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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 06/11/2007


DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la finanziaria, così come modificata dal prezioso ed intenso lavoro della Commissione bilancio, completa ed integra il decreto-legge fiscale e prosegue con forza nell'impostazione che collettivamente ci siamo dati sul risanamento, misure di redistribuzione sociale e innovazione ambientale: i tre assi su cui si è mosso il Documento di programmazione economico-finanziaria.

È questa, a mio avviso, la missione dell'intera manovra per il 2008, che finalmente quest'anno - lo voglio dire con chiarezza - comincia ad avere ed a fare intravedere un suo progetto, appunto una sua missione. Un primo segnale di redistribuzione si era già avuto con il decreto n. 81 sulle pensioni minime (0,4 punti di PIL). Lotta all'evasione, recupero di base imponibile e restituzione progressiva ai contribuenti sono gli assi su cui è andata avanti la manovra 2008; un piano che comincia appunto ad essere attuato concretamente.

Nella manovra di quest'anno si procede in questa direzione con l'utilizzo dell'extragettito nel decreto fiscale per gli incapienti, come previsto dal comma 4 dell'articolo 1 della scorsa finanziaria ed altre misure sociali. E' già indicata per il prossimo anno la collocazione del recupero di nuove risorse dalla lotta all'evasione fiscale proprio nel fiscal drag e nella riduzione della pressione verso i lavoratori dipendenti, oggi che, finalmente, la questione dei bassi salari è diventata oggetto di discussione e di riflessione.

Significativi sul fronte sociale sono proprio gli interventi, finanziati in parte con tagli consistenti ai costi della politica, per eliminare, ad esempio, il ticket sulla diagnostica. È significativa la riduzione dell'ICI sulla prima casa e la detrazione IRPEF per tutti gli inquilini a basso reddito.

Vorrei però soffermarmi su due questioni fondamentali: il precariato e le misure ambientali contenute nel testo oggi alla nostra attenzione. Per quanto riguarda la prima questione, devo dire con molta chiarezza (rispondendo anche ad un articolo di ieri di Nicola Rossi, che addirittura parla della norma sui precari come di un venir meno dello Stato di diritto) che, come maggioranza, abbiamo fatto in Commissione un lavoro serio per il precariato, un lavoro equilibrato, di giustizia e di innovazione per quanto riguarda la pubblica amministrazione.

Presidenza del presidente MARINI (ore 18,53)

 

(Segue DE PETRIS). Vorrei ricordare - lo dico anche a coloro che magari interverranno contro questa norma - che qui non si sta parlando di una sanatoria tout court, ma di una riserva di concorso per coloro che, ormai da anni, svolgono funzioni fondamentali nella pubblica amministrazione, cioè i lavoratori a tempo determinato e i Co.co.co., cioè coloro che sono stati assunti a progetto. Francamente, scomodare lo Stato di diritto per una tale questione mi sembra voler ideologizzare la battaglia, perché di sola e pura ideologia si sta parlando. Dobbiamo riflettere sulla circostanza che l'amministrazione pubblica in questi anni non ha fatto altro, purtroppo, che incentivare l'utilizzo del lavoro precario.

Quindi, questa norma, in qualche modo, indica la strada di un piano triennale, ma anche l'obiettivo, fatta questa operazione, di mettere uno stop al ricorso a quella forma di lavoro all'interno della pubblica amministrazione. Una norma che è non solo un elemento di giustizia sociale, un riconoscimento per coloro che da anni lavorano in queste condizioni come precari all'interno della pubblica amministrazione, ma che credo serva anche a riqualificare, finalmente, la pubblica amministrazione, che negli ultimi anni, con il ricorso massiccio al lavoro precario ha avuto anche problemi di dequalificazione.

Serve per puntare a riorganizzare la pubblica amministrazione e a dare finalmente certezza al diritto. Non significa escludere chi ha merito, perché i concorsi si faranno; vi è una riserva del 40 per cento per il tempo determinato e del 10 per cento per i lavoratori Co.co.co. Nicola Rossi evidentemente frequenta poco le pubbliche amministrazioni, perché dovrebbe sapere che i Co.co.co. non sono coloro che vengono assunti dagli assessori o da chi ha incarichi politici (quelli, semmai, sono assunti nelle segreterie degli assessori a tempo determinato), ma coloro, come spesso accade nei servizi sociali e come è oggi la realtà all'interno delle amministrazioni comunali degli enti locali, che, anche con alta qualificazione, si occupano di sopperire a gravi mancanze di organico della pubblica amministrazione. Credo quindi che la maggioranza, che ne ha discusso a lungo, e la Commissione abbiano elaborato una norma assolutamente equilibrata.

