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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 276 del 16/01/2008


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XV LEGISLATURA ------

276a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 

MERCOLEDÌ 16 GENNAIO 2008

(Pomeridiana)

_________________

 

Presidenza del vice presidente ANGIUS,

indi del presidente MARINI

e del vice presidente CALDEROLI

 

_________________

 

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democrazia Cristiana per le autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia: DCA-PRI-MPA; Forza Italia: FI; Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani: IU-Verdi-Com; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico-L'Ulivo: PD-Ulivo; Per le Autonomie: Aut; Rifondazione Comunista-Sinistra Europea: RC-SE; Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo: SDSE; Unione dei Democraticicristiani e di Centro (UDC): UDC; Misto: Misto; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV;Misto-Italiani nel mondo: Misto-Inm;Misto-La Destra: Misto-LD; Misto-Movimento politico dei cittadini: Misto-Mpc; Misto-Partito Democratico Meridionale (PDM): Misto-PDM;Misto-Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur; Misto-Partito Socialista: Misto-PS; Misto-Sinistra Critica: Misto-SC; Misto-Unione Democratica per i consumatori: Misto-UD-Consum; Misto Unione Liberaldemocratici: Misto-UL.

 

_________________

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

 

Presidenza del vice presidente ANGIUS

 

La seduta inizia alle ore 16,04.

 

Il Senato approva il processo verbale della seduta del giorno precedente.

 

Comunicazioni della Presidenza

 

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

 

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,07 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. In base alle determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo, il Governo riferirà alle ore 16,30 sulle dimissioni del Ministro della giustizia. Sospende pertanto la seduta.

 

La seduta, sospesa alle ore 16,07, è ripresa alle ore 16,39.

 

Presidenza del presidente MARINI

Sulle dimissioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. Avverte che il ministro per i rapporti con il Parlamento riferirà sulle dimissioni del ministro della giustizia Mastella, su cui si svolgerà un dibattito.

CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Alla luce degli eventi intercorsi nella mattinata, il Governo propone di rinviare alla settimana prossima la relazione sull'amministrazione della giustizia. In seguito alle vicende giudiziarie che hanno investito la sua famiglia, il ministro Mastella ha infatti ritenuto opportuno, per ragioni di sensibilità istituzionale, rassegnare le dimissioni, respinte dal Presidente del Consiglio anche in considerazione dell'impegno e della competenza dimostrati dal Ministro stesso nell'azione di riforma del settore della giustizia. La sua attività è stata infatti improntata a alla ricerca del dialogo tra le parti e dell'equilibrio tra gli interessi coinvolti, nonché a garantire il diritto dei cittadini di essere giudicati in tempi ragionevoli da un giudice imparziale; tali linee restano un punto fermo della politica del Governo. Il ministro Mastella, nell'odierno intervento alla Camera dei deputati, ha denunciato le difficoltà riscontrate e i contraccolpi politici conseguenti alla propria attività e nel successivo dibattito parlamentare si è stigmatizzato il comportamento di una parte della magistratura, la cui azione talvolta dimostra una volontà di prevaricare il ruolo della politica. È dunque importante che, senza riaprire un conflitto tra poteri dello Stato, al rigoroso rispetto del principio dell'autonomia della magistratura corrisponda il riconoscimento dell'imprescindibile priorità della politica nella selezione degli interessi da tutelare. Al ministro Mastella è indirizzata la solidarietà del Governo e di tutte le parti politiche e l'umana comprensione dell'esigenza di essere vicino alla propria famiglia in tale circostanza. (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com).

Sull'ordine dei lavori

SCHIFANI (FI). Le parole del ministro Mastella alla Camera, dove ha affermato di avere paura, sono estremamente gravi e richiedono uno specifico dibattito. Il Ministro, che merita un'indiscussa solidarietà umana, ha infatti palesato i propri timori riferendosi ad uno scontro aperto tra la magistratura e la politica e quindi al rischio di una frattura tra i poteri dello Stato. E' questo un argomento di tale rilevanza che richiede un approfondito confronto tra il Parlamento ed il Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Massidda. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Nonostante la questione delle dimissioni del Ministro della giustizia non abbia ancora trovato soluzione, la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto opportuno consentire un dibattito sugli avvenimenti odierni. Qualora le dimissioni dovessero essere confermate, la Presidenza inviterà senz'altro il Presidente del Consiglio a riferire in Senato.

STORACE (Misto-LD). Il senatore Mastella, nel manifestare la propria paura, avrebbe dovuto chiarire i motivi dei suoi timori; egli dovrebbe inoltre affrontare con fermezza il procedimento giudiziario a carico della moglie, confermando le proprie dimissioni, in quanto è improbabile che possa continuare a guidare con equilibrio l'amministrazione della giustizia dopo i gravi eventi che hanno investito la sua famiglia e il suo partito. La decisione del Presidente del Consiglio di respingere le dimissioni e la solidarietà espressa a Mastella dal ministro Chiti sono funzionali esclusivamente al tentativo di negare la grave crisi che ormai da tempo attraversa il Governo, che resta impermeabile alla indignazione che cresce nel Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-LD e AN e del senatore Selva).

FORMISANO (Misto-IdV). Anche in qualità di Presidente del Gruppo Misto manifesta solidarietà al ministro Mastella sia per il suo operato a capo del Dicastero della giustizia che per la sensibilità istituzionale mostrata rassegnando le dimissioni. I fatti nuovi che stanno emergendo riguardo all'indagine in corso in Campania investono però direttamente lo stato della coalizione e impongono serenità di giudizio al Ministro della giustizia, titolare dell'azione disciplinare e ispettiva. Sul complesso delle questioni occorre pertanto un dibattito ampio e approfondito tale da fornire risposte all'opinione pubblica.

ANGIUS (Misto-PS). Condivide le considerazioni svolte dal ministro Chiti circa l'opportunità di svolgere con maggiore pacatezza le valutazioni in ordine alla vicenda che ha investito il Ministro della giustizia e rappresentanti delle istituzioni in Campania. Manifesta apprezzamento per la sensibilità manifestata dal ministro Mastella con la presentazione delle dimissioni e per la scelta del Presidente del Consiglio di respingerle, con ciò riconoscendo la validità del suo operato a capo del Dicastero della giustizia. Destano perplessità le modalità con sui si sta configurando l'indagine della magistratura campana, anche per l'uso apparentemente disinvolto dello strumento della custodia cautelare. Poiché le questioni investono direttamente il rapporto tra politica e magistratura, occorre al riguardo una riflessione approfondita per evitare da un lato chiusure di una cosiddetta casta, termine che tuttavia a suo avviso non definisce correttamente il mondo della politica, a differenza di quanto affermato dal senatore Bordon nella sua recente lettera di dimissioni da senatore; dall'altro sconfinamenti ed autoreferenzialità della magistratura, sottratta ad una corretta ripartizione delle funzioni e delle carriere, nonché alle necessarie procedure di accertamento di eventuali responsabilità. (Applausi dai Gruppi Misto-PS, PD-Ulivo, FI e UDC. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Precisa di non avere ancora letto la lettera di dimissioni cui ha fatto riferimento il senatore Angius, in quanto pervenuta nella giornata odierna.

ROTONDI (DCA-PRI-MPA). L'attivazione improvvisa della magistratura campana, che non è intervenuta altrettanto tempestivamente ad accertare le responsabilità dello stato di degrado del ciclo dei rifiuti in Campania, desta perplessità in particolare per l'uso di misure restrittive della libertà personale nei confronti della Presidente del Consiglio regionale e di altri indagati. I provvedimenti della magistratura hanno infatti colpito una parte significativa dei rappresentanti politici ed istituzionali dell'Udeur in Campania e sono fondati su motivazioni che appaiono di valenza politico-ideologica piuttosto che giudiziaria. Ne consegue tuttavia un problema politico, che il Governo e la maggioranza debbono sciogliere, in relazione all'apporto determinante di quel partito alla competizione elettorale. (Applausi dai Gruppi DCA-PRI-MPA e FI e del senatore Gramazio).

PETERLINI (Aut). Manifesta solidarietà al ministro Mastella apprezzandone la sensibilità politica mostrata nonché la scelta assunta dal Presidente del Consiglio di respingerne le dimissioni. Occorre infatti in primo luogo che la magistratura faccia chiarezza sulla vicenda dando prova di completa indipendenza, in quanto destano perplessità i tempi e le modalità del procedimento della magistratura campana, reso noto nel giorno in cui il ministro Mastella avrebbe dovuto svolgere la relazione sull'amministrazione della giustizia e comunicato all'interessata soltanto dopo che la notizia era stata fornita agli organi di stampa. Ritiene pertanto necessario affrontare il nodo dei rapporti tra politica e giustizia, nonché più in generale i problemi della giustizia. Auspica che il ministro Mastella continui al riguardo a fornire il proprio contributo. (Applausi dal Gruppo Aut e della senatrice Brisca Menapace).

VILLONE (SDSE). La vicenda in discussione, su cui è auspicabile che sia fatta rapidamente chiarezza, cade in un momento difficile per la Campania; ciò aggrava gli allarmi e le preoccupazioni. Poiché non si ha ancora piena consapevolezza dei fatti, è d'obbligo la cautela e la prudenza, respingendo la tentazione di facili strumentalizzazioni; è inoltre importante la rigorosa osservanza dei valori costituzionali, che implicano il rispetto dei diritti della persona, il rispetto dell'autonomia della magistratura e la consapevolezza che tutti i cittadini sono soggetti alla legge. Appare in ogni caso apprezzabile l'alta sensibilità istituzionale mostrata dal ministro Mastella con la scelta di presentare le proprie dimissioni. (Applausi dai Gruppi SDSE e RC-SE).

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Ringraziando il ministro Chiti per la sua relazione, rileva la difficoltà dell'attuale passaggio politico e la necessità che le istituzioni forniscano una chiara risposta al Paese. È soprattutto importante evitare strumentalizzazioni della vicenda che ha coinvolto il ministro Mastella, cui esprime solidarietà e chiede di ritirare le proprie dimissioni, anche per smentire le voci di presunte manovre politiche che sarebbero alla base dei recenti fatti giudiziari. La separazione dei poteri e l'autonomia della magistratura sono due principi cardine dei sistemi democratici; la magistratura deve meritare il riconoscimento, da parte dei cittadini, di organo super partes, indagando in tutte le direzioni. Va tuttavia rilevato che, dopo Tangentopoli, il rapporto tra la magistratura e il potere politico è stato caratterizzato dal permanere di uno stato di conflittualità; sebbene oggi la situazione sia diversa rispetto ad allora, è auspicabile che sia ristabilito un clima di fiducia tra i diversi organi costituzionali. Appare altresì dannoso l'eccessivo clamore che le vicende giudiziarie ricevono talvolta sui media, spesso prima ancora che siano stati emanati gli atti da parte degli organi competenti e sia stata fatta la doverosa chiarezza sui fatti. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com e del senatore D'Ambrosio).

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti dei Popolari-Udeur rappresentano un attacco senza precedenti; per la sua tempistica tale attacco, volto a colpire il partito nei rapporti con il suo territorio di riferimento e con i suoi elettori, si configura come una vera e propria emergenza democratica. Nel rilevare la gravità della lentezza dell'iter parlamentare di alcuni provvedimenti, come quello concernente le intercettazioni telefoniche e la pubblicità degli atti giudiziari, che, ove tradotti in legge, consentirebbero di ripristinare un clima più sereno nei rapporti tra politica e magistratura, dichiara che il proprio partito ed il suo leader non si lasceranno intimidire dal clima attuale e sono pronti ad affrontare le sfide future. (Applausi dei senatori Morando, Pellegatta e Tecce. Congratulazioni).

CASTELLI (LNP). Rileva di essere stato, da Ministro della giustizia, uno dei principali fautori dell'introduzione della periodica relazione del Guardasigilli alle Camere, sottolineando come, nella passata legislatura, la propria azione politica sia stata volta a chiarire definitivamente la titolarità in materia di legislazione sulla giustizia e di amministrazione della giustizia, onde attenuare lo stato di continua tensione esistente tra i poteri dello Stato. I risultati di tale azione sono stati però in parte cancellati nel corso dell'attuale legislatura, proprio da quegli esponenti della sinistra che oggi esprimono solidarietà al ministro Mastella. Quest'ultimo ha formulato in mattinata affermazioni gravissime alla Camera dei deputati, dichiarando di aver paura ed ammettendo implicitamente di aver accolto pressioni provenienti dalla magistratura nel predisporre la recente riforma dell'ordinamento giudiziario. La situazione che si è determinata nelle ultime ore si presta a due possibili interpretazioni, entrambe di notevole gravità: nel caso in cui fosse corretto l'impianto accusatorio formulato dalla magistratura nei confronti di alcuni esponenti dell'Udeur, se ne dovrebbe dedurre che il presidente Prodi ha nominato Ministro della giustizia il capo di un'associazione a delinquere; nel caso, invece, in cui tale impianto fosse infondato, ci si troverebbe di fronte ad un attacco politico al ministro Mastella, meditato da una frangia della magistratura. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Saro).

BACCINI (UDC). A nome del Gruppo esprime solidarietà al ministro Mastella, dimessosi per responsabilità oggettive imputate al suo partito, ma attende maggiori informazioni per esprimere un giudizio sulla vicenda. Sarebbe stato lecito attendersi un intervento più articolato da parte del Governo a fronte della drammatica situazione di svuotamento della politica, nei cui confronti poteri collaterali svolgono un ruolo di supplenza. Le difficoltà dell'Esecutivo nel governare e affrontare diverse questioni, anche quella dei rifiuti, chiamano in causa, infatti, il fallimento del bipolarismo muscolare e la necessità di varare riforme per uscire dalla crisi istituzionale. Il Presidente del Consiglio sarebbe dovuto intervenire in Senato per chiarire se condivide le valutazioni espresse dall'onorevole Mastella in ordine ai rapporti tra potere politico e magistratura, anche al fine di ribadire che il Governo risponde del suo operato al Parlamento, in quanto espressione esclusiva della sovranità popolare. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Santini).

RUSSO SPENA (RC-SE). Esprime umana solidarietà al ministro Mastella, precisando tuttavia che la questione democratica e lo svuotamento delle istituzioni dipendono essenzialmente da processi di disgregazione del legame sociale e di atomizzazione degli individui. La crisi della politica è alimentata dall'esercizio separato, autoreferenziale e populista del potere: a ben vedere l'insofferenza per il controllo della legalità, l'intreccio tra affari e politica ed anche il protagonismo illegittimo di alcuni magistrati sono espressioni dello stesso sovversivismo delle classi dirigenti. Rifondazione Comunista, che all'epoca di Mani pulite ha denunciato gli abusi del giustizialismo nonché la salvaguardia dei poteri economici, ritiene che il Governo Prodi abbia la cultura politica necessaria per ricostruire un rapporto equilibrato tra magistratura e politica, evitando che si rompa il bilanciamento tra poteri dello Stato che è cardine del costituzionalismo democratico. (Applausi dal Gruppo RC-SE, SDSE e PD-Ulivo. Congratulazioni)

MATTEOLI (AN). Le dimissioni del ministro Mastella si inseriscono in un quadro drammatico, contribuendo a deteriorare l'immagine di un Paese già segnato dall'incerta sorte del Governo, dall'emergenza dei rifiuti in Campania e dalla contestazione dell'intervento del Pontefice all'università di Roma. Alleanza Nazionale, che ha espresso solidarietà umana all'onorevole Mastella apprezzando il suo dignitoso intervento alla Camera, rivolge un appello alla magistratura perché le responsabilità siano accertate rapidamente. Sono inaccettabili sviluppi della vicenda che comportino la condanna o l'assoluzione dell'intera magistratura; è però intollerabile la violazione delle norme di garanzia sui provvedimenti restrittivi della libertà personale ed è auspicabile che il Consiglio superiore della magistratura assuma provvedimenti più severi nei confronti dei giudici la cui azione esula dall'applicazione delle leggi. Infine, non si comprende il ministro Chiti quando dichiara di attendere la formalizzazione di dimissioni, che sono state peraltro respinte dal Presidente del Consiglio: dovrebbe essere invece approfondito l'aspetto più inquietante della vicenda, chiarendo quali siano le cause della paura dell'onorevole Mastella. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).

SCHIFANI (FI). Nella scorsa legislatura il centrosinistra, accusando la maggioranza di voler tutelare privilegi particolari, contrastò tutti i provvedimenti che il Governo di allora aveva presentato per conseguire il riequilibrio tra i poteri giudiziario e legislativo, come la legge Cirami e il cosiddetto lodo Maccanico-Schifani. Le vicende odierne e la tempestività con cui si sono sviluppate purtroppo dimostrano ancora una volta l'invadenza del potere giudiziario nella sfera politica e la volontà di una componente minoritaria della magistratura di delegittimare le istituzioni politiche, arrecando un grave danno all'intero Paese, come dimostrano numerosi esempi anche recenti. Il ministro Mastella è stato oggetto di una feroce campagna diffamatoria, condotta proprio da esponenti e giornalisti della sinistra. Nel respingere le sue dimissioni, il presidente Prodi dimostra implicitamente di accogliere le tesi del Ministro in merito alla frattura presente nel Paese e al sotterraneo scontro tra poteri, sul quale appaiono opportune e urgenti un'attenta analisi e un'adeguata assunzione di responsabilità. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).

FINOCCHIARO (PD-Ulivo). Apprezzando il senso di responsabilità dimostrato dal ministro Mastella nel presentare le dimissioni, ricorda il suo proficuo lavoro, che ha consentito di realizzare parti significative della riforma dell'ordinamento giudiziario. Esprimendo fiducia nell'operato della magistratura, quali si associa all'invito rivolto da alcuni senatori al Governo a riferire in Parlamento. Registra positivamente che nel dibattito sulle vicende odierne si è stemperata quella netta contrapposizione tra politica e magistratura, caratterizzata da toni aspri e da reciproche posizioni precostituite, da cui negli anni precedenti sono emersi anche i provvedimenti legislativi cui faceva riferimento il senatore Schifani. In questa occasione, invece, la compagine politica si mostra unita nell'affermare, nel rispetto dell'autonomia della magistratura, la separazione dei poteri e nel pretendere l'esercizio di una giustizia imparziale ed efficiente. Il superamento di tale infruttuosa divisione tra schieramenti è stato reso possibile anche dal passaggio culturale avvenuto all'interno dell'Associazione nazionale magistrati, con cui occorre stabilire un sereno confronto al fine di condurre positivamente a termine il compito di riformare il sistema giudiziario italiano. (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, RC-SE, Aut, IU-Verdi-Com e Mistro-IdV).

 

PRESIDENTE. Ringrazia il ministro Chiti per aver partecipato al dibattito. Avverte che la Commissione bilancio si riserva ancora di fornire il proprio parere sull'emendamento 1.101 del disegno di legge n. 1334 e rinvia pertanto il seguito della discussione del citato disegno di legge alla seduta antimeridiana di domani.

 

CALDEROLI (LNP). Auspica che il rinvio della discussione del disegno di legge n. 1334 non interferisca con l'organizzazione dei lavori già stabilita.

 

PRESIDENTE. Rassicura il senatore Calderoli sul rispetto dell'ordine del giorno.

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1484) Disposizioni in materia di delega al Governo per il riassetto normativo del settore dell'autotrasporto

 

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

VANO, relatrice. Si rimette alla relazione già stampata e distribuita.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

STIFFONI (LNP). Illustra l'ordine del giorno G102, che impegna il Governo ad emanare tempestivamente i decreti legislativi conseguenti all'approvazione della legge delega, anche in considerazione del fatto che il disegno di legge attribuisce al Governo la possibilità ma non l'obbligo di rinviare tali adempimenti al 31 dicembre 2008. Le difficoltà registrate in questo settore, come evidenziato dai lavori della Commissione anche prima dello sciopero del dicembre scorso, appaiono infatti evidenti e richiedono un urgente intervento del Governo.

FANTOLA (UDC). L'ampia convergenza politica registrata nel merito del provvedimento in esame avrebbe potuto evitare il ricorso allo strumento della legge delega, che reitera una prassi lesiva delle prerogative parlamentari. In Commissione è emerso l'impegno di tutti i Gruppi a pervenire ad un'efficace soluzione dei problemi del settore dell'autotrasporto: l'opposizione ha dimostrato grande disponibilità a collaborare all'assunzione di scelte condivise e, d'altra parte, il Governo si è mostrato aperto nell'accogliere istanze minoritarie in merito ai criteri di rappresentatività delle associazioni del comparto e alla concreta realizzazione delle liberalizzazioni tariffarie. Auspicando che il Governo segua gli indirizzi fissati negli ordini del giorno, annuncia che il Gruppo UDC vigilerà sul concreto processo di liberalizzazione e modernizzazione del settore dell'autotrasporto.

MARTINAT (AN). Il provvedimento segnala il ritardo con cui il Governo sta operando in materia di autotrasporto. Il disegno di legge infatti è finalizzato al differimento dei termini per l'adozione di decreti legislativi correttivi ed integrativi, che avrebbero dovuto essere emanati in base alla legge n. 32 del 2005 ma a cui il Governo non ha provveduto per tempo. Il mancato adeguamento della disciplina peraltro ha condotto al recente sciopero dell'autotrasporto, rispetto al quale il Governo ha preferito rispondere incolpando i lavoratori del settore, anziché assumersi le proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo AN).

 

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

Saluto ad un gruppo di studenti del liceo scientifico "Avogadro" di Vercelli

PRESIDENTE. Saluta gli studenti del liceo scientifico Avogadro di Vercelli presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 1484

VANO, relatrice. Il disegno di legge assume rilevanza al fine di consentire l'adozione dei decreti correttivi necessari ad per intervenire sulle questioni sensibili evidenziate nel recente sciopero A tale proposito il Governo si è impegnato a migliorare il funzionamento del settore dell'autotrasporto merci rendendo obbligatoria l'adozione di schemi di contratto di riferimento, nonché a introdurre una tariffa minima anti dumping per segnalare l'attenzione ai temi della sicurezza sul lavoro e della legalità. Anticipa l'invito al senatore Stiffoni a ritirare gli emendamenti perché gli ordini del giorno della Commissione recepiscono gran parte delle sollecitazioni in essi contenute. (Applausi dai Gruppi RC-SE e PD-Ulivo).

