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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 06/11/2007


*TECCE (RC-SE). Signor Presidente, colleghi senatori, in relazione alla discussione sul disegno di legge finanziaria e su quello di bilancio, vorrei soffermarmi su alcuni punti di merito, che hanno trovato grande attenzione nel lavoro della Commissione. Nella Commissione bilancio, infatti (come hanno detto bene i relatori Legnini e Albonetti), per la verità abbiamo visto anche un contributo importante dell'opposizione ed abbiamo raggiunto una importante soddisfazione, se è vero, com'è vero, che - a differenza dello scorso anno - siamo riusciti ad approvare un testo coerente (si può essere d'accordo o meno in proposito) e a dare il mandato ai due relatori.

Mi riferisco, per brevità, a tre temi in particolare: la lotta al precariato, a partire dalla politica della pubblica amministrazione; la salvaguardia dell'incremento dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori; il Mezzogiorno. Sono queste le priorità su cui abbiamo lavorato come sinistra (Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, PDC e Verdi), insieme al tema della riduzione dei costi impropri della politica, su cui, per brevità, non mi soffermo, in quanto condivido pienamente ciò che hanno detto prima di me i senatori Battaglia e Villone.

Si va avanti, insomma, rispetto alla scorsa finanziaria, sul tema del precariato, definendo bene le procedure per la stabilizzazione, i requisiti di anzianità di servizio secondo legge, un programma triennale di fabbisogni e un piano di stabilizzazione per il personale non dirigenziale.

Ebbene, l'altro aspetto importante è l'estensione del piano di stabilizzazione anche a contratti di collaborazione coordinata e continuativa dei lavoratori che abbiano espletato attività, anche non continuativa, per un totale di tre anni.

La domanda che vorrei fare, a questo punto, è la seguente: da una parte, qualcuno potrebbe chiederci come possiamo realizzare tutto questo con solo 20 milioni di euro, seppur triennalizzati (per gli anni 2008, 2009 e 2010). A mio avviso, un primo aspetto positivo è rappresentato dal fatto che si sancisce un principio: si finanzieranno solo le amministrazioni che faranno i piani.

Dall'altra, però, vi è un ulteriore aspetto importante. Permettetemi di dirlo, ma in Commissione abbiamo evitato un rischio, che nel testo iniziale del Governo, a mio avviso, era presente (ma spero di sbagliarmi): per risolvere il problema dei precari, essi venivano licenziati; infatti, se non si fosse introdotta una norma di salvaguardia in base alla quale la giusta scelta di non stipulare più contratti a tempo determinato sarebbe stata valida ovviamente solo da oggi in poi, ma non mettendo in discussione il rinnovo dei contratti di quei lavoratori precari che fino alla stabilizzazione devono avere continuità, avremmo rischiato un paradosso.

Voglio però soffermarmi brevemente anche su un altro aspetto. Ieri Nicola Rossi sul «Corriere della Sera» adombrava un carattere di illegittimità di tali procedure. Questo tema vive anche in alcuni emendamenti, addirittura presentati da senatori della maggioranza. Vorrei chiarire idealmente ai critici come Rossi, ma soprattutto ai senatori di quest'Aula, che è del tutto evidente - basta una lettura del testo - che, prima o dopo, una procedura selettiva o un concorso vi sarà; quindi, non vi è alcun aspetto di illegittimità.

La seconda domanda che mi verrebbe da rivolgere a Rossi è la seguente: ma dov'eri, Rossi, quando si assumevano tanti precari nelle pubbliche amministrazioni? Quando nessuno si poneva il problema di come i progetti venivano dilatati? O quando, tagliando le risorse agli enti locali, si tollerava appunto che in maniera impropria si procedesse ad assunzioni che non avevano poi una corrispondenza?

Infine, vi rivolgo un'ultima domanda: come avrebbero funzionato in questi anni le pubbliche amministrazioni, senza il ricorso a queste forze?

La verità è questa: da una parte, alcune componenti ultraliberiste del Parlamento e delle istituzioni monetarie avevano lavorato per negare ogni possibilità di spesa pubblica finalizzata al risarcimento sociale in questa finanziaria. Non è stato così: questa non è la finanziaria soltanto di risanamento; si avvia finalmente una fase di sviluppo, di cui esultiamo.

Dall'altra, vi è una vera novità politica, prima accennata anche dal senatore Battaglia, che ha permesso di inserire nell'agenda del Governo e della maggioranza l'eco di una grande mobilitazione: è la manifestazione del 20 ottobre, centrata proprio sui temi della lotta al precariato e per il salario delle lavoratrici e lavoratori, che ha riaperto la discussione, rafforzato l'unità della sinistra e che quindi ci ha permesso per la prima volta di gestire unitariamente sia gli emendamenti sia la scelta delle priorità.

