Seguito della discussione congiunta dei disegni di legge:
(1818) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010 (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)
(1817) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,31)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta dei disegni di legge nn. 1818 e 1817.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, le votazioni finali su entrambi i provvedimenti avranno luogo con votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
Ricordo altresì che nella seduta antimeridiana è proseguita la discussione generale congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (AN). Signor Presidente, nel tempo che mi è stato concesso proverò ad articolare una riflessione di merito sul disegno di legge finanziaria... (Brusìo).
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, senatore. Pregherei i colleghi di evitare questo brusìo. Il senatore Viespoli sta intervenendo e pregherei i colleghi di stare seduti ai loro posti. Credo che questo sia utile per tutti, in modo da consentire a chiunque voglia parlare di esprimersi. Prego, senatore, continui.
VIESPOLI (AN). Cercherò nel tempo concessomi di esprimere una riflessione di merito sulla finanziaria utilizzando, in particolare, la rigorosa riflessione culturale e politica del Presidente della Commissione bilancio, il senatore Morando.
Prima però vorrei fare una considerazione di ordine generale utilizzando una riflessione, a mio avviso, attenta, puntuale ed importante della senatrice Menapace, la quale, intervenendo nel dibattito, faceva riferimento... (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi di nuovo, senatore. Colleghi, è una questione di educazione nei confronti di coloro che intervengono. Vi prego di abbassare la voce e di prendere posto, altrimenti non farò proseguire il collega Viespoli.
VIESPOLI (AN). Presidente, stavo svolgendo una riflessione sulla considerazione della senatrice Menapace, la quale faceva riferimento al governo della complessità e all'esigenza che abbiamo oggi di guardare complessivamente all'intreccio dei problemi.
Ora, proprio questo riferimento, che utilizzo un po' forzatamente e polemicamente, senatrice Menapace, mi consente di partire con un'affermazione. Questa finanziaria è un provvedimento coalizionale, non nel senso della capacità di esprimere la sintesi della complessità, ma come somma disorganica delle diversità e delle contraddittorietà. Lo conferma la dispersione e la frantumazione delle risorse di una finanziaria tutta chiusa nella dimensione del presente, che evoca il passato per non misurarsi con il futuro.
Non a caso si tratta, a mio avviso, di una finanziaria che non investe, senatore Morando, in dialettica con la sua riflessione, in particolare sui giovani e sul Mezzogiorno. Il Mezzogiorno è una questione disattenzionata non soltanto attraverso questa finanziaria, è una questione di lungo periodo che riguarda trasversalmente le forze politiche e gli schieramenti. Tuttavia, in questa finanziaria, c'è la continuazione di una manovra fiscale che sostanzialmente - come molti interventi hanno dimostrato - marginalizza e colpisce il sistema delle piccole imprese e, in particolare, delle imprese del Mezzogiorno.
È una finanziaria che rispetto al Sud riduce ancora di più il tema delle zone franche urbane e che non è capace di affrontare la grande questione della leva urbana come crescita per lo sviluppo del Mezzogiorno.
È una finanziaria che non affronta alcuni nodi. Non basta, per questo faccio riferimento al suo intervento, ritenere che l'incentivo all'occupazione, cioè il bonus occupazionale correttamente diversificato nel caso di occupazione femminile, risolva il problema, soprattutto se si aggiunge che tale bonus occupazionale trova copertura finanziaria sui fondi del FAS e quindi, sostanzialmente, rappresenta una sorta di partita di giro e non la capacità di costruire risorse aggiuntive per affrontare una questione che di per sé non sarebbe in ogni caso risolutiva.
E che le vicende del Sud e la vicenda del welfare in qualche modo si intreccino lo dimostra il fatto che ci troviamo di fronte, anche in questo caso, ad una manovra, a delle scelte, a dei provvedimenti - ad iniziare dal Protocollo sul welfare e sulla competitività - che guardano ai già garantiti, a soggetti che proteggono ulteriormente; basta fare riferimento, signor Presidente, ai dati contenuti nel libro di Tito Boeri «Contro i giovani. Come l'Italia sta tradendo le nuove generazioni» per rendersi conto della correttezza di questa valutazione.
Ci ritroviamo, infatti, in un Paese in cui, per ogni euro speso per chi ha meno di trent'anni, se ne spendono 3,5 per chi ha più di 65 anni, ci troviamo cioè in un Paese in cui bisognerebbe riequilibrare complessivamente la spesa. Invece il Governo, la coalizione, il patto sociale che sostiene la maggioranza ritengono di affrontare la questione previdenziale e di fatto, in questo modo, rinunciano ad affrontare la questione sociale e la questione salariale, perché correttamente la questione salariale andava inserita all'interno del Protocollo sul welfare e sulla competitività, non può essere un tema ed un elemento a venire.
Il senatore Morando, infatti, quando fa riferimento alla questione salariale, pur nella sua complessità e come avvio della capacità di affrontarla, si lega all'indirizzo, che dalla finanziaria proviene rispetto al 2008, di finalizzare le risorse recuperate per intervenire sul versante del lavoro dipendente, ma non c'è la concretezza delle scelte, di un impegno che - ripeto - a mio avviso, doveva trovare corretta collocazione all'interno del Protocollo sul welfare, perché è evidente che è in questo modo che si possono complessivamente affrontare le situazioni che abbiamo di fronte.
Ci troviamo invece dinanzi ad una scelta che interviene esclusivamente in termini di risorse finanziarie sul tema dello scalone e solo a questo destina la straordinaria parte delle risorse complessivamente a supporto dell'articolo 62 della legge finanziaria per l'attuazione del Protocollo sul welfare. Il resto è poca cosa: rimodulazione dell'indennità di disoccupazione, interventi rispetto a due fondi da cento milioni di euro; restano tagliati sostanzialmente fuori i veri precari e non si affronta organicamente il tema delle nuove tutele, perché anche il welfare e il Protocollo sul welfare e la competitività stanno dentro la linea della tutela dei già garantiti e non della capacità d'affrontare un organico disegno di costruzione di nuove tutele.
Basti pensare che tutto l'universo dei Co.co.pro. è sostanzialmente fuori dall'attenzione del Protocollo, tant'è che vi è il paradosso di lavoratori subordinati o a tempo determinato che hanno tutele e garanzie piene o ridotte e un intero universo di soggetti, quello dei veri precari, che non hanno alcuna garanzia, alcuna tutela, perché sono i soggetti assenti sul piano dell'attenzione del Governo di centro-sinistra.
Mi rendo conto che la mia riflessione è un po' disorganica, ma visto il modo in cui è stata avviata, cerco di recuperare con una considerazione finale. Da tempo, sono convinto che la crisi della politica stia nel fatto che nessuno più si chieda: «Che cosa serve al mio Paese, che cosa serve alla mia Patria?». Ebbene, questa finanziaria non risponde alle esigenze di crescita e sviluppo del Paese; è dentro la crisi della politica e, per certi versi, la accentua: la crisi della politica, infatti, è incapacità di dare risposte, di compiere scelte coraggiose e di avere la forza di una visione.
L'unica visione che emerge dalla finanziaria è quella di una coalizione frantumata, che non poteva che produrre una finanziaria di coalizione, dispersiva e a sua volta frantumata. (Applausi dal Gruppo AN e dei senatori Izzo e Amato).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tecce. Ne ha facoltà.
*TECCE (RC-SE). Signor Presidente, colleghi senatori, in relazione alla discussione sul disegno di legge finanziaria e su quello di bilancio, vorrei soffermarmi su alcuni punti di merito, che hanno trovato grande attenzione nel lavoro della Commissione. Nella Commissione bilancio, infatti (come hanno detto bene i relatori Legnini e Albonetti), per la verità abbiamo visto anche un contributo importante dell'opposizione ed abbiamo raggiunto una importante soddisfazione, se è vero, com'è vero, che - a differenza dello scorso anno - siamo riusciti ad approvare un testo coerente (si può essere d'accordo o meno in proposito) e a dare il mandato ai due relatori.
Mi riferisco, per brevità, a tre temi in particolare: la lotta al precariato, a partire dalla politica della pubblica amministrazione; la salvaguardia dell'incremento dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori; il Mezzogiorno. Sono queste le priorità su cui abbiamo lavorato come sinistra (Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, PDC e Verdi), insieme al tema della riduzione dei costi impropri della politica, su cui, per brevità, non mi soffermo, in quanto condivido pienamente ciò che hanno detto prima di me i senatori Battaglia e Villone.
Si va avanti, insomma, rispetto alla scorsa finanziaria, sul tema del precariato, definendo bene le procedure per la stabilizzazione, i requisiti di anzianità di servizio secondo legge, un programma triennale di fabbisogni e un piano di stabilizzazione per il personale non dirigenziale.
Ebbene, l'altro aspetto importante è l'estensione del piano di stabilizzazione anche a contratti di collaborazione coordinata e continuativa dei lavoratori che abbiano espletato attività, anche non continuativa, per un totale di tre anni.
La domanda che vorrei fare, a questo punto, è la seguente: da una parte, qualcuno potrebbe chiederci come possiamo realizzare tutto questo con solo 20 milioni di euro, seppur triennalizzati (per gli anni 2008, 2009 e 2010). A mio avviso, un primo aspetto positivo è rappresentato dal fatto che si sancisce un principio: si finanzieranno solo le amministrazioni che faranno i piani.
Dall'altra, però, vi è un ulteriore aspetto importante. Permettetemi di dirlo, ma in Commissione abbiamo evitato un rischio, che nel testo iniziale del Governo, a mio avviso, era presente (ma spero di sbagliarmi): per risolvere il problema dei precari, essi venivano licenziati; infatti, se non si fosse introdotta una norma di salvaguardia in base alla quale la giusta scelta di non stipulare più contratti a tempo determinato sarebbe stata valida ovviamente solo da oggi in poi, ma non mettendo in discussione il rinnovo dei contratti di quei lavoratori precari che fino alla stabilizzazione devono avere continuità, avremmo rischiato un paradosso.
Voglio però soffermarmi brevemente anche su un altro aspetto. Ieri Nicola Rossi sul «Corriere della Sera» adombrava un carattere di illegittimità di tali procedure. Questo tema vive anche in alcuni emendamenti, addirittura presentati da senatori della maggioranza. Vorrei chiarire idealmente ai critici come Rossi, ma soprattutto ai senatori di quest'Aula, che è del tutto evidente - basta una lettura del testo - che, prima o dopo, una procedura selettiva o un concorso vi sarà; quindi, non vi è alcun aspetto di illegittimità.
La seconda domanda che mi verrebbe da rivolgere a Rossi è la seguente: ma dov'eri, Rossi, quando si assumevano tanti precari nelle pubbliche amministrazioni? Quando nessuno si poneva il problema di come i progetti venivano dilatati? O quando, tagliando le risorse agli enti locali, si tollerava appunto che in maniera impropria si procedesse ad assunzioni che non avevano poi una corrispondenza?
Infine, vi rivolgo un'ultima domanda: come avrebbero funzionato in questi anni le pubbliche amministrazioni, senza il ricorso a queste forze?
La verità è questa: da una parte, alcune componenti ultraliberiste del Parlamento e delle istituzioni monetarie avevano lavorato per negare ogni possibilità di spesa pubblica finalizzata al risarcimento sociale in questa finanziaria. Non è stato così: questa non è la finanziaria soltanto di risanamento; si avvia finalmente una fase di sviluppo, di cui esultiamo.
Dall'altra, vi è una vera novità politica, prima accennata anche dal senatore Battaglia, che ha permesso di inserire nell'agenda del Governo e della maggioranza l'eco di una grande mobilitazione: è la manifestazione del 20 ottobre, centrata proprio sui temi della lotta al precariato e per il salario delle lavoratrici e lavoratori, che ha riaperto la discussione, rafforzato l'unità della sinistra e che quindi ci ha permesso per la prima volta di gestire unitariamente sia gli emendamenti sia la scelta delle priorità.
Da questo punto di vista, pur non avendo nessuno spazio il trionfalismo, credo dobbiamo essere molto soddisfatti del contenuto dell'emendamento proposto dalla sinistra ed approvato unitariamente in Commissione sulla tematica salariale, che destina tutto il previsto extragettito 2008, frutto della continuità nella lotta all'evasione fiscale, a riduzione della pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, a partire dalle fasce di reddito più basso, elevando per le aliquote più basse la quota di detrazione per le spese di produzione del reddito.
Finalmente, con questo emendamento, la questione salariale del mondo del lavoro dipendente entra in Aula, nelle priorità della maggioranza e del Governo, segnalando una difficoltà specifica dell'Italia nell'Europa. Abbiamo i salari più bassi del 40 per cento rispetto alla media europea e lo dicono tutti, dal movimento sindacale fino ad arrivare al governatore Draghi.
Ebbene vorrei su questo tema garbatamente polemizzare con il collega senatore Ciccanti. Lui dice che non avremmo applicato, prima col decreto, poi con la finanziaria, quanto previsto dal comma 4, articolo 1, della scorsa finanziaria. Non avremmo cioè utilizzato - dice Ciccanti - l'extragettito per ridurre le tasse. Ciò non è vero.
Prima col decreto fiscale e prima ancora con il decreto di luglio, con l'aumento delle pensioni minime col bonus fiscale per gli incapienti e poi con l'aumento dei fondi sociali, abbiamo inciso sulla condizione dei redditi più bassi contribuendo a ridurre i disagi della loro situazione, anche dal punto di vista del prelievo degli incapienti, ma riducendo la povertà, se è vero come è vero che l'ISTAT ha certificato che, seppure in maniera assolutamente insufficiente, queste misure hanno effetto di riduzione della povertà; a meno che Ciccanti o chi per lui non volesse dire che la riduzione andava applicata soltanto ai forti e solo alle imprese che pure in questa finanziaria incassano - giustamente, per un verso - allargando la base imponibile, la riduzione dell'IRAP e dell'IRES.
Infine, credo molto importante che, seppur timidamente - mi rivolgo al collega Viespoli - vi è, con la reintroduzione del credito di imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, finalmente la reintroduzione della priorità Sud nella finanziaria. Sia chiaro: non ci basta che si diano 333 euro per ogni assunto e 416 per ogni lavoratrice. La verità politica è un'altra: dopo anni di neoliberismo, dove nel Sud tutto era deregulation urbanistica (i famosi accordi di programma) o precarietà e sottosalario (i famosi contratti d'area), finalmente si apre una stagione centrata sui diritti dei lavoratori, sulla salvaguardia ambientale del territorio, sull'obiettivo di un piano per lo sviluppo e per il lavoro.
Ha ragione Viespoli: servirebbero più risorse! Cercheremo nelle prossime settimane e mesi di procurarle a partire da un punto che reputo negativo: il non accoglimento del nostro emendamento sul reddito minimo d'inserimento teso a cofinanziare con 100 milioni le Regioni, non solo del Sud ma anche del Nord come il Friuli, che hanno concretamente avviato l'esperienza di inclusione sociale attraverso un reddito di cittadinanza.
Mi avvio a concludere con una ultima considerazione. L'iniziativa della sinistra per migliorare la finanziaria va vista ovviamente in un'ottica unitaria rispetto a quella sul decreto; penso soprattutto al piano per la casa e l'edilizia residenziale pubblica ottenuto.
Vorrei concludere in quest'Aula soffermandomi su una questione apparentemente piccola, se consideriamo le risorse investite (30 milioni di euro per il 2008 e 2009 e 22 milioni di euro per il terzo anno): il fondo a tutela dei lavoratori colpiti dall'amianto e delle loro famiglie, che, insieme al tema dell'uranio impoverito, rappresenta un elemento di continuità con la legge contro gli infortuni che quest'Aula ha approvato, anche ascoltando il richiamo delle alte cariche dello Stato. Ebbene, voglio ricordare che quel fondo è stato oggetto durante tutta la scorsa legislatura di una battaglia di Rifondazione Comunista e, prima della scorsa legislatura, vorrei ricordare in quest'Aula anche il senatore Pizzinato, che si è battuto per questo fondo insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori d'Italia.