PRESIDENTE. Passa all'esame degli ordini del giorno.

 

VANO, relatrice. E' favorevole all'accoglimento degli ordini del giorno G100 e G101 e contraria sul G102.

 

ANNUNZIATA, sottosegretario di Stato per i trasporti. Accoglie gli ordini del giorno G100 e G101. E' contrario al G102.

 

STIFFONI (LNP). Chiede la votazione dell'ordine del giorno G102, che propone la sollecita emanazione di tutti i decreti previsti dalla legge delega n. 32 del 2005 in modo da consentire il riassetto del settore dell'autotrasporto.

 

CICOLANI (FI). Sottoscrive l'ordine del giorno non comprendendo la contrarietà della relatrice e del rappresentante del Governo, in quanto la finalità in esso proposta è in linea con gli obiettivi del disegno di legge.

 

PRESIDENTE. Propone una modifica dell'ordine del giorno G102, limitandolo al solo dispositivo, per favorirne l'accoglimento da parte del Governo.

 

VANO, relatrice. In tal caso il parere sarebbe favorevole.

 

STIFFONI (LNP). Modifica l'ordine del giorno come proposto. .(v. Allegato A).

 

ANNUNZIATA, sottosegretario di Stato per i trasporti. Accoglie l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Pertanto l'ordine del giorno G102 (testo 2) non sarà posto in votazione. Dà lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti (v. Resoconto stenografico).

Passa all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

 

VANO, relatrice. Rinnova l'invito al ritiro degli emendamenti; altrimenti il parere è contrario.

 

ANNUNZIATA, sottosegretario di Stato per i trasporti. Concorda con la relatrice.

 

Il Senato approva il mantenimento dell'articolo 1. Previe verifiche del numero legale chieste dal senatore STIFFONI (LNP), sono respinti gli emendamenti 1.0.2 e 1.0.3; è inoltre respinto l'emendamento 1.0.4. Il Senato approva quindi l'articolo 2 ed il disegno di legge nel suo complesso.

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1609) CARUSO ed altri. - Modifica delle disposizioni processuali di cui all'articolo 134 del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30

PRESIDENTE. La relazione è stata già stampata e distribuita. Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e non intendendo intervenire il rappresentante del Governo, dà lettura dei pareri della Commissione bilancio (v. Resoconto stenografico) e passa alla votazione degli articoli nel testo proposto dalla Commissione, comunicando che il senatore Bulgarelli ha consegnato alla Presidenza la dichiarazione di voto affinché sia allegata ai Resoconti (v. Allegato B).

 

Il Senato approva gli articoli 1 e 2 nonché il disegno di legge nel suo complesso.

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

FERRANTE (PD-Ulivo). Sollecita la risposta scritta all'interrogazione 4-02056, relativa al trasferimento di due ufficiali del Corpo forestale impegnati in delicate indagini su attività edilizie nel Parco dello Stelvio.

Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al disegno di legge:

(1920) Interventi per la qualità e la sicurezza del Servizio sanitario nazionale. Deleghe al Governo in materia di assistenza primaria e di emergenza sanitaria territoriale, riorganizzazione degli enti vigilati, farmacie, riordino della normativa di settore (Collegato alla manovra finanziaria)

PRESIDENTE. Invita il senatore segretario a dare lettura del parere reso - sentito il Governo - dalla 5a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al predetto disegno di legge in esame.

 

BATTAGLIA Giovanni, segretario. Dà lettura del parere della Commissione bilancio. (v. Resoconto stenografico).

 

PRESIDENTE. Tenuto conto del parere espresso dalla 5a Commissione permanente, testé letto dal senatore segretario, esaminato il disegno di legge collegato n. 1920, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, preso atto della posizione del Governo, comunica che il testo del provvedimento in questione non contiene disposizioni estranee al proprio oggetto, come definito dalla legislazione vigente, nonché dalla Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria così come approvata dalla risoluzione parlamentare.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunica che il Presidente della 1° Commissione ha informato la Presidenza che la Commissione non ha concluso l'esame del disegno di legge n. 1253, relativo allo scrutinio anche mediante strumenti informatici delle schede delle consultazioni elettorali e referendarie.

FERRARA (FI). Invita la Presidenza a sollecitare la presentazione da parte del Governo della relazione tecnica relativa alla copertura finanziaria del suddetto disegno di legge, già ripetutamente richiesta.

 

PRESIDENTE. Si attiverà nel senso indicato. Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 17 gennaio.

 

La seduta termina alle ore 19,22.

  

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente ANGIUS

PRESIDENTE.La seduta è aperta (ore 16,04).

Si dia lettura del processo verbale.

 

EUFEMI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

 

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,07).

 

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di chiedere al Governo di riferire in merito alle dimissioni presentate questa mattina alla Camera dei deputati dal ministro della giustizia, senatore Clemente Mastella. Ciò avverrà - così è stato concordato - alle ore 16,30; a quell'ora il Governo interverrà, come richiesto dalla Conferenza dei Capigruppo.

Sospendo pertanto la seduta sino alle ore 16,30, in attesa dell'intervento di un rappresentante del Governo sulle dimissioni del Ministro della giustizia.

 

(La seduta, sospesa alle ore 16,07, è ripresa alle ore 16,39).

Presidenza del presidente MARINI

 

Sulle dimissioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Secondo l'orientamento emerso anche nel corso della Conferenza dei Capigruppo, avendo preso atto che il Ministro della giustizia, che doveva svolgere la sua relazione qui in Senato non sarebbe stato presente, ho chiesto, d'accordo con i Capigruppo, al Ministro per i rapporti con il Parlamento di venire a chiarire la situazione e le motivazioni.

Ha chiesto di intervenire il ministro Chiti, che ringrazio per aver accettato immediatamente la richiesta che gli è stata rivolta dal Senato. Ne ha facoltà.

CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, signori senatori, il Governo chiede il rinvio della discussione sulla Relazione del ministro Mastella sullo stato della giustizia. Come è già avvenuto alla Camera, sarà poi stabilita una nuova data per lo svolgimento di tale discussione, che noi proponiamo avvenga i primi giorni della prossima settimana.

Siete tutti a conoscenza di quanto è avvenuto. La signora Lonardo Mastella, anche se questa mattina - come è stato ricordato - mancava la doverosa notifica formale del provvedimento, appreso dall'interessata dall'informazione via media (come a volte purtroppo avviene), è stata posta agli arresti domiciliari.

 

PALMA (FI). Illegalmente!

 

CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Il ministro Mastella ha ritenuto suo dovere, di fronte alla Camera, annunciare le proprie dimissioni. Questa scelta è stata dettata da una sensibilità per la funzione svolta e dalla volontà, come lui ha precisato, di non posporre nella gerarchia dei valori e delle responsabilità i suoi affetti familiari.

 

STORACE (Misto-LD). Il suo partito è la famiglia!

 

CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. In questa sede considero doveroso innanzitutto esprimere la piena solidarietà del Governo all'onorevole Mastella che, nel corso di questa prima parte della legislatura, ha svolto un'azione equilibrata ed efficace nell'affrontare i gravi e complessi problemi che affliggono la giustizia. Al collega Mastella va anche la mia personale solidarietà. La sua azione di riforma si è svolta e sta proseguendo attraverso un dialogo costruttivo con la magistratura e con le altre categorie che operano nel settore della giustizia. (Commenti del senatore Palma). Basti pensare alla riforma dell'ordinamento giudiziario e alle importanti iniziative legislative che sono state assunte, quali la riforma del processo civile, quella del processo penale e tante altre che l'hanno visto impegnato in prima persona.

Il Governo auspica che il Parlamento potrà approvare rapidamente tali iniziative, con il costruttivo contribuito di maggioranza ed opposizione.

Questa fase riformatrice è frutto di un'impostazione che si basa sul ragionevole equilibrio e bilanciamento di tutti i valori coinvolti. Di tale processo il Ministro è stato l'artefice principale. Pertanto, la sua permanenza in carica costituisce la migliore garanzia del proficuo completamento del lavoro intrapreso.

 

STORACE (Misto-LD). Del dialogo!

 

CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Senatore Storace, forse lei avrebbe qualche motivo in più su questi temi..., no? Mi pare.

 

STORACE (Misto-LD). Io dico quello che voglio!

 

CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Si comprende, quindi, il senso di scoramento e di amarezza personale dell'onorevole Mastella, ma le linee della sua azione, che lui stesso questa mattina ha ribadito, restano un punto fermo della politica del Governo. (Commenti del senatore Palma). Politica del Governo che, intendo qui ribadire, è diretta, per un verso, a far sì che il cittadino veda riconosciuti i propri diritti e tutelati i propri interessi da un giudice imparziale che, come è stato detto, è genuino tutore dei bisogni essenziali dell'uomo, attraverso procedure rapide, snelle e trasparenti, e, per altro verso, ad assicurare un'adeguata funzionalità della macchina della giustizia attraverso interventi organizzativi e normativi.

Il ministro Mastella ha denunciato, anche con amarezza, alla Camera le difficoltà e i contraccolpi del processo nel quale si è impegnato ed è impegnato il Governo per ricostruire rapporti di dialogo, di confronto, nel rispetto dei distinti autonomi ruoli tra politica e magistratura.

Non è vero che il ministro Mastella o il dibattito complessivo alla Camera abbiano assunto toni di condanna indiscriminata della magistratura o di sfiducia in essa. È stata criticata quella minoranza di magistrati (queste le espressioni testuali) che per modalità, approssimazione degli interventi possono produrre atti lesivi della dignità di ogni cittadino, quale che sia il suo ruolo nella società. È stato criticato un volersi porre come contraltare alla politica, quando questo avvenga, e al dovere democratico che la politica abbia ad assumere le sue decisioni nelle sedi istituzionali proprie.

Del resto, più volte questi richiami severi sono stati fatti dalla massima autorità dello Stato, il Presidente della nostra Repubblica. Nessuna volontà, dunque, di ritorni indietro o di accendere conflitti tra istituzioni democratiche e magistratura. Al tempo stesso, non rinuncia, perché ferirebbe la democrazia, al ruolo che alla politica e alle istituzioni della democrazia spetta, nel portare avanti le concrete riforme, comprese quelle della magistratura.

Nel dibattito alla Camera si è registrato un fatto politico di rilievo che è giusto sottolineare, tanto più in una fase delicata e difficile per la vita del nostro Paese. Tutti (non solo la maggioranza, ma anche l'opposizione) hanno espresso solidarietà e apprezzamento non formale nei confronti del ministro Mastella. Pressoché all'unanimità è stato chiesto dalla Camera, e dunque anche dalle opposizioni, che il Ministro ritirasse le dimissioni e continuasse nel suo lavoro. Il Presidente del Consiglio ha respinto le dimissioni del ministro Mastella.

Il ministro Mastella ha espresso, prima alla Camera e poi allo stesso presidente Prodi, il desiderio di raggiungere oggi la sua famiglia: credo che questo sia umanamente comprensibile e non possa non essere rispettato anche per consentire al Ministro, tenendo conto della solidarietà espressa, di giungere alle sue determinazioni finali.

In conclusione, intendo in questa sede confermare che il Governo ritiene che la garanzia della tutela giurisdizionale dei diritti, sancita dall'articolo 24 della Costituzione, debba armonizzarsi con il principio fondamentale della separazione dei poteri e del rispetto delle regole costituzionali che sanciscono competenze e prerogative dei diversi poteri dello Stato. Quindi, al rigoroso rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura deve corrispondere il riconoscimento della priorità della politica intesa in senso alto come attività diretta a fissare le regole, ad ordinare la società e a selezionare tra gli interessi umani quelli degni e quelli non degni di tutela.

Queste erano le considerazioni del Governo, signor Presidente. La motivazione della richiesta, così come è stata sollecitata dalla Conferenza dei Capigruppo, è lo spostamento da parte del Governo del dibattito in merito alla Relazione sullo stato della giustizia nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, IU-Verdi-Com e RC-SE).

 

Sull'ordine dei lavori

SCHIFANI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, ritengo che il momento che stiamo vivendo meriti un'attenta riflessione.

Le parole del Ministro della giustizia pronunciate stamani alla Camera aprono uno scenario a dir poco inquietante e imbarazzante per le istituzioni, per il mondo della politica e per l'intero Paese, perché il Ministro della giustizia, al quale abbiamo già espresso pubblicamente la nostra solidarietà umana, dichiara di avere paura.

Queste parole pongono dei problemi che meritano non soltanto una riflessione ma anche un dibattito da svolgere, io ritengo, alla presenza dell'intero Governo - con tutto il rispetto nei confronti del ministro Chiti - e, in particolar modo, del Presidente del Consiglio. Infatti, quando si afferma: «Non è possibile che il potere di vita e di morte pubblica, di vita e di morte di un Governo possa appartenere oggi a questo pacchetto di mischia giudiziaria»; quando non soltanto si teme per la propria incolumità, ma si parla apertamente di uno scontro aperto fra politica giudiziaria ed istituzioni politiche, come fa il Ministro della giustizia, non un esponente dell'opposizione o un qualunque esponente politico, si apre o si rischia di aprire al pericolo di una frattura del sistema Paese che merita un'analisi, merita delle risposte da parte di chi in questo momento ha la responsabilità di guidare l'Italia, cioè il Presidente del Consiglio.

Allora, proprio per questo, signor Presidente, io mi innamoro più dei dibattiti che abbiano la compiutezza e la compostezza quanto meno di un percorso, di un risultato, di una risposta possibilmente condivisa dall'intera Aula e dal Governo su temi che toccano la politica ma anche i cittadini. Ecco perché mi sarei atteso la presenza in questa sede del Presidente del Consiglio e auspico che ciò avvenga. A quel punto, senza alcuna venatura polemica in questo momento, ascolteremmo le sue parole riservandoci politicamente ogni valutazione di giudizio.

Ci auguriamo e chiediamo che sia il Presidente del Consiglio a sottoporsi a questo confronto in quest'Aula perché, signor Presidente, le parole del Ministro della giustizia sono pesanti e vanno tenute in grande considerazione in quanto affrontano temi su cui non è sufficiente un dibattito svolto in siffatta maniera, con una comunicazione resa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento che non può che limitarsi al resoconto della giornata.

Ritengo che quello che è successo oggi alla Camera, le parole del Ministro della giustizia e le notizie che ci giungono anche in questi ultimi minuti necessitino di un dibattito organizzato in modo diverso, con la presenza dell'intero Governo e del suo primo rappresentante. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Massidda. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Senatore Schifani, siamo in una fase in cui c'è un Ministro dimissionario, il quale, secondo le parole del ministro Chiti invitato a illustrarci la situazione, non ha ancora fornito le sue determinazioni finali.

Naturalmente, credo che una decisione su questo punto verrà assuntaad horas. Sappiamo che il Presidente del Consiglio ha respinto le dimissioni del ministro Mastella; se queste verranno confermate, naturalmente il Presidente del Consiglio, secondo la prassi del Senato seguita anche nella precedente legislatura, verrà invitato a partecipare al dibattito che si terrà in quest'Aula.

Tuttavia, oggi, proprio nell'incontro dei Capigruppo, ci è sembrato che il rilievo della questione fosse tale da non poter lasciare quest'Assemblea senza un dibattito politico, dopo le indicazioni del ministro Chiti, per cui abbiamo deciso di consentire lo sviluppo di una discussione con un intervento di dieci minuti per ciascun Gruppo. Naturalmente, sull'altra questione abbiamo bisogno di ulteriori chiarimenti.

STORACE (Misto-LD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

STORACE (Misto-LD). Signor Presidente, onorevoli senatori, signori membri di un Governo praticamente morto, io, al contrario sia di quello che ho ascoltato dal dibattito nell'altra Aula del Parlamento, sia dei commenti che ho letto, credo non ci sia altro tempo da perdere: abbiamo già subìto troppi danni e francamente, ministro Chiti, mi sarei aspettato qualcosa di meglio rispetto ad una pelosa solidarietà ad un ministro come Mastella.

Mastella - lo ricordava il presidente Schifani - ha detto nell'altro ramo del Parlamento di avere paura: io credo debba dire di chi e di che cosa ha paura, se si riferisce a camorristi o a magistrati, perché in quest'ultimo caso sarebbe addirittura violentissima l'esposizione mediatica. Il ministro Mastella, o meglio, l'ex ministro Mastella non deve buttarla in barzelletta, ma deve dire ad un Paese che la pensa in tutt'altro modo rispetto al Palazzo (basta leggere tutti i blog scatenati per questa indignazione fasulla) chi lo minacciava e quali promesse aveva fatto a chi dice lo ha minacciato.

Forse - e lei, ministro Chiti, questo lo ha omesso, ed è molto grave che abbia omesso quel che è accaduto in questa giornata - aveva paura per la retata che ha decapitato un intero partito della coalizione che sorregge questo Governo. A noi poco interessa, sul piano politico, quanto amore ci sia nella coppia Mastella: è tutto sommato un problema loro, e casomai di quei cittadini che hanno al vertice della istituzione regionale della Campania una signora imposta per amore del partito di cui il marito è leader e hanno anche, al vertice dell'istituzione campana, una serie di assessori e consiglieri regionali che proprio oggi sono stati arrestati. E il ministro Chiti non ha detto nemmeno una parola sul turbamento che provoca quello che è accaduto. Fatti vostri, si potrebbe dire, che diventano però fatti di tutti quando in ballo c'è il Ministro della giustizia.

Vede, ministro Chiti, anche a me è capitato di incorrere in disavventure giudiziarie, ho chiesto al mio capo ufficio stampa di portarmi le dichiarazioni con richieste di dimissioni che furono proposte da tutti quanti voi. Presidente Marini, è un fascicolo così alto, per il tempo contingentato non avrei potuto leggere nomi e cognomi di quanti si scatenarono. Oggi si viene a manifestare una solidarietà pelosa.

Mastella deve fare quello che ho fatto io e che hanno fatto altri Ministri: difendersi in tribunale senza stare a frignare per un'indagine. Se il magistrato ha sbagliato dovrà pagare, e se non pagherà è solo per colpa dell'intollerabile ambiguità da parte di chi non ha osato contrastare l'uso politico della giustizia.

Mi chiedo, presidente Marini, con quale equilibrio il ministro di giustizia Mastella, ove fossero respinte le sue dimissioni, ove lui restasse al suo posto, potrebbe amministrare con equilibrio la giustizia in questo nostro Paese: questa è la questione principale!

Noi vogliamo sapere se al vertice del Ministero della giustizia potrà ancora stare un uomo politico che è visibilmente turbato per essersi visto decapitare un'intera formazione politica. Qui siamo di fronte ad un Governo, invece, che ha la faccia tosta di respingere le dimissioni solo perché ha paura, questa sì giustificata, di trascinare se stesso nelle disavventure di Mastella. Tutti lo definite in privato nella maniera peggiore e ora fingete di stargli vicino: tutto questo è uno scandalo, è ipocrisia e non merita affatto questo tipo di solidarietà, ma censura profonda che sale dall'Italia intera. Dovete andare a casa, perché la gente non vi sopporta più! (Applausi dai Gruppi Misto-LD, AN e del senatore Selva).

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, siamo in una situazione tale per la quale nessuno, almeno allo stato degli atti, può sentirsi in condizione di dare un giudizio compiuto su quel che sta avvenendo. Siamo in una situazione di delicatezza per i rapporti toccati da questa vicenda e che riguardano il potere politico e la magistratura. Bene faremmo tutti ad avere meno veemenza. Accolgo, pertanto, le considerazioni del senatore Schifani, perché credo siano utili in un momento in cui forse sarebbe opportuno fare una discussione magari più vasta e articolata e, soprattutto, sulla base di una conoscenza precisa di quel che sta avvenendo. Fermarci soltanto a quanto è avvenuto stamattina ci mette in una condizione di errore.

Badate bene, non è in discussione la solidarietà ad un Ministro del nostro Governo, della nostra maggioranza. Una solidarietà umana per le capacità che ha dimostrato nel corso di questo anno e mezzo nel tentativo di recuperare un rapporto positivo tra politica e magistratura; solidarietà e soprattutto riconoscimento della dignità politica che ha dimostrato nel compiere un gesto che nessuna previsione normativa richiedeva: rassegnare le proprie dimissioni. È la consorte ad essere oggetto di un provvedimento, non il Ministro. Egli però ha quella sensibilità istituzionale che lo ha portato a non creare una situazione di frattura. Non sono in discussione questi aspetti, che do per acquisiti, come abbiamo sostenuto anche stamattina alla Camera dei deputati.

Ladelicatezza della situazione, però, si è vieppiù manifestata nelle ore successive a quella discussione. Qualcuno lo diceva poc'anzi: sono intervenuti fatti nuovi sui quali prima o poi dovremo interrogarci e dare risposte ai cittadini che ce lo chiedono. Siamo in condizione di farlo adesso?

Ricordo che il presidente emerito Ciampi diceva sempre che quando parla il Parlamento il Presidente della Repubblica sta zitto. Credo che il rispetto tra i poteri costituzionali debba essere questo. C'è una fase di intensa attività della magistratura e credo che dovremmo fare attenzione a pronunciare parole, dentro o fuori le Aule parlamentari, che poi diventano macigni per le cose che saremo costretti ad esaminare successivamente. Molta serenità, quindi, e molta pacatezza.

Al ministro Mastella, peraltro componente del Gruppo Misto, non può non andare la solidarietà umana del presidente del Gruppo Misto e non può non essere riconosciuto il gesto di grande dignità da lui compiuto stamattina. Tuttavia, ho il dovere di sottoporre una questione al ministro Chiti, che ovviamente non era a conoscenza di quanto è avvenuto nelle ultime due ore, soprattutto in Campania, nella mia Regione, e che impone a tutti una riflessione ulteriore sullo stato della nostra coalizione, quasi a dire che certe cose non capitano per caso. Quel che più mi costa, come campano, è pensare che da un po' di tempo l'Italia nel mondo è rappresentata dalle vicende campane, dagli uomini politici campani. Questo è un problema che abbiamo e rispetto al quale non possiamo mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Sarà oggetto, mi auguro, di una discussione più articolata, sulla falsariga della richiesta che il senatore Schifani ha formulato in questa sede.

