ALLEGRINI (AN). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi senatori, Joaquin Almunia, commissario dell'Unione Europea agli affari economici e monetari ha bollato la finanziaria italiana per il 2008 come «poco ambiziosa».
Non poteva essere altrimenti dopo la finanziaria 2007 e da allora 12 mesi di Governo Prodi che hanno acuito nel Paese lo scontro sociale l'insicurezza, la recessione e la sfiducia totale nelle istituzioni fino ad arrivare al trionfo dell'antipolitica.
Questa finanziaria, che più modestamente definirei del «tirare a campare», sembra più preoccuparsi dell'effettiva sopravvivenza del Governo, attraverso interventi diffusi e poco significativi, che ricercare un'impostazione fortemente selettiva quale presupposto necessario a una politica riformista e poco incline alla deriva.
Come nelle 280 pagine del programma elettorale, questa maggioranza continua a non decidere e a non cambiare, esercitandosi in un tiro alla fune che poche volte ha registrato un coraggioso strappo verso una coesa ed univoca volontà di prendere le redini del Paese, anziché esercitare il potere direi fine a se stesso senza una solida progettualità. È ciò che il cittadino percepisce ed è ciò che alimenta l'odio verso la casta.
Questo vale naturalmente anche per il comparto agricolo, che deve registrare ancor prima di introdurci in un dettagliato esame della finanziaria 2008, la mancata attuazione di quanto previsto dalla finanziaria dello scorso anno.
Le promesse del 2007 con 977 milioni di euro sono state, a dispetto delle attese, per la gran parte disattese. I provvedimenti sulle crisi di mercato e sul credito d'imposta per l'internazionalizzazione delle imprese sono ancora all'esame della Commissione europea. Gruppi di lavoro ministeriali stanno ancora scrivendo i piani forestali e i piani di settore. I decreti attuativi del Fondo per la competitività e lo sviluppo sono in istruttoria.
L'attuazione del comma 382 dell'articolo 1 della finanziaria 2007 sulle agroenergie trova attuazione nel decreto di accompagnamento alla finanziaria che stiamo esaminando, ed è stato votato pochi giorni fa grazie anche a un forte impegno di Alleanza Nazionale.
Potremmo fare molti altri esempi, ma è evidente che la poca autorevolezza a Bruxelles e le grandi difficoltà del Governo Prodi alla concertazione interministeriale compromettono la progettualità del lungo periodo con un'insanabile discrasia tra impegno e relativa realizzazione.
Il presidente della Coldiretti, dottor Sergio Marini, davanti al ministro De Castro ha così concluso il suo intervento al 7° Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione del 19 e 20 ottobre scorso: «potete solo migliorare» e «se proprio dovete fare qualcosa cercate di stare fermi, fate lavorare solo le imprese».
Sono parole pesanti come macigni, quelle degli agricoltori, dopo una luna di miele durata poco e che rischia di trasformarsi con questa finanziaria in un vero e proprio divorzio.
In Italia tutti gli agricoltori stanno vivendo una spaventosa crisi di liquidità derivante da emergenze fitosanitarie alle quali non sono corrisposti indennizzi da parte dello Stato, che è in ritardo anche con i pagamenti di tante calamità. Registriamo dei ritardi anche nel saldo dei premi PAC da parte dell'AGEA, che eroga con la velocità del bradipo e spesso si dimena tra errori e complessi meccanismi di verifica. Il rallentamento generale dei bandi regionali dei Piani di sviluppo rurale, il costo della mano d'opera alle stelle anche a causa di oneri previdenziali insostenibili, così come il generale aumento dei costi alla produzione completano il quadro. Il cambiamento climatico e la continua oscillazione dei prezzi tra produzione e dettaglio rendono l'agricoltore il soggetto debole della filiera.
