SAIA (AN). Signor Presidente, questa che ci apprestiamo a discutere e poi votare passerà alla storia come la finanziaria delle grandi occasioni perse. A trent'anni dall'istituzione di questa legge abbiamo trascorso almeno gli ultimi dieci a dirci e a sentirci dire che il metodo andava cambiato e che, se non si riusciva a modificare il sistema legislativo, sopprimendo la legge finanziaria e concentrando la manovra annuale nella sola legge di bilancio (ricordo i vari interventi, uno per tutti quello del professor Monorchio), almeno si doveva comunque tentare un metodo diverso, un approccio diverso e più virtuoso.
L'occasione mancata è ancora più grande se pensiamo alla fase sociale che sta attraversando il Paese. La ventata di antipolitica di questi mesi chiedeva, anzi imponeva un cambio di rotta. Il rapporto fra il cittadino e la politica, così in crisi, doveva vedere in questa occasione una prova di maturità. E invece dai grandi annunci si è passati ai piccoli emendamenti; dal rigore alle marchette.
L'opposizione ha fatto e sta facendo la sua parte: pochi, ma mirati emendamenti. Ma la maggioranza no e il Governo - ancora peggio - è rimasto in un piacevole silenzio: silenzio nel non dare risposte al Paese, ma anche silenzio nel non dare risposte nei lunghi giorni e nelle lunghe notti in Commissione. Il ministro Padoa-Schioppa non si è mai visto, sacrificando il sottosegretario Sartor a fare da comparsa in un film muto. Il Ministro non ha sentito la necessità di farsi vedere neppure quando si è inaugurato il nuovo sistema di autocertificazione sulla copertura finanziaria del famoso emendamento 3.2000, senza la bollinatura della Ragioneria di Stato.
Il Paese chiedeva tagli alla politica, alla casta. Noi di AN siamo stati tra quelli che non hanno riottosamente disprezzato e allontanato il "grillismo", banalizzandolo: anche a questo riguardo, i nostri emendamenti al taglio dei costi della politica parlavano e parlano chiaro.
I tagli tanto annunciati non ci sono stati; addirittura quelli che erano presenti nel testo base sono stati ampiamente modificati e ridotti. Penso solo alla riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri e degli assessori negli enti locali, che avrebbe comportato 250 milioni in meno: ci si è accontentati di abbassare semplicemente il numero degli assessori da 16 a 12. Dopo di che sono state eliminate la riduzione e l'eliminazione delle circoscrizioni in oltre 70 Comuni italiani, nonché la previsione che trasformava in gratuite indennità per i Comuni sotto 60.000 abitanti. Ricordo addirittura che nella scorsa legislatura alla Camera avevamo lavorato in sede legislativa su questo argomento e il provvedimento era stato approvato, quindi lo sforzo che il Senato avrebbe potuto fare nell'ultimo anno era ridotto.
Non parliamo delle Province e delle Comunità montane: si è parlato tanto della loro abolizione, ma poi non si è visto niente. Dovevano essere eliminati 300 enti inutili e ci si è accontentati di 14.
C'è poi una grande amnesia per quanto riguarda il Presidente della Repubblica. Mentre si pone il limite di 12 Ministri, ma dal prossimo Governo e in totale il Governo, considerando Sottosegretari, vice Ministri e Ministri, non potrà superare il numero di 60 componenti, mentre i deputati e i senatori per i prossimi cinque anni non potranno aumentare la loro indennità, al Presidente della Repubblica l'assegno non è stato assolutamente toccato. Non c'è stato nessuno taglio, neanche alla sua ricca dotazione, evidentemente pensando di avere un momento di crisi politica e quindi nel tentativo di guadagnarsi il suo favore nelle prossime settimane o nei prossimi mesi.