Concludo dicendo che, allo stato della vicenda, pongo al Presidente del Senato e al ministro Chiti un problema che attiene alla sfera delicata dei rapporti tra politica e magistratura. Sappiamo tutti che il Ministro della giustizia è titolare dell'azione disciplinare e ispettiva, nonché di altre iniziative che attengono alla delicata sfera del rapporto tra politica e magistratura. Interrogativamente pongo a quest'Aula una considerazione: credo che il titolare di queste potestà debba essere dotato sempre della massima serenità possibile per poterle esercitare nell'interesse sia dei cittadini che della magistratura.

ANGIUS (Misto-PS). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANGIUS (Misto-PS). Signor Presidente, cari colleghi, io penso che sia molto difficile discutere di una vicenda che è tuttora in corso e di cui, francamente, almeno per quanto ci riguarda, sappiamo assai poco. Mi riferisco, in particolare, all'iniziativa di cui abbiamo appreso stamattina che è stata assunta da parte della procura di Santa Maria Capua Vetere che, almeno stando alle ultime notizie, avrebbe portato all'arresto di 37 persone, investendo, in particolare, diverse personalità politiche con responsabilità istituzionali nella Regione Campania, ma anche negli apparati dello Stato.

Noi, questo pomeriggio, avremmo dovuto svolgere una discussione di tutt'altro genere, com'è noto. Avremmo dovuto ascoltare la relazione del Ministro della giustizia sullo stato del nostro ordinamento giudiziario. È avvenuto quello che sappiamo. Io ringrazio il ministro Chiti per avere, a nome del Governo, accolto immediatamente la sollecitazione fatta dai Capigruppo venendo qui in Senato e apprezzo anche il fatto che egli abbia differito ad un successivo momento - in questo anticipando l'intervento, che sostanzialmente condivido anch'io, fatto dal presidente Schifani - una valutazione degli avvenimenti più serena, più distaccata, ma anche più seria e approfondita, non agitata, diciamo, dalle vicende che hanno investito da prima il Ministro della giustizia e successivamente altri rappresentanti politici in Campania.

Ho apprezzato le parole di fermezza e di determinazione del Ministro della giustizia questa mattina. Ho apprezzato, anzi abbiamo apprezzato, il fatto che egli abbia rassegnato le dimissioni di fronte al Parlamento e, al tempo stesso, abbiamo colto, nella sollecitazione del Presidente del Consiglio al ritiro di quelle dimissioni, il giusto riconoscimento, secondo me, per il lavoro che ha svolto, nel corso di questi quasi due anni, il ministro Mastella. Purtroppo, nella vicenda che lo ha investito direttamente e che ha investito la sua famiglia, in particolare la moglie, noi riscontriamo tutti quegli elementi di turbamento e di riflessione che ci hanno portato, nel corso di questi anni, a discutere dei rapporti tra politica e giustizia.

Stranamente, nel corso di questa discussione, ho avuto modo di vedere e di valutare - lo avranno colto anche i colleghi - il gesto che ha compiuto un nostro collega oggi che ha presentato le dimissioni con una lettera che ha indirizzato a lei, signor Presidente. Questo nostro collega ha detto che si dimetteva non dal Senato, ma dalla casta. Ora, signor Presidente, io non mi sento appartenente a nessuna casta. Noi non siamo una casta. (Applausi dai Gruppi Misto-PS, SDSE, PD-Ulivo, FI e LNP). Mi ripugnano certe affermazioni, soprattutto se fatte nel momento in cui si esce da quella casta continuando a godere, al tempo stesso, diciamo, di qualche piccolo vantaggio di appartenenza o di ex appartenenza. (Applausi dai Gruppi Misto-PS e FI). Noi siamo il Senato della Repubblica, con tutti i difetti che possiamo avere nelle diverse componenti politiche, ma siamo questo.

Francamente, io trovo l'uso di questa parola assai discutibile nel momento in cui, al contrario, vedo nella giornata di oggi alcuni gesti e provvedimenti di una parte della magistratura - mi riferisco agli atti compiuti dalla procura di Santa Maria Capua Vetere - rispetto alle cui iniziative ho un rispetto assoluto e totale, così come, però, ho un rispetto assoluto e totale in termini di presunzione d'innocenza verso tutti coloro che sono stati inquisiti da quella procura.

Mi domando, a proposito di casta, se l'uso a volte disinvolto - così é stato fatto nel nostro Paese - della custodia cautelare addirittura per un cosiddetto sospetto di concussione (cioè la galera per un sospetto di concussione) non configuri ormai per il Senato della Repubblica e per tutti noi una riflessione onestamente più esplicita e chiara. (Applausi dal Gruppo FI). Mi domando, cioè, sempre nel rispetto dell'autonomia dell'azione della magistratura, ma sempre nel rispetto della presunzione di innocenza, se coloro che hanno compiuto questo atto un giorno per un loro errore - purtroppo possibile, ma non auspicabile per me - possano essere chiamati a rispondere di una qualche responsabilità.

Signor Presidente, sento il dovere e al tempo stesso il bisogno di sollecitare il Governo, anche in un momento così difficile come questo, a venire qui con il Presidente del Consiglio a fornirci tutti gli elementi relativi a questa vicenda che hanno portato il Ministro della giustizia a compiere un gesto così impegnativo, ma anche - secondo me - così rispettoso della carica istituzionale che ha, in modo tale da consentire a noi di compiere, proprio nell'avvio dell'anno giudiziario, una riflessione più piena e più compiuta sui rapporti tra politica e giustizia, tra magistratura e Parlamento. Se noi, infatti, non siamo una casta, neanche altre caste sono tollerabili nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-PS, PD-Ulivo, Aut e FI).

Non è pensabile che noi possiamo continuare così - ovvero con persone che decidono in assoluta solitudine e irresponsabilità di indagini che magari vanno fatte o che magari hanno anche dei motivi per rinviare a giudizio - perché forse quelle scelte così impegnative anche per le persone andrebbero fatte con una separazione di ruoli, di funzioni e di carriere. (Applausi dai Gruppi Misto-PS, PD-Ulivo e FI).

Credo che questa sia la vera questione che si sta aprendo. Lo dico perché le parole, che sono state espresse questa mattina dal Ministro della giustizia, sono di una tale perentorietà, di una tale forza e, per come sono state espresse, hanno comportato l'assunzione di una responsabilità così diretta da doverci indurre, forse per la prima volta, tutti insieme davvero ad una riflessione che va oltre le discussioni che sinora abbiamo fatto e anche a delineare progetti e propositi di riforma che sinora non avevamo avuto né la forza né, forse, neanche il coraggio di avanzare e di discutere tra di noi. (Applausi dai Gruppi Misto-PS, PD-Ulivo, UDC e FI. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Senatore Angius, devo dire che una lettera di dimissione mi è pervenuta alle ore 13,30 di oggi e non ho avuto ancora modo di leggerla; quindi, non posso confermare.

 

ANGIUS (Misto-PS). Mi riferisco, signor Presidente, per essere espliciti, alle dichiarazioni rese questo pomeriggio dal senatore Bordon, le cui frasi erano testualmente riportate nel mio intervento.

 

PRESIDENTE. Sono drammaticamente in ritardo nell'uso dei mezzi moderni di comunicazione.

 

ANGIUS (Misto-PS). Queste frasi sono state anche riportate nel testo.

 

PRESIDENTE. Ho il testo.

 

ANGIUS (Misto-PS). Poi lo studieremo.

ROTONDI (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROTONDI (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, colleghi, la gravità degli episodi avvenuti in Campania consiglia toni eguali per tutti a quelli - ed è lo sforzo che farò - usati dal collega Angius: non è tempo di propaganda né di rimbalzo di responsabilità, ma di una certa sobrietà e anche serenità.

Condivido la richiesta che il presidente Schifani ha avanzato all'inizio dei lavori: nulla togliendo all'autorevolezza e al prestigio del ministro Chiti, credo sia il caso di chiedere al presidente Prodi di venire qui in prima persona. Il ministro Chiti sa che lo stimo davvero (non sono persona da cerimonie); solo che gli rifilano sempre patate bollenti (la legge elettorale o le dimissioni del Ministro della giustizia, nel giorno in cui si doveva discutere dello stato di questa). Mi sa che, nel giro del Governo, non è che le vogliano troppo bene, signor Ministro; non vorrei che dovessimo procedere noi a riparare a queste offese, ma credo sia il caso che sia Prodi a venire qui.

Ciò che è avvenuto a Santa Maria Capua Vetere non è accaduto in una Regione qualsiasi, ma in quella che, da qualche settimana, è nell'occhio del ciclone per una vicenda importante, che i media hanno giustamente valorizzato: la questione dello smaltimento dei rifiuti. Vi è stata una manifestazione dei rappresentanti della Casa delle Libertà, che hanno chiesto le dimissioni del Presidente di quella Regione; vi è stato l'intervento di un Ministro importante di questo Governo, l'onorevole di Pietro, che ha chiesto, ad un tempo, le dimissioni del Presidente di quella Giunta regionale, ma anche di più: in alcune trasmissioni televisive ha sostenuto che vi era una disattenzione da parte della magistratura della Regione Campania verso i responsabili di una situazione che - sono parole di Di Pietro - non era politica, ma giudiziaria, nel senso che erano stati perpetrati alcuni reati.

Ora, avviene che per 12 anni, ciclicamente, in quella Regione i rifiuti si accumulino, raggiungendo i primi piani degli edifici (e non è un'espressione polemica, ma una fotografia di chi passi per quella Regione), e non accade nulla; viceversa, richiamata persino da un Ministro così evocativo di una certa giustizia come l'amico Di Pietro, d'un tratto la magistratura campana si sveglia e compie un'iniziativa clamorosa, ma non nel senso richiamato dai media e da alcuni responsabili politici, bensì - a leggere ciò che è apparso fin qui solo sulle agenzie - mi pare di capire che la signora Mastella sarebbe stata arrestata per aver fatto una raccomandazione. Non mi sembra infatti che, quanto ad ipotesi di reato, almeno secondo ciò che è stato comunicato fin qui, vi sia stato nulla di più.

Se la situazione sta in questi termini, è valido quanto detto dal collega Angius: vi è una riflessione da compiere, ora e qui, sull'utilizzo della custodia cautelare, nell'ambito di una giustizia-spettacolo, che porta ciclicamente i pubblici ministeri ad usare la detenzione come strumento di pubblicità delle loro iniziative e non come una misura volta ad impedire che il reato possa ancora consumarsi.

Le notizie che si rincorrono ampliano decisamente la portata di questi avvenimenti, perché con la signora Mastella vengono ristretti in carcere il consuocero, il dottor Camilleri, per le responsabilità politiche che ha, e il sindaco di Benevento, del suo stesso partito; vengono persino interdetti il prefetto di Benevento, che non so cosa c'entri, un Presidente di sezione del TAR e praticamente tutti gli assessori regionali del partito del senatore Mastella, nonché il capogruppo e vari altri esponenti, sindaci di città importanti.

In pratica, è avvenuta una retata in Campania poiché è la Regione, l'asse portante del risultato elettorale del partito del senatore Mastella che si trova nella sua coalizione nella stessa e sgradevole condizione numerica in cui mi trovo io nella mia: siamo i migliori perdenti, siamo quelli che, grazie alla precedente legge elettorale, sono in Parlamento come partito perché hanno avuto il risultato migliore tra i peggiori, ma si dà il caso che voi state al Governo perché quel partito vi ha portato l'1,7 per cento dei consensi. E attenzione, perché per la prima volta avviene nella storia della Repubblica che non viene posta agli arresti domiciliari la signora Mastella, ma viene arrestato tutto intero un partito politico, asse portante della maggioranza e del Governo.

Ed io non la penso come Storace. Non credo sia giusto togliere una oncia di solidarietà al ministro Mastella ed a sua moglie. Credo che egli abbia fatto benissimo a dimettersi e Prodi a respingere le sue dimissioni perché siamo di fronte ad una iniziativa giudiziaria di tale portata che si scelga delle due l'una: o i giudici hanno ragione ed allora hanno arrestato un intero partito, arrestando di fatto una intera maggioranza perché voi state al Governo con i voti di quel partito. E voglio ricordare che quel partito è stato determinante per riavere il Governo di quella Regione Campania, dove si sono consumati i reati.

Quel partito ha appoggiato in passato il centro-destra che ha vinto in Campania, come in Calabria ed in altre Regioni. Quel partito ha assunto una posizione politica diversa e quelle Regioni hanno cambiato segno. Quindi, delle due l'una. Leggiamo sulle agenzie che il pubblico ministero spiega le motivazioni di queste ordinanze di custodia cautelare. Dopo essermi laureato in legge, ho scelto di fare il giornalista e non l'avvocato per cui non ci proverò a farlo oggi, però, consentitemi di dire che quando leggo che la motivazione degli ordini di custodia cautelare è nella fitta rete di complicità, di ingerenze, di controllo del territorio - perdonatemi la valutazione giuridica - mi sembra che siamo di fronte ad un atto giudiziario di carattere ideologico: vi è una lettura della società, un giudizio sulla politica, una valutazione che non ha niente a che fare con i riscontri oggettivi ed è tutta dentro un giudizio palesemente precostituito su quella Regione, su quella classe politica, su quel partito, su quegli esponenti.

Quindi mi sento di scegliere una delle due, signor ministro Chiti: o hanno ragione i giudici - e non lo credo - e voi sedete su una alleanza che diventa fatalmente connivenza perché allora vi è persino un deficit di contestazione di reati: gli arrestati sono così tanti che si dovrebbe parlare di associazione a delinquere e non solo dei reati contestati. Se, invece, signor Ministro e signori del Governo, siete d'accordo con me, e cioè ritenete che il signor ministro Mastella sia un gentiluomo, sua moglie sia una persona perbene e l'Udeur sia un partito di persone perbene, rispettabili e con un costume e un'abitudine alla politica nel Sud che portano ad un contatto ravvicinato con l'elettore e talvolta quindi anche al rischio di equivoci nella comunicazione di questo rapporto, se ritenete con me che sia avvenuto un fatto grave, credo che - sia che voi optiate per la prima sia che voi optiate con me per la seconda valutazione - non siano da accogliere le dimissioni del ministro Mastella, ma da rassegnare quelle dell'intero Governo. (Applausi dai Gruppi DCA-PRI-MPA, FI e del senatore Gramazio).

PETERLINI (Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PETERLINI (Aut). Signor Presidente, egregio signor Ministro, onorevoli colleghi, anzitutto vogliamo, indipendentemente da ogni giudizio di merito che spetta non a noi, ma alla magistratura, esprimere al senatore Mastella tutta la nostra solidarietà in ordine alle notizie che riguardano la Presidente del Consiglio regionale campano, nonché moglie dello stesso Ministro della giustizia.

Tempi e modi in cui si è sviluppata la vicenda non possono non farci sollevare alcune perplessità. Appare infatti alquanto strano che la notizia della misura cautelare nei confronti della moglie del Ministro venga resa nota proprio nel giorno in cui lo stesso Guardasigilli avrebbe dovuto tenere nei due rami del Parlamento una relazione sull'amministrazione della giustizia, che noi aspettiamo veramente con ansia.

Le perplessità riguardano non solo la concomitanza con l'appena citato appuntamento, ma soprattutto il fatto che la notizia del provvedimento in questione ci è stata resa nota prima che fosse stata notificata all'interessata. Questo è un vero scandalo. Questo non deve succedere in uno Stato democratico. Troppo spesso ormai assistiamo ad un vero e proprio corto circuito tra la dovuta - e per legge imposta - riservatezza delle indagini e la divulgazione di notizie coperte dal segreto istruttorio, addirittura prima che lo stesso interessato ne sia a conoscenza.

Proprio per fugare ogni dubbio, chiediamo fermamente alle autorità responsabili di fare chiarezza, per non alimentare ulteriori confusioni, polemiche e strumentalizzazioni.

Crediamo fermamente nella divisione dei poteri e dunque difendiamo l'autonomia della magistratura, ma quest'ultima deve dare prova di questa sua perfetta e completa indipendenza. Sbagliato sarebbe infatti se un singolo provvedimento di una procura o la singola azione di un giudice fornissero pretesti per attacchi ingiustificati alla magistratura nel suo complesso, i quali vanno fermamente respinti.

A tal riguardo, alcuni esponenti dell'opposizione pare non abbiano perso tempo e stanno artificiosamente alimentando uno scontro tra poteri nell'intento di creare frizioni tra Governo e magistratura. Non ritengo opportuno, cari colleghi, strumentalizzare a fini politici una questione così delicata, come invece è stato fatto in qualche intervento.

Abbiamo invece apprezzato il rispetto delle istituzioni del ministro Mastella, che in mattinata si è presentato alla Camera dei deputati con grande coraggio, con grande pazienza e anche con grande senso di umanità per rassegnare, nel rispetto delle istituzioni, le sue dimissioni. Ciò gli fa onore.

Riteniamo tuttavia che prima di chiedere conseguenze politiche debba essere fatta piena luce sulla vicenda. Il Gruppo Per le Autonomie apprezza, pertanto, la decisione del presidente del Consiglio Prodi e respinge politicamente queste dimissioni, anche perché apprezziamo l'operato svolto dal Guardasigilli e dal suo Dicastero. Penso, prima fra tutte, alla riforma dell'ordinamento giudiziario.

L'Italia ha urgente bisogno, nel rispetto delle garanzie costituzionali e del principio di indipendenza della magistratura, di misure per accelerare e semplificare i processi e di interventi per razionalizzare l'amministrazione e correggere le leggi ad personam. Viviamo - dobbiamo dirlo apertamente - in una vera e propria emergenza nazionale della giustizia a danno dei cittadini. È necessario, oggi più che mai, che l'apparato giudiziario sia veloce nell'arrivare ad adottare le proprie determinazioni e ad emettere le sentenze. Dobbiamo dunque garantire ai cittadini la possibilità di ottenere giustizia in tempi accettabili.

Dobbiamo urgentemente - chiedo scusa se entro nel merito dei problemi aperti, ma essi evidenziano la necessità di far rimanere al suo posto il Guardasigilli - risolvere il problema del sovraffollamento e dell'umanizzazione delle carceri, affinché, nel rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione, si possa realmente adempiere al compito di rieducare il condannato per facilitare il suo reintegro nella società civile.

Signor Presidente,concludo il mio intervento dichiarando che il Gruppo Per le Autonomie ritiene che il ministro Mastella possa e debba continuare a fornire il suo contributo nell'affrontare e risolvere tali questioni. Sono decisioni sbagliate e affrettate; vogliamo, invece, che la magistratura possa svolgere serenamente il proprio lavoro e che il signor Ministro della giustizia possa fare lo stesso a favore del Paese.

Auspichiamo, dunque, che il senatore Mastella decida di rimanere nella squadra di questo Governo e alla guida del Dicastero della giustizia. Con la stessa fermezza chiediamo il rispetto reciproco tra i poteri dello Stato, ognuno nella sua indipendenza, in modo che possano lavorare in serenità per il bene dei cittadini. (Applausi dal Gruppo Aut e della senatrice Brisca Menapace).

*VILLONE (SDSE). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

VILLONE (SDSE). Signor Presidente, oggi l'Assemblea discute di una vicenda che cade in una fase già molto difficile per la Regione Campania. Si aggrava dunque ancora il senso del nostro allarme e della nostra preoccupazione, già alti. Si tratta di una vicenda che, rispetto alle prime indicazioni di questa mattina, ha avuto ulteriori svolgimenti: a quanto si sa, sono numerosi i provvedimenti restrittivi adottati a carico di esponenti autorevoli e autorevolissimi della politica e delle istituzioni. A quanto pare, si configura quindi un'iniziativa della magistratura di ampia portata.

Ricordo anzitutto a me stesso la cautela e la prudenza che devono connotare le valutazioni di chi guarda alle iniziative della magistratura sulla base di prime e scarne notizie di stampa o di agenzia, dunque senza avere piena consapevolezza degli elementi di fatto e di diritto e dei comportamenti ritenuti dal magistrato rilevanti ai fini della legge penale. Ricordo come in tale situazione debba essere assunto con fermezza anzitutto il riferimento dell'osservanza rigorosa dei valori costituzionali che, da un lato, affermano il rispetto pieno dei diritti della persona e, dall'altro, il pieno rispetto dell'autonomia e indipendenza della magistratura, nonché la consapevolezza che siamo tutti (cittadini, politici e magistrati) soggetti alle leggi. Questi sono i mattoni con i quali si costruisce lo Stato di diritto. Questi sono gli elementi strutturali e fondativi del sistema democratico.

Bisogna quindi respingere la tentazione del riflesso condizionato, della risposta automatica: niente furori giustizialisti da un lato, niente condanne sommarie che violano innanzitutto il principio che la responsabilità penale è personale e che l'innocenza si presume fino alla condanna. Dall'altro lato, è opportuno un sereno riconoscimento della funzione che il magistrato svolge nell'esercitare la potestà punitiva in nome dello Stato, secondo il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale. Questo è il modo giusto per evitare opposti estremismi ed opposte strumentalizzazioni.

Soprattutto, tutto ciò è necessario quando l'azione penale tocca il potere politico. Qui il rischio è più alto. Qui la cautela e la prudenza si impongono nel massimo grado. Per questo riteniamo che il ministro Mastella abbia compiuto un gesto di sensibilità istituzionale avanzando le proprie dimissioni. Capiamo bene come il Ministro si senta oggi in una condizione politica e personale difficile. Condividiamo le valutazioni che sul punto ha svolto in quest'Aula il ministro Chiti il quale ci riferisce, tra l'altro, che il ministro Mastella non ha ancora deciso se ritirare o confermare le sue dimissioni.

Accetteremo e rispetteremo la scelta del ministro Mastella, quale che sia. Ma proprio la condizione difficile che ho richiamato ci fa apprezzare che il Ministro abbia inteso compiere un gesto oggettivamente attento alla salvaguardia delle istituzioni, e volto ad evitare ogni rischio che quella stessa condizione di difficoltà personale e politica potesse tradursi in una sofferenza per le istituzioni.

Auspichiamo quindi, signor Presidente, che la vicenda di cui discutiamo - e ce lo auguriamo in modo non formale - veda chiarezza al più presto. Ce lo auguriamo per il ministro Mastella, per la Campania, per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi SDSE e RC-SE).