Vengo ora al punto dell'innovazione ambientale. Siamo certamente soddisfatti di alcuni risultati importanti ottenuti. Certamente, per certi versi, andiamo piano. Nel DPEF avevamo indicato delle misure; stiamo semplicemente tentando di recuperare con alcune norme il tempo perduto rispetto ad altri Paesi europei. Si è fatta una grande esagerazione in questi giorni. Addirittura, il quotidiano «Italia Oggi» scrive oggi che i Verdi hanno sbancato Prodi, come se avessimo portato a casa chissà quali risorse e quali emendamenti.

In realtà (e mi spiace che il senatore Vegas non mi ascolti in questo momento), si tratta di un'operazione complessiva, che comprende anche l'attacco forsennato che in questi giorni e in queste ore si sta portando contro le norme sulla riforma degli incentivi nel campo delle energie rinnovabili.

Facciamo alcuni conti. Qui si afferma che ciò potrà portare ad un aumento delle bollette: badate, il testo che abbiamo varato in Commissione prevede, per raggiungere gli obiettivi europei e ricollocarci sul livello del 25 per cento del totale del consumo interno di energia elettrica ricavato da fonti rinnovabili, di stanziare 400 milioni di euro per i certificati verdi e circa 1,4 miliardi di euro per il sistema di conto energia, che si sommano a quanto già incentivato per le fonti rinnovabili dal CIP6 e dai vecchi certificati verdi. Si tratta di una spesa, a regime, pari a 3,5 miliardi di euro: 2,2 miliardi di euro in meno rispetto a quanto già stanziato nel 2005 per il solo CIP6 e per fonti che non erano rinnovabili.

Non facciamo altro, con la tariffa cosiddetta A3, contenuta nelle bollette, che spostare - come abbiamo fatto quest'anno intervenendo sulla norma del CIP6 - quelle risorse, sempre le stesse, dalle fonti inquinanti (che sono state la truffa degli ultimi anni) alle fonti rinnovabili, addirittura con un risparmio aggiuntivo. Infatti, si prevede che entro il 2010, quando questo sistema entrerà a regime (in base a dati che potete tranquillamente confrontare, anche con l'Authority per l'energia), il settore sarà in crescita e, a partire da quella data, anche la tariffa A3 sarà in calo e i consumatori ci guadagneranno.

Fino a oggi, dal 1992 al 2003, sono stati stanziati 30 miliardi di euro per il CIP6: il 92 per cento di queste risorse è stato destinato alle fonti inquinanti assimilate e solo l'8 per cento alle fonti rinnovabili. Tutto il grande clamore che è stato sollevato ha origine nel fatto che ancora oggi, in Parlamento e nel Paese, c'è chi vuole continuare a finanziare con i soldi dei cittadini le fonti inquinanti, portandoci fuori dall'Europa. Quelle che vi ho appena elencato sono le risorse che, secondo qualcuno, avremmo estorte: sono soldi dei cittadini che vengono finalmente destinati alle fonti rinnovabili.

Aggiungo che nel testo della legge finanziaria, varato in Commissione, è stato approvato un altro emendamento (di cui nessuno parla), a firma del relatore Legnini, che prevede una riduzione sulle bollette di 600 milioni di euro, proprio per la norma che permette la riparametrazione del costo evitato di combustibile: sono 600 milioni di euro in meno sulle bollette dei cittadini.

Abbiamo realizzato quest'operazione e finalmente riassegnato i fondi - neanche tutti, ma con il tempo riusciremo a giungere a regime - alle fonti rinnovabili e abbiamo consentito all'Italia di riprendere un percorso insieme con il resto dei Paesi europei.

Vorrei ricordare che abbiamo subìto procedure di infrazione per il modo in cui applicavamo il CIP6 per le fonti assimilate. Questa è finalmente un'operazione giusta che punta all'innovazione. Mi meraviglio, Presidente, che in Italia e in Parlamento se ne stia ancora discutendo, quando l'Europa ci indica degli obiettivi che dobbiamo raggiungere; credo che questa legge finanziaria, grazie a tutto il prezioso lavoro svolto in Commissione, abbia finalmente riposizionato l'Italia su un giusto percorso.

 

PRESIDENTE. Senatrice De Petris, la prego di concludere.

 

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Non basta ancora. Penso che dobbiamo fare ancora molta strada sul terreno dell'innovazione ambientale, ma questa finanziaria finalmente ha imboccato la via giusta. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, SDSE, Ulivo e Aut).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Polledri. Ne ha facoltà.