Ebbene, quando in un dibattito della finanziaria, apparentemente arido, sui saldi o su altre questioni di crescita si inserisce anche il ricordo del valore del lavoro dei senatori in quest'Aula e anche del significato di grandi lotte sociali per la democrazia e lo sviluppo, credo che il Senato tutto intero debba essere soddisfatto del proprio lavoro. (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e Ulivo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saporito. Ne ha facoltà.
SAPORITO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò soltanto delle brevi osservazioni, in aggiunta alla pregiudiziale di ieri presentata dal mio partito sulle proposte relative all'ordine giudiziario militare, che, in fondo, sono state interpretate dai magistrati militari come un'ulteriore offesa alla loro dignità. Sono pochi, si sa, però nessuno può negare che si tratta di persone serie, professionisti che hanno dato luogo a sentenze, giudicando in maniera limpida e che non hanno mai causato reazioni negative nella gente.
Vedete, il Ministro dell'economia, aprendo questo dibattito in Aula, ha svolto una considerazione, in parte interessante, in parte contraddittoria. Egli ha affermato che è finita la stagione in cui gli uomini di oggi dissipano risorse che dovrebbero toccare al futuro. È ovviamente un'espressione molto adatta, ma vorrei chiedere al Ministro dell'economia e ai colleghi del Governo che lo rappresentano in Aula: complessivamente, è sicuro che anche con questa legge finanziaria non si è operato allo stesso modo? Anzi, secondo me, con essa si è distrutto anche quel minimo di risorse che i cittadini, nella loro capacità di risparmio, hanno creato in questi ultimi anni.
Ci troviamo di fronte ad un Paese in ginocchio, è inutile dirlo, e accusiamo questo Governo di aver compiuto il più grave errore che la politica può fare, quello di non contribuire alla creazione della cosiddetta coesione sociale, all'armonizzazione dei blocchi sociali in cui si divide la società che sono interessati dai provvedimenti. Troviamo tutti i ceti sociali uno contro l'altro, perché non si è avuta nemmeno la capacità di accontentare una parte. Questo Governo non può cioè dire che, seppure i pubblici dipendenti, i medici, il settore del trasporto e le ferrovie sono in sciopero, c'è però una categoria che di questo provvedimento, di questa visione di insieme, di questa manovra finanziaria e di bilancio in qualche modo è contenta. No, sono tutti scontenti. È la prima volta nella storia di questo Paese che c'è uno scontento generale.
Non si può dire nemmeno che si chiedono sacrifici oggi per dare benefici domani, perché non ci sono le condizioni. Che significato ha poi dire che modifichiamo il tipo di approccio della distribuzione delle risorse, non più basata sul vecchio sistema, che abbiamo utilizzato per tanti anni, ma individuando 34 missioni e circa 180 programmi? Il programma non ha portato buona fortuna a questo Governo; lasciamo stare le missioni, lasciamo stare il programma, cerchiamo di interpretare i bisogni della gente, delle giovani generazioni, delle persone ai margini di questa società, dei portatori di handicap, dei poveri, delle famiglie che non hanno nemmeno il minimo per andare avanti.
Si accorgono gli amici della maggioranza e i nostri governanti che è un Paese inquieto, che non crede nemmeno più alla speranza? Abbiamo ridotto il popolo italiano in questa condizione. C'era quindi bisogno di un approccio alla politica finanziaria e di bilancio diversa, nel tentativo di affrontare quelle che erano e sono ancora le priorità nel Paese: la famiglia e il suo reddito. Non si può sostenere che quei pochi soldi che sono stati stanziati per incrementare i livelli di reddito delle famiglie abbiano risolto il problema. Spero che ciò sia indice dell'inizio di un interessamento maggiore, ma non mi sembra così e non mi pare nemmeno che vi sia compattezza all'interno della maggioranza su obiettivi seri.
Vi prego anche, amici del Governo, di non mortificare le persone. Non mortificate ceti e categorie, perché questo è l'atteggiamento che state assumendo con i pubblici dipendenti e la pubblica amministrazione. Una volta si diceva che erano i pensionati la causa dei mali del nostro Paese; adesso no, sono la pubblica amministrazione e i fannulloni al suo interno.
Vi rendete conto che le risorse stanziate per il 2006 e il 2007 non coprono nemmeno il deprezzamento del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi dei pubblici dipendenti e che, ai primi di gennaio del 2008, entra in vigore il nuovo contratto 2008-2009 per i pubblici dipendenti, ma non è stato ancora chiuso il contratto per il biennio precedente? Vi rendete conto che gli stessi sindacati, che sono punti di riferimento privilegiati di questo Governo, hanno dichiarato in maniera chiara che bisogna smettere di criminalizzare i pubblici dipendenti e dare loro la colpa di tutti i problemi? I pubblici dipendenti hanno bisogno di essere rincuorati, spinti, governati. Si voleva addirittura istituire un'agenzia o creare un'autorità di controllo dei pubblici dipendenti: ma cosa ci stanno a fare allora i dirigenti, che sono nominati nell'ordinamento per dirigere e dare indicazioni di lavoro ai propri dipendenti? Si intendeva assegnare tale compito ad un'apposita autorità. Per fortuna, il buonsenso è prevalso e siamo ora in una situazione di stallo.
È incredibile che i tre sindacati confederali, riunitisi nei giorni scorsi, abbiano ribadito quanto già affermato dal Governatore della Banca d'Italia: occorre aumentare i salari dei dipendenti pubblici e privati, perché soltanto così immettiamo soldi sul mercato. Infatti, il pubblico o il privato dipendente non compra azioni o obbligazioni in Italia o all'estero, ma spende e sollecita il mercato della produzione.
Noi non troviamo un simile approccio in questa legge finanziaria e, per tale ragione, siamo contrari ad essa. Avremmo voluto avere l'occasione per votare positivamente alcune parti del provvedimento, ma non riusciamo a trovare niente in questa legge finanziaria che ci convinca che stiamo procedendo verso un obiettivo nuovo e che possiamo sperare in un futuro diverso per l'Italia.
Per tali ragioni, siamo critici e preannunciamo il nostro voto contrario. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Izzo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbato. Ne ha facoltà.
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi, il decreto fiscale, la legge finanziaria e il protocollo sul welfare sono le "tessere di una politica economica e sociale coerente": sono queste le parole utilizzate dal presidente Prodi per definire i documenti della manovra di finanza pubblica per il 2008 all'esame del Parlamento.
Il Senato ha già affrontato, con estremo senso di responsabilità, l'esame del decreto collegato, approvato il 25 ottobre scorso, rispettando il calendario dei lavori prefissato. Contestualmente, la Commissione bilancio ha iniziato e concluso giovedì scorso i suoi lavori con l'accoglimento di molte significative modifiche al disegno di legge originario, procedendo ad un confronto serio, anche in questo caso, nei tempi prestabiliti.
Oggi l'Aula si trova a discutere, dopo aver superato con grande serenità la prova del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, un testo, come ho già detto, contenente novità su temi importanti quali il precariato, il sostegno alle famiglie, l'occupazione nel Mezzogiorno.
Sul fronte del precariato, l'intesa raggiunta dalla maggioranza ha consentito l'approvazione di un testo che prevede che le amministrazioni pubbliche predispongano, entro il 30 aprile 2008, un piano triennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario non dirigente, con uno stanziamento aggiuntivo (per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010) di 20 milioni di euro rispetto ai 5 già previsti.
Per quanto riguarda le famiglie, vorrei ricordare alcune previsioni utili ad apportare sollievo ai cittadini gravati oggi più che mai dal caro vita: l'aumento del 10 per cento del massimo di detrazione fiscale per i mutui sulla prima casa; le detrazioni del 19 per cento per le rate degli asili nido; lo stanziamento di 30 milioni di euro per rideterminare gli assegni alle famiglie con membri inabili e orfani; ancora, l'eliminazione del tetto di 50.000 euro per usufruire degli sgravi ICI, escludendo dal taglio le ville, le case di lusso e i castelli.
Importante, poi, la dotazione di 200 milioni l'anno per i prossimi tre anni per il credito d'imposta per la creazione di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, con particolare attenzione nei confronti delle donne lavoratrici svantaggiate.
Sul fronte sicurezza, è stato introdotto un bonus, fino a un massimo di 3.000 euro, a favore dei tabaccai che vorranno istallare telecamere, bancomat e sistemi di sicurezza nei propri esercizi commerciali.
Infine, vorrei citare gli importanti segnali lanciati da questa maggioranza sul fronte dei tagli ai costi della politica: anzitutto, la riduzione dei membri dell'Esecutivo, che non potrà superare i 60 componenti, e in particolare i titolari dei dicasteri non potranno essere più di 12, così come previsto dalla legge Bassanini del 1999. Poi, i tagli ai costi della politica locale: con la riduzione del numero degli assessori nei grandi enti; con la nuova disciplina dei gettoni di presenza che in nessun caso potranno essere trasformati in indennità e superare come importo mensile il 25 per cento dell'indennità massima del sindaco e del Presidente; con il divieto di aspettativa per i consiglieri comunali e provinciali. Dunque, tagli significativi che serviranno a finanziare misure come l'abolizione dei ticket sanitari sulla diagnostica.
Non ultimo, voglio ricordare l'approvazione di un emendamento in Commissione bilancio (contenente un errore tecnico che verrà corretto) per ripristinare l'adeguamento dei compensi dei magistrati tagliati dalla finanziaria 2007: una battaglia di giustizia - per dirla con un gioco di parole - volta a sanare una situazione ingiusta nei confronti della magistratura italiana.
Ci auguriamo che la mole di emendamenti presentati dall'opposizione in Aula e l'utilizzo di tempi dilatati per la discussione non impediscano il prosieguo di un confronto serio quale quello iniziato fruttuosamente in Commissione per giungere nei tempi prefissati all'approvazione del disegno di legge finanziaria. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saia. Ne ha facoltà.
SAIA (AN). Signor Presidente, questa che ci apprestiamo a discutere e poi votare passerà alla storia come la finanziaria delle grandi occasioni perse. A trent'anni dall'istituzione di questa legge abbiamo trascorso almeno gli ultimi dieci a dirci e a sentirci dire che il metodo andava cambiato e che, se non si riusciva a modificare il sistema legislativo, sopprimendo la legge finanziaria e concentrando la manovra annuale nella sola legge di bilancio (ricordo i vari interventi, uno per tutti quello del professor Monorchio), almeno si doveva comunque tentare un metodo diverso, un approccio diverso e più virtuoso.
L'occasione mancata è ancora più grande se pensiamo alla fase sociale che sta attraversando il Paese. La ventata di antipolitica di questi mesi chiedeva, anzi imponeva un cambio di rotta. Il rapporto fra il cittadino e la politica, così in crisi, doveva vedere in questa occasione una prova di maturità. E invece dai grandi annunci si è passati ai piccoli emendamenti; dal rigore alle marchette.
L'opposizione ha fatto e sta facendo la sua parte: pochi, ma mirati emendamenti. Ma la maggioranza no e il Governo - ancora peggio - è rimasto in un piacevole silenzio: silenzio nel non dare risposte al Paese, ma anche silenzio nel non dare risposte nei lunghi giorni e nelle lunghe notti in Commissione. Il ministro Padoa-Schioppa non si è mai visto, sacrificando il sottosegretario Sartor a fare da comparsa in un film muto. Il Ministro non ha sentito la necessità di farsi vedere neppure quando si è inaugurato il nuovo sistema di autocertificazione sulla copertura finanziaria del famoso emendamento 3.2000, senza la bollinatura della Ragioneria di Stato.
Il Paese chiedeva tagli alla politica, alla casta. Noi di AN siamo stati tra quelli che non hanno riottosamente disprezzato e allontanato il "grillismo", banalizzandolo: anche a questo riguardo, i nostri emendamenti al taglio dei costi della politica parlavano e parlano chiaro.
I tagli tanto annunciati non ci sono stati; addirittura quelli che erano presenti nel testo base sono stati ampiamente modificati e ridotti. Penso solo alla riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri e degli assessori negli enti locali, che avrebbe comportato 250 milioni in meno: ci si è accontentati di abbassare semplicemente il numero degli assessori da 16 a 12. Dopo di che sono state eliminate la riduzione e l'eliminazione delle circoscrizioni in oltre 70 Comuni italiani, nonché la previsione che trasformava in gratuite indennità per i Comuni sotto 60.000 abitanti. Ricordo addirittura che nella scorsa legislatura alla Camera avevamo lavorato in sede legislativa su questo argomento e il provvedimento era stato approvato, quindi lo sforzo che il Senato avrebbe potuto fare nell'ultimo anno era ridotto.
Non parliamo delle Province e delle Comunità montane: si è parlato tanto della loro abolizione, ma poi non si è visto niente. Dovevano essere eliminati 300 enti inutili e ci si è accontentati di 14.
C'è poi una grande amnesia per quanto riguarda il Presidente della Repubblica. Mentre si pone il limite di 12 Ministri, ma dal prossimo Governo e in totale il Governo, considerando Sottosegretari, vice Ministri e Ministri, non potrà superare il numero di 60 componenti, mentre i deputati e i senatori per i prossimi cinque anni non potranno aumentare la loro indennità, al Presidente della Repubblica l'assegno non è stato assolutamente toccato. Non c'è stato nessuno taglio, neanche alla sua ricca dotazione, evidentemente pensando di avere un momento di crisi politica e quindi nel tentativo di guadagnarsi il suo favore nelle prossime settimane o nei prossimi mesi.
Di fronte alla mancanza di tagli veri si è aperto il bancomat, in particolare, per i senatori riottosi e arrabbiati; anzi, ho l'impressione che il bancomat sia stato proprio clonato, in quanto la spesa corrente è aumentata da 1,4 a 2,3 miliardi, facendo passare la finanziaria da 92 a 120 articoli. Perché? Per accontentare microsituazioni che solo nell'ultima notte in cui la manovra è stata all'esame della Commissione bilancio sono costate 600-700 milioni in più. Fra questi, l'emendamento che ritengo più vergognoso è senz'altro quello che stanzia 36 milioni per gli italiani all'estero (ma sicuramente tali somme non andranno a loro), che, con i fondi della finanziaria precedente, diventano 56 milioni per iniziative, istituti di cultura, attività varie che fanno capo esclusivamente a ben individuati senatori eletti all'estero.
Tuttavia, l'aggravio determinatosi in quell'ultima notte in Commissione, se contiamo le spese impegnate fino al 2010, arriva a quasi 6 miliardi, con tasse che aumenteranno di 100 euro a testa per tutti i cittadini e di 400 o 500 euro all'anno per ogni famiglia.
Ma che finanziaria di rigore e di crescita è questa? La crescita non c'è: in Europa si viaggia al 2,3 per cento e noi siamo all'1,3; e il Fondo monetario internazionale e la Banca d'Italia sostengono anche che sarà inferiore. La pressione fiscale continua ad attestarsi saldamente al 43 per cento, soffocante, e l'extragettito fiscale per 14 miliardi va tutto in spese. Almeno si andasse all'esercizio provvisorio, afferma qualcuno: il rapporto deficit-PIL passerebbe dal 2,4 all'1,8 per cento; pertanto, comunque, sarebbe meglio di quanto realizza questa finanziaria.
Non parliamo della stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, che manca di copertura: la norma parla di 20 milioni, la relazione tecnica di 47,3; inoltre, i fondi per eliminare i ticket ammontano a oltre 834 milioni; nel decreto fiscale avevamo già un miliardo in più per il buco determinato dal raddoppio del bonus di povertà: ecco dove finirà anche il secondo "tesoretto" per il 2008, altro che rigore e tagli!
