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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 06/11/2007


SAPORITO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò soltanto delle brevi osservazioni, in aggiunta alla pregiudiziale di ieri presentata dal mio partito sulle proposte relative all'ordine giudiziario militare, che, in fondo, sono state interpretate dai magistrati militari come un'ulteriore offesa alla loro dignità. Sono pochi, si sa, però nessuno può negare che si tratta di persone serie, professionisti che hanno dato luogo a sentenze, giudicando in maniera limpida e che non hanno mai causato reazioni negative nella gente.

Vedete, il Ministro dell'economia, aprendo questo dibattito in Aula, ha svolto una considerazione, in parte interessante, in parte contraddittoria. Egli ha affermato che è finita la stagione in cui gli uomini di oggi dissipano risorse che dovrebbero toccare al futuro. È ovviamente un'espressione molto adatta, ma vorrei chiedere al Ministro dell'economia e ai colleghi del Governo che lo rappresentano in Aula: complessivamente, è sicuro che anche con questa legge finanziaria non si è operato allo stesso modo? Anzi, secondo me, con essa si è distrutto anche quel minimo di risorse che i cittadini, nella loro capacità di risparmio, hanno creato in questi ultimi anni.

Ci troviamo di fronte ad un Paese in ginocchio, è inutile dirlo, e accusiamo questo Governo di aver compiuto il più grave errore che la politica può fare, quello di non contribuire alla creazione della cosiddetta coesione sociale, all'armonizzazione dei blocchi sociali in cui si divide la società che sono interessati dai provvedimenti. Troviamo tutti i ceti sociali uno contro l'altro, perché non si è avuta nemmeno la capacità di accontentare una parte. Questo Governo non può cioè dire che, seppure i pubblici dipendenti, i medici, il settore del trasporto e le ferrovie sono in sciopero, c'è però una categoria che di questo provvedimento, di questa visione di insieme, di questa manovra finanziaria e di bilancio in qualche modo è contenta. No, sono tutti scontenti. È la prima volta nella storia di questo Paese che c'è uno scontento generale.

Non si può dire nemmeno che si chiedono sacrifici oggi per dare benefici domani, perché non ci sono le condizioni. Che significato ha poi dire che modifichiamo il tipo di approccio della distribuzione delle risorse, non più basata sul vecchio sistema, che abbiamo utilizzato per tanti anni, ma individuando 34 missioni e circa 180 programmi? Il programma non ha portato buona fortuna a questo Governo; lasciamo stare le missioni, lasciamo stare il programma, cerchiamo di interpretare i bisogni della gente, delle giovani generazioni, delle persone ai margini di questa società, dei portatori di handicap, dei poveri, delle famiglie che non hanno nemmeno il minimo per andare avanti.

Si accorgono gli amici della maggioranza e i nostri governanti che è un Paese inquieto, che non crede nemmeno più alla speranza? Abbiamo ridotto il popolo italiano in questa condizione. C'era quindi bisogno di un approccio alla politica finanziaria e di bilancio diversa, nel tentativo di affrontare quelle che erano e sono ancora le priorità nel Paese: la famiglia e il suo reddito. Non si può sostenere che quei pochi soldi che sono stati stanziati per incrementare i livelli di reddito delle famiglie abbiano risolto il problema. Spero che ciò sia indice dell'inizio di un interessamento maggiore, ma non mi sembra così e non mi pare nemmeno che vi sia compattezza all'interno della maggioranza su obiettivi seri.

Vi prego anche, amici del Governo, di non mortificare le persone. Non mortificate ceti e categorie, perché questo è l'atteggiamento che state assumendo con i pubblici dipendenti e la pubblica amministrazione. Una volta si diceva che erano i pensionati la causa dei mali del nostro Paese; adesso no, sono la pubblica amministrazione e i fannulloni al suo interno.

Vi rendete conto che le risorse stanziate per il 2006 e il 2007 non coprono nemmeno il deprezzamento del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi dei pubblici dipendenti e che, ai primi di gennaio del 2008, entra in vigore il nuovo contratto 2008-2009 per i pubblici dipendenti, ma non è stato ancora chiuso il contratto per il biennio precedente? Vi rendete conto che gli stessi sindacati, che sono punti di riferimento privilegiati di questo Governo, hanno dichiarato in maniera chiara che bisogna smettere di criminalizzare i pubblici dipendenti e dare loro la colpa di tutti i problemi? I pubblici dipendenti hanno bisogno di essere rincuorati, spinti, governati. Si voleva addirittura istituire un'agenzia o creare un'autorità di controllo dei pubblici dipendenti: ma cosa ci stanno a fare allora i dirigenti, che sono nominati nell'ordinamento per dirigere e dare indicazioni di lavoro ai propri dipendenti? Si intendeva assegnare tale compito ad un'apposita autorità. Per fortuna, il buonsenso è prevalso e siamo ora in una situazione di stallo.

È incredibile che i tre sindacati confederali, riunitisi nei giorni scorsi, abbiano ribadito quanto già affermato dal Governatore della Banca d'Italia: occorre aumentare i salari dei dipendenti pubblici e privati, perché soltanto così immettiamo soldi sul mercato. Infatti, il pubblico o il privato dipendente non compra azioni o obbligazioni in Italia o all'estero, ma spende e sollecita il mercato della produzione.

Noi non troviamo un simile approccio in questa legge finanziaria e, per tale ragione, siamo contrari ad essa. Avremmo voluto avere l'occasione per votare positivamente alcune parti del provvedimento, ma non riusciamo a trovare niente in questa legge finanziaria che ci convinca che stiamo procedendo verso un obiettivo nuovo e che possiamo sperare in un futuro diverso per l'Italia.

Per tali ragioni, siamo critici e preannunciamo il nostro voto contrario. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Izzo).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbato. Ne ha facoltà.