*RUBINATO (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, è decisamente diversa la situazione in cui ci troviamo quest'anno in occasione della discussione per l'approvazione dei disegni di legge di bilancio dello Stato e finanziaria per il 2008. Non solo perché votando il mandato al relatore per riferire in Aula, attraverso il lavoro fattivo di tutti i componenti della Commissione bilancio (di maggioranza e di opposizione), il Senato si è riappropriato del suo ruolo di legislatore, anche nel campo della politica economica del Paese. Ma anche perché si raccolgono i primi frutti dell'avvio del processo di riforma della sessione di bilancio, promosso dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato, insieme al Governo.
Come ha ben illustrato il senatore Albonetti, con il nuovo sistema di classificazione per missioni e programmi, il bilancio dello Stato è diventato finalmente più leggibile e trasparente, rendendo comprensibile anche ai non esperti come si distribuiscono le risorse finanziarie disponibili sulla base delle leggi già esistenti. È un primo passaggio, fortemente voluto dal ministro Padoa-Schioppa, che può contribuire non poco, in futuro, a migliorare i termini del dibattito sulla cosa pubblica, spostando l'attenzione da "chi" gestisce a "cosa si fa" con le risorse.
Da questo passaggio, si è anche inteso come sia fuorviante, da parte del Parlamento, concentrarsi solo sulla legge finanziaria, cioè sulle variazioni marginali apportate ogni anno (che in questo caso incidono in misura non superiore al 2 per cento del bilancio). Per incidere sulla qualità e sulla quantità della spesa pubblica è necessario porre al centro dell'attenzione l'intero bilancio, i criteri di allocazione e le modalità di utilizzo dell'insieme delle risorse pubbliche, superando la logica dell'approccio incrementale (responsabile, non in piccola misura, della tendenza all'aumento continuo della spesa e della sua scarsa qualità).
Certo, sono necessari ulteriori passi per aumentare la coerenza tra programmi e strutture amministrative e per rendere la gestione della spesa pubblica maggiormente flessibile e orientata ai risultati. Per questo incitiamo il Governo, e il Ministro dell'economia in particolare, a continuare con determinazione su questo percorso, che richiede tempo, ma che è necessario affrontare, se si vuole contenere la spesa e, al contempo, migliorare la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni ai cittadini. A tal fine, sarà opportuno concordare quanto prima, tra Governo e Parlamento, l'elaborazione di indicatori di performance delle attività delle pubbliche amministrazioni, per mezzo dei quali si potrà accertare non solo "cosa si fa" con le risorse (obiettivo ormai raggiunto), ma anche "come lo si fa".
Quanto al merito della manovra, mi limito a poche e brevi riflessioni, per evidenziare come la bontà di un impianto che punta ai tre grandi obiettivi del risanamento, dello sviluppo e dell'equità vada ulteriormente migliorata tramite una maggiore capacità selettiva degli interventi.
La manovra, nel suo complesso, opera una parziale restituzione dell'extragettito: ne beneficiano le famiglie, in particolare incapienti e proprietari di prima casa, oltre ai conduttori di immobili sotto ad un certo limite di reddito.
Va sottolineato, per inciso, come si tratti di misure che danno attuazione al disposto del comma 4, dell'articolo 1, della legge finanziaria approvata l'anno scorso. Ciò, tra l'altro, avvalora quanto dichiarato dal senatore Legnini circa la portata normativa - quindi vincolante, non meramente programmatica - della disposizione inserita anche quest'anno al comma 4 del disegno di legge finanziaria: si tratta dell'impegno ad utilizzare prioritariamente l'eventuale ulteriore extragettito nel 2008 alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti.
Sicuramente positivi sono gli effetti redistributivi delle misure a favore degli incapienti, che hanno il pregio di dare sostegno a quei soggetti sino a qui sempre esclusi, per definizione, da ogni tipo di agevolazione fiscale. Si tratta di benefici che, per agire in senso veramente redistributivo, dovrebbero essere resi strutturali, mentre si è preferito dare carattere di beneficio permanente alla riduzione dell'ICI. Una scelta che, anche se risponde ad un'istanza sociale sentita e diffusa, nelle modalità attuative rischia di essere discutibile e costosa; forse, avrebbe potuto lasciare il posto a provvedimenti di sgravio fiscale e di spesa a sostegno delle famiglie, partendo dalle fasce di reddito più basse. Invece, la misura in oggetto, così com'è concepita, rischia di dare un'agevolazione - maggiore in valore assoluto, ma uguale in percentuale - a chi ha rendite della prima casa più elevate perché vive in Comuni più grandi o a maggior tensione abitativa; potrebbe inoltre risultare più generosa nei confronti dei contribuenti con reddito medio-alto.