Eppure, i tagli forse si sono visti in un ambito: quello della sicurezza. Stamattina ce l'hanno detto in italiano, molto chiaramente, i poliziotti e i sindacati di Polizia che erano fuori di questo Palazzo a protestare perché chiedono solamente di avere strumenti e mezzi per difendere meglio il Paese e i cittadini. La risposta ce l'hanno data loro: i tagli sono stati fatti. Stiamo attraversando un periodo di slogan, di patti per la città e di pacchetti. I nostri emendamenti erano molto mirati in questo senso: un miliardo per la Polizia, per i Carabinieri, per il Corpo forestale (non dimentichiamo gli incendi della scorsa estate).
Per quanto riguarda i poteri ai sindaci, abbiamo solo grandi richiami nei disegni di legge o nel decreto‑legge; successivamente, si punta persino a rendere inammissibile uno dei pochi emendamenti che cercava di dare spazio e anche margini economici a quei Comuni che volessero assumere più agenti di polizia locale (ciò non era permesso neppure per i Comuni che rispettano il patto di stabilità).
Non dimentichiamo che è stato persino eliminato il fondo di riqualificazione urbana (l'articolo 12, comma 3, è stato soppresso), che tanto beneficio aveva dato ai Comuni, perché la sicurezza parte anche dalla riqualificazione delle città.
È stato eliminato anche il fondo non solo per i tabaccai, ma per tutti i commercianti, che sono presenza attiva nel territorio per la sicurezza dei cittadini. Poi si donano 150 milioni per rimpinguare il fondo dei Rom.
Mi avvio a concludere, signor Presidente. Credo che di grandi occasioni perse ce ne siano state tante, ma sulla sicurezza i cittadini sono esasperati e non perdoneranno questa politica fatta di annunci emergenziali senza risorse conseguenti. Sono quindi gli stessi cittadini che vi chiedono di non mancare all'ultima delle occasioni che avete: l'occasione di poter lasciare il Governo di questo Paese per andarvene a casa. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Pennino. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, nell'accingermi ad esprimere il giudizio dei Repubblicani sulla legge finanziaria per il 2008 non posso non partire dalla constatazione che un coro di critiche ha accompagnato il varo di questo provvedimento, senza distinzione fra economisti amici e analisti prevenuti. Contro l'impostazione della manovra hanno infatti parlato uomini come Mario Monti, Tito Boeri, Fabrizio Galimberti, Francesco Giavazzi e Guido Tabelloni, solo per citarne alcuni. Carenza di respiro programmatico, sottovalutazione dei grandi problemi strutturali dell'economia, mancanza di coraggio nell'affrontare gli squilibri finanziari più profondi caratterizzano in realtà il provvedimento al nostro esame.
Voglio soltanto citare un dato. Il grafico allegato alla relazione tecnica del disegno di legge per l'attuazione del Protocollo sul welfare mostra che la spesa pensionistica crescerà nei prossimi 13 anni di 0,1 punto di PIL ogni anno. Alla fine del periodo, quindi, sarà cresciuta oltre un punto di PIL. Era necessario? Nel 2006, secondo le valutazioni dell'ISTAT, la spesa previdenziale è stata pari al 43 per cento della spesa corrente, al netto dei trasferimenti e degli interessi. Era proprio indispensabile ridurre ulteriormente una vita lavorativa già troppo breve rispetto agli standard internazionali?
E se a questo dato sommiamo il peso della finanza decentrata, pari al 32,1 per cento, alle amministrazioni centrali non resta che il 24,9 per cento del totale. Con queste somme dovremmo fare tutto, dalla sicurezza alla ricerca scientifica, agli investimenti in infrastrutture (pari negli ultimi anni ad appena un punto del PIL). La cosa che più sorprende è che di questi problemi il Governo non mostra consapevolezza.
Una finanziaria inadeguata, quindi. Inadeguata di fronte ai problemi, incapace di tracciare una rotta che orienti le grandi scelte collettive verso traguardi in grado di mettere al riparo l'Italia da una crisi, quella internazionale, di cui ancora oggi è difficile valutare la portata e le possibili conseguenze.
Scarso coraggio, in definitiva, e poca lungimiranza. Conseguenze inevitabili di una maggioranza divisa su tutto. Immaginiamoci su quelle scelte di fondo che presuppongono un cemento culturale comune e un sistema di valori condiviso.
Gli italiani non meritano questa finanziaria. Ci fossimo trovati di fronte ad una irresponsabilità diffusa o al rifiuto del Paese di misurarsi con le sue difficoltà, l'avremmo capito: davanti a fenomeni di rigetto, sarebbe stato giustificato anche un atteggiamento rinunciatario. Ma oggi qual è la situazione? Vi sono forse stati fenomeni di apatia, di indifferenza, di non condivisione nello sforzo di superare la crisi da parte del Paese? Direi proprio di no. Guardiamo ai dati. Il 6 dicembre dello scorso anno, ad un passo dall'approvazione della legge finanziaria, il vice ministro Visco presentò qui in Senato le sue previsioni di entrata. Le calcolò in 33,858 miliardi. Solo pochi mesi dopo, l'ISTAT indicò invece una cifra pari a 46,273 miliardi, con una differenza pari a 12,414 miliardi. Forse, se le previsioni fossero state più accurate, fin da allora si poteva scrivere una finanziaria diversa ed evitare uno shock depressivo all'economia italiana.
A consuntivo si può dire che il primo tesoretto è stato pari a circa 1,2 punti di PIL, tanto che il deficit, previsto dalla Nota di aggiornamento al DPEF nel 3,6 per cento, al netto delle spese una tantum, si è ridotto al 2,4 per cento; nel frattempo, tuttavia, la pressione fiscale è cresciuta di 1,7 punti e le spese di 1,9.
Nel 2007 abbiamo assistito alla stessa sceneggiata: di nuovo le previsioni di entrata sono state sottostimate, di nuovo il miracolo di un tesoretto che nasce come Venere dalla spuma del bilancio. Il totale delle maggiori entrate, accertate in due distinte tranche, è stato pari ad oltre 14,5 miliardi di euro. Ve ne sarà un terzo, che spunterà durante la discussione in Aula a Montecitorio, pronto per essere speso su richiesta della sinistra antagonista? Non ne conosciamo l'importo esatto, ma è credibile che l'ordine di grandezza superi i 3 o i 4 miliardi di euro e sarà un nuovo episodio della saga: "tassa e spendi".
Presidenza del vice presidente CAPRILI (ore 17,18)
(Segue DEL PENNINO). Tutto questo non è serio, perché delle due l'una: o vi è incapacità assoluta nel maneggiare le cifre o non si forniscono le cifre esatte al Parlamento e all'opinione pubblica che assiste sconcertata al susseguirsi delle docce scozzesi, per cui in un momento siamo al 1992, il giorno dopo i conti pubblici sono risanati, grazie all'indefessa azione del Governo. Mi auguro che nella sua replica il Ministro dell'economia possa mettere fine a questo balletto ed assumersi le sue responsabilità.
Se i grandi sacrifici degli italiani, che hanno pagato senza battere ciglio più di quanto era stato loro richiesto, fossero stati premiati, oggi il deficit sarebbe stato pari all'1,4 per cento e nel 2008 sarebbe inferiore all'1 per cento, ad un passo dalla più virtuosa Germania. Queste risorse, invece, sono state sprecate in una politica senza costrutto, fatta di piccole mance e di interventi a pioggia che non hanno recato vantaggio alcuno, non hanno dato reale sollievo alle zone di disagio sociale, non hanno rimesso in moto il processo di sviluppo, visto che l'Italia è all'ultimo posto della classifica europea, non hanno alimentato quel processo di riforme che è indispensabile per superare lo stato di incertezza profonda in cui versa il Paese.
Diciamo la verità: quel che manca è l'indicazione di una rotta, per cui gli interventi si sommano e si contraddicono in un gioco a saldo zero, anzi negativo, vista la regressione in atto nei tratti di fondo dell'economia nazionale.
Se però manca la rotta, le responsabilità prime sono del Presidente del Consiglio, che per sopravvivere è costretto ad una continua, quanto paralizzante, opera di inconcludente mediazione.
Negli scorsi mesi il Partito Repubblicano aveva indirizzato una lettera aperta al Ministro dell'economia: gli avevamo offerto tutto il nostro appoggio su una linea di rigore al servizio dei grandi interessi nazionali. Rinnoviamo la nostra disponibilità, ma che Padoa-Schioppa faccia sul serio il Ministro dell'economia, si faccia forza del suo sapere tecnico e, da economista qual è, ricorra al linguaggio dei numeri, non replichi con battute che producono effetti controproducenti, e sappia dire di no.
I grandi Ministri del tesoro della storia italiana hanno sempre parlato poco ed operato con mano ferma, anche quando le condizioni politiche avrebbero chiesto di largheggiare. Padoa-Schioppa proviene dal vivaio della Banca d'Italia, non dovrei essere dunque io a ricordargli l'insegnamento di Guido Carli, quando Antonio Giolitti, allora Ministro del bilancio, inseguiva il sogno della programmazione, e il Governatore della Banca d'Italia realizzava - era il 1964 - la prima stretta creditizia del dopoguerra, perché chi ha la responsabilità delle finanze pubbliche ha una missione da compiere e non può sottostare alle contrastanti pressioni settoriali.
Non prometta quindi il Ministro cose che non può mantenere, come l'ipotetico taglio di spese, per un importo pari a 21 miliardi di euro, come indicato nell'ultimo DPEF. Il Paese ha bisogno del linguaggio duro e amaro della verità. Forse usarlo contribuirebbe a far saltare gli equilibri di questa composita maggioranza, ma è meglio che saltino questi equilibri piuttosto che le prospettive di sviluppo del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi DCA-PRI-MPA, UDC e FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.
*VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, questa finanziaria, per quanto riguarda i settori dell'istruzione, dell'università e della ricerca appare sicuramente deludente. Inizierò dall'università. È una finanziaria non solo deludente ma che, con riferimento all'università, nasconde anche una sostanziale truffa politico-contabile.
Ilministro Mussi e i membri della maggioranza hanno sbandierato - lo abbiamo sentito anche negli interventi che mi hanno preceduto - un aumento di 550 milioni di euro per il sistema universitario. Peccato però che questa cifra debba in parte recuperare i tagli previsti sul 2008 nella finanziaria dello scorso anno, pari a 220 milioni di euro. I dati sono 7 miliardi e 87 milioni di euro per il fondo di finanziamento ordinario per il 2007; 6 miliardi 868 milioni di euro per il 2008. Dunque, sono già 220 milioni di euro che devono essere decurtati dai 550 milioni previsti nell'articolo 52.
Aggiungo però che i tecnici del tesoro sono stati particolarmente abili perché hanno in qualche modo occultato altri tagli e altre diminuzioni di spesa. Basti pensare, per esempio, che non sono esplicitati finanziamenti al fondo per l'edilizia universitaria come non lo sono i finanziamenti per il diritto allo studio sempre previsti in passato, ma in quell'equivoca formulazione che si coglie al comma 1, dell'articolo 52, si dice che questi 550 milioni di euro sono destinati a finanziare un fondo, che finanzierà a sua volta il fondo di finanziamento ordinario, e che servirà per finanziare, per la parte residua, le spese correnti e quelle diinvestimento nell'ambito, fra l'altro, di quegli interventi in materia di diritto allo studio e di edilizia universitaria previsti all'inizio del comma. Dunque, sono circa altri 150 milioni di euro sottratti all'aumento del fondo di finanziamento ordinario, nell'ambito di un sistema complesso di scatole cinesi.
Ma allora cosa resta? Pensate che soltanto per gli automatismi stipendiali, i rettori hanno calcolato una spesa di circa 220-250 milioni di euro. Se togliamo dunque i 370 milioni derivanti dal recupero dei tagli dello scorso anno e dalle spese obbligate per diritto allo studio ed edilizia universitaria, ci rendiamo conto che i soldi stanziati in questa finanziaria non saranno nemmeno sufficienti per pagare gli automatismi stipendiali (scatti biennali di carriera, aumenti annuali destinati al recupero di inflazione) e i contratti per il personale non docente. Tutti questi pagamenti sono ovviamente a rischio.
D'altro canto, non vi è nemmeno una percentuale fissa destinata al riequilibrio a favore delle università più virtuose. Il motivo è che evidentemente questi soldi non ci sono. Tolte le spese fisse non rimane infatti per valorizzare le università meritevoli, obiettivo, tra l'altro, tanto declamato dal ministro Mussi e promesso dal documento elaborato dal Ministero dell'economia la scorsa estate. Non c'è alcuna somma per premiare il merito. Più volte abbiamo rivendicato la necessità di trovare risorse per pagare di più i docenti più bravi e quindi a favore dell'autonomia dell'università per valorizzare quei docenti che più si impegnano in ricerca e didattica. Non c'è nemmeno nulla al riguardo.
Negativo appare anche l'articolo 92, in particolare con riferimento all'università e alla ricerca. Con riferimento a questo articolo, che come ben si sa elimina la possibilità di contratti flessibili, a tempo determinato, avevamo chiesto alcune precisazioni in materia di università, per evitare che dovesse interpretarsi, magari in senso estensivo, anche alla eliminazione dei ricercatori a contratto. Questa precisazione non c'è stata. La decisione fa il paio con le assunzioni ope legis, con la stabilizzazione dei precari, persino dei Co.co.co., volute dalla sinistra estrema.
Credo sia un passo indietro molto grave per il nostro sistema universitario, non solo in rapporto con gli altri Paesi OCSE per i quali la carriera di ingresso è flessibile, ma soprattutto perché introduce rigidità molto gravi e fortemente penalizzanti sotto il profilo economico per quanto riguarda l'utilizzo del personale non docente.
Non vi è nulla per i ricercatori e i dottorandi di ricerca. Cari colleghi, un dottorando di ricerca prende 800 euro al mese: voi pensate veramente che i ragazzi più bravi vogliano intraprendere una carriera difficile come quella universitaria, quando la prospettiva è di guadagnare, a 26 anni, 800 euro netti al mese?
Il ministro Mussi si era dichiarato disponibile ad appoggiare un nostro emendamento, che prevedeva un aumento di 40 milioni di euro per pagare di più i dottorandi di ricerca. Non si tiri ora indietro! Noi proponiamo anche un incremento significativo dei fondi, in particolare del fondo di finanziamento ordinario, tenendo conto che vi sono 15 miliardi di extragettito che non sono stati utilizzati, che vi sono 3 miliardi e mezzo di spese clientelari destinate ai vari Ministeri, e che addirittura ribadite l'assegno di mantenimento per i Rom: credo che il nostro sia l'unico Paese al mondo che prevede una misura di questo tipo!
Ritengo che occorra ripartire i 900 milioni di euro che abbiamo previsto in un nostro emendamento (una cifra senz'altro alla portata di questa finanziaria) secondo percentuali ben precise. È la prima volta che si propone - e credo sia un passaggio molto importante - che più della metà degli investimenti sia destinata per la valorizzazione dei docenti più bravi, per il diritto allo studio, per l'edilizia universitaria e, soprattutto, per il riequilibrio a favore delle università virtuose. Se ne parla tanto, ma poi alla resa dei conti non si fa nulla al riguardo.
Penso anche che si debba eliminare l'articolo 92, in particolare per quanto riguarda le università e gli enti di ricerca, perché costituisce indubbiamente un elemento senz'altro penalizzante.
Il nostro giudizio sulla manovra finanziaria in materia di scuola è senz'altro molto negativo. Ho detto più volte che il ministro Fioroni, in quest'anno e mezzo di Governo, in parte ha copiato quanto ha fatto il ministro Moratti e in parte ha peggiorato le riforme varate dal centro-destra nella scorsa legislatura. In questa finanziaria, certamente viene peggiorato quanto fatto da noi.
