Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (600 KB)

Versione HTML base



Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


*AZZOLLINI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

AZZOLLINI (FI). Signor Presidente, vorrei avanzare anch'io una questione pregiudiziale. Nel prospetto di copertura della legge finanziaria, redatto ai sensi di una norma della legge di contabilità direttamente attuativa dell'articolo 81 della Costituzione, emerge che la grandissima parte dei mezzi di copertura degli oneri correnti della legge finanziaria 2008 dipendono dall'andamento delle entrate a legislazione vigente, attraverso l'utilizzo del cosiddetto miglioramento del risparmio pubblico tendenziale: la percentuale di utilizzo dell'ammontare di risorse così a disposizione è pari a circa il 75 per cento per il 2008, al 73 per cento per il 2009 e al 72 per cento per il 2010, una percentuale assai considerevole.

Ora, poiché la previsione del saldo corrente a legislazione vigente del 2008 dipende in maniera quasi automatica dall'andamento delle entrate (con un'elasticità pari quasi all'unità) e quindi dall'andamento del Prodotto interno lordo, ne deriva che l'attenzione deve essere spostata su questo ultimo versante.

Al riguardo, il Governo assume una previsione di aumento del Prodotto interno lordo per il 2008 pari all'1,5 per cento. Gli organismi internazionali, tra i quali il Fondo monetario internazionale, e i più autorevoli istituti di previsione interna (come l'ISAE), stimano una crescita più bassa, con valori compresi tra l'1,3 e l'1,4 per cento. Al momento, poi, le previsioni stanno ancora peggiorando e tutto ciò, naturalmente, inficia sia la sostenibilità della previsione governativa, su cui si basa la stima delle entrate del 2008, che il saldo corrente del 2008.

Basti pensare, signor Presidente, che a ogni 0,1 per cento di prodotto interno lordo in meno corrisponde una riduzione di entrate del bilancio pari a circa 4 miliardi di euro, così erodendo il margine di saldo corrente ancora da utilizzare. A ciò vanno aggiunti gli effetti espansivi, sul lato della spesa, dell'eventuale più debole dinamica del PIL e, aggiungo, dell'iter della legge finanziaria, come già ben spiegato dal relatore dell'opposizione.

Tali argomentazioni sono state ulteriormente corroborate dalle valutazioni espresse in sede di audizione parlamentare ed in altre sedi dal Governatore della Banca d'Italia. In proposito, pur partendo dalla premessa che il 2006 ha visto un miglioramento dei conti della spesa primaria e del divario di questa con l'incremento del prodotto - ovviamente da ascrivere almeno in parte all'azione del precedente Governo - anche la Banca ha osservato che tale progresso è perlopiù conseguito grazie al forte aumento delle entrate, raggiunto negli ultimi due anni, sintetizzato in un aumento della pressione fiscale, giunta al 43 per cento.

Del resto, pur essendo proseguito anche nel 2007, tale miglioramento ha però fatto leva principalmente sulla crescita delle entrate per cui, pur aumentando la pressione fiscale, l'incidenza della spesa primaria corrente sulla spesa complessiva è non di meno rimasta invariata e, aggiungo, con l'iter di questa finanziaria sembra poter ancora aumentare: ciò, se posso dirlo, in barba al cosiddetto Governo che predica il rigore. Insomma, per la Banca d'Italia i correttivi adottati non frenano la dinamica della spesa, dal momento che esistono ampi margini per conseguire risparmi in tutte le principali voci.

Tra l'altro, il Governo ha segnalato bene la sua decisione - strana decisione! - di posticipare gli interventi sulla spesa e ciò, naturalmente, finisce per accrescere le manovre correttive necessarie per il raggiungimento del pareggio di bilancio. In sostanza, il Governo non ha affrontato subito la spesa, ma ha preferito rinviare le manovre per la sua riduzione alla fine degli anni previsti, cioè al 2011, e ciò quando è possibile che il ciclo sia più basso e dunque la riduzione molto più difficile: una decisione davvero irresponsabile da parte del Governo. Infatti, il Fondo monetario internazionale ha segnalato come sia urgente per il nostro Paese, alla luce degli scenari di rallentamento della crescita internazionale dei prossimi anni, un'accelerazione nel percorso delle riforme di politica economica necessarie e vi sia dunque la necessità che si vada in senso perfettamente inverso a quello scelto da questo Governo. Non vi è chi non vede dunque come il deficit spending posto in essere metta a grave rischio la sostenibilità finanziaria della manovra; più volte è stata utilizzata in proposito l'espressione - rozza, ma efficace - di «avvelenamento dei pozzi». Al riguardo, un'illustrazione abbastanza dettagliata, lo ribadisco, è stata fatta dal relatore di minoranza.