Da questo punto di vista, pur non avendo nessuno spazio il trionfalismo, credo dobbiamo essere molto soddisfatti del contenuto dell'emendamento proposto dalla sinistra ed approvato unitariamente in Commissione sulla tematica salariale, che destina tutto il previsto extragettito 2008, frutto della continuità nella lotta all'evasione fiscale, a riduzione della pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, a partire dalle fasce di reddito più basso, elevando per le aliquote più basse la quota di detrazione per le spese di produzione del reddito.

Finalmente, con questo emendamento, la questione salariale del mondo del lavoro dipendente entra in Aula, nelle priorità della maggioranza e del Governo, segnalando una difficoltà specifica dell'Italia nell'Europa. Abbiamo i salari più bassi del 40 per cento rispetto alla media europea e lo dicono tutti, dal movimento sindacale fino ad arrivare al governatore Draghi.

Ebbene vorrei su questo tema garbatamente polemizzare con il collega senatore Ciccanti. Lui dice che non avremmo applicato, prima col decreto, poi con la finanziaria, quanto previsto dal comma 4, articolo 1, della scorsa finanziaria. Non avremmo cioè utilizzato - dice Ciccanti - l'extragettito per ridurre le tasse. Ciò non è vero.

Prima col decreto fiscale e prima ancora con il decreto di luglio, con l'aumento delle pensioni minime col bonus fiscale per gli incapienti e poi con l'aumento dei fondi sociali, abbiamo inciso sulla condizione dei redditi più bassi contribuendo a ridurre i disagi della loro situazione, anche dal punto di vista del prelievo degli incapienti, ma riducendo la povertà, se è vero come è vero che l'ISTAT ha certificato che, seppure in maniera assolutamente insufficiente, queste misure hanno effetto di riduzione della povertà; a meno che Ciccanti o chi per lui non volesse dire che la riduzione andava applicata soltanto ai forti e solo alle imprese che pure in questa finanziaria incassano - giustamente, per un verso - allargando la base imponibile, la riduzione dell'IRAP e dell'IRES.

Infine, credo molto importante che, seppur timidamente - mi rivolgo al collega Viespoli - vi è, con la reintroduzione del credito di imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, finalmente la reintroduzione della priorità Sud nella finanziaria. Sia chiaro: non ci basta che si diano 333 euro per ogni assunto e 416 per ogni lavoratrice. La verità politica è un'altra: dopo anni di neoliberismo, dove nel Sud tutto era deregulation urbanistica (i famosi accordi di programma) o precarietà e sottosalario (i famosi contratti d'area), finalmente si apre una stagione centrata sui diritti dei lavoratori, sulla salvaguardia ambientale del territorio, sull'obiettivo di un piano per lo sviluppo e per il lavoro.

Ha ragione Viespoli: servirebbero più risorse! Cercheremo nelle prossime settimane e mesi di procurarle a partire da un punto che reputo negativo: il non accoglimento del nostro emendamento sul reddito minimo d'inserimento teso a cofinanziare con 100 milioni le Regioni, non solo del Sud ma anche del Nord come il Friuli, che hanno concretamente avviato l'esperienza di inclusione sociale attraverso un reddito di cittadinanza.

Mi avvio a concludere con una ultima considerazione. L'iniziativa della sinistra per migliorare la finanziaria va vista ovviamente in un'ottica unitaria rispetto a quella sul decreto; penso soprattutto al piano per la casa e l'edilizia residenziale pubblica ottenuto.

Vorrei concludere in quest'Aula soffermandomi su una questione apparentemente piccola, se consideriamo le risorse investite (30 milioni di euro per il 2008 e 2009 e 22 milioni di euro per il terzo anno): il fondo a tutela dei lavoratori colpiti dall'amianto e delle loro famiglie, che, insieme al tema dell'uranio impoverito, rappresenta un elemento di continuità con la legge contro gli infortuni che quest'Aula ha approvato, anche ascoltando il richiamo delle alte cariche dello Stato. Ebbene, voglio ricordare che quel fondo è stato oggetto durante tutta la scorsa legislatura di una battaglia di Rifondazione Comunista e, prima della scorsa legislatura, vorrei ricordare in quest'Aula anche il senatore Pizzinato, che si è battuto per questo fondo insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori d'Italia.

Ebbene, quando in un dibattito della finanziaria, apparentemente arido, sui saldi o su altre questioni di crescita si inserisce anche il ricordo del valore del lavoro dei senatori in quest'Aula e anche del significato di grandi lotte sociali per la democrazia e lo sviluppo, credo che il Senato tutto intero debba essere soddisfatto del proprio lavoro. (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e Ulivo. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saporito. Ne ha facoltà.