In questa poco rosea prospettiva, Alleanza Nazionale ha avanzato richieste precise in questa finanziaria, in minima parte accolte dalla Commissione agricoltura prima e dalla Commissione bilancio poi: stabilizzazione fiscale del comparto agricolo ed estensione del regime agevolato anche alla pesca; integrazione dello stanziamento a favore del settore bieticolo-saccarifero; realizzazione di un secondo piano irriguo per far fronte a siccità e dissesto idrogeologico; stanziamento di risorse per il Corpo forestale dello Stato, chiamato a far fronte come non mai alla emergenza incendi; potenziamento e razionalizzazione del sistema dei controlli per il settore agricolo e agroalimentare; incremento del Fondo per la montagna (rivedendo l'esclusivo criterio altimetrico per la definizione delle Comunità montane con maggiore attenzione al sistema complessivo che tenga conto della denatalità, dell'invecchiamento della popolazione e della disoccupazione); incremento del Fondo di solidarietà (per le calamità); estensione del Fondo per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura, previsto dalla finanziaria 2007 anche al settore della pesca; introduzione di un serio sistema di monitoraggio e controllo dei prezzi lungo l'intera filiera a tutela, da una parte, dei produttori e, dall'altra, dei consumatori; esenzione dell'imposta di bollo per tutti gli atti inerenti la formazione, l'accorpamento o l'arrotondamento della proprietà coltivatrice; esenzione da accisa per il gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra ed istituzione di un fondo per l'adeguamento dei processi produttivi delle aziende zootecniche relativamente all'inquinamento provocato dai nitrati.
Questi sono alcuni degli interventi richiesti da Alleanza Nazionale la cui analisi delinea il quadro e lo stato di salute dell'agricoltura italiana della quale troppo poco si discute nelle Aule parlamentari e solitamente in circostanze di emergenza quali calamità ed epidemie. La realtà è quella di un comparto che quest'anno, dopo una positiva tendenza fino al mese di marzo, ha visto nuovamente ridursi il reddito, dovendo fare i conti, peraltro, con una insensata campagna stampa contro l'aumento dei prezzi al consumo del quale gli agricoltori sono stati ingiustamente ritenuti responsabili.
Proprio nel corso dell'indagine conoscitiva della Commissione agricoltura del Senato è emerso il ruolo antinflattivo svolto nel passato dalla agricoltura italiana a causa della scarsissima dinamica dei prezzi all'origine. Ora sono cause congiunturali internazionali, come gli eventi climatici per i cereali, o strutturali, come l'esaurimento degli stock ed in generale l'aumento della domanda dalle economie emergenti verso sbocchi alternativi, quali i biocarburanti, a condizionare i prezzi in Italia.
In questo quadro il presidente della Confagricoltura, dottor Vecchioni, chiede una nuova «politica per le commodities in Italia e uno slancio nuovo per esaltare a Bruxelles le politiche agricole nazionali e non per omologarle: altrimenti l'Italia sarà più debole e vincerà il più forte».
Alleanza Nazionale crede profondamente nel tratto identitario dell'agricoltura italiana non assimilabile ad altra in Europa e per questo nella necessità di serie politiche di controllo sulla qualità e sulla contraffazione dei marchi e sulla tutela del valore sociale e culturale della sana alimentazione italiana. La tanto declamata multifunzionalità dell'agricoltura non trova applicazione nelle previsioni di questa finanziaria né in materia di assetto del territorio (abbiamo sottolineato con un emendamento la necessità di mantenere un ruolo attivo ai consorzi di bonifica e agli agricoltori nella prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi) né in materia di riduzione della filiera.
Non è vero, io credo, che tutte le battaglie per l'agricoltura si conducono a Bruxelles. Certo dovremmo vigilare che la prossima riforma dell'OCM vino non produca effetti devastanti con estirpazioni ingiustificate e poche garanzie per la qualità italiana con l'ammissibilità dello zuccheraggio e l'etichettatura secondo sistemi non rispettosi della qualità. Ma da oggi al 2013, quando cesserà il regime delle quote, come ci ha chiarito proprio qui in Senato la commissaria europea Fischer Boel, dovremo aver fatto qualcosa per la salute e la competitività delle aziende agricole italiane.
Il problema del costo del lavoro rimane un punto centrale in agricoltura sul quale attendiamo di verificare il protocollo sul welfare che promette riduzione della pressione INAIL e possibilità di lavoro accessorio. Ma anche la ricomposizione fondiaria e la semplificazione amministrativa, l'accesso al credito e meccanismi stabilizzatori dei prezzi sono per l'agricoltura la premessa per sostenere la sfida del mercato globalizzato, ma anche la politica aggressiva dei vecchi e nuovi partners dell'Unione Europea.
Attualmente l'Unione Europea ha solo 5.000 tonnellate di riserva di grano. Non accadeva da tempo immemore. Un fatto ignorato da molti ma che dovrebbe farci riflettere, invece su possibili, futuri, sconfortanti scenari. Una riflessione seria, e concludo, che renda al settore primario la sua «primarietà». (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Scarpa Bonazza Buora. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rubinato. Ne ha facoltà.