Per di più, come ha segnalato la Corte dei conti, i risultati di correzione attesi sui saldi, in assenza dei più volte annunciati interventi correttivi di sostanza, sono chiaramente dubbi nella loro effettiva realizzazione e pongono la manovra 2008 in un quadro che la Corte stessa definisce di "discutibili direttrici" già collaudate. In sostanza, la Corte afferma che il Governo fonda le sue misure di riduzione di spesa con interventi correttivi estemporanei, (tagli ai consumi intermedi, tagli alla spesa in conto capitale), lasciando così immutata la pressione fiscale, piuttosto che attraverso interventi di correzione strutturale dei fattori di crescita della spesa, che permetterebbero, questi sì, l'alleggerimento del carico tributario sui contribuenti.

La Corte, infatti, segnala specifici profili di problematicità in relazione all'articolo 75, il contenimento della spesa per consumi intermedi, e all'articolo 76, le misure in materia di spese amministrative, per cui non manca di osservare che, sulla base di una consolidata esperienza, è noto che i risparmi conseguiti in tali settori, riconducibili alla categoria dei consumi intermedi, determinano rimbalzi di spesa negli anni successivi che vanificano i miglioramenti conseguiti.

Non meno problematiche appaiono alla Corte le misure adottate in materia di tagli ai residui per le spese in conto capitale, cifrati per 1,5 miliardi di euro, per cui è necessaria un'attenta valutazione che dimostri l'effetto riduttivo netto sul disavanzo.

Tutto quanto considerato al momento, dunque, per quanto si può valutare la situazione e tenuto conto del fatto - lo ribadisco - che l'assolvimento dell'obbligo di copertura ex articolo 81 costituisce un procedimento che si deve sviluppare ex ante all'atto della formulazione della norma, ne consegue che da un punto di vista sostanziale è ragionevole ritenere che il fondo cui attinge la copertura del disegno di legge finanziaria, attraverso l'uso di una notevole quota di miglioramento del saldo corrente di bilancio, non appare attendibile nella quantificazione proposta dal Governo; si verifica, cioè, uno squilibrio nel grado di certezza tra oneri da un lato e copertura dall'altro.

A questo naturalmente va aggiunto il periglioso iter del disegno di legge finanziaria; mi riferisco, in particolare, a quella norma che cifra 870 milioni di euro, cioè quella relativa all'abolizione dei ticket, che noi condividiamo, ma che viene coperta con norme che hanno visto un netto dissenso tra il Governo e la Ragioneria generale dello Stato. Lo possiamo assumere perché, mentre per tutti gli altri emendamenti presentati dal relatore e dal Governo stesso, in ossequio ad una regola di comportamento suggerita dal Presidente della Commissione bilancio e adottata unanimemente dalla stessa, era obbligatorio che per questi emendamenti fosse presentata una relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria, solo per quell'emendamento ciò non è stato possibile.

Qualche ragione ovviamente c'è stata e per noi questo è stato un motivo molto grave di disappunto, tanto da costringere l'opposizione, che pure in Commissione bilancio ha avuto un atteggiamento fermamente e duramente critico ma sempre responsabile, ad un gesto importante come quello di abbandonare i lavori dell'Aula. Quell'emendamento, insieme con le altre vicende già descritte, ha reso ancor più incerto l'assolvimento dell'onere di copertura.

Signor Presidente, poiché è questo il cuore dell'obbligo di copertura, ne consegue che sostanzialmente il disegno di legge finanziaria non è coperto e viola quindi la norma della legge di contabilità direttamente attuativa della norma costituzionale circa l'esatta copertura degli oneri correnti. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP).