PIGNEDOLI (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, stiamo portando in approvazione una manovra finanziaria che segna un deciso cambio di rotta, non solo delle 100 buone notizie, come si è detto di questa manovra, ma una vera e propria ripartenza resa possibile dalla grande operazione di responsabilità impostata con la manovra dello scorso anno per portare fuori dalla «zona di pericolo» il nostro Paese. Non possiamo dire di avere risolto, ma dobbiamo registrare indubbi grandi risultati.
I numeri sono lì e parlano: il deficit si riduce fino al 2,2 per cento nel 2008; il debito pubblico scende dal 105 al 103,5 per cento del PIL; si arresta la crescita della spesa primaria; si ferma la crescita della pressione fiscale. Sono dati inconfutabili, nonostante i continui tentativi di ridurne o negarne la portata; sono risultati di un Governo che non concepisce il bilancio dello Stato e le manovre finanziarie come mere dinamiche di calcolo, estemporanee, in entrate e in uscite corrispondenti e corrette; è un cambio di cultura di governo.
È una scelta faticosa, che probabilmente non paga neppure in termini di consenso immediato, ma è la scelta della cultura della responsabilità di chi governa e di chi è governato. Quella politica che chiede ad ognuno di fare la propria parte e fare su se stesso lo sforzo del cambiamento; ad ognuno chiede di concorrere a pagare il giusto. La politica che pensa la fiscalità come concorso (d'alto senso civico, io credo) del singolo alla responsabilità collettiva.
È il Governo che, mentre propone responsabilità diffusa, prende l'impegno di semplificare ciò che è semplificabile (vedi la misura di semplificazione in finanziaria sulle piccole imprese); di alleggerire la fiscalità dove è eccessiva e diventa ingiusta e penalizzante; di diminuire il costo del lavoro in un nuovo patto con gli imprenditori già avviato nella manovra 2007.
È un Governo che parte da se stesso per autoriformarsi nella sfida ad una maggiore efficienza della macchina amministrativa (come diceva il relatore, più servizi ai cittadini con minori costi); ad una riqualificazione della spesa pubblica; alla difficile razionalizzazione dei suoi enti, accompagnando e affrontando anche le preoccupazioni che il collega Vitali poneva in quest'Aula sulla riforma degli enti montani.
Una politica della responsabilità significa politica dallo sguardo lungo, che mentre affronta le criticità immediate sa investire responsabilmente sul futuro, sulle generazioni che verranno, e cerca di costruire condizioni di stabilità, di operare scelte durature, scelte strutturali, e non interventi tampone, sanatorie - come abbiamo visto in passato - per il successo di una stagione o di una campagna stampa.
Per questo ho molto apprezzato l'impostazione di grande respiro che ha dato in quest'Aula il Ministro dell'economia e delle finanze nella presentazione della manovra 2008. I seri impegni sulla sostenibilità ambientale, sulla realizzazione degli obiettivi di Kyoto, dal dissesto idrogeologico alle condizioni per sviluppare il piano irriguo, ai nuovi sistemi energetici, alle risorse, all'utilizzo di criteri di ecoefficienza nelle costruzioni, tutto questo parla di futuro.
La politica dallo sguardo lungo è quella che tenta di incidere strutturalmente nei sistemi di produzione e ancor prima nei servizi per le famiglie, nei sistemi formativi e nell'università, e questa manovra contiene novità importanti; come novità importante è l'azione che premia le imprese che fanno innovazione e che fanno ricerca, proprio perché formazione, innovazione e ricerca siano parte integrante dell'intraprendere, la normalità del fare impresa, in quanto di questa dinamicità, di queste competenze alte e perseguite costantemente ha bisogno il nostro Paese.
Questa grande esigenza di cambiamenti strutturali, di stabilità, di sistemi consolidati vale più che mai per il secondo comparto produttivo del Paese, che è il settore agroalimentare; settore che già nella sua definizione, modificatasi da settore agricolo a settore agroalimentare, contiene tutti gli elementi del cambiamento; agroalimentare è sinonimo di filiera, di interrelazione tra produzione agricola, ambiente, paesaggio e cultura. Settore che rivela, al tempo stesso, tutti i suoi limiti e tutte le sue potenzialità: le criticità nei ritardi di innovazioni tecnologiche, nella eccessiva frammentazione delle imprese, nella difficoltà organizzativa per competere sui mercati internazionali, nelle difficoltà a governare l'intera filiera che parte dal produttore agricolo, passa per la trasformazione e la commercializzazione e finisce appunto con il consumatore.
L'esigenza di conoscere, l'esigenza di continuità delle fasi dalla produzione al consumo si è fortemente percepita (l'hanno vissuta e la stanno vivendo i cittadini in diretta) in questa fase di allarme per il rialzo dei prezzi. Tale fenomeno ha messo improvvisamente in evidenza quanto siano ampi gli spazi dell'intermediazione, quanto sia "in corsa" il cambiamento dei mercati e degli equilibri a livello internazionale, quanto si sia accelerata la crescita della domanda di materia prima nei Paesi emergenti, quanto siano andate in difficoltà l'offerta e le scorte di alcune materie prime.