Di fronte alla mancanza di tagli veri si è aperto il bancomat, in particolare, per i senatori riottosi e arrabbiati; anzi, ho l'impressione che il bancomat sia stato proprio clonato, in quanto la spesa corrente è aumentata da 1,4 a 2,3 miliardi, facendo passare la finanziaria da 92 a 120 articoli. Perché? Per accontentare microsituazioni che solo nell'ultima notte in cui la manovra è stata all'esame della Commissione bilancio sono costate 600-700 milioni in più. Fra questi, l'emendamento che ritengo più vergognoso è senz'altro quello che stanzia 36 milioni per gli italiani all'estero (ma sicuramente tali somme non andranno a loro), che, con i fondi della finanziaria precedente, diventano 56 milioni per iniziative, istituti di cultura, attività varie che fanno capo esclusivamente a ben individuati senatori eletti all'estero.
Tuttavia, l'aggravio determinatosi in quell'ultima notte in Commissione, se contiamo le spese impegnate fino al 2010, arriva a quasi 6 miliardi, con tasse che aumenteranno di 100 euro a testa per tutti i cittadini e di 400 o 500 euro all'anno per ogni famiglia.
Ma che finanziaria di rigore e di crescita è questa? La crescita non c'è: in Europa si viaggia al 2,3 per cento e noi siamo all'1,3; e il Fondo monetario internazionale e la Banca d'Italia sostengono anche che sarà inferiore. La pressione fiscale continua ad attestarsi saldamente al 43 per cento, soffocante, e l'extragettito fiscale per 14 miliardi va tutto in spese. Almeno si andasse all'esercizio provvisorio, afferma qualcuno: il rapporto deficit-PIL passerebbe dal 2,4 all'1,8 per cento; pertanto, comunque, sarebbe meglio di quanto realizza questa finanziaria.
Non parliamo della stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, che manca di copertura: la norma parla di 20 milioni, la relazione tecnica di 47,3; inoltre, i fondi per eliminare i ticket ammontano a oltre 834 milioni; nel decreto fiscale avevamo già un miliardo in più per il buco determinato dal raddoppio del bonus di povertà: ecco dove finirà anche il secondo "tesoretto" per il 2008, altro che rigore e tagli!
Eppure, i tagli forse si sono visti in un ambito: quello della sicurezza. Stamattina ce l'hanno detto in italiano, molto chiaramente, i poliziotti e i sindacati di Polizia che erano fuori di questo Palazzo a protestare perché chiedono solamente di avere strumenti e mezzi per difendere meglio il Paese e i cittadini. La risposta ce l'hanno data loro: i tagli sono stati fatti. Stiamo attraversando un periodo di slogan, di patti per la città e di pacchetti. I nostri emendamenti erano molto mirati in questo senso: un miliardo per la Polizia, per i Carabinieri, per il Corpo forestale (non dimentichiamo gli incendi della scorsa estate).
Per quanto riguarda i poteri ai sindaci, abbiamo solo grandi richiami nei disegni di legge o nel decreto‑legge; successivamente, si punta persino a rendere inammissibile uno dei pochi emendamenti che cercava di dare spazio e anche margini economici a quei Comuni che volessero assumere più agenti di polizia locale (ciò non era permesso neppure per i Comuni che rispettano il patto di stabilità).
Non dimentichiamo che è stato persino eliminato il fondo di riqualificazione urbana (l'articolo 12, comma 3, è stato soppresso), che tanto beneficio aveva dato ai Comuni, perché la sicurezza parte anche dalla riqualificazione delle città.
È stato eliminato anche il fondo non solo per i tabaccai, ma per tutti i commercianti, che sono presenza attiva nel territorio per la sicurezza dei cittadini. Poi si donano 150 milioni per rimpinguare il fondo dei Rom.
Mi avvio a concludere, signor Presidente. Credo che di grandi occasioni perse ce ne siano state tante, ma sulla sicurezza i cittadini sono esasperati e non perdoneranno questa politica fatta di annunci emergenziali senza risorse conseguenti. Sono quindi gli stessi cittadini che vi chiedono di non mancare all'ultima delle occasioni che avete: l'occasione di poter lasciare il Governo di questo Paese per andarvene a casa. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Pennino. Ne ha facoltà.