Uno dei passaggi più importanti della legge n. 53 del 2003 era la riforma del reclutamento, che finalmente ci metteva al passo con le migliori esperienze europee. Penso per esempio a quella della Finlandia. Prevedevamo infatti il numero programmato per l'accesso al biennio specialistico universitario, il tirocinio, gli albi regionali, concorsi finali selettivi. Ebbene, questa finanziaria non soltanto pretendeva di abrogare questa riforma, ma prevedeva di attribuire al Ministro la competenza di rielaborare il sistema di reclutamento e formazione, attraverso un semplice regolamento.
Noi abbiamo presentato un emendamento su questo punto e parte delle nostre proposte di modifica è stata accolta. Purtroppo però il testo è stato peggiorato da un emendamento presentato, credo, dal Gruppo di Rifondazione, che prevede il ritorno dei famosi concorsoni.
Sono stati effettuati inoltre tagli di organico pesanti, i più pesanti mai fatti sulla scuola italiana (4 miliardi di euro in quattro anni), la scuola viene utilizzata per diminuire il debito pubblico e questo è vergognoso; si reintroduce la clausola di salvaguardia, nessun risparmio è reinvestito nella scuola.
Avete tagliato persino sul sostegno: è vero, avete aumentato di 10.000 unità gli organici di diritto, ma ne avete tagliati 30.000 sugli organici di fatto. Non ci sono soldi per i contratti per il personale, anzi, addirittura le risorse sono inadeguate per il pagamento della vacanza contrattuale. Date evidentemente per scontato che per un anno, come già avete fatto quest'anno, non pagherete gli aumenti di stipendio.
Non si prevede nulla per la valutazione delle scuole e per l'assunzione dei precari. Avete preso in giro 100.000 persone che non vedono alcun finanziamento al riguardo. Altro che grande piano per l'assunzione dei precari. Non vi è quasi nulla per l'edilizia universitaria.
Chiedo veramente un'inversione di rotta. Abbiamo presentato emendamenti per pagare di più gli insegnanti più bravi, per tutelare i docenti e soprattutto per garantire i ragazzi disabili, offrendo loro opportunità con insegnanti di sostegno adeguati alle loro esigenze.
Avete tradito i vostri elettori, senza avere alcuna idea di scuola. Ha ben detto la senatrice Soliani che la vostra politica evidenzia improvvisazione. Abbiamo bisogno invece di una idea di scuola che rispecchi un'idea di società.
È su questo che vi sfideremo costantemente, da qui ai prossimi mesi, per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Allegrini. Ne ha facoltà.
ALLEGRINI (AN). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi senatori, Joaquin Almunia, commissario dell'Unione Europea agli affari economici e monetari ha bollato la finanziaria italiana per il 2008 come «poco ambiziosa».
Non poteva essere altrimenti dopo la finanziaria 2007 e da allora 12 mesi di Governo Prodi che hanno acuito nel Paese lo scontro sociale l'insicurezza, la recessione e la sfiducia totale nelle istituzioni fino ad arrivare al trionfo dell'antipolitica.
Questa finanziaria, che più modestamente definirei del «tirare a campare», sembra più preoccuparsi dell'effettiva sopravvivenza del Governo, attraverso interventi diffusi e poco significativi, che ricercare un'impostazione fortemente selettiva quale presupposto necessario a una politica riformista e poco incline alla deriva.
Come nelle 280 pagine del programma elettorale, questa maggioranza continua a non decidere e a non cambiare, esercitandosi in un tiro alla fune che poche volte ha registrato un coraggioso strappo verso una coesa ed univoca volontà di prendere le redini del Paese, anziché esercitare il potere direi fine a se stesso senza una solida progettualità. È ciò che il cittadino percepisce ed è ciò che alimenta l'odio verso la casta.
Questo vale naturalmente anche per il comparto agricolo, che deve registrare ancor prima di introdurci in un dettagliato esame della finanziaria 2008, la mancata attuazione di quanto previsto dalla finanziaria dello scorso anno.
Le promesse del 2007 con 977 milioni di euro sono state, a dispetto delle attese, per la gran parte disattese. I provvedimenti sulle crisi di mercato e sul credito d'imposta per l'internazionalizzazione delle imprese sono ancora all'esame della Commissione europea. Gruppi di lavoro ministeriali stanno ancora scrivendo i piani forestali e i piani di settore. I decreti attuativi del Fondo per la competitività e lo sviluppo sono in istruttoria.
L'attuazione del comma 382 dell'articolo 1 della finanziaria 2007 sulle agroenergie trova attuazione nel decreto di accompagnamento alla finanziaria che stiamo esaminando, ed è stato votato pochi giorni fa grazie anche a un forte impegno di Alleanza Nazionale.
Potremmo fare molti altri esempi, ma è evidente che la poca autorevolezza a Bruxelles e le grandi difficoltà del Governo Prodi alla concertazione interministeriale compromettono la progettualità del lungo periodo con un'insanabile discrasia tra impegno e relativa realizzazione.
Il presidente della Coldiretti, dottor Sergio Marini, davanti al ministro De Castro ha così concluso il suo intervento al 7° Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione del 19 e 20 ottobre scorso: «potete solo migliorare» e «se proprio dovete fare qualcosa cercate di stare fermi, fate lavorare solo le imprese».
Sono parole pesanti come macigni, quelle degli agricoltori, dopo una luna di miele durata poco e che rischia di trasformarsi con questa finanziaria in un vero e proprio divorzio.
In Italia tutti gli agricoltori stanno vivendo una spaventosa crisi di liquidità derivante da emergenze fitosanitarie alle quali non sono corrisposti indennizzi da parte dello Stato, che è in ritardo anche con i pagamenti di tante calamità. Registriamo dei ritardi anche nel saldo dei premi PAC da parte dell'AGEA, che eroga con la velocità del bradipo e spesso si dimena tra errori e complessi meccanismi di verifica. Il rallentamento generale dei bandi regionali dei Piani di sviluppo rurale, il costo della mano d'opera alle stelle anche a causa di oneri previdenziali insostenibili, così come il generale aumento dei costi alla produzione completano il quadro. Il cambiamento climatico e la continua oscillazione dei prezzi tra produzione e dettaglio rendono l'agricoltore il soggetto debole della filiera.
In questa poco rosea prospettiva, Alleanza Nazionale ha avanzato richieste precise in questa finanziaria, in minima parte accolte dalla Commissione agricoltura prima e dalla Commissione bilancio poi: stabilizzazione fiscale del comparto agricolo ed estensione del regime agevolato anche alla pesca; integrazione dello stanziamento a favore del settore bieticolo-saccarifero; realizzazione di un secondo piano irriguo per far fronte a siccità e dissesto idrogeologico; stanziamento di risorse per il Corpo forestale dello Stato, chiamato a far fronte come non mai alla emergenza incendi; potenziamento e razionalizzazione del sistema dei controlli per il settore agricolo e agroalimentare; incremento del Fondo per la montagna (rivedendo l'esclusivo criterio altimetrico per la definizione delle Comunità montane con maggiore attenzione al sistema complessivo che tenga conto della denatalità, dell'invecchiamento della popolazione e della disoccupazione); incremento del Fondo di solidarietà (per le calamità); estensione del Fondo per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura, previsto dalla finanziaria 2007 anche al settore della pesca; introduzione di un serio sistema di monitoraggio e controllo dei prezzi lungo l'intera filiera a tutela, da una parte, dei produttori e, dall'altra, dei consumatori; esenzione dell'imposta di bollo per tutti gli atti inerenti la formazione, l'accorpamento o l'arrotondamento della proprietà coltivatrice; esenzione da accisa per il gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra ed istituzione di un fondo per l'adeguamento dei processi produttivi delle aziende zootecniche relativamente all'inquinamento provocato dai nitrati.
Questi sono alcuni degli interventi richiesti da Alleanza Nazionale la cui analisi delinea il quadro e lo stato di salute dell'agricoltura italiana della quale troppo poco si discute nelle Aule parlamentari e solitamente in circostanze di emergenza quali calamità ed epidemie. La realtà è quella di un comparto che quest'anno, dopo una positiva tendenza fino al mese di marzo, ha visto nuovamente ridursi il reddito, dovendo fare i conti, peraltro, con una insensata campagna stampa contro l'aumento dei prezzi al consumo del quale gli agricoltori sono stati ingiustamente ritenuti responsabili.
Proprio nel corso dell'indagine conoscitiva della Commissione agricoltura del Senato è emerso il ruolo antinflattivo svolto nel passato dalla agricoltura italiana a causa della scarsissima dinamica dei prezzi all'origine. Ora sono cause congiunturali internazionali, come gli eventi climatici per i cereali, o strutturali, come l'esaurimento degli stock ed in generale l'aumento della domanda dalle economie emergenti verso sbocchi alternativi, quali i biocarburanti, a condizionare i prezzi in Italia.
In questo quadro il presidente della Confagricoltura, dottor Vecchioni, chiede una nuova «politica per le commodities in Italia e uno slancio nuovo per esaltare a Bruxelles le politiche agricole nazionali e non per omologarle: altrimenti l'Italia sarà più debole e vincerà il più forte».
Alleanza Nazionale crede profondamente nel tratto identitario dell'agricoltura italiana non assimilabile ad altra in Europa e per questo nella necessità di serie politiche di controllo sulla qualità e sulla contraffazione dei marchi e sulla tutela del valore sociale e culturale della sana alimentazione italiana. La tanto declamata multifunzionalità dell'agricoltura non trova applicazione nelle previsioni di questa finanziaria né in materia di assetto del territorio (abbiamo sottolineato con un emendamento la necessità di mantenere un ruolo attivo ai consorzi di bonifica e agli agricoltori nella prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi) né in materia di riduzione della filiera.
Non è vero, io credo, che tutte le battaglie per l'agricoltura si conducono a Bruxelles. Certo dovremmo vigilare che la prossima riforma dell'OCM vino non produca effetti devastanti con estirpazioni ingiustificate e poche garanzie per la qualità italiana con l'ammissibilità dello zuccheraggio e l'etichettatura secondo sistemi non rispettosi della qualità. Ma da oggi al 2013, quando cesserà il regime delle quote, come ci ha chiarito proprio qui in Senato la commissaria europea Fischer Boel, dovremo aver fatto qualcosa per la salute e la competitività delle aziende agricole italiane.
Il problema del costo del lavoro rimane un punto centrale in agricoltura sul quale attendiamo di verificare il protocollo sul welfare che promette riduzione della pressione INAIL e possibilità di lavoro accessorio. Ma anche la ricomposizione fondiaria e la semplificazione amministrativa, l'accesso al credito e meccanismi stabilizzatori dei prezzi sono per l'agricoltura la premessa per sostenere la sfida del mercato globalizzato, ma anche la politica aggressiva dei vecchi e nuovi partners dell'Unione Europea.
Attualmente l'Unione Europea ha solo 5.000 tonnellate di riserva di grano. Non accadeva da tempo immemore. Un fatto ignorato da molti ma che dovrebbe farci riflettere, invece su possibili, futuri, sconfortanti scenari. Una riflessione seria, e concludo, che renda al settore primario la sua «primarietà». (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Scarpa Bonazza Buora. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rubinato. Ne ha facoltà.
*RUBINATO (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, è decisamente diversa la situazione in cui ci troviamo quest'anno in occasione della discussione per l'approvazione dei disegni di legge di bilancio dello Stato e finanziaria per il 2008. Non solo perché votando il mandato al relatore per riferire in Aula, attraverso il lavoro fattivo di tutti i componenti della Commissione bilancio (di maggioranza e di opposizione), il Senato si è riappropriato del suo ruolo di legislatore, anche nel campo della politica economica del Paese. Ma anche perché si raccolgono i primi frutti dell'avvio del processo di riforma della sessione di bilancio, promosso dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato, insieme al Governo.
Come ha ben illustrato il senatore Albonetti, con il nuovo sistema di classificazione per missioni e programmi, il bilancio dello Stato è diventato finalmente più leggibile e trasparente, rendendo comprensibile anche ai non esperti come si distribuiscono le risorse finanziarie disponibili sulla base delle leggi già esistenti. È un primo passaggio, fortemente voluto dal ministro Padoa-Schioppa, che può contribuire non poco, in futuro, a migliorare i termini del dibattito sulla cosa pubblica, spostando l'attenzione da "chi" gestisce a "cosa si fa" con le risorse.
Da questo passaggio, si è anche inteso come sia fuorviante, da parte del Parlamento, concentrarsi solo sulla legge finanziaria, cioè sulle variazioni marginali apportate ogni anno (che in questo caso incidono in misura non superiore al 2 per cento del bilancio). Per incidere sulla qualità e sulla quantità della spesa pubblica è necessario porre al centro dell'attenzione l'intero bilancio, i criteri di allocazione e le modalità di utilizzo dell'insieme delle risorse pubbliche, superando la logica dell'approccio incrementale (responsabile, non in piccola misura, della tendenza all'aumento continuo della spesa e della sua scarsa qualità).
Certo, sono necessari ulteriori passi per aumentare la coerenza tra programmi e strutture amministrative e per rendere la gestione della spesa pubblica maggiormente flessibile e orientata ai risultati. Per questo incitiamo il Governo, e il Ministro dell'economia in particolare, a continuare con determinazione su questo percorso, che richiede tempo, ma che è necessario affrontare, se si vuole contenere la spesa e, al contempo, migliorare la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni ai cittadini. A tal fine, sarà opportuno concordare quanto prima, tra Governo e Parlamento, l'elaborazione di indicatori di performance delle attività delle pubbliche amministrazioni, per mezzo dei quali si potrà accertare non solo "cosa si fa" con le risorse (obiettivo ormai raggiunto), ma anche "come lo si fa".
Quanto al merito della manovra, mi limito a poche e brevi riflessioni, per evidenziare come la bontà di un impianto che punta ai tre grandi obiettivi del risanamento, dello sviluppo e dell'equità vada ulteriormente migliorata tramite una maggiore capacità selettiva degli interventi.
La manovra, nel suo complesso, opera una parziale restituzione dell'extragettito: ne beneficiano le famiglie, in particolare incapienti e proprietari di prima casa, oltre ai conduttori di immobili sotto ad un certo limite di reddito.
Va sottolineato, per inciso, come si tratti di misure che danno attuazione al disposto del comma 4, dell'articolo 1, della legge finanziaria approvata l'anno scorso. Ciò, tra l'altro, avvalora quanto dichiarato dal senatore Legnini circa la portata normativa - quindi vincolante, non meramente programmatica - della disposizione inserita anche quest'anno al comma 4 del disegno di legge finanziaria: si tratta dell'impegno ad utilizzare prioritariamente l'eventuale ulteriore extragettito nel 2008 alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti.
Sicuramente positivi sono gli effetti redistributivi delle misure a favore degli incapienti, che hanno il pregio di dare sostegno a quei soggetti sino a qui sempre esclusi, per definizione, da ogni tipo di agevolazione fiscale. Si tratta di benefici che, per agire in senso veramente redistributivo, dovrebbero essere resi strutturali, mentre si è preferito dare carattere di beneficio permanente alla riduzione dell'ICI. Una scelta che, anche se risponde ad un'istanza sociale sentita e diffusa, nelle modalità attuative rischia di essere discutibile e costosa; forse, avrebbe potuto lasciare il posto a provvedimenti di sgravio fiscale e di spesa a sostegno delle famiglie, partendo dalle fasce di reddito più basse. Invece, la misura in oggetto, così com'è concepita, rischia di dare un'agevolazione - maggiore in valore assoluto, ma uguale in percentuale - a chi ha rendite della prima casa più elevate perché vive in Comuni più grandi o a maggior tensione abitativa; potrebbe inoltre risultare più generosa nei confronti dei contribuenti con reddito medio-alto.