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il ministro Chiti per la relazione svolta in Aula, anche apprezzando la sua proposta di dar luogo ad un successivo dibattito e ad una riflessione più pacata nei prossimi giorni. Tuttavia, signor Presidente, ritengo che siamo in un passaggio difficile e credo sia necessario - ha fatto bene la Conferenza dei Capigruppo ad inserire questa discussione all'ordine del giorno - che le istituzioni siano nelle condizioni di fornire subito una risposta ponderata al Paese, ma anche a noi stessi e ai nostri discorsi.

Riteniamo, signor Presidente, che cardine fondamentale dei regimi democratici sia la separazione dei poteri e, in particolare, crediamo che l'autonomia della magistratura stia alla base dell'equilibrio dei sistemi democratici. La politica deve difendere questi due princìpi: sono due valori basilari ai quali il nostro Gruppo non intende rinunciare.

I cittadini tutti, sia quelli di reddito più elevato, sia quelli appartenenti alle classi più umili, devono riconoscere la magistratura come organo super partes. Ma la magistratura deve operare per meritarsi questo riconoscimento: i procedimenti giudiziari devono essere veloci, le inchieste devono essere rigorose e la magistratura non deve guardare in faccia a nessuno.

Quindi, credo che sia giusto e necessario indagare in tutte le direzioni, anche nei confronti dei cosiddetti potenti: mettere il bavaglio alla magistratura è un errore, ma soprattutto consideriamo un errore sbattere sulle prime pagine dei giornali l'apertura di inchieste o di procedimenti giudiziari prima della conclusione delle indagini. Dopo l'inchiesta cosiddetta Mani Pulite, il rapporto tra la magistratura e la politica è diventato più conflittuale e ad alimentare questo conflitto ha contribuito la legislazione adottata nella passata legislatura, le cosiddette leggi ad personam che abbiamo contrastato e che ci siamo impegnati a modificare.

La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo con rigore, imparzialità ed equilibrio. Ad esempio, riteniamo che ci sia stato un uso sbagliato e distorto delle intercettazioni. Bisogna difendere l'integrità delle persone, ma crediamo che occorra anche difendere l'autonomia dei giornalisti per la funzione importante che svolgono soprattutto nelle società complesse come la nostra.

Quindi, si tratta di un equilibrio complesso, a volte difficile, ma necessario. Soprattutto, riteniamo debba essere ristabilita una funzione legislativa che guardi al Paese, ai diritti individuali e collettivi, e che adotti tutti gli accorgimenti necessari a ricreare fiducia fra i vari organi costituzionali.

Chiediamo al ministro Mastella di ritirare le dimissioni, esprimendo sentita e trasparente solidarietà nei suoi confronti, ed anche della moglie, che riveste una carica istituzionale importante. Riteniamo inammissibile che una persona che riveste una carica istituzionale importante (ma sarebbe lo stesso anche se non la ricoprisse) debba ricevere le comunicazioni del magistrato dopo diverse ore dalla divulgazione della notizia da parte della radio e delle agenzie di stampa.

Credo che occorra un esame di coscienza da parte di tutti, degli stessi magistrati e della stampa. Personalmente, mi auguro che ipotesi di reato di questo tipo, così rilevanti (almeno da ciò che appare, perché vengono adottati meccanismi di restrizione della libertà personale) siano realmente suffragati da inchieste rigorose. L'inchiesta sembra che si stia allargando, ne aspettiamo gli esiti. La magistratura deve fare nel più breve tempo possibile il suo corso.

Mi avvio a concludere, ma mi sia concessa una breve riflessione politica. Politicamente, la questione è sicuramente diversa rispetto ai tempi di Tangentopoli. Allora tutta la politica era rimessa in discussione e delegittimata dall'azione della magistratura, come se vi fosse un disegno politico. Ora vi sono schegge impazzite - almeno ritengo sia così - che colpiscono qua e là.

Si è detto in queste settimane che qualcuno sta operando contro l'accordo Veltroni-Berlusconi, con riferimento, ad esempio, alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche relative al caso Saccà. Qualcun altro sostiene che è in atto un tentativo contro il Governo Prodi, individuando alcuni settori della sua maggioranza, che magari potrebbero essere definiti più deboli o più ai margini della stessa maggioranza. Anche per questo motivo chiediamo al ministro Mastella di stare al suo posto. Questa vicenda giudiziaria non deve essere strumentalizzata a fini politici.

Ripeto, si tratta di un passaggio difficile per la politica e per il Paese. Dobbiamo avere fiducia nell'operato della magistratura, ma anche nel nostro ruolo, perché questo è il modo per far rinascere la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Soprattutto, bisogna impedire che vengano utilizzate le indagini a fini politici e che sia la magistratura a scandire i tempi e le scelte della politica.

Occorre l'unità del Parlamento, e ritengo occorra anche rafforzare l'unità del Paese attraverso l'unità del Parlamento. Occorre un confronto alto. Per questo motivo, riteniamo che il Presidente del Consiglio debba venire in quest'Aula a riferire al Parlamento, per fare chiarezza, dire con franchezza le cose che si intendono fare, risolvere i problemi e servire il Paese.

Riteniamo che il Governo e la maggioranza debbano continuare il loro lavoro, perché ci aspettano tempi difficili. Il Parlamento faccia la sua parte fino in fondo e approvi una legge elettorale che sia condivisa e che non faccia gli interessi solo di due partiti, perché questo non andrebbe bene e non risponderebbe alle esigenze del Parlamento. Soprattutto, il Parlamento si occupi dei problemi del Paese, dell'economia, del Sud, della competitività, dei redditi bassi dei lavoratori.

L'errore più grande sarebbe di strumentalizzare l'inchiesta per cambiare il quadro politico e arrivare ad un Governo istituzionale: nessuno l'ha detto, eppure sappiamo che ci potrebbe essere anche questa ipotesi. Sarebbe un errore, sarebbe come abdicare al nostro ruolo e accettare che sia la magistratura a decidere di cambiare la politica del nostro Paese. Questo sarebbe per noi inaccettabile, perché il Paese non vuole pasticci: se non c'è più una maggioranza lo si dica e se ne prenda atto nelle Aule parlamentari.

Per questo la presenza di Prodi è necessaria. È necessario che Prodi venga in quest'Aula, e venga con fiducia, perché bisogna avere fiducia nel ruolo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com e del senatore D'Ambrosio).

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi, si sta verificando in queste ore un attacco senza precedenti. È senza precedenti nella tempistica. Oggi ha detonato l'ultima di una serie di bombe esplose contro Mastella, contro la sua famiglia e contro il nostro partito in Campania: l'ultimo accerchiamento, l'ultima scientifica trappola mediatica e giudiziaria. Mi sembra che a questo punto si possa parlare di vera e propria emergenza democratica.

In poche ore, nel giorno in cui il Guardasigilli avrebbe dovuto svolgere la propria relazione alle Camere sullo stato della giustizia, nel giorno in cui la Corte costituzionale ha emesso il suo giudizio circa l'ammissibilità dei quesiti referendari sulla legge elettorale, un giorno dunque importante per il Governo e per la tenuta della sua maggioranza, abbiamo iniziato a leggere sulle agenzie di stampa, a partire da questa mattina, di un provvedimento di custodia cautelare emesso nei confronti della moglie del Ministro, e poi degli assessori regionali, dei consiglieri regionali dell'Udeur, del sindaco di Benevento ed infine del suo consuocero e non so ancora di quanti altri. Non lo so: forse siamo rimasti soltanto il senatore Cusumano, l'onorevole Fabris ed io.

È un attacco a trecentosessanta gradi a tutto l'Udeur, mirato a colpire al cuore il rapporto fiduciario che lega il nostro partito al suo territorio, ai suoi elettori. Oggi, ripeto, per singolare coincidenza di tempi, l'attacco raggiunge il nostro partito e il Guardasigilli, nel giorno della sua relazione alle Camere sullo stato della giustizia, sulle riforme importanti e le fondamentali innovazioni normative, che Mastella ha visto approvare dal Consiglio dei ministri e che (mi sia consentito dirlo, colleghi) tristemente, da troppo tempo giacciono nelle Aule parlamentari.

Le responsabilità di questo "stop" ci appaiono chiare e definite. Infatti, è fermo nella Commissione giustizia di questo ramo del Parlamento, dallo scorso mese di aprile, il disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti di indagine, approvato con larghissimo consenso dalla Camera e contenente norme dagli evidenti risvolti sulla tenuta della democrazia nel Paese. Si tratta delle responsabilità di chi impedisce di ripristinare il clima di rispetto e fiducia nei rapporti tra politica e magistratura.

Purtroppo, questo mi sembra l'ennesimo dato a dimostrazione del fallimento del tentativo di ricucire lo strappo tra politica e ordine giudiziario, così come con rammarico ha osservato il ministro Mastella, fino ad ora convinto e combattivo nell'affermare che con il dialogo forse si sarebbe potuto trovare un accordo con la magistratura e giungere a riforme nell'interesse del Paese.

Questo ennesimo duro colpo inferto in una battaglia sleale non ci farà certo gettare la spugna: non ancora, forti della compattezza del nostro Gruppo, capitanato da un uomo coerente e libero politicamente ed umanamente.

Noi dei Popolari-Udeur non ci faremo intimidire da queste vicende. La nostra storia e il nostro passato parlano per noi ed a quelli che oggi brindano per il nostro momento di difficoltà diamo appuntamento sul campo. Il popolo dell'Udeur non ha paura di confrontarsi con i propri elettori e con le proprie idee. (Applausi dei senatori Morando, Pellegatta e Tecce. Congratulazioni).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, oggi avrebbe dovuto essere un giorno speciale. Ricordo che, ai sensi della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, oggi il Ministro della giustizia, così come testualmente recita la norma, avrebbe dovuto rendere comunicazione alle Camere sulla politica della giustizia.

Ricordo ai colleghi che fui io personalmente uno dei principali fautori di questa innovazione, volta a far sì che il Ministro si presentasse solennemente di fronte al Parlamento per parlare di giustizia. E non fu casuale. Questa idea, peraltro, mi venne in mente dopo che ebbi la fortuna di essere invitato all'inaugurazione dell'anno giudiziario inglese, quando l'Italia deteneva la Presidenza di turno dell'Unione Europea. Pensate, colleghi, che l'anno giudiziario inglese si inaugura a Westminster, in chiesa, nella principale chiesa del Regno Unito. Questo non a caso, perché evidentemente si vuole sottolineare addirittura il contenuto sacrale dell'amministrazione della giustizia, questione che in qualche modo va al di sopra degli uomini. Fui molto colpito da questo particolare e cercai di portare un piccolo contributo, volto ad elevare l'immagine che la giustizia oggi ha nel nostro Paese, cercando di tirarla fuori da questa atmosfera di rissa, di contrapposizione continua esistente tra poteri dello Stato. Forse non ebbi grande successo in questa operazione. Ricordo però che l'ex ministro Mastella - penso che si possa definire tale dopo quello che è accaduto questa mattina alla Camera - mi accusò di voler interloquire con la magistratura e con il mondo della giustizia in generale, a colpi di spada. Lo disse testualmente nel suo intervento proprio in Senato. Affermò anche di sentirsi vincolato ad un discorso pacato ed aperto, attento esclusivamente al merito dei problemi. E disse ancora che la sua unica preoccupazione era, allo stato, quella di riportare serenità evitando inutili litigiosità istituzionali».

Quindi, buoni propositi, parole pacate, evidentemente contrapposte a quelle del Ministro leghista, già rozzo per definizione (se poi è ingegnere rappresenta il peggio che possa esistere sul mercato nazionale), il quale, invece, voleva risolvere i problemi alla maniera impiegata da Alessandro a Gordio. Ricordo che contrapposi a queste sue parole una considerazione che ritenevo molto pratica e che sottopongo ancora oggi all'Assemblea e un po' a tutta quella parte del Paese che si occupa di questi temi. Dissi che la partita reale che si giocava, specialmente sulla controriforma dell'ordinamento giudiziario, in realtà doveva stabilire chi in questo Paese comandasse e avesse esattamente il potere in materia di leggi sulla giustizia e di amministrazione della giustizia. Credo che questo sia il problema fondamentale su cui ancora oggi ci stiamo interrogando e che sta scaturendo anche da questo dibattito.

Ho apprezzato il discorso del collega Ripamonti per le sue acrobazie, per il suo equilibrismo dialettico; sembrava Crozza quando imita Veltroni. Il senatore Ripamonti ha difeso l'operato della magistratura, che ha blindato, colleghi, in un colpo solo un intero partito (nemmeno il collega D'Ambrosio con l'attuale ministro Di Pietro ci riuscì ai tempi gloriosi di Tangentopoli) e, contemporaneamente, ha espresso grandissima fiducia al Ministro. A questo punto c'è da porsi una domanda fondamentale: è possibile che il Ministro sia rimasto fuori?

Mi permetto, molto modestamente, di fare un'ipotesi: credo che quantomeno su tale aspetto in questo circo mediatico, ci sia ancora riservatezza; molto probabilmente gli atti inerenti al Ministro sono già arrivati a Roma, al collegio per i reati ministeriali. Credo che più o meno questo debba essere il quadro che si deve prefigurare.

Come dicevo, il collega Ripamonti fa questo esercizio dialettico, degno del miglior Crozza quando imita Veltroni. Oggi qual è la conclusione; qual è lo stato degli intendimenti pacificatori del Ministro della giustizia? La conclusione è che non c'è il dibattito; oggi il dibattito voluto dalla legge non c'è perché il Ministro non c'è più. Credo sia un dato devastante; senza nulla togliere al ministro Santagata, non si tratta della mancanza del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, ma della mancanza del Ministro della giustizia, del Guardasigilli ricordato in Costituzione. E perché non c'è? Non c'è perché è in disaccordo sulle linee programmatiche del Governo, perché non viene compiutamente portato avanti il programma elettorale, perché è in corso un infortunio, come accade spesso ai personaggi politici di primo piano nei Paesi democratici? No, non c'è perché dichiara testualmente: «Getto la spugna. È la prima volta, lo confesso, che ho paura».

È arrivata un'agenzia ANSA proprio in questo momento che dice: «Indagato anche Mastella»; sono stato troppo facile profeta, vedete? Magari riuscissi a usare queste capacità divinatorie anche con il Totocalcio!

 

PRESIDENTE. Non faccia troppe profezie.

 

CASTELLI (LNP). Abbiamo un Ministro guardasigilli che dice che si dimette perché ha paura. E dice: «Ho avuto l'illusione di poter riformare l'ordinamento giudiziario in accordo con la magistratura...». È il Ministro a dire di essersi arreso alla magistratura e di aver fatto la riforma come la voleva la magistratura. Invece, cosa accade? Secondo le parole del Ministro, vi sono «componenti di un ordine che disinvoltamente hanno il vantaggio - perché non riconoscerlo - di poter fare e poter decidere i tuoi destini...», e ancora: «Oggi tocca a me, in precedenza è toccato ad altri,» - chissà a chi si riferiva? - «tocca ai cittadini italiani per questo potere straordinario, che un ordine, rispetto ad altri, ha stabilito per sé...». Sono parole di una pesantezza assoluta, che se fossero state pronunciate da un personaggio dell'opposizione lo avrebbero crocefisso; le dice il Ministro guardasigilli in un consesso altissimo quale è la Camera dei deputati.

Colleghi, ci sono delle considerazioni da fare, perché siamo di fronte, ripeto, all'eliminazione, per arresto dei suoi componenti, di un partito fondamentale ai fini della tenuta del Governo.

Ma allora le ipotesi possibili sono due, perché tertium non datur. La prima ipotesi che dobbiamo valutare è che abbia ragione la magistratura e siamo di fronte ad un'associazione a delinquere, e in quel caso il presidente Prodi avrebbe suggerito al presidente della Repubblica Napolitano di mettere a capo del Ministero della giustizia il capo di un'associazione a delinquere. Ricordo anche che il ministro Chiti, come molti altri, ha espresso solidarietà al capo di questa associazione a delinquere e lui e gli altri dovrebbero trarne alcune conseguenze. Mi domando poi dove sono i girotondini: vedo che il collega Colombo, che girotondava molto spesso nella scorsa legislatura, prudentemente si è defilato, e questa è una considerazione che tutti dovreste fare, senza sfuggire alle vostre responsabilità, perché, se lo fate, da oggi siete complici.

La seconda ipotesi è che il ministro Mastella è attaccato politicamente, è innocente, come tutti gli altri dell'Udeur, e allora siamo di fronte ad un attacco preciso, politico e meditato da parte di una frangia della magistratura. Non c'è una terza possibilità, colleghi. Ambedue sono devastanti, ma dobbiamo, una volta per tutte, trovare la forza di uscire da questo dilemma, trovare la forza di avere una magistratura scevra da questi sospetti. Adesso il collega Angius vuole le riforme, piange sul latte versato, ma noi le riforme in parte avevamo tentato di farle e in parte le abbiamo fatte. Alcune le avete impedite ed altre le avete cancellate. Questa è la verità politica. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN). Voi, insieme al ministro Mastella, portate questa responsabilità. Vi siete chinati al potere della magistratura, illusi che potesse andare a vostro vantaggio. Oggi ne pagate le conseguenze, ne pagate il fio. Ci sarebbe una terza possibilità, signor Presidente, ma non c'é più tempo, vorrà dire che ne parlerò stasera a "Porta a Porta". (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Saro).

BACCINI (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BACCINI (UDC). Signor Presidente, onorevole Ministro, affrontiamo questo dibattito sulle sue dichiarazioni in un momento in cui - vista la situazione di grande difficoltà del nostro Paese a causa di un bipolarismo muscolare che noi dell'UDC, in più occasioni e da molto tempo, abbiamo denunciato; un bipolarismo che fa prevalere le rispettive tifoserie e addirittura, in questi ultimi tempi, non contro l'altra parte politica, ma all'interno delle stesse coalizioni - i cosiddetti poteri collaterali stanno svolgendo un ruolo di supplenza alla politica, al vuoto, da noi più volte sottolineato, che questo bipolarismo sta creando nel Paese, mortificando il cosiddetto bene comune.

Oggi ci troviamo di fronte a dimissioni del Ministro della giustizia che non riguardano, almeno per quello che ci è dato sapere in questo momento, responsabilità oggettive e personali nell'ambito delle proprie funzioni, ma responsabilità derivate da politiche del suo partito e dall'arresto dellasua consorte. Per questa ragione vogliamo esprimere la nostra solidarietà personale al Ministro, alla moglie e a quanti hanno avuto problemi, in queste ultime ore, riferiti a questioni di carattere giudiziario.

Non possiamo, però non parlare di politica e farlo, signor Presidente, signor Ministro, con lo stesso linguaggio dei cittadini, del popolo italiano. Voglio agganciarmi anche alle riflessioni del presidente Castelli, già Ministro della giustizia, quando avvalora anche le nostre tesi affermando che questo bipolarismo ha distrutto quanto i Governi precedenti avevano prodotto anche in materia di riforma della giustizia.

Oggi ci troviamo davanti a lei, ministro Chiti, che viene qui, di fronte ad un problema di questo tipo, soltanto a raccontare i fatti. Comprendiamo la situazione di difficoltà del Governo, comprendiamo le difficoltà che ci sono, in questo momento particolare, di credibilità del sistema Paese, di un Governo che non riesce ad essere sopra le parti, in alto, capace di governare i poteri forti e non di subirli.

Assistiamo, in questi giorni, in queste settimane, alle difficoltà che conosciamo, alla questione napoletana della raccolta dei rifiuti. Abbiamo anche ascoltato, Presidente, le sue parole in quest'Aula, quando ha sottolineato la preoccupazione per il fatto che il Santo Padre non potesse parlare in una delle più alte istituzioni culturali del nostro Paese. Assistiamo, in queste ore, agli arresti domiciliari del Presidente del Consiglio regionale della Campania, congiunta del ministro Mastella, e alle dimissioni dello stesso Ministro.

In tale situazione il sistema Paese va a farsi friggere; non c'è credibilità. Per questo dobbiamo affermare, con grande forza e con grande orgoglio, di essere il Parlamento; il ruolo del Parlamento deve essere, in questo contesto, signor Ministro, avvalorato con atti concreti. Non avremmo voluto conoscere la cronologia dei fatti ma sapere dal Governo se il Presidente del Consiglio condivide le valutazioni del Ministro della giustizia appena dimesso circa i rapporti con la magistratura. Avremmo voluto sapere dal presidente Prodi in quest'Aula, non in altre stanze, se quelle parole dure, forti, non solo di paura ma di inquietudine nei confronti di una parte del sistema giudiziario fossero da lui condivise. Questo avrebbe dato dignità a questo ramo del Parlamento, al Senato della Repubblica, signor Presidente.

Prendiamo atto della sensibilità del presidente Marini, perché solo grazie ad essa, dopo la riunione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi - secondo quanto il presidente D'Onofrio ha voluto significare in quel contesto - siamo riusciti ad avere in questa sede almeno un Ministro, non il vice Presidente del Consiglio, non chiedevamo tanto, ma almeno una presenza significativa di un Governo attento e sensibile al dibattito parlamentare, l'ultimo potere che in questo Paese può garantire le istituzioni e, soprattutto, la differenza tra il potere legislativo e il potere giudiziario.

Su queste basi, signor Presidente, signor Ministro, vogliamo allora sottolineare nuovamente che questo bipolarismo sta fallendo in maniera inesorabile, che le riforme sono ormai un aspetto importante e vitale per la sopravvivenza parlamentare, dell'ultimo baluardo che divide i cittadini dalle istituzioni, cioè il Parlamento; almeno noi dell'UDC, con orgoglio, sensibilità e responsabilità, vogliamo portare in dote questa nostra cultura, questa nostra sensibilità. Quando parliamo di custodia cautelare e di intercettazioni, quando ascoltiamo autorevoli personalità della maggioranza di quest'Aula rivendicare oggi al potere politico un ruolo che è mancato e la sensibilità degli atti conseguenti, a nostro parere stiamo probabilmente superando il punto di non ritorno.