Esso ha messo altresì in evidenza quanta riflessione vada avviata o quanto debba essere aggiornata la politica agricola dei contingentamenti; quanta novità emerga e assieme quanti interrogativi si aprano nella competizione tra colture a fini alimentari e colture a fini energetici e, dunque, quanto non si possa più pensare di contare su politiche d'improvvisazione.
Di fronte a scenari di tale portata, di fronte a una transizione così complessa, il settore agroalimentare italiano ha il primo e indispensabile compito di strutturarsi, di diventare sistema, di cercare maggiore stabilità a partire dai suoi addetti, se vuole essere settore competitivo e moderno.
C'è un forte elemento di modernità in questo antichissimo settore: nel concetto multifunzionale dell'agricoltura e nell'intreccio tra produzioni di beni, ma anche tra produzioni di servizi; si tratta di una terziarizzazione che intreccia la funzione originaria della coltivazione agricola e dell'allevamento con la tutela ambientale, con l'aspetto ricreativo e culturale dei turismi colti, basata sulla scoperta di culture locali, gastronomie di pregio e paesaggi eccellenti.
Ecco, questi patrimoni e sapori conservati, che in passato erano spesso sinonimi di povertà e marginalizzazione, ora possono tradursi in opportunità preziose, in saperi non replicabili, in know-how - come si dice - assolutamente inediti, disseminati su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, con aziende non delocalizzabili.
La manovra finanziaria che riguarda l'agroalimentare lavora in questo senso e si prende la sua parte di responsabilità. Essa punta su una stabilità fiscale, su una riforma del mercato del lavoro, su un rafforzamento dei controlli; inserisce inoltre misure per contrastare il lavoro nero e l'evasione previdenziale; affronta la riforma dei trattamenti di disoccupazione agricola; incentiva la stabilizzazione dei rapporti di lavoro; investe sulla sicurezza, sul lavoro e la salute; rilancia decisamente la formazione professionale dei lavoratori agricoli.
Si tratta di un comparto toccato in modo importante dal Protocollo su previdenza, lavoro e competitività di luglio e la finanziaria contiene le misure per attuare l'accordo sulla riforma del mercato agricolo.
Dentro all'obiettivo generale del contenimento dei costi e della razionalizzazione delle spesa, il settore agroalimentare e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali fanno la loro parte, partendo da un contenimento dei costi del Ministero con una puntuale rivisitazione dei processi di efficienza, attraverso proposte di semplificazione delle procedure di cui il settore sente una forte esigenza.
Lo considero un inizio fortemente positivo e apprezzabile, e credo si debba proseguire attraverso una razionalizzazione del sistema degli enti vigilati, le cui attuali funzioni vanno rilette, alla luce delle trasformazioni delle economie agricole internazionali e di quella italiana e in ragione delle interrelazioni e integrazioni tra settori diversi che interessano il comparto, delle interrelazioni che sempre più riguardano il prodotto e il territorio.
Non stiamo parlando di singole ed autonome azioni: esse sono parte di un disegno organico, una sorta di secondo tempo della manovra finanziaria 2007 che già impostava con grande forza misure per lo sviluppo e la competitività, nonché per la promozione e l'internazionalizzazione delle imprese, misure che hanno già avviato il loro percorso concreto, in una visione che sempre meno vuole un settore agricolo e agroalimentare da soccorrere, ma sempre più capace di misurarsi e di competere. Il comparto italiano ha tutte le carte in regole per affrontare le sfide a livello internazionale.
C'è un'Italia delle mille differenze delle produzioni agricole e delle eccellenze produttive (il nostro è il primo Paese per quantità di DOP e IGP), c'è un'Italia dell'industria alimentare e delle piccole imprese artigiane; un'Italia che, se saprà coniugare produzioni compatibili, recuperare e tenere in conto i saperi tradizionali, valorizzare la biodiversità, se saprà tenere insieme il recupero dei valori identitari e del passato e le proiezioni verso il futuro, fatte di ricerca avanzata sui temi della qualità, della sicurezza, dei rapporti tra le produzioni e i mutamenti climatici, sulla tutela del paesaggio e dell'ambiente, sulle forti innovazioni e l'approvvigionamento energetico, sulle capacità imprenditoriali delle aziende agricole, vedrà non solo come il comparto agroalimentare può rappresentare uno dei motori trainanti dell'economia del nostro Paese, ma che può aprirsi una grande potenzialità, spazi nuovi per inedite professioni nate dall'esigenza di una visione integrata del sistema per giovani imprenditori con la cultura, la mentalità e la professionalità per misurarsi su mercati globali.
L'azione politica che il nostro Governo porta avanti e le posizioni coraggiose che sono sostenute a livello europeo sono volte a far sì che prevalga l'agricoltura delle qualità alte, delle distintività, dei valori identitari dei territori; ne sono testimonianza le posizioni italiane in fase di riforma europea nel settore vitivinicolo e dell'ortofrutta.
Ecco, queste sono le linee generali, la filosofia su cui poggia la manovra finanziaria 2008, le strategie che stanno alla base delle azioni volte alla promozione, allo sviluppo, alla stabilità del comparto agroalimentare. Si tratta di strategie, posizioni che condivido profondamente e a cui darò il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Capelli. Ne ha facoltà.