Se poi si considera che l'ICI rappresenta il principale tributo proprio dei Comuni e che costituisce circa il 24 per cento delle loro entrate correnti, non appare opportuna una sua riduzione decisa a livello centrale e compensata con trasferimenti statali, dunque con ulteriore finanza derivata, in contraddizione con l'impegno ad attuare finalmente il federalismo fiscale.
Pertanto, ci auguriamo che, proprio nell'ambito del percorso parlamentare di attuazione del Titolo V della Costituzione, si possa passare da misure poco selettive, come questa, ad una più funzionale distribuzione delle risorse tra i livelli di Governo territoriali, che consenta ai Comuni stessi di rafforzare ulteriormente, nell'ambito della loro autonomia e con un'azione più incisiva ed efficace, le misure agevolative sulla prima casa, già poste in essere dalla gran parte degli enti locali.
Di rilievo sono anche gli interventi destinati dalla manovra allo sviluppo. Ricordo, solo per citare qualche esempio, gli interventi fiscali per società ed imprese. Si preannunciano a costo zero ma potranno avere effetti significativi sia sulla competitività che sulla ripartizione del carico fiscale tra i diversi soggetti. Un aspetto di particolare importanza è anche l'impegno a semplificare e rendere più certe nel tempo le norme fiscali. Rilevanti anche le misure per le piccole imprese. La finanziaria rivoluziona su base volontaria il trattamento fiscale di un insieme molto ampio di lavoratori autonomi e piccole imprese. Si tratta di un intervento a costo quasi nullo per l'erario, ma che ha la funzione di semplificare gli adempimenti fiscali di questi soggetti, riducendone sensibilmente i costi.
Infine, una parte rilevante dell'extragettito, destinata allo sviluppo, è andata a rimpinguare le spese in conto capitale, in particolare quelle infrastrutturali, mentre 5 miliardi, poco meno di un terzo dell'extragettito, sono destinati a ridurre l'indebitamento.
Non possiamo non riconoscere che l'avvio del risanamento intrapreso con forza e determinazione da questo Governo, lungi ancora dall'essere conseguito, appare rallentato pur nel rispetto degli impegni assunti in sede europea e sia pure per ragioni politicamente comprensibili e persino giustificabili.
Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che il risanamento, proprio perché non può fondarsi su un ulteriore aumento delle entrate, passa necessariamente per una maggiore capacità di riqualificazione e riduzione della spesa pubblica: principio peraltro tenuto fermo in questa manovra, che ha visto in Commissione un notevole sforzo di ricerca di coperture alternative all'aumento delle pressione fiscale, quali ad esempio la significativa riduzione di alcuni costi della politica.
Se molto dunque è stato fatto in un tempo relativamente limitato, l'attenzione e lo sforzo risanatori non vanno tuttavia allentati. Ci aspettiamo che dall'approvazione di questa manovra tragga rilancio l'azione di buon Governo di questo Paese, che ha bisogno anche di una maggiore capacità di confronto costruttivo tra maggioranza ed opposizione sui grandi temi e le riforme di cui ha bisogno il Paese, a cominciare appunto dalle riforme necessarie a perseguire in modo più efficace quella emergenza nazionale, che è il risanamento dei conti pubblici. Ciò richiede la consapevolezza da parte del Parlamento, che sviluppo ed equità passano attraverso una maggiore capacità selettiva delle priorità dell'azione pubblica e la generale condivisione, anche in questa Aula, che lo strumento della legge finanziaria deve essere il luogo del confronto sui grandi temi della politica economica del Paese e non l'atto deputato a risolvere le molteplici istanze di produzione legislativa, tanto meno a soddisfare quelle meramente localistiche. (Applausi dal Gruppo Aut).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la finanziaria, così come modificata dal prezioso ed intenso lavoro della Commissione bilancio, completa ed integra il decreto-legge fiscale e prosegue con forza nell'impostazione che collettivamente ci siamo dati sul risanamento, misure di redistribuzione sociale e innovazione ambientale: i tre assi su cui si è mosso il Documento di programmazione economico-finanziaria.
È questa, a mio avviso, la missione dell'intera manovra per il 2008, che finalmente quest'anno - lo voglio dire con chiarezza - comincia ad avere ed a fare intravedere un suo progetto, appunto una sua missione. Un primo segnale di redistribuzione si era già avuto con il decreto n. 81 sulle pensioni minime (0,4 punti di PIL). Lotta all'evasione, recupero di base imponibile e restituzione progressiva ai contribuenti sono gli assi su cui è andata avanti la manovra 2008; un piano che comincia appunto ad essere attuato concretamente.
Nella manovra di quest'anno si procede in questa direzione con l'utilizzo dell'extragettito nel decreto fiscale per gli incapienti, come previsto dal comma 4 dell'articolo 1 della scorsa finanziaria ed altre misure sociali. E' già indicata per il prossimo anno la collocazione del recupero di nuove risorse dalla lotta all'evasione fiscale proprio nel fiscal drag e nella riduzione della pressione verso i lavoratori dipendenti, oggi che, finalmente, la questione dei bassi salari è diventata oggetto di discussione e di riflessione.
Significativi sul fronte sociale sono proprio gli interventi, finanziati in parte con tagli consistenti ai costi della politica, per eliminare, ad esempio, il ticket sulla diagnostica. È significativa la riduzione dell'ICI sulla prima casa e la detrazione IRPEF per tutti gli inquilini a basso reddito.
Vorrei però soffermarmi su due questioni fondamentali: il precariato e le misure ambientali contenute nel testo oggi alla nostra attenzione. Per quanto riguarda la prima questione, devo dire con molta chiarezza (rispondendo anche ad un articolo di ieri di Nicola Rossi, che addirittura parla della norma sui precari come di un venir meno dello Stato di diritto) che, come maggioranza, abbiamo fatto in Commissione un lavoro serio per il precariato, un lavoro equilibrato, di giustizia e di innovazione per quanto riguarda la pubblica amministrazione.
Presidenza del presidente MARINI (ore 18,53)
(Segue DE PETRIS). Vorrei ricordare - lo dico anche a coloro che magari interverranno contro questa norma - che qui non si sta parlando di una sanatoria tout court, ma di una riserva di concorso per coloro che, ormai da anni, svolgono funzioni fondamentali nella pubblica amministrazione, cioè i lavoratori a tempo determinato e i Co.co.co., cioè coloro che sono stati assunti a progetto. Francamente, scomodare lo Stato di diritto per una tale questione mi sembra voler ideologizzare la battaglia, perché di sola e pura ideologia si sta parlando. Dobbiamo riflettere sulla circostanza che l'amministrazione pubblica in questi anni non ha fatto altro, purtroppo, che incentivare l'utilizzo del lavoro precario.
Quindi, questa norma, in qualche modo, indica la strada di un piano triennale, ma anche l'obiettivo, fatta questa operazione, di mettere uno stop al ricorso a quella forma di lavoro all'interno della pubblica amministrazione. Una norma che è non solo un elemento di giustizia sociale, un riconoscimento per coloro che da anni lavorano in queste condizioni come precari all'interno della pubblica amministrazione, ma che credo serva anche a riqualificare, finalmente, la pubblica amministrazione, che negli ultimi anni, con il ricorso massiccio al lavoro precario ha avuto anche problemi di dequalificazione.
Serve per puntare a riorganizzare la pubblica amministrazione e a dare finalmente certezza al diritto. Non significa escludere chi ha merito, perché i concorsi si faranno; vi è una riserva del 40 per cento per il tempo determinato e del 10 per cento per i lavoratori Co.co.co. Nicola Rossi evidentemente frequenta poco le pubbliche amministrazioni, perché dovrebbe sapere che i Co.co.co. non sono coloro che vengono assunti dagli assessori o da chi ha incarichi politici (quelli, semmai, sono assunti nelle segreterie degli assessori a tempo determinato), ma coloro, come spesso accade nei servizi sociali e come è oggi la realtà all'interno delle amministrazioni comunali degli enti locali, che, anche con alta qualificazione, si occupano di sopperire a gravi mancanze di organico della pubblica amministrazione. Credo quindi che la maggioranza, che ne ha discusso a lungo, e la Commissione abbiano elaborato una norma assolutamente equilibrata.
Vengo ora al punto dell'innovazione ambientale. Siamo certamente soddisfatti di alcuni risultati importanti ottenuti. Certamente, per certi versi, andiamo piano. Nel DPEF avevamo indicato delle misure; stiamo semplicemente tentando di recuperare con alcune norme il tempo perduto rispetto ad altri Paesi europei. Si è fatta una grande esagerazione in questi giorni. Addirittura, il quotidiano «Italia Oggi» scrive oggi che i Verdi hanno sbancato Prodi, come se avessimo portato a casa chissà quali risorse e quali emendamenti.
In realtà (e mi spiace che il senatore Vegas non mi ascolti in questo momento), si tratta di un'operazione complessiva, che comprende anche l'attacco forsennato che in questi giorni e in queste ore si sta portando contro le norme sulla riforma degli incentivi nel campo delle energie rinnovabili.
Facciamo alcuni conti. Qui si afferma che ciò potrà portare ad un aumento delle bollette: badate, il testo che abbiamo varato in Commissione prevede, per raggiungere gli obiettivi europei e ricollocarci sul livello del 25 per cento del totale del consumo interno di energia elettrica ricavato da fonti rinnovabili, di stanziare 400 milioni di euro per i certificati verdi e circa 1,4 miliardi di euro per il sistema di conto energia, che si sommano a quanto già incentivato per le fonti rinnovabili dal CIP6 e dai vecchi certificati verdi. Si tratta di una spesa, a regime, pari a 3,5 miliardi di euro: 2,2 miliardi di euro in meno rispetto a quanto già stanziato nel 2005 per il solo CIP6 e per fonti che non erano rinnovabili.
Non facciamo altro, con la tariffa cosiddetta A3, contenuta nelle bollette, che spostare - come abbiamo fatto quest'anno intervenendo sulla norma del CIP6 - quelle risorse, sempre le stesse, dalle fonti inquinanti (che sono state la truffa degli ultimi anni) alle fonti rinnovabili, addirittura con un risparmio aggiuntivo. Infatti, si prevede che entro il 2010, quando questo sistema entrerà a regime (in base a dati che potete tranquillamente confrontare, anche con l'Authority per l'energia), il settore sarà in crescita e, a partire da quella data, anche la tariffa A3 sarà in calo e i consumatori ci guadagneranno.
Fino a oggi, dal 1992 al 2003, sono stati stanziati 30 miliardi di euro per il CIP6: il 92 per cento di queste risorse è stato destinato alle fonti inquinanti assimilate e solo l'8 per cento alle fonti rinnovabili. Tutto il grande clamore che è stato sollevato ha origine nel fatto che ancora oggi, in Parlamento e nel Paese, c'è chi vuole continuare a finanziare con i soldi dei cittadini le fonti inquinanti, portandoci fuori dall'Europa. Quelle che vi ho appena elencato sono le risorse che, secondo qualcuno, avremmo estorte: sono soldi dei cittadini che vengono finalmente destinati alle fonti rinnovabili.
Aggiungo che nel testo della legge finanziaria, varato in Commissione, è stato approvato un altro emendamento (di cui nessuno parla), a firma del relatore Legnini, che prevede una riduzione sulle bollette di 600 milioni di euro, proprio per la norma che permette la riparametrazione del costo evitato di combustibile: sono 600 milioni di euro in meno sulle bollette dei cittadini.
Abbiamo realizzato quest'operazione e finalmente riassegnato i fondi - neanche tutti, ma con il tempo riusciremo a giungere a regime - alle fonti rinnovabili e abbiamo consentito all'Italia di riprendere un percorso insieme con il resto dei Paesi europei.
Vorrei ricordare che abbiamo subìto procedure di infrazione per il modo in cui applicavamo il CIP6 per le fonti assimilate. Questa è finalmente un'operazione giusta che punta all'innovazione. Mi meraviglio, Presidente, che in Italia e in Parlamento se ne stia ancora discutendo, quando l'Europa ci indica degli obiettivi che dobbiamo raggiungere; credo che questa legge finanziaria, grazie a tutto il prezioso lavoro svolto in Commissione, abbia finalmente riposizionato l'Italia su un giusto percorso.
PRESIDENTE. Senatrice De Petris, la prego di concludere.
DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Non basta ancora. Penso che dobbiamo fare ancora molta strada sul terreno dell'innovazione ambientale, ma questa finanziaria finalmente ha imboccato la via giusta. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, SDSE, Ulivo e Aut).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Polledri. Ne ha facoltà.
POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, questa finanziaria è la finanziaria dell'Italietta; dell'Italietta che avete in mente, dell'Italietta piccola piccola, dell'Italietta più povera. Signor Ministro, i dati sono evidenti: un indebitamento netto derivante dalla manovra di 6,5 miliardi di euro, 0,4 punti del PIL, risorse recuperate per 5,4 miliardi, aumenti di spese e sgravi fiscali per quasi 12 miliardi di euro. Una bella torta, su cui ognuno ha messo le sue bandierine; bandierine di partito, per carità, importanti, ma senza futuro.
È un'Italietta meno sicura, un'Italietta dove non si destina nulla, se non qualche centesimo, per la famiglia; un'Italietta da mangiare. Siamo tornati all'Italietta della politica come costo. L'ultima notte si sono spartiti 4,4 miliardi di euro, cioè 100 euro a testa degli italiani per i Sassi di Matera, o per la fondazione di Parma, o per altro ancora (lì, si sono accontentati). Ma prima c'era già stato il mercato. I Verdi ci sono costati 824 milioni di euro; l'Ulivo 404 milioni; la Sinistra Democratica 51 milioni; il Gruppo per le Autonomie, non parliamone neanche: si tengono le tasse in Sud Tirolo e poi fanno pagare a noi i vari palazzi e gli uffici di giustizia.
Ma i voti si devono pagare, signor Ministro, e lei li ha pagati abbondantemente. Ha pagato, per esempio, con i supposti tagli alla Presidenza della Repubblica e alla Corte costituzionale; dove sono andati questi soldi, soldi importanti, derivanti dai tagli ai costi della politica? Sono andati, signor Presidente, agli italiani eletti all'estero: avevamo giustamente bisogno di avere cinque pasdaran venuti da fuori, perché non eravamo capaci di portare via i soldi da soli. Non ci bastavano i Cirino Pomicino e gli altri, persone che noi rimpiangiamo, perché avevano una cultura politica (la prima Repubblica aveva da insegnarci in questo senso)? No: abbiamo gli italiani eletti all'estero, che vengono giù di notte e prendono 18 milioni di euro; da distribuire come? A chi ha bisogno. In più, il Governo gliene dà altri 14 e altri 4 sono in tabella. Questi sono i soldi che i contribuenti spendono per mantenere la classe politica. Noi ne avremmo spesi in passato, ma questa volta li avete spesi voi.
Signor Presidente, non si è tagliata la spesa pubblica. Evidentemente non siamo più in grado di mantenere la macchina. Signor Ministro, lei ha stabilizzato i lavoratori socialmente utili, i lavoratori di pubblica utilità. Poi venite a fare il Partito Democratico a Milano e dite che avete attenzione per il Nord. Lasciateci in pace, non venite più a Milano. Lasciateci lavorare in pace, non occupatevi più del Nord, per piacere, perché quando ve ne occupate significa una sola cosa: tasse, tasse, tasse.
Siete abituati a dire una cosa e a farne un'altra. Adesso Rutelli, dopo aver fatto entrare centinaia di migliaia di extracomunitari e averli mantenuti con Veltroni, li vuole fucilare, li vuole mandare via. Ieri addirittura proponeva di mandare via chi non ha un reddito; peccato che ci sia la legge Amato-Ferrero che li fa entrare, peccato che vi siano i flussi programmati e i vari interventi del Corridoio.