Dunque la nostra proposta è quella di chiedere immediatamente un'audizione parlamentare del Presidente del Consiglio, per capire se la politica del Ministro della giustizia è la stessa della Presidenza del Consiglio: questo è il nodo principale. Vogliamo capire se quella cui fa riferimento il ministro Mastella è una parte di magistratura che, a prescindere, è contro il potere politico, quindi il potere del popolo, la rappresentanza popolare e la democrazia parlamentare. Infatti, in questo sistema, signor Presidente, finché non cambieremo la Costituzione, il Governo risponde al Parlamento e il Parlamento risponde al popolo. Non possiamo accettare le scorciatoie di un dibattito mediatico che vuole coprire i problemi.

Signor ministro Chiti, discutiamo in quest'Aula. Avremmo voluto conoscere le sue opinioni, le opinioni del Governo. Avremmo voluto avere con noi il Presidente del Consiglio, nel rispetto dei ruoli, perché, ovviamente, non possiamo limitare il nostro dibattito alla corsa alle solidarietà: quelle ci sono tutte.

Vogliamo capire. Siamo preoccupati, o meglio, non siamo preoccupati degli effetti dei provvedimenti che si assumono nell'ambito giudiziario; siamo più preoccupati dei provvedimenti che non si assumono in quell'ambito, perché troppe cose anche in Campania devono essere ancora riferite in Parlamento sui problemi dei rifiuti.

Non vorremmo che questo fosse l'ennesimo elemento per far discutere il Parlamento e l'opinione pubblica solo di un argomento, che sicuramente dovrà essere affrontato. Sicuramente vogliamo che la magistratura faccia tutto il suo corso, ma, se ci sono inchieste in corso, vogliamo conoscere tutto quello che sta avvenendo al fine di dare un giudizio politico; altrimenti i giudizi politici, signor Presidente, verranno moncati da valutazioni di parte.

Con questo sentimento, noi dell'UDC vogliamo chiedere, con forza, la presenza del Presidente del Consiglio, nel rispetto non solo del ruolo della magistratura, ma soprattutto del popolo e dei suoi rappresentanti. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Santini).

*RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente, Clemente Mastella, cui va la nostra umana solidarietà e l'apprezzamento per la sua sensibilità istituzionale, nella parte politica delle motivazioni delle sue dimissioni ha detto: «Mi dimetto per riaprire una grande questione democratica».

È un tema che ci trova molto sensibili e che è al centro da tempo delle nostre riflessioni, ma la grande questione democratica è la disgregazione sociale, la caduta della socializzazione, dello spirito civico, del contratto sociale, una pervasiva alienazione di massa che rende le persone nomadi, isolate ed ingabbiate nella propria disperazione e nel proprio rancore, a volte. Ci preoccupa una società che si incattivisce, che cerca solo capri espiatori dal rom al povero Cristo. Penso alla solitudine operaia, alla dissolvenza mediatica perfino negli omicidi quotidiani del e sul lavoro, a partire dalla Superga operaia della ThyssenKrupp.

La grande questione democratica è la crisi della socialità, è fatta di istituzioni svuotate e di una politica muta. La politica, infatti, si alimenta solo - come ricordò Pietro Ingrao nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera - del nesso tra istituzioni democratiche, conflitto ed autorganizzazione.

Mastella conclude il suo intervento alla Camera citando Fedro: «Gli umili soffrono quando i potenti si combattono». Penso che gli umili soffrano - e stanno soffrendo molto - quando il potere si fa separatezza, si blinda nella sua arroganza, quando la critica sacrosanta del potere e dei poteri si frantuma nel cortocircuito del plebiscitarismo, del populismo, dell'uomo solo al comando, dell'antipolitica, dell'emergenzialismo come fattore quotidiano e come forma incorporata nella governabilità. Rischiamo la crisi della politica; parlo di quella alta, di quella che governa, che trasforma o anche conserva nell'accezione francese e nell'accezione gollista di conservazione perché è in crisi il costituzionalismo democratico, la democrazia organizzata, il sistema delle garanzie individuali e collettive.

Vedete, colleghi, è agghiacciante per una donna ed uomo delle istituzioni quando il Ministro della giustizia pronuncia in Aula le parole: «Ho paura». Anche per questo in anni duri, anzi in decenni duri abbiamo sempre ritenuto e praticato che il rapporto tra magistratura e politica dovesse essere improntato alla massima sobrietà istituzionale. La sobrietà non è viltà, non è mediazionismo, è un fattore della democrazia di fronte all'inseguirsi scomposto di lotte fatte con la clava tra poteri dello Stato, che hanno caratterizzato gli ultimi anni e che riecheggiano anche oggi in questa Aula.

Lo Stato di diritto regge oltre che sull'autorevolezza del dono della politica, come dicevo, sull'autonomia e sull'equilibrio dei poteri di cui l'indipendenza della magistratura e il potere discrezionale d'iniziativa dell'azione penale con i relativi controlli è un caposaldo.

Abbiamo lavorato bene con il ministro Mastella, non a caso, a costruire l'ordinamento giudiziario - di questo ringrazio colleghi come Di Lello Finuoli e Boccia particolarmente impegnati, insieme a colleghi di altri Gruppi, su questo tema - migliorando radicalmente la legge Castelli, ma senza cedere di un palmo a sirene corporative.

Non amo la politica che fracassa le istituzioni ed i loro equilibri delicati con il rullo devastante, non amo la cattiva politica che avverte sulla propria pelle ipocritamente il fastidio nei confronti della magistratura in quanto organo costituzionalmente definito come struttura del controllo di legalità e della legittimità sino a scadere in alcuni contesti - penso all'intreccio tra economia legale ed illegale - in quella che un nostro maestro chiamava sovversivismo delle classi dirigenti e dominanti.

Così come non amo quei magistrati che, figli anch'essi di una cultura dell'emergenza, indeboliscono la politica, illudendo se stessi di ripercorrere i fasti termidoriani, magari diventano divi televisivi. Sono anch'essi figli del giustizialismo che si presume salvifico, di una bulimia carceraria, dello smithiano stato di eccezione, dello stato penale globale che si sostituisce allo Stato sociale.

Le destre cavalcano ogni giorno l'invocazione e il tintinnio delle manette quasi solo per la povera gente, ma anche le sinistre - dobbiamo dirlo - hanno, perlopiù su questo tema, subito una deriva giustizialista disastrosa. È già successo: non ci sono piaciuti gli abusi della carcerazione preventiva, nemmeno negli anni - pur così importanti - di Mani Pulite; così come, caro ministro Di Pietro, non ci piacque - e lo dicemmo, controcorrente rispetto all'orda giustizialista, pagando criticamente come Gruppi politici - il Patto di Cernobbio, che portò a colpire la politica corrotta, salvando il sistema di potere (gli industriali e i finanzieri) che la corrompeva. Da lì è nato uno dei mali fondamentali del nostro Paese ed il maggioritario ne fu - non dimentichiamolo - il corollario istituzionale.

Non ci piacciono nemmeno la doppiezza, il garantismo verso i potenti e, contemporaneamente, il giustizialismo verso gli umili, i migranti e la povera gente: e qui siamo, ancora, purtroppo, mutatis mutandis. Se vogliamo dare un senso alle parole emergenza democratica, se vogliamo dare un tono non di strumentale inseguimento quotidiano ad un pugno di voti, all'elettoralismo e al pragmatismo, in questa giornata così difficile, dobbiamo ripartire dalla necessità di ritessere un filo, la trama del rapporto equilibrato tra i poteri dello Stato, fra magistratura e politica. Dobbiamo evitare che tracimi un'inchiesta giudiziaria, che, per quanto aspra e difficile, si rivolge ad un sistema di potere che va smantellato dalla politica, dalla socialità, al di là di un'inchiesta di cui non conosciamo nulla, tanto meno le prove, che dovranno essere portate. Non dobbiamo permettere, dunque, che un'inchiesta giudiziaria tracimi nel rompere i rapporti fra i poteri costituzionali.

Il Governo Prodi ha in sé la cultura e l'equilibrio per costruire e portare avanti quest'opera così difficile, pur fra mille, evidenti difficoltà. Questo ci auguriamo possa avvenire; da qui ripartiamo in questa giornata difficile.

Il nostro Gruppo e tutta la sinistra che stiamo costruendo, indispensabile anche per questi motivi in questo Paese, hanno nel Costituzionalismo democratico il proprio paradigma fondativo. Faremo con accorta determinazione - permettetemi questo ossimoro - la nostra parte, fino in fondo. (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e PD-Ulivo. Congratulazioni).

MATTEOLI (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MATTEOLI (AN). Signor Presidente, desidero ringraziare lei, per aver favorito questo dibattito, così come il ministro Chiti, che, in un momento difficile, è venuto qui a riferire, seppure - devo dirlo - in maniera parziale.

La vicenda di cui ci stiamo occupando si inserisce, a mio avviso, in un contesto più generale che attraversa la vita del nostro Paese e definirla seria è un eufemismo: molto probabilmente, più che seria è drammatica e definirla così non credo sia un'esagerazione. L'immagine che l'Italia sta dando di sé in Europa e nel mondo è devastata da una serie di fatti che si susseguono, dei quali cito i più pesanti.

La questione dei rifiuti ormai fa il giro del mondo: è una vera emergenza, che interessa la sicurezza, la salute e la convivenza civile. Questa mattina abbiamo appreso, anche se in una maniera anomala, la notizia degli arresti della signora Mastella e, successivamente, di una serie di personalità.

Abbiamo ricevuto notizie di dimissioni di alcuni colleghi della maggioranza, come Bordon, che ha una sua storia nella politica italiana, già Ministro; abbiamo ascoltato alcune dichiarazioni che senatori della maggioranza hanno fatto durante il dibattito sulla finanziaria, dicendo che sarebbe stato il loro ultimo apporto; da ultime, non per importanza, abbiamo assistito alle contestazioni al Santo Padre da parte di una frangia di professori e di studenti che fondano la loro protesta su presupposti ideologici e laicisti, assolutamente inaccettabili. Si è sostanzialmente proibito al Santo Padre di andare all'università La Sapienza. Oltre tutto, il Santo Padre è un ex docente cui si è proibito di poter parlare in un'aula universitaria.

Sono avvenimenti, questi, che certo sconcertano l'opinione pubblica. Oggi ci troviamo a parlare della vicenda delle dimissioni del ministro Mastella, in merito alle quali abbiamo ricevuto la notizia, un po' curiosa, che sarebbero state respinte dal Presidente del Consiglio.

Al riguardo, questa mattina, noi di Alleanza Nazionale, ed il presidente Fini nell'Aula della Camera, abbiamo tenuto subito a dire che AN esprimeva solidarietà umana al ministro Mastella. Aggiungo che abbiamo apprezzato il suo dignitoso intervento alla Camera, toccante anche sotto il profilo umano, in alcuni passaggi, quando ha parlato del rapporto con sua moglie. E lo vogliamo qui riconfermare. Sia chiaro però che non intendiamo processare la magistratura italiana. Non vogliamo ergerci a censori dei provvedimenti emessi dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, ma vogliamo dire al dottor Palamara, segretario della Associazione nazionale magistrati, che ha dichiarato: "Respingiamo l'attacco unanime del Parlamento", che non vi è stato l'attacco unanime a tutta la magistratura. Vogliamo però pregare il dottor Palamara di non voler difendere tutta la magistratura a prescindere dai comportamenti dei singoli magistrati; infatti, se è inaccettabile che il Parlamento processi tutta la magistratura, è altrettanto inaccettabile che il segretario dell'ANM la assolva tutta. Non è assolutamente accettabile. (Applausi dai Gruppi AN e UDC). Voglio aggiungere che è indubbio - perché provato dai fatti e sotto gli occhi di tutti - che anche in questa occasione si sono registrate forti irregolarità e disfunzioni inaccettabili.

Ci riferiamo alla notizia degli arresti domiciliari della signora Lonardo, uscita sulle agenzie di stampa alle ore 8,34 di stamani, notificati alla stessa solo intorno alle ore 14,30, ossia sei ore dopo che il marito Ministro aveva già dato le dimissioni nell'Aula della Camera. Vi è stato un salto di qualità da questo punto di vista, perché finora la stampa aveva anticipato tutti nel dare notizie di avvisi di garanzia senza che al destinatario fosse ancora stato notificato. Ora la stampa è stata messa addirittura in condizione di dare la notizia di un arresto senza che l'arrestato lo sapesse. È un altro aspetto da considerare. Ha colpa la stampa che ha pubblicato le notizie? La stampa ha il diritto-dovere di pubblicare le notizie che ha. La colpa è di chi ha consentito alla stampa di avere notizie prima che addirittura l'interessato ne potesse prendere contezza. È un aspetto inquietante e lo vogliamo qui sottolineare. E chi può essere stato, se non gli uffici della magistratura, dove evidentemente si è voluto dare credito e diffondere immediatamente la notizia di stampa? Allora, dottor Palamara, noi non difendiamo quella magistratura e non la deve difendere nemmeno lei, perché tutto ciò è assolutamente inaccettabile.

Oggi, ripeto, si è battuto un altro sconcertante record: la notizia di un arresto - dicevo - che viene divulgata dalla stampa addirittura cinque ore prima che il relativo provvedimento sia notificato all'interessato. Tutto questo dà la misura delle difficoltà e delle contraddizioni in cui si dibatte una parte della magistratura italiana.

Niente ci autorizza, però, a pronunciare a priori condanne politiche rispetto al caso specifico - non conosciamo gli atti - e, soprattutto, nulla ci autorizza a coinvolgere in un unico calderone tutta la magistratura italiana. Certo, di fronte a tanti magistrati che fanno il loro dovere, a volte pagando anche di persona, ce ne sono altri che esercitano il loro ruolo al di fuori dei canoni cui si dovrebbe attenere una magistratura imparziale (penso ai processi svolti di fronte alle telecamere). Ai magistrati che si atteggiano a divi noi preferiamo quelli che parlano attraverso gli atti che emettono. A quella magistratura noi ci inchiniamo, mentre nei confronti della magistratura che parla attraverso le televisioni noi vorremmo che il Consiglio superiore della magistratura prendesse provvedimenti molto più severi di quelli adottati fino a oggi. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Tomassini).

Ai magistrati che dichiarano in televisione di battersi contro la criminalità noi contestiamo - lo abbiamo detto tante volte - che il magistrato non deve battersi contro niente: il magistrato ha solo il dovere di rispettare e di applicare le leggi che il Parlamento approva e che il Capo dello Stato promulga.

Non possiamo qui però far finta che non sia accaduto nulla. Io sono un garantista, un garantista fino in fondo. Sono così garantista che quando sento dire da qualcuno che tre gradi di giudizio sono troppi, mi viene immediatamente la voglia di dire e di proporre al Parlamento addirittura un quarto grado di giudizio. Siamo però, qui, di fronte ad una vicenda: il prefetto di Benevento è stato sospeso, un magistrato del TAR è stato sospeso e un sindaco è stato arrestato, unitamente ad assessori regionali e comunali. Apprendiamo ora che anche il Ministro della giustizia è indagato.

Ministro Chiti (mi rivolgo a lei, a conclusione del mio intervento), come fa a dire che aspettiamo le decisioni del ministro Mastella? Come fa a dire che le dimissioni non sono state formalizzate? Ho di fronte a me l'intervento del ministro Mastella, in cui per sei volte ha dichiarato: «Mi dimetto per questo motivo». (Applausi dai Gruppi AN e FI). Tali dichiarazioni non sono state rese al bar o in un'intervista televisiva, ma sono state fatte solennemente in un'Aula del Parlamento. Allora, se il ministro Mastella non ha formalizzato le dimissioni, cosa ha respinto il presidente del Consiglio Prodi? Tutte le agenzie riportano, infatti, la notizia secondo cui il Presidente del Consiglio ha respinto le dimissioni del ministro Mastella. Ma cosa ha respinto se le dimissioni il Ministro non le ha formalizzate? Evidentemente ha considerato la formalizzazione delle dimissioni attraverso un intervento nell'Aula del Parlamento.

Semmai, signor Ministro, come Governo, come maggioranza e come opposizione dovremmo approfondire le motivazioni che il ministro Mastella dà rassegnando le dimissioni. Il Ministro ha detto di dimettersi, di gettare la spugna perché ha paura. È questo che ci deve far riflettere. Se ha paura, chiarisca meglio di cosa ha paura e il Parlamento approfondisca questo aspetto, che è il più inquietante di tutta la vicenda.

A conclusione del mio intervento, intendo augurare al collega Mastella di poter far chiarire velocemente la vicenda e, come ho fatto anche questa mattina, rivolgo un appello alla magistratura (ricordo che quelli coinvolti sono uomini pubblici): non si trascini per mesi e mesi e mesi il problema, ma si faccia chiarezza velocemente. Se sono responsabili, siano chiamati a pagare; se non lo sono, si prendano provvedimenti adeguati, ma non si tengano in sospeso dei politici che hanno cariche di responsabilità. Ciò non perché siamo una casta (al pari del senatore Angius, anch'io respingo un'impostazione di questo tipo), ma perché come uomini pubblici non possiamo restare per anni di fronte ad una magistratura che non decide. Questo vale per tutti i cittadini e a maggior ragione per un uomo o per una donna pubblici. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

SCHIFANI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, nella precedente legislatura, abbiamo provato a lavorare per ristabilire quel riequilibrio dei poteri che lamentavamo - e continuiamo a lamentare - si fosse alterato all'interno del nostro sistema istituzionale. Tale equilibrio si era e si è modificato e il potere giudiziario ha invaso sfere e competenze di quello legislativo.

In quella logica e in quest'ottica abbiamo provato ad attuare delle riforme strutturali, quali la separazione delle carriere tra pubblico ministero e magistrato giudicante; abbiamo approvato delle leggi per le quali all'epoca fummo contestati di parzialità. Mi riferisco alle famose leggi ad personam che toccavano tutti i cittadini: le rogatorie, che consentivano e imponevano al magistrato di inquisire ed accusare l'imputato o l'indagato in presenza di documenti certi, certificati e non soltanto di fotocopie; la famosa legge Cirami, che dà certezza al cittadino di essere processato in un ambiente non ostile; il lodo Maccanico (in seguito definito lodo Maccanico-Schifani), che consentiva a esponenti di Governo di potersi dedicare al ruolo istituzionale e poi alle eventuali vicende giudiziarie che lo riguardavano al termine del proprio impegno istituzionale, senza con ciò pregiudicare la decorrenza della prescrizione e l'andamento della giustizia.

Siamo stati censurati ed accusati di voler tutelare i privilegi e gli interessi di qualcuno. Non è così e credo che, purtroppo amaramente, la storia di questi giorni ci stia dando ragione, signor Presidente. Quando noi lamentavamo tale discrasia, tale alterazione, lo facevamo con convinzione e, come lo dicevamo prima, continuiamo a farlo oggi nel momento in cui viene colpito un esponente di una coalizione che non ci appartiene, un uomo di un Governo che contrastiamo e contestiamo, ma lo facciamo con correttezza e nel rispetto delle istituzioni democratiche. (Applausi dal Gruppo FI).

Abbiamo combattuto la giustizia spettacolo, quella delle manette facili, delle interviste che prefiguravano notifiche di avvisi di garanzia prima ancora che quegli avvisi venissero effettivamente consumati; mi ricordo il caso di Napoli che oggi ci ricorda il caso Mastella. Si tratta di una giustizia ad orologeria che sbatte il mostro in prima pagina e lo condanna al di là di quello che sarà l'esito della sentenza; una giustizia che cannibalizza l'individuo, lo processa e lo condanna ancor prima che i giudici naturali competenti a pronunziarsi su quel processo dichiarino l'eventuale colpevolezza o innocenza del cittadino.

Abbiamo condannato quel tipo di giustizia; quella che oggi vediamo consumarsi, come diceva opportunamente il collega Matteoli, allorquando, alle ore 8 del mattino si acquisisce il dato dell'esecuzione imminente di un provvedimento ancor prima che esso venga notificato. Per rigore giuridico e attenzione alle norme giudiziarie, mi chiedo se è questa la giustizia che ci aspettiamo. Supponiamo che tale azione della giustizia, anziché a politici, fosse rivolta a camorristi, mafiosi o delinquenti: è normale che alle ore 8 del mattino si sappia che è in corso un'operazione di arresti, dando nomi e cognomi, correndo quindi il rischio che quei soggetti possano rendersi immediatamente latitanti? (Applausi dal Gruppo FI).

Questo è il tema che abbiamo posto e continuiamo a porre; questo è il tipo di giustizia che avevamo combattuto e continuiamo a combattere. Pertanto, chiediamo alla maggioranza di volersi unire al nostro sforzo.

Abbiamo sostenuto che non tutta la magistratura, signor Presidente, ma soltanto una parte - minoritaria, piccola e settaria - è in grado di arrecare danno alla credibilità, alla visibilità e all'attendibilità dell'intero comparto della giustizia. Bene, quel pezzo di magistratura malata era in grado di arrecare un danno all'intero Paese ed è anche in grado di segnare la storia del nostro Paese.

Vi è poi quella giustizia protagonista del «due pesi e due misure». Sono stato giorni or sono a Napoli e ho visto alcune discariche, lo scempio, le bombe ecologiche che sono il frutto dell'irresponsabilità di amministrazioni consumatesi nei decenni che hanno consentito l'accatastamento di bombe ecologiche - oggi coperte da teloni neri - e di rifiuti che non possono essere nemmeno riciclati, né possono essere portati nei termovalorizzatori. Mi sono chiesto: al di là dell'irresponsabilità di quegli amministratori che negli anni si sono susseguiti, dov'erano i magistrati che avrebbero dovuto vigilare affinché non si verificasse questa anomalia e non si compissero tali delitti? Ecco la giustizia dell'ingiustizia dei due pesi e delle due misure: una giustizia immediata quando si tratta di accusare o indagare alcuni e una giustizia silente o inesistente quando si tratta di indagare altri. (Applausi dal Gruppo FI).

Si parla di barbarie e intercettazioni. Su questo ci siamo battuti ed è all'esame del Senato il disegno di legge governativo sulla disciplina delle intercettazioni. Non è responsabilità dell'opposizione se il provvedimento è ancora fermo in Senato; è la maggioranza, o il Governo, che cercano di annacquarlo e ammorbidirlo. La morale è che quel disegno di legge, del quale oggi il Ministro parla, è bloccato per responsabilità di chi governa il Paese, non certo dell'opposizione.

