MORANDO (Ulivo). Signor Presidente, non ho intenzione di far perdere tempo all'Aula, ma la questione che è stata posta è rilevante. Non voglio adesso occuparmi dell'apposizione della questione di fiducia o meno, non è mia competenza, non è l'argomento di questa sera. Questa sera vorrei soltanto richiamare ai colleghi ciò che abbiamo in larga misura convenuto a proposito delle regole della sessione di bilancio (o meglio, a proposito di buone regole della sessione di bilancio, che bisognerebbe poi avere la forza, il centro-sinistra ed il centro-destra, di approvare), quello cioè che concludemmo a questo proposito dopo il lungo dibattito che ha impegnato, nella primavera scorsa, le Commissioni bilancio di Camera e Senato.
A proposito dei lavori delle Commissioni bilancio in ordine alla legge finanziaria abbiamo in larga misura convenuto (perché a questo riguardo la proposta che poi ha approvato la maggioranza era perfettamente contenuta in una proposta avanzata dal Governo di centro-destra nella scorsa legislatura) che in Commissione, una volta definita la possibilità di stabilire con certezza il tempo della conclusione dei lavori, cioè affermato in buona sostanza anche sotto il profilo formale il diritto di contingentare i tempi (inducendo così la maggioranza e l'opposizione a non perdere tempo a fini di arrivare al termine dei lavori senza concluderli con il mandato al relatore di maggioranza, di minoranza o di entrambi), bisognava creare le condizioni per un esame puntuale di tutti gli emendamenti presentati.
In sostanza, tutti gli emendamenti presentati in Commissione dovevano avere caratteristiche tali da consentire un approfondimento tecnico adeguato, che si può fare di fronte a un'Assemblea di 25 persone, ma non si può fare di fronte a un'Assemblea di 300 persone. Abbiamo invece ipotizzato che in Aula, svolto questo lavoro di istruttoria, in fondo copiando modelli che a parole diciamo tutti di voler imitare, salvo poi disattendere questo impegno al momento opportuno, il confronto avrebbe dovuto essere organizzato - e dovrebbe organizzarsi - per contrapposizione di articoli: tanti sono gli articoli licenziati dalla Commissione con un voto che si ritiene sostenuto dalla maggioranza (se nel frattempo non è intervenuta una crisi politica), tante, grosso modo, possono essere le proposte avanzate dai Gruppi per prospettare legittimamente un'alternativa di fronte all'Aula.
Non c'è dubbio, da questo punto di vista, che per ora non siamo arrivati a questo esito positivo per quanto riguarda l'Aula. Ci siamo invece arrivati (e l'opposizione ha dato un contributo determinante allo scopo) per quello che riguarda i lavori della Commissione. Io ho preso la parola soltanto per sottolineare (fermo restando che ora vedremo quello che accadrà in Aula) che per la parte relativa alla Commissione le indicazioni di lavoro, sia pure non ancora tradotte in modificazioni del Regolamento, che emergevano da quel dibattito si sono tradotte in atto e hanno consentito alla Commissione di lavorare positivamente.
Aggiungo un'unica considerazione politica: dal punto di vista della maggioranza, e credo anche del Governo, quello uscito dalla Commissione è il testo della finanziaria che si vuole far uscire dal Senato della Repubblica (Commenti del senatore Stefani).
Non c'è - a nostro avviso - alcun emendamento da presentare: è una scelta politica, non è una questione di Regolamento, è una mera scelta politica. Riteniamo soddisfacenti le scelte operate dalla Commissione a proposito di tutti gli emendamenti esaminati. Naturalmente avete visto in che cosa si è tradotta questa scelta: mi riferisco alla mancata presentazione di emendamenti da parte di quasi tutti i Gruppi della maggioranza. Questa è la scelta politicamente legittima che la maggioranza ha assunto per rendere chiaro che il testo che noi vogliamo difendere nel corso dell'esame dell'Aula è il testo uscito dalla Commissione. Niente di più volevo dire ed è quanto ho detto. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Formisano).