Signor Presidente, la pressione fiscale è aumentata: dal 42,8 per cento si arriva al 43. Le imprese le avete tassate: avete ridotto in qualche modo l'IRES e l'IRAP, ma avete aumentato la base imponibile e soprattutto andate a colpire chi ha investito. C'è chi si è esposto con le banche per rimanere competitivo nei confronti dell'estero, facendo investimenti. Ora cambiano le regole del gioco: questi investimenti da oggi non sono più deducibili. Signori, non si può cambiare legislazione fiscale a ogni piè sospinto.
Sappiamo che il lavoro nero, che è la vera piaga del Paese, è al Sud. Lo sapete e non state facendo niente per colpirlo. Mandate la Guardia di finanza da chi lavora e magari si è dimenticato un modulo, perché tanto sapete che lì potete prendere i soldi; ma dove c'è la mafia la Guardia di finanza non va a controllare e se c'è un magistrato che, magari, indaga su alcune di queste situazioni viene trasferito.
Tuttavia, è sulle famiglie, signor Presidente, che abbiamo da fare le nostre rimostranze. Questo Paese non fa figli perché non ha un clima di fiducia e un assetto valoriale importante: non sappiamo, cioè, trasmettere la fiducia e la bellezza della famiglia. Certo, sono previsti sgravi sull'ICI e sugli affitti per 2,8 miliardi; peccato, però, che dall'altra parte sia disposta la rivalutazione degli estimi catastali. Pertanto, da una parte date - per un anno - e dall'altra gli estimi catastali aumenteranno.
Potremmo però citare tante norme; ad esempio, dobbiamo parlare dell'obbligo per gli utenti delle televisioni a pagamento (sono piccole misure che, però, vanno citate) di subire, nelle ore di punta, la trasmissione dei bellissimi film fatti dagli amici di Veltroni: ci sono, infatti, dei film minori, che non guarda nessuno e che sono pagati con i nostri soldi. Magari sono anche belli, ma un emendamento (non so a firma di quale senatore) approvato in Commissione bilancio stabilisce che le televisioni a pagamento e quelle nazionali nelle ore di punta debbano proiettare questi bellissimi film. Noi abbiamo detto: ridateci la "Corazzata Potëmkin"; obbligate la proiezione di quel film, perché in fondo siete rimasti anche comunisti. Signor Presidente, sono piccole cose, ma dei grandi numeri abbiamo già parlato.
Per quanto riguarda i farmaci di fascia C, avete impedito ai medici di prescrivere il nome della medicina. Faccio lo psichiatra (devo dire che c'è tanto lavoro) e ci sono pazienti che prendono da trent'anni determinate pastiglie per dormire: queste persone vengono da me e mi chiedono la medicina "x" perché dormono da trent'anni grazie a quella pastiglietta. Adesso il medico dice loro che devono prendere l'azepam, piuttosto che l'uazepam. Il vecchietto, allora, si chiede cosa sia, va in farmacia e deve chiedere il farmaco uazepam; il farmacista si consulta e gli mostra i farmaci. Visto che è il paziente a pagare, se vogliamo mettere le mutande al mondo possiamo farlo, ma ho l'impressione che vogliamo impedire anche ai medici di essere più liberi. Ho raccontato questo aneddoto (un grande comico direbbe "un nanetto") proprio per vedere anche il lato comico del lavoro di questo Parlamento.
Signor Presidente, nella finanziaria c'è poco o niente sulla sicurezza e sulla famiglia, ma c'è un po' di tutto; mi chiedo però dove sia l'anima di questa manovra e di questa maggioranza. Cerco un argomento serio, fatto bene: volete ridistribuire? Fatelo. Volete aumentare la crescita? Fatelo. Volete ridurre lo Stato? Fatelo. Invece, c'è un po' di tutto: si tratta di una bella torta dove ci sono le bandierine dei partiti e molti si sono messi in fila per poter mangiare la loro fetta, alla faccia dei contribuenti e dei padani. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanoletti. Ne ha facoltà.
ZANOLETTI (UDC). Signor Presidente, che questa finanziaria non raggiunga gli obiettivi necessari sempre, ma in modo particolare vista l'attuale situazione economica e sociale del nostro Paese (cioè la riduzione del debito, il rilancio dell'economia, una maggior giustizia sociale), non lo sostiene solamente in modo convinto tutta l'opposizione; lo hanno detto il Fondo monetario internazionale, le istituzioni europee, la Banca d'Italia, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) - che ha criticato non solo il merito, ma anche il metodo - e tutta una serie di commentatori e di economisti di segno diverso.
Che questa manovra contenga misure contrarie ai principi importanti dello Stato di diritto o della valorizzazione del merito, come sono le misure sulla regolarizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, lo dicono autorevoli esponenti della maggioranza.
Che vi siano delle previsioni di spesa non coperte con chiarezza lo dicono in tanti. Dunque, veramente una finanziaria tra le peggiori. Un insieme di misure scoordinate per raccogliere consenso, che dimostra non solo, per l'ennesima volta, le divisioni della maggioranza, ma direi di più: dimostra come questa maggioranza, avendo ormai la consapevolezza di essere giunta ad un punto morto ha messo da parte i disegni di programmazione e fa solo una finanziaria elettorale.
Anche le norme che riguardano l'agricoltura ci lasciano insoddisfatti e confermano questo giudizio generale. Poi tutti affermiamo, ed è vero, l'importanza del settore primario; diciamo che questo settore ha bisogno di un forte sforzo di modernizzazione per affrontare i nuovi problemi della globalizzazione dei mercati e sappiamo che l'agricoltura attraversa un momento difficile anche per gli sviluppi della normativa europea. Ebbene, di fronte a questa necessità, cosa avviene? Avviene non solo che non vengono applicate o vengono applicate in modo parziale e con ritardo le norme già approvate nel passato, perché questa finanziaria contiene veramente molto poco, pochissimo e il contenuto che c'è è assolutamente insufficiente.
Ad esempio, le agevolazioni fiscali sono solo conferme temporanee e non sono stabilizzate. Certi stanziamenti - mi riferisco, ad esempio, al comparto saccarifero, alla montagna - erano poco più che simbolici e sono aumentati di molto poco dopo il lavoro in Commissione; tante voci - si tratta di voci che contano, come gli incentivi per la pesca, la valorizzazione dei prodotti tipici, la repressione frodi - sono state ridotte: ripeto, ridotte. Tant'è che lo stesso parere dato dalla Commissione agricoltura è stato approvato fra il disagio anche dei membri della maggioranza con ben 13 pesanti osservazioni.
Stupisce questa condizione? Direi di no, non ci deve stupire troppo, perché continua a perpetuarsi questo atteggiamento del Ministro, della maggioranza e del Governo di disattenzione, di sottovalutazione della nostra agricoltura, che è anche un arretramento pesante rispetto a quanto era stato fatto dal precedente Governo nella scorsa legislatura. Cito alcuni esempi che confermano questa mia affermazione. Il primo è la critica svolta dalla Coldiretti in modo pesante, direi plateale. Ecco, questa, che è la maggiore delle organizzazioni professionali del mondo agricolo e che è stata tradizionalmente governativa, ha dato un giudizio che dovrebbe veramente far pensare.
Il secondo è costituito dall'evidenza che dall'inizio della legislatura in quest'Aula abbiamo discusso una sola volta in modo mirato dei problemi dell'agricoltura, peraltro su un problema che non direi fondamentale, cioè l'uso dei trucioli nel processo di invecchiamento del vino.
Il terzo (voglio dirlo con forza) è l'atteggiamento del Ministero e della maggioranza verso il problema del vino, che non solo ha una scarsa incidenza sul processo della nuova OCM vino se è vero, come è vero, che verrà approvata una nuova norma sull'etichettatura che danneggia pesantemente, anzi rischia di scardinare l'impianto forte della nostra viticoltura. Permettere che si facciano etichette con l'indicazione dell'annata per i vini da tavola significa rompere alla base la piramide delle DOC e delle DOCG che - ripeto - è stata importantissima per il progresso di qualità nella nostra viniviticoltura e che permette ad essa di vincere la concorrenza contro produzioni straniere sempre più agguerrite, che riescono a fare qualità a prezzi inferiori, per motivi strutturali e di legislazione.
Possiamo vincere questa battaglia solo se continuiamo a percorrere la strada della tipicizzazione, della individualità dei vini, dei collegamenti sul territorio. Questa norma, che sembra piccola, dà un colpo tremendo a questo impianto.
In secondo luogo, pur nella sacrosanta preoccupazione per gli incidenti stradali e nella più che giustificata lotta contro le stragi del sabato sera, si è lasciato che si determinasse una grande confusione che ha lasciato quasi come unico imputato il vino, mentre le cause sono molto più complesse. La soluzione andrebbe ricercata tenendo conto della verità, cioè che il vino non è come i superalcolici, non è uguale alle droghe secondo l'affermazione inaccettabile e direi scandalosa di un Ministro di questo Governo, ma lo si può utilizzare - anche se in modo appropriato e consapevole - come prodotto che ha virtù salutistiche. Soprattutto, però, sono persuaso che dalla cultura del bere, che nasce della nostra civiltà del vino, possa derivare proprio uno strumento forte per combattere gli abusi.
Ebbene, era ed è necessario predisporre una campagna di informazione, una azione pedagogica diffusa che concili la sacrosanta - ripeto - tutela della salute e della vita, che ci vede già tutti coinvolti, con l'invito ad evitare la criminalizzazione di un prodotto importante e di un settore che è assolutamente parte non solo dell'economia ma della storia del Paese.
Anche per questi motivi, il nostro giudizio sulla finanziaria, che lo stesso presidente Bertinotti ha definito malata, non può che essere pesantemente negativo. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Scarpa Bonazza Buora).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (AN). Signor Presidente, prima di entrare nel merito della finanziaria oggetto di dibattito, vorrei svolgere due premesse.
In primo luogo, mi sento sconcertato in qualche modo per l'intervento del ministro per i rapporti con il Parlamento Chiti. Come è stato ricordato in più interventi, quest'anno siamo di fronte ad un caso record rispetto agli anni passati in termini di emendamenti presentati e posti all'attenzione dell'Aula. È doverosamente stato dato atto che in Commissione l'opposizione ha lavorato con grande fermezza ma anche con grande senso di responsabilità, tant'è che siamo arrivati in Aula con il mandato al relatore.
Allora, non è accettabile e non può passare sotto silenzio che un Ministro per i rapporti con il Parlamento minacci da parte del Governo di apporre la questione di fiducia di fronte ad un comportamento del Parlamento che, almeno in questa occasione, ha visto il senso di responsabilità di entrambi gli schieramenti politici, una minaccia che credo offenda quasi più la maggioranza che l'opposizione.
Cari signori del Governo, è inutile arrampicarsi sugli specchi: se non siete in grado di tenere compatta la vostra maggioranza sui vostri testi e volete apporre il voto di fiducia, ditelo con chiarezza ma non attribuite responsabilità ad altri. Su questa prima premessa - pur non avendo studiato il greco posso ricorrere al latino, viste le varie versioni, da Esopo a Fedro e infine, La Fontaine - mi viene da concludere: superior stabat Chiti, longeque inferior oppositio. Allora, è inutile continuare ad accusare noi di praticare l'ostruzionismo, perché francamente quella del lupo e dell'agnello è una storiella antica, che spero anche le nuove generazioni di italiani potranno essere poste in condizione di conoscere.
La seconda premessa, signor Presidente, è la domanda che non ha avuto risposta e sulla quale lei, ad inizio seduta, si è augurato che il Governo desse una risposta. Non è un fatto specifico, di un singolo emendamento, ma una questione di una gravità istituzionale inusitata. Ricordo brevemente la domanda posta al Governo e al Ministro dell'economia. Il Parlamento e l'opinione pubblica italiana devono sapere perché all'emendamento 3.1000 il Governo ha fatto accompagnare la relazione tecnica firmata dalla Ragioneria generale dello Stato e perché, invece, l'emendamento 3.2000, presentato nello stesso istante, è stato fatto accompagnare da una lettera intestata Relazione tecnica e firmata dal sottosegretario Sartor.
Credo sia una domanda lecita. Il Governo può dare tutte le spiegazioni del caso, ma non può tacere. Non c'è un precedente in questi termini, altrimenti saremmo arrivati all'autocertificazione. Se il ministro dell'interno Amato avesse presentato un emendamento chiedendo una maggiore spesa per la sicurezza, sul quale tutti avremmo convenuto, con una stima del Ministero dell'interno di 100 euro e magari una stima della Ragioneria Generale dello Stato di 1 miliardo di euro, quale delle due relazioni tecniche noi, in quest'Aula, avremmo dovuto considerare ai fini della copertura?
Signor Presidente, vengo ora al merito dell'argomento in discussione, che non è semplicemente la legge finanziaria 2008, ma la manovra che il Governo ha proposto agli italiani, composta del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, del decreto-legge n. 159 e della vera e propria legge finanziaria che stiamo discutendo, per un totale di movimentazione di risorse pari a 27,7 miliardi di euro.
Questa è la manovra che stiamo discutendo, altro che manovra soft. In queste settimane, nei prossimi giorni, manovreremo 27,7 miliardi di euro più la lievitazione che è avvenuta in gran parte quando l'opposizione, per protesta contro la mancata relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, è uscita dall'Aula della Commissione bilancio.
Ebbene, signor Presidente, il Governo è consapevole di questi numeri e del fatto che, da quando ha presentato questi provvedimenti, in particolare da quando ha presentato la finanziaria a fine settembre e contemporaneamente la Relazione previsionale e programmatica, nonché la Nota di aggiornamento al DPEF, dichiarando che tutti i relativi andamenti economici e di finanza pubblica poggiavano sulla previsione di un tasso di cambio dollaro-euro pari a 1.30, la situazione è cambiata? Il Governo e la maggioranza sono consapevoli che recentemente, nelle ultime cinque settimane, il cambio dell'euro si è apprezzato a 1.45 e che ciò significa, quasi automaticamente, un punto in meno di crescita economica e mezzo punto in più di deficit pubblico?
I numeri di cui stiamo discutendo in quest'Aula, signor Presidente, quelli che risultavano a fine settembre, sono già radicalmente modificati. Avrei potuto capire la posizione del Governo, che dopo avere effettuato una manovra da 42 miliardi, l'anno scorso, si è ritrovato in cascina 25 miliardi di extragettito ed ha deciso di distribuirlo, determinando peraltro il raddoppio del deficit pubblico, secondo quanto risulta dai documenti ufficiali del Governo.
Su tali documenti, infatti, è scritto che, senza il decreto-legge n. 81 di luglio, senza il decreto n. 159 di ottobre e senza il disegno di legge finanziaria che stiamo discutendo, quest'anno il deficit pubblico sarebbe stato pari all'1,2 per cento del PIL e l'anno prossimo sarebbe stato dello 0,8 per cento del PIL. È scritto, inoltre, nei documenti del Governo che, dopo queste manovre, il Governo pone un obiettivo di deficit che quest'anno è il doppio, cioè il 2,4 per cento del PIL, ed è addirittura tre volte, cioè il 2,2 per cento, nel 2008.
Allora, il Governo spieghi cosa intende quando parla di risanamento. Il risultato è che, grazie all'azione di questo Governo, dopo avere nascosto il gettito e le entrate, si è speso l'extragettito in eccedenza rispetto agli andamenti tendenziali del deficit pubblico a legislazione vigente, il che vuol dire automaticamente che, con la legislazione prodotta da questo Governo, il deficit pubblico quest'anno è raddoppiato e l'anno prossimo triplicherà, passando dallo 0,8 al 2,2 per cento del prodotto interno lordo.
Non basta dire che saremo comunque sotto i parametri concordati con l'Unione europea. Con tutto il rispetto per l'Unione Europea, esiste l'articolo 81 della Costituzione italiana, che questo Governo sembra avere abrogato, nel silenzio dell'Aula e anche dell'opinione pubblica.
