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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


PASTORE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, intervengo per illustrare una questione pregiudiziale.

Avrei evitato di prendere la parola su questo punto anche a seguito delle altre questioni sollevate dai colleghi dell'opposizione e dal relatore di minoranza se la Commissione bilancio non avesse introdotto nel testo del disegno di legge finanziaria che è alla nostra attenzione una norma assolutamente unica nel panorama della storia della nostra Repubblica.

Mi riferisco non tanto ad altre disposizioni di minore rilevanza, alcune assolutamente originali, quale ad esempio quella che rinvia la riduzione del numero di Ministri e Sottosegretari al futuro Governo (non ad una futura legislatura o ad un termine certo, ma ad un futuro Governo, e sarei curioso di conoscere il parere sul piano della cifratura di questa norma, ma anche l'opinione di chi magari con una certa pignoleria può individuare nella storia della nostra Repubblica una norma analoga che entri in vigore con la caduta del Governo e con la formazione di un altro Governo); signor Presidente, mi voglio riferire ad un'altra disposizione che contrasta in maniera netta, decisa ed inequivocabile con l'articolo 97 della Costituzione e con oltre cinquant'anni di giurisprudenza della Corte costituzionale. Si tratta dell'articolo 93, comma 5 e successivi, del disegno di legge finanziaria, in cui si prevede la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, dove per precari si intendono non solo coloro che sono stati assunti con contratto a tempo determinato, ma addirittura - udite, udite - coloro che sono stati assunti con contratti di collaborazione a progetto.

Credo che il più fantasioso dei giuristi, degli economisti e dei politici non avrebbe forse trovato una norma più originale per cozzare contro l'articolo 97 della Costituzione. Per fortuna, Presidente e cari colleghi, qualcuno se ne sta accorgendo.

Oggi, sul «Corriere della Sera», giornale certamente non malevolo nei confronti di questa maggioranza, vi è un articolo autorevole intitolato: «Precari, licenziato lo Stato di diritto». Stiamo, infatti, mettendo una pietra tombale su un principio sacrosanto del nostro ordinamento. Mi riferisco al principio per cui l'accesso agli impieghi nella pubblica amministrazione dev'essere effettuato per concorso, salvo eccezioni stabilite dalla legge. L'eccezione diventa invece una regola e chi è precario nella pubblica amministrazione diventa dipendente pubblico.

Si tratta di una norma indecente, Presidente, e sicuramente incostituzionale. Essa è diseducativa, com'è stato sottolineato anche nel suddetto articolo, e costa allo Stato; non si sa chi si gioverà di queste risorse.

Vorrei chiedere ai presenti in quest'Aula e al Ministro dell'economia se sono stati fatti dei conti sul peso finanziario di questa norma. Vorrei chiedere al Ministro della giustizia, che dovrà votare questa norma, se ritiene che essa sia confacente allo Stato di diritto e ai princìpi costituzionali e se lui è disponibile a sostenerla con il suo voto personale, oltre che con il voto del suo Gruppo politico.

Vorrei chiedere ai colleghi senatori cosa pensano di questa norma. Vorrei chiedere agli illustri senatori a vita che hanno ricoperto la carica di Capo dello Stato se avrebbero mai controfirmato e promulgato una legge del genere.

Vorrei chiedere a coloro che sono stati nominati senatori a vita per aver illustrato, per definizione della norma costituzionale, la Patria con alte iniziative di carattere sociale, scientifico, artistico e letterario, se condividono sotto il profilo morale e politico una norma del genere. A tutti questi soggetti, Presidente, chiedo un esame di coscienza e di votare pertanto a favore di questa pregiudiziale.

Signor Presidente, mi consenta altri due minuti perché il problema non può essere posto all'ultimo momento. Siccome si prospettano ipotesi di voto di fiducia o altro, al di là della questione politica, della leggerezza del numero degli emendamenti e della complessità della legge, vorrei che lei, Presidente, facesse una seria riflessione e un'analisi di ciò che si è detto in un anno sul tema delle fiducie sui maxiemendamenti. Mi auguro che la Presidenza - e non ho motivo di dubitarne - sia all'altezza della valutazione e della riflessione fatta su questo argomento. Mi auguro che su questo tema ci sia una posizione ben più articolata ed approfondita da parte di tutti gli attori di questa vicenda, che spero non arrivi a conclusione con un voto di fiducia. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. Ricordo che, a termini di Regolamento, sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo parlamentare.