Se poi si considera che l'ICI rappresenta il principale tributo proprio dei Comuni e che costituisce circa il 24 per cento delle loro entrate correnti, non appare opportuna una sua riduzione decisa a livello centrale e compensata con trasferimenti statali, dunque con ulteriore finanza derivata, in contraddizione con l'impegno ad attuare finalmente il federalismo fiscale.
Pertanto, ci auguriamo che, proprio nell'ambito del percorso parlamentare di attuazione del Titolo V della Costituzione, si possa passare da misure poco selettive, come questa, ad una più funzionale distribuzione delle risorse tra i livelli di Governo territoriali, che consenta ai Comuni stessi di rafforzare ulteriormente, nell'ambito della loro autonomia e con un'azione più incisiva ed efficace, le misure agevolative sulla prima casa, già poste in essere dalla gran parte degli enti locali.
Di rilievo sono anche gli interventi destinati dalla manovra allo sviluppo. Ricordo, solo per citare qualche esempio, gli interventi fiscali per società ed imprese. Si preannunciano a costo zero ma potranno avere effetti significativi sia sulla competitività che sulla ripartizione del carico fiscale tra i diversi soggetti. Un aspetto di particolare importanza è anche l'impegno a semplificare e rendere più certe nel tempo le norme fiscali. Rilevanti anche le misure per le piccole imprese. La finanziaria rivoluziona su base volontaria il trattamento fiscale di un insieme molto ampio di lavoratori autonomi e piccole imprese. Si tratta di un intervento a costo quasi nullo per l'erario, ma che ha la funzione di semplificare gli adempimenti fiscali di questi soggetti, riducendone sensibilmente i costi.
Infine, una parte rilevante dell'extragettito, destinata allo sviluppo, è andata a rimpinguare le spese in conto capitale, in particolare quelle infrastrutturali, mentre 5 miliardi, poco meno di un terzo dell'extragettito, sono destinati a ridurre l'indebitamento.
Non possiamo non riconoscere che l'avvio del risanamento intrapreso con forza e determinazione da questo Governo, lungi ancora dall'essere conseguito, appare rallentato pur nel rispetto degli impegni assunti in sede europea e sia pure per ragioni politicamente comprensibili e persino giustificabili.
Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che il risanamento, proprio perché non può fondarsi su un ulteriore aumento delle entrate, passa necessariamente per una maggiore capacità di riqualificazione e riduzione della spesa pubblica: principio peraltro tenuto fermo in questa manovra, che ha visto in Commissione un notevole sforzo di ricerca di coperture alternative all'aumento delle pressione fiscale, quali ad esempio la significativa riduzione di alcuni costi della politica.
Se molto dunque è stato fatto in un tempo relativamente limitato, l'attenzione e lo sforzo risanatori non vanno tuttavia allentati. Ci aspettiamo che dall'approvazione di questa manovra tragga rilancio l'azione di buon Governo di questo Paese, che ha bisogno anche di una maggiore capacità di confronto costruttivo tra maggioranza ed opposizione sui grandi temi e le riforme di cui ha bisogno il Paese, a cominciare appunto dalle riforme necessarie a perseguire in modo più efficace quella emergenza nazionale, che è il risanamento dei conti pubblici. Ciò richiede la consapevolezza da parte del Parlamento, che sviluppo ed equità passano attraverso una maggiore capacità selettiva delle priorità dell'azione pubblica e la generale condivisione, anche in questa Aula, che lo strumento della legge finanziaria deve essere il luogo del confronto sui grandi temi della politica economica del Paese e non l'atto deputato a risolvere le molteplici istanze di produzione legislativa, tanto meno a soddisfare quelle meramente localistiche. (Applausi dal Gruppo Aut).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.