L'articolo 81 è saltato palesemente, sia con l'approvazione del decreto sul cosiddetto tesoretto di luglio e del decreto sull'extragettito di ottobre, sia con questa finanziaria, visto che il Governo sostiene che, portando il deficit allo 0,8 per cento e al 2,2 per cento nel 2008, questa differenza è esattamente l'ammontare complessivo della manovra cioè 25-26 miliardi di spesa.
Tuttavia, se il Governo avesse avuto un progetto strategico di politica economica, considerando che l'anno scorso ha movimentato 42 miliardi di euro e quest'anno 27 miliardi (siamo a quasi 70 miliardi di euro, avete movimentato 140.000 miliardi di vecchie lire!), se cioè il Governo avesse avuto un focus strategico, e avesse deciso di ripartire questo ammontare di risorse in cinque o sei grandi temi strategici (destinando ad esempio 10-20 miliardi alle strutture, 10-20 miliardi alla riduzione della pressione fiscale sulle famiglie, 10-20 miliardi alla riduzione della pressione fiscale sulle imprese, 10 miliardi all'incremento dei fondi per la ricerca, l'educazione, l'istruzione e la scuola), avremmo potuto magari dissentire sulla forma di copertura. Noi avremmo preferito infatti che questa fosse ottenuta attraverso i tagli agli sprechi della spesa pubblica, mentre il Governo - come ha fatto - avrebbe potuto proporre di coprirla con aumenti di pressione fiscale. Ma non c'è neanche questo, signor Presidente.
Il decreto-legge n. 81 del 2007, il cosiddetto decreto tesoretto di luglio, disperde 7 miliardi di risorse in 42 voci di spesa. Il decreto-legge n. 159 del 2007, il cosiddetto decreto tesoretto di ottobre, disperde altri 7 miliardi di risorse in 48 voci di spesa. Il disegno di legge finanziaria disperde 12 miliardi di euro di risorse movimentate in ben 78 voci di spesa.
Cari colleghi della maggioranza, l'assenza del progetto strategico di politica economica è palese; basta mettere il in fila i numeri. Ciò che però voi volete nascondere è la presenza di un progetto politico, non di politica economica, perché dietro ad ogni fettina di spesa pubblica dispersa a pioggia, c'è il nome e il cognome di un partito, di una componente, di una specifica rappresentanza della vostra variegata maggioranza.
Vi è allora assenza totale di un progetto di politica economica sull'altare della presenza di un preciso progetto politico di distribuzione e di acquisto politico di voti all'interno della maggioranza con i soldi dei cittadini. Qualcuno di voi ha accusato la controparte di comprare dei senatori, cosa tutta da dimostrare e assolutamente ridicola e risibile. Ammesso però che così fosse, almeno in quel caso si sarebbero usati i soldi personali e non quelli dei contribuenti italiani.
Chiudo con un'ultima notazione, Presidente. Cari colleghi della maggioranza, vi rendete conto che con 27,7 miliardi di risorse che avete così disperso in due decreti tesoretto e in questa finanziaria, avreste potuto proporre per le famiglie il raddoppio delle detrazioni per i figli per 7 miliardi, l'azzeramento dell'ICI sulla prima casa per 2 miliardi, la deduzione delle spese per l'istruzione dei figli e la deduzione delle spese per gli anziani?
Avreste potuto proporre l'azzeramento nell'ambito IRAP per tutte le piccole e medie imprese del monte salari come base imponibile, con la stessa cifra. Avreste potuto proporre un pacchetto sicurezza serio, con almeno 1 miliardo di euro di risorse. Avreste potuto proporre questi cinque o sei temi per la famiglia, per le imprese, per la ricerca, per le infrastrutture e per la sicurezza.
In quel caso noi avremmo potuto criticarvi, perché li avreste coperti con maggiori tasse, ma avremmo potuto pure acconsentire su questi obiettivi strategici. La verità è una sola: molti di voi avrebbero voluto realizzare con 27 miliardi di risorse gli interventi che ho appena menzionato, ma molti di voi non sono in grado di farlo, pur se nella loro intelligenza riescono a percepirlo, perché quei soldi servono a tenere compatta, con le mance e le mancette, la maggioranza, disperdendo 27 miliardi quest'anno, dopo i 41 miliardi dell'anno passato. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Costa. Ne ha facoltà.
COSTA (FI). Signor Presidente, onorevoli Ministri e Sottosegretari, colleghi senatori, dobbiamo dare atto alla buona volontà del Ministro dell'economia che ha pensato di tornare alle origini, in applicazione esclusiva e precipua dell'articolo 81 della Costituzione, che agli albori della Repubblica vedeva un bilancio che non aveva bisogno di una legge finanziaria che, evidentemente, tenta di risolvere, al momento dell'approvazione del bilancio dello Stato, le istanze e le aspettative della gente, via via crescenti in funzione del divenire dei bisogni del Paese.
Ella, Ministro, ha fatto del suo meglio, ma - ahimè - non poteva fare di più, poiché la sua maggioranza è così diversificata e così negativamente articolata in funzione dei piani e dei progetti di ogni singolo partito, divaricata rispetto all'orientamento che deve avere un Governo, che deve essere unico ed univoco, che evidentemente ogni sua buona intenzione non ha sortito il risultato sperato. Questo Paese, signor Ministro, lei lo sa meglio di me, abbisogna innanzitutto di riservare attenzione delle aree deboli del Paese, intendendo per aree deboli quelle laddove vi sono sacche notevoli di disoccupazione, prima tra tutte il Mezzogiorno, e quindi al riequilibrio territoriale.
Secondo, abbisogna di prestare attenzione alla ristrutturazione del sistema produttivo in costanza di fenomeni di macroeconomia e di natura sovranazionale che fanno sì che alcuni settori, che pure davano la possibilità di lavorare in questo come nei Paesi ad economia avanzata, oggi ahimè non ne danno più. Abbisogna di un ammodernamento e di una efficientizzazione della pubblica amministrazione, abbisogna di infrastrutture e di attenzione al sistema dei trasporti, perché ancora oggi aree del Paese come la Calabria, come la Puglia, vengono tagliate fuori, così come ahinoi accadde agli albori dello Stato italiano. La ricerca delle fonti energetiche, di fonti energetiche vere, che consentono di eliminare il gap del 30 per cento che noi abbiamo rispetto agli altri Paesi del maggior costo dell'energia.
Ebbene, non si può dire che l'utilizzo del cosiddetto tesoretto, avviato per rivoli e rivoletti, come quello della riduzione dell'ICI, per alcune categorie e non anche per l'intera categoria della prima casa la sperata riduzione dell'aliquota IRES, per altro mimetizzata e vanificata da una diversa considerazione delle poste di interessi attivi e di ammortamenti anticipati che ne vanificano l'aspettativa, il credito per l'assunzione nel Mezzogiorno, ma chi vuoi che assuma nel Mezzogiorno, nelle aree deboli del Paese, laddove manca la sicurezza e la certezza per l'impresa, per la famiglia e per la persona? E qui veniamo all'altra emergenza, quella della sicurezza del vivere civile, che certamente deve essere coniugato con l'accoglienza, ma che non può essere vanificato con il permissivismo e con la possibilità per chi viene da fuori di non rispettare questo Paese. (Applausi dal Gruppo FI).
Non è sufficiente l'attenzione alla maternità, all'infanzia, alla gioventù, alla terza età, mentre viene eliminato l'arbitrato, un istituto che solo consente di ausiliare l'autorità giudiziaria inadeguata e non diciamo in questo momento per quali motivi, ma non certamente per colpa di magistrati, ad affrontare il problema della giustizia civile. E allora, signori del Governo, voi sapete che una cattedra indipendente quale è la Banca d'Italia ci ha detto che la manovra accresce l'indebitamento, che la spesa corrente è aumentata, che la spesa pubblica supera il 50 per cento del PIL, non diciamo della pressione fiscale, che certamente laddove riteniamo di poterla ridurre per la categoria del lavoro dipendente, compiamo un'opera di diseducazione e di divisione del popolo italiano che non ha eguali: non possiamo trattare il lavoro dipendente diversamente dal lavoro autonomo, perché se è necessaria l'attenzione per il lavoro dipendente è altresì necessaria l'attenzione per il lavoro autonomo e per il lavoro autonomo e per il lavoro d'impresa. (Applausi dal Gruppo FI).
E allora ecco, amici, per tutti questi motivi e perché così com'è stato detto non emerge un progetto strategico nell'interesse del popolo italiano, noi daremo voto sfavorevole a questa vostra proposta di legge. (Applausi dai Gruppi FI e AN. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta.
Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 1818, senatore Albonetti.
ALBONETTI, relatore sul disegno di legge n. 1818. Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, i rari e rarefatti riferimenti alla legge di formazione del bilancio, disegno di legge n. 1818, ascoltati nel dibattito che si è sviluppato in queste due giornate in Aula, sono la spia di come, nonostante il lavoro fatto, il bilancio non sia ancora considerato strumento sufficientemente duttile per tornare ad essere, se non privilegiato, almeno oggetto di vera considerazione nella manovra finanziaria.
Ieri ho aperto la mia relazione con l'auspicio del ministro Padoa-Schioppa, che ha trovato positivo riscontro nell'intervento svolto quest'oggi, in tarda mattinata, dal senatore Sterpa (quando si è augurato che nel prossimo futuro non sia più necessaria la legge finanziaria). Tra il suddetto auspicio e la concreta realizzazione delle condizioni per il superamento della legge finanziaria, vi è ancora molto lavoro da fare, come si evince, per altro, dalla documentazione prodotta dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato negli ultimi mesi.
È sulla persistente rigidità del bilancio, in particolare per ciò che concerne le scelte allocative della spesa, che occorre intervenire, persistendo nella sfida della trasparenza che - come ho cercato di argomentare nella mia relazione di ieri - sta conseguendo le prime vittorie.
In conclusione, non posso che rinnovare l'invito a tutto il Senato della Repubblica ad offrire il proprio proficuo contributo affinché, sin dal prossimo gennaio, prosegua un serrato confronto istituzionale, finalizzato al miglioramento della duttilità, della trasparenza e dell'efficacia del bilancio di previsione dello Stato. (Applausi dai Gruppi RC-SE e Ulivo).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 1817, senatore Legnini. Ne ha facoltà.
LEGNINI, relatore sul disegno di legge n. 1817. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, desidero innanzi tutto ringraziare tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione intervenuti: il dibattito è stato ricco e interessante.
Naturalmente non vi è il tempo di replicare alle osservazioni formulate da molti, in particolare su temi specifici. Mi limiterò, in pochissimi minuti, a qualche battuta di replica sulle critiche di carattere generale, sull'impostazione della manovra finanziaria.
Si è detto, a partire dal discorso del senatore Vegas, ripreso da moltissimi altri colleghi, che stiamo varando una finanziaria con più spese, anche a seguito dell'intervento emendativo operato dalla Commissione, per di più senza copertura finanziaria. Queste affermazioni, che abbiamo ascoltato in questi giorni, in queste ore, sono generiche, talvolta pretestuose e, soprattutto, non supportate da alcuna specifica indicazione sulle presunte scoperture che si sarebbero verificate a seguito dell'approvazione di taluni emendamenti.
Si dice che abbiamo introdotto spese aggiuntive: a parte il fatto che gli interventi operati dalla Commissione sotto questo profilo sono di scarsa entità, l'affermazione non ha senso, se riferita, ad esempio, alla manovra che si è deciso di varare sul ticket. È questo un aumento di spesa? Il senatore Vegas e gli altri intendevano dire che l'abolizione del ticket costituisce un aumento di spesa? Certamente no: non lo si può sostenere, tanto più che quell'intervento, com'è stato detto, trova ampia, puntuale copertura ‑ da nessuno confutata nel merito né contestata relativamente alle singole appostazioni di copertura ‑ attraverso appunto i tagli di spesa.
Ma faccio anche altri due esempi, rapidamente. L'introduzione del credito d'imposta per gli assunti nel Sud, che copriamo con fondi già appostati nella legge finanziaria (come i fondi per le aree sottosviluppate), rappresenta un aumento di spesa? O quelle risorse erano già destinate allo sviluppo del Mezzogiorno e sono state finalizzate su una misura che riteniamo di particolare efficacia?
Oppure il pacchetto sui precari. Si è sostenuto, da parte di taluni, che vi sarebbe un intervento ampliativo, finalizzato ad una sorta di sanatoria: così non è. Il Fondo, istituito lo scorso anno, viene aumentato di soli 20 milioni di euro l'anno. Si opera un ampliamento molto contenuto sui requisiti soggettivi, sotto il profilo temporale della maturazione del diritto alla stabilizzazione; si conferma - e, se vi è bisogno di ulteriore precisazione, si può operare - la necessità delle procedure selettive.
Quindi, anche in questo caso, dov'è la corsa alla spesa, la sanatoria generalizzata?
Su un altro punto, Presidente, vorrei fare qualche battuta di replica. Si continuano a sostenere tesi come se, sotto il profilo della politica delle entrate, questa finanziaria costituisse il secondo tempo o la prosecuzione della finanziaria dello scorso anno: anche in questo caso, così non è. È stato detto e lo sottolineo: questa è una finanziaria che non contiene nessun euro in più di nuove entrate; anzi, si orienta la pressione fiscale verso la discesa. Lo si fa con interventi organici di riforma per le imprese, per tutte, comprese le piccole; lo si fa anche per le famiglie con gli interventi specifici ricordati e che riguardano, per esempio, il settore della casa ed altri settori. Vogliamo o non vogliamo acquisire consapevolezza che stiamo operando verso la riduzione della pressione fiscale? Questa è la domanda che vorrei porre ai colleghi.
Infine, il tema anch'esso molto ricorrente negli interventi, che riguarda i risparmi, in particolare quelle riferiti ai costi della politica.
In questi giorni, in queste ore, in quest'Aula e anche fuori, per la verità, c'è chi sostiene che abbiamo fatto troppo poco e c'è chi sostiene che abbiamo fatto troppo. Io credo che la verità stia nel mezzo, come spesso avviene: abbiamo fatto ciò che si poteva fare. Si può fare di più. Se il Governo stimerà, nei prossimi giorni, il complesso delle misure che sono state approvate, alcune molto innovative, si dimostrerà che il Senato ha operato interventi molto più incisivi di quelli originariamente prospettati e che si verificherà un risparmio sulla spesa pubblica molto consistente, da taluni ritenuto eccessivamente consistente. È la prima volta, signor Presidente, che il Parlamento, nel caso il Senato, fa sotto il profilo dei risparmi, del rigore più di quanto il Governo aveva proposto di fare.
Ho concluso, Presidente. Devo dire la verità: nel dibattito, ma anche esaminando le proposte emendative, non ho ascoltato molte proposte alternative concretamente praticabili rispetto a quelle recate nella legge finanziaria al nostro esame. Le stesse proposte alternative, fatte oggetto di emendamenti dell'opposizione, recano, esse sì, coperture non sostenibili, talvolta non commendevoli, che dimostrano la non sostenibilità di una proposta alternativa rispetto a quella che abbiamo fatto, rispetto a quella che abbiamo esaminato approfonditamente in Commissione.
Certamente ci sono ulteriori miglioramenti che quest'Aula e poi la Camera potrà apportare a questo testo, ma resto convinto del fatto che questa è una buona finanziaria, la migliore che si potesse fare in questo momento storico, sulla base di queste risorse e delle condizioni che ci sono date. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. Poiché il relatore di minoranza, senatore Vegas, non intende intervenire, ha facoltà di parlare il ministro dell'economia e delle finanze.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli senatori, ho seguito il dibattito dagli schermi televisivi durante la mia giornata di lavoro al Ministero. La mia replica consisterà di breve considerazioni generali e di risposte specifiche ad alcune delle questioni sollevate.
I disegni di legge finanziaria e di bilancio per il triennio 2008-2010 approdano all'Aula del Senato dopo una costruttiva discussione della competente Commissione.