Questo scenario oggi colpisce un esponente del Governo di centro-sinistra, un politico come il senatore Mastella, che - come ho sostenuto in epoca non sospetta - ho sempre visto fuori posto nella vostra coalizione; si tratta però di dichiarazioni politiche che esulano dallo scenario giudiziario di questi attimi. Ebbene, è strano che questo soggetto, che ho sempre considerato fuori posto nel centro-sinistra, sia stato, mesi fa, protagonista di una campagna diffamatoria e demagogica, lanciata da un settimanale notoriamente di sinistra quale «l'Espresso», sull'utilizzo dei voli di Stato, dal momento che un fotografo lo immortala non soltanto a Ciampino, ma a Milano, per denunziare il fatto che stava andando a Monza per assistere al Gran Premio, dimenticando che magari nello stesso aereo vi era il Vice presidente del Consiglio, che non viene citato in quello stesso articolo. Si tratta di una campagna diffamatoria contro l'uomo, contro quel Ministro, da parte di esponenti, di media che fanno capo a quella coalizione che oggi è al Governo del Paese.

È un fatto strano. Oggi però quella magistratura autoreferenziale, che probabilmente ormai risponde soltanto a se stessa, fa accadere - guarda caso - una vicenda che cronologicamente non può apparire casuale: l'esecuzione di questi provvedimenti giudiziari nel momento in cui il Ministro avrebbe dovuto riferire al Parlamento sullo stato della giustizia. Non entriamo nel merito delle indagini (saranno i magistrati competenti a giudicare sui fatti), ma denunziamo che questo tempismo e questa coincidenza non possono essere tali, ma obbediscono al disegno di delegittimare le istituzioni da parte di pezzi del potere giudiziario, e non mi riferisco all'intera magistratura.

Il Presidente del Consiglio vuole respingere le dimissioni del ministro Mastella. Se è così, dovrebbe sposare la denunzia del ministro Mastella di stamattina. Il Ministro ha parlato - sono parole del Ministro della giustizia - di un'evidente «frattura tra magistratura e politica»; ha parlato di «centrali di ascolto con corsie privilegiate» - sono parole del Ministro della giustizia, il vostro Ministro, anzi il Ministro del Paese - e ha aggiunto: «Non è possibile che il potere di vita e di morte pubblica, di vita e di morte di un Governo, possa appartenere oggi a questo pacchetto di mischia giudiziaria, in altre circostanze ad altri pacchetti di mischia, senza che tutto questo avvenga, senza, come in questo caso della mia famiglia, essere ascoltati» - infatti, non sono mai stati ascoltati - «senza una controprova, senza una richiesta di spiegazioni, in attesa di un giudizio che non si sa né come, né quando arriverà». Non è il cittadino Mastella che parla, ma il Ministro della giustizia, rivolgendosi a quel mondo della giustizia al quale egli è stato preposto, riferendoci di uno scontro sotterraneo e violentissimo tra i poteri e ponendo lui stesso la questione dell'intercettazione. Il Presidente del Consiglio venga in Parlamento, nel momento in cui verranno rese definitive e irrevocabili queste dimissioni, per affrontare il tema delle intercettazioni.

Vengono poste anche tematiche delicate da parte del Ministro della giustizia: si parla di una questione fondamentale di emergenza democratica tra magistratura e politica.

Allora, è amaro oggi, signor Presidente, colleghi della maggioranza, dire che avevamo ragione noi. Non abbiamo questa presunzione, anche perché su questi temi avremmo gradito e saremmo stati felici, in un giorno come questo, di poter dire che ci eravamo sbagliati. Purtroppo non è così: non c'eravamo sbagliati.

È a rischio l'intera tenuta del nostro sistema democratico; facciamo in modo che questi fatti che oggi colpiscono voi, possano essere corretti con un'attenta analisi e un grande senso di responsabilità. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).

FINOCCHIARO (PD-Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD-Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la giornata di oggi, che nel nostro programma prevedeva la Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia medesima, si è aperta, come ricordavano in tanti ed anche l'ex ministro Castelli, con una dichiarazione alla Camera con la quale il ministro Mastella ha rassegnato le proprie dimissioni, motivandole.

Abbiamo molto apprezzato quel gesto, raro nella storia politica italiana, così come abbiamo apprezzato, in questi mesi, il lavoro che il ministro Mastella ha compiuto. Non è estraneo alla nostra discussione di stasera e ai temi che vorrei sottoporre all'attenzione dei colleghi più tardi il fatto che si sia approvata, in questa legislatura, una riforma dell'ordinamento giudiziario che contiene, fra le altre parti, quella riguardante la riforma dell'assetto disciplinare della magistratura, che è un pezzo non indifferente della soluzione di quella grande questione che oggi evochiamo, cioè quella della relazione tra l'esercizio del potere giudiziario e la sua soggezione alla legge, dell'estraneità, nei comportamenti dei magistrati da quelle suggestioni le quali, talvolta, molto raramente, ma in maniera significativa, qualche magistrato incorre. Ne faceva cenno poc'anzi il senatore Russo Spena e vi si è intrattenuto il presidente Matteoli.

Vedete, la questione che oggi si sta aprendo e che si è aperta in questo convulso susseguirsi di agenzie di stampa, che recavano nuove notizie sull'indagine giudiziaria, sulla grande quantità di provvedimenti che sono stati adottati, non riguarda solo il fatto, pure serissimo e impegnativo, delle dimissioni del ministro Mastella, sulle quali condivido l'invito delle opposizioni che sia il Presidente del Consiglio a riferire all'Aula del Senato. La questione è più grande, complessa e significativa (che è, colleghi, affare nostro, e non affare del Presidente del Consiglio) e vede oggi - come ho ricordato - attraverso lo snocciolarsi delle notizie un affresco di un'indagine giudiziaria che coinvolge interi pezzi della classe dirigente politica, amministrativa, prefetti e magistrati.

Colleghi, credo che i fatti che sono oggetto di indagine saranno certamente molto gravi, altrimenti non si legittimerebbe la gravità dei provvedimenti adottati. Abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura. Speriamo di avere al più presto tutti gli elementi, perché, come è normale e doveroso che sia, si possa anche esercitare un controllo da parte dell'opinione pubblica sull'operato della magistratura.

Sappiamo però che sotterraneo rispetto a tale questione, in questa giornata così complessa, risorge un fantasma, che è quello della divisione che ha visto per tanto tempo anche avvelenare la vita politica e istituzionale di questo Paese e talvolta mettere in crisi princìpi e fondamenti democratici del nostro sistema, ossia la contrapposizione tra politica e magistratura. Conosciamo la questione e tutti noi ricordiamo bene, testimoni in queste Aule e al di fuori di esse, che cosa furono gli anni in cui la questione cominciò a porsi. In questa giornata, che dovrebbe essere (ed è per ciascuno di noi, per me) amarissima, devo dirvi però che il modo in cui stasera, con questo dibattito affrettato, la questione è stata affrontata da alcuni di noi è un grande passo in avanti rispetto a quegli anni.

Ho sentito l'intervento del presidente Matteoli e del presidente Russo Spena e dico che sono figli di un altro modo di guardare alla questione. Perché, vedete, la questione fu affrontata allora senza che la politica facesse il suo mestiere: ci dividemmo tra chi appoggiava la magistratura e chi la contrastava, senza distinguo, senza capacità di riflettere, in una sorta di riflesso condizionato di difesa (è ovvio) da parte nostra di quello che ritenevamo essere ed è un presidio della democrazia, e, da altri, con una sorta di riflesso condizionato di difesa rispetto a ciò che veniva valutato come una invadenza distruttiva.

Ma gli anni sono passati e oggi mi pare che gli accenti con i quali ragioniamo di questo innanzi tutto ribadiscano una cosa: che la politica non è più disposta a dividersi tra chi difende i magistrati e chi li attacca, ma che ha la voglia di dire una parola. E questo, guardate, negli ultimi anni è stato agevolato anche da un diverso modo di porsi dell'Associazione nazionale magistrati, perché il fatto che il codice di autoregolamentazione e la proposta in materia disciplinare sia stata avanzata per prima dalla magistratura italiana vuol dire che qualcosa è cambiato culturalmente. E io dico al collega Schifani, che capisco rivendica gli sforzi della scorsa legislatura che noi contrastammo, che quegli sforzi continueremmo oggi, in quella identica chiave, a contrastare, perché erano figli di quella logica di divisione e di contrapposizione nella quale la politica voleva solo mostrare la prepotenza, piuttosto che la capacità dell'armonia di un ordinamento in cui ciascun potere fa il suo mestiere in modo indipendente e autonomo, nel rigoroso rispetto della legge e dell'ordinamento. (Commenti della senatrice Alberti Casellati).

Oggi siamo nelle condizioni per poter riprendere questa discussione e credo che lo possiamo fare sapendo che abbiamo da difenderci da molte cose, e che però abbiamo anche la possibilità di svolgere un grande compito: quello, cioè, di difendere la separazione dei poteri e l'autonomia della magistratura, ma insieme di pretendere un esercizio della giurisdizione esclusivamente soggetta alla Costituzione e alla legge, e soprattutto imparziale.

Credo che le cose che ha detto poc'anzi il senatore Russo Spena siano in questo senso molto utili al nostro dibattito e alla nostra elaborazione. E che, se il dibattito di oggi può avere altri frutti oltre a quelli che sono tutti iscritti nella vicenda che si sta muovendo nelle sedi istituzionali e non solo, uno di essi è quello di evitare di condannarci ancora una volta ad una divisione che non produce frutto e di essere, per così dire, rispettosi e in attesa di un segnale che venga anche dalla magistratura associata.

Oggi il presidente Palamara (qualcuno ha ricordato un pezzo delle sue dichiarazioni) ha detto una cosa che voglio prendere molto sul serio: torni il tempo dell'ascolto e del confronto ad archiviare una giornata che ha segnato, ovviamente, da una parte e anche dall'altra, i toni di uno scontro e di una difficoltà anche nutriti, ovviamente, da emozioni e da legittimi risentimenti. Sbaglieremmo proprio gravemente se pensassimo che la vicenda di oggi e l'evocazione di quel fantasma debbano ricondurci ai toni della discussione di qualche tempo fa, a chi aveva più ragione, e che questo noi volessimo misurarlo esclusivamente con la forza dei numeri o delle maggioranze parlamentari, e non fossimo in grado di riprendere, con piena coscienza del nostro ruolo, un compito che allora fallimmo e che ora, secondo me, non possiamo più permetterci di mancare. (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, RC-SE, Aut, IU-Verdi-Com e Misto-IdV).

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Chiti per aver accettato, con tempestività, l'invito a partecipare al nostro dibattito.

Procediamo ora, per il tempo che ci resta, allo svolgimento dei punti all'ordine del giorno.

Dovremmo, a questo punto, riprendere la discussione del disegno di legge n. 1334, recante "Interventi per il settore sanitario e universitario", sul quale la Commissione bilancio si riserva di fornire il proprio parere, in particolare sull'emendamento 1.101 che, a seguito di un lavoro complesso, ha subìto una profonda riscrittura; è poi ancora in attesa degli elementi che devono pervenire dalla Ragioneria dello Stato. Ad ogni modo, il Presidente della Commissione bilancio domani mattina sarà in grado di presentare il parere suddetto. Inoltre, resta ancora da esaminare l'articolo 8, con un emendamento.

Pertanto, propongo di rinviare il seguito della discussione del disegno di legge n. 1334 alla seduta antimeridiana di domani.

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, non vorrei che il rinvio alla seduta antimeridiana di domani del disegno di legge n. 1334 interferisse poi con l'ordine del giorno già stabilito, per il quale sono già stati contingentati i tempi della discussione.

PRESIDENTE. Assolutamente no, senatore Calderoli. Domani mattina l'Aula è convocata, alla presenza del Governo, per discutere la questione dei rifiuti in Campania.

 

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1484) Disposizioni in materia di delega al Governo per il riassetto normativo del settore dell'autotrasporto (ore 18,50)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1484.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo alla relatrice se intende integrarla ed illustrare anche gli ordini del giorno G100 e G101.

VANO, relatrice. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta e do per illustrati gli ordini del giorno G100 e G101.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,50)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Stiffoni, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G102. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Colleghi, più tardi inizia il senatore Stiffoni, più tardi chiudiamo la seduta.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, l'ordine del giorno G102 - mi rivolgo in particolare alla relatrice - non mi sembra nulla di eccezionale, anche perché impegna il Governo ad emanare tempestivamente i decreti legislativi in base alla legge 1° marzo 2005, n. 32. Infatti, signor Presidente, signora relatrice, il disegno di legge, modificato in Commissione soltanto in questa parte, cita come data di scadenza non più il 31 marzo... (Brusìo).

Signor Presidente, è difficile comprendere le mie parole a causa del brusìo dei colleghi. La collega relatrice non riesce nemmeno ad ascoltarmi. La prego, se può, signor Presidente, di far diminuire questo fermento intellettuale.

Dicevo che la scadenza è stata portata al 31 dicembre 2008 e che non si indica un obbligo, ma soltanto la possibilità per il Governo di emanare dei decreti legislativi; infatti, c'è scritto: «Entro il 31 dicembre 2008 il Governo può adottare», pertanto non è neanche detto che essi vengano adottati.

Vorrei ricordare a me stesso che i lavori di Commissione sono finiti alcuni mesi fa, addirittura prima del famoso sciopero dell'autotrasporto che ci ha coinvolto nel dicembre scorso. Questo quando, ad esempio, uno studio sulla comparazione dei costi operativi sostenuti dalle aziende di autotrasporto, fatto dal Comitato centrale per l'Albo degli autotrasportatori dell'Unione Europea, evidenzia una situazione di persistente difficoltà dell'Italia rispetto ai Paesi concorrenti.

Il costo per chilometro in Italia è il più alto in assoluto, con un differenziale che oscilla fra l'8 e il 35 per cento di maggiorazione rispetto agli altri membri storici dell'Unione Europea, mentre è di gran lunga superiore rispetto all'Ungheria (del 52 per cento), alla Polonia (del 73 per cento) e alla Romania (addirittura del 99 per cento, quindi il doppio).

Se l'attenzione viene poi rivolta all'insoddisfacente livello di infrastrutture, di modernizzazione dell'organizzazione logistica del nostro Paese, la realtà si presenta ancora più critica, non ammettendo ulteriori rinvii per l'adozione di un intervento decisivo nel settore.

Pertanto, cara relatrice, insisto perché da parte sua si dia parere favorevole e dal Governo venga assunto l'impegno di emanare tempestivamente questi decreti, se vogliamo andare incontro alle esigenze di questo settore produttivo, altrimenti pazienza: vorrà dire che ci dovremo aspettare un altro sciopero.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (UDC). Signor Presidente, cari colleghi, prima di esprimere un parere nel merito del provvedimento in discussione, vorrei perlomeno avanzare una personale perplessità circa il metodo delle leggi delega adottato dal Governo, un metodo che da troppo tempo è ormai diventato una prassi consolidata, com'è stato già ricordato in altre occasioni e anche in questa occasione, comportando quello che è stato definito uno svuotamento dei poteri del Parlamento. Una prassi che di per sé è comprensibile, data l'esiguità dei numeri della maggioranza in Senato, ma che nella fattispecie di questo provvedimento poteva essere evitata.

Poteva essere evitata per il semplice motivo che sul merito del provvedimento era possibile, come di fatto è stato reso evidente nel dibattito in Commissione, una positiva convergenza politica tra tutte le forze di maggioranza e di opposizione. Infatti, in Commissione lavori pubblici, la discussione sul provvedimento ha registrato un impegno collaborativo, fattivo da parte di tutti i Gruppi e, anche grazie - è giusto sottolinearlo - alla disponibilità del Governo e del relatore, è stato possibile giungere ad un ordine del giorno che risponde ad una visione non totalmente, perché questo non lo si può dire, ma comunque in larga parte condivisa sulle problematiche di cui stiamo trattando.

È giusto a questo punto sottolineare che l'ampia disponibilità dimostrata in quest'occasione non è casuale, ma fa seguito alla convergenza che si era già registrata nella precedente legislatura durante l'esame del disegno di legge sull'autotrasporto, una convergenza della quale pure non si è fatto grande uso, perché anche in quel caso si andò avanti attraverso la delega al Governo.

Detto questo, vorrei entrare nel merito del disegno di legge. Come è stato ricordato da chi mi ha preceduto, il provvedimento ha per oggetto il differimento al 31 marzo 2008 dei termini per l'adozione dei decreti legislativi correttivi ed integrativi dei provvedimenti già emanati in base alla legge n. 32 del 2005, con la quale il Governo era stato a sua volta delegato ad intervenire per il riassetto normativo del settore dell'autotrasporto di persone e cose.

Va da sé, quindi, che ci troviamo di fronte ad un tema di grande rilevanza in quanto attiene a problemi di evidente attualità e delicatezza (ciò che è accaduto il mese scorso sull'autotrasporto, fatto già ricordato, ne è una prova), reso ancor più evidente dalla stessa lettura degli ordini del giorno in cui sono state inserite anche alcune istanze avanzate dalla minoranza. Mi riferisco in particolare a due punti. Il primo concerne la necessità di non modificare i criteri di rappresentatività delle organizzazioni associative necessarie per far parte della Consulta generale per l'autotrasporto e la logistica e del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori. Mi riferisco anche all'impegno ad adottare misure necessarie per l'adozione del sistema della liberalizzazione tariffaria, introdotto con la riforma dell'autotrasporto.

A questo proposito, signor Presidente, auspico, anche a nome del Gruppo cui appartengo, che senza superare il sistema della liberalizzazione tariffaria introdotto con la suddetta riforma, i decreti legislativi perseguano con coerenza gli obiettivi chiaramente indicati negli ordini del giorno. Si tratta di una serie di obiettivi che non intendo qui ricordare se non per sottolinearne due, che ritengo opportuno evidenziare: il primo è volto a favorire gli accordi volontari tra le associazioni dei committenti e dei vettori maggiormente rappresentativi sul piano nazionale; il secondo riguarda l'introduzione di misure anti-dumping, al fine di consentire l'erogazione di un servizio conforme alle normative in materia di sicurezza della circolazione stradale ma capace, allo stesso tempo, di tutelare la legalità nell'autotrasporto.

Vorrei concludere sottolineando, da una parte, la più ampia disponibilità del Gruppo dell'UDC a collaborare, su un tema delicato ed importante per l'intero sistema Paese come l'autotrasporto, per pervenire a soluzioni significativamente condivisibili, dall'altra, la volontà del mio Gruppo di vigilare affinché il processo di liberalizzazione, che sarà avviato con i decreti attuativi, non si traduca in una semplice assenza di regolazione a discapito dei diritti e degli interessi delle fasce più deboli della popolazione, ma in una vera modernizzazione di un settore così vitale e condizionante per lo sviluppo del Paese.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martinat. Ne ha facoltà.

MARTINAT (AN). Signor Presidente, svolgerò solo brevissime considerazioni. Ci troviamo di fronte ad un disegno di legge che questo Governo ha presentato nell'aprile dello scorso anno, non essendo stato in grado di attuare una disposizione di una legge precedente sul riordino dell'autotrasporto. Tale disposizione scadeva nel marzo 2007. Dopo quasi un anno di Governo del centro-sinistra non è stata elaborata alcuna normativa di merito nel settore e nell'aprile 2007 ci viene chiesta una deroga fino al 31 marzo di quest'anno, il 2008.

Per fortuna, in Commissione l'opposizione, conoscendo questo Governo e la sua incapacità totale, e in particolare il Ministero dei trasporti, ha deciso di portare la scadenza al 31 dicembre 2008. Ricordiamo, tra l'altro, lo sciopero generale degli autotrasportatori del mese scorso, con danni fortissimi all'economia italiana, per il quale il ministro Bianchi, invece di assumersi le responsabilità per non aver fatto questa normativa, si è scagliato ancora contro i camionisti.

Io credo che il Governo debba prendersi le sue responsabilità. Oggi noi variamo questa norma tenendo presente che il precedente Governo aveva già emanato una serie di disposizioni con suoi decreti legislativi, il n. 284, il n. 285 e il n. 286 del 2005, su cui il Governo deve prendere posizione e mantenerla rigida. È evidente che non può inserire, con questa delega, variazioni sostanziali sul problema dei tariffari o dei minimi o una cosa e l'altra perché creerebbe certamente turbativa in un settore così delicato.

Quindi, per questi motivi, noi abbiamo ritirato gli emendamenti che avevamo presentato a suo tempo in Commissione, perché riteniamo che il mandato al Governo debba essere chiaro e semplice. Possibilmente, fate queste disposizioni normative, questi riassetti normativi, perché sono semplici e possono essere fatti in brevissimo tempo. Il tempo ve lo abbiamo già dato, è scaduto, ve lo ridiamo fino al 31 dicembre: cercate di provvedere. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

 

Saluto ad un gruppo di studenti del liceo scientifico "Avogadro" di Vercelli

PRESIDENTE. Colgo l'occasione per salutare un gruppo di studenti del liceo scientifico "Avogadro" di Vercelli, invitato dal senatore Bobba ed energicamente applaudito anche dal senatore Piccioni. (Applausi).

 

Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 1484 (ore 19,05)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Vano.

VANO, relatrice. Signor Presidente, innanzi tutto, ricordo che questo provvedimento è fondamentale affinché il Governo possa mettere in pratica delle misure correttive ed integrative a decreti legislativi che consentano, quindi, di migliorare quanto disposto dai decreti nn. 284, 285 e 286 del 2005, che regolamentano, ciascuno in maniera specifica, l'intero sistema dell'autotrasporto.

Vorrei confortare il senatore Stiffoni sul fatto che è interesse del Governo adottare al più presto queste misure di correzione per quelle parti dove - come testimoniano anche le agitazioni testimoniate dalle categorie degli autotrasportatori - la materia sembra essere più sensibile. A questo proposito, voglio ricordare che il Governo stesso si è già impegnato, il 12 dicembre 2007, con le associazioni degli autotrasportatori, proprio in seguito a quelle agitazioni che hanno immobilizzato il nostro Paese con lo sciopero e quindi con il blocco dei TIR nella prima decade di dicembre, a riorganizzare e quindi anche a migliorare il funzionamento del settore dell'autotrasporto merci rendendo obbligatoria l'adozione di schemi di contratto di riferimento.

