POSSA (FI). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, dato il limitato tempo disponibile concentrerò le mie considerazioni su una serie di disposizioni che ritengo di grande importanza, relative all'incentivazione della produzione di energia elettrica mediante fonti rinnovabili introdotta nel testo della legge finanziaria 2008 al nostro esame durante l'esame in Commissione bilancio: mi riferisco alle disposizioni contenute negli articoli da 30-bis a 30-septies, raggruppate nella missione numero 10, energia e diversificazione delle fonti energetiche.
Innanzitutto, stigmatizzo vivamente che disposizioni di tale rilievo siano state proposte dal Governo all'esame del Parlamento un mese dopo il termine del 29 settembre, fissato per legge per la presentazione della legge finanziaria al Parlamento e al Paese. Questo ritardo ha consentito al Governo e alle forze di maggioranza di evitare, sul complesso argomento dell'incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, l'esame nella sede competente della 10a Commissione permanente.
Questo è un vulnus, signor Presidente, portato alle prerogative legislative del Parlamento. Un emendamento così rilevante, in pratica un'intera legge, dovrebbe essere dichiarata inammissibile durante la sessione di bilancio. Stigmatizzo, inoltre, che dallo scorso mese di maggio sia in attesa dell'esame dell'Aula del Senato il disegno di legge n. 691, che prevede all'articolo 2 una delega al Governo per il rilancio del risparmio energetico da fonti rinnovabili per le disposizioni di cui ai citati articoli da 30-bis a 30-septies. Dunque, era già disponibile un contenitore legislativo apposito sul quale la 10a Commissione ha lavorato per quasi un anno.
Non entro nel merito delle motivazioni di fondo che, a parere del Governo, giustificano l'adozione dei provvedimenti che esamineremo ma, per queste motivazioni di fondo, il Governo italiano si è totalmente allineato, a mio avviso colpevolmente e con pesanti conseguenze sull'economia del Paese, alle posizioni dell'Unione Europea. Bruxelles ha, da qualche tempo, assunto a riguardo del supporto alle energie rinnovabili una posizione radicale, spinta da motivazioni ambientaliste legate alla complessa questione del riscaldamento globale nonché da motivazioni di tipo meramente economico, legate alla volontà di diminuire le importazioni energetiche.
Entrando in argomento, segnalo innanzitutto l'eccessiva estensione della incentivazione di energia elettrica prodotta mediante fonti rinnovabili, prevista dal primo periodo del comma 1 dell'articolo 30-ter. Infatti, ne potranno usufruire non solo gli impianti di nuova costruzione ma anche quelli rifatti o potenziati, facendo decorrere ogni volta il periodo di incentivazione e correndo il rischio di una incentivazione permanente.
Ritengo opportuno segnalare che, al comma 7 dell'articolo 30-ter, il testo al nostro esame dà per scontato che la normativa europea abbia fissato per il nostro Paese un obiettivo di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari al 25 per cento del consumo interno lordo. La realtà non è affatto così perché nella nota a pie' di pagina della direttiva europea n. 77 del 2001, dove si fissa per il nostro Paese l'obiettivo - non vincolante - del 25 per cento al 2010, si conviene anche che nel caso in cui il consumo interno lordo di energia elettrica superi i 340 miliardi di kilowatt ora (circostanza verificatasi) l'obiettivo si riduca al 22 per cento, come da richiesta del Governo italiano.
L'osservazione più importante è che il costo di questa incentivazione è altissimo. Esistono due categorie di incentivazioni e nel caso dei grandi impianti, maggiori di un megawatt, l'incentivo è di 10 centesimi di euro al kilowatt ora. Nel 2012, quando avremo una quota di energia elettrica da fonti rinnovabili pari al 7,5 per cento della produzione del consumo interno lordo di energia elettrica, secondo quanto disposto da questo articolo, il maggiore costo annuale sarà di 3 miliardi di euro all'anno per 15 anni. E chi paga? Paga Pantalone con la bolletta elettrica.
Nell'ipotesi poi che l'incentivo, e qui stiamo parlando sostanzialmente di energia eolica, sia di 22 centesimi kilowatt ora per impianti sotto il megawatt (come sono quasi tutti gli impianti eolici) il costo annuale al 2012, quando raggiungeremo la quota del 7,5 di cui prima, pari a 6,6 miliardi di euro per 15 anni. Non esiste nessun Paese europeo che abbia un'incentivazione di questo genere per l'energia da fonti rinnovabili! E chi pagherà? Pagherà il coefficiente A3, e controllate pure la bolletta elettrica, l'utente di energia elettrica.
Non parliamo naturalmente di fonti solari, le quali sono straincentivate. Per fortuna, qui non si rinnova nulla perché le incentivazioni sono state già stabilite con l'ultimo provvedimento in materia del febbraio 2007. Anche in questo caso, gli incentivi sono assolutamente debordanti rispetto a tutti quelli esistenti in Europa e nel mondo.
Di conseguenza, il nostro carico sul kilowatt ora, già molto elevato perché noi produciamo kilowatt ora mediante il consumo più pregevole del gas metano, sarà compreso al 2012 tra un minimo del 10 per cento e un massimo del 25 per cento: e questo solo per l'Italia, con una situazione che peggiorerà ulteriormente a partire dal 2012!
Sapete quale è la perdita di produttività e di competitività del nostro Paese per effetto di questo maggior costo dell'energia elettrica, un bene assolutamente fondamentale?
Non riesco a comprendere veramente come chi ha a cuore la sorte del nostro Paese possa approvare queste disposizioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Allocca. Ne ha facoltà.