Rispetto allo scorso anno, è migliorata la struttura del disegno di legge finanziaria, che si presenta più snella nella forma e più ordinata nei contenuti. Specularmente al bilancio dello Stato, la finanziaria è ora strutturata per missioni, permette un'immediata valutazione delle risorse complessivamente disponibili per perseguire le finalità di pubblico interesse. La struttura non è certo perfetta, andrà forse modificata in alcune parti, ma, come ha sottolineato efficacemente la senatrice Menapace e come hanno sottolineato altri parlamentari, anche dell'opposizione, il Parlamento e il Governo sono ora in condizione di governare meglio gli eventi contenuti nei documenti finanziari.
La Commissione bilancio ha lavorato, nelle scorse settimane, sul testo uscito dal Consiglio dei ministri. Sono stati rispettati i tempi, e di questo ringrazio il Presidente della Commissione e il relatore. Si è svolta una discussione pacata nei toni e costruttiva nei contenuti, che ha portato ad individuare alcuni qualificati emendamenti. Questi permettono di meglio soddisfare esigenze su cui il Governo, nella struttura originaria del disegno di legge, non aveva mostrato la stessa sensibilità della Commissione.
Il passaggio parlamentare della manovra di bilancio è momento essenziale e non sostituibile della vita di una democrazia; procedure diverse, che pure sono presenti nelle esperienze di alcuni Paesi europei, non mi paiono da imitare. La manovra di bilancio viene preparata sempre, purtroppo, in maniera concitata. La mancanza della necessaria riservatezza e l'esiguità dei tempi impongono che il documento venga approntato prima che siano del tutto esaurite le necessarie interlocuzioni politiche e sociali. Il passaggio parlamentare permette allora una riflessione adeguata ed un dibattito approfondito, che favoriscono il miglioramento del documento.
I problemi ai quali il bilancio e la finanziaria devono dare risposte sono molti, eterogenei, complessi; la maggior parte di essi ruota intorno al tema della crescita economica. Ho insistito più volte sulla sottocapitalizzazione del Paese, sulla necessità di interventi di politica economica che favoriscano gli investimenti produttivi e permettano una crescita economica più sostenuta. Ma non c'è crescita senza stabilità macroeconomica, senza conti pubblici sani e sostenibili. L'avanzo primario che si era azzerato nel 2005 si è riformato, raggiungendo nel 2007 il 2,5 per cento. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo ha ripreso a scendere e l'obiettivo di portarlo sotto il 100 per cento è a portata di mano: è questo il migliore investimento per il futuro. Un debito in calo significa minore spesa annua per interessi, più investimenti produttivi, la possibilità di ridurre la pressione fiscale sui cittadini che pagano onestamente le tasse.
Il Paese ha poi bisogno di colmare un deficit di equità, che ha portato negli ultimi anni l'aumento della povertà relativa, che ha allargato il divario tra lavoratori stabili e precari, senza un adeguato sistema di tutele, che ha lasciato pressoché invariato il divario territoriale.
Crescita, risanamento, equità: l'azione del Governo si muove lungo queste tre linee contemporaneamente e ciò rende complesso ogni disegno di legge finanziaria. Come ebbi modo di dire qui il 3 ottobre, è questo il modo per operare oggi guardando al futuro. Ma intervenire in maniera strutturale richiede tempo; non è una sola manovra finanziaria a poter risolvere difficoltà che si sono accumulate nel corso di anni.
Sono direttamente impegnato nel migliorare la qualità della spesa pubblica. Circa 500 miliardi di euro sono iscritti nel bilancio pubblico sulla base delle leggi esistenti. La finanziaria rappresenta non più del 2-3 per cento di questa ingente massa di risorse. La finanziaria non è il solo strumento che può significativamente incidere. Servono una migliore programmazione delle risorse esistenti, una gestione orientata ai risultati, un'analisi e revisione critica dei programmi di spesa per riorientare le risorse - questo sì con la finanziaria - verso iniziative ritenute prioritarie.
Vengo ora ad alcune osservazioni su punti specifici sollevati da onorevoli senatori durante il dibattito in Aula.
Il senatore Maninetti osserva che il «Libro verde sulla spesa pubblica», da me presentato all'inizio di settembre, è rimasto lettera morta. Il Libro verde indica un percorso di innovazione culturale e amministrativa e un approccio diverso alla spesa pubblica: mostra che spendere meglio è possibile. Non mi meraviglio allora che in un mese il Libro verde non abbia dato pienamente i suoi frutti; mi meraviglio, invece, che nei cinque anni della legislatura precedente non si sia sentita la necessità di lavorare lungo la direzione del miglioramento della qualità della spesa.
Il senatore Sterpa si augura di tornare alla legge di bilancio e di mandare in soffitta la finanziaria. Egli sa che questo è anche l'auspicio da me espresso durante l'intervento del 3 ottobre, ma il senatore Sterpa sa anche che questo è un cammino lungo. Il libro verde - spero che egli me ne dia atto - fornisce materiali conoscitivi indispensabili per muoversi in quella direzione.
La manovra di bilancio esce dal lavoro svolto in Commissione intatta nella sua struttura e nei suoi interventi principali. Si confermano gli obiettivi per il 2008: un rapporto tra deficit e prodotto interno lordo al 2,2 per cento, in linea con gli impegni concordati in sede europea. Questo ci pone ben al di sotto della soglia massima del 3 per cento fissata dal Trattato di Maastricht e ci fa sperare nella chiusura della procedura di deficit eccessivo.
Ho notato con soddisfazione che diversi interventi in quest'Aula, tra i quali quelli del senatore Banti e del senatore Ria, hanno evidenziato l'importanza della ricostituzione dell'avanzo primario. Al senatore Curto, il quale afferma - cito testualmente - che abbiamo "dilapidato i vari tesoretti determinati dalla politica virtuosa del precedente Governo", mi permetto di far osservare che quella politica non è stata virtuosa e che non vi è stata nessuna dispersione di risorse finanziarie nel 2007.
Il decreto di luglio e quello di settembre hanno permesso di rimettere in moto le amministrazioni pubbliche, di anticipare spese per infrastrutture che andavano in ogni caso sostenute, di aumentare le pensioni minime e di onorare gli impegni in tema di aiuto allo sviluppo. Il senatore Martone ci ricorda gli alti impegni in tema di cooperazione allo sviluppo.
Credo che gli interventi della finanziaria e del decreto-legge n. 159 che l'ha preceduta diano risposte importanti. In nessuno degli anni passati è stato fatto tanto quanto realizzato proprio in questi mesi. Il lavoro svolto sul testo del disegno di legge finanziaria nella Commissione bilancio, attraverso gli emendamenti approvati, ha rafforzato alcune componenti dell'azione di Governo e corretto, dal punto di vista tecnico, alcuni difetti, sempre presenti quando si predispone un documento complesso come la finanziaria. Vi è da parte mia un apprezzamento non formale al Presidente, al relatore e ai membri della Commissione per questo importante risultato.
Nuovi incentivi all'occupazione nel Mezzogiorno; potenziamento delle dotazioni di risorse umane in alcuni settori strategici, come la lotta all'evasione, la tutela dell'ambiente; il funzionamento della giustizia; conferma, anche per il 2008, dell'abolizione dei ticket sanitari; incremento del fondo per le non autosufficienze: sono queste le principali misure uscite dalla discussione della Commissione che vanno nella direzione tracciata dall'azione del Governo di coniugare l'efficienza e il rigore con l'equità sociale.
Tutte le iniziative contenute nel disegno di legge hanno copertura finanziaria, così come previsto dalla Costituzione. Si tratta più precisamente delle questioni attinenti l'impatto sul saldo netto da finanziare, che riguarda il bilancio dello Stato, così come previsto dall'articolo 81 della Costituzione. Le voci che si sono sollevate in questi giorni in merito a presunte situazioni di non copertura - e mi riferisco in particolare all'emendamento che ha prorogato la sospensione fino a tutto il 2008 del ticket sull'assistenza ambulatoriale specialistica di 10 euro - sono favole strumentali e poco responsabili.
BALDASSARRI (AN). Allora perché manca la bollinatura?
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Riguardano più propriamente la stima degli effetti sull'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, che è un aggregato statistico. Ricordo all'Assemblea che l'effetto di qualsiasi provvedimento finanziario sull'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni è materia di stima, non è un dato certo, in quanto lo stesso concetto di indebitamento netto è una costruzione statistica basata su convenzioni internazionali.
Il deficit che si è creato nella scorsa legislatura e l'abnorme differenza tra fabbisogno di cassa e indebitamento netto che è stata evidenziata nella passata legislatura da parte di istituzioni nazionali ed internazionali sono la prova di quanto le stime possano essere fallaci. Abbiamo trovato un dissesto dei conti pubblici; stiamo faticosamente operando per correggerlo. (Commenti dai banchi dell'opposizione).
BALDASSARRI (AN). Tira fuori i numeri!
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Basta!
PRESIDENTE. Per favore, colleghi, il Governo ha il diritto di replicare. Si è svolto un dibattito vivacissimo, giustamente, di critica: il Ministro ha il diritto di replicare.
FERRARA (FI). Ne sta dicendo troppe, signor Presidente.
PRESIDENTE. Vi prego, colleghi.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Dicevo che abbiamo trovato un dissesto dei conti pubblici e che stiamo faticosamente operando per correggerlo. (Vivaci proteste dai banchi dell'opposizione. Applausi dai banchi della maggioranza).
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Basta! Non è vero!
IZZO (FI). Signor Presidente, non deve provocare.
PRESIDENTE. Per favore, colleghi. Signor Ministro, prosegua.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Mi pare che il concetto sia chiaro.
Ho letto alcune insinuazioni di stampa. Con la Ragioneria generale dello Stato, uno dei quattro Dipartimenti in cui si articola il Ministero dell'economia e delle finanze, c'è un'intensa e proficua interlocuzione, quale è possibile tra persone cresciute nella stessa cultura ed educazione al senso dello Stato.
BALDASSARRI (AN). Perché manca la bollinatura, allora?
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. L'insieme delle iniziative contenute nella manovra finanziaria è rimasto intatto dopo il passaggio nella Commissione bilancio e per questo ritengo superfluo ripercorrere tutto il disegno di legge. Cito solo alcuni punti sui quali la Commissione è intervenuta con miglioramenti.
Inizia la restituzione fiscale: l'aumento della detrazione ICI sulla prima casa, il bonus per i soggetti a basso reddito e i loro familiari, le diverse agevolazioni fiscali predisposte con la manovra sono possibili grazie all'azione di contrasto all'evasione fiscale. Sono d'accordo con la senatrice Pellegatta che il potenziamento della lotta all'evasione è un'importante innovazione introdotta nel testo originario della finanziaria. Va poi ricordato l'importante emendamento approvato dalla Commissione, che destina l'eventuale gettito aggiuntivo alla riduzione della pressione fiscale sui lavori dipendenti.
Il disegno di legge finanziaria fornisce anche una prima risposta, forse ancora parziale, alla riduzione dei costi della politica. Il lavoro in Commissione ha introdotto la riduzione del numero dei membri del Governo in modi e forme compatibili con la Costituzione e ringrazio il senatore Villone per averlo ricordato in quest'Aula.
Anche le modifiche apportate dalla Commissione ad alcune norme, in particolare quelle sulle comunità montane, hanno mantenuto il senso complessivo degli interventi, malgrado ciò che ha affermato questo pomeriggio il senatore Saia. Il tema dei costi della politica è complesso e differenziato - come ha sottolineato il senatore Perrin - non tutti i costi sono sintomo di inefficienza: questo vale per i consigli circoscrizionali, per le indennità parlamentari, per il numero dei consiglieri comunali.
Sottolineo, per inciso, che l'intervento proposto dal Governo e perfezionato dalla Commissione in merito alle Comunità montane ha l'obiettivo di ridurre i costi impropri delle strutture per destinare i risparmi in favore dei territori montani, attraverso l'aumento del Fondo per la montagna; fondo che era stato prosciugato nel corso della precedente legislatura.
Per lo sviluppo del Mezzogiorno, utilizzando risorse già stanziate con il Fondo per le aree sottoutilizzate, l'emendamento approvato in Commissione prevede per il 2008 un credito d'imposta per l'assunzione a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, superiore ai 4.000 euro l'anno per lavoratore e queste somme diventano quasi 5.500 euro l'anno nel caso di assunzione di donne: rispettivamente, oltre 330 euro al mese e oltre 415 euro al mese.
L'utilizzo di strumenti automatici riduce la burocrazia connessa all'erogazione discrezionale di incentivi, pone tutte le imprese sullo stesso piano, permette la crescita dell'occupazione a tempo indeterminato, soprattutto delle donne. Va anche ricordata l'aumentata efficienza dell'utilizzo delle risorse, facendo confluire quelle del FAS nel quadro strategico nazionale e attivando - lo sottolineo - 100 miliardi di euro fino al 2013.
Vi è poi il capitolo sicurezza, tema che è al centro del dibattito nel Paese in questi giorni. La finanziaria interviene stanziando risorse aggiuntive per i Carabinieri, per la Polizia di Stato, ma anche per chi opera a tutela del territorio e dell'ambiente: i Vigili del fuoco e il Corpo forestale dello Stato. È chiaro che senza risorse finanziarie non si fa lotta alla criminalità e il Governo ha mostrato, nei limiti dei vincoli di bilancio, un impegno e uno sforzo straordinari; inoltre, la stessa Commissione bilancio ha rafforzato e incrementato le risorse disponibili. Tuttavia, è altrettanto certo che la lotta alla criminalità richiede anche, come tutti i settori della pubblica amministrazione, un continuo sforzo per individuare le migliori pratiche che si realizzano quotidianamente nell'operare delle forze dell'ordine e applicarle a tutte le realtà diffuse nel territorio.
Infine, vorrei sottolineare l'attenzione alle problematiche dell'ambiente. Una politica economica che guarda al futuro deve tutelare le proprie risorse naturali e ambientali. Tra le iniziative contenute nel disegno di legge finanziaria ricordo la conferma degli stanziamenti per Kyoto, la creazione di nuovi parchi urbani, le misure per il contrasto al dissesto idrogeologico, gli ampi sgravi fiscali per le spese di ristrutturazione delle abitazioni secondo criteri di ecoefficienza. In quest'ambito rientrano anche gli interventi citati dalla senatrice Donati per migliorare la mobilità dei centri urbani. Sono risposte concrete a esigenza non più procrastinabili di una migliore qualità dell'ambiente.
Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo ha attentamente ascoltato i lavori di quest'Aula e ne ha apprezzato i toni costruttivi da parte sia delle forze di maggioranza sia di quelle di opposizione. Credo che questo sia segno di piena consapevolezza del Parlamento, del cambiamento in corso nel Paese, della fine della contrapposizione ideologica e della forte richiesta che viene dai cittadini di dare risposte concrete e tempestive a problemi reali.
I disegni di legge finanziaria e di bilancio in discussione sono tasselli dell'azione intrapresa dal Governo per il risanamento economico, per ridurre la disuguaglianza sociale, per garantire una crescita del Paese sostenibile oggi e nei prossimi anni.
Abbiamo coniugato le molteplici esigenze del Paese guardando all'oggi, ma non meno al domani. Non abbiamo moltiplicato i pani e i pesci. Più modestamente abbiamo cercato di usare nella maniera più ragionevole le risorse disponibili.
Spero che il Parlamento lavori per migliorare ulteriormente il testo uscito dalla Commissione bilancio, nel rispetto dei tempi previsti e in modo che si possa avere un ordinato iter per l'approvazione del disegno di legge, senza ricorrere al voto di fiducia. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
PRESIDENTE. Con la replica da parte del Ministro dell'economia e delle finanze si é conclusa la discussione congiunta dei provvedimenti all'ordine del giorno.
Passiamo ora al seguito della discussione del disegno di legge n. 1818.