Questo ci sembra un punto molto importante, soprattutto perché ci consente di salvaguardare quella parte, relativamente al sistema, su cui avevamo fatto delle riflessioni. Per esempio, avevamo pensato che sarebbe stata necessaria una data certa nei contratti in forma scritta od orale perché questo avrebbe comportato non soltanto una base di partenza credibile per il sistema del controllo della trasparenza e della legalità ma anche il miglioramento della stessa condizione dei lavoratori.

Si parla anche, in questo impegno assunto dal Governo, di introdurre una tariffa minima anti-dumping proprio per quella tutela della sicurezza, della legalità e della sicurezza sul lavoro che a noi sta tanto a cuore.

Per quanto riguarda poi gli emendamenti presentati dal senatore Stiffoni, lo invito a ritirarli perché gli ordini del giorno votati in Commissione, che sono a disposizione di tutte le colleghe senatrici e dei colleghi senatori, hanno già accolto parte di quelle sollecitazioni e ne costituiscono dei punti sostanziali. Pertanto, inviterei il senatore Stiffoni al ritiro; altrimenti è chiaro che il mio parere sarà contrario. (Applausi dai Gruppi RC-SE e PD-Ulivo).

PRESIDENTE. Non intendendo il rappresentante del Governo intervenire in sede di replica, passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale, su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VANO, relatrice. Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G100 e G101, presentati dalla Commissione, e parere contrario sull'ordine del giorno G102.

ANNUNZIATA, sottosegretario di Stato per i trasporti. Esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G100 e G101 non saranno posti in votazione.

Senatore Stiffoni, intende ritirare il suo ordine del giorno?

STIFFONI (LNP). No, signor Presidente, chiedo che venga posto in votazione e, se mi permette, vorrei fare una brevissima dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

STIFFONI (LNP). Quanto all'ordine del giorno G102 ribadisco il concetto che non c'è assolutamente nulla di trascendentale nell'invitare il Governo ad emanare, nel più breve tempo possibile, tutti i decreti attuativi che aspettano con urgenza di essere emanati.

Sarebbe il primo passo che l'attuale maggioranza dovrebbe compiere; parlo, appunto, della necessità di adottare quei provvedimenti legislativi che risultano necessari, come dicevo, per il completamento della riforma dell'autotrasporto nazionale, al fine di creare un sistema di regole comuni che salvaguardino le imprese nazionali sia sotto il profilo della concorrenza sia sotto il profilo della legalità e della sicurezza.

Sulla votazione di questo ordine del giorno, chiedo la verifica del numero legale.

CICOLANI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CICOLANI (FI). Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G102, perché non ritengo comprensibile un parere contrario, né un voto contrario.

L'ordine del giorno G102, infatti, non fa altro che invitare il Governo ad attuare la ragione per la quale il Governo stesso chiede la proroga, e cioè ad emanare tempestivamente tutti i decreti ministeriali. Questo perché - sembrerebbe pleonastico, ma in realtà non lo è - il provvedimento dà la possibilità al Governo di fare, mentre l'ordine del giorno impegna, invece, il Governo a fare. Credo, quindi, che sia un ordine del giorno estremamente positivo e che va nel solco di quello che il Governo intende fare.

Per questo chiedo al presentatore di poter aggiungere la mia firma e al Governo di esprimere parere favorevole sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Senatrice Vano, proprio per dare un contributo, le chiedo quale sarebbe il suo parere se dovesse venir meno la premessa dell'ordine del giorno e si mantenesse solo il dispositivo.

VANO, relatrice. Se l'ordine del giorno si limita al solo dispositivo, il parere è favorevole, ma è veramente una larga concessione perché - ribadisco - è intenzione ed interesse del Governo che i decreti siano emanati. È veramente un regalo che facciamo.

PRESIDENTE. Senatore Stiffoni, accoglie la mia richiesta di limitare il contenuto dell'ordine del giorno all'impegno al Governo? In questo modo, esso verrebbe accolto.

 

STIFFONI (LNP). C'è l'impegno da parte del Governo ad emanare con tempestività i decreti?

 

PRESIDENTE. Sì.

 

STIFFONI (LNP). È quello che volevo ottenere, cara relatrice.

 

PRESIDENTE. Il Governo è d'accordo sulla mia proposta?

 

ANNUNZIATA, sottosegretario di Stato per i trasporti. Sì, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G102 (testo 2) non sarà posto in votazione.

Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati il disegno di legge ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

Procediamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VANO, relatrice. Formulo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario su tutti gli emendamenti.

ANNUNZIATA, sottosegretario di Stato per i trasporti. Esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.

 

STIFFONI (LNP). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Non essendo stati presentati sull'articolo 1 altri emendamenti oltre quello soppressivo 1.2, presentato dal senatore Stiffoni, metto ai voti il mantenimento dell'articolo stesso.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.2.

  

Verifica del numero legale

 

STIFFONI (LNP). Chiedo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1484

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.0.2, presentato dal senatore Stiffoni.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.3.

  

Verifica del numero legale

 

STIFFONI (LNP). Chiedo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1484

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.0.3, presentato dal senatore Stiffoni.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.4.

 

STIFFONI (LNP). Chiedo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'emendamento 1.0.4, presentato dal senatore Stiffoni.

Non è approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

Lo metto ai voti.

È approvato.

 

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1609) CARUSO ed altri. - Modifica delle disposizioni processuali di cui all'articolo 134 del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (ore 19,15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1609.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

CASSON, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale e non intendendo intervenire in replica né il relatore né il rappresentante del Governo, passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, le chiedo di essere autorizzato a consegnare il testo del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.

Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.

 

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

FERRANTE (PD-Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FERRANTE (PD-Ulivo). Signor Presidente, sollecito la risposta all'interrogazione 4-02056, che ho presentato il 29 maggio dello scorso anno e che è rivolta al Ministro dell'agricoltura, in merito ad un trasferimento di ufficiali del Corpo forestale dello Stato impegnati in delicate indagini nel Parco dello Stelvio.

PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico di questa sua richiesta.

 

Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al disegno di legge:

(1920) Interventi per la qualità e la sicurezza del Servizio sanitario nazionale. Deleghe al Governo in materia di assistenza primaria e di emergenza sanitaria territoriale, riorganizzazione degli enti vigilati, farmacie, riordino della normativa di settore (Collegato alla manovra finanziaria) (ore 19,18)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine ad disegno di legge n. 1920, recante: «Interventi per la qualità e la sicurezza del Servizio sanitario nazionale. Deleghe al Governo in materia di assistenza primaria e di emergenza sanitaria territoriale, riorganizzazione degli enti vigilati, farmacie, riordino della normativa di settore», collegato alla manovra finanziaria.

Invito il senatore segretario a dar lettura del parere reso - sentito il Governo - dalla 5a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al predetto disegno di legge.

BATTAGLIA Giovanni, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, - sentito il rappresentante del Governo - osserva che il termine del 15 novembre, previsto dall'articolo 1-bis, comma 1, lettera c) della legge n. 468 del 1978 per la presentazione dei disegni di legge collegati non è stato rispettato, così introducendo una significativa turbativa nella scansione temporale e logica della decorrenza sulla legge finanziaria e sui provvedimenti ad essa collegati. Sulla scorta di numerosi precedenti, osserva tuttavia che il termine possa essere considerato come ordinatorio.

Rileva, inoltre, che il provvedimento in titolo è riconducibile alla materia della razionalizzazione e dell'ammodernamento del sistema sanitario nazionale, compresa tra quelle citate nella Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011, approvata con risoluzione dall'Assemblea il 4 ottobre 2007, e che non reca disposizioni estranee al suo oggetto, così come definito dalla legislazione vigente in materia di bilancio e di contabilità dello Stato».

PRESIDENTE. Tenuto conto del parere espresso dalla 5a Commissione permanente, testé letto dal senatore segretario, esaminato il disegno di legge collegato n. 1920, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, preso atto della posizione del Governo, comunico che il testo del provvedimento in questione non contiene disposizioni estranee al proprio oggetto, come definito dalla legislazione vigente, nonché dalla Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria, così come approvata dalla risoluzione parlamentare.

 

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della 1a Commissione permanente ha informato la Presidenza che il disegno di legge n. 1253, recante: «Disposizioni e delega al Governo per l'effettuazione dello scrutinio delle schede e la trasmissione dei risultati delle consultazioni elettorali e referendarie anche mediante strumenti informatici», non ha concluso l'esame in Commissione.

FERRARA (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FERRARA (FI). Signor Presidente, vorrei chiedere al Governo, come ho già fatto in Commissione tutta la settimana, che la relazione tecnica, che è stata chiesta in Commissione bilancio per acquisire la valutazione sulla copertura finanziaria, possa essere prodotta nel più breve tempo possibile, anche perché si tratta di una verifica che ha ampi precedenti, nonché una formulazione ed una attenzione compatibili con tutto quello che è stato fatto in precedenza.

Tra l'altro, il primo firmatario del disegno di legge, il senatore Stanca, ha fatto una relazione tecnica di ampio conforto. Quindi, speriamo che la relazione richiesta possa essere prodotta in tempi brevi. Invito la Presidenza a sollecitare in tal senso il Governo.

PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Ferrara per aver integrato i motivi che ci costringono a differire l'esame del provvedimento. Anch'io sollecito affinché la relazione venga fatta pervenire il prima possibile.

 

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al resoconto della seduta odierna.

 

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 17 gennaio 2008

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 17 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,22).

 

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Disposizioni in materia di delega al Governo per il riassetto normativo del settore dell'autotrasporto (1484)

ORDINI DEL GIORNO

G100

LA COMMISSIONE

Non posto in votazione (*)

Il Senato, premesso che:

            la legge 1º marzo 2005, n. 32 ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in alcune materie, tra cui l'organizzazione e le funzioni delle strutture e degli organismi pubblici operanti nel settore dell'autotrasporto di merci;

            il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284 reca le disposizioni normative delegate per il riordino della Consulta generale per l'autotrasporto e la logistica ed il Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori, stabilendo in particolare i criteri di rappresentatività che debbono essere dimostrati dalle associazioni che intendono far parte di tali organismi, soprattutto per il primo mandato;

            i criteri contenuti negli articoli 5 e 10 del menzionato decreto legislativo n. 284 del 2005, rispettivamente per determinare la composizione della Consulta generale e per il Comitato centrale, sono il frutto di una complessa mediazione raggiunta dalle diverse associazioni di categoria operanti nel settore, tale da creare un equilibrio nei rapporti associativi;

        impegna il Governo:

            a non modificare i criteri di rappresentatività ed i requisiti richiesti alle diverse organizzazioni associative per far parte della Consulta generale per l'autotrasporto e la logistica e del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori, così come definiti negli articoli 5 e 10 del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284.

________________

(*) Accolto dal Governo

G101

LA COMMISSIONE

Non posto in votazione (*)

Il Senato, premesso che:

            la legge 1º marzo 2005, n. 32 ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in alcune materie, tra cui la liberalizzazione regolata dell'esercizio dell'attività di autotrasporto e contestuale raccordo con la disciplina delle condizioni e dei prezzi dei relativi servizi;

            il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286 ha attuato la parte della legge delega per la riforma dell'autotrasporto, prevedendo in particolare il superamento delle tariffe obbligatorie, la contestuale libera contrattazione dei prezzi, disposizioni incentivanti la forma scritta del contratto di trasporto, nonché la responsabilità condivisa tra tutti i soggetti della filiera (vettore, committente, caricatore e proprietario delle merci) per talune violazioni alle disposizioni sulla circolazione stradale e sulla sicurezza sociale, con norme particolari sulla procedura di accertamento di dette responsabilità,

        impegna il Governo:

            1) a favorire gli accordi volontari tra le associazioni dei committenti e dei vettori maggiormente rappresentative sul piano nazionale che comprendano obbligatoriamente anche le condizioni di corrispettivo minimo, al fine di consentire l'erogazione di un servizio che sia conforme alla normativa in materia di sicurezza della circolazione stradale;

            2) pur senza superare il sistema della liberalizzazione tariffaria introdotto con la menzionata riforma dell'autotrasporto, ad adottare tutte le misure ed i provvedimenti occorrenti a darvi piena attuazione, con particolare riferimento:

            - alla necessità di stabilire un sistema di data certa per i contratti in forma scritta o per la restante documentazione da produrre in caso di contratto concluso in forma diversa, al fine di non vanificare il sistema di accertamento delle responsabilità condivise tra i soggetti della filiera;

            - all'assoluta esigenza di prevedere a bordo del mezzo l'obbligatorietà di un documento attestante la proprietà delle merci. Ciò al fine di evitare le difficoltà emerse in sede di accertamento su strada, nell'identificazione dei soggetti della filiera cui richiedere l'esibizione dei documenti riguardanti il trasporto;

            - alla necessità di chiarire che in caso di volontario e consapevole affidamento di merci ad un vettore abusivo, operano sempre le misure del sequestro della merce e della successiva confisca, in quanto uno dei soggetti della filiera del trasporto (committente, caricatore o proprietario della merce) ha affidato le merci stesse ad un vettore non iscritto all'Albo o non autorizzato a svolgere il servizio in questione;

            - all'opportunità di prevedere un meccanismo di aggiornamento periodico del limite di un euro per ogni chilogrammo di peso lordo della merce perduta o avariata nei trasporti nazionali, per adeguarlo alla variazione del costo della vita.

________________

(*) Accolto dal Governo

G102

STIFFONI

V. testo 2

Il Senato,

            tenuto conto che la legge 1º marzo 2005, n. 32 ha delegato il Governo a adottare uno o più decreti legislativi finalizzati alla liberalizzazione regolata dell'esercizio dell'attività di autotrasporto;

            tenuto conto altresì che in attuazione di tale delega, sono stati emanati i decreti legislativi 21 novembre 2005, nn. 284 e 286;

            osservato che le disposizioni normative contenute nei suddetti decreti legislativi rimandano il completamento della riforma del settore dell'autotrasporto merci all'emanazione di ulteriori decreti ministeriali o dirigenziali;

            ritenuto che l'autotrasporto merci è un settore strategico per la crescita economica del Nord, dove esiste un'alta concentrazione di imprese di settore, ma anche dell'intero Paese; con le sue 185 mila imprese, il settore movimenta l'80% delle merci e produce circa il 10% del prodotto interno lordo;

            osservato che la mancata attuazione di tali provvedimenti attuativi minaccia seriamente la competitività delle imprese nazionali, le quali hanno gravi difficoltà a sostenere la concorrenza delle ben strutturate ed organizzate imprese di autotrasporto europee;

        impegna il Governo:

            ad emanare tempestivamente tutti i decreti ministeriali o dirigenziali attuativi, previsti dalle diverse disposizioni normative delegate con la legge 10 marzo, 2005, n.32 e contenute nei citati decreti legislativi, al fine di consentire il completo riassetto del settore dell'autotrasporto merci.

G102 (testo 2)

STIFFONI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        impegna il Governo:

            ad emanare tempestivamente tutti i decreti ministeriali o dirigenziali attuativi, previsti dalle diverse disposizioni normative delegate con la legge 10 marzo, 2005, n. 32, al fine di consentire il completo riassetto del settore dell'autotrasporto merci.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Approvato

(Disposizioni per la riforma dell'autotrasporto)

    1. Il comma 4 dell'articolo 1 della legge 1º marzo 2005, n. 32, è sostituito dal seguente:

    «4. Entro il 31 dicembre 2008 il Governo può adottare, nel rispetto dei commi 2 e 3 del presente articolo e dei princìpi e dei criteri direttivi previsti dall'articolo 2, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi di cui al comma 1».

EMENDAMENTO

1.2

STIFFONI

Non posto in votazione (*)Sopprimere l'articolo.

________________

(*) Approvato il mantenimento dell'articolo

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1

1.0.2

STIFFONI

Respinto

Dopo l'articolo 1,inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. I decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi di cui al comma 1, articolo 1, della legge 1º marzo 2005, n. 32, prevedono inoltre l'introduzione della fissazione di un limite minimo del corrispettivo riconosciuto al vettore per i servizi di trasporto merci su strada, tale da rendere il corrispettivo coerente con i costi minimi che il vettore è tenuto a sostenere per lo svolgimento del servizio richiesto».

1.0.3

STIFFONI

Respinto

Dopo l'articolo 1,inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. I decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi di cui al comma 1, articolo 1, della legge 1º marzo 2005, n. 32, prevedono che gli accordi volontari tra le associazioni dei committenti e dei vettori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, comprendano obbligatoriamente anche le condizioni di corrispettivo minimo, al fine di consentire l'erogazione di un servizio che sia conforme alla normativa in materia di sicurezza della circolazione stradale».

1.0.4

STIFFONI

Respinto

Dopo l'articolo 1,inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. Il Governo, entro 30 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, istituisce un tavolo di concertazione con i rappresentanti della categoria delle imprese di autotrasporto, al fine di eliminare gli ostacoli che impediscono al settore di raggiungere livelli maggiormente competitivi, nel rispetto di comuni regole di mercato, e di aumentare i livelli della sicurezza della circolazione stradale».

ARTICOLO 2 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 2.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE

Modifica alle disposizioni processuali di cui all'articolo 134 del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (1609)

ARTICOLI NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Approvato

(Modifica dell'articolo 134, comma 1, del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30)

1. L'articolo 134, comma 1, del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, è sostituito dal seguente:

    «1. Nei procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale, con esclusione delle sole fattispecie che non interferiscono neppure indirettamente con l'esercizio dei diritti di proprietà industriale, nonché in materia di illeciti afferenti all'esercizio di diritti di proprietà industriale ai sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e degli articoli 81 e 82 del Trattato che istituisce la Comunità europea, la cui cognizione è del giudice ordinario, ed in generale in materie di competenza delle sezioni specializzate, comprese quelle che presentano ragioni di connessione anche impropria, si applicano le norme dei capi I e IV del titolo II e quelle del titolo III del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, e, per quanto non disciplinato dalle norme suddette, si applicano le disposizioni del codice di procedura civile in quanto compatibili, salva in ogni caso l'applicabilità dell'articolo 121, comma 5, del presente codice.».

Art. 2.

Approvato

(Norma transitoria)

1. Ai procedimenti pendenti alla data del 23  maggio 2007, per i quali successivamente a tale data non siano stati formati atti, o svolte attività processuali, incompatibili con le norme dei capi I e IV del titolo II e quelle del titolo III del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, si applicano le suddette norme.

    2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, le parti hanno facoltà di richiedere l'applicazione del secondo comma dell'articolo 70-ter delle disposizioni per l'attuzione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368. Tale facoltà è esercitata mediante dichiarazioni dei difensori, che gli stessi possono rispettivamente comunicarsi anche a mezzo telefax o messaggio di posta elettronica, e che devono essere depositate nella cancelleria del giudice a cura della parte più diligente. In tale caso il procedimento prosegue con le attività che avrebbero dovuto essere svolte al momento del mutamento del rito .

Allegato B

 

Dichiarazione di voto del senatore Bulgarelli sul disegno di legge n. 1609

La valutazione positiva che ci accingiamo a dare sul disegno di legge in esame, come modificato dalla Commissione, è dovuta al fatto che un intervento sulle disposizioni processuali di cui all'articolo 134 del codice della proprietà industriale è necessario per colmare un vuoto normativo creatosi a seguito della nota declaratoria di incostituzionalità pronunciata dalla Consulta.

Già la legge 12 dicembre 2002, n. 273, aveva riconosciuto la necessità che fossero istituite sezioni specializzate a composizione collegiale per la trattazione delle controversie riguardanti la proprietà industriale ed intellettuale, tanto che, nel codice della proprietà industriale, venne stabilito che, nei procedimenti assegnati a quelle sezioni speciali, dovesse essere utilizzato il cosiddetto rito societario introdotto con il decreto legislativo 17 gennaio 2003.

Già all'epoca venne rilevato un problema di delega, soprattutto in relazione alla mancanza di un'indicazione chiara e puntuale dei princìpi e dei criteri direttivi, che poi la sentenza della Consulta ha evidenziato. Di certo, rendendo non applicabile il rito societario nelle materie afferenti alla proprietà intellettuale ed industriale, la sentenza ha avuto anche l'effetto di aver determinato una lacuna nel sistema processuale. Evitando i problemi della delega, o meglio della legge delegata, con legge ordinaria, proposta da appartenenti ai diversi schieramenti, viene ora stabilita l'utilizzazione del rito societario a quel tipo di controversie. La cosa potrebbe suscitare, francamente, qualche perplessità sul metodo, ma certo la necessità dell'intervento, vista l'incertezza e la confusione subentrate, non sono dubitabili.

Condividiamo anche l'opportunità della norma transitoria anche se non dobbiamo nasconderci che il cosiddetto rito societario, negli anni della sua applicazione, non ha corrisposto agli auspici con il quale era stato accolto al momento della sua introduzione nell'ordinamento. Riteniamo quindi opportuno che le Camere, e la Commissione giustizia del Senato in particolare, eventualmente in sede di riforma del processo civile, svolgano i necessari approfondimenti per migliorare gli aspetti più critici della disciplina processuale.

Un'ultima annotazione: il tema della proprietà intellettuale richiede anche alcuni altri interventi, che non riguardano la sentenza in oggetto e la disciplina processuale. Sono pendenti in Parlamento diversi disegni di legge sul software a codice a sorgente aperto, sul diritto d'autore nelle tecnologie Internet, sulla libertà di riproduzione per uso personale di software, libri di testo e brani musicali, sul diritto cosiddetto di panorama, eccetera. Trattano temi affascinanti in un'ottica avanzata e, con i miglioramenti che si vorranno introdurre, possono contribuire a sbloccare in senso positivo un settore assai delicato ed importante per la crescita culturale ed economica del Paese, quello della ricchezza intellettuale. Ci auguriamo che anche questi disegni di legge siano presto calendarizzati e votati dalle competenti commissioni.

Sen. Bulgarelli

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Ciampi, Levi Montalcini, Pininfarina e Strano.

