ferrovie dello Stato per il collegamento Civitavecchia-Golfo Aranci, provocando la recente determinazione dell'Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, circa l'interruzione totale dell'intero trasporto merci su rotaia ed ingenerando una gravissima crisi del comparto, nel quale operano oltre 300 addetti, tra occupazione diretta e indotto;
conseguentemente, il traffico merci isolano finirà per essere dirottato su strada, con continue "rotture di carico", interscambi ed interruzioni e con inevitabili perdite di tempo e denaro;
di contro a consolidate politiche ambientali nazionali ed europee, il trasporto merci regionale viene scandalosamente dirottato su gomma e, in particolare, sulle principali arterie viarie dell'isola, quali la Carlo Felice e la 131, le quali risulteranno sempre più congestionate;
la recente scelta dei vertici di Ferrovie dello Stato, indotta dalla politica del Governo centrale e regionale, persevera nel relegare l'isola all'ultimo posto tra le regioni italiane per quanto riguarda il servizio offerto ed il diritto alla mobilità;
il venir meno del vettore statale nei collegamenti navali Civitavecchia-Golfo Aranci comporterà danni esiziali per un rilevante segmento del trasporto isolano e per l'intera economia della regione, dal momento che nessun privato riterrà fruttuoso investire nella predetta tratta,
si chiede di conoscere se ed in che modo il Ministro in indirizzo intenda affrontare l'annoso nodo della continuità territoriale tra la Sardegna ed il resto del Paese, anche successivamente alla recente interruzione del servizio di collegamento ferroviario Civitavecchia-Golfo Aranci, ed alla crisi che tale sospensione ingenererà inevitabilmente sul predetto comparto, oltre che per la sopravvivenza e lo sviluppo della Sardegna.
(4-03355)
TECCE - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:
da notizie di stampa si è appreso che la società Grandi Navi veloci Grimaldi di Genova avrebbe disposto che su due navi della sua flotta vengano imbarcati d'ora in poi lavoratori marittimi provenienti da Paesi poveri extracomunitari, violando la normativa del reclutamento e della riassunzione periodica di circa 120 lavoratori marittimi che da anni lavorano per molti mesi all'anno solo per la Grimaldi;
questa scelta metterebbe in discussione il futuro di questi lavoratori e delle loro famiglie - provenienti in gran parte dall'area di Ercolano e Torre del Greco (Napoli) - lavoratori che, peraltro, in base alla normativa vigente non godono di nessun ammortizzatore sociale, e quindi configurandosi come vero e proprio licenziamento collettivo di 120 marittimi;
tale scelta tenta di mettere in contrapposizione lavoratori stranieri con lavoratori italiani e risponde ad una pura logica di sfruttamento dei lavoratori stranieri che, assunti con il passaporto del Paese d'origine, non godrebbero di nessun diritto a partire da quello del permesso di soggiorno per motivi di lavoro in Italia e che, quindi, in nome del profitto si configura un attacco ai diritti di tutti i lavoratori extracomunitari e comunitari;
tale assurda decisione viene presa in violazione di quanto previsto dalla legge del 27 febbraio 1998, n. 30, sull'istituzione del "registro internazionale", in quanto le eventuali deroghe in essa previste al reclutamento di personale marittimo italiano e comunitario vanno motivate con l'assenza di personale disponibile sul piano nazionale e perciò concertate con i sindacati nazionali di categoria, peraltro prevedendo trattamenti salariali minimi per non permettere discriminazioni fra lavoratori che svolgano le stesse mansioni;
tale decisione gravissima della Grimaldi sarebbe stata avallata solo da alcuni sindacati locali a Genova e contro di essa è in atto una mobilitazione dei sindacati nazionali dei trasporti, a partire dalla Filt Cgil e dai sindacati di base;
tale normativa non si applica per le navi costruite prima dell'entrata in vigore della citata legge 30/1998, come quelle in questione della Grimaldi, che sembra all'epoca abbiano addirittura ricevuto contributi pubblici per la loro costruzione e, in ogni caso, viola il diritto alla riassunzione dei marittimi sancito dalla legislazione vigente e dagli accordi sindacali nazionali;
tale decisione della Grimaldi va contrastata vigorosamente per evitare un precedente che altrimenti potrebbe essere seguito da altre società di armatori del cabotaggio marittimo,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda assumere per contrastare questa decisione salvaguardando il diritto al lavoro di 120 marittimi che da anni lavorano per la Grimaldi;
se non si ravvisino gravi violazioni nell'applicazione della legge 30/1998 e se pertanto non si ritenga necessario chiedere a Grandi Navi veloci Grimaldi di Genova l'immediata sospensione dell'applicazione dell'accordo;
se non si ritenga necessario convocare un tavolo nazionale di confronto con le rappresentanze dei lavoratori e delle imprese di cabotaggio sia per salvaguardare sviluppo e occupazione del settore, sia per evitare che tali situazioni possano ripetersi violando leggi e contratti collettivi.
(4-03356)
MORSELLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il Ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, durante il Bit di Milano (Borsa internazionale del turismo) del 2007 presentò con grande enfasi il portale www.italia.it, un sito costato la considerevole cifra di 45 milioni di euro e che avrebbe dovuto rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo;
questo portale dal costo inaudito e da nulla giustificato a pochi mesi dalla sua apertura, già chiude;
il Ministro pensa di aprirne uno nuovo, a sua detta "più efficiente",
si chiede di sapere:
come sia possibile uno spreco di danaro pubblico di tale entità;
come sia stata spesa nel dettaglio questa ingente somma;
quali vantaggi abbia portato al turismo italiano;
per quale motivo si chiuda un portale costato milioni di euro per riaprirne un altro simile;
se il Ministro in indirizzo non intenda avviare un'indagine per accertare responsabilità operative ed evidenti sprechi al fine di garantire doverosa trasparenza nelle procedure.
(4-03357)
GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Si chiede di sapere:
se risponda al vero la notizia che nella giornata di mercoledì 23 gennaio 2008 l'Agecontrol, struttura che fa capo al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, avrebbe disposto un'assunzione o una collaborazione per il signor Filippo Bellanca, strettissimo collaboratore del senatore dell'Udeur Stefano Cusumano in considerazione del fatto che, se ciò rispondesse al vero, la tempistica apparirebbe singolare in relazione al voto che il sen. Cusumano dovrà effettuare nella giornata del 24 gennaio per la fiducia da esprimere al Governo Prodi.
(4-03358)