 

Sono assenti per incarico ricevuto dal Senato i senatori: Gentile, Villecco e Vizzini, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Fontana Carlo

Norme a favore del Rossini Opera Festival (1954)

(presentato in data 15/1/2008 );

 

senatore Benvenuto Giorgio

Soppressione del bollo sul passaporto (1955)

(presentato in data 16/1/2008 ).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

In data 16 gennaio 2008 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori:

 

Schifani, Tomassini, Alberti, Cantoni, Vegas, Novi, Pera, Antonione, Azzollini, Bianconi, Biondi, Bonfrisco, Dell'Utri, Lunardi, Marini Giulio, Quagliariello, Sacconi, Stanca, Amato, Asciutti, Baldini, Barba, Barelli, Bettamio, Burani Procaccini, Camber, Carrara, Casoli, Centaro, Cicolani, Colli, Comincioli, Costa, D'Alì, Di Bartolomeo, Fazzone, Ferrara, Firrarello, Gabana, Gentile, Ghedini, Ghigo, Giuliano, Grillo Guzzanti, Iannuzzi, Izzo, Lo russo, Malan, Malvano, Mauro, Morra, Nessa, Palma, Pastore, Piccioni, Piccone, Pisanu, Pittelli, Possa, Rebuzzi, Sanciu, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Scotti, Selva, Sterpa, Taddei, Ventucci, Viceconte, Vizzini, Zanettin e Ziccone. - "Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui rischi sanitari legati all'emergenza rifiuti e sulle responsabilità connesse" (Doc. XXII, n. 19).

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con lettera in data 17 dicembre 2007, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, la relazione sullo stato e sulle previsioni delle attività di formazione professionale, relativa all'anno 2007 (Atto n. 266).

 

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.

 

Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di atti

Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 3 gennaio 2008, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, copia del bilancio di previsione per l'esercizio 2008, approvato dall'Assemblea del CNEL nella seduta del 20 dicembre 2007 (Atto n. 265).

 

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente.

 

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Del Pennino ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00166 dei senatori Schifani ed altri.

 

Interrogazioni

PASTORE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

mercoledi 9 gennaio 2008, a Pescara, su iniziativa di un'associazione culturale, si è tenuto un incontro pubblico per la presentazione del libro "Mani Sporche" di Travaglio, Gomez e Barbacetto;

l'evento, ampiamente partecipato, ha avuto larga eco sia per la presenza di uno degli autori (Marco Travaglio), sia per il tema proposto (ossia la corruzione e l'illegalità in ambito politico), sia per la partecipazione di importanti magistrati;

gli interventi, come riferito dalla stampa, si sono in larga parte incentrati sulle ormai consuete demagogiche affermazioni dell'autore e sui soliti improperi contro ben definiti leader politici;

merita, tuttavia, evidenziare come l'associazione culturale che ha promosso l'evento sia gestita da esponenti politici che rivestono ruoli fiduciari per l'attuale Sindaco di Pescara D'Alfonso del PD;

lo stesso Sindaco è attualmente indagato, proprio dalla Procura di Pescara, per corruzione, abuso e illecito finanziamento ai partiti;

ad indagare sul Sindaco sono, fra gli altri, il Procuratore della Repubblica di Pescara Trifuoggi ed il sostituto Aceto;

detti magistrati, come preannunciato con fragore dai manifesti pubblicitari dell'evento in esame, sono appunto stati presenti alla manifestazione e anzi hanno svolto proprie relazioni sul tema, pur ovviamente evitando cenni alle indagini in corso sul Sindaco di Pescara;

la loro presenza durante l'incontro ha involontariamente avallato, fra l'altro, demagogie, falsità e in sostanza una determinata idea politica, così come proposte dall'autore del volume presentato,

si chiede di sapere:

se i fatti riferiti siano già a conoscenza del Ministro in indirizzo e se gli stessi quindi corrispondano al vero;

se, in particolare, si ritenga opportuno deontologicamente - e anche in relazione alle citate inchieste in corso - che un Procuratore della Repubblica si presti ad eventi come quello sopra citato;

se non si ritenga utile, nei limiti delle prerogative di ciascuno dei soggetti interessati, emanare norme di comportamento per simili occasioni, con le conseguenti sanzioni in caso di palesi violazioni.

(3-01177)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

GRAMAZIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

"Nella Capitale torna la paura" - "Stazioni, centrali del degrado". La stampa parla di accattonaggio, furti e rapine che avvengono ogni giorno negli snodi ferroviari cittadini c non solo in periferia. Solo nella stazione Termini - questa la denuncia - avvengono oltre 50 borseggi al giorno. Queste, purtroppo, le notizie di nera che la stampa riporta con "enfasi" nei servizi che ormai sembrano "più bollettini di guerra" che notizie di cronaca;

da troppi mesi, ormai, comitati spontanei e non di cittadini e operatori commerciali denunciano che le stazioni romane sono diventate il terminal del degrado e della indecenza;

dal Vaticano, proprio per queste cause, è intervenuto papa Ratzinger, con un "j'accuse" mortificante per il sindaco Veitroni, per stimolano ad intervenire con misure idonee per combattere violenze e crimini, per debellare il degrado che mortifica la Capitale non solo d'Italia ma capitale anche religiosa, morale e culturale, una città invidiata da tutto il mondo;

constatato che:

un servizio della giornalista Cristina Carducci su E-polis Roma denuncia che la città di Roma nella quotidianità diventa teatro di violenze, borseggi, rapine, aggressioni che sembrano abbiano trovato nelle stazioni il luogo più ambito dai malviventi per consumare questa serie di crimini;

centinaia di piccoli crimini avvengono ogni giorno sotto gli occhi dei cittadini costretti a fare uso dei mezzi pubblici per arrivare sul posto di lavoro, e che, dopo il delitto di Giovanna Reggiani, ormai, convivono con la paura;

e non solo la periferia versa in situazioni critiche. Infatti, il Codici, l'associazione per i diritti dei cittadini, dopo una sparatoria avvenuta nel sottopassaggio della stazione Nomentana che ha causato un morto, ha avviato un osservatorio per denunciare la grande desolazione ed il folle degrado che invade questi luoghi, dopo aver monitorato le stazioni di Termini, Nomentana, Trastevere. Tiburtina e Ostiense, punti cruciali della città;

da interviste fatte agli utilizzatori del servizio emerge che sfiducia, paura e diffidenza nelle istituzioni prevalgono a causa detta presenza dì rapinatori, di barboni, tossicodipendenti che importunano i passeggeri;

considerato che:

sempre dalla cronaca, altri due casi di criminalità hanno "rinnovato" la paura mostrando, ancora una volta, l'emergenza infinita nella Roma di Veltroni. È quanto denuncia su "Il Secolo d'Italia" la giornalista Giovanna Taormina raccontando due casi eclatanti avvenuti in via Collatina. Una dipendente Rai, mentre rientrava a casa con la sua auto, all'altezza dell'ingresso del campo nomadi è stata rincorsa da quattro zingari che avevano fatto uno sbarramento con cerchi d'auto, sacchi neri e altri oggetti per bloccarla. Uno degli aggressori ha tentato di aprire lo sportello non riuscendoci perché fortunatamente la vittima aveva messo la sicura, e il nomade per vendicarsi lo ha preso a calci. L'altro caso è successo, protagonisti sempre i nomadi, a Testaccio dove hanno terrorizzato una turista;

a parte la cronaca, gravissima, è stata emblematica la risposta dei Carabinieri alla dipendente Rai che li aveva chiamati. "Ho raccontato quello che mi era successo. ma uno di loro mi ha detto: Signora. noi nel campo non possiamo mica entrare (...), gli zingari ci aggrediscono e ci ribaltano la macchina",

l'interrogante chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo intenda prendere provvedimenti seri, certi ed efficaci affinché la sicurezza della città e dei suoi residenti - non escluse le migliaia di turisti in visita venga tutelata e rispettata;

se, nell'ambito delle proprie competenze, ritenga di intervenire sul silenzio di Veltroni che continua ad ignorare i disagi e le paure non dando risposte a chi protesta per il grande degrado della città;

se intenda intervenire seriamente, ed una volta per sempre, facendo intervenire le Forze dell'ordine per riportare ordine e sicurezza nella città di Roma e non farlo solo e soltanto sulla spinta emotiva di avvenimenti eclatanti che sconvolgono l'opinione pubblica.

(3-01178)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RIPAMONTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e per le politiche giovanili e le attività sportive - Premesso che:

a seguito della dismissione del patrimonio immobiliare ENI, nel 2000 il Comune di San Donato Milanese (Milano) acquisì la proprietà del parco di via Caviaga e di tutti gli impianti sportivi ivi presenti, tra cui le piscine, i campi di calcio, atletica, tennis, basket e per lo svolgimento numerose altre discipline, cioè di tutto l'importante complesso concepito ai tempi di Mattei come innovativo centro di promozione sociale per lo sport;

il centro sportivo di Metanopoli ha per decenni rappresentato uno spazio di eccellenza per la pratica sportiva, garantendo anche le condizioni ottimali per la nascita e lo sviluppo di campioni di fama internazionale quali May, Di Napoli, Nuti, Merisi e Flotti;

obiettivo dell'acquisizione da parte del Comune di San Donato Milanese del centro sportivo di Metanopoli fu quello di creare le giuste condizioni per la prosecuzione delle attività sportive, garantendo un'ampia fruizione a tutti i sandonatesi e - grazie alla comoda accessibilità data dalla presenza nelle immediate vicinanze della fermata della metropolitana M3 - anche degli abitanti di Milano e del suo hinterland;

nel 2005 l'amministrazione comunale di San Donato Milanese indisse una gara in project financing per la gestione trentennale dell'intero centro sportivo, da cui risultò vincitrice la società GISM srl;

nei due anni di gestione, la società GISM ha avviato un'efficace azione manageriale e di risanamento, garantendo continuità alle attività, raddoppiando il numero di utenti frequentanti i corsi e le attività sportive e raggiungendo, fin da subito, degli importanti risultati in termini di abbattimento dei costi superflui e puntando fortemente al taglio degli sprechi energetici;

con l'avvio della nuova gestione, gli amministratori della società GISM procedettero ad una verifica interna dei contratti fino ad allora in essere, giungendo alla valutazione che quanto a loro richiesto dalla società ENI Servizi per la fornitura di acqua e di energia elettrica e termica, quest'ultima in regime semi-monopolistico, fosse alquanto al di sopra dei prezzi di mercato e, inoltre, rilevando elementi di deficit in termini di chiarezza e trasparenza delle fatture emesse, poiché mancanti di specifica indicazione di tutte le voci di costo. Si aprì così un contenzioso, con il blocco dei pagamenti pretesi da ENI Servizi;

il contenzioso, protrattosi per diversi mesi, giunse in tribunale e il 22 novembre 2007 il giudice incaricato del procedimento, dott.sa Gentile, emise il seguente dispositivo: "Invita le parti a definire bonariamente la controversia con il pagamento spontaneo da parte dell'opponente di una somma congrua e dilazionata rispetto al richiesto e che tenga conto della attuale situazione economica di GISM per consentirle di proseguire una ripresa. Invita l'opponente a non dare corso ad ulteriori iniziative esecutive e a non presentare istanza di fallimento. Rinvia la causa al 20 marzo 2008, ore 10.00 per consentire un accordo bonario, riservando a tale udienza ogni provvedimento sull'istanza di sospensione e assegnazione termini ex art. 183, VI comma, c.p.c.";

il 10 gennaio 2008, ENI Servizi ha bloccato, con atto unilaterale, la fornitura di teleriscaldamento al centro sportivo, portando di conseguenza alla chiusura forzata della piscina coperta e creando interruzioni e fortissimi disagi allo svolgimento di tutte le altre pratiche sportive, con gravi conseguenze anche in termini di immagine e costringendo GISM a prevedere il rimborso delle quote di iscrizione e abbonamento già da tempo versate dagli utenti. Sono state interrotte o fortemente penalizzate numerose attività, a tutto danno dei 2.000 cittadini che frequentano assiduamente il centro sportivo e delle squadre iscritte ai diversi campionati in corso;

invece di proseguire nella strada della trattativa, così come richiesto anche dal tribunale, si è giunti ad uno scontro frontale, con il rischio di rendere vano ogni sforzo in corso per mantenere aperto al pubblico il grande ed importante parco (su cui vige il vincolo ambientale apposto dalla Regione Lombardia per tutto il quartiere di Bolgiano-Metanopoli), per creare condizioni durature di una sana e positiva gestione economica del centro sportivo, per valorizzare ed ampliare la gamma di opportunità per lo svolgimento delle pratiche sportive, nonché di eventi di carattere sociale ed educativo, meeting e competizioni,

si chiede di sapere:

se, a fronte dell'importante e meritorio servizio garantito dalla società GISM, si intenda acquisire informazioni in riferimento al contenzioso in essere, facendosi parte attiva per una immediata risoluzione, a beneficio di un interesse pubblico diffuso e a supporto della salvaguardia di un bene comunale di grande pregio e di interesse nazionale;

se si intenda verificare l'operato, la trasparenza e la congruità delle tariffe applicate da ENI Servizi, società del gruppo ENI e quindi partecipata dallo Stato.

(4-03312)

BRISCA MENAPACE, MARTONE, DEL ROIO - Al Ministro della difesa - Premesso che:

alcuni quotidiani del giorno 16 gennaio 2008 riportano la notizia diffusa dall'agenzia di stampa Peacereporter secondo la quale le truppe italiane sarebbero state impiegate in alcune operazioni di guerra in Afghanistan;

tali atti di guerra andrebbero sotto il nome di operazione segreta "Sarissa";

secondo quanto diffuso da Peacereporter dall'estate 2006 è operativa nell'ovest dell'Afghanistan la Task Force 45, definita dagli esperti "la più grande unità di forze speciali mai messa in campo dall'Italia dai tempi dell'operazione Ibis in Somalia", comprendente i Ranger del 4° Alpini, gli incursori del Comsubin, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore;

sarebbero circa duecento uomini, impegnati fin dal settembre 2006 nell'operazione segreta volta a combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah;

l'ultima battaglia cui gli italiani avrebbero preso parte risale allo scorso novembre, per la riconquista del distretto del Gulistan, quando pare siano entrati in azione gli elicotteri da attacco italiani A-129 Mangusta e i cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo;

secondo quanto pubblicato sul sito di Peacereporter pare sia prevista in primavera un'offensiva talebana senza precedenti, in vista della quale Stati Uniti e NATO pretenderebbero un maggiore impegno bellico da parte di tutti gli alleati, Italia compresa;

nello stesso articolo si preannuncia che al vertice annuale della NATO all'Italia verrà esplicitamente chiesto di mandare i soldati a combattere;

considerato che:

la situazione in Afghanistan è drasticamente peggiorata nell'ultimo anno;

il 2007 si è chiuso con oltre 7.000 morti, di cui almeno 1.400 civili uccisi in gran parte dai bombardamenti aerei della NATO;

secondo un recente rapporto del Senlis Council, intitolato "Afghanistan sull'orlo del precipizio", i talebani controllano il 54% del territorio afghano, sono attivi in un altro 38% (compresa la provincia "italiana" di Herat) e minacciano ormai la stessa capitale Kabul, la cui difesa è ora nella responsabilità dei soldati italiani;

la richiesta, fatta in Senato al momento del rifinanziamento, di avere un costante monitoraggio sulla missione italiana in Afghanistan non è stata rispettata,

si chiede di sapere:

se risponda al vero la partecipazione di truppe italiane all'operazione segreta "Sarissa";

qualora le truppe italiane abbiano partecipato a quell'operazione, quali siano stati i suoi effetti;

quali siano le reali regole d'ingaggio cui si debbono attenere i soldati italiani in territorio afghano;

se il Ministro in indirizzo intenda chiarire, anche a seguito di queste rivelazioni, quale sia la reale natura della missione italiana in Afghanistan.

(4-03313)

SARO, SCARPA BONAZZA BUORA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

si fa riferimento all'atto di sindacato ispettivo 4-03181 pubblicato il 6 dicembre 2007 nella seduta n. 263 e si considerano le nuove notizie recentemente pubblicate sui maggiori quotidiani sportivi nazionali, dalle quali emergono sul caso Infinitif le seguenti clamorose contestazioni: a) accertata falsità materiale relativa ai documenti di identificazione del cavallo compiuti da personale incaricato dall'UNIRE; b) errata corresponsione dei premi allevatori da parte dell'UNIRE ad una società che, in base all'art.19 del regolamento delle corse, non ne avrebbe titolo;

da quanto sopra brevemente esposto, emergerebbe una sistematica violazione delle norme tecniche del disciplinare del libro genealogico del cavallo trottatore italiano, ma si evidenzierebbe soprattutto l'incapacità di vigilanza e controllo sulle procedure da parte dei competenti organi dell'UNIRE,

si chiede di sapere:

quali iniziative si intendano intraprendere in tempi rapidi per verificare se le pesantissime ipotesi riportate dagli articoli di stampa corrispondano ad oggettivi elementi di fatto e, se ciò dovesse corrispondere al vero, quali provvedimenti verranno immediatamente presi per ridare sicurezza, trasparenza e credibilità a questo fondamentale aspetto tecnico che sta alla base dell'intera filiera ippica;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno giungere comunque ad una profonda e rapida revisione delle procedure e dei soggetti oggi delegati al controllo della produzione così come previsto dalle norme tecniche del libro genealogico del cavallo trottatore italiano;

se non ritenga urgente intervenire con iniziative mirate per sostenere l'attività degli imprenditori ippici, i quali vedono quotidianamente intaccate le loro prospettive economiche e devono anche subire pesanti colpi all'immagine del settore a causa dei fatti di cronaca registrati nel passato prossimo;

se non sia abbondantemente scaduto il tempo per una profonda revisione e riprogettazione dell'UNIRE affinché l'ente possa riacquistare una capacità organizzativa e gestionale oggi assolutamente offuscata ed inadatta a condurre un settore particolarmente in difficoltà.

(4-03314)

TECCE, VANO - Ai Ministri dei trasporti e della salute - Premesso che:

nelle Officine grandi riparazioni FS di S. Maria la Bruna (Torre del Greco, Napoli), nel corso dell'anno 2008, è previsto l'arrivo di sessanta carrozze ferroviarie da ristrutturare, che saranno, poi, reinserite nella rete ferroviaria;

il materiale ferroviario dovrebbe essere stato precedentemente bonificato dalla presenza di amianto da ditte private esterne; la presunta bonifica viene certificata, con tanto di dichiarazione, da parte delle suddette ditte;

i lavoratori delle Officine Grandi Riparazioni FS di S. Maria la Bruna ritrovano puntualmente la presenza di amianto nelle carrozze da riattare: tale questione viene denunciata all'inizio di ogni ciclo di lavorazione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano di intervenire, con tutti gli strumenti a loro disposizione, per verificare se siano rispettate tutte le norme in materia di sicurezza sul lavoro nelle Officine Grandi Riparazioni FS di S. Maria la Bruna;

se non valutino che la continua scoperta di amianto in carrozze che vengono dichiarate bonificate non chiami in causa le responsabilità della dirigenza delle Officine Grandi Riparazioni FS di S. Maria la Bruna, anche per la carenza dei controlli sull'efficacia del lavoro delle ditte private esterne;

quali provvedimenti intendano adottare per garantire ai lavoratori delle Officine Grandi Riparazioni FS di S. Maria la Bruna un lavoro pulito e rispettoso della salute.

(4-03315)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dei trasporti e delle infrastrutture - Premesso che:

non è previsto alcun volo aereo che colleghi Roma al Salento (Brindisi) nella fascia oraria che va dalle ore 9.20 alle ore 17.15;

ciò arreca notevole disagio alla popolazione di quel territorio;

di contro, analoghe destinazioni (Roma- Bari) hanno un divario temporale minore, colmato con voli che coprono anche l'orario di pranzo;

i voli delle ore 13 e delle ore 15.00 per Brindisi sono stati soppressi una volta che la compagnia di bandiera si è assicurata di aver "sbaragliato" la concorrenza di altre compagnie, quali Airone e Volare;

la soppressione di questi voli, di fatto, isola l'intero Salento dal resto del Paese,

l'interrogante chiede di sapere per quali motivi non vengano ripristinati i voli Roma-Brindisi che coprivano la fascia oraria dell'ora di pranzo e del primo pomeriggio e se sia vero che esistono "intese di cartello" per discriminare lo scalo a favore dell'Alitalia.

(4-03316)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

è di questi giorni la notizia che, in un progetto di riorganizzazione delle Soprintendenze periferiche, ad opera del Ministero per i beni e le attività culturali, quella di Lecce sarebbe destinata a subire un significativo svilimento;

di fatto, le competenze della Soprintendenza di Lecce sui beni storici, artistici ed etnoantropologici passerebbero a quella di Bari;

in questo modo l'intero Salento sarebbe penalizzato sia in termini di servizi al territorio sia in termini di possibilità di far fronte alla necessità di interventi di tutela e recupero degli innumerevoli beni presenti sul territorio;

sembra assurdo che questa riorganizzazione coinvolga una Soprintendenza autonoma quale quella di Lecce, la cui apertura si è avuta nel vicino 2004 dopo decenni di insistenti battaglie;

il Salento non può subire passivamente l'ennesimo tentativo di depauperamento da parte delle istituzioni,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza al fine di evitare che uno scellerato piano di riorganizzazione, non tenendo conto dell'effettiva realtà territoriale, sottragga ad un intero territorio quale quello salentino istituzioni e servizi strategici necessari ad una crescita civile, economica e culturale.

(4-03317)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

da un recente, approfondito e qualificato studio sul fabbisogno d'organico della Polizia municipale di Gallipoli (Lecce) è chiaramente emerso che allo stato attuale vi è una forte carenza di personale;

l'organico così come attualmente strutturato è sottodimensionato di almeno una cinquantina di unità di personale assunto a tempo indeterminato e determinato;

tale conteggio considera anche le esigenze di una città "turistica" quale è Gallipoli e della molteplicità di compiti cui la Polizia municipale deve far fronte;

la legge prevede, in caso di inadempienza dei compiti assegnati, responsabilità del Comandante e del Sindaco;

tra l'altro, nel comune di Gallipoli il Comandante della Polizia municipale è anche Dirigente dell'Ufficio commercio;

che appare necessario ed opportuno un riequilibrio tra funzioni e risorse,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza al fine di consentire alla città di Gallipoli un adeguamento della dotazione organica del corpo della Polizia